Le due vedove - 3
scritto il 2026-11-05 tempo di lettura 14 min
di
Max Anna
genere
Saffico
cura
A−
Anna, seduta sul divano accanto a Carla, era rigida come un pezzo di legno, le mani appoggiate sulle ginocchia, lo sguardo basso, il suo imbarazzo era evidente. Carla le cinse le spalle col braccio sinistro e le sorrise. "Sei emozionata Anna ?". "Sì, un po' lo sono.. Scusa, Carla, non potremmo fare un po' di.. scuro nella stanza ?". Carla con la solita autorevolezza "Ma che timidona che sei ! Niente buio, assolutamente. E' così bello poterti osservare da vicino.. sei bellissima.. il tuo viso non ha una ruga.."
Le parole di Carla caddero nel silenzio del salotto come una carezza inaspettata, sciogliendo un primo strato di quella rigidità che teneva Anna ancorata al divano. Sentirsi dire "sei bellissima" a sessantacinque anni, con la luce del primo pomeriggio che filtrava dalla finestra, le fece battere il cuore.
"Guarda me, Anna. Non c'è niente di cui vergognarsi, niente da nascondere al buio — osservò Carla, la voce che tornava a farsi più calda e profonda. — Abbiamo passato metà della vita a farci mettere in disparte, a vivere nell'ombra di quello che gli altri volevano per noi. Adesso siamo qui. E io voglio vederti"
Anna deglutì, un calore intenso diffondeva dal collo fin dietro le orecchie. Le mani, fino a un momento prima strette in un nodo rigido sulle ginocchia, accennarono ad allentare la presa. La luce del giorno non le sembrava più un minaccioso rivelatore di difetti, ma una cornice che rendeva quell'istante incredibilmente reale.
"È solo che.. non sono più abituata, Carla — mormorò Anna — Mi sembra tutto così.. strano. Ma molto bello".
Carla sorrise, un sorriso aperto, privo di qualsiasi malizia invadente, pieno solo di un affetto maturo e consapevole. Si inclinò leggermente verso di lei e posò un bacio lento e leggero sulla sua guancia, proprio dove la pelle era più calda per il rossore. Poi lasciò che le sue labbra scivolassero piano lungo la linea della mascella, fino a raggiungere l'angolo della bocca.
Anna chiuse gli occhi per un istante, non per paura, ma per accogliere quella sensazione di attenzione totale. Il cuore pulsava ora a un ritmo sfrenato, quasi giovanile, mentre la mano di Carla scendeva dalle sue spalle per andare a sfiorare lentamente, con il polpastrello dell'indice, il profilo del naso e poi la guancia, il mento, le labbra.
"E' la prima volta che fai le coccole con una donna, Anna ?"
Anna deglutì e sussurrò "Sì... è la prima volta, Carla..".
In realtà Anna stava mentendo. Non era la prima volta.
Negli corso degli anni, durante il suo matrimonio, Anna aveva già intrattenuto relazioni con donne, alcune di breve durata, passionali ed effimere, altre più prolungate nel tempo. In tutti i casi Anna aveva deciso di recitare la parte della preda, non era mai stata lei a fare la prima mossa, aveva sempre atteso che fosse l'altra a muoversi per sedurla.
Tutte le relazioni femminili di Anna erano rimaste rigorosamente segrete. Non ne aveva mai parlato con nessuno. Men che meno pensava di farne proprio adesso il minimo cenno a Carla.
In fondo le piaceva molto crogiolarsi nella parte della moglie etero che subisce le attenzioni di una donna autoritaria, decisa, determinata a conquistarla.
Il tocco leggero del dito di Carla sul profilo del naso e poi sulla guancia aveva un potere quasi ipnotico. Anna chiuse gli occhi per una frazione di secondo, lasciandosi cullare da quella carezza che sapeva di possesso e di dedizione insieme.
Sotto la superficie di quella timidezza trepidante, la mente di Anna fece un rapido balzo all'indietro nel tempo. I ricordi affiorarono nitidi e silenziosi: i pomeriggi lontani, certe domeniche in cui la casa si svuotava, i profumi di altre donne, altre mani che l'avevano cercata, sfiorata, amata nel segreto più assoluto. Relazioni passate vissute sempre allo stesso modo, come un copione già scritto: lei che indietreggiava di un passo, fingendosi disorientata o timorosa, lasciando che fosse l'altra a compiere l'avanzata, a guidarla, a prendersela. Non era mai stata una questione di freddo calcolo, quanto piuttosto di una protezione profonda. Lasciare la guida agli altri significava non doversi mai assumere la colpa del desiderio, godere del piacere senza sporcarsi le mani con le decisioni.
E ora, eccola lì, a recitare esattamente la stessa parte con Carla.
Sollevò lo sguardo su di lei, incrociando quegli occhi fermi e sicuri che la guardavano con un'adorazione mista a trionfo. Carla era così convinta di essere stata la prima a dischiudere quel guscio, così fiera della propria autorità nel condurla per mano in territori inesplorati.
In quel momento, l'idea di confessare la verità le parve non solo inutile, ma quasi un delitto. Perché guastare quell'equilibrio perfetto? A Carla piaceva sentirsi la pioniera, la donna forte che strappava la sua compagna alla solitudine e all'eterosessualità di una vita intera; e ad Anna, in fondo, piaceva infinitamente lasciarsi plasmare da quell'energia. Sentirsi guardata come una creatura fragile e preziosa da scoprire le restituiva una giovinezza che credeva perduta.
Con un piccolo sussulto, Anna lasciò che le sue dita — quelle stesse dita che in passato avevano accarezzato altri corpi in un silenzio tombale — si muovessero appena, sfiorando timidamente l'orlo della manica di Carla.
— Sì.. — ripeté Anna a fior di labbra, abbassando lo sguardo con un rossore che questa volta aveva la sfumatura complice di un piccolo segreto ben custodito. — Mi sembra davvero di sognare, Carla.. Non avrei mai pensato che.. che potesse succedere a me, a quest'età, poi.."
Carla sorrise con una dolcezza quasi materna, stringendola un po' più forte a sé, convinta di aver riscritto la storia sentimentale della sua amica. E mentre si lasciava tirare contro la spalla di Carla, avvoltolata in quel abbraccio che sapeva di casa e di conquista, Anna sorrise nell'ombra, godendosi il lusso di essere, ancora una volta, la splendida preda di una donna che aveva deciso di amarla.
Carla iniziò ad appoggiare ripetutamente, per più secondi, le sue labbra sulle labbra chiuse di Anna, in una sequenza di classici e casti baci a stampo.
Il tempo, in quel salotto silenzioso, sembrò rallentare.
I baci che Carla le posava sulle labbra erano misurati, leggeri, quasi infantili nella loro castità: un contatto breve, ripetuto, scandito da una pazienza che a Carla costava uno sforzo immane.
Sotto quella superficie di calma apparente, infatti, Carla stava lottando contro il proprio temperamento. La sua natura impulsiva, abituata a prendere il controllo e a divorare le cose con passione sbrigativa, le suggeriva di stringere Anna a sé, di approfondire quel contatto, di divorare quella bocca che si ostinava a rimanere chiusa in un pudore così fragile. Ma nella sua mente risuonavano i fantasmi del passato: troppe volte la foga, la smania di possedere subito ciò che desiderava l'avevano spinta ad accelerare i tempi, finendo per spaventare o allontanare donne che aveva appena iniziato a conoscere. Questa volta no. Questa volta Carla voleva fare le cose per bene. Adesso che Anna era caduta nella sua rete di seduzione, voleva costruire una fortezza di dolcezza e gradualità, assaporando ogni centimetro di quella conquista lenta.
Dall'altra parte della barricata, Anna recitava la sua parte con una perfezione quasi teatrale.
Ogni volta che le labbra di Carla si posavano sulle sue, Anna socchiudeva appena gli occhi, irrigidendosi impercettibilmente per poi lasciarsi andare in un sospiro trattenuto. Il suo corpo gridava un desiderio ben diverso, un'urgenza carnale che conosceva molto bene, fatta di mani avide, di respiri corti e di abbandoni totali. Ma il brivido più grande — quello che le dava la vera scossa lungo la schiena — non era la mancanza di esperienza, bensì il lusso sottile della finzione.
Mantenere le labbra chiuse, fingere un fremito di sorpresa vergognosa, accettare quel ritmo così controllato e misurato significava lasciare che fosse Carla a condurre il gioco. E più Carla si sforzava di essere delicata, di trattenersi per paura di romperla, più Anna godeva nell'essere l'oggetto di quella premura così studiata.
Dopo l'ennesimo bacio a stampo, Carla si scostò di qualche centimetro, gli occhi fissi su quelli di Anna, cercando di decifrare ogni micro-espressione alla ricerca di segni di cedimento o di sovraccarico emotivo.
"Tutto bene, Anna? — domandò Carla con un filo di voce, quasi timorosa di aver esagerato o di aver corso troppo. — So che per te è tutto nuovo.. non voglio che ti spaventi. Voglio che ti senta al sicuro con me"
Anna sollevò lo sguardo, dipingendo sul proprio viso un'espressione di tenera e grata vulnerabilità. Fece scivolare lentamente le mani sulle braccia di Carla, sfiorandole i polsi con una delicatezza studiata.
"No, Carla.. Anzi.. — rispose con voce tremula, abbassando le palpebre in un gesto di finta ritrosia. — Con te mi sento protetta come non sono mai stata in tutta la mia vita. Fai pure.. come credi sia giusto. Io mi fido ciecamente di te".
A quelle parole, lo sguardo di Carla si illuminò di un trionfo tenero e protettivo. Sentendosi investita di una responsabilità così assoluta, un sorriso fiero e appagato le distese i tratti del viso.
La mia brava allieva, pensò Carla, stringendola di nuovo a sé con un abbraccio misurato, pronta a riprendere la sua lenta e calma opera di seduzione.
La mia perfetta regista, pensò invece Anna, appoggiando docilmente la guancia contro la spalla dell'amica, cullandosi nel caldo abbraccio di una bugia che profumava di felicità ritrovata.
Coccole si era detto e coccole dovevano essere.
Carla si autodisciplinava, consapevole che il ritmo slow di adesso sarebbe stato il preludio di ben maggiori soddisfazioni. I baci a stampo migravano dalle labbra chiuse di Anna alle guance, alla punta del naso, alla fronte, alle palpebre. Anna si lasciava coccolare docilmente e sentiva riemergere quella passione, quel desiderio che gli ultimi anni difficili (il covid, la malattia del marito, i mesi trascorsi ad assisterlo all'Hospice) avevano compresso fino a soffocare completamente.
Il pomeriggio avanzava lentamente, l’ombra della sera cominciava a tingere di blu i tetti del quartiere. In quel salotto raccolto, il tempo sembrava essersi fermato, scandito unicamente dalla geografia affettuosa tracciata da Carla.
I suoi baci avevano smesso di essere un semplice esercizio di controllo e si erano trasformati in una lenta e metodica esplorazione della tenerezza.
Ora, grazie a quel tocco paziente, a quella disciplina d'amore che Carla si imponeva con tanta fermezza, Anna sentì il sangue riprendere a scorrere caldo nelle vene, un formicolio leggero che partiva dalla punta delle dita e le saliva su, fino al petto, riaccendendo quel fuoco che credeva spento per sempre.
Mentre Carla le accarezzava i capelli con un gesto protettivo, Anna inarcò impercettibilmente la schiena, appoggiando la testa alla spalla dell'amica. Lasciò che un piccolo sospiro — questa volta del tutto autentico, sganciato da ogni copione — le sfuggisse dalle labbra.
"Sono anni che non stavo così bene.. anzi, se devo essere sincera, forse non sono mai stata così bene.. mai, prima d'ora.."
Le due amiche si erano quasi appisolate sul divano, Anna raggomitolata in grembo a Carla, che le accarezzava dolcemente i capelli. Fu Carla a rompere il silenzio "Anna, tesoro, adesso ti preparo la minestrina con i quadrucci all'uovo, che ti piace tanto... Vorrei solo dire una parola sulle coccole.." Anna si girò verso Carla, fissandola con occhioni languidi. "Vedi, Anna, ci vuole una regola anche per le coccole.. Non si possono e non si debbono fare in ogni momento, a capriccio.. noi abbiamo il nostro tran tran da rispettare.. le coccole si fanno ogni tanto, con calma, come oggi pomeriggio. Per te è una cosa nuova, voglio lasciarti tutto il tempo di abituarti all'idea, non devi sentirti pressata oppure obbligata. La prossima volta non te lo dico io, ma sarai tu a chiederle, quando ti sentirai pronta". Anna annuiva seria seria come una scolaretta che ascolta la maestra. "Sì, Carla, faccio come vuoi tu". "Tieni presente, Anna, che la prossima volta le coccole saranno.. come dire.. diverse.. più profonde, più intime". "Ho capito, Carla, ho capito". Alzandosi dal divano per andare a preparare la minestrina Carla chiuse il capitolo delle regole relative alle coccole "E poi ricordiamoci che le coccole non sono un argomento di conversazione, non se ne parla negli altri momenti, non si commentano, non si ricordano. Le coccole esistono solo ed esclusivamente nello spazio delle coccole". Anna ribadì di aver capito perfettamente, mentre le sue labbra si piegavano in un sorriso malizioso.
Il rumore dei passi di Carla sul pavimento della cucina, seguito dal tintinnio leggero delle stoviglie, ruppe la quiete della sera che ormai aveva completamente inghiottito, fuori dalle finestre, i contorni del quartiere.
Nel salotto immerso nella penombra, Anna era rimasta seduta sul divano, gli occhi chiusi. Sotto la superficie di quell'obbedienza totale — quell'annuire serio, quasi solenne, da scolaretta disciplinata che aveva fatto sorpreso Carla — si muoveva una corrente sotterranea di ironia e di furbizia divertita.
Le regole.
La mente di Anna ripercorse con un briciolo di ilarità le disposizioni impartite dall'amica: niente coccole a capriccio, niente fretta, l'obbligo di fare il primo passo la prossima volta, e soprattutto il divieto assoluto di parlarne al di fuori di quel perimetro sacro. Carla aveva bisogno di mettere ordine anche nel caos dei sentimenti, di tracciare confini netti per tenere a bada l'intensità di ciò che era appena divampato. Era il suo modo di proteggersi, di mantenere il controllo su un'intimità che l'aveva travolta.
Mentre il profumo fragrante del brodo e dei quadrucci all'uovo iniziava lentamente a diffondersi dal corridoio, Anna sentì che quel gioco di ruoli le calzava a pennello, anzi, rendeva tutto infinitamente più eccitante. Farsi dettare le regole, accettare di essere l'allieva timida e inesperta, mentre dentro di sé sapeva benissimo come muoversi e pregustava già il momento in cui sarebbe stata lei a ribaltare la scacchiera, era un esercizio di seduzione sopraffino.
La promessa di Carla — la prossima volta le coccole saranno diverse, più profonde, più intime — le risuonava ancora nelle orecchie come un eco denso di promesse.
"Anna, il brodo è quasi pronto! Vieni a tavola prima che si raffreddi" gridò Carla dalla cucina, con quel tono pratico e affettuoso che spazzava via in un attimo ogni traccia di malinconia.
Anna si alzò dal divano, sistemandosi con gesti rapidi la maglia grigia e passandosi una mano sui capelli corti biondo cenere. Quando entrò in cucina, trovò Carla in piedi davanti ai fornelli, intenta a mescolare la minestra con un cucchiaio di legno, l'espressione concentrata e serena di chi ha rimesso ogni cosa al proprio posto.
Anna si sedette al suo posto consueto, raddrizzando la schiena con un'aria fintamente dimessa, ma non poté trattenere un guizzo di luce birichina nello sguardo.
"Senti, Carla.." esordì Anna, con voce candida e un filo di perfidia giocosa che sfuggì completamente alla padrona di casa.
Carla si bloccò a metà gesto, voltandosi di scatto con un'espressione severa, quasi ammonitrice:
"Anna, te l'ho appena detto: le coccole non si nominano, non fanno parte del tran tran quotidiano! Regola numero uno".
Anna abbassò gli occhi, mordendosi l'interno guancia per non scoppiare a ridere, e fece finta di confondersi con un candore perfetto:
"Ma no, Carla.. non parlavo mica di quello.. Volevo solo chiederti se nel brodo hai messo anche un pizzico di noce moscata come fai di solito, o se te ne sei dimenticata per la fretta."
Carla la fissò per un secondo di troppo, scrutandola con sospetto, poi scosse la testa con un sorriso tra il rassegnato e l'intenerito, tornando a versare la minestrina nelle fondine.
"Sei incorreggibile, Anna. Mangia, adesso, che poi abbiamo da sistemare la cucina prima che si faccia tardi"
Mentre affondava il cucchiaio nel brodo caldo, Anna continuava a sorridere nel pensiero.
Il mondo esterno, con le sue solitudini e i suoi cimiteri lontani, sembrava ad un anno luce di distanza.
La partita era appena iniziata, e lei sapeva benissimo di avere in mano molte più carte di quante Carla potesse immaginare.
Le parole di Carla caddero nel silenzio del salotto come una carezza inaspettata, sciogliendo un primo strato di quella rigidità che teneva Anna ancorata al divano. Sentirsi dire "sei bellissima" a sessantacinque anni, con la luce del primo pomeriggio che filtrava dalla finestra, le fece battere il cuore.
"Guarda me, Anna. Non c'è niente di cui vergognarsi, niente da nascondere al buio — osservò Carla, la voce che tornava a farsi più calda e profonda. — Abbiamo passato metà della vita a farci mettere in disparte, a vivere nell'ombra di quello che gli altri volevano per noi. Adesso siamo qui. E io voglio vederti"
Anna deglutì, un calore intenso diffondeva dal collo fin dietro le orecchie. Le mani, fino a un momento prima strette in un nodo rigido sulle ginocchia, accennarono ad allentare la presa. La luce del giorno non le sembrava più un minaccioso rivelatore di difetti, ma una cornice che rendeva quell'istante incredibilmente reale.
"È solo che.. non sono più abituata, Carla — mormorò Anna — Mi sembra tutto così.. strano. Ma molto bello".
Carla sorrise, un sorriso aperto, privo di qualsiasi malizia invadente, pieno solo di un affetto maturo e consapevole. Si inclinò leggermente verso di lei e posò un bacio lento e leggero sulla sua guancia, proprio dove la pelle era più calda per il rossore. Poi lasciò che le sue labbra scivolassero piano lungo la linea della mascella, fino a raggiungere l'angolo della bocca.
Anna chiuse gli occhi per un istante, non per paura, ma per accogliere quella sensazione di attenzione totale. Il cuore pulsava ora a un ritmo sfrenato, quasi giovanile, mentre la mano di Carla scendeva dalle sue spalle per andare a sfiorare lentamente, con il polpastrello dell'indice, il profilo del naso e poi la guancia, il mento, le labbra.
"E' la prima volta che fai le coccole con una donna, Anna ?"
Anna deglutì e sussurrò "Sì... è la prima volta, Carla..".
In realtà Anna stava mentendo. Non era la prima volta.
Negli corso degli anni, durante il suo matrimonio, Anna aveva già intrattenuto relazioni con donne, alcune di breve durata, passionali ed effimere, altre più prolungate nel tempo. In tutti i casi Anna aveva deciso di recitare la parte della preda, non era mai stata lei a fare la prima mossa, aveva sempre atteso che fosse l'altra a muoversi per sedurla.
Tutte le relazioni femminili di Anna erano rimaste rigorosamente segrete. Non ne aveva mai parlato con nessuno. Men che meno pensava di farne proprio adesso il minimo cenno a Carla.
In fondo le piaceva molto crogiolarsi nella parte della moglie etero che subisce le attenzioni di una donna autoritaria, decisa, determinata a conquistarla.
Il tocco leggero del dito di Carla sul profilo del naso e poi sulla guancia aveva un potere quasi ipnotico. Anna chiuse gli occhi per una frazione di secondo, lasciandosi cullare da quella carezza che sapeva di possesso e di dedizione insieme.
Sotto la superficie di quella timidezza trepidante, la mente di Anna fece un rapido balzo all'indietro nel tempo. I ricordi affiorarono nitidi e silenziosi: i pomeriggi lontani, certe domeniche in cui la casa si svuotava, i profumi di altre donne, altre mani che l'avevano cercata, sfiorata, amata nel segreto più assoluto. Relazioni passate vissute sempre allo stesso modo, come un copione già scritto: lei che indietreggiava di un passo, fingendosi disorientata o timorosa, lasciando che fosse l'altra a compiere l'avanzata, a guidarla, a prendersela. Non era mai stata una questione di freddo calcolo, quanto piuttosto di una protezione profonda. Lasciare la guida agli altri significava non doversi mai assumere la colpa del desiderio, godere del piacere senza sporcarsi le mani con le decisioni.
E ora, eccola lì, a recitare esattamente la stessa parte con Carla.
Sollevò lo sguardo su di lei, incrociando quegli occhi fermi e sicuri che la guardavano con un'adorazione mista a trionfo. Carla era così convinta di essere stata la prima a dischiudere quel guscio, così fiera della propria autorità nel condurla per mano in territori inesplorati.
In quel momento, l'idea di confessare la verità le parve non solo inutile, ma quasi un delitto. Perché guastare quell'equilibrio perfetto? A Carla piaceva sentirsi la pioniera, la donna forte che strappava la sua compagna alla solitudine e all'eterosessualità di una vita intera; e ad Anna, in fondo, piaceva infinitamente lasciarsi plasmare da quell'energia. Sentirsi guardata come una creatura fragile e preziosa da scoprire le restituiva una giovinezza che credeva perduta.
Con un piccolo sussulto, Anna lasciò che le sue dita — quelle stesse dita che in passato avevano accarezzato altri corpi in un silenzio tombale — si muovessero appena, sfiorando timidamente l'orlo della manica di Carla.
— Sì.. — ripeté Anna a fior di labbra, abbassando lo sguardo con un rossore che questa volta aveva la sfumatura complice di un piccolo segreto ben custodito. — Mi sembra davvero di sognare, Carla.. Non avrei mai pensato che.. che potesse succedere a me, a quest'età, poi.."
Carla sorrise con una dolcezza quasi materna, stringendola un po' più forte a sé, convinta di aver riscritto la storia sentimentale della sua amica. E mentre si lasciava tirare contro la spalla di Carla, avvoltolata in quel abbraccio che sapeva di casa e di conquista, Anna sorrise nell'ombra, godendosi il lusso di essere, ancora una volta, la splendida preda di una donna che aveva deciso di amarla.
Carla iniziò ad appoggiare ripetutamente, per più secondi, le sue labbra sulle labbra chiuse di Anna, in una sequenza di classici e casti baci a stampo.
Il tempo, in quel salotto silenzioso, sembrò rallentare.
I baci che Carla le posava sulle labbra erano misurati, leggeri, quasi infantili nella loro castità: un contatto breve, ripetuto, scandito da una pazienza che a Carla costava uno sforzo immane.
Sotto quella superficie di calma apparente, infatti, Carla stava lottando contro il proprio temperamento. La sua natura impulsiva, abituata a prendere il controllo e a divorare le cose con passione sbrigativa, le suggeriva di stringere Anna a sé, di approfondire quel contatto, di divorare quella bocca che si ostinava a rimanere chiusa in un pudore così fragile. Ma nella sua mente risuonavano i fantasmi del passato: troppe volte la foga, la smania di possedere subito ciò che desiderava l'avevano spinta ad accelerare i tempi, finendo per spaventare o allontanare donne che aveva appena iniziato a conoscere. Questa volta no. Questa volta Carla voleva fare le cose per bene. Adesso che Anna era caduta nella sua rete di seduzione, voleva costruire una fortezza di dolcezza e gradualità, assaporando ogni centimetro di quella conquista lenta.
Dall'altra parte della barricata, Anna recitava la sua parte con una perfezione quasi teatrale.
Ogni volta che le labbra di Carla si posavano sulle sue, Anna socchiudeva appena gli occhi, irrigidendosi impercettibilmente per poi lasciarsi andare in un sospiro trattenuto. Il suo corpo gridava un desiderio ben diverso, un'urgenza carnale che conosceva molto bene, fatta di mani avide, di respiri corti e di abbandoni totali. Ma il brivido più grande — quello che le dava la vera scossa lungo la schiena — non era la mancanza di esperienza, bensì il lusso sottile della finzione.
Mantenere le labbra chiuse, fingere un fremito di sorpresa vergognosa, accettare quel ritmo così controllato e misurato significava lasciare che fosse Carla a condurre il gioco. E più Carla si sforzava di essere delicata, di trattenersi per paura di romperla, più Anna godeva nell'essere l'oggetto di quella premura così studiata.
Dopo l'ennesimo bacio a stampo, Carla si scostò di qualche centimetro, gli occhi fissi su quelli di Anna, cercando di decifrare ogni micro-espressione alla ricerca di segni di cedimento o di sovraccarico emotivo.
"Tutto bene, Anna? — domandò Carla con un filo di voce, quasi timorosa di aver esagerato o di aver corso troppo. — So che per te è tutto nuovo.. non voglio che ti spaventi. Voglio che ti senta al sicuro con me"
Anna sollevò lo sguardo, dipingendo sul proprio viso un'espressione di tenera e grata vulnerabilità. Fece scivolare lentamente le mani sulle braccia di Carla, sfiorandole i polsi con una delicatezza studiata.
"No, Carla.. Anzi.. — rispose con voce tremula, abbassando le palpebre in un gesto di finta ritrosia. — Con te mi sento protetta come non sono mai stata in tutta la mia vita. Fai pure.. come credi sia giusto. Io mi fido ciecamente di te".
A quelle parole, lo sguardo di Carla si illuminò di un trionfo tenero e protettivo. Sentendosi investita di una responsabilità così assoluta, un sorriso fiero e appagato le distese i tratti del viso.
La mia brava allieva, pensò Carla, stringendola di nuovo a sé con un abbraccio misurato, pronta a riprendere la sua lenta e calma opera di seduzione.
La mia perfetta regista, pensò invece Anna, appoggiando docilmente la guancia contro la spalla dell'amica, cullandosi nel caldo abbraccio di una bugia che profumava di felicità ritrovata.
Coccole si era detto e coccole dovevano essere.
Carla si autodisciplinava, consapevole che il ritmo slow di adesso sarebbe stato il preludio di ben maggiori soddisfazioni. I baci a stampo migravano dalle labbra chiuse di Anna alle guance, alla punta del naso, alla fronte, alle palpebre. Anna si lasciava coccolare docilmente e sentiva riemergere quella passione, quel desiderio che gli ultimi anni difficili (il covid, la malattia del marito, i mesi trascorsi ad assisterlo all'Hospice) avevano compresso fino a soffocare completamente.
Il pomeriggio avanzava lentamente, l’ombra della sera cominciava a tingere di blu i tetti del quartiere. In quel salotto raccolto, il tempo sembrava essersi fermato, scandito unicamente dalla geografia affettuosa tracciata da Carla.
I suoi baci avevano smesso di essere un semplice esercizio di controllo e si erano trasformati in una lenta e metodica esplorazione della tenerezza.
Ora, grazie a quel tocco paziente, a quella disciplina d'amore che Carla si imponeva con tanta fermezza, Anna sentì il sangue riprendere a scorrere caldo nelle vene, un formicolio leggero che partiva dalla punta delle dita e le saliva su, fino al petto, riaccendendo quel fuoco che credeva spento per sempre.
Mentre Carla le accarezzava i capelli con un gesto protettivo, Anna inarcò impercettibilmente la schiena, appoggiando la testa alla spalla dell'amica. Lasciò che un piccolo sospiro — questa volta del tutto autentico, sganciato da ogni copione — le sfuggisse dalle labbra.
"Sono anni che non stavo così bene.. anzi, se devo essere sincera, forse non sono mai stata così bene.. mai, prima d'ora.."
Le due amiche si erano quasi appisolate sul divano, Anna raggomitolata in grembo a Carla, che le accarezzava dolcemente i capelli. Fu Carla a rompere il silenzio "Anna, tesoro, adesso ti preparo la minestrina con i quadrucci all'uovo, che ti piace tanto... Vorrei solo dire una parola sulle coccole.." Anna si girò verso Carla, fissandola con occhioni languidi. "Vedi, Anna, ci vuole una regola anche per le coccole.. Non si possono e non si debbono fare in ogni momento, a capriccio.. noi abbiamo il nostro tran tran da rispettare.. le coccole si fanno ogni tanto, con calma, come oggi pomeriggio. Per te è una cosa nuova, voglio lasciarti tutto il tempo di abituarti all'idea, non devi sentirti pressata oppure obbligata. La prossima volta non te lo dico io, ma sarai tu a chiederle, quando ti sentirai pronta". Anna annuiva seria seria come una scolaretta che ascolta la maestra. "Sì, Carla, faccio come vuoi tu". "Tieni presente, Anna, che la prossima volta le coccole saranno.. come dire.. diverse.. più profonde, più intime". "Ho capito, Carla, ho capito". Alzandosi dal divano per andare a preparare la minestrina Carla chiuse il capitolo delle regole relative alle coccole "E poi ricordiamoci che le coccole non sono un argomento di conversazione, non se ne parla negli altri momenti, non si commentano, non si ricordano. Le coccole esistono solo ed esclusivamente nello spazio delle coccole". Anna ribadì di aver capito perfettamente, mentre le sue labbra si piegavano in un sorriso malizioso.
Il rumore dei passi di Carla sul pavimento della cucina, seguito dal tintinnio leggero delle stoviglie, ruppe la quiete della sera che ormai aveva completamente inghiottito, fuori dalle finestre, i contorni del quartiere.
Nel salotto immerso nella penombra, Anna era rimasta seduta sul divano, gli occhi chiusi. Sotto la superficie di quell'obbedienza totale — quell'annuire serio, quasi solenne, da scolaretta disciplinata che aveva fatto sorpreso Carla — si muoveva una corrente sotterranea di ironia e di furbizia divertita.
Le regole.
La mente di Anna ripercorse con un briciolo di ilarità le disposizioni impartite dall'amica: niente coccole a capriccio, niente fretta, l'obbligo di fare il primo passo la prossima volta, e soprattutto il divieto assoluto di parlarne al di fuori di quel perimetro sacro. Carla aveva bisogno di mettere ordine anche nel caos dei sentimenti, di tracciare confini netti per tenere a bada l'intensità di ciò che era appena divampato. Era il suo modo di proteggersi, di mantenere il controllo su un'intimità che l'aveva travolta.
Mentre il profumo fragrante del brodo e dei quadrucci all'uovo iniziava lentamente a diffondersi dal corridoio, Anna sentì che quel gioco di ruoli le calzava a pennello, anzi, rendeva tutto infinitamente più eccitante. Farsi dettare le regole, accettare di essere l'allieva timida e inesperta, mentre dentro di sé sapeva benissimo come muoversi e pregustava già il momento in cui sarebbe stata lei a ribaltare la scacchiera, era un esercizio di seduzione sopraffino.
La promessa di Carla — la prossima volta le coccole saranno diverse, più profonde, più intime — le risuonava ancora nelle orecchie come un eco denso di promesse.
"Anna, il brodo è quasi pronto! Vieni a tavola prima che si raffreddi" gridò Carla dalla cucina, con quel tono pratico e affettuoso che spazzava via in un attimo ogni traccia di malinconia.
Anna si alzò dal divano, sistemandosi con gesti rapidi la maglia grigia e passandosi una mano sui capelli corti biondo cenere. Quando entrò in cucina, trovò Carla in piedi davanti ai fornelli, intenta a mescolare la minestra con un cucchiaio di legno, l'espressione concentrata e serena di chi ha rimesso ogni cosa al proprio posto.
Anna si sedette al suo posto consueto, raddrizzando la schiena con un'aria fintamente dimessa, ma non poté trattenere un guizzo di luce birichina nello sguardo.
"Senti, Carla.." esordì Anna, con voce candida e un filo di perfidia giocosa che sfuggì completamente alla padrona di casa.
Carla si bloccò a metà gesto, voltandosi di scatto con un'espressione severa, quasi ammonitrice:
"Anna, te l'ho appena detto: le coccole non si nominano, non fanno parte del tran tran quotidiano! Regola numero uno".
Anna abbassò gli occhi, mordendosi l'interno guancia per non scoppiare a ridere, e fece finta di confondersi con un candore perfetto:
"Ma no, Carla.. non parlavo mica di quello.. Volevo solo chiederti se nel brodo hai messo anche un pizzico di noce moscata come fai di solito, o se te ne sei dimenticata per la fretta."
Carla la fissò per un secondo di troppo, scrutandola con sospetto, poi scosse la testa con un sorriso tra il rassegnato e l'intenerito, tornando a versare la minestrina nelle fondine.
"Sei incorreggibile, Anna. Mangia, adesso, che poi abbiamo da sistemare la cucina prima che si faccia tardi"
Mentre affondava il cucchiaio nel brodo caldo, Anna continuava a sorridere nel pensiero.
Il mondo esterno, con le sue solitudini e i suoi cimiteri lontani, sembrava ad un anno luce di distanza.
La partita era appena iniziata, e lei sapeva benissimo di avere in mano molte più carte di quante Carla potesse immaginare.
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Max Anna
Max Anna
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