Sotto la Tua guida - Capitolo 26 • II

scritto il 2026-11-05 tempo di lettura 21 min

di
genere
Dominazione
cura
A+

Capitolo 26 • II

22 Ottobre 2026
Due giorni dopo l'ultimo incontro del martedì, successe qualcosa che non mi aspettavo.
Ero appena tornata dal lavoro, quando mia madre intenta a sistemare alcune cose in cucina, mi informò che sul tavolo c'era un pacco per me.
Mi fermai a guardarla, sorpresa.
«Un pacco? Per me?»
«Sì, l'hanno consegnato mentre eri fuori» scrollò le spalle.
Mi avvicinai al tavolo. La scatola era piuttosto piccola e leggera. La guardai per qualche secondo, senza riconoscerla.
«Sei sicura che sia mio? Magari è per Andrea»
Mia madre indicò l'etichetta.
«C'è scritto il tuo nome. Avrai ordinato qualche prodotto e non te lo ricordi. Non pesa quasi niente»
Annuii lentamente. Non volevo insistere, anche se ero sicura di non aver ordinato nulla.
Presi la scatola e la sollevai. Era davvero leggera, come aveva detto mia madre.
Mentre mi avviavo verso la camera, controllai nuovamente l'etichetta, cercando qualche informazione utile per capire da dove arrivasse, ma non c'era molto: solo il mio nome, il mio indirizzo e il comune da cui era partita la spedizione. Nessun riferimento evidente al mittente.
Entrai in camera e chiusi la porta alle mie spalle. Posai il pacco sul letto, presi un paio di forbici e aprii il pacco.
Quando vidi il contenuto, rimasi immobile.
Era un dildo di piccola dimensione, simile a quello usato da parto durante l'ultima sessione.
Lo fissai per qualche secondo, cercando di realizzare quello che avevo davanti. Non avevo bisogno di pensarci molto per immaginare chi potesse avermelo mandato: Marco.
Il pensiero mi arrivò così rapidamente che quasi mi sembrò ovvio, eppure, non capivo perché avesse deciso di spedirmelo proprio a casa. Avrebbe potuto darmelo direttamente di persona.
Stavo ancora cercando di ragionare quando sentii bussare alla porta. Sussultai.
«Alice?» Era mia madre.
Presi immediatamente il gioco e lo nascosi nella scatola, coprendolo con il materiale che avevo appena tolto.
«Sì, mamma?»
La porta si aprì appena e mia madre si affacciò.
«Io esco un momento. Torno più tardi»
«Va bene»
Fece per andarsene, poi si fermò sulla soglia.
«Ah. Cos'era quel pacco alla fine?»
Sentii il viso scaldarsi, ma cercai di rispondere con naturalezza.
«Avevi ragione. Era un prodotto che avevo ordinato»
Mia madre annuì, senza fare altre domande. «Va bene, ci vediamo dopo»
«A dopo»
Aspettai di sentire la porta d'ingresso chiudersi prima di tornare al contenuto. Ripresi la scatola e tirai fuori il gioco. Lo tenni tra le mani, osservandolo con attenzione. Chi era il mittente era chiaro, ma perché?
Mi tornarono in mente le sue parole durante l'ultimo incontro, quando mi aveva spiegato che avremmo continuato ad allenarci e che avrei dovuto dedicare più attenzione al controllo e alla costanza.
Forse era proprio quello il motivo. Eppure, senza una spiegazione da parte sua, non potevo esserne certa.
Presi il telefono e aprii la nostra conversazione. Rimasi per qualche secondo a fissare lo schermo, poi scrissi.

Alice:
"Padrone, oggi è arrivato un pacco anonimo a casa. Dentro ho trovato un gioco. L'hai mandato tu?"

La risposta non arrivò immediatamente. Continuai a osservare l'oggetto, ripensando al fatto che mia madre lo avesse ritirato senza sapere cosa contenesse. Poi il telefono si illuminò.

M. Marco:
"Sì. L'ho mandato io. Avevi qualche dubbio?"

Rilessi il messaggio, ma ne arrivò subito un altro.

M. Marco:
"Ti avevo detto che avremmo continuato ad allenarci costantemente. Voglio che tu ti alleni con costanza, anche fuori dai momenti di sessione. È importante che impari a usare tutta la gola"

Rimasi in silenzio per qualche secondo. Poi digitai una nuova domanda.

Alice:
"Quindi dovrei usarlo da sola?"

Questa volta la risposta tardò un po' di più. Probabilmente stava lavorando.

M. Marco:
"Voglio che tu impari a familiarizzare con quello che ti ho mandato. Per il resto, ti darò indicazioni precise. Non devi improvvisare né forzare nulla"

Una parte di me si sentiva incuriosita. Un'altra era ancora sorpresa dal fatto che avesse organizzato tutto senza dirmi niente.
Guardai nuovamente il gioco che avevo tra le mani, cercando di capire perché non avesse deciso di darmelo di persona, ma rischiare di consegnarlo in mani sbagliate, come è successo.
Poi lo riposi nella scatola, insieme agli altri che avevo ricevuto durante il nostro percorso e per il resto del pomeriggio cercai di non pensarci troppo.

Dopo cena, mentre ero finalmente in camera, il telefono si illuminò. Era un messaggio di Marco. Mi sedetti sul letto e visualizzai il contenuto.

M. Marco:
"Stasera cominciamo a lavorare con quello che ti ho mandato. Prima assicurati di avere la privacy necessaria e di non essere disturbata, ma non chiudere la porta a chiave. Sistema il gioco davanti a te e preparati a seguire le mie indicazioni"

Posai il telefono sul letto e mi alzai. Uscii dalla camera e controllai che tutti fossero nelle rispettive stanze. Sentii la voce di mio fratello provenire dalla sua camera e, poco dopo, quella di mia madre dall'altra parte del corridoio. Quando fui sicura che nessuno avesse motivo di entrare da me, tornai in camera. Chiusi la porta, ma lasciai la chiave dov'era.
Avrei preferito girarla. Mi sarei sentita più tranquilla sapendo che nessuno poteva entrare all'improvviso, ma Marco mi aveva dato un'indicazione precisa e decisi di rispettarla.
Presi nuovamente il telefono.

Alice:
"Padrone, ho controllato. Sono tutti nelle loro camere e ho chiuso la porta, senza girare la chiave"

M. Marco:
"Bene. Faremo tre serie di esercizi: cinque ripetizioni abituali, cinque leggermente più impegnative e altre dieci entro un limite che tu riesca a gestire senza forzarti"

Lessi attentamente le istruzioni successive, cercando di memorizzare l'ordine. Poi ne arrivò un altro.

M. Marco:
"Tra una serie e l'altra avrai due minuti di pausa. Bevi quando ne hai bisogno e non cercare di accelerare per finire prima"

Annuii tra me e me. Questa volta volevo seguire le sue indicazioni senza farmi prendere dall'ansia di terminare tutto il prima possibile. Il telefono vibrò ancora.

M. Marco:
"Per prima cosa, trova una superficie stabile e sistema il gioco attaccando la base a ventosa. Poi posizionati davanti, in ginocchio e controlla di essere comoda"

Feci come mi aveva indicato, assicurandomi che tutto fosse sistemato correttamente prima d'iniziare.

M. Marco:
"La prima serie sarà un semplice pompino. Cinque ripetizioni, senza fretta. Concentrati sulla respirazione e sul controllo"

Poco dopo arrivò la spiegazione della seconda serie.

M. Marco:
"Per la seconda serie dovrai concentrarti maggiormente sul controllo e cercare di migliorare la tecnica, senza superare il tuo limite. Voglio che tu proceda con attenzione, non che tu cerchi di dimostrare qualcosa. Saranno sempre 5 ripetizioni"

Infine arrivò il messaggio dedicato all'ultima serie.

M. Marco:
"Per l'ultima serie, saranno 10 ripetizioni. Voglio che tu mantenga la concentrazione anche quando comincerai a fare fatica, perché dovrai farla. Dovrai spingerti più in fondo fino a provocarti i conati. Voglio sentire un conato vero per ogni ripetizione. Se senti nausea, hai difficoltà a respirare o avverti dolore, ti fermi e me lo scrivi. Non voglio che tu ignori le reazioni forti del tuo corpo"

Rimasi qualche secondo a guardare lo schermo.

M. Marco:
"Registra il tuo lavoro e mandamelo quando avrai finito. Voglio poter valutare i tuoi progressi, nonché controllare che tu non rischi di farti male per rispettare una consegna"

Avevo tutte le indicazioni davanti e sapevo da dove cominciare. Inspirai lentamente, cercando di mettere da parte la tensione.
Non sarebbe stata una sessione come quelle a casa di Marco, ma avrei comunque dovuto concentrarmi e prestare attenzione alle mie reazioni. Scrissi un'ultima risposta.

Alice:
«Ho capito, Padrone. Seguirò le indicazioni e ti aggiornerò alla fine»

Dopo aver inviato la risposta, posai il telefono lateralmente, in una posizione da cui potesse riprendere me e il gioco sistemato sulla sedia davanti a me. Poi raccolsi i capelli in una coda, cercando di non lasciare ciocche sul viso. Mi inginocchiai sul pavimento e rimasi per qualche secondo a fissare l'oggetto e inspirai lentamente.
Volevo seguire le indicazioni di Marco con attenzione, senza farmi prendere dalla fretta di terminare. Quando mi sentii pronta, mi sollevai appena e cominciai il primo esercizio.
Le prime cinque ripetizioni procedettero senza particolari difficoltà. Cercai di mantenere un ritmo regolare, senza lasciarmi distrarre dal telefono che continuava a registrare. Quando terminai, mi concessi i due minuti di pausa previsti.
Bevvi qualche sorso d'acqua e respirai con calma prima di riprendere.

La seconda serie richiedeva maggiore concentrazione. Cercai di controllare il respiro e di spingermi un po' oltre rispetto alla prima, senza arrivare al mio limite. Procedetti con attenzione, prendendomi il tempo necessario per ogni ripetizione. Anche questa volta riuscii a terminare.
Mi sedetti per qualche istante sui talloni, sollevata di essere arrivata alla fine della seconda serie. Poi guardai nuovamente l'oggetto davanti a me.

Restava l'ultima, la parte più impegnativa. Con 10 ripetizioni.
Inspirai profondamente, cercando di prepararmi mentalmente, ma quando provai a cominciare mi resi conto di non avere ancora il coraggio necessario. Rimasi immobile.
Passarono alcuni minuti durante i quali continuai a guardare l'oggetto, alternando respiri profondi a brevi pause. Pensai alle parole di Marco e alle sue raccomandazioni. Non volevo rinunciare soltanto perché ero intimorita, ma sapevo anche che dovevo prestare attenzione alle mie reazioni. Alla fine mi avvicinai lentamente. Rimasi ancora qualche secondo in attesa, poi iniziai il primo tentativo della serie finale, concentrandomi sul respiro e procedendo con cautela.

Il primo tentativo fu più difficile di quanto avessi immaginato. Cercai di procedere lentamente, ma quasi subito sentii arrivare il riflesso che temevo. Mi ritrassi istintivamente, interrompendo l'esercizio e tossii piano, cercando di non farmi sentire dalle altre stanze. Rimasi ferma per qualche secondo, respirando lentamente. Dovevo riprendermi prima di ricominciare.
Quando mi sentii pronta, tornai davanti al gioco. Inspirai profondamente e provai di nuovo, cercando di non farmi condizionare dalla paura del tentativo precedente. Il secondo conato arrivò poco dopo.
Mi ritrassi immediatamente, spaventata dalla sensazione improvvisa. Mi portai una mano davanti alla bocca e aspettai che il respiro tornasse regolare. Non era facile.
Mi concessi un'altra pausa, poi riprovai.
Il terzo tentativo fu simile ai precedenti: una breve discesa, il riflesso involontario col conato, l'interruzione immediata e il tempo necessario per riprendere fiato.
Continuai così, cercando di rispettare le indicazioni ricevute senza farmi prendere dalla fretta. A ogni tentativo cercavo di prepararmi mentalmente, ma la reazione del mio corpo rimaneva difficile da prevedere. Quando arrivai al quarto, mi fermai più a lungo. Mi sentivo agitata e avevo bisogno di calmarmi prima di continuare.
Guardai il telefono, controllando che la registrazione fosse ancora attiva, poi abbassai nuovamente lo sguardo. Me ne mancano ancora sei. Il pensiero non mi aiutava.
Più cercavo di concentrarmi sul numero, più mi sembrava difficile arrivare alla fine. Eppure volevo completare il compito che Marco mi aveva assegnato. Ripresi soltanto quando sentii di aver recuperato abbastanza.
I tentativi successivi richiesero molta concentrazione. Dovetti fermarmi più volte, aspettare che la respirazione tornasse regolare e ritrovare la calma prima di decidere se continuare. Non sopportavo quei riflessi involontari e, ogni volta che ne avvertivo uno, il mio primo istinto era quello di allontanarmi.
Il tempo sembrava non passare mai. Alla fine, dopo diverse pause e ripetuti tentativi, riuscii a completare la serie.
Rimasi ferma per qualche secondo, cercando di recuperare la calma. Avevo il viso arrossato, gli occhi lucidi e il respiro ancora affannato.
Guardai il telefono e interruppi la registrazione. Poi controllai rapidamente il video per assicurarmi che fosse stato salvato correttamente. Aprii la conversazione con Marco e allegai il file.

Alice:
"Padrone, ho terminato gli esercizi. Ti mando la registrazione"

Inviai il messaggio e appoggiai il telefono accanto a me. Avevo seguito le istruzioni per quanto ero riuscita, ma quella prova mi aveva lasciato addosso una stanchezza che non mi aspettavo. Adesso dovevo soltanto aspettare la risposta di Marco.


23 Ottobre 2026
La mattina seguente, appena sveglia, presi il telefono per controllare se avesse risposto al mio messaggio. Trovai una sua notifica arrivata da poco.

M. Marco:
"Ho visto la registrazione. La prima parte è andata bene. Hai seguito le indicazioni e sei riuscita a completare entrambe le serie, anche se nella seconda ho notato che hai fatto un po' più fatica"

Abbassai gli occhi, ripensando alla sera precedente.

M. Marco:
"Dalla terza serie in poi hai cominciato a fare parecchi errori"

Il sorriso che mi era comparso, mi scomparve subito.

M. Marco:
"1. Ti avevo detto di mantenere il contatto con il dildo durante le ripetizioni. Invece continuavi a interromperti e a staccarti ogni volta che incontravi una difficoltà.
2. Le pause tra una ripetizione e l'altra sono state troppo lunghe. Avevi due minuti a disposizione solo tra le serie, non per fermarti continuamente durante le ripetizioni.
3. L'ultima serie non è stata completata come richiesto. Avevo stabilito dieci ripetizioni con 10 conati, ma nel video ho riconosciuto soltanto 4 conati. Ogni volta che arrivava una reazione, interrompevi immediatamente l'esercizio.
4. I due minuti che avevi sono diventati anche cinque in molti momenti. Ho controllato i tempi della registrazione. Non è quello che ti avevo chiesto"

Abbassai lo sguardo, mortificata. Sapevo che aveva ragione e non potevo negare quello che aveva visto.

M. Marco:
"Non puoi considerare completato un esercizio che hai interrotto prima di raggiungere l'obiettivo concordato"

Presi il telefono e iniziai a digitare, ammettendo le mie responsabilità.

Alice:
"Mi dispiace, Padrone. Ho fatto molta più fatica di quanto pensassi"

M. Marco:
"Me ne sono accorto. Ed è proprio per questo che devi imparare a riconoscere le tue difficoltà, senza improvvisare o ignorare i tuoi limiti. Stasera ripeteremo il programma. Voglio che tu segua nuovamente le indicazioni, registrando il lavoro come abbiamo stabilito. Questa volta mi aspetto maggiore attenzione e precisione"
Alice:
"Sì, Padrone"

M. Marco:
"Adesso voglio che tu esegua la conseguenza ai tuoi errori. Vai a prendere il dildo e preparati per la punizione"

Mi alzai dal letto, ma esitai. In cucina sentivo ancora mia madre e mio fratello erano al piano di sotto. Stavano facendo colazione, prima di uscire per i loro rispettivi impegni e non sapevo quando sarebbero tornati nelle rispettive stanze.
Presi nuovamente il telefono.

Alice:
"Padrone, però mamma e mio fratello sono ancora in cucina. Ho paura che qualcuno possa entrare prima di lasciare casa"

La risposta arrivò rapidamente.

M. Marco:
"Prima inizi e prima finisci, Alice. Una punizione è una punizione. Ora chiamami"

Lessi il messaggio e lasciai uscire un sospiro. Sapevo che non avrei ottenuto molto insistendo.
Mi alzai e socchiusi la porta della camera, cercando di capire cosa stesse succedendo al piano di sotto. Sentivo ancora mia madre e mio fratello parlare in cucina. Probabilmente stavano finendo la colazione.
Richiusi piano la porta, recuperai il dildo e lo chiamai. Rispose subito.
«Padrone» dissi non appena accettò la chiamata.
Iniziò a spiegarmi come organizzare l'esercizio. Mi indicò dove sistemare il dildo, come posizionarmi davanti e come continuare la telefonata indossando le cuffie. Mi spiegò anche che avrebbe controllato lui il tempo attraverso la chiamata.
«Dimmi quando sei pronta»
Appoggiai il gioco sulla porta, mi inginocchiai davanti a esso e sistemai il telefono in una mano tenendolo all'orecchio.
«Sono pronta, Padrone»
«Bene. Cominciamo, porta le mani dietro la schiena e lasciale lì. Voglio che tu tenga lo sguardo rivolto verso il dildo. Non toccarlo finché non sarò io a dirtelo»
«Sì, Padrone» obbedii, sistemando le mani dietro la schiena.
«Ricordati che sono io a controllare il tempo» mi ricordò.
All'inizio non successe nulla, rimasi in quella posizione, guardando davanti a me e aspettando un suo segnale.
Passò qualche minuto e cominciai a chiedermi perché non parlasse e se avesse intenzione di lasciarmi ancora ad aspettare. Poi la sua voce arrivò dalle cuffie.
«Tutto bene, Alice?»
«Sì, Padrone» sussurrai.
«Mi sembri impaziente»
Arrossii leggermente. Anche senza vedermi, poteva capire le mie reazioni.
«Sto aspettando le tue indicazioni» risposi.
Marco rise piano.
«Lo so. Ma non sei tu a decidere quando cominciare»
Tornai in silenzio. Passarono altri istanti e la sua voce interruppe nuovamente l'attesa.
«Sei sempre così impaziente quando devi aspettare?»
«Non lo so, Padrone»
«A me sembra proprio di sì.»
Mi morsi appena il labbro, senz
Poi, proprio mentre cercavo di concentrarmi nuovamente, sentii dei passi provenire dalle scale. Mi irrigidii e ascoltai attentamente. Qualcuno le stava salendo.
«Padrone…» sussurrai chiamandolo.
«Dimmi»
«C'è qualcuno che sta salendo» lo informai.
Marco rimase in silenzio per qualche secondo, ascoltando la mia voce attraverso le cuffie.
«Hai capito chi è?»
«No Padrone»
«Va bene. Continua ad ascoltarmi. Hai ancora il gioco davanti?»
«Sì, Padrone»
Poi, con una tranquillità che non mi aspettavo, arrivò il suo ordine.
«Bene, adesso comincia. Inizia a succhiare e a pompare, e non ti fermi fino a quando non sarò io a dirtelo»
Non mi aspettavo che mi chiedesse d'iniziare proprio in quel momento.
«Padrone…»
«Hai sentito quello che ti ho detto, Alice» tuonò. La sua voce era ferma.
Rimasi ancora qualche istante in ascolto, cercando di capire dove si stessero dirigendo i passi. Marco, accorgendosi della mia esitazione, mi richiamò.
«Non aspettare che te lo ripeta»
A quel punto iniziai, cercando di seguire le sue indicazioni.
Nel frattempo continuavo a prestare attenzione ai rumori provenienti dal corridoio. Li sentii avvicinarsi alla mia porta e trattenni istintivamente il respiro. I passi rallentarono per un istante, poi proseguirono oltre.
Solo quando il corridoio tornò silenzioso riuscii a rilassarmi un poco.
Marco, che aveva ascoltato tutto attraverso le cuffie, intervenne nuovamente.
«Sei ancora lì, Alice?»
Emisi un piccolo suono in risposta, senza riuscire a formulare una frase per via della bocca occupata.
«Bene. Scommetto che l'idea di essere lì, in quella posizione, ti stia mettendo un po' in agitazione, ma ti stia facendo anche bagnare» mi disse. «Se ti toccassi ora, scoprirei che sei un lago, non è vero?»
Rimasi in silenzio, continuando a succhiare.
«Non è vero che ti stai eccitando inginocchiata in camera tua a succhiare un dildo, con la tua famiglia in casa e soltanto una porta tra te e loro? Non c'è nessuna protezione se non quella e tu lo sai. Chiunque potrebbe aprirla e scoprirti in queste vesti di sottomessa»
Continuò a provocarmi e sentii le guance scaldarsi.
«Rispondimi Alice, non è vero tutto ciò?»
Sapevo che aveva ragione. L'idea che qualcuno potesse entrare in camera mi rendeva molto più eccitata. Mugolai per rispondere.
«Non ho capito»
Marco sembrava quasi divertirsi a mettermi in difficoltà. Mugolai ancora un volta, ma anche stavolta non si accontentò.
«Provocati un conato se è vero»
Lo feci, spingendomi contro il dildo che arrivò a toccare il palato e subito arrivò il conato.
Dall'altra parte delle cuffie sentii una breve risata. «Brava la mia ragazza. Adesso fermati»
Mi allontanai immediatamente e rimasi qualche secondo a cercare di recuperare il fiato, annaspando.
Fu proprio in quel momento che sentii nuovamente dei passi. Questa volta erano diversi da quelli precedenti.
Un rumore più netto, un tacco. Rimasi immobile, tendendo l'orecchio, qualcuno stava arrivando lungo il corridoio.
Marco intervenne nuovamente attraverso le cuffie.
«La punizione è finita, puoi alzarti»
«Grazie, Padrone» sussurrai cercando di non farmi sentire da mia madre che sembrava avvicinarsi sempre più.
Marco percepì subito qualcosa di diverso nella mia voce.
«Perché stai sussurrando?»
Mi voltai istintivamente verso la porta.
«Padrone, sento i passi di mamma»
«Metti via il gioco» mi ordinò. Mi mossi in fretta, cercando un posto dove riporlo, ma proprio mentre lo sistemavo sentii bussare. Non feci nemmeno in tempo a rispondere, che la porta si aprì.
«Alice?» era mia madre.
Mi voltai verso di lei, cercando di assumere un'espressione il più naturale possibile. «Dimmi, mamma»
«Io sto uscendo per andare al lavoro. Tuo fratello è appena uscito anche lui»
«Va bene»
Mia madre rimase sulla soglia per qualche secondo, osservandomi. Mi resi conto soltanto allora di avere ancora il respiro un po' affannato.
«Ma tutto bene?» la domanda mi colse impreparata.
«Sì, certo. Perché?»
«Mi sembri un po' affannata»
Sentii immediatamente aumentare l'imbarazzo.
«No, è che devo incontrarmi con Emma e sono già in ritardo. Stavo cercando di prepararmi e ho continuato a fare avanti e indietro per camera. Mi sa che mi sono agitata un po' troppo»
Mia madre mi guardò ancora per un istante. «Va bene, allora non ti trattengo»
La vidi allontanarsi e aspettai di sentire la porta d'ingresso chiudersi. Solo allora lasciai uscire il respiro che avevo trattenuto.
Ripresi il telefono, che avevo appoggiato poco distante, e tornai alla chiamata. Marco aveva ascoltato tutta la conversazione con mia madre.
«Bene, Alice. Adesso anch'io devo tornare al lavoro»
«Va bene, Padrone»
La chiamata terminò.
Mi presi qualche minuto per sistemare il materiale che avevo utilizzato. Poi ripresi la mia giornata, cercando di non pensare continuamente alla registrazione che avrei dovuto fare quella sera. Uscii con Emma e nel pomeriggio mi recai a lavoro.

Dopo cena, quando ebbi nuovamente la tranquillità necessaria, recuperai il gioco e il telefono. Questa volta volevo fare meglio.
Mi ricordavo perfettamente tutte le osservazioni che Marco mi aveva fatto quella mattina. Non volevo ripetere gli stessi errori e, soprattutto, non volevo che la nuova registrazione mostrasse ancora una volta quanto facilmente perdessi la concentrazione.
Rilessi le istruzioni ricevute e preparai tutto. Cominciai dalla prima serie.
Le cinque ripetizioni procedettero regolarmente.
Durante la seconda serie dovetti prestare maggiore attenzione. La difficoltà aumentava e, in qualche occasione, non riuscii a evitare una breve interruzione tra una ripetizione e l'altra. Cercai comunque di non perdere il ritmo e di limitare le pause a quelle realmente necessarie.
Tra le due serie rispettai i due minuti previsti, utilizzandoli per riprendere fiato e bere dell'acqua.
Quando arrivai all'ultima parte, sapevo che sarebbe stata la più impegnativa.
Questa volta cercai di seguire la sequenza con maggiore precisione:
- Feci attenzione a non allungare le pause dei due minuti.
- Cercai di mantenere il contatto con il gioco, senza interrompermi inutilmente, proprio come mi era stato richiesto.
- Cercai di far arrivare tutti i conati, saltandone giusto due.
Quando terminai, ero decisamente stanca. Interruppi la registrazione e controllai rapidamente il file, assicurandomi che fosse stato salvato. Poi aprii la conversazione con Marco.

Alice:
"Padrone, ho terminato. Questa volta ho cercato di seguire meglio tutte le indicazioni e di non allungare le pause. Ti mando la registrazione"

Allegai il video e inviai il messaggio. Poi appoggiai il telefono sul comodino. Speravo che, rispetto alla sera precedente, Marco avrebbe notato il mio impegno. Non sapevo ancora cosa mi avrebbe risposto, ma almeno questa volta avevo cercato seriamente di correggere gli errori che mi aveva fatto notare.


24 ottobre 2026
Il sabato mi aspettò invece la consueta sessione a giornata intera con Marco.
Prima d'iniziare, Marco mi fece sapere di aver apprezzato maggiormente la registrazione della sera precedente.
Aveva notato meno errori e una maggiore attenzione nel seguire le sue indicazioni. Mi fece comunque presente che c'erano ancora alcuni aspetti da migliorare, ma che con il tempo e la costanza sarei riuscita a correggerli.
Quelle parole mi fecero piacere.
Poi la mattinata iniziò come ormai accadeva abitualmente, con il caffè aromatizzato dalla sua sborra. Un gusto al quale, nonostante le varie volte in cui me lo aveva fatto provare, non riuscivo proprio ad abituarmi.
Continuava a non piacermi e, ogni volta che lo assaggiavo, speravo che fosse l'ultima. Ma ormai avevo capito che Marco non aveva intenzione di rinunciarci.
Il resto della giornata si svolse secondo le ultime solite abitudini, senza particolari novità, con il lavoro dedicato alla gola.
A intervalli di circa due ore, a volte anche qualcosa in più, Marco riprendeva gli esercizi, alternandoli a momenti di pausa e recupero.
Fu una giornata piuttosto impegnativa. Con il passare delle ore iniziai ad avvertire la stanchezza accumulata e mi resi conto di quanto fosse difficile mantenere la concentrazione per così tanto tempo.
Marco, invece, sembrava avere ben chiaro il programma della giornata e continuava a seguire i progressi con la sua consueta attenzione.
Quando finalmente la sessione terminò, ero davvero esausta e avevo la mandibola e la bocca che chiedevano pietà.
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