Sotto la Tua guida - Capitolo 24 • I

di
genere
dominazione

Settimana dal 7 al 8 Agosto

7 Settembre 2026
La settimana precedente fu diversa da come l'avevo programmata. Un imprevisto familiare serio aveva colpito la mia famiglia e, nel giro di poco tempo, aveva completamente stravolto i miei programmi. Improvvisamente mi ero ritrovata a dover mettere tutto il resto in secondo piano, a partire dal lavoro in negozio, chiedendo qualche giorno di permesso. In quel momento non c'era davvero nient'altro che potesse avere la priorità.
Anche le sessioni con Marco erano quindi saltate. Avevo dovuto interrompere per qualche giorno la routine che ormai faceva parte della mia quotidianità. Fortunatamente Marco aveva compreso la situazione senza farmi pressioni, anzi, si era fatto avanti nei miei confronti, dicendomi che, se avessi avuto bisogno di qualunque cosa, lui ci sarebbe stato.
Quelle parole mi avevano fatto piacere. Non avevo avuto molto tempo per pensare al resto, ma sapere che lui aveva capito e che non mi stava chiedendo spiegazioni mi aveva dato una certa tranquillità.
Ora, però, le cose stavano fortunatamente tornando alla normalità, così quel lunedì ripresi la mia vita esattamente da dove avevo interrotto.
Mi svegliai presto e iniziai la mattina con il solito rituale: sveglia alle 6.45 e messaggio di conferma. Poi passai a mettermi in posizione di attesa, per 5 minuti, per ricordarmi chi ero. Infine, mi preparai scegliendo dei capi più sportivi e comodi, per affrontare la mattina e mandai la foto a Marco.
Per quella mattina il programma era recuperare le attività della settimana precedente, con l'aggiunta di qualche eccezione. Per prima cosa, però, mi fermai al bar vicino casa. Mi sedetti e ordinai un caffè forte, una spremuta e un cornetto. Avevo bisogno di molta energia per affrontare la giornata.
Dopo la colazione mi recai in palestra per rinnovare il mio abbonamento. Era una delle cose che avevo dovuto rimandare la settimana precedente e che finalmente potevo recuperare. Terminata la pratica, passai dal medico per alcune prescrizioni di cui avevo bisogno. Infine andai a fare la spesa per la mia famiglia, poi tornai a casa e mi dedicai alla preparazione del pranzo e della cena, così da lasciare tutto pronto prima di andare al lavoro.
Quando ebbi finito, anche di pranzare, mi preparai per il turno pomeridiano. Era stata una mattinata piena, ma stranamente mi faceva piacere aver ripreso a occuparmi delle normali attività della mia vita.
Dopo una settimana in cui tutto era sembrato sospeso, tornare alla mia routine mi dava la sensazione che, lentamente, le cose stessero davvero tornando al loro posto.

Quella sera, dopo cena, stavo sistemando la cucina. Avevo appena finito di lavare i piatti quando il telefono, lasciato sul piano della cucina, si illuminò. Mi asciugai le mani e lessi il messaggio.

M. Marco:
"Come stai?"

Alice:
"Meglio, Padrone, grazie. Finalmente le cose sembrano iniziarsi a sistemare"

La sua risposta arrivò poco dopo.

Marco:
"E tu? Come ti senti?"

Rimasi qualche secondo a pensare alla domanda.

Alice:
"Sono ancora un po' pensierosa per quello che è successo, ma sto bene"

Passarono alcuni istanti. Poi arrivò un altro messaggio.

Marco:
"Pensi di essere pronta a ricominciare? Oppure hai bisogno ancora di qualche giorno? Non voglio metterti fretta"

Lessi quel messaggio più di una volta, ma in realtà sapevo già quale fosse la mia risposta.

Alice:
"Sì, Padrone. Sono pronta"

Volevo riprendere il mio ruolo di sottomessa. Volevo tornare a quella parte della mia vita che, nonostante tutto, sentivo profondamente mia. Dopo qualche secondo comparve un'altra risposta.

Marco:
"Va bene. Allora domani riprendiamo"

Sentii una strana emozione attraversarmi. Era passato soltanto qualche giorno, eppure mi sembrava molto di più.
Poi aggiunse:

Marco:
"Ti aspetto alle 8.30 alla casa al mare"

Alice:
"Sì, Padrone"

Posai nuovamente il telefono sul piano della cucina e tornai a sistemare le ultime cose. Quella volta, però, lo feci con un sorriso. Sapevo che il giorno dopo avrei ricominciato davvero.


8 Settembre 2026
Quel martedì, alle 8.30 in punto arrivai davanti alla casa al mare di Marco, parcheggiai e scesi. Mentre mi avviavo verso il cancelletto, lo vidi subito. Era già in macchina e, appena mi vide, mi fece cenno di salire. Mi meravigliai, ma mi avvicinai, aprii la portiera e obbedii senza dire nulla. Una volta dentro, Marco mise in moto e partì.
Per qualche minuto rimase in silenzio, poi mi comunicò semplicemente il programma della mattinata.
«Andiamo al centro commerciale. Facciamo un po' di shopping» affermò mentre entrò verso la E25.
Non aggiunse altro. Ma ebbi un déjà-vu. Mi ricordai perfettamente di quella volta, qualche mese prima, quando mi aveva portata a fare shopping e aveva scelto lui cosa avrei dovuto comprare e in quale negozi entrare, per poi ritrovarmelo alla cassa. Per questo, dopo qualche minuto, decisi di chiederglielo.
«Padrone... sarà come quella volta?»
Marco continuò a guardare la strada.
«No» la risposta fu così immediata che mi voltai verso di lui. «Questa volta scenderò anch'io»
Rimasi in silenzio, aspettando che continuasse.
«Compreremo un po' tutto quello che ti serve da tenere alla casa al mare»
Lo guardai sorpresa, non capivo.
«Cosa compreremo, Padrone?»
«Lo vedrai» disse continuando a guidare con tranquillità.
Quella risposta mi lasciò ancora più curiosa, ma non insistetti. Se aveva già deciso tutto, avrei semplicemente aspettato di capire cosa avesse in mente.
Mi rilassai contro lo schienale e guardai fuori dal finestrino, finché non sentii, poco dopo, una mano posarsi sulla mia coscia.
Mi irrigidii istintivamente e mi voltai verso Marco. Lui era completamente concentrato sulla strada, come se non fosse successo nulla. Abbassai lentamente lo sguardo e notai il suo braccio sfiorare la mia gamba e quel gesto, così improvviso, mi lasciò per qualche secondo senza parole. Non mi aspettavo affatto che potesse farlo proprio lì, mentre stava guidando.
Rimasi immobile, cercando di capire cosa avesse intenzione di fare. Vidi però la sua mano sparire sotto il tessuto della gonna di jeans che indossavo e sfiorare lo slip in pizzo. Gemetti.
Senza distogliere lo sguardo dalla strada, mi rivolse una semplice richiesta.
«Apri i primi due bottoni della camicia»
Rimasi quasi in trance e lo guardai incredula.
«Padrone... siamo in macchina» provai a dire.
Marco si voltò appena verso di me e mi guardò per un solo attimo serio, prima di tornare a guardare la strada.
«Apri i due bottoni» ripeté.
E io, ancora sorpresa da quella richiesta, rimasi qualche secondo a fissarlo prima di obbedire. Lentamente portai le mani sui bottoni della camicia azzurrina a mani corte che avevo scelto d'indossare per una mattinata a casa sua, e inizia ad aprirli uno dopo l'altro, permettendo ai lembi di aprirsi un po'.
Marco, che continuava a guidare, apparentemente concentrato soltanto sulla strada, allungò la mano che era sotto la gonna, verso il reggiseno sfiorandolo e voltandosi, per un attimo, i suoi occhi si fermarono sull'intimo che avevo scelto.
«Sapevo che avresti scelto qualcosa di sensuale. Brava» e portò lo sguardo di nuovo sulla strada. «Adesso solleva la gonna sui fianchi»
Questa volta esitai molto meno. Alla fine, rispetto a prima, mi sentivo comunque più coperta e la richiesta mi mise meno a disagio. Obbedii, sollevando un po' il culo e sistemando la gonna come mi aveva indicato. Poi, quasi automaticamente, riportai le mani alla camicia e iniziai a richiudere il primo bottone.
Marco se ne accorse immediatamente.
«Chi ti ha dato il permesso di richiuderla?»
Mi bloccai. «Nessuno, Padrone»
«E allora lasciala così»
Abbassai lo sguardo. «Ma...»
Marco mi interruppe subito.
«Alice» il tono fu sufficiente a farmi capire che non dovevo continuare.
«Scusa, Padrone»
Lasciai andare la camicia e mi limitai a sistemare la cintura di sicurezza, cercando almeno di sentirmi un po' più protetta.
Per qualche secondo nessuno dei due disse nulla, poi allungò una mano verso la radio e accese la musica. Una canzone iniziò a riempire l'abitacolo, coprendo il rumore del motore e rendendo quel silenzio ancora più strano.
Io rimasi ferma, con le mani in grembo. Fuori dal finestrino la strada continuava a scorrere, mentre dentro la macchina sembrava che il tempo avesse rallentato.
Ero diventata improvvisamente molto più consapevole di ogni mio movimento. Avevo le mani ferme in grembo e cercavo di non toccare più la camicia. Ogni tanto lo guardavo di sfuggita, ma sembrava completamente concentrato sulla guida. Quella calma mi metteva ancora più soggezione. Non avevo bisogno che mi ricordasse quello che aveva appena detto, mi era rimasto perfettamente impresso e più passava il tempo, più mi rendevo conto che non sarebbe servito aspettare un'altra istruzione per capire chi stesse conducendo quella mattina. Non soltanto la macchina, ma tutto il resto.
Rimasi così, in silenzio, mentre il centro commerciale si avvicinava.

Quando arrivammo al centro commerciale, Marco entrò nel parcheggio e cercò un posto un po' più distante dall'ingresso e dalla confusione, e parcheggiò. Attorno a noi c'erano soltanto altre due macchine, entrambe chiuse e senza nessuno nei paraggi. Spense il motore e si voltò verso di me. Feci lo stesso guardandolo.
Marco mi osservò attentamente, come se volesse verificare ancora una volta che tutto fosse esattamente come doveva essere.
«Prima faccio un controllo»
Rimasi immobile. Portò di nuovo una mano sugli slip, stavolta più esposti di prima, e li scostò per sfiorare le labbra.
Poi annuì. «Come immaginavo, sei più bagnata di prima. Il pericolo di essere vista non ti dispiace eh»
Sentii il viso diventare caldo. Abbassai lo sguardo, imbarazzata e chiusi le gambe, nello stesso istante in cui tolse la mano per portarla alle sue labbra, leccando i miei umori.
«Adesso risistemati»
Obbedii immediatamente, cercando di ricomporre la camicia e la gonna prima di scendere. Marco aspettò senza dire nulla.
Quando ebbi finito, aprì la portiera, scese e fece il giro dell'auto. Io nel frattempo scesi e lui si apprestò a chiudere la portiera.
Mentre camminavamo verso l'ingresso del centro commerciale, Marco iniziò a spiegarmi cosa sarebbe successo.
«Prima di entrare voglio chiarire una cosa» lo guardai. «Qui dentro siamo in mezzo alla gente. Quindi, quando saremo in presenza di altre persone, non voglio che tu mi chiami Padrone»
Rimasi sorpresa. «Come devo chiamarti?»
«Puoi chiamarmi semplicemente per nome» annuii. «Quando invece saremo da soli, torni a chiamarmi Padrone»
«Sì, Padrone»
«Se qualcuno dovesse fare domande, ci comporteremo normalmente. Possiamo essere amici, conoscenti o, se necessario, qualcosa di più»
Lo guardai perplessa.
«Qualcosa di più?»
«Sì. Vedremo in base alla situazione» fece una breve pausa. «La differenza d'età si noterà comunque, quindi non devi cercare di nasconderla o comportarti in modo strano per questo»
Annuii lentamente. «Va bene, Padrone»
«Seconda cosa: i negozi li scelgo io. Ma non significa che deciderò tutto da solo. Entreremo nei negozi che riterrò necessari, poi saremo noi due a decidere cosa provare e cosa comprare»
«Insieme?»
«Insieme» mi guardò per un istante, più lungo. «Se però dovessimo avere opinioni diverse, l'ultima parola sarà mia»
Annuii. «Ho capito, Padrone»
«Ultima cosa: voglio che tu sia serena»
Il suo tono diventò leggermente più serio.
«Non voglio vederti imbarazzata, agitata o preoccupata che qualcuno possa riconoscerti. Se ti chiedo di provare qualcosa, lo fai normalmente. Se ti chiedo di seguirmi in un negozio, mi segui. Non voglio che tu passi la mattina a guardarti intorno chiedendoti chi potrebbe vederti»
Annuii. «Si, Padrone»
«Ricordati una cosa, Alice: fuori dalla casa al mare non devi dimostrare niente a nessuno, devi soltanto comportarti normalmente»
Annuii. Non sapevo ancora quali negozi avremmo visitato né quanto sarebbe durata quella mattinata. Ma almeno sapevo esattamente cosa Marco si aspettava da me e ciò mi fece sentire più preparata.

Arrivammo finalmente all'ingresso del centro commerciale. Marco si fermò per un istante e mi guardò.
«Entriamo» annuii «Ricordati quello che ti ho detto»
«Sì, Marco»
Il centro commerciale era ancora piuttosto tranquillo. Aveva aperto da poco e molti negozi erano ancora quasi vuoti. Nei corridoi c'erano poche persone e l'atmosfera era molto più rilassata di quanto avessi immaginato. Marco camminava accanto a me senza fretta, guardandosi intorno. Dopo pochi minuti si fermò davanti a un negozio di abbigliamento.
«Partiamo da qui»
Guardai la vetrina. C'erano abiti eleganti e decisamente più femminili rispetto a quelli che indossavo abitualmente.
«Va bene»
Entrammo. Il negozio era piccolo e ordinato. Una commessa ci salutò con un sorriso, poi tornò alle sue attività, lasciandoci guardare con calma. Marco iniziò a osservare i capi esposti.
«Cosa cerchiamo?» chiesi a bassa voce per non farmi sentire dalla commessa.
Mi guardò.
«Quello che ti piace. Sai cosa guardare»
Quelle parole mi fecero capire immediatamente a cosa si riferisse. Si aspettava che fossi io a riconoscere i capi che avrei potuto indossare e che scegliessi quelli che mi piacevano. Iniziai quindi a guardarmi intorno con più attenzione. Passai davanti a diversi espositori, osservando gonne, vestiti e top. Dopo qualche minuto presi una gonna e la sollevai verso Marco per mostrargliela.
«Questa?»
Marco la osservò e annuì. «Sì» ne prese un'altra dallo stesso espositore. «Anche questa»
La presi e la aggiunsi alla prima. Continuammo a guardare, cercando qualcosa che potesse stare bene con le gonne che avevamo scelto. Ne guardammo diversi, ma nessuno dei due sembrava trovare qualcosa che facesse davvero al caso nostro.
Alla fine indicò nuovamente le gonne che avevo in mano. «Provale»
Annuii e mi avviai verso il camerino. Entrai e provai per prima la gonna nera.
Era una semplice gonna a portafoglio in cotone. L'unica particolarità era un piccolo fiocco sul lato sinistro, che chiudeva la sovrapposizione del tessuto e che se veniva tirato, permetteva alla gonna di aprirsi.
La sistemai davanti allo specchio e uscii dal camerino.
Marco mi guardò per qualche secondo, poi annuì. «Prova l'altra»
Tornai dentro e mi cambiai. La seconda era completamente diversa: era molto corta, con il bordo inferiore rifinito da un merletto in pizzo. Però il taglio era netto e semplice, senza altri particolari.
Uscii nuovamente. Questa volta Marco rimase a osservarmi qualche minuto in più, io aspettai in silenzio, poi parlò.
«Togli la camicia»
Rimasi immobile per un istante, non me l'aspettavo. Abbassai lo sguardo verso la camicia, poi tornai a guardare lui.
Il pensiero di rimanere in intimo mi metteva decisamente a disagio, anche perché eravamo pur sempre in un negozio. Il camerino, però, aveva davanti un piccolo muro che impediva a chi si trovava fuori di vedere direttamente al suo interno. Sapevo quindi di avere un minimo di privacy. Con non poco imbarazzo iniziai a sbottonare la camicia e la tolsi.
Lo sguardo di Marco si fermò su di me per qualche secondo, come se non stesse osservando soltanto l'insieme dei capi, poi mi porse un top. Era un modello con bretelle sottili, monocolore, corto e interamente in pizzo.
«Prova questo con la gonna»
Presi il top. Proprio in quel momento una donna entrò nei camerini, guardò Marco e poi me, e scosse la testa. Marco senza dire nulla si spostò davanti all'ingresso dei camerini, lasciandoci la giusta privacy a entrambe e impedendo che la situazione diventasse ancora più imbarazzante.
Mi richiusi la tenda e lo indossai. Quando ebbi finito, aprii leggermente la tendina per richiamare Marco.
«Marco...» lui si voltò.
«Esci»
Lo guardai sorpresa.
«Nel corridoio?» bisbigliai.
«Sì»
Sentii nuovamente il viso scaldarsi, avrei preferito rimanere dentro il camerino. Inspirai lentamente e uscii. Nel corridoio mi sentii immediatamente molto più esposta.
Marco osservò la gonna e il top, soffermandosi sull'insieme, infine annuì.
«Prendiamo tutto»
Rimasi per un attimo senza parole.
«Tutto?»
«Sì»
Annui e tornai a cambiarmi, poi ci avviammo insieme verso la cassa. Era soltanto il primo negozio e avevo già capito che quella mattina sarebbe stata molto più impegnativa di quanto avessi immaginato.

Uscimmo dal primo negozio con le buste in mano. Marco guardò per un momento il corridoio davanti a noi, senza sembrare avere una meta precisa.
«Vediamo il prossimo»
Annuii e lo seguii. Camminammo per qualche minuto, passando davanti alle varie vetrine, poi si fermò davanti a un altro piccolo negozio di abbigliamento. Diede un'occhiata alla vetrina.
«Entriamo qui»
«Va bene»
Entrammo e anche questa volta una commessa ci salutò con un sorriso e, dopo qualche secondo, si avvicinò.
«Posso aiutarvi a cercare qualcosa?»
Marco la guardò.
«Diamo un'occhiata, grazie»
La ragazza annuì e tornò dietro la cassa, lasciandoci liberi di guardare con calma.
Io iniziai a osservare i capi esposti, mentre Marco si spostava lentamente tra gli scaffali. Dopo qualche minuto si fermò davanti a una gonna. La prese: era di raso blu, con uno spacco sul davanti che saliva quasi fino alla coscia sinistra. Il bordo, compreso quello dello spacco, era rifinito in merletto, mentre sul lato opposto il tessuto presentava un drappeggio che le dava un aspetto particolare.
Marco la guardò ancora per qualche secondo, poi si rivolse alla commessa.
«Avete qualcosa da abbinarci sopra?»
La ragazza si avvicinò e iniziò a guardare i capi appesi poco più avanti.
«Potrebbe andare bene questo» prese un body dall'espositore.
Era un modello simile a un corsetto, con la parte centrale velata sull'addome e alcuni piccoli brillantini che catturavano la luce.
Marco lo osservò senza particolare convinzione, la commessa se ne accorse.
«Posso cercarle qualcos'altro» posò il body e iniziò a guardare tra i capi vicini.
Marco, però, indicò un modello poco distante.
«Quello»
La ragazza si voltò, lo prese e glielo mostrò. Era un body bianco interamente in pizzo, trasparente nella parte dell'addome e più coprente sulle coppe. Il taglio era piuttosto sgambato e sui fianchi aveva alcuni inserti di pizzo che richiamavano proprio il dettaglio della gonna.
«Prova questo» mi disse.
Annuii. Mentre la commessa preparava su un poggia abiti i capi, continuai a guardarmi intorno. Poco più avanti notai un altro body, lo presi. Era di un azzurro molto chiaro, sempre in pizzo e con una trama simile a quella del modello bianco. Aveva uno scollo a V leggermente più profondo, ma il taglio nel complesso era più coperto.
Lo mostrai a Marco.
«Questo mi piace» dissi.
«Prendilo. Proviamo anche questo»
Mentre Marco afferrò una gonna più semplice, di un colore marroncino, e la aggiunse agli altri capi, poi il suo sguardo si fermò su altre due camicie dall'effetto particolare.
La prima, da lontano sembrava quasi composta da due pezzi: una parte simile a un body, con una scollatura a cuore, e sopra una camicia velata con il colletto. Quando la prese in mano, però, si capiva che era un unico capo.
La seconda, era a righe bianche e azzurre, corta, con le maniche lunghe. La parte davanti era piuttosto semplice, mentre sulla schiena il taglio non era dritto: il tessuto si incrociava creando una forma che lasciava scoperta una parte maggiore della schiena.
Mentre la commessa mi apriva la porta del camerino e si allontanava verso un altra cliente, guardai tutte le cose che stavamo accumulando.
«Marco...» si voltò. «Credo che stiamo iniziando ad avere parecchia roba»
«È solo l'inizio questo» poi indicò il camerino. «Adesso prova»
Provai tutti i capi che avevamo scelto, uno dopo l'altro, senza soffermarmi troppo davanti allo specchio.
Quando arrivai alla camicia, mi accorsi che, per provare i body precedenti, avevo dovuto togliere anche il reggiseno.
La presi comunque e la indossai. Quando uscii dal camerino, Marco mi osservò per qualche secondo, si avvicinò e con calma sganciò alcuni bottoni, lasciandone chiuso soltanto uno, quello centrale. La camicia si aprì leggermente, lasciando intravedere parte del seno.
Sentii il viso scaldarsi. Marco rimase davanti a me, osservando il risultato con la stessa calma con cui aveva valutato tutti gli altri capi. Poi mi voltò, ponendomi davanti a lui.
«Adesso guardati»
Dallo specchio verificò che dietro di noi non ci fosse nessuno e tornando a guardarmi portò una mano sotto il tessuto, sfiorando i miei capezzoli che diventarono turgidi. Con l'altra mano percorse la coscia e si intrufolò sotto la gonna, restando sui fianchi. Sentii improvvisamente caldo. La pelle iniziava a riscaldarsi e il contrasto con la temperatura fresca del negozio rendeva ogni sensazione ancora più evidente.
«Sei sensuale con qualsiasi cosa indossi, Alice» la sua mano si mosse fino a sfiorare gli slip. Alzai gli occhi verso lo specchio, cercando di non chiuderli e mi morsi le labbra, mentre reclinai la testa sul suo petto.
Poi sentimmo i passi della commessa avvicinarsi. Marco si spostò subito, lasciando nuovamente spazio tra noi.
«Questa la prendiamo» disse con nonchalance, con una mano nella tasca, l'altra con la busta e poggiato a uno specchio.
Dopo quelle parole rimasi ancora qualche secondo immobile, con il viso caldo e lo sguardo rivolto verso lo specchio.
Mi sistemai istintivamente la camicia, ancora un po' imbarazzata per quello che era appena successo. Marco, invece, sembrava perfettamente tranquillo. La commessa arrivò poco dopo e prese tutti i capi che avevamo scelto.
Uscimmo dal negozio con un'altra busta e riprendemmo a camminare lungo il corridoio.
Dopo pochi passi Marco si fermò davanti a una nuova vetrina, questa volta era un negozio d'intimo. Lo guardai e sentii tornare immediatamente un po' d'imbarazzo.
La commessa ci salutò con un sorriso e si avvicinò.
«Posso aiutarvi?»
Questa volta Marco la coinvolse direttamente.
«Sì. Vorrei qualche consiglio. Cerchiamo qualcosa di molto sexy, ma anche elegante»
La donna guardò prima lui e poi me. Il suo sguardo tornò su Marco, leggermente confuso. Marco non sembrò preoccuparsi.
«È mia figlia» spiegò con assoluta naturalezza. «Dobbiamo scegliere un completo per la madre»
La commessa annuì lentamente, con un sorriso. «Ah, certo»
Prese un paio di completi particolarmente raffinati, poi ne aggiunse altri con dettagli in pizzo e trasparenze. Marco li osservava uno alla volta, chiedendomi ogni tanto cosa ne pensassi.
«Questo potrebbe andare»
Poi ne prese un altro.
«Questo invece non mi convince»
La commessa continuò a cercare, ma l'atmosfera era diventata leggermente diversa. Dopo averne osservati diversi, Marco si voltò verso di me.
«Provali»
Mi pietrificai. Lo guardai con gli occhi spalancati, senza riuscire a rispondere. La commessa si fermò di spalle sentendo quelle parole, poi si voltò. «È sicuro di voler far provare questi capi a sua figlia?»
Marco annuì con la massima tranquillità.
«Assolutamente»
Non aggiunse altro. La commessa rimase ancora qualche secondo a guardarci, evidentemente non del tutto convinta. Marco, però, non sembrò volerle dare ulteriori spiegazioni. La donna prese le taglie che avevamo indicato e me le porse.
«Puoi provare questi. I camerini sono da quella parte» indicò il corridoio laterale.
Presi i capi e mi avviai verso i camerini.
Iniziai a provare i completi uno alla volta, mentre Marco rimase fuori ad aspettare. A un certo punto, approfittando del fatto che la commessa fosse impegnata con un'altra cliente, Marco si avvicinò abbastanza da poter vedere rapidamente il risultato. Mi osservò per qualche secondo, poi mi fece capire che potevo rivestirmi, ma non aggiunse altro.
Mi rivestii e uscii dal camerino. La donna mi venne incontro con un sorriso.
«Come andavano?»
Abbassai appena lo sguardo verso i capi che avevo provato.
«Non credo che facciano al caso di mia madre»
La commessa annuì lentamente. Marco intervenne con naturalezza, rimanendo a qualche passo di distanza.
«Ha dei gusti particolari»
«Capisco»
«Grazie comunque per l'aiuto»
Salutammo e uscimmo dal negozio, riprendendo a camminare lungo il corridoio del centro commerciale. Solo dopo qualche passo lo guardai.
«Marco...»
«Sì?»
«Non ti piaceva niente?»
Accennò un sorriso. «Non era quello il problema. Semplicemente non mi convinceva la situazione»
Quella risposta mi fece capire. Non era stato il negozio a non piacergli, era la commessa. Marco aveva capito che non si sentiva abbastanza tranquillo da continuare quella ricerca con lei e aveva preferito cambiare posto, senza rischiare di rendere la situazione più complicata del necessario.
Poco più avanti trovammo un altro negozio, entrammo. Al suo interno c'era una ragazza che sembrava avere più o meno la mia età, ci salutò con un sorriso e si avvicinò.
«Posso aiutarvi?»
«Cerchiamo dei completi particolarmente femminili. Anche qualcosa di più sexy» spiegò Marco senza giri di parole.
La ragazza annuì immediatamente. Questa volta non ci furono domande strane né esitazioni. La commessa sembrava perfettamente a suo agio nel proporre i vari capi e, uno dopo l'altro, ci mostrò diversi completi. Io osservavo i modelli insieme a Marco, cercando di capire quali potessero piacergli.
Fu allora che iniziai a notare qualcosa: la ragazza guardava spesso Marco. All'inizio pensai che fosse semplicemente normale, ma dopo un po' mi accorsi che il suo sguardo rimaneva su di lui anche quando Marco non le stava parlando. Non era uno sguardo casuale, sembrava esserci una certa curiosità, quasi un interesse. La cosa mi mise leggermente a disagio, anche se cercai di non darlo a vedere.
Marco, invece, sembrava non accorgersene oppure semplicemente non le dava importanza. Continuò a guardare i completi che la ragazza gli proponeva. Erano tutti molto più audaci di quelli che avevamo visto nei negozi precedenti, ma nessuno sembrava convincerlo davvero.
«Sono belli, ma non sono ciò che cerco»
Alla fine scelse comunque di prendere qualche paio di autoreggenti e due kimono.
Il primo era completamente velato, leggerissimo e trasparente, con del pizzo lungo i bordi.
Il secondo era in seta, più elegante e morbido, sempre rifinito con del pizzo sui bordi.
Pagammo e uscimmo dal negozio.
«Per l'intimo proveremo un altro giorno» mi informò.
Annuii.
«Adesso pensiamo alle scarpe»
Dopo aver lasciato il negozio d'intimo, raggiungemmo quello delle scarpe.
Entrammo e iniziammo a guardare con calma. Dopo qualche minuto si sedette su un piccolo divanetto, mentre io iniziai a prendere i modelli che attiravano la nostra attenzione.
La prima era una scarpa nera completamente chiusa, con punta e tallone coperti. Aveva un tacco di dodici centimetri e un lungo laccio che dalla caviglia saliva fino a metà polpaccio.
Mi sedetti sul divanetto di fronte a quello di Marco e la provai. Marco mi osservò mentre facevo qualche passo davanti a lui, cercando di abituarmi all'altezza del tacco. Poi passai al secondo paio.
Questa volta era una scarpa nera molto più bassa, con un tacco di circa sette centimetri e un piccolo fiocco alla caviglia. Mi ricordò immediatamente la gonna che avevamo scelto nel primo negozio.
Provai anche questa.
Il terzo modello era decisamente più importante. Uno stivale nero, lungo e lucido, che arrivava sopra il ginocchio e terminava con un tacco di dodici centimetri.
Lo indossai. Marco la osservò e annuì.
Il quarto paio, era una scarpa nera più semplice, completamente chiusa, con un cinturino alla caviglia. Anche questa aveva un tacco alto, ma la linea era molto più sobria rispetto agli altri modelli.
Mi sedetti nuovamente per toglierla. Fu allora che, mentre mi preparavo a rimettere le mie scarpe, il mio sguardo cadde su qualcosa che non avevo notato prima.
Era uno stivale decisamente particolare, completamente traforato, con un effetto simile a quello di una calza elastica e aveva piccoli brillantini distribuiti sulla superficie. Anche quello aveva un tacco di dodici centimetri.
Lo indicai a Marco e scoppiai a ridere.
«Ma chi è che acquista e indossa certe cose?»
Marco lo osservò un attimo. Mi aspettavo che ridesse anche lui, invece rimase completamente serio.
«Noi»
Lo guardai sorpresa. «Noi?»
Marco non rispose. Prese lo stivale e si avvicinò alla commessa.
«Avete il numero 37?»
La ragazza controllò e poco dopo tornò con la misura. Marco me la porse.
«Provala»
Rimasi ancora qualche secondo a guardarlo, cercando di capire se stesse scherzando, ma no. Presi lo stivale che mi porgeva.
Lo indossai e mi alzai lentamente dal divanetto. Lo stivale era molto più particolare di qualsiasi altra scarpa avessi mai provato.
Feci qualche passo davanti a Marco. Lui rimase a osservarmi in silenzio.
«Questa la prendiamo»
Guardai il mio riflesso nello specchio vicino ai divanetti, ancora incredula. Non avrei mai pensato di provare qualcosa del genere, tanto meno di uscire da quel negozio con uno stivale simile.
Dopo aver raccolto tutti i modelli che avevamo deciso di acquistare, ci dirigemmo verso la cassa. Pagammo e uscimmo dal negozio con le nuove buste.
Guardai per un momento gli acquisti che avevamo fatto. La mattinata era iniziata con l'idea di comprare alcune cose da lasciare alla casa al mare. Ora, invece, mi ritrovavo con un piccolo guardaroba e avevo la sensazione che Marco non avesse ancora finito.

L'ultimo negozio della mattinata fu quello di make-up. Marco si fermò davanti all'ingresso e mi guardò.
«Qui entri da sola. Scegli tutto quello che ti serve»
Mi voltai verso la vetrina, poi tornai a guardarlo.
«Tutto?»
«Tutto»
Entrai nel negozio mentre Marco rimase ad aspettarmi fuori, con le buste. Per la prima volta quella mattina mi ritrovai senza di lui accanto e dovetti decidere da sola cosa avrebbe potuto essermi utile. Passai diversi minuti tra gli scaffali, scegliendo prodotti per il viso, occhi, labbra e tutto ciò che pensavo potesse servirmi. Quando finalmente tornai da lui avevo due piccole buste tra le mani.
Marco le guardò rapidamente. «Bene, andiamo»
Lo seguii verso il parcheggio. Quando arrivammo alla macchina, mi accorsi immediatamente che il posto era molto più affollato rispetto a quella mattina: c'erano persone che camminavano tra le auto, qualcuno stava caricando la spesa nel bagagliaio e altre persone passavano abbastanza vicino da poter vedere chiaramente l'interno delle macchine.
Salii in macchina, mentre Marco mise le buste nel bagagliaio e poi si sedette al posto di guida.
Allacciai la cintura, ma prima di partire si voltò verso di me e il suo sguardo cambiò.
«Togliti gli slip»
Sentii immediatamente il cuore accelerare e per un istante pensai di aver capito male. Guardai fuori dal finestrino, una persona stava passando proprio davanti alla macchina.
Rimasi immobile per qualche secondo. «Qui?»
La mia voce uscì più bassa di quanto avessi voluto. Marco annuì.
Sentii una strana sensazione attraversarmi. Non era soltanto imbarazzo, era la consapevolezza di essere in un luogo pubblico, circondata da persone completamente ignare di quello che stava accadendo.
Abbassai lo sguardo. Una parte di me avrebbe voluto protestare, almeno per quella volta, un'altra parte, invece, sapeva già che avrei obbedito.
Infatti, inspirai lentamente e seguii la sua indicazione. Lasciai cadere a terra lo slip e chiusi le gambe, istintivamente. Marco, invece, mi ordinò di allargarle. Non contento, mi aiutò a portarle alla giusta ampiezza con le sue mani.
Poi prese il telefono, lo portò all'orecchio e assunse con naturalezza l'espressione di qualcuno impegnato in una normale telefonata. Lo guardai per un istante, sorpresa: era una copertura perfetta.
Da fuori, chiunque avesse guardato nella nostra direzione avrebbe semplicemente visto un uomo seduto in macchina, apparentemente al telefono. Io invece sapevo benissimo cosa stava realmente succedendo.
Infatti nello stesso istante la sua mano destra si spostò sotto la gonna e iniziò a sfiorare le labbra, che erano molto bagnate, e portò gli umori verso il clitoride con cui iniziò a giocare.
Sentii le spalle irrigidirsi. Rivolsi lo sguardo verso il finestrino, fingendo di essere interessata a ciò che accadeva nel parcheggio, mentre dentro di me ero molto meno tranquilla di quanto volessi mostrare. Sospirai e in quello stesso istante, inserì un dito all'interno della mia figa.
Gemetti senza volerlo e mi morsi il labbro per cercare di trattenerlo, mentre il respiro cambiò lentamente, diventando più corto e irregolare. Scivolai un po' più giù sul sedile, sporgendo meglio la figa. Iniziò a ruotare il dito, mentre il suo palmo strofinava contro il clitoride, aumentando il mix di sensazioni che provavo. Più cercavo di ignorare quello che stavo provando, più diventava difficile farlo.
«Guardami» mi ordinò con voce estremamente calma.
Rimasi immobile per qualche secondo, continuando a fissare fuori. Ma sapevo che non aveva intenzione di ripeterlo, così mi voltai verso di lui. Lo guardai con un certo tentennamento, ancora combattuta dall'imbarazzo e dal piacere.
Quando incontrai finalmente i suoi occhi, Marco si fece largo con un secondo dito dentro e il cuore accelerò, accompagnando il tutto inevitabilmente, con un altro lungo sospiro e mugolio. Iniziò a spingerli più infondo, per poi riuscire e di nuovo dentro, ad una velocità sempre più maggiore.
Dalla mia parte, invece, continuavo a cambiare leggermente posizione sul sedile, ma più mi muovevo, più favorivo il movimento interno di Marco, seppur in modo involontario.
Continuai a mordermi il labbro e a gemere, cercando di controllare la tensione che sentivo crescere dentro di me. Proprio in quel momento, una coppia passò accanto alla macchina spingendo un passeggino, con un neonato. Per una frazione di secondo li vidi attraverso il vetro. La normalità di quella scena contrastava in modo quasi assurdo con quello che stava succedendo dentro l'auto. Sentii un'ondata di imbarazzo attraversarmi e, subito dopo, tutto sembrò diventare confuso. Infatti, Marco notando la coppia passare, aumentò così tanto la velocità del ditalino che mi stava facendo, che urlai ed esplosi tra le sue mani.
Si allontanò da me senza fretta.
«Brava, mia piccola Alice» mi disse recuperando dal portaoggetti tra i due sedili una velina, per ripulirsi la mano.
Io rimasi immobile, completamente scossa. Lo guardai senza riuscire a rispondere. Avevo il viso accaldato, le guance rosse e il respiro ancora irregolare. Mi sentivo come se avessi bisogno di qualche secondo soltanto per capire cosa fosse appena successo.
Marco invece sembrava perfettamente tranquillo. Si sistemò un po' meglio al posto di guida, mise in moto e uscì lentamente dal parcheggio. Dopo qualche minuto si voltò appena verso di me.
«È tutto okay?»
Annuii soltanto. Non riuscivo ancora a trovare le parole giuste per rispondere. Continuavo a sentire il cuore battere forte e il calore sul viso non accennava a diminuire.
Solo dopo qualche minuto mi resi conto di quanto fossi ancora scossa. Non riuscivo nemmeno a capire se quello che provavo fosse più imbarazzo, sorpresa o semplicemente l'effetto di essere stata spinta, oltre quello che pensavo di poter gestire.

Quando il respiro tornò quasi normale e anche il battito del cuore sembrava essere rallentato, Marco imboccò una strada diversa. Lo guardai, cercando di capire dove stessimo andando. Dopo poco riconobbi un'area di sosta piuttosto grande e, soprattutto, molto più isolata rispetto alla strada principale. Marco entrò lentamente e parcheggiò in una zona più appartata. Lo guardai perplessa.
«Padrone, perché ci fermiamo qui?»
Non rispose subito, spense il motore, slacciò la propria cintura e, con calma, si voltò verso di me. Fece lo stesso con la mia. Sentii nuovamente la tensione tornare, anche se non riuscivo ancora a capire cosa avesse in mente.
«Adesso tocca a me» lo fissai, cercando d'interpretare quelle parole. Marco sostenne il mio sguardo. «Prima hai seguito me, adesso voglio che ti dedichi a me»
Sentii il viso scaldarsi nuovamente, mentre mi guardai intorno istintivamente. L'area di sosta era grande e in quel punto nessuno sembrava particolarmente vicino a noi. Marco si accorse del mio sguardo.
«Prima, nel parcheggio, c'era molta più gente» mi ricordò.
Annuii appena, ricordando la coppia con il passeggino e tutte le persone che continuavano a passare accanto alla macchina. Si sistemò meglio sul sedile, reclinandolo un po' e si sganciò i pantaloni, liberando il suo cazzo.
«Avanti, ringrazia il tuo Padrone ora»
Sentii la tensione tornare improvvisamente, il cuore ricominciò ad accelerare e mi guardai ancora intorno, quasi cercando un'ultima ragione per rimandare, ma non ne trovai nessuna.
Inspirai lentamente, cercando di calmarmi. Poi mi voltai verso di lui e, ancora un po' agitata, eseguii ciò che mi aveva chiesto, con estremo disagio. Afferrai il cazzo con la mano, trovandolo fin troppo duro, iniziai a masturbarlo un po'. Marco si rilassò contro il sedile e si godette quel massaggio. Gli accarezzai più volte, con una mano, l'asta su e giù lentamente, e feci lo stesso col suo glande, aggiungendo anche la seconda mano. Ogni tanto lo guardavo e lo beccavo spesso a fissarmi o a fissare le mie mani sul cazzo. Ma in tutto ciò non si scompose di un millimetro, o forse non me lo diede a vedere.
«Non avere paura, siamo soli, Alice. Non devi preoccuparti di nessuno» mi disse all'improvviso.
Quelle parole mi fecero capire perfettamente cosa volesse. Abbassai la testa e mi avvicinai a lui, iniziando a baciargli il glande e ad aspirarlo un po'.
Marco non sembrò sorpreso dalla mia esitazione. Al contrario, sembrava averla prevista fin dall'inizio.
«Brava, Alice. Sapevo che alla fine avresti ceduto»
Sentire quel complimento mi fece arrossire ancora di più. Con una mano mi accarezzò i capelli, come a volermi incoraggiare e rassicurare.
«Mettiti meglio. A quattro zampe sul sedile» mi disse poco dopo.
Mi bloccai e mi guardò. «Alice» il tono era calmo, ma aveva quella fermezza che conoscevo bene. «Ti ho detto di metterti meglio»
Una parte di me avrebbe voluto rimandare ancora, ma sapevo che non avrebbe avuto senso continuare a tentennare, così alla fine cedetti e mi sistemai come mi aveva ordinato, ancora un po' agitata. Mentre mi posizionai abbassai la gonna che era rimasta un po' sollevata e che poteva mostrare al mondo esterno il mio culo privo d'intimo.
Ripresi il cazzo in mano e continuai a succhiarlo, mentre notai un leggero sorriso comparire sul suo volto.
Scesi e sali lungo l'asta più e più volte, bagnandola con maggiore saliva a ogni affondo. Ma non mi spinsi mai oltre il mio punto sicuro, non in quell'occasione.
Mentre il suo cazzo assaporava l'interno della mia bocca, Marco si sporse leggermente col busto verso di me, allungò il braccio e lasciò qualche sculacciata sulle mie natiche. Alla prima reagii scostandomi dal cazzo per qualche secondo, poi ripresi e lasciai che colpisse le mie natiche ogni qualvolta lo riteneva opportuno.
La verità era che, nonostante il luogo non fosse proprio il più adatto, quella situazione non mi dispiaceva affatto. Anzi, mi eccitava e il mio corpo ne era una prova.
Marco se ne accorse, quando smise di sculacciarmi e insinuò la mano oltre la gonna, a sfiorare la figa «Vedo che non ti dispiace poi così tanto la situazione»
Sentii immediatamente il viso scaldarsi. «Padrone...» dissi un po' affannata.
«Non serve che fai finta di niente. Ti conosco abbastanza bene»
Non riuscii nemmeno a contraddirlo, rimasi in silenzio, consapevole che il mio stesso comportamento aveva già risposto al posto mio.
«Continua» mi ordinò portando due dita sull'ano e spingendoli contro. Lo sentii allargarsi e le sue dita penetrarlo un po'. Gemetti contro il suo cazzo. Poi il suo sguardo cambiò appena, diventando più intenso. La sua voce era rimasta calma, ma qualcosa nel tono era diverso.
Obbedii. Cercai di concentrarmi soltanto su di lui, dimenticando per qualche istante tutto ciò che ci circondava: le auto parcheggiate poco lontano, la strada, tutto sembrava improvvisamente appartenere a un'altra realtà.
A un certo punto, lo sentii cambiare. Il suo respiro si fece più profondo, chiuse gli occhi per qualche secondo e lasciò uscire lentamente l'aria. Capii che eravamo arrivati al punto di non ritorno anche per lui.
Uscii l'asta della bocca e mi dedicai esclusivamente al suo glande, succhiandolo e leccando, senza smettere mai di guardare il volto di Marco. Poi aspettai.
Per qualche istante nell'abitacolo non si sentì altro che il suo respiro, sempre più accelerato e il suono dei miei risucchi. Poi iniziò a grugnire, mi tenne la testa ferma sul suo cazzo e in pochi secondi esplose tutto il suo piacere, riversandolo nella mia bocca. Man mano mandavo giù.
Non appena finì, tolse la mano e dopo aver leccato le ultime gocce sul glande, mi sollevai guardandolo. Marco ricambiò lo sguardo e questa volta sul suo volto comparve un sorriso diverso dal solito. Soddisfatto. Nel mentre si sistemò con calma, tornando alla sua posizione.
«Rimettiti gli slip»
Annuii e obbedii, cercando di ricomporre il mio abbigliamento.
«Stai bene?» mi chiese all'improvviso.
Annuii. «Sì, Padrone»
«Sicura?» mi chiese nuovamente, forse poco convinto.
Mi fermai a guardarlo «Sì. Sto bene, Padrone»
Rimase ancora qualche istante a guardarmi, poi annuì. Allacciammo di nuovo le cinture e avviò la macchina per uscire dall'area di sosta e tornare sulla strada principale.

Marco guidava tranquillamente, ma ogni tanto mi guardava di sfuggita, senza dire nulla. Mentre io, guardavo il paesaggio sfrecciare dal finestrino e cercavo di riordinare i pensieri.
La mattinata era iniziata con lo shopping e si concluse con una serie di situazioni che non avrei mai immaginato di vivere.
E adesso, mentre tornavamo verso casa, avevo la sensazione che fosse successo molto più di quanto potessi davvero elaborare in quel momento.
Il viaggio proseguì così, fino a quando, poco prima dell'ora di pranzo, riconobbi la strada che conduceva alla casa al mare.
Quando arrivammo davanti al cancello, Marco si fermò e si voltò verso di me.
«Sei stata brava, Alice. Hai affrontato bene tutta la mattinata»
«Grazie, Padrone»
Indicò le numerose buste accumulate sul sedile posteriore e nel bagagliaio. «Le borse le porto dentro io, tu corri a lavoro»
Lo guardai. Dopo una mattinata così intensa, tornare improvvisamente alla normalità del lavoro mi sembrava quasi strano.
scritto il
2026-09-14
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