Sotto la Tua guida - Capitolo 26 • I

scritto il 2026-11-04 tempo di lettura 10 min

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Dominazione
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Capitolo 26 • I

Facendo un passo indietro, le ultime due settimane erano passate diversamente dal solito. Come stabilito con Marco, dopo l'ultima sessione del sabato dove mi ero beccata ben 25 sculacciate per il mio ritardo, ero stata esonerata dal raccontare gli avvenimenti della settimana successiva. Avrei, quindi, dovuto dedicarmi ai capitoli precedenti e recuperare il ritardo accumulato.
Gli incontri con Marco erano comunque proseguiti regolarmente nei giorni stabiliti da contratto: martedì, mercoledì e sabato. Solo che non era successo nulla di particolarmente nuovo. Avevamo continuato con le nostre abitudini e con le solite attività di allenamento con plug, ma soprattutto con la profondità della gola.
Il mio compito, invece, rimaneva sempre lo stesso: scrivere.

All'inizio pensavo che quella settimana sarebbe bastata. Avevo finalmente più tempo per concentrarmi sui capitoli arretrati e credevo di riuscire a sistemare tutto senza troppe difficoltà. Invece, arrivai a sabato 10 ottobre senza essere riuscita a completare il lavoro. Non era facile conciliare tutto e, più passavano i giorni, più mi pesava non essere riuscita a rispettare le scadenze che avevamo stabilito.
Quando mi chiese a che punto fossi, dovetti ammettere che non avevo rispettato l'accordo, nonostante il tempo a disposizione. La sua decisione fu semplice all'apparenza. Ricordavo ancora bene quel momento: aveva ascoltato la mia spiegazione senza interrompermi, non aveva alzato la voce e non aveva mostrato particolare irritazione. Mi aveva semplicemente concesso un'altra settimana.
E se per un momento avevo pensato di aver evitato conseguenze peggiori, mi sbagliavo.
«Non pensare che questa settimana in più significhi che il tuo ritardo non avrà conseguenze» mi disse.
Lo avevo guardato, cercando di capire cosa intendesse. Pensai subito a qualche punizione fisica, così che il dolore mi accompagnasse ogni giorno.
«Per i prossimi incontri, niente contatto diretto con me. Continueremo ad allenarci, ma useremo soltanto gli strumenti che sceglierò io»
Non aggiunse altro, ma tirò fuori un piccolo dildo che fino a quel momento non avevo nemmeno notato. Lo fissai, confusa. Non capivo cosa avesse in mente né perché avesse scelto proprio quello.
«Non fare quella faccia», disse, accennando un sorriso. «Se continui a essere in ritardo con i tuoi capitoli, rischi che per un po' questo sia l'unico cazzo che vedrai»
Sentii le guance scaldarsi.
«Padrone…»
Marco lasciò uscire una breve risata. «Che c'è? Ti sembra una possibilità così assurda?»
Abbassai nuovamente lo sguardo, senza rispondere.
Il suo sorriso si allargò appena. «Allora forse è il caso che tu cominci a rispettare le scadenze»
Solo allora capii che quella seconda settimana non era un premio per il tempo che mi stava concedendo. Era un'altra occasione per rimediare, mentre lui avrebbe mantenuto la conseguenza stabilita. La scelta di non donarmi il suo corpo, sostituendolo con gli strumenti che avrebbe deciso di utilizzare, mi avrebbe fatto sentire ogni giorno il peso del ritardo accumulato.

Quella volta, però, non avevo intenzione di arrivare nuovamente alla fine della settimana senza aver concluso nulla. Così, ogni sera, dopo cena, mi mettevo al computer e iniziavo a scrivere.
All'inizio cercavo di organizzarmi in modo da terminare tutto a un'ora ragionevole. Poi mi accorgevo che il lavoro era ancora tanto e finivo per continuare fino a notte fonda.
Capitava spesso che guardassi l'orologio e mi rendessi conto che era già passata mezzanotte. A volte avevo gli occhi stanchi e facevo fatica a concentrarmi; altre volte, invece, riuscivo a procedere più velocemente.
Non era semplice, ma volevo arrivare alla fine e domenica 18 ottobre, riuscii a completare tutto quello che avevo in arretrato.
Adesso potevo tornare a raccontare quello che succedeva nella mia vita e non vedevo l'ora di rivedere Marco per dimostrargli che, questa volta, avevo rispettato l'accordo

19 Ottobre 2026

Finalmente non avevo più l'ansia di arrivare da Marco con un lavoro incompleto, potevo riprendere a raccontare la mia vita senza sentirmi costantemente in ritardo. Adesso l'obiettivo era non accumulare nuovamente ritardo.
Questa volta avrei cercato di procedere con maggiore costanza, anche se sapevo che conciliare tutto non sarebbe stato semplice.
Durante la giornata pensai spesso all'incontro del giorno successivo. Mi chiedevo cosa avrebbe detto Marco quando gli avessi comunicato di aver finalmente recuperato i capitoli.
Avevo lavorato duramente per arrivare a quel punto e desideravo che se ne accorgesse.

20 ottobre 2026

Quando arrivai da Marco, ero più tranquilla rispetto alle ultime volte. Entrai e raggiunsi il soggiorno, dove mi posizionai davanti al divano, come facevo ormai abitualmente, e rimasi in attesa. Non dovetti aspettare molto.
Poco dopo sentii la porta aprirsi e Marco entrare. Non disse nulla, si diresse verso la poltrona di fronte a me, si sedette e si sistemò comodamente.
«Buongiorno, Padrone»
Mi guardò, senza rispondere subito.
Rimasi immobile sotto il suo sguardo. Avevo una gran voglia di raccontargli che finalmente ero riuscita a terminare il lavoro arretrato. Dopo due settimane passate a scrivere ogni sera, spesso fino a notte fonda, sentivo il bisogno di fargli sapere che questa volta avevo mantenuto la promessa. Eppure non osavo anticipare la conversazione.
Marco continuava a osservarmi, come se stesse aspettando qualcosa.
Trascorsero alcuni secondi, poi, finalmente, parlò.
«Hai portato a termine il lavoro che ti avevo assegnato?»
Alzai appena lo sguardo. «Sì, Padrone»
La mia risposta arrivò quasi subito, forse con un entusiasmo che non ero riuscita a nascondere del tutto.
«Tutto?»
«Sì, Padrone. Ho recuperato tutti i capitoli arretrati. Ho finito domenica sera»
Questa volta fui io a rimanere in silenzio, aspettando la sua reazione. Avevo lavorato duramente per arrivare a quel momento e speravo che se ne accorgesse.
Marco annuì lentamente. «Bene. Almeno questa volta hai mantenuto l'accordo»
Sentii le spalle rilassarsi appena.
«Sai perché hai dovuto ridurti all'ultimo momento?»
Abbassai lo sguardo.
«Perché avevo sottovalutato il tempo necessario»
«E adesso hai capito qualcosa?»
«Che devo organizzarmi meglio e non aspettare di essere già in ritardo per recuperare»
Marco annuì. «Esatto. Voglio che tu sia costante. Non puoi lavorare bene soltanto quando sei sotto pressione»
«Lo so, Padrone. Perdonami»
«Adesso che hai recuperato tutto, dovrai mantenere il ritmo. Non voglio ritrovarmi tra due settimane nella stessa situazione»
«Non succederà, Padrone» la risposta mi uscì quasi istintivamente.
Marco sollevò appena un sopracciglio. «Non promettere cose che non puoi sapere. Dimostramelo con i fatti»
Annuii. «Sì, Padrone»
«Questa settimana riprendiamo normalmente con il racconto. Per quanto riguarda la conseguenza, invece, continueremo come stabilito fino alla fine della settimana»
Cercai di non mostrare la delusione, ma evidentemente non ci riuscii.
«Che cosa c'è?»
«Pensavo che, avendo terminato il lavoro, avrei potuto tornare alla normalità anche per il resto» ammisi.
Mi osservò con un sopracciglio alzato.
«Hai rispettato un accordo. Questo non significa che le conseguenze stabilite siano automaticamente annullate»
Abbassai lo sguardo. «Ho capito, Padrone»
Si alzò e iniziò a parlare. «Oggi dedicheremo il pomeriggio all'allenamento della gola. Voglio che ti concentri sulla respirazione e sul controllo, senza cercare di forzare i tuoi limiti, ma cercando di prenderne sempre di più» fece un pausa e prese posto dietro di me sul divano.
«Porta lentamente la testa indietro»
Seguii la sua indicazione, reclinando la testa. Mi aiutò con le mani a posizionarmi, cercando una posizione che riuscissi a mantenere senza irrigidire il collo.
«Così. Rilassa le spalle» Le rilassai, lasciando andare tutto il peso. «Respira dal naso e conta lentamente fino a tre, poi lascia andare» continuò.
Eseguii iniziando a inspirare e contando mentalmente, poi lasciai uscire il fiato.
«Brava, non devi essere tesa prima ancora di cominciare. Ancora»
Ripetei l'esercizio diverse volte. Ogni volta che tendevo le spalle o sollevavo il mento in modo eccessivo, Marco mi correggeva, facendomi ripartire da capo.
Solo quando riuscii a mantenere una posizione più rilassata, passò all'esercizio successivo.
Mi chiese di aprire la bocca e di rilassare la mandibola, senza stringere i denti. Dovevo mantenere la posizione per pochi secondi, respirare con calma e poi riposarmi prima di ricominciare.
All'inizio sembrava semplice, ma dopo alcune ripetizioni, però, cominciai ad avvertire la tensione nella mandibola e mi accorsi di quanto fosse facile irrigidirmi senza rendermene conto.
Marco se ne accorse subito. «Stai stringendo»
Ripetemmo l'esercizio, alternando brevi momenti di rilassamento a pause durante le quali potevo recuperare la posizione e bere qualche sorso d'acqua.
«Ricordati quello che abbiamo detto sulle safeword. Se devi fermarti, le usi. Non devi dimostrarmi niente mettendo a rischio il tuo benessere» mi disse mentre bevevo.
Annuii nuovamente e mi riposizionai: testa dietro e bocca aperta.
Da dietro un cuscino recuperò qualcosa che pochi secondi dopo mi ritrovai sopra lo sguardo. Lo osservai con una certa apprensione, sbarrando gli occhi.
«Lo aggiungiamo gradualmente» mi rassicurò. «Non devi cercare di prenderlo tutto subito»
Cominciammo con un tentativo breve, cercando di non lasciarmi sopraffare dall'ansia di non riuscire. Portò il piccolo dildo nero, che era stretto, ma lungo, sulle mie labbra aperte e non appena fui pronta lo lasciò scivolare molto lentamente dentro.
Fu molto strano sentirlo entrare in quella posizione.
Dopo poco, però, sentii che stavo iniziando a irrigidirmi, Marco se ne accorse e interruppe l'esercizio.
«Rilassati. Come ti senti?» mi chiese, mentre mi concesse una pausa, durante la quale bevvi qualche sorso d'acqua.
«Un po' in difficoltà, Padrone»
«Va bene. Lo teniamo presente e procediamo con calma»
Quella risposta mi tranquillizzò.
Riprendemmo e ripetemmo l'esercizio diverse volte. Non era facile, la sola consapevolezza di dover affrontare qualcosa d'impegnativo mi rendeva tesa ancora prima di cominciare, ma cercai di non anticipare la difficoltà. Mi concentrai soltanto sulla postura e sul respiro, cercando di non farmi condizionare da quello che era successo prima, ma la tensione tornò e dovetti fermarmi nuovamente.
Mi dava fastidio non riuscire a mantenere il controllo come avrei voluto. Una parte di me desiderava dimostrare a Marco di star migliorando, mentre un'altra sapeva che insistere soltanto per orgoglio non sarebbe servito a nulla.
Marco sembrò intuire i miei pensieri.
«Non devi dimostrarmi niente a ogni tentativo, Alice. Devi imparare»
Annuii e riprendemmo ancora, sempre con pause tra un esercizio e l'altro. Ogni tentativo mi sembrava diverso dal precedente: a volte riuscivo a restare tranquilla per qualche secondo; altre volte il riflesso arrivava prima e mi costringeva a interrompermi quasi subito. La cosa più difficile era non lasciarmi scoraggiare.
Dopo un po' di tempo cominciai ad avvertire la stanchezza nella mandibola e nel collo, fu allora che Marco mi informò che, per quel giorno, poteva bastare.
«Va bene così, Alice. Per oggi abbiamo finito»
Ero stanca. Avevo cercato di seguire ogni sua indicazione, ma gli esercizi si erano rivelati più impegnativi di quanto avessi immaginato.
Marco si alzò e mi invitò a bere, porgendomi la borraccia. «Come ti senti?»
«Stanca, Padrone. Soprattutto la mandibola e il collo»
Annuì. «È importante che tu impari a riconoscere quando sei affaticata. Non devi arrivare al punto di non riuscire più a continuare prima di dirmelo»
Mi sentivo anche un po' delusa. Avevo sperato di riuscire a fare progressi più evidenti, ma sapevo che non sarebbe bastata una sola sessione per ottenere i risultati che volevo. Marco sembrò intuire i miei pensieri.
«Non puoi allenare tutto in un pomeriggio. L'importante è che tu lavori con costanza»
Prima di lasciare quella casa, raccolsi il dildo, lo lavai e lo sistemai. Poi lo salutai e uscii.

Una volta rientrata, mi cambiai e mi concessi finalmente un po' di riposo. Sapevo che il percorso sarebbe continuato nei giorni successivi, ma almeno quella sera potevo lasciarmi alle spalle la sessione e concentrarmi sul recupero delle energie.
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