Sotto la Tua guida - Capitolo 23 • II
di
Baby_Ali
genere
dominazione
Settimana dal 27 al 30 Agosto
Prima di iniziare, devo fare una piccola precisazione.
Per motivi personali non sono riuscita a rispettare i tempi previsti e, sotto ordine del mio Padrone, devo scusarmi con voi per non aver pubblicato in tempo questo capitolo.
Spero possiate perdonarmi per il ritardo e, soprattutto, grazie per la pazienza.
Buona lettura
- Alice
***
27 Agosto 2026
Quel giorno, come ormai facevo abitualmente, mi svegliai all'alba per portare a termine i miei compiti. Eseguii la mia consolidata posizione, gli mandai il buongiorno e la foto del mio outfit casalingo. Quello fu tutto. Per il resto della giornata non sentii nulla da parte sua.
Quando mi vestii, quella mattina, mi accorsi che il rossore era ormai diminuito parecchio. Rimaneva ancora un leggero segno sulla pelle, ma il fastidio era molto più sopportabile rispetto ai giorni precedenti.
La mattinata, poi, la dedicai a un riassetto post-vacanze. Essendo mia madre a casa, per le ferie, ne approfittai per aiutarla a rimettere in ordine tutto ciò che non serviva più per le vacanze, portando alcune cose in garage, e l'aiutai nelle grandi pulizie.
Dopo aver sistemato tutto, accompagnai mio fratello in libreria per prendere alcuni dei libri scolastici per il nuovo anno. Tra liste da controllare e libri da cercare, passammo la mattinata a sbrigare le solite commissioni di fine agosto.
Tornammo a casa, giusto in tempo per pranzo e una volta finito, mi sdraiai un'oretta sul divano, prima di andare a prepararmi per il turno pomeridiano.
Quando tornai a casa ero stanca e non avevo particolarmente voglia di fare altro. Mi concessi una serata tranquilla, leggendo un libro.
28 Agosto 2029
Non appena mi svegliai, portai a termine i miei compiti come facevo ormai da mesi, assumendo la posizione che mi era stata indicata, scattando la foto che aveva richiesto e completando ciò che faceva parte della mia routine quotidiana. Quella mattina, però, feci tutto con una sensazione diversa dal solito. In me c'era un'emozione che accompagnava ogni gesto e che non riuscivo a mettere da parte.
Terminati i miei compiti, mi preparai con calma. Prima di andare al lavoro dovevo passare a prendere una collega. La sera precedente aveva avuto un imprevisto con la macchina e mi aveva chiesto se potevo accompagnarla al lavoro.
Così, dopo essermi preparata, passai a prenderla e, invece di andare direttamente al centro commerciale, decidemmo di fermarci a fare colazione insieme al bar.
«Ci voleva proprio» disse lei, sistemando la borsa sulla sedia.
«Dopo quello che mi hai raccontato ieri sera, direi che te la sei meritata»
«Non ricordarmelo. Ho ancora i nervi»
Risi, mentre ordinammo la nostra colazione.
Alle 9 aprimmo il negozio per iniziare un'altra lunga giornata lavorativa. Essendo ormai periodo di cambio di stagione, ogni giorno arrivava nuova merce da sistemare. Mi occupai per buona parte della mattinata di controllare gli arrivi, sistemare i nuovi articoli e organizzare gli scaffali, alternando il lavoro in magazzino all'assistenza ai clienti.
La mattinata passò molto velocemente e terminato il turno, non tornai direttamente a casa. Avevo l'appuntamento con Monica nel primo pomeriggio e preferii fermarmi a pranzo al fast food del centro commerciale, così da non perdere tempo tornando a casa e uscendo nuovamente poco dopo.
Monica mi accolse con la solita gentilezza e come ogni mese, iniziò il trattamento completo scelto da Marco. Sapevo già che non sarei uscita da lì prima di almeno due ore.
A un certo punto, mentre stavamo parlando, mi guardò.
«Oggi incontrerai Marco?»
La guardai sorpresa.
«No, oggi non ci vediamo»
«Oh, davvero? Beh, visto che è una giornata un po' particolare, pensavo ci fosse un incontro veloce»
«Perché?» chiesi incuriosita dal suo discorso.
«Quando ero la sua sottomessa, in una giornata come questa capitava che venisse da me. Anche se non avevamo una sessione programmata, si presentava a casa mia e...beh il resto puoi immaginarlo»
Sorrisi, sforzandomi.
«Ah...certo, certo. Ma no, oggi non mi ha chiesto d'incontrarci»
Monica annuì, senza dare particolare importanza alla cosa, e tornò a concentrarsi sul trattamento. Io invece rimasi a riflettere. Iniziai a chiedermi perché Marco non avesse fatto lo stesso con me, perché non mi aveva chiesto d'incontrarci e di passare qualche ora alla casa al mare?
Non avevo una risposta, e più cercavo di trovarne una, più mi rendevo conto che forse ero io a dare troppo peso a qualcosa che, per lui, poteva essere semplicemente una scelta come tante.
Una volta uscita da Monica, avevo ancora un'altra commissione da svolgere, non meno importante. Non avevo un'idea precisa di cosa stessi cercando. Sapevo soltanto che non volevo presentarmi a mani vuote e che avrei dovuto trovare qualcosa che potesse piacergli. Così iniziai a girare per i negozi del centro, entrando un po' dove mi attirava una vetrina e un po' dove pensavo di poter trovare qualcosa di adatto.
Guardai diverse cose senza convincermi davvero. Poi, quasi per caso, trovai qualcosa che attirò la mia attenzione. Lo presi tra le mani e lo osservai per qualche secondo.
«Questo potrebbe piacergli»
Alla fine decisi di acquistarlo. Uscii dal negozio con la busta in mano, soddisfatta di essere finalmente riuscita a portare a termine la mia missione.
Non avevo fatto nemmeno in tempo ad allontanarmi dalla vetrina che il telefono iniziò a squillare. Era Emma.
«Alice, ti prego, salvami»
Scoppiai a ridere.
«Che è successo?»
«Stasera devo andare con i miei a casa di Marco. Ha organizzato un rinfresco con gli amici per festeggiare il suo compleanno e io non ho nessuna voglia di andarci da sola»
Rimasi qualche secondo in silenzio.
«E quindi?»
«E quindi vieni con me» mi chiese disperata.
Abbassai lo sguardo verso la busta che avevo appena comprato.
«Emma, non credo sia il caso» provai a dire.
«Perché?»
«Perché non sono stata invitata. Non sapevo neanche che fosse il suo compleanno» mentii rendendo più vera la frase.
«Ma ci sono io. Non devi mica presentarti da sola»
Sorrisi, scuotendo la testa.
«No, davvero, non voglio essere di troppo»
«Ti, prego. Fallo per la tua migliore amica» mi implorò.
«Emma, non ho tutta questa confidenza con Marco e i suoi amici. Che figura ci farei a presentarmi a casa sua così, senza che nessuno mi abbia invitata?»
«Ma non è vero che non hai confidenza. Ci conosciamo tutti»
«Li conosco, sì. Ma non è la stessa cosa»
Dall'altra parte sentii Emma sbuffare.
«Va bene, allora te la metto così: c'è da bere gratis»
Non riuscii a trattenermi e scoppiai a ridere.
«Sei seria?»
«Serissima. Almeno vieni, bevi qualcosa e poi mi fai compagnia»
«Emma...»
«Dai, Alice, alcol gratis. Non puoi rifiutare per questo»
Risi ancora.
«Guarda che ci sono anche i tuoi genitori»
«E allora? Ci sono anche loro, con cui hai confidenza»
«Appunto. Ci sono i tuoi, gli amici di Marco... e io che mi presento dal nulla. No, davvero, sarebbe troppo imbarazzante»
«Sei impossibile»
«Lo so»
«Quindi è un no definitivo?»
«Sì, vai e divertiti…e poi mi racconterai tutto»
Sbuffò salutandomi.
Chiusi la chiamata e rimasi per qualche secondo ferma sul marciapiede. Guardai ancora una volta la busta che tenevo in mano. Il regalo di Marco era lì dentro, e per quanto avessi appena finto con Emma e rifiutato il suo invito, una parte di me continuava a chiedersi come sarebbe stata quella serata.
Sapevo che era il suo compleanno e sapevo anche che avrebbe festeggiato con gli amici. Non ero stata invitata, e questo era perfettamente chiaro.
Marco, però, mi aveva fatto intendere che il giorno dopo avremmo festeggiato a modo nostro. Forse era proprio questo a rendere quella serata così strana. L'aver saputo che tutti gli altri sarebbero stati insieme a festeggiarlo, mentre io sarei rimasta fuori da quella parte della sua vita.
In fondo, che cosa avrei dovuto aspettarmi?
Io ero la sua sottomessa, era quello il mio ruolo. Non ero un'amica che poteva presentarsi a una festa senza pensarci, né una persona che faceva parte della sua quotidianità allo stesso modo degli altri.
Con Marco avevo costruito qualcosa di diverso. Un rapporto fatto di regole, rituali, momenti condivisi e una complicità che esisteva soprattutto quando eravamo noi due e forse era proprio per questo che non dovevo confondere le cose.
La sua festa apparteneva alla sua vita con gli amici. Il giorno dopo, invece, ci sarebbe stato il nostro momento. A modo suo, a modo nostro.
Guardai ancora la busta che tenevo in mano e sorrisi appena. Almeno il regalo glielo avrei dato io.
Prima di iniziare, devo fare una piccola precisazione.
Per motivi personali non sono riuscita a rispettare i tempi previsti e, sotto ordine del mio Padrone, devo scusarmi con voi per non aver pubblicato in tempo questo capitolo.
Spero possiate perdonarmi per il ritardo e, soprattutto, grazie per la pazienza.
Buona lettura
- Alice
***
27 Agosto 2026
Quel giorno, come ormai facevo abitualmente, mi svegliai all'alba per portare a termine i miei compiti. Eseguii la mia consolidata posizione, gli mandai il buongiorno e la foto del mio outfit casalingo. Quello fu tutto. Per il resto della giornata non sentii nulla da parte sua.
Quando mi vestii, quella mattina, mi accorsi che il rossore era ormai diminuito parecchio. Rimaneva ancora un leggero segno sulla pelle, ma il fastidio era molto più sopportabile rispetto ai giorni precedenti.
La mattinata, poi, la dedicai a un riassetto post-vacanze. Essendo mia madre a casa, per le ferie, ne approfittai per aiutarla a rimettere in ordine tutto ciò che non serviva più per le vacanze, portando alcune cose in garage, e l'aiutai nelle grandi pulizie.
Dopo aver sistemato tutto, accompagnai mio fratello in libreria per prendere alcuni dei libri scolastici per il nuovo anno. Tra liste da controllare e libri da cercare, passammo la mattinata a sbrigare le solite commissioni di fine agosto.
Tornammo a casa, giusto in tempo per pranzo e una volta finito, mi sdraiai un'oretta sul divano, prima di andare a prepararmi per il turno pomeridiano.
Quando tornai a casa ero stanca e non avevo particolarmente voglia di fare altro. Mi concessi una serata tranquilla, leggendo un libro.
28 Agosto 2029
Non appena mi svegliai, portai a termine i miei compiti come facevo ormai da mesi, assumendo la posizione che mi era stata indicata, scattando la foto che aveva richiesto e completando ciò che faceva parte della mia routine quotidiana. Quella mattina, però, feci tutto con una sensazione diversa dal solito. In me c'era un'emozione che accompagnava ogni gesto e che non riuscivo a mettere da parte.
Terminati i miei compiti, mi preparai con calma. Prima di andare al lavoro dovevo passare a prendere una collega. La sera precedente aveva avuto un imprevisto con la macchina e mi aveva chiesto se potevo accompagnarla al lavoro.
Così, dopo essermi preparata, passai a prenderla e, invece di andare direttamente al centro commerciale, decidemmo di fermarci a fare colazione insieme al bar.
«Ci voleva proprio» disse lei, sistemando la borsa sulla sedia.
«Dopo quello che mi hai raccontato ieri sera, direi che te la sei meritata»
«Non ricordarmelo. Ho ancora i nervi»
Risi, mentre ordinammo la nostra colazione.
Alle 9 aprimmo il negozio per iniziare un'altra lunga giornata lavorativa. Essendo ormai periodo di cambio di stagione, ogni giorno arrivava nuova merce da sistemare. Mi occupai per buona parte della mattinata di controllare gli arrivi, sistemare i nuovi articoli e organizzare gli scaffali, alternando il lavoro in magazzino all'assistenza ai clienti.
La mattinata passò molto velocemente e terminato il turno, non tornai direttamente a casa. Avevo l'appuntamento con Monica nel primo pomeriggio e preferii fermarmi a pranzo al fast food del centro commerciale, così da non perdere tempo tornando a casa e uscendo nuovamente poco dopo.
Monica mi accolse con la solita gentilezza e come ogni mese, iniziò il trattamento completo scelto da Marco. Sapevo già che non sarei uscita da lì prima di almeno due ore.
A un certo punto, mentre stavamo parlando, mi guardò.
«Oggi incontrerai Marco?»
La guardai sorpresa.
«No, oggi non ci vediamo»
«Oh, davvero? Beh, visto che è una giornata un po' particolare, pensavo ci fosse un incontro veloce»
«Perché?» chiesi incuriosita dal suo discorso.
«Quando ero la sua sottomessa, in una giornata come questa capitava che venisse da me. Anche se non avevamo una sessione programmata, si presentava a casa mia e...beh il resto puoi immaginarlo»
Sorrisi, sforzandomi.
«Ah...certo, certo. Ma no, oggi non mi ha chiesto d'incontrarci»
Monica annuì, senza dare particolare importanza alla cosa, e tornò a concentrarsi sul trattamento. Io invece rimasi a riflettere. Iniziai a chiedermi perché Marco non avesse fatto lo stesso con me, perché non mi aveva chiesto d'incontrarci e di passare qualche ora alla casa al mare?
Non avevo una risposta, e più cercavo di trovarne una, più mi rendevo conto che forse ero io a dare troppo peso a qualcosa che, per lui, poteva essere semplicemente una scelta come tante.
Una volta uscita da Monica, avevo ancora un'altra commissione da svolgere, non meno importante. Non avevo un'idea precisa di cosa stessi cercando. Sapevo soltanto che non volevo presentarmi a mani vuote e che avrei dovuto trovare qualcosa che potesse piacergli. Così iniziai a girare per i negozi del centro, entrando un po' dove mi attirava una vetrina e un po' dove pensavo di poter trovare qualcosa di adatto.
Guardai diverse cose senza convincermi davvero. Poi, quasi per caso, trovai qualcosa che attirò la mia attenzione. Lo presi tra le mani e lo osservai per qualche secondo.
«Questo potrebbe piacergli»
Alla fine decisi di acquistarlo. Uscii dal negozio con la busta in mano, soddisfatta di essere finalmente riuscita a portare a termine la mia missione.
Non avevo fatto nemmeno in tempo ad allontanarmi dalla vetrina che il telefono iniziò a squillare. Era Emma.
«Alice, ti prego, salvami»
Scoppiai a ridere.
«Che è successo?»
«Stasera devo andare con i miei a casa di Marco. Ha organizzato un rinfresco con gli amici per festeggiare il suo compleanno e io non ho nessuna voglia di andarci da sola»
Rimasi qualche secondo in silenzio.
«E quindi?»
«E quindi vieni con me» mi chiese disperata.
Abbassai lo sguardo verso la busta che avevo appena comprato.
«Emma, non credo sia il caso» provai a dire.
«Perché?»
«Perché non sono stata invitata. Non sapevo neanche che fosse il suo compleanno» mentii rendendo più vera la frase.
«Ma ci sono io. Non devi mica presentarti da sola»
Sorrisi, scuotendo la testa.
«No, davvero, non voglio essere di troppo»
«Ti, prego. Fallo per la tua migliore amica» mi implorò.
«Emma, non ho tutta questa confidenza con Marco e i suoi amici. Che figura ci farei a presentarmi a casa sua così, senza che nessuno mi abbia invitata?»
«Ma non è vero che non hai confidenza. Ci conosciamo tutti»
«Li conosco, sì. Ma non è la stessa cosa»
Dall'altra parte sentii Emma sbuffare.
«Va bene, allora te la metto così: c'è da bere gratis»
Non riuscii a trattenermi e scoppiai a ridere.
«Sei seria?»
«Serissima. Almeno vieni, bevi qualcosa e poi mi fai compagnia»
«Emma...»
«Dai, Alice, alcol gratis. Non puoi rifiutare per questo»
Risi ancora.
«Guarda che ci sono anche i tuoi genitori»
«E allora? Ci sono anche loro, con cui hai confidenza»
«Appunto. Ci sono i tuoi, gli amici di Marco... e io che mi presento dal nulla. No, davvero, sarebbe troppo imbarazzante»
«Sei impossibile»
«Lo so»
«Quindi è un no definitivo?»
«Sì, vai e divertiti…e poi mi racconterai tutto»
Sbuffò salutandomi.
Chiusi la chiamata e rimasi per qualche secondo ferma sul marciapiede. Guardai ancora una volta la busta che tenevo in mano. Il regalo di Marco era lì dentro, e per quanto avessi appena finto con Emma e rifiutato il suo invito, una parte di me continuava a chiedersi come sarebbe stata quella serata.
Sapevo che era il suo compleanno e sapevo anche che avrebbe festeggiato con gli amici. Non ero stata invitata, e questo era perfettamente chiaro.
Marco, però, mi aveva fatto intendere che il giorno dopo avremmo festeggiato a modo nostro. Forse era proprio questo a rendere quella serata così strana. L'aver saputo che tutti gli altri sarebbero stati insieme a festeggiarlo, mentre io sarei rimasta fuori da quella parte della sua vita.
In fondo, che cosa avrei dovuto aspettarmi?
Io ero la sua sottomessa, era quello il mio ruolo. Non ero un'amica che poteva presentarsi a una festa senza pensarci, né una persona che faceva parte della sua quotidianità allo stesso modo degli altri.
Con Marco avevo costruito qualcosa di diverso. Un rapporto fatto di regole, rituali, momenti condivisi e una complicità che esisteva soprattutto quando eravamo noi due e forse era proprio per questo che non dovevo confondere le cose.
La sua festa apparteneva alla sua vita con gli amici. Il giorno dopo, invece, ci sarebbe stato il nostro momento. A modo suo, a modo nostro.
Guardai ancora la busta che tenevo in mano e sorrisi appena. Almeno il regalo glielo avrei dato io.
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