Sotto la Tua guida - Capitolo 25 • I

di
genere
dominazione

Capitolo 25• I

28 Settembre 2026
Le due settimane precedenti passarono molto più velocemente di quanto avessi immaginato. Marco era partito il lunedì dopo la nostra ultima sessione con l'idea di risolvere un imprevisto di lavoro che avrebbe dovuto tenerlo fuori solo per qualche giorno. Invece il problema si era rivelato più complesso del previsto e, poco alla volta, quei pochi giorni erano diventati prima una settimana. Poi due.
Durante tutto quel periodo, però, non aveva aggiunto nuovi ordini, né aveva modificato quelli che già conoscevo. Io, nonostante tutto, avevo continuato a comportarmi come se il percorso fosse semplicemente rimasto in pausa. La routine del mattino era rimasta la stessa, così come le piccole regole che ormai facevano parte delle mie giornate.
Sabato 26 settembre era finalmente tornato. Lo avevo saputo quando mi aveva scritto che era di nuovo a casa.
Non ci eravamo però visti. Il viaggio, il lavoro arretrato e la famiglia, avevano fatto saltare anche la nostra sessione più lunga.

Nel frattempo, in queste settimane, la mia vita non si era fermata. Avevo ripreso regolarmente i miei corsi sportivi, tornando lentamente alle mie abitudini. Il primo weekend avevo anche lavorato a un congresso come hostess. Erano state due giornate intense, ma mi aveva fatto piacere tornare a occuparmi di qualcosa di diverso e che mi permetteva di ampliare le mie conoscenze. Tra una quotidianità e l'altra, avevo anche cercato di dedicare un po' di tempo a me stessa.
Ero tornata dal parrucchiere dopo 3 mesi e, per la prima volta, avevo finalmente fatto una cosa che avevo programmato da tempo insieme alle mie amiche: fare lo stesso tatuaggio.
Non era soltanto un disegno, era un piccolo segno che avevamo scelto di condividere tutte e quattro, qualcosa che rappresentasse il nostro legame e l'unione che ci aveva accompagnate negli anni. E da quel giorno, ogni volta che lo guardavo pensavo a loro: a Emma, Giulia e Beatrice. A tutte le esperienze che avevamo condiviso e alla certezza che, nonostante tutto quello che poteva cambiare nelle nostre vite, quel legame sarebbe rimasto.

Quel lunedì, iniziai la giornata in negozio, cercando di non pensare troppo al fatto che, il giorno dopo, avrei finalmente rivisto Marco. Quando terminai il turno, tornai a casa per una breve pausa e poi mi preparai per andare da Monica.
Era da qualche settimana che non ci vedevamo e, proprio per questo, era arrivato il momento di tornare per la routine mensile.
Arrivai da lei nel primo pomeriggio e, non appena entrai, lei mi accolse con un'espressione leggermente dispiaciuta.
«Alice, devo chiederti una cortesia»
La guardai sorpresa. «È successo qualcosa?»
Monica sospirò appena. «Una delle ragazze ha sbagliato a segnare gli appuntamenti. Non ha calcolato che il tuo trattamento dura più di un'ora abbondante e ha preso un altro appuntamento nello stesso orario»
Rimasi qualche secondo in silenzio. Monica continuò «Mi dispiace molto. Potrei farti soltanto la ceretta oggi e rimandare il resto a un altro giorno?»
Guardai Monica. Era evidente che la situazione non dipendesse da lei e non volevo metterla ulteriormente in difficoltà, così sorrisi.
«Certo, non preoccuparti. Va benissimo»
Il suo volto si rilassò immediatamente.
«Grazie, Alice. Davvero»
«Non c'è problema»
Monica iniziò quindi con la ceretta. Rimasi tranquilla, lasciando che facesse il trattamento con la solita attenzione. Quando ebbe finito, controllò l'agenda e cercò un nuovo spazio per recuperare tutto il resto.
«Posso spostarti a venerdì»
Scorse ancora gli appuntamenti. «Ti andrebbe bene come ultimo appuntamento della giornata? Così ci prendiamo il tempo necessario senza correre»
Ci pensai un istante. «Sì, va bene»
Segnò l'appuntamento. «Allora venerdì sei l'ultima»
La ringraziai e, dopo aver salutato, uscii dal centro.
Con la modifica dell'appuntamento mi ritrovai con qualche ora libera che non avevo previsto. Così invece di tornare subito a casa, decisi di approfittarne per andare in palestra visto che avevo sempre un cambio in auto. Quella variazione mi permetteva di partecipare al corso di funzionale che altrimenti avrei dovuto saltare.

29 Settembre 2026
Iniziai a lavorare di mattina, ma passai tutta la mattinata a pensare al pomeriggio. Dopo due settimane di distanza, finalmente avrei rivisto Marco. Il pensiero mi tornava in mente continuamente: durante le pause controllavo l'orologio, quasi aspettando che il tempo decidesse di scorrere più velocemente.
Quando arrivarono le quattordici, salutai le colleghe e tornai a casa per una veloce rinfrescata. Mangiai qualcosa velocemente e poi iniziai a prepararmi.
Due settimane erano tante. Non sapevo se avrebbe ripreso esattamente da dove ci eravamo fermati o se avrebbe deciso di cambiare qualcosa.

Quando arrivai alla casa al mare, Marco era già lì. Come mi aveva anticipato, gli operai erano già passati e avevano lasciato il materiale per i lavori che sarebbero iniziati il giorno successivo. Entrai e lasciai la borsa e le altre cose all'ingresso, come ormai ero abituata a fare. Dal corridoio sentii dei passi, Marco comparve poco dopo.
Dopo due settimane, ritrovarmelo davanti mi fece uno strano effetto. «Buon pomeriggio, Padrone»
«Ciao, Alice» non perse tempo. «Vieni»
Mi fece cenno di seguirlo verso la camera. Una volta dentro, si andò a sedere sulla poltrona.
«Spogliati»
Annuii e iniziai a spogliarmi dei miei abiti e del mio intimo, mentre lui rimase a osservare.
«Oggi recuperiamo il tempo perso» mi fece un cenno. «In ginocchio»
Obbedii e scesi giù.
«Fammi vedere quanto ti è mancato il tuo Padrone»
Quelle parole mi fecero abbassare lo sguardo. Iniziai ad avvicinarmi lentamente a lui, gattonando. Sentivo il cuore accelerare mentre riducevo poco alla volta la distanza tra noi. Arrivata davanti a lui, mi fermai. Marco non disse nulla, rimase semplicemente a guardarmi, aspettando che fossi io a fare il passo successivo. Inspirai e mi avvicinai un altro po'.
Iniziai a spogliarlo, sbottonando i pantaloni afferrando anche lo slip. Marco mi aiutò sollevando appena il bacino per aiutarmi a sfilare il tutto. Una volta che il suo cazzo fu esposto alla mia visuale, lo afferrai trovandolo decisamente duro. Marco mi riprese subito.
«Le mani dietro la schiena» mi fermai «oppure te le lego»
Abbassai immediatamente lo sguardo e portai entrambe le mani dietro la schiena. Poi avvicinai la lingua sulla parte bassa dell'asta e iniziai a leccare salendo lentamente. Non appena raggiungi il glande lo baciai e tornai a leccare giù, per poi risalire e dedicarmi a leccargli tutto il glande. Quando fui soddisfatta, portai la faccia sopra il cazzo e tenendola aperta lo feci entrare dentro, succhiandolo lentamente e lavorandolo spesso di labbra. Mi concentrai solo su quella parte all'inizio e notai che il mio atteggiamento iniziava ad avere l'effetto che speravo. Il suo respiro si fece leggermente più profondo e il volto più teso, ma riuscì comunque a mantenere quella calma che lo caratterizzava.
Nonostante fosse evidente quanto desiderasse qualche trattamento, non lasciò che fosse l'impazienza a guidarlo. Si limitò a osservarmi a controllare la propria reazione.
«Brava» mi disse, mentre ripresi a leccare l'asta, per poi riprenderlo in bocca e oltrepassare il glande. Iniziai a lavorarlo come ero abituata a fare da sempre. Sentii il suo respiro cambiare.
Dopo qualche istante la sua voce arrivò bassa e controllata.
«Scendi ancora un po'»
Provai a seguirlo, spingendomi oltre il mio limite abituale. Mi concentrai e feci del mio meglio, ma quasi subito sentii che ero arrivata al mio limite.
Mi fermai.
«Ancora, non fermarti»
Cercai di scendere maggiormente, ma questa volta la difficoltà aumentò. Sentivo la tensione crescere e il corpo reagire d'istinto.
Marco se ne accorse immediatamente.
«Apri di più»
Inspirai lentamente. Ci provai di nuovo, ma feci davvero fatica.
A quel punto, mi fermò e mi fece gattonare verso il letto, su cui mi fece salire e mi spinse con la testa bassa, poggiata su una guancia e il culo alzato. Mi allargò le gambe ampiamente e aprì i glutei con le mani, esponendo al suo sguardo sia l'ano, che la figa. Iniziò a leccare con colpi veloci l'ano, spingendosi un po' dentro a momenti. Inizia a mugolare e ne approfittò per spingere un dito dentro la figa. Istintivamente lo incitai perché quel trattamento non mi dispiaceva affatto. «Si, si, si» mormorai piano mugolando.
Ma lui si spostò, mollandomi nel momento in cui il piacere iniziava a crescere, raggiunse il comodino e prese qualcosa al suo interno. Tornò dietro di me e sentii il gel freddo del lubrificante, rivestire il mio ano e spingersi dentro. Capii subito cosa stava per accadere. Infatti pochi secondi dopo, mi infilò il plug rivestito anche quello di lubrificante.
Mi riafferrò le natiche aprendole e passò a leccare le mie labbra che nel frattempo si erano bagnate di umori.
Gemette, lasciando uscire un respiro profondo, senza preoccuparsi di nascondere il piacere che stava provando «Sempre un buon sapore»
Sentire quel commento non fece altro che eccitarmi. Nel frattempo si spostò, mi afferrò dai fianchi, sostenendomi e mi penetrò in modo deciso. Sussultai quando sentii il suo cazzo scivolare nella mia figa e mi sfuggì un gemito. Iniziò a scoparmi con una velocità sostenuta e non variò mai il ritmo, che rimase costante e controllato.
Passarono diversi minuti, in cui mugolai di continuo e la tensione cresceva continuamente, finché non iniziai a sentire che qualcosa dentro di me stava cambiando. Il respiro diventò più corto, le gambe iniziarono a tremare leggermente. Strinsi il lenzuolo e cercai di mantenere il controllo.
Marco notò il mio cambiamento e me lo disse «Non avere fretta», ma non rallentò.
Cercai con molta fatica di controllare le mie reazioni, ma era molto difficile. Ogni spinta era come un invito a venire, anche se non era davvero così.
«Aah...» era l'unica parola che mi concedevo di sussurrare insieme a gemiti e mugolii. Quando il piacere raggiunse il culmine, pochi millesimi prima di godere, si sfilò e mi voltò. Improvvisamente mi ritrovai di schiena, con le gambe sollevate e piegate. Lo guardai sorpresa, ancora col respiro irregolare.
«Credevi davvero che fosse già finita così?» mi disse sorridendo e penetrandomi nuovamente. In quella posizione sentii molto di più il cazzo entrare. Non risposi e riprese a muoversi.
«Due settimane, Alice» mormorò con voce bassa e facendomi sentire ancora più coinvolta. «Sono bastate due settimane lontano da me per farti diventare così impaziente?»
Abbassai lo sguardo, imbarazzata, mentre Marco accennò una breve risata.
«Pensavo che dopo due settimane avresti avuto bisogno di tempo per rientrare nel tuo ruolo, invece sembri aver avuto soltanto bisogno di ritrovarmi»
Sentii il viso scaldarsi e il piacere tornare a farsi vivo. Il respiro era tornò a farsi troppo irregolare e piccoli mugolii continuavano a uscirmi dalle labbra.
«Ma non pensare che questo significhi che oggi ti lascerò fare tutto quello che vuoi. Anzi. Credo che dovremo recuperare parecchie cose»
Uscii per la seconda volta, lasciandomi nuovamente un senso di vuoto dentro. Si abbassò e mantenendo le gambe larghe, tirò verso se un po' il plug e riprese a leccarmi, inizialmente lentamente, ma man mano aumentò la velocità. Sentii che ero ancora una volta sul punto di farmi travolgere. Tirò maggiormente permettendo al plug di fermarsi sulla parte più larga. Gemetti sempre più mentre anche resistere al piacere e trattenerlo iniziava a diventare una tortura. Iniziavo a non avere più il controllo del mio corpo, tremavo, mugolavo, non riuscivo quasi più a pensare. Iniziò a muoverlo di pochi millimetri avanti e indietro, tenendomi le gambe ferme e tutta la mia parte intima esposta. Continuò a leccare, mentre osservava attentamente ogni mia reazione e quando capì che stavo per venire nella sua bocca, si staccò.
Mugolai contrariata. Non sopportavo più questi continui stacchi da parte sua, avevo bisogno di godere. Avevo bisogno di esplodere tutto il mio orgasmo.
«Non credi che per venire dovresti chiedere il permesso del Padrone?» mi disse.
Sentii il viso scaldarsi.
«Sì, Padrone» risposi con la voce spezzata.
«Brava» ma non mi diede il tempo di aggiungere altro. Mi abbassò le gambe e mi tirò a sé. «Prima, però, voglio che sia tu a far godere il tuo Padrone» e mi spinse il cazzo in bocca.
Per qualche secondo rimasi completamente spiazzata. Fino a un attimo prima ero stata completamente concentrata su quello che stavo provando io. La tensione era cresciuta lentamente, fino a farmi pensare di essere ormai vicina al culmine.
E poi aveva cambiato tutto. Adesso l'attenzione non era più su di me, era su di lui.
Sentii una strana sensazione di frustrazione attraversarmi. Avevo ancora addosso tutta quella tensione che non aveva avuto modo di sciogliersi e, proprio per questo, non riuscivo a smettere di pensarci, ma sapeva benissimo cosa stava facendo. Stava prendendo quella mia impazienza e trasformandola in parte del gioco.
La cosa più strana era che, nonostante fossi stata fermata proprio nel momento in cui mi sentivo più coinvolta, non riuscivo a essere davvero contrariata, anzi, sapere che adesso toccava a me occuparmi di lui mi faceva sentire ancora più desiderosa di continuare. Volevo vederlo perdere quella calma che aveva mantenuto fino a quel momento.
E mentre lo guardavo, capii che, almeno per qualche minuto, avrei dovuto dimenticare completamente me stessa, perché adesso contava soltanto lui.
Iniziai a dedicarmi al suo cazzo, succhiando il glande con dedizione e tenendo con fatica le mani dietro la schiena, anche se avrei voluto portarle tra le gambe per masturbarmi. Mi osservò attentamente per qualche minuto, poi la sua voce arrivò bassa e ferma. «Guardami»
Alzai gli occhi verso di lui. Il suo sguardo era diverso da quello di poco prima. La tensione sul suo volto era ormai evidente e anche il respiro si era fatto più profondo. Continuai a succhiare, finché non lasciò andare finalmente tutta la tensione che aveva trattenuto sborrandomi in bocca.
Rimase immobile col cazzo ancora dentro la mia bocca per qualche secondo, respirando lentamente, mentre io deglutii la sborra. Quando riprese fiato, si allontanò appena e mi spinse indietro sulla schiena, facendomi sdraiare. Mi sollevò nuovamente le gambe e tornò a dedicarsi completamente a me.
Inserì due dita in figa, spingendole tutte dentro e iniziò un veloce va e vieni all'interno e, in pochi istanti, sentii la tensione crescere molto più rapidamente di quanto mi aspettassi.
Cercai di mantenere il controllo, ma mi fu praticamente impossibile. Il respiro diventò corto e iniziai grugnire.
«Chiedi il permesso al Padrone» mi disse intuendo che stessi per venire.
Sentii la voce spezzarsi. «Padrone... posso?»
Non fu una domanda calma, mi uscì affannata, quasi impaziente, mentre cercavo di trattenermi.
«No. Chiedimelo di nuovo» mi disse aumentando un altro po' la velocità. Sentii il suono degli umori sbattere all'interno, mentre alcuni fuoriuscivano bagnando le dita di Marco.
«Padrone... ti prego...posso venire?» farfugliai con voce spezzata, mugolando subito dopo.
Non rispose. Si spinse ancora più dentro, continuando a muoverle sempre più veloce, mentre osservava la mia reazione, lasciando che l'attesa diventasse parte del gioco.
Avvertii il corpo irrigidirsi e la tensione crescere ancora. Poi sentii quella parola tanto desiderata.
«Ora» urlò.
Non ebbi bisogno di sentire altro. Lasciai andare tutto il piacere trattenuto fino a quel momento, esplodendo in un forte orgasmo. Il corpo iniziò a tremare, reclinai la testa all'indietro e inarcai appena la schiena, incapace di controllare completamente la reazione. Marco continuò a muovere le dita, lasciandomi attraversare quella sensazione senza interromperla.
Poi rallentò lentamente. Il mio respiro rimase irregolare, mentre cercavo di tornare alla calma.
Quando finalmente mi sentì più tranquilla, si fermò del tutto. Rimasi sdraiata, ancora scossa, cercando di recuperare il respiro.
Marco si avvicinò alle mie labbra e mi baciò lentamente, senza fretta, lasciando che quel contatto durasse qualche secondo in più del necessario.
All'inizio fu un bacio leggero, poi si fece più intenso, mentre la sua mano sfiorava delicatamente il mio viso. Dopo tutta la tensione di quel pomeriggio, quel momento aveva qualcosa di completamente diverso.
Quando si staccò, mi guardò e accennò un sorriso.
«Te lo sei meritata»
Rimasi sorpresa. Quella frase mi fece sorridere più del bacio stesso.
«Grazie, Padrone»

Marco mi concesse del tempo per sistemarmi e lui fece lo stesso. Quando ebbi finito, lo raggiungi in cucina dove lo trovai che beveva. Mi porse un bicchiere di acqua che mandai subito giù.
«Padrone... posso togliere il plug?» chiesi ricordandogli di averlo ancora addosso.
Marco mi guardò «No. Tornerai a casa con quello»
Lo guardai sorpresa. «In che senso, Padrone?»
«Nel senso che rimarrà così fino a quando non sarai rientrata a casa»
Sgranai leggermente gli occhi. «Ma...»
«Niente ma. Lo toglierai soltanto quando sarai rientrata» ripeté.
Abbassai lo sguardo. «Sì, Padrone»
«Brava. Ti darò maggiori dettagli su quando tornarlo»
Annuii lentamente. Non sapevo ancora cosa avesse in mente, ma l'avrei scoperto a tempo debito.
Mi accompagnò fino alla porta e ci salutammo.

Quando rientrai, trovai mio fratello già in soggiorno e mia madre ai fornelli. Li salutai entrambi e loro risposero quasi contemporaneamente. Posai la borsa e cercai di comportarmi normalmente.
«Vado a fare una doccia»
Mia madre annuì mentre continuava a occuparsi della cena. Entrai in bagno e solo allora lasciai uscire il respiro che avevo trattenuto durante il tragitto. Avevo ancora addosso il plug che mi aveva lasciato e, a quel punto, iniziava a darmi abbastanza fastidio. Il contatto con la pelle era diventato, infatti, sempre più scomodo e sentivo un bruciore crescente. Capii che il problema era anche il fatto che si fosse asciugato. Presi quindi la decisione di toglierlo prima di tutto, nel farlo però provai molto fastidio. Così decisi di entrare nella vasca che nel frattempo avevo riempito e col calore dell'acqua inizia a spingere per permettere all'ano di allargarsi e favorire l'uscita, e con una mano lo afferrai e tirai lentamente. Quando uscii il sollievo fu quasi immediato.
Allungai il braccio per prendere il telefono e scivolai ancora un po' dentro la vasca.

Alice:
"Padrone, l'ho tolto. Mi ha dato fastidio per tutto il tragitto e mi bruciava perché si era asciugato"

La notifica risultò visualizzata poco dopo, ma non rispose. Rimasi qualche secondo a guardare lo schermo. Sapevo che aveva letto. Ma non avevo idea di cosa ne pensasse.
scritto il
2026-09-30
75
visite
1
voti
valutazione
1
il tuo voto

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.