Sotto la Tua guida - Capitolo 21 • III
di
Baby_Ali
genere
dominazione
15 Agosto 2026
Entrammo in casa ancora parlando della notte appena trascorsa. Emma aprì la porta e rimase per qualche secondo ferma sulla soglia.
«Ma...»
La guardai preoccupata. «Che c'è?»
Non mi rispose.
«Emma?» sussurrai, iniziando a preoccuparmi.
Lei continuava a fissare l'interno della casa senza muoversi. Le luci erano accese.
Aggrottò appena la fronte. «I miei dovevano essere a casa di Paolo»
La guardai senza capire.
«Magari sono tornati prima»
Emma non rispose. Rimase ancora qualche secondo immobile, con la mano sulla maniglia.
In quel momento iniziai a pensare che potesse essere successo qualcosa. La casa sembrava vuota, ma quelle luci accese e il modo in cui Emma si era bloccata sulla porta mi fecero venire un pensiero decisamente meno rassicurante. E se ci fosse stato qualcuno dentro? Un ladro, magari.
Entrammo lentamente con Emma che richiuse piano la porta alle nostre spalle, ci guardammo intorno senza dire una parola.
Facemmo qualche passo e fu allora che sentimmo delle voci, che arrivavano dal giardino.
«Ma chi c'è?»
Scossi la testa, perché non ne avevo idea. Ci avvicinammo lentamente fuori in giardino, dove c'erano i genitori di Emma, Elisa e Paolo, la coppia con cui inizialmente avrebbero dovuto trascorrere la giornata, Marco insieme a sua moglie e un'altra coppia che non avevo mai visto prima.
Per un istante rimasi semplicemente a osservare la scena. Emma sembrava sorpresa almeno quanto me.
«Ma che ci fate tutti qui?» chiese.
Sua madre sorrise.
«Bentornate ragazze. Alla fine abbiamo dovuto cambiare programma»
Elisa intervenne subito, spiegando che a casa loro era successo un imprevisto e che non avrebbero più potuto ospitare tutti.
«Così tuo padre si è offerto di ospitarci qui» aggiunse Paolo.
Emma annuì lentamente, ancora un po' spaesata.
«E loro?» chiese indicando con un cenno della testa la coppia che non conosceva.
Sua madre sorrise nuovamente.
«Loro sono amici di Paolo. Vivono all'estero e sono tornati qui per qualche giorno»
Fu Paolo a presentarceli meglio. Erano vecchi amici suoi e, a quanto pare, anche di Marco. Li salutammo educatamente, cercando di assimilare tutte quelle informazioni insieme.
Poi il mio sguardo tornò inevitabilmente su Marco. Era seduto accanto a sua moglie e stava parlando tranquillamente con gli altri, sembrava perfettamente a suo agio.
Io, invece, sentii qualcosa cambiare dentro di me. Non mi aspettavo di trovarlo lì e non avevo avuto il tempo di prepararmi all'idea d'incontrarlo in quel contesto, in mezzo alla mia vita di tutti i giorni.
«Voi intanto andate a sistemarvi, così vi fate una doccia e vi rimettete un po' in ordine. Poi scendete in giardino» ci disse sua madre Chiara.
Emma annuì. «Sì, direi che ne abbiamo decisamente bisogno»
Sorrisi anch'io. Prima di seguire Emma, lasciai ancora una volta vagare lo sguardo verso Marco e proprio in quel momento lui mi stava già guardando. Si limitò a osservarmi per qualche secondo, come se volesse semplicemente registrare ogni dettaglio del mio aspetto dopo la notte passata in spiaggia. Abbassai lo sguardo e seguii Emma verso le scale.
Una volta in camera ci sistemammo con calma. Facemmo una doccia, ci cambiammo e cercammo di recuperare almeno un aspetto vagamente presentabile.
Quando tornammo in giardino, gli altri erano tornati a conversare. Prendemmo due sedie e ci sedemmo, e per una strana coincidenza, finii proprio di fronte a Marco. Cercai di non farci troppo caso.
Ci chiesero com'era andata la notte, dove avevamo dormito, chi avevamo incontrato e cosa avessimo combinato fino a quel momento.
Emma iniziò a raccontare alcuni episodi della serata e io intervenivo ogni tanto, aggiungendo qualche dettaglio.
«E poi abbiamo fatto il bagno a mezzanotte» raccontai.
«Sì, e qualcuno ha rischiato di perdere il costume» aggiunse Emma ridendo.
La guardai immediatamente. «Emma!»
Lei scoppiò a ridere. «Che c'è? È vero»
«Comunque sei stata fortunata a non perderlo davvero» disse con naturalezza Marco.
Scossi la testa. «Non l'ho perso» sussurrai, improvvisamente più imbarazzata di quanto avrei voluto. Emma e il resto dei presenti non sembrarono accorgersene.
«Però ammettilo, Alice. Se non fossi stata proprio tu quella in mezzo a tutti, sarebbe stato ancora più divertente»
«Grazie tante» risposi ridendo.
«E poi Gabriele che è venuto subito ad aiutarti?»
«Non mi stava aiutando»
«Ah, no?» Emma mi guardò divertita. «Secondo me aveva trovato un ottimo pretesto per avvicinarsi»
«Emma...»
«Dai, Alice. Si vedeva lontano un chilometro che non gli interessava soltanto il costume»
«Era solo gentile»
«Certo. Gentile»
Quella storia ci aveva fatto ridere per tutta la giornata e, fino a quel momento, non avevo avuto problemi a stare al gioco. Solo che adesso Marco era seduto proprio di fronte a me e improvvisamente quella stessa battuta aveva un peso completamente diverso. Continuai a sorridere come se nulla fosse, ma evitai accuratamente d'incrociare lo sguardo di Marco.
Alla fine quell'episodio era diventato l'occasione per il gruppo di amici di ricordare qualche vecchia estate e qualche serata trascorsa insieme anni prima.
Quando finalmente la conversazione si spostò su altro, lui si alzò insieme a Paolo.
«Andiamo a vedere il barbecue» disse quest'ultimo. I due si allontanarono verso il giardino, mentre le donne continuarono a parlare con noi ragazze. Il padre di Emma entrò in casa per prendere altre birre e, poco più in là, l'altro ospite si mise a giocare con suo figlio, un bambino di circa otto anni.
Per qualche minuto riuscii finalmente a rilassarmi, poi sentii il telefono vibrare nella tasca. Lo tirai fuori con discrezione, facendo attenzione che nessuno mi vedesse.
M. Marco:
"Raggiungimi"
Alzai istintivamente lo sguardo verso il giardino, cercando d'individuarlo, ma non lo vidi.
«Chi è?» chiese Emma.
Mi voltai verso di lei e sorrisi, cercando di sembrare naturale.
«Mia madre»
Proprio in quel momento suo padre si alzò dalla sedia.
«Vado a prendere le birre» annunciò a tutti.
«Tutto bene?» chiese Emma.
«Sì, la chiamo un attimo»
Annuì senza fare altre domande. Mi alzai e cercai di assumere un'aria il più naturale possibile, poi mi avviai verso casa, con il telefono ancora stretto nella mano.
Una volta dentro mi guardai intorno, cercando di capire dove potesse essere. Presi il telefono per chiedere, ma proprio in quel momento arrivò un nuovo messaggio.
M. Marco:
"Bagno, piano inferiore"
Sentii una stretta allo stomaco. Mi guardai intorno per un istante, poi mi diressi verso il bagno del piano inferiore cercando di non attirare l'attenzione. La porta era chiusa.
Esitai qualche secondo, poi bussai piano.
Marco l'aprì e mi guardò senza dire nulla e mi fece entrare. Appena fui dentro, richiuse la porta alle mie spalle e girò la chiave nella serratura.
Quel semplice gesto mi fece irrigidire. Lui invece sembrava completamente tranquillo.
«Padrone...» dissi piano.
Marco mi osservò per qualche secondo. «Sei agitata»
Abbassai lo sguardo. «Un po'»
«Guardami» mi sollevò il mento «Perché?» chiese.
«Perché siamo a casa di Emma» risposi ovvia.
«Lo so»
«E ci sono tutti» continuai.
«So anche questo»
«E allora perché mi hai fatta venire qui?» chiesi senza riflettere.
Marco rimase immobile, ma il suo sguardo cambiò. Fino a quel momento era stato tranquillo, quasi divertito. Ora, invece, mi osservava con un'espressione che conoscevo bene.
Capii immediatamente di aver sbagliato, non tanto per la domanda in sé, ma per il modo in cui l'avevo posta, come se dovesse essere lui a giustificare una decisione che aveva preso.
Abbassai gli occhi. «Scusa, Padrone»
Marco non rispose, poi fece un passo verso di me, bloccandomi con le spalle alla porta.
«Chi è Gabriele?»
Lo guardai negli occhi «È...un ragazzo che abbiamo incontrato in spiaggia» spiegai. «Aveva la tenda vicino alla nostra, insieme ad altri ragazzi»
«Lo conoscevi già?»
«No, l'abbiamo conosciuto quella sera»
Annuì lentamente. «Ti ha toccata?»
Scossi subito la testa. «No, Padrone»
«Ma ti ha aiutata con il costume» continuò.
«Mi ha solo passato il telo per coprirmi» mi difesi. Era la verità. In quel momento Gabriele era l'unico che non era ancora entrato in acqua, così in quel momento dove tutti ridevano divertiti, lui era stato l'unico a recuperarmi un telo.
Marco rimase qualche secondo in silenzio, si avvicinò ancora di più.
«E come hai fatto a rischiare di perderlo?»
Esitai prima di rispondere. «Si è sciolto il laccio dietro del sopra» sussurrai. «Il costume si è spostato un po'... scoprendo un po' il seno»
Il suo sguardo rimase fermo sul mio, poi con una mano fece cadere la spallina sottile dell'abito aderente e semplice che avevo indossato. Si abbassò e passò la lingua sulla spalla fino al collo. Mi irrigidii e gemetti.
Marco con una mano mi tappò la bocca, impedendomi di farmi sentire.
«Solo io posso ammirare e sfiorare questo splendido corpo. Solo io posso sentirlo fremere sotto il mio tocco, ricordalo» annuii incapace di parlare, mentre come aveva appena detto lui, fremevo. «E senza il mio permesso nessuno può permettersi di farlo»
Abbassai nuovamente lo sguardo.
«Sì, Padrone»
Poi si staccò e girandomi velocemente, mi piegò quasi a 90°. Istintivamente poggiai le mani sulla porta per sostenermi e in quello stesso istante mi lasciò una sculacciata abbastanza forte sul sedere. Riuscii a mordermi le labbra per non urlare.
Con una mano si stava facendo largo sotto il vestito quando sentimmo una voce lontana.
«Amore...» era la voce di sua moglie Francesca.
Il cuore mi balzò in gola e guardai Marco preoccupata. Lui rimase completamente immobile per un istante, ma il suo sguardo era calmo. Tanto calmo che continuò a farsi spazio, scostando lo slip. Provai a fermarlo, ma il suo sguardo duro bloccò le mie intenzioni. Alla fine si fermò per un istante, quando incontrò il cordoncino del tampax. Lo afferrò appena tra le dita e mi rivolse uno sguardo divertito.
«Potrei anche sfilarlo e...»
Nello stesso istante la voce di suo moglie si avvicinò un po'.
«Marco? Sei qui?» lo chiamò ancora.
Mi rivolse uno sguardo che sembrava quasi divertito dalla situazione, mentre io tremavo dal panico. Lasciò perdere il cordoncino e la frase, e si concentrò a sfiorare le mie labbra, trovandole fradicie, nonostante tutto.
«Sei sempre la solita...anche con il ciclo» mi mimò e portò le dita alla mia bocca, facendosele leccare. Tutto ciò mentre risponde alla moglie «Sì, amore, sono in bagno»
Poi mi fece cenno di rimanere perfettamente in silenzio e, con un gesto discreto, mi indicò il punto dietro la porta dove avrei dovuto nascondermi.
Sentii i passi fermarsi proprio dall'altra parte e Marco aprì la porta, trovandosi sua moglie davanti.
Io rimasi immobile, trattenendo il fiato. Non riuscivo ancora a credere a quanto fosse stato vicino il rischio che ci scoprisse.
Marco parlò tranquillamente con lei per qualche secondo e solo quando sentii le loro voci allontanarsi mi concessi finalmente di respirare. Avevo il cuore che batteva fortissimo.
Uscii lentamente dal mio nascondiglio e corsi al piano superiore, in camera di Emma. Mi guardai allo specchio: la fronte era leggermente sudata e sentivo la pelle ancora calda.
Avevo bisogno di sistemarmi, ma soprattutto di capire cosa fosse appena successo. Che cosa avevamo rischiato?
Feci un respiro profondo e mi passai una mano tra i capelli, cercando di ricompormi.
Quando ci sedemmo tutti in giardino per mangiare, cercai di comportarmi normalmente, ma avevo ancora addosso quello che era successo poco prima. Ogni tanto mi tornava alla mente la voce di sua moglie che lo chiamava e ogni volta sentivo lo stomaco stringersi di nuovo.
Davanti a me avevo il piatto di grigliata quasi intatto. Provai a mangiare qualcosa, ma dopo pochi bocconi persi completamente l'appetito.
«Non hai fame, cara?» mi chiese Chiara.
«Sì, sì» sorrisi e presi un altro boccone quasi per dimostrarlo, ma lo lasciai nel piatto poco dopo. Cercai di concentrarmi sulla conversazione degli altri, facendo finta che fosse tutto normale.
Quando sollevai appena lo sguardo verso di Marco, incontrai i suoi occhi. Il suo sguardo era cambiato, era serio e duro. Lo conoscevo abbastanza da capire immediatamente cosa significasse: devi mangiare.
Sapevo quanto fosse importante per lui che rispettassi quella parte delle mie abitudini.
Abbassai gli occhi sul piatto.
«Alice, non ti piace?» chiese in quel momento sua moglie Francesca.
Sollevai lo sguardo su di lei, con la coda dell'occhio vidi Marco osservarmi attento.
«Sì, è buono. Sono solo un po' stanca e non ho molto appetito» provai a spiegare.
Marco intervenne con voce calma. «Dovresti mangiare la fettina di carne. Fa bene, dopo una giornata movimentata come la vostra»
Sembrava quasi un'osservazione per gli altri, ma io invece capii perfettamente.
Annuii appena. «S-sì. Hai ragione»
Presi la forchetta e il coltello, tagliai un piccolo pezzo di carne e iniziai a mangiare lentamente.
Non avevo ancora molto appetito, ma continuai un boccone alla volta.
Abbassai subito lo sguardo sul piatto.
In quel momento capii che non ero riuscita a nascondergli nulla.
Marco non disse più nulla, ne a voce, ne con lo sguardo. Eppure sapevo che aveva ottenuto esattamente quello che voleva.
La serata proseguì serenamente. Quando iniziò a farsi tardi, uno dopo l'altro cominciammo a salutare gli altri.
Sarei rimasta da lei anche per il giorno successivo, così non avrei dovuto rientrare a casa quella sera. Salutai tutti con un abbraccio e qualche battuta sulla notte appena trascorsa.
Quando arrivò il momento di salutare Marco, cercai di comportarmi normalmente. Lui si avvicinò come aveva fatto con gli altri, poi, proprio mentre mi salutava, si inclinò appena verso di me e abbassò la voce.
«Ricordati di pubblicare il capitolo»
«Sì»
«Domani non sarai a casa, potresti dimenticartene»
Annuii. «Me ne ricorderò»
Marco si limitò ad annuire, poi tornò a salutare gli altri come se non fosse successo nulla. Emma mi richiamò dalla porta.
«Alice, vieni su?»
«Arrivo»
La raggiunsi, entrando nuovamente in casa. Quella sera pensai più volte a quanto fosse strano che, anche in mezzo a una giornata completamente diversa dalla mia solita vita, Marco riuscisse comunque a ricordarmi le mie responsabilità.
16 Agosto 2026
Passammo la giornata con calma, senza programmi particolari. Dopo la notte precedente avevamo soprattutto bisogno di riposarci e recuperare un po' di energie.
Nel tardo pomeriggio tornai finalmente a casa. Dopo una doccia e una cena tranquilla con la mia famiglia, mi ritirai in camera. Mi stesi sul letto e presi finalmente il telefono. Non passò molto prima che lo schermo si illuminasse.
M. Marco:
"Sei tornata?"
Alice:
"Sì, Padrone. Sono a casa"
M. Marco:
"Bene, riposati, ci vediamo domani"
Domani sarebbe stato lunedì. E sapevo già che, insieme alla settimana, sarebbe ripreso anche tutto il resto.
Alice:
"A domani, Padrone"
Dopo qualche secondo arrivò un altro messaggio.
M. Marco:
"Martedì partirò. Sarò fuori città per tre giorni. Potremmo recuperare nel fine settimana"
Esitai prima di rispondere. Non volevo che il mio rifiuto sembrasse una mancanza di disponibilità, ma dovevo anche essere sincera.
Alice:
"Padrone, nel fine settimana sarò impegnata con la fiera. Venerdì parto e sarò fuori città anche sabato e domenica"
M. Marco:
"Non era scritto nel piano"
Lessi il messaggio e mi affrettai a spiegargli.
Alice:
"È un avviso che ho ricevuto questa mattina, Padrone. Dovevo ancora aggiornarti"
M. Marco:
"Capito. Allora ci vediamo direttamente il 25"
Alice:
"Sì, Padrone"
Posai il telefono sul letto e rimasi qualche secondo a fissare il soffitto. Il 25 non era poi così lontano, ma per la prima volta dopo settimane avrei avuto qualche giorno tutto per me.
Entrammo in casa ancora parlando della notte appena trascorsa. Emma aprì la porta e rimase per qualche secondo ferma sulla soglia.
«Ma...»
La guardai preoccupata. «Che c'è?»
Non mi rispose.
«Emma?» sussurrai, iniziando a preoccuparmi.
Lei continuava a fissare l'interno della casa senza muoversi. Le luci erano accese.
Aggrottò appena la fronte. «I miei dovevano essere a casa di Paolo»
La guardai senza capire.
«Magari sono tornati prima»
Emma non rispose. Rimase ancora qualche secondo immobile, con la mano sulla maniglia.
In quel momento iniziai a pensare che potesse essere successo qualcosa. La casa sembrava vuota, ma quelle luci accese e il modo in cui Emma si era bloccata sulla porta mi fecero venire un pensiero decisamente meno rassicurante. E se ci fosse stato qualcuno dentro? Un ladro, magari.
Entrammo lentamente con Emma che richiuse piano la porta alle nostre spalle, ci guardammo intorno senza dire una parola.
Facemmo qualche passo e fu allora che sentimmo delle voci, che arrivavano dal giardino.
«Ma chi c'è?»
Scossi la testa, perché non ne avevo idea. Ci avvicinammo lentamente fuori in giardino, dove c'erano i genitori di Emma, Elisa e Paolo, la coppia con cui inizialmente avrebbero dovuto trascorrere la giornata, Marco insieme a sua moglie e un'altra coppia che non avevo mai visto prima.
Per un istante rimasi semplicemente a osservare la scena. Emma sembrava sorpresa almeno quanto me.
«Ma che ci fate tutti qui?» chiese.
Sua madre sorrise.
«Bentornate ragazze. Alla fine abbiamo dovuto cambiare programma»
Elisa intervenne subito, spiegando che a casa loro era successo un imprevisto e che non avrebbero più potuto ospitare tutti.
«Così tuo padre si è offerto di ospitarci qui» aggiunse Paolo.
Emma annuì lentamente, ancora un po' spaesata.
«E loro?» chiese indicando con un cenno della testa la coppia che non conosceva.
Sua madre sorrise nuovamente.
«Loro sono amici di Paolo. Vivono all'estero e sono tornati qui per qualche giorno»
Fu Paolo a presentarceli meglio. Erano vecchi amici suoi e, a quanto pare, anche di Marco. Li salutammo educatamente, cercando di assimilare tutte quelle informazioni insieme.
Poi il mio sguardo tornò inevitabilmente su Marco. Era seduto accanto a sua moglie e stava parlando tranquillamente con gli altri, sembrava perfettamente a suo agio.
Io, invece, sentii qualcosa cambiare dentro di me. Non mi aspettavo di trovarlo lì e non avevo avuto il tempo di prepararmi all'idea d'incontrarlo in quel contesto, in mezzo alla mia vita di tutti i giorni.
«Voi intanto andate a sistemarvi, così vi fate una doccia e vi rimettete un po' in ordine. Poi scendete in giardino» ci disse sua madre Chiara.
Emma annuì. «Sì, direi che ne abbiamo decisamente bisogno»
Sorrisi anch'io. Prima di seguire Emma, lasciai ancora una volta vagare lo sguardo verso Marco e proprio in quel momento lui mi stava già guardando. Si limitò a osservarmi per qualche secondo, come se volesse semplicemente registrare ogni dettaglio del mio aspetto dopo la notte passata in spiaggia. Abbassai lo sguardo e seguii Emma verso le scale.
Una volta in camera ci sistemammo con calma. Facemmo una doccia, ci cambiammo e cercammo di recuperare almeno un aspetto vagamente presentabile.
Quando tornammo in giardino, gli altri erano tornati a conversare. Prendemmo due sedie e ci sedemmo, e per una strana coincidenza, finii proprio di fronte a Marco. Cercai di non farci troppo caso.
Ci chiesero com'era andata la notte, dove avevamo dormito, chi avevamo incontrato e cosa avessimo combinato fino a quel momento.
Emma iniziò a raccontare alcuni episodi della serata e io intervenivo ogni tanto, aggiungendo qualche dettaglio.
«E poi abbiamo fatto il bagno a mezzanotte» raccontai.
«Sì, e qualcuno ha rischiato di perdere il costume» aggiunse Emma ridendo.
La guardai immediatamente. «Emma!»
Lei scoppiò a ridere. «Che c'è? È vero»
«Comunque sei stata fortunata a non perderlo davvero» disse con naturalezza Marco.
Scossi la testa. «Non l'ho perso» sussurrai, improvvisamente più imbarazzata di quanto avrei voluto. Emma e il resto dei presenti non sembrarono accorgersene.
«Però ammettilo, Alice. Se non fossi stata proprio tu quella in mezzo a tutti, sarebbe stato ancora più divertente»
«Grazie tante» risposi ridendo.
«E poi Gabriele che è venuto subito ad aiutarti?»
«Non mi stava aiutando»
«Ah, no?» Emma mi guardò divertita. «Secondo me aveva trovato un ottimo pretesto per avvicinarsi»
«Emma...»
«Dai, Alice. Si vedeva lontano un chilometro che non gli interessava soltanto il costume»
«Era solo gentile»
«Certo. Gentile»
Quella storia ci aveva fatto ridere per tutta la giornata e, fino a quel momento, non avevo avuto problemi a stare al gioco. Solo che adesso Marco era seduto proprio di fronte a me e improvvisamente quella stessa battuta aveva un peso completamente diverso. Continuai a sorridere come se nulla fosse, ma evitai accuratamente d'incrociare lo sguardo di Marco.
Alla fine quell'episodio era diventato l'occasione per il gruppo di amici di ricordare qualche vecchia estate e qualche serata trascorsa insieme anni prima.
Quando finalmente la conversazione si spostò su altro, lui si alzò insieme a Paolo.
«Andiamo a vedere il barbecue» disse quest'ultimo. I due si allontanarono verso il giardino, mentre le donne continuarono a parlare con noi ragazze. Il padre di Emma entrò in casa per prendere altre birre e, poco più in là, l'altro ospite si mise a giocare con suo figlio, un bambino di circa otto anni.
Per qualche minuto riuscii finalmente a rilassarmi, poi sentii il telefono vibrare nella tasca. Lo tirai fuori con discrezione, facendo attenzione che nessuno mi vedesse.
M. Marco:
"Raggiungimi"
Alzai istintivamente lo sguardo verso il giardino, cercando d'individuarlo, ma non lo vidi.
«Chi è?» chiese Emma.
Mi voltai verso di lei e sorrisi, cercando di sembrare naturale.
«Mia madre»
Proprio in quel momento suo padre si alzò dalla sedia.
«Vado a prendere le birre» annunciò a tutti.
«Tutto bene?» chiese Emma.
«Sì, la chiamo un attimo»
Annuì senza fare altre domande. Mi alzai e cercai di assumere un'aria il più naturale possibile, poi mi avviai verso casa, con il telefono ancora stretto nella mano.
Una volta dentro mi guardai intorno, cercando di capire dove potesse essere. Presi il telefono per chiedere, ma proprio in quel momento arrivò un nuovo messaggio.
M. Marco:
"Bagno, piano inferiore"
Sentii una stretta allo stomaco. Mi guardai intorno per un istante, poi mi diressi verso il bagno del piano inferiore cercando di non attirare l'attenzione. La porta era chiusa.
Esitai qualche secondo, poi bussai piano.
Marco l'aprì e mi guardò senza dire nulla e mi fece entrare. Appena fui dentro, richiuse la porta alle mie spalle e girò la chiave nella serratura.
Quel semplice gesto mi fece irrigidire. Lui invece sembrava completamente tranquillo.
«Padrone...» dissi piano.
Marco mi osservò per qualche secondo. «Sei agitata»
Abbassai lo sguardo. «Un po'»
«Guardami» mi sollevò il mento «Perché?» chiese.
«Perché siamo a casa di Emma» risposi ovvia.
«Lo so»
«E ci sono tutti» continuai.
«So anche questo»
«E allora perché mi hai fatta venire qui?» chiesi senza riflettere.
Marco rimase immobile, ma il suo sguardo cambiò. Fino a quel momento era stato tranquillo, quasi divertito. Ora, invece, mi osservava con un'espressione che conoscevo bene.
Capii immediatamente di aver sbagliato, non tanto per la domanda in sé, ma per il modo in cui l'avevo posta, come se dovesse essere lui a giustificare una decisione che aveva preso.
Abbassai gli occhi. «Scusa, Padrone»
Marco non rispose, poi fece un passo verso di me, bloccandomi con le spalle alla porta.
«Chi è Gabriele?»
Lo guardai negli occhi «È...un ragazzo che abbiamo incontrato in spiaggia» spiegai. «Aveva la tenda vicino alla nostra, insieme ad altri ragazzi»
«Lo conoscevi già?»
«No, l'abbiamo conosciuto quella sera»
Annuì lentamente. «Ti ha toccata?»
Scossi subito la testa. «No, Padrone»
«Ma ti ha aiutata con il costume» continuò.
«Mi ha solo passato il telo per coprirmi» mi difesi. Era la verità. In quel momento Gabriele era l'unico che non era ancora entrato in acqua, così in quel momento dove tutti ridevano divertiti, lui era stato l'unico a recuperarmi un telo.
Marco rimase qualche secondo in silenzio, si avvicinò ancora di più.
«E come hai fatto a rischiare di perderlo?»
Esitai prima di rispondere. «Si è sciolto il laccio dietro del sopra» sussurrai. «Il costume si è spostato un po'... scoprendo un po' il seno»
Il suo sguardo rimase fermo sul mio, poi con una mano fece cadere la spallina sottile dell'abito aderente e semplice che avevo indossato. Si abbassò e passò la lingua sulla spalla fino al collo. Mi irrigidii e gemetti.
Marco con una mano mi tappò la bocca, impedendomi di farmi sentire.
«Solo io posso ammirare e sfiorare questo splendido corpo. Solo io posso sentirlo fremere sotto il mio tocco, ricordalo» annuii incapace di parlare, mentre come aveva appena detto lui, fremevo. «E senza il mio permesso nessuno può permettersi di farlo»
Abbassai nuovamente lo sguardo.
«Sì, Padrone»
Poi si staccò e girandomi velocemente, mi piegò quasi a 90°. Istintivamente poggiai le mani sulla porta per sostenermi e in quello stesso istante mi lasciò una sculacciata abbastanza forte sul sedere. Riuscii a mordermi le labbra per non urlare.
Con una mano si stava facendo largo sotto il vestito quando sentimmo una voce lontana.
«Amore...» era la voce di sua moglie Francesca.
Il cuore mi balzò in gola e guardai Marco preoccupata. Lui rimase completamente immobile per un istante, ma il suo sguardo era calmo. Tanto calmo che continuò a farsi spazio, scostando lo slip. Provai a fermarlo, ma il suo sguardo duro bloccò le mie intenzioni. Alla fine si fermò per un istante, quando incontrò il cordoncino del tampax. Lo afferrò appena tra le dita e mi rivolse uno sguardo divertito.
«Potrei anche sfilarlo e...»
Nello stesso istante la voce di suo moglie si avvicinò un po'.
«Marco? Sei qui?» lo chiamò ancora.
Mi rivolse uno sguardo che sembrava quasi divertito dalla situazione, mentre io tremavo dal panico. Lasciò perdere il cordoncino e la frase, e si concentrò a sfiorare le mie labbra, trovandole fradicie, nonostante tutto.
«Sei sempre la solita...anche con il ciclo» mi mimò e portò le dita alla mia bocca, facendosele leccare. Tutto ciò mentre risponde alla moglie «Sì, amore, sono in bagno»
Poi mi fece cenno di rimanere perfettamente in silenzio e, con un gesto discreto, mi indicò il punto dietro la porta dove avrei dovuto nascondermi.
Sentii i passi fermarsi proprio dall'altra parte e Marco aprì la porta, trovandosi sua moglie davanti.
Io rimasi immobile, trattenendo il fiato. Non riuscivo ancora a credere a quanto fosse stato vicino il rischio che ci scoprisse.
Marco parlò tranquillamente con lei per qualche secondo e solo quando sentii le loro voci allontanarsi mi concessi finalmente di respirare. Avevo il cuore che batteva fortissimo.
Uscii lentamente dal mio nascondiglio e corsi al piano superiore, in camera di Emma. Mi guardai allo specchio: la fronte era leggermente sudata e sentivo la pelle ancora calda.
Avevo bisogno di sistemarmi, ma soprattutto di capire cosa fosse appena successo. Che cosa avevamo rischiato?
Feci un respiro profondo e mi passai una mano tra i capelli, cercando di ricompormi.
Quando ci sedemmo tutti in giardino per mangiare, cercai di comportarmi normalmente, ma avevo ancora addosso quello che era successo poco prima. Ogni tanto mi tornava alla mente la voce di sua moglie che lo chiamava e ogni volta sentivo lo stomaco stringersi di nuovo.
Davanti a me avevo il piatto di grigliata quasi intatto. Provai a mangiare qualcosa, ma dopo pochi bocconi persi completamente l'appetito.
«Non hai fame, cara?» mi chiese Chiara.
«Sì, sì» sorrisi e presi un altro boccone quasi per dimostrarlo, ma lo lasciai nel piatto poco dopo. Cercai di concentrarmi sulla conversazione degli altri, facendo finta che fosse tutto normale.
Quando sollevai appena lo sguardo verso di Marco, incontrai i suoi occhi. Il suo sguardo era cambiato, era serio e duro. Lo conoscevo abbastanza da capire immediatamente cosa significasse: devi mangiare.
Sapevo quanto fosse importante per lui che rispettassi quella parte delle mie abitudini.
Abbassai gli occhi sul piatto.
«Alice, non ti piace?» chiese in quel momento sua moglie Francesca.
Sollevai lo sguardo su di lei, con la coda dell'occhio vidi Marco osservarmi attento.
«Sì, è buono. Sono solo un po' stanca e non ho molto appetito» provai a spiegare.
Marco intervenne con voce calma. «Dovresti mangiare la fettina di carne. Fa bene, dopo una giornata movimentata come la vostra»
Sembrava quasi un'osservazione per gli altri, ma io invece capii perfettamente.
Annuii appena. «S-sì. Hai ragione»
Presi la forchetta e il coltello, tagliai un piccolo pezzo di carne e iniziai a mangiare lentamente.
Non avevo ancora molto appetito, ma continuai un boccone alla volta.
Abbassai subito lo sguardo sul piatto.
In quel momento capii che non ero riuscita a nascondergli nulla.
Marco non disse più nulla, ne a voce, ne con lo sguardo. Eppure sapevo che aveva ottenuto esattamente quello che voleva.
La serata proseguì serenamente. Quando iniziò a farsi tardi, uno dopo l'altro cominciammo a salutare gli altri.
Sarei rimasta da lei anche per il giorno successivo, così non avrei dovuto rientrare a casa quella sera. Salutai tutti con un abbraccio e qualche battuta sulla notte appena trascorsa.
Quando arrivò il momento di salutare Marco, cercai di comportarmi normalmente. Lui si avvicinò come aveva fatto con gli altri, poi, proprio mentre mi salutava, si inclinò appena verso di me e abbassò la voce.
«Ricordati di pubblicare il capitolo»
«Sì»
«Domani non sarai a casa, potresti dimenticartene»
Annuii. «Me ne ricorderò»
Marco si limitò ad annuire, poi tornò a salutare gli altri come se non fosse successo nulla. Emma mi richiamò dalla porta.
«Alice, vieni su?»
«Arrivo»
La raggiunsi, entrando nuovamente in casa. Quella sera pensai più volte a quanto fosse strano che, anche in mezzo a una giornata completamente diversa dalla mia solita vita, Marco riuscisse comunque a ricordarmi le mie responsabilità.
16 Agosto 2026
Passammo la giornata con calma, senza programmi particolari. Dopo la notte precedente avevamo soprattutto bisogno di riposarci e recuperare un po' di energie.
Nel tardo pomeriggio tornai finalmente a casa. Dopo una doccia e una cena tranquilla con la mia famiglia, mi ritirai in camera. Mi stesi sul letto e presi finalmente il telefono. Non passò molto prima che lo schermo si illuminasse.
M. Marco:
"Sei tornata?"
Alice:
"Sì, Padrone. Sono a casa"
M. Marco:
"Bene, riposati, ci vediamo domani"
Domani sarebbe stato lunedì. E sapevo già che, insieme alla settimana, sarebbe ripreso anche tutto il resto.
Alice:
"A domani, Padrone"
Dopo qualche secondo arrivò un altro messaggio.
M. Marco:
"Martedì partirò. Sarò fuori città per tre giorni. Potremmo recuperare nel fine settimana"
Esitai prima di rispondere. Non volevo che il mio rifiuto sembrasse una mancanza di disponibilità, ma dovevo anche essere sincera.
Alice:
"Padrone, nel fine settimana sarò impegnata con la fiera. Venerdì parto e sarò fuori città anche sabato e domenica"
M. Marco:
"Non era scritto nel piano"
Lessi il messaggio e mi affrettai a spiegargli.
Alice:
"È un avviso che ho ricevuto questa mattina, Padrone. Dovevo ancora aggiornarti"
M. Marco:
"Capito. Allora ci vediamo direttamente il 25"
Alice:
"Sì, Padrone"
Posai il telefono sul letto e rimasi qualche secondo a fissare il soffitto. Il 25 non era poi così lontano, ma per la prima volta dopo settimane avrei avuto qualche giorno tutto per me.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Sotto la Tua guida - Capitolo 21 • II
Commenti dei lettori al racconto erotico