Sotto la Tua guida - Capitolo 25 • II

scritto il 2026-10-31 tempo di lettura 18 min

di
genere
dominazione
cura
A

Capitolo 25 • II

30 Settembre 2026
La sera precedente avevo aspettato un messaggio di Marco, con delle indicazioni. Ma non arrivò nulla.
Avevo provato a non pensarci troppo, ma una parte di me continuava a chiedersi quali fossero le sue intenzioni.

La mattina seguente seguii normalmente la mia routine. Gli mandai il buongiorno, portai a termine i miei soliti impegni e mi preparai per andare al lavoro. Per tutta la mattinata controllai il telefono più volte del necessario. Niente.
Quando arrivò l'ora di pranzo, ormai pensavo che forse Marco non avesse intenzione di darmi alcuna indicazione per quel giorno, in fondo non aveva specificato quando sarebbero arrivate, il telefono si illuminò.

M. Marco:
"Alle 16.30 vieni da me. Dovrai restituirmi quello che ieri hai portato con te"

Sentii immediatamente la figa inumidirsi. Stavo per rispondere, quando notai che stava continuando a scrivere.

M. Marco:
"Lo indosserai non appena tornerai a casa dal lavoro. Da quel momento, ogni trenta minuti dovrai occuparti di mantenerlo adeguatamente lubrificato"

Rimasi a fissare lo schermo. Non avevo bisogno di altre spiegazioni, sapevo esattamente cosa mi stava chiedendo e soprattutto sapevo che, questa volta, avrei dovuto trascorrere il pomeriggio col plug addosso, aspettando l'ora indicata.

Alice:
"Sì, Padrone. Alle 16.30 sarò da te"

Posai il telefono e con molta fatica cercai di concentrarmi sull'ultima ora di lavoro. Continuavo a pensare a quello che mi aveva scritto: al fatto che avrei dovuto tenere il plug per tutto il pomeriggio e che ogni mezz'ora dovessi lubrificarlo.
Cercai di comportarmi normalmente con le colleghe e con i clienti, ma dentro di me ero molto meno tranquilla di quanto lasciassi vedere.
Quando finalmente arrivarono le quattordici, salutai le colleghe e uscii dal negozio. Tornai a casa ancora con la mente piena di pensieri. Entrando, trovai mio fratello già seduto a tavola. Il pranzo era pronto e, accanto a lui, c'era già un posto apparecchiato anche per me.
«Ciao» lo salutai.
«Ciao»
Posai la borsa. Avrei potuto sedermi immediatamente, ma prima dovevo eseguire l'ordine di Marco.
Mi ritirai quindi un momento in bagno, non prima di essere passata in camera a recuperare i due protagonisti e feci ciò che mi aveva chiesto: abbassai i jeans e lo slip, mi piegai sul lavandino e allargai i piedi quando possibile. In quella posizione, portai il plug in bocca tenendolo stretto tra le labbra e con una mano mi aiutai ad aprire il culo, mentre con l'altra iniziai a lubrificare l'ano. Seguii gli stessi passaggi di Marco. Prima lubrificai il buchino esterno, poi con un dito portai il lubrificante all'interno rivestendo le pareti interne. Quando finii recuperai il plug dalla bocca, lo bagnai con del lubrificante, mischiandolo alla mia saliva e lo spinsi delicatamente nel culo, che tra la dilatazione e la lubrificazione, lo fece scivolare senza grosse difficoltà all'interno.
Quando ebbi finito, rimisi il jeans e tornai in cucina, sedendomi finalmente a tavola accanto a mio fratello.
Presi la forchetta, ma per qualche secondo rimasi distratta, avevo una strana sensazione addosso. Non era soltanto l'imbarazzo per quello che stavo facendo, era la consapevolezza di portare con me, anche durante un pranzo apparentemente normale, qualcosa che apparteneva soltanto a me e a Marco.
Mio fratello iniziò a parlarmi della sua giornata. Io lo ascoltai, cercando di non farmi distrare dal plug che si spingeva dentro, ogni qualvolta involontariamente contraevo i muscoli anali. Inoltre dentro di me continuavo a pensare alle sedici e trenta e a quanto ancora mancasse.

Dopo pranzo cercai di distrarmi.
Mi sistemai un po' in camera e controllai se fossero arrivate email da parte dell'agenzia per i prossimi weekend. Niente di nuovo. Scambiai qualche messaggio con gli amici, commentando un paio di cose successe durante la mattinata. Nel frattempo, ogni trenta minuti, interrompevo quello che stavo facendo per occuparmi del plug e mantenerlo nelle condizioni che Marco aveva stabilito. Quell'ordine scandiva il pomeriggio più dell'orologio.
Intorno le 15:30 decisi di andare a fare una doccia prima di uscire. Sapevo che avrei dovuto comunque rispettare l'ordine di tenere il plug, quindi entrai in doccia senza toglierlo. L'acqua calda cominciò a scorrere sulla pelle. Mi insaponai lentamente, cercando di rilassarmi. La schiuma scivolava sul corpo e, quando arrivò più in basso, la sensazione cambiò. La sentii scorrere sopra e intorno al plug, infilandosi all'interno dell'ano.
Quando uscii dalla doccia, tornai in camera e mi fermai davanti l'armadio, cercando di raccogliere le idee. Alla fine scelsi una camicia nera velata, con sotto soltanto un top corto in pizzo che mi faceva da reggiseno, e una gonna di jeans scuro. Ai piedi infilai le sneakers bianche e completai il tutto con un blazer.
Mi guardai velocemente allo specchio per un ultimo controllo, poi presi borsa e telefono. Prima di uscire passai dalla stanza di mio fratello.
«Esco. Vado in agenzia» lo informai dall'uscio.
«Va bene» rispose senza voltarsi, preso dallo studio.
Alle 16.00 ero già in macchina. Il traffico era un po' più intenso del previsto e per alcuni minuti temetti di arrivare in ritardo. Controllai più volte l'orologio. Alla fine, però, riuscii ad arrivare in tempo.
Parcheggiai e scesi dalla macchina. Davanti a me c'era la casa di Marco. Inspirai lentamente mentre raggiungevo la porta. Entrai e lasciai borsa, telefono e il resto delle mie cose all'ingresso. Non ebbi nemmeno il tempo di sistemarmi che Marco comparve dal corridoio. Mi osservò per qualche secondo.
«Buon pomeriggio, Padrone»
Marco fece soltanto un piccolo cenno con la testa. Poi indicò la porta.
«Voltati» obbedii. «Mani sulla porta»
Appoggiai entrambe le mani e rimasi immobile. Lo sentii avvicinarsi alle mie spalle, sollevò la gonna e fece scivolare a terra lo slip, sfilandolo. Quando mi ordinò di allargare le gambe, eseguii e senza alcun preavviso arrivò la prima sculacciata. Sussultai e feci istintivamente un passo in avanti.
«Questa è per le sneakers»
Mi voltai appena, incredula. Non me l'aspettavo e mi sembrò quasi assurdo. Mentre mi preparavo avevo pensato a tutto tranne che a quello, non pensavo che facesse così tanto la differenza se ogni tanto le indossavo.
Marco mi fece immediatamente riportare lo sguardo avanti e le gambe nella posizione precedente. «Non chiuderle»
Obbedii, questa volta molto più attentamente.
Con una mano mi sfiorò appena le labbra, quel tanto che bastò a fargli notare che ero già bagnata. Senza spostare la mano, salì fino al plug, aggiunge la seconda mano e mi allargò le natiche.
«Hai eseguito la mia richiesta?» chiese con calma.
Sapevo perfettamente a cosa si riferisse.
«Sì, Padrone» mormorai.
Afferrò il plug e lo tirò a sé fino quasi a toglierlo. Il gesto mi fece sussultare e un piccolo mugolio mi sfuggì. Lui si fermò esattamente in quel punto per qualche secondo, poi lo tirò fuori, notando che fuoriuscì senza troppo attrito.
«Bene» mormorò spingendolo nuovamente dentro e risistemò lo slip e la gonna «Adesso seguimi»
Mi voltai verso di lui e lo seguii. Attraversammo il corridoio e raggiungemmo il garage. Quel luogo mi sorprese.
Marco aprì la portiera dell'auto.
«Sali»
Obbedii sorpresa e mi sistemai sul sedile del passeggero. Salì anche lui, mise in moto e uscì dalla villetta.
Lo guardai di sfuggita. Non riuscivo a capire dove stessimo andando. Dopo qualche minuto raccolsi il coraggio.
«Padrone... dove andiamo?»
Marco continuò a guardare la strada.
«C'è una cosa che abbiamo lasciato in sospeso qualche settimana fa»
Aggrottai la fronte. Qualche settimana prima. Cercai di fare mente locale, ripassai velocemente gli ultimi incontri, cercando di ricordare qualcosa che avessimo interrotto o rimandato. Niente, non mi veniva in mente nulla.
«Non capisco»
Marco non rispose subito. «Ci arriverai»
Quella risposta non fece altro che aumentare la mia curiosità. Continuai a osservarlo e ad osservare la strada, cercando inutilmente di capire. Dopo qualche minuto parlò di nuovo.
«Solleva la gonna sui fianchi»
Rimasi immobile ed esitai. Marco si voltò appena verso di me. Non parlò, ma lo sguardo lo fece al posto suo. Portai lentamente le mani alla gonna e la sollevai come mi aveva ordinato. Marco tornò a concentrarsi sulla strada, mentre con una mano mi sfiorò la coscia sinistra. Istintivamente chiusi le gambe, ma riuscì lo stesso a intrufolarsi e raggiungere in modo sensuale il pube, e le labbra, seppur sopra lo slip.
«Adesso toglilo»
Questa volta esitai molto più a lungo. Lo guardai, sorpresa. «Padrone...» La voce uscì incerta.
Marco mantenne lo sguardo davanti a sé.
«Alice» tuonò duro.
Inspirai lentamente, sollevai appena il bacino e lasciai che scivolasse ai miei piedi.
«Mettilo nella tasca dei miei pantaloni»
Sbarrai gli occhi e rimasi immobile.
Marco se ne accorse. «Alice, non farmi essere più duro nei tuoi confronti»
Mi piegai lentamente fino a recuperarlo dal tappetino. Lo strinsi nel pugno e, con un movimento esitante, lo infilai nella sua tasca. Quando fu tutto dentro, tornai a guardare la strada davanti a me.
Marco non commentò, continuò semplicemente a guidare. Poco dopo si fermò a un semaforo.
«Apri le gambe» obbedii appena. «Di più»
Esitai, poi eseguii. Mi guardai intorno con la coda dell'occhio, vidi una macchina fermarsi accanto a noi. Mi voltai un altro po' a guardarli: sui sedili c'era una giovane coppia. Lui rideva, lei cantava seguendo la musica della radio.
Sembravano completamente estranei a quello che stava succedendo nella nostra macchina.
Nello stesso momento, sentii la mano di Marco poggiarsi sulla figa e intrufolarsi tra le labbra. Improvvisamente mi imbarazzai.
«Sei fradicia» sentii il viso diventare caldo. «Non mi sorprende, però»
Cercai istintivamente di richiudere le gambe, ma mi fermò subito con un'occhiata e staccandosi un attimo da me, portò la mia mano sul suo cazzo. Capii di doverlo accarezzare e così feci, mentre lui tornò a dedicarsi a me, sfiorando e giocando col clitoride.
Mi irrigidii e, cercai di controllare i piccoli mugolii che continuavano a sfuggirmi.
La coppia accanto a noi continuava a ridere e cantare. Io invece riuscivo a pensare soltanto a quanto fosse assurdo essere lì, in mezzo al traffico, mentre cercavo disperatamente di mantenere un'espressione normale.
Il semaforo diventò verde e ripartì senza togliere la sua mano.
«Guarda come reagisci anche solo sfiorandoti qui» Sentii il viso scaldarsi. «Sei sensibilissima»
Cercai di mantenere la calma, ma il mio corpo reagiva continuamente alle sue provocazioni e ai suoi stimoli. Ogni tanto tendevo istintivamente a richiudere le gambe, ma mi richiamava subito.
«No. Lasciale aperte»
Obbedivo, anche se piccoli gemiti mi sfuggivano ogni volta che la tensione aumentava. Cercai di trattenermi, mordendomi appena il labbro. Marco sembrava accorgersi di ogni minima reazione.
Continuò per qualche istante, poi mi porse un barattolo del lubrificante, forse portato da casa.
Lo guardai sorpresa.
«Togli il plug e lubrificalo, poi lo rimetti»
Seguire nuovamente quell'ordine in macchina si rivelò molto più difficile di quanto avessi immaginato.
Lo spazio era ristretto e dovevo fare attenzione a ogni movimento, inoltre ogni rallentamento dell'auto mi costringeva a fermarmi per qualche istante e a cercare nuovamente una posizione che mi permettesse di continuare.
Ma non era soltanto quello, c'era anche la sensazione di essere esposta. Fuori dal finestrino le auto continuavano a superarci, o viceversa. Ed ogni volta abbassavo istintivamente lo sguardo e cercavo di fare tutto il più velocemente possibile.
Il cuore mi batteva più forte, mi sentivo impacciata e un po' agitata.
Dopo averlo inserito Marco riprese subito a sfiorare il clitoride e continuò per tutto il tragitto. Io continuavo ad agitarmi sul sedile, col respiro ormai cambiato e il collo caldo e leggermente sudato.
All'inizio di ciò mi aveva rivolto una sola raccomandazione. «Non provarci»
Avevo capito perfettamente a cosa si riferisse e da quel momento avevo cercato con tutte le mie forze di trattenermi, anche quando diventava difficile. Quando finalmente arrivammo, parcheggiò. Slacciammo le cinture insieme e si voltò verso di me.
«Ricomponiti»
Non intendeva solo mentalmente, ma anche fisicamente.
«Padrone... posso avere di nuovo lo slip?» chiesi abbassando la gonna.
Mi guardò per un istante e scese dalla macchina, lo vidi fare il giro dell'auto e aprì la portiera.
Pensai che stesse per porgermi lo slip.
«Non scendi?» mi chiese invece.
Lo guardai. «Lo slip...» mormorai.
Allungò una mano verso di me, ma era vuota.
«Prima scendi»
Tentennai e mi guardai attorno con discrezione. A pochi metri da noi c'erano altre persone e, agli occhi di chiunque ci avesse osservati in quel momento, Marco sembrava semplicemente un uomo che stava aiutando una donna a scendere dalla macchina. Nessuno avrebbe potuto immaginare cosa fosse realmente accaduto durante quel tragitto.
Alla fine gli afferrai la mano. Mi mossi lentamente, cercando di sistemarmi la gonna nel modo migliore possibile per evitare di attirare attenzione.
Marco mi aiutò a scendere, richiuse la portiera, mi tenne la mano e iniziò a camminare.
Dopo pochi passi riconobbi il luogo, quasi mi fermai. Lo guardai con gli occhi spalancati.
«Che ci facciamo qui?»
La domanda mi uscì quasi balbettando.
«Te l'ho detto, c'è una cosa che abbiamo lasciato in sospeso»
Quando entrammo, era tutto esattamente come lo ricordavo e ad accoglierci c'era il solito ragazzo, che ci accolse con la stessa naturalezza.
Questa volta, però, notai subito che all'interno c'era molta più gente. In una delle zone del locale c'era già una coppia e, poco più avanti, un uomo da solo. Mi guardai intorno con discrezione.
Marco, invece, sembrava perfettamente a suo agio. Si diresse verso una stanza precisa e io lo seguii senza lasciargli la mano. Non sapevo spiegare esattamente perché, ma quel contatto mi faceva sentire più sicura, Marco se ne accorse, ma non disse nulla e non cercò di allontanarsi.
Entrammo nella stanza con l'abbigliamento e si fermò davanti a una parete precisa. Ci misi appena qualche secondo, ma poi capii: era il reparto che avevamo lasciato in sospeso durante la giornata di shopping: l'intimo.
«Era questo che intendevi?» chiesi piano.
«Esattamente, oggi completiamo quello che manca»
Iniziammo a scegliergli insieme, proprio come avevamo fatto durante lo shopping. Io ne prendevo alcuni che mi attiravano di più e lui ne osservava altri, facendomi notare particolari che da sola probabilmente non avrei considerato. Poi iniziammo a provarli.
Entravo nel camerino con i vari capi e, ogni volta che uscivo, Marco mi aspettava fuori.
Continuammo così per un po', finché non raccogliemmo abbastanza cose da portare in cassa.
Mentre il ragazzo passava gli articoli, Marco si guardò intorno. Sembrò accorgersi ancora una volta di quanta gente ci fosse, ma non per shopping.
«Come mai oggi c'è tutta questa confusione?» chiese.
Il ragazzo sorrise «È tutto per l'area gioco. Oggi è mercoledì»
Mi voltai appena verso di lui, non ero sicura di averne compreso davvero il significato.
Marco, invece, sembrò illuminarsi. «È possibile dare un'occhiata?»
Il ragazzo annuì. «Certo»
«Metti da parte i nostri acquisti, per favore»
«Va bene» rispose spostando le buste dietro il bancone.
Marco mi riprese la mano. «Vieni»
Attraversammo un'altra parte del locale, dove c'era una zona dedicata al noleggio dei film porno, e raggiungemmo infine una parte più appartata. Di fronte a noi c'erano due porte, entrambe coperte da una tenda rossa.
Entrò in quella sulla destra. Una volta dentro, però, mi bloccai e istintivamente mi feci piccola accanto a Marco, stringendogli un po' di più la mano. Lui se ne accorse, non disse nulla, si limitò a stringerla a sua volta. E quella piccola risposta bastò a farmi capire che, almeno per il momento, non ero sola.
All'interno c'erano alcuni divanetti disposti lungo tre lati della stanza, sui quali erano seduti alcuni uomini e donne che si masturbavano da soli o a vicenda. Nessuno prestò particolare attenzione a noi, anche se alcuni si voltarono istintivamente verso la porta quando l'aprimmo. Marco avanzò di qualche passo e prendemmo posto su un divanetto. Strinsi le gambe più che potetti, quando notai che di fronte a noi, c'era un enorme vetro, che mi tolse quasi il fiato. Non mi aspettavo di assistere a qualcosa del genere. Oltre quella lastra c'era, infatti, una donna dal fisico morbido e formoso, con un seno che attiravano subito l'attenzione, ferma in ginocchio al centro della stanza. Indossava degli autoreggenti neri e una maglia sollevata che esponeva il suo seno. Poco distante un uomo teneva in mano una catena collegata ad un collare, posto sul collo di lei. Entrambi avevano pressoché 40, forse 45 anni.
Attorno alla donna c'erano 3 uomini, tutti col cazzo di fuori, che si facevano a turno succhiare e masturbare.
Qualche metro più avanti un'altra donna, forse qualche anno più giovane, era seduta nuda su una sedia rivolta verso il vetro. Le gambe era spalancate e sostenute da due uomini che, nel frattempo, le pizzicavano i capezzoli. Sotto di lei una donna, vestita con una tuta di nylon, le leccava la figa e la masturbava.
Sentii dell'imbarazzo crescermi addosso. Era come se, entrando lì, fossi improvvisamente finita dentro qualcosa che non conoscevo. Una parte di me avrebbe voluto distogliere lo sguardo e uscire da quella stanza. Un'altra, invece, continuava a osservare e questo mi mise ancora più in imbarazzo.
Non capivo perché fossi così curiosa. Forse era proprio il fatto di non aver mai visto nulla del genere a rendere impossibile smettere di guardare. Mi accorsi che avevo stretto ancora di più la mano di Marco.
Dopo una decina di minuti, circa, Marco si avvicinò e portò in modo discreto una mano sotto la gonna. La sentii sfiorarmi la figa. Mi voltai verso di lui, sorpresa. Sorrise appena. Quel sorriso mi fece capire che si era accorto perfettamente di quanto fossi coinvolta da quello che stavo guardando. Poi mi fece cenno di seguirlo verso l'uscita.
Tornammo dal ragazzo che ci aveva accolti.
«Allora? Com'è andata?» chiese.
«Non sapevo che questa cosa avvenisse ancora» rispose Marco, mentre pagava le nostre cose.
Il ragazzo sorrise. «Sì, è ancora così. Si fa tutti i mercoledì pomeriggio e il sabato sera»
«Funziona come sempre?»
«Si esatto. L'unico cambiamento è solo per partecipare, che adesso serve un'iscrizione e una piccola quota»
Marco annuì e salutò.

Tornammo verso la macchina con le due buste in mano e per i primi minuti nessuno parlò. Io guardavo fuori dal finestrino, ma continuavo a ripensare a quello che avevo visto poco prima. Quelle persone, quella stanza, il modo in cui tutto sembrava così organizzato e soprattutto le domande di Marco. Continuavo a chiedermi cosa avesse iniziato a pensare.
Lui, invece, continuava semplicemente a guidare. Non provai a interrompere quel silenzio e nemmeno lui lo fece.
Quando finalmente arrivammo alla villetta, entrammo direttamente in garage. Marco spense il motore e si voltò verso di me.
«A quattro zampe» mi ordinò.
Obbedii. Mi posizionai come mi aveva ordinato, con il viso rivolto verso di lui e le mani appoggiate davanti a me.
«Adesso occupati di me» disse mentre iniziò a sbottonarsi i pantaloni.
Seguii il suo ordine, abbassandomi sul suo cazzo e iniziando a pomparlo. Continuai così finché poco dopo non lo sentii sborrare nella mia bocca. Non mi chiese nulla, quindi deglutii direttamente tutto.
Dopo qualche secondo, mi fece cambiare posizione, posizionandomi in senso contrario. Quindi portai le mani e il viso appoggiati al finestrino e rimasi ferma.
Sentii la gonna che venne sollevata e le natiche aprirsi. Mi osservò. Poi la sua attenzione tornò su quello che aveva lasciato in sospeso dentro di me. Iniziò lentamente a tirare il plug, osservando attentamente la mia reazione.
Un piccolo mugolio mi sfuggì e mi irrigidii appena. Marco continuò con calma a tirarlo e spingerlo, notando come scivolava bene anche senza lubrificante e io mugolai più e più volte.
Poi si fermò e lo tirò fuori in un unico colpo che mi provocò una forte scossa di piacere, unito ad un gemito.
Una volta fuori dalla macchina mi porse lo slip che custodiva.
«Asciugati con questo. Poi indossalo»
Lo afferrai con poca convinzione ed eseguii sotto il suo sguardo, poi abbassai lentamente la gonna.
«Prendi le buste» me le porse e indicò il corridoio. «Portale in camera da letto»
«Sì, Padrone»
Raggiunsi la camera, posai gli acquisti e tornai da lui. Era appoggiato al bancone e si era appena versato un calice di vino.
Rimasi qualche secondo a guardarlo.
«Puoi andare» disse con naturalezza, come se non ci fosse altro da aggiungere.
Annuii lentamente, un po' delusa. Avrei voluto fermarmi ancora un po'. Dopo tutto quello che era successo durante la giornata, quella conclusione mi lasciava addosso una strana sensazione.
«Buona serata, Padrone» mormorai.
«A te, Alice»
Recuperai la borsa e il telefono. Prima di uscire mi voltai ancora una volta verso di lui, ma era già tornato al suo vino.
Uscii dalla villetta con una leggera delusione che cercavo di non mostrare nemmeno a me stessa.
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