Zio e le mutandine usate
di
Panny
genere
incesti
Mi chiamo Marco. Quell’inverno ospitai mia nipote Elena a casa per le vacanze di Natale. Aveva vent’anni, studiava all’università e aveva bisogno di un posto tranquillo per qualche giorno. Io vivevo da solo da anni, in una casa silenziosa e un po’ troppo grande.
La mattina in cui uscì per stampare delle fotocopie, decisi di portarle delle asciugamani pulite in camera. Entrai, posai il mucchio sul letto e notai la valigia aperta. Accanto, la borsa della biancheria sporca era socchiusa. Dentro, in bella vista, c’era un perizoma verde scuro con chiazze bianche già secche.
La curiosità fu più forte di qualsiasi ragionamento. Lo presi tra le dita. Il tessuto era sottile. Lo portai al viso e inspirai a fondo. L’odore era forte, caldo, intensamente femminile. Un misto di pelle, sudore leggero e qualcosa di più intimo, quasi dolce. Mi si indurì immediatamente, con una rapidità che mi sorprese.
Stavo ancora tenendo il perizoma quando sentii la porta aprirsi. Lo rimisi di scatto nella borsa e mi voltai proprio mentre Elena entrava.
«Zio? Cosa ci fai qui?»
Indicai le asciugamani sul letto.
«Le ho portate io. Così le trovi quando vuoi fare la doccia.»
Sorrise. «Grazie. Sei gentile zio.»
«A pranzo c’è il riso pronto», aggiunsi, cercando di sembrare naturale.
Mangiammo insieme. Lei parlava dell’università, di quanto si trovasse bene, di un esame che l’aspettava a gennaio. Io annuivo, rispondevo, ma sotto il tavolo avevo un’erezione che pulsava contro il tessuto dei pantaloni. Ogni tanto l’odore di quel perizoma mi tornava in mente e il sangue batteva più forte.
Dopo pranzo lei disse che andava a studiare. Io mi misi sul divano a guardare un film, ma finii per appisolarmi.
Mi svegliò la sua voce.
«Zio, l’acqua è ghiacciata.»
Alzai lo sguardo. Elena stava sulla soglia del salotto, avvolta solo in un asciugamano che le copriva il corpo dalle ascelle a metà coscia. I capelli bagnati le gocciolavano sulle spalle. L’asciugamano era stretto sul seno e lasciava intravedere una scollatura profonda.
Mi alzai in fretta. «Scusa, ieri ho spento la caldaia per il temporale. Adesso la riaccendo.»
Mi seguì in bagno. Mentre maneggiavo i comandi dietro la caldaia, lei restò in piedi accanto alla doccia.
«Prova adesso», le dissi.
Aprì il rubinetto. L’acqua calda partì subito. Io mi voltai per uscire, ma lei aveva già lasciato cadere l’asciugamano ai suoi piedi e si era messa sotto il getto. Con la coda dell’occhio colsi la curva del seno, il fianco, il profilo del sedere. Non sembrava per niente imbarazzata. Io invece uscii in fretta, il cuore in gola e di nuovo duro.
Non resistetti. Tornai in camera sua mentre lei era ancora sotto la doccia. Nella valigia trovai il perizoma rosso che aveva tolto poco prima. Era ancora caldo. Il pizzo semitrasparente davanti era leggermente umido. L’odore era diverso dal precedente: più fresco, più vivo, più suo.
Lo portai al naso e inspirai a fondo. Con l’altra mano aprii i pantaloni e liberai il sesso già eretto. Iniziai a masturbarmi lentamente, annusando il tessuto caldo, gli occhi socchiusi. Il piacere saliva veloce.
Poi sentii l’acqua della doccia spegnersi.
Nascosi il perizoma alla meglio, sistemai il pene dentro i pantaloni (anche se la sagoma restava evidente) e uscii dalla camera. Elena era già nel corridoio, di nuovo avvolta nell’asciugamano, i capelli stillanti.
«Cosa ci fai qui?» chiese.
Il suo sguardo scese un attimo sui miei pantaloni, poi sul perizoma rosso che era rimasto a terra vicino alla valigia. Alzò di nuovo gli occhi e non disse nulla di quello che aveva visto. Invece chiese, con tono leggero:
«Che si mangia stasera, zio?»
«Pizza», risposi, la voce un po’ strozzata.
«Quattro formaggi, per me.»
«Va bene. Adesso chiamo.»
Mi passò accanto e entrò in camera. Io tornai nella mia, chiusi la porta e restai fermo qualche secondo. Mi aveva visto. Aveva visto l’erezione e le sue mutandine a terra. E aveva fatto finta di niente.
La sera mangiammo la pizza come se nulla fosse successo. Lei era solare, parlava, rideva. Io cercavo di stare al passo, anche se dentro ero ancora acceso.
Dopo cena mi disse che avrebbe sparecchiato lei. Aspettai che finisse, le augurai la buonanotte e andai in camera mia. Ero di nuovo duro. Volevo solo chiudermi dentro e scaricare la tensione di tutta la giornata.
Ma prima passai davanti alla sua porta, socchiusa. Mi fermai.
Elena era in ginocchio sul letto, di spalle, indossava solo una canotta bianca attillata, senza reggiseno. I capezzoli si stampavano chiaramente sul tessuto. Aveva le gambe aperte e si strusciava lentamente contro un cuscino. Il sedere era sollevato, le chiappe divaricate. Si muoveva con un ritmo che aumentava a tratti, accompagnato da piccoli ansimi soffocati.
L’odore era nell’aria: caldo, umido, inconfondibile.
Restai fermo sulla soglia, senza fare rumore. Aprii i pantaloni e presi il mio sesso in mano. Mi masturbai guardandola, seguendo il suo ritmo. Ogni volta che accelerava, acceleravo anch’io. Quando inarcò la schiena e venne, con un gemito lungo e un movimento più convulso del bacino, venni anch’io, silenziosamente, sulle dita.
Mi ritirai prima che si voltasse. Tornai in camera, mi pulii e mi cacciai sotto le coperte. L’eccitazione non era passata del tutto. Dormii agitato.
La mattina dopo la incontrai in bagno.
«Zio, ieri sera ho rovesciato un po’ d’acqua sul cuscino mentre bevevo», disse con naturalezza. «Posso mettere la federa in lavatrice?»
«Certo. La lavo io.»
Mi porse la federa. Quando lei scese in cucina, la portai al viso. L’odore era ancora lì: forte, suo, mescolato a qualcosa di più caldo e umido. Restai fermo qualche secondo ad annusarla, gli occhi chiusi, già di nuovo teso.
Poi scesi a fare colazione come se niente fosse.
Quella settimana era solo all’inizio.
Scrivimi qui:
Email → u6753739252@gmail.com
Instagram → @raccontibirichinisara
(Ho aperto il profilo da poco)
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto fuoco ❤️
I vostri complimenti, le confidenze più intime e le richieste di nuovi racconti mi scalano addosso ogni volta. Leggo ogni messaggio con attenzione… anche se a volte la casella si riempie così tanto che rispondo un po’ più lentamente del solito.
Se hai una fantasia che ti brucia, un’esperienza che non hai mai raccontato a nessuno, o semplicemente vuoi dirmi cosa ti ha fatto venire i brividi (o cosa vorresti leggere la prossima volta)… scrivimi.
Mi piace scoprire i desideri più nascosti di chi mi legge.
Non vedo l’ora di leggervi…
e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
La vostra Birichina
La mattina in cui uscì per stampare delle fotocopie, decisi di portarle delle asciugamani pulite in camera. Entrai, posai il mucchio sul letto e notai la valigia aperta. Accanto, la borsa della biancheria sporca era socchiusa. Dentro, in bella vista, c’era un perizoma verde scuro con chiazze bianche già secche.
La curiosità fu più forte di qualsiasi ragionamento. Lo presi tra le dita. Il tessuto era sottile. Lo portai al viso e inspirai a fondo. L’odore era forte, caldo, intensamente femminile. Un misto di pelle, sudore leggero e qualcosa di più intimo, quasi dolce. Mi si indurì immediatamente, con una rapidità che mi sorprese.
Stavo ancora tenendo il perizoma quando sentii la porta aprirsi. Lo rimisi di scatto nella borsa e mi voltai proprio mentre Elena entrava.
«Zio? Cosa ci fai qui?»
Indicai le asciugamani sul letto.
«Le ho portate io. Così le trovi quando vuoi fare la doccia.»
Sorrise. «Grazie. Sei gentile zio.»
«A pranzo c’è il riso pronto», aggiunsi, cercando di sembrare naturale.
Mangiammo insieme. Lei parlava dell’università, di quanto si trovasse bene, di un esame che l’aspettava a gennaio. Io annuivo, rispondevo, ma sotto il tavolo avevo un’erezione che pulsava contro il tessuto dei pantaloni. Ogni tanto l’odore di quel perizoma mi tornava in mente e il sangue batteva più forte.
Dopo pranzo lei disse che andava a studiare. Io mi misi sul divano a guardare un film, ma finii per appisolarmi.
Mi svegliò la sua voce.
«Zio, l’acqua è ghiacciata.»
Alzai lo sguardo. Elena stava sulla soglia del salotto, avvolta solo in un asciugamano che le copriva il corpo dalle ascelle a metà coscia. I capelli bagnati le gocciolavano sulle spalle. L’asciugamano era stretto sul seno e lasciava intravedere una scollatura profonda.
Mi alzai in fretta. «Scusa, ieri ho spento la caldaia per il temporale. Adesso la riaccendo.»
Mi seguì in bagno. Mentre maneggiavo i comandi dietro la caldaia, lei restò in piedi accanto alla doccia.
«Prova adesso», le dissi.
Aprì il rubinetto. L’acqua calda partì subito. Io mi voltai per uscire, ma lei aveva già lasciato cadere l’asciugamano ai suoi piedi e si era messa sotto il getto. Con la coda dell’occhio colsi la curva del seno, il fianco, il profilo del sedere. Non sembrava per niente imbarazzata. Io invece uscii in fretta, il cuore in gola e di nuovo duro.
Non resistetti. Tornai in camera sua mentre lei era ancora sotto la doccia. Nella valigia trovai il perizoma rosso che aveva tolto poco prima. Era ancora caldo. Il pizzo semitrasparente davanti era leggermente umido. L’odore era diverso dal precedente: più fresco, più vivo, più suo.
Lo portai al naso e inspirai a fondo. Con l’altra mano aprii i pantaloni e liberai il sesso già eretto. Iniziai a masturbarmi lentamente, annusando il tessuto caldo, gli occhi socchiusi. Il piacere saliva veloce.
Poi sentii l’acqua della doccia spegnersi.
Nascosi il perizoma alla meglio, sistemai il pene dentro i pantaloni (anche se la sagoma restava evidente) e uscii dalla camera. Elena era già nel corridoio, di nuovo avvolta nell’asciugamano, i capelli stillanti.
«Cosa ci fai qui?» chiese.
Il suo sguardo scese un attimo sui miei pantaloni, poi sul perizoma rosso che era rimasto a terra vicino alla valigia. Alzò di nuovo gli occhi e non disse nulla di quello che aveva visto. Invece chiese, con tono leggero:
«Che si mangia stasera, zio?»
«Pizza», risposi, la voce un po’ strozzata.
«Quattro formaggi, per me.»
«Va bene. Adesso chiamo.»
Mi passò accanto e entrò in camera. Io tornai nella mia, chiusi la porta e restai fermo qualche secondo. Mi aveva visto. Aveva visto l’erezione e le sue mutandine a terra. E aveva fatto finta di niente.
La sera mangiammo la pizza come se nulla fosse successo. Lei era solare, parlava, rideva. Io cercavo di stare al passo, anche se dentro ero ancora acceso.
Dopo cena mi disse che avrebbe sparecchiato lei. Aspettai che finisse, le augurai la buonanotte e andai in camera mia. Ero di nuovo duro. Volevo solo chiudermi dentro e scaricare la tensione di tutta la giornata.
Ma prima passai davanti alla sua porta, socchiusa. Mi fermai.
Elena era in ginocchio sul letto, di spalle, indossava solo una canotta bianca attillata, senza reggiseno. I capezzoli si stampavano chiaramente sul tessuto. Aveva le gambe aperte e si strusciava lentamente contro un cuscino. Il sedere era sollevato, le chiappe divaricate. Si muoveva con un ritmo che aumentava a tratti, accompagnato da piccoli ansimi soffocati.
L’odore era nell’aria: caldo, umido, inconfondibile.
Restai fermo sulla soglia, senza fare rumore. Aprii i pantaloni e presi il mio sesso in mano. Mi masturbai guardandola, seguendo il suo ritmo. Ogni volta che accelerava, acceleravo anch’io. Quando inarcò la schiena e venne, con un gemito lungo e un movimento più convulso del bacino, venni anch’io, silenziosamente, sulle dita.
Mi ritirai prima che si voltasse. Tornai in camera, mi pulii e mi cacciai sotto le coperte. L’eccitazione non era passata del tutto. Dormii agitato.
La mattina dopo la incontrai in bagno.
«Zio, ieri sera ho rovesciato un po’ d’acqua sul cuscino mentre bevevo», disse con naturalezza. «Posso mettere la federa in lavatrice?»
«Certo. La lavo io.»
Mi porse la federa. Quando lei scese in cucina, la portai al viso. L’odore era ancora lì: forte, suo, mescolato a qualcosa di più caldo e umido. Restai fermo qualche secondo ad annusarla, gli occhi chiusi, già di nuovo teso.
Poi scesi a fare colazione come se niente fosse.
Quella settimana era solo all’inizio.
Scrivimi qui:
Email → u6753739252@gmail.com
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(Ho aperto il profilo da poco)
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto fuoco ❤️
I vostri complimenti, le confidenze più intime e le richieste di nuovi racconti mi scalano addosso ogni volta. Leggo ogni messaggio con attenzione… anche se a volte la casella si riempie così tanto che rispondo un po’ più lentamente del solito.
Se hai una fantasia che ti brucia, un’esperienza che non hai mai raccontato a nessuno, o semplicemente vuoi dirmi cosa ti ha fatto venire i brividi (o cosa vorresti leggere la prossima volta)… scrivimi.
Mi piace scoprire i desideri più nascosti di chi mi legge.
Non vedo l’ora di leggervi…
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A presto,
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