Glory hole: la prima volta dopo il divorzio
di
Panny
genere
etero
Quella estate, in un pomeriggio di noia che sapeva di solitudine, decisi di tornare in uno di quei posti che anni fa frequentavo con una certa regolarità. Un club scambisti con spa, piscina, saune e camere private. Naturista al cento per cento. Io, Sara, cinquant’anni suonati, divorziata da tempo, ci andai da sola.
Arrivai vestita in modo normale. Negli spogliatoi mi tolsi tutto. La pelle non era più quella di una volta: leggermente rugosa, ma ancora tesa nei punti giusti. Il seno, una seconda che reggeva ancora bene, con capezzoli medi e sensibili. Tra le gambe tenevo solo una sottile striscia di pelo lungo le labbra. I capelli biondi, ormai con riflessi grigi, li legai alti. Presi l’asciugamano e uscii nuda nel giardino.
L’idromassaggio bolliva al sole. L’acqua mi accolse con un calore che mi sciolse le spalle. Salutai chi c’era già. Si parlò del più e del meno, di niente di importante. A un certo punto arrivarono le prime proposte: «Vieni con noi in camera?». Sorrisi e rifiutai. «Per ora sto bene qui». Loro annuirono e sparirono verso una delle quattro stanze.
Rimasero solo una coppia giovane. Lui, Alessandro, circa venticinque anni, corpo asciutto e muscoloso, tutto depilato tranne il pube. Lei, Sofia, stessa età, forme più morbide, seno prosperoso con areole chiarissime quasi invisibili, sedere ampio e pieno, intimità completamente liscia e labbra carnose. Ci presentammo. Il feeling fu immediato.
Uscimmo e andammo al bar della struttura. Parlammo a lungo. Ridevamo. A un certo punto Alessandro, con naturalezza, disse:
«Se vuoi, puoi venire a guardarci mentre ci divertiamo.»
Esitai. «Non so… forse dopo.»
Loro sorrisero e si allontanarono. Restai seduta ancora un po’, il bicchiere tra le mani. La giornata era stata leggera, piacevole. Alla fine mi alzai. «Non c’è niente di male», mi dissi. «Mi hanno invitata loro.»
Non li trovai nelle camere normali né nelle saune. Girai un corridoio laterale e scoprii una zona nuova: una stanza lunga divisa da pannelli di legno nero con aperture circolari. Glory hole. Alessandro stava in piedi davanti a uno di quei buchi. Il suo sesso spariva dall’altra parte. Dall’apertura arrivavano suoni umidi e ritmati.
Quando mi vide, sorrise.
«Avvicinati, se vuoi vedere meglio.»
Mi feci avanti. Il suo sguardo scese subito sul mio seno. Lo notai. Mi avvicinai ancora di più e, con voce bassa, dissi:
«Se ti va… puoi succhiarli.»
Non se lo fece ripetere. Abbassò la testa e prese un capezzolo tra le labbra. Succhiò con forza, mentre con le mani stringeva e sollevava il seno. Ogni tanto si spostava e lasciava segni scuri sulla pelle, veri e propri succhiotti. Dall’altra parte del muro si sentiva Sofia che lo prendeva in bocca con molta saliva, in modo rumoroso e vorace.
Gli accarezzai il sedere: sodo, teso, da palestra. Poi la mano scese davanti e massaggiai i testicoli, pesanti e caldi. A un certo punto i suoni di Sofia si interruppero. La porta laterale si aprì. Lei mi fece cenno di entrare.
Mi staccai da Alessandro e passai dall’altra parte. Sofia mi guardò i seni e rise piano.
«A me non me li ha mai fatti così scuri», disse indicando i segni.
«Forse era troppo eccitato», risposi.
«Vedrai, me la pagherà a casa.»
Dal buco riapparve il pene di Alessandro, duro e lucido. Sofia mi guardò.
«Adesso tocca a me. Guarda.»
Si mise in ginocchio e lo prese in bocca. Io mi inginocchiai accanto a lei. Le posai le mani sulla testa e iniziai a guidarla: più fondo, più veloce. Lei non protestò. Anzi, si abbandonò al ritmo che le imponevo. Era brava, lo prendeva tutto senza esitare.
Dopo un po’ le chiesi di fermarsi.
«Adesso guarda come faccio io.»
Presi il glande tra le labbra e lavorai solo sulla punta, avanti e indietro, poi leccai lentamente il frenulo e il bordo del prepuzio. Sofia osservava attenta.
«Voglio provare», mormorò.
Le lasciai spazio. La guardai mentre succhiava con nuova attenzione. Poi le chiesi di nuovo il posto. Questa volta lo presi fino in gola subito. Il sapore era pulito, leggermente salato, con un odore di pelle fresca e sapone. Continuai con affondi lenti e profondi finché lui non si ritrasse e sparì dal buco.
La porta si aprì di nuovo. Alessandro entrò. Io e Sofia eravamo ancora in ginocchio. Lui venne dritto verso di me e mi offrì il sesso per prima. Lo presi senza esitazione, questa volta senza il legno di mezzo. Potevo sentirlo intero. Mentre lo succhiavo, lui prese la testa di Sofia e la spinse verso i testicoli.
«Prendili in bocca.»
Lei obbedì. Lavoravamo in due: io sul fusto, lei sotto. Lui ansimava forte. A un certo punto mi staccai e passai i testicoli, scambiandoci di posto.
Dopo un po’ mi alzai e andai a sedermi sul bordo del letto di fronte a loro. Divaricai le gambe e con due dita allargai le labbra, mostrandogli tutto: i peli corti lungo i bordi, l’interno rosa e già lucido. Leccai le dita e me le infilai dentro con un unico movimento deciso.
Alessandro non distoglieva lo sguardo. Afferrò la testa di Sofia con entrambe le mani e iniziò a scoparle la bocca con forza. Si sentivano i conati, i suoni strozzati, la saliva che colava. Io mi toccavo più in fretta, una mano sul clitoride a cerchi stretti, l’altra che entrava e usciva con decisione. Mi mordevo il labbro.
Lui ansimava guardandomi.
«Sara… sei una porca.»
«Sì», risposi.
«Vorrei aprirti quella figa.»
«E tu sei un porco.»
Il ritmo diventò più pesante. Sofia soffocava, gli occhi lucidi. Io accelerai insieme a lui.
«Sto venendo, Sara… vengo per te…»
Venimmo quasi insieme. Io con un orgasmo lungo che mi fece inarcare la schiena. Lui con gemiti bassi mentre si svuotava in gola a Sofia. Quando si ritrasse, lei tossì. Lo sperma le colava dagli angoli della bocca e dal naso.
La guardai.
«Non sprecare niente. Ingoia tutto.»
Lei chiuse gli occhi, deglutì, e si asciugò il viso con il dorso della mano.
Alessandro era ancora ansimante. Gli feci cenno di avvicinarsi. Quando fu tra le mie gambe gli dissi, con voce calma ma ferma:
«Guarda che questa non si pulisce da sola.»
Si chinò. Gli afferrai i capelli e lo spinsi contro la mia intimità bagnata. Tenni la sua testa ferma, premendolo contro di me, esattamente come aveva fatto lui con Sofia. Lui leccava, anche se si sentiva in difficoltà. Ogni tanto cercava di tirare indietro la testa per respirare, ma io non mollavo.
«Bravo cagnolino… lecca bene… più a fondo.»
Continuai a guidarlo. Il piacere saliva di nuovo, più forte di prima.
«Più veloce… sto per venire… ti prego, più a fondo…»
L’orgasmo arrivò netto, caldo, e mi lasciò tremante. Solo allora rilasciai la presa. Il suo viso era lucido dei miei umori, gli occhi un po’ stanchi.
Mi alzai. Li guardai un momento: lui e Sofia a terra, che si stringevano e si asciugavano a vicenda. Lui l’aveva presa con forza. Io mi ero fatta valere su di lui. Era stato un equilibrio strano e completo.
Uscii senza dire altro. Andai alle docce, lasciai che l’acqua calda mi scorreste addosso a lungo, poi mi rivestii e uscii dal club.
A casa arrivai in tempo per preparare la cena ai miei figli. Il giorno dopo si sarebbero svegliati presto per andare a lavoro. Io invece, mentre tagliavo le verdure, sentivo ancora il sapore di Alessandro sulla lingua e il bruciore dolce dei succhiotti sul seno.
Quella sera, per la prima volta dopo tanto tempo, non mi sentii per niente sola.
Scrivimi qui:
Email → u6753739252@gmail.com
Instagram → @raccontibirichinisara
(Ho aperto il profilo da poco)
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto fuoco ❤️
I vostri complimenti, le confidenze più intime e le richieste di nuovi racconti mi scalano addosso ogni volta. Leggo ogni messaggio con attenzione… anche se a volte la casella si riempie così tanto che rispondo un po’ più lentamente del solito.
Se hai una fantasia che ti brucia, un’esperienza che non hai mai raccontato a nessuno, o semplicemente vuoi dirmi cosa ti ha fatto venire i brividi (o cosa vorresti leggere la prossima volta)… scrivimi.
Mi piace scoprire i desideri più nascosti di chi mi legge.
Non vedo l’ora di leggervi…
e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
La vostra Birichina
Arrivai vestita in modo normale. Negli spogliatoi mi tolsi tutto. La pelle non era più quella di una volta: leggermente rugosa, ma ancora tesa nei punti giusti. Il seno, una seconda che reggeva ancora bene, con capezzoli medi e sensibili. Tra le gambe tenevo solo una sottile striscia di pelo lungo le labbra. I capelli biondi, ormai con riflessi grigi, li legai alti. Presi l’asciugamano e uscii nuda nel giardino.
L’idromassaggio bolliva al sole. L’acqua mi accolse con un calore che mi sciolse le spalle. Salutai chi c’era già. Si parlò del più e del meno, di niente di importante. A un certo punto arrivarono le prime proposte: «Vieni con noi in camera?». Sorrisi e rifiutai. «Per ora sto bene qui». Loro annuirono e sparirono verso una delle quattro stanze.
Rimasero solo una coppia giovane. Lui, Alessandro, circa venticinque anni, corpo asciutto e muscoloso, tutto depilato tranne il pube. Lei, Sofia, stessa età, forme più morbide, seno prosperoso con areole chiarissime quasi invisibili, sedere ampio e pieno, intimità completamente liscia e labbra carnose. Ci presentammo. Il feeling fu immediato.
Uscimmo e andammo al bar della struttura. Parlammo a lungo. Ridevamo. A un certo punto Alessandro, con naturalezza, disse:
«Se vuoi, puoi venire a guardarci mentre ci divertiamo.»
Esitai. «Non so… forse dopo.»
Loro sorrisero e si allontanarono. Restai seduta ancora un po’, il bicchiere tra le mani. La giornata era stata leggera, piacevole. Alla fine mi alzai. «Non c’è niente di male», mi dissi. «Mi hanno invitata loro.»
Non li trovai nelle camere normali né nelle saune. Girai un corridoio laterale e scoprii una zona nuova: una stanza lunga divisa da pannelli di legno nero con aperture circolari. Glory hole. Alessandro stava in piedi davanti a uno di quei buchi. Il suo sesso spariva dall’altra parte. Dall’apertura arrivavano suoni umidi e ritmati.
Quando mi vide, sorrise.
«Avvicinati, se vuoi vedere meglio.»
Mi feci avanti. Il suo sguardo scese subito sul mio seno. Lo notai. Mi avvicinai ancora di più e, con voce bassa, dissi:
«Se ti va… puoi succhiarli.»
Non se lo fece ripetere. Abbassò la testa e prese un capezzolo tra le labbra. Succhiò con forza, mentre con le mani stringeva e sollevava il seno. Ogni tanto si spostava e lasciava segni scuri sulla pelle, veri e propri succhiotti. Dall’altra parte del muro si sentiva Sofia che lo prendeva in bocca con molta saliva, in modo rumoroso e vorace.
Gli accarezzai il sedere: sodo, teso, da palestra. Poi la mano scese davanti e massaggiai i testicoli, pesanti e caldi. A un certo punto i suoni di Sofia si interruppero. La porta laterale si aprì. Lei mi fece cenno di entrare.
Mi staccai da Alessandro e passai dall’altra parte. Sofia mi guardò i seni e rise piano.
«A me non me li ha mai fatti così scuri», disse indicando i segni.
«Forse era troppo eccitato», risposi.
«Vedrai, me la pagherà a casa.»
Dal buco riapparve il pene di Alessandro, duro e lucido. Sofia mi guardò.
«Adesso tocca a me. Guarda.»
Si mise in ginocchio e lo prese in bocca. Io mi inginocchiai accanto a lei. Le posai le mani sulla testa e iniziai a guidarla: più fondo, più veloce. Lei non protestò. Anzi, si abbandonò al ritmo che le imponevo. Era brava, lo prendeva tutto senza esitare.
Dopo un po’ le chiesi di fermarsi.
«Adesso guarda come faccio io.»
Presi il glande tra le labbra e lavorai solo sulla punta, avanti e indietro, poi leccai lentamente il frenulo e il bordo del prepuzio. Sofia osservava attenta.
«Voglio provare», mormorò.
Le lasciai spazio. La guardai mentre succhiava con nuova attenzione. Poi le chiesi di nuovo il posto. Questa volta lo presi fino in gola subito. Il sapore era pulito, leggermente salato, con un odore di pelle fresca e sapone. Continuai con affondi lenti e profondi finché lui non si ritrasse e sparì dal buco.
La porta si aprì di nuovo. Alessandro entrò. Io e Sofia eravamo ancora in ginocchio. Lui venne dritto verso di me e mi offrì il sesso per prima. Lo presi senza esitazione, questa volta senza il legno di mezzo. Potevo sentirlo intero. Mentre lo succhiavo, lui prese la testa di Sofia e la spinse verso i testicoli.
«Prendili in bocca.»
Lei obbedì. Lavoravamo in due: io sul fusto, lei sotto. Lui ansimava forte. A un certo punto mi staccai e passai i testicoli, scambiandoci di posto.
Dopo un po’ mi alzai e andai a sedermi sul bordo del letto di fronte a loro. Divaricai le gambe e con due dita allargai le labbra, mostrandogli tutto: i peli corti lungo i bordi, l’interno rosa e già lucido. Leccai le dita e me le infilai dentro con un unico movimento deciso.
Alessandro non distoglieva lo sguardo. Afferrò la testa di Sofia con entrambe le mani e iniziò a scoparle la bocca con forza. Si sentivano i conati, i suoni strozzati, la saliva che colava. Io mi toccavo più in fretta, una mano sul clitoride a cerchi stretti, l’altra che entrava e usciva con decisione. Mi mordevo il labbro.
Lui ansimava guardandomi.
«Sara… sei una porca.»
«Sì», risposi.
«Vorrei aprirti quella figa.»
«E tu sei un porco.»
Il ritmo diventò più pesante. Sofia soffocava, gli occhi lucidi. Io accelerai insieme a lui.
«Sto venendo, Sara… vengo per te…»
Venimmo quasi insieme. Io con un orgasmo lungo che mi fece inarcare la schiena. Lui con gemiti bassi mentre si svuotava in gola a Sofia. Quando si ritrasse, lei tossì. Lo sperma le colava dagli angoli della bocca e dal naso.
La guardai.
«Non sprecare niente. Ingoia tutto.»
Lei chiuse gli occhi, deglutì, e si asciugò il viso con il dorso della mano.
Alessandro era ancora ansimante. Gli feci cenno di avvicinarsi. Quando fu tra le mie gambe gli dissi, con voce calma ma ferma:
«Guarda che questa non si pulisce da sola.»
Si chinò. Gli afferrai i capelli e lo spinsi contro la mia intimità bagnata. Tenni la sua testa ferma, premendolo contro di me, esattamente come aveva fatto lui con Sofia. Lui leccava, anche se si sentiva in difficoltà. Ogni tanto cercava di tirare indietro la testa per respirare, ma io non mollavo.
«Bravo cagnolino… lecca bene… più a fondo.»
Continuai a guidarlo. Il piacere saliva di nuovo, più forte di prima.
«Più veloce… sto per venire… ti prego, più a fondo…»
L’orgasmo arrivò netto, caldo, e mi lasciò tremante. Solo allora rilasciai la presa. Il suo viso era lucido dei miei umori, gli occhi un po’ stanchi.
Mi alzai. Li guardai un momento: lui e Sofia a terra, che si stringevano e si asciugavano a vicenda. Lui l’aveva presa con forza. Io mi ero fatta valere su di lui. Era stato un equilibrio strano e completo.
Uscii senza dire altro. Andai alle docce, lasciai che l’acqua calda mi scorreste addosso a lungo, poi mi rivestii e uscii dal club.
A casa arrivai in tempo per preparare la cena ai miei figli. Il giorno dopo si sarebbero svegliati presto per andare a lavoro. Io invece, mentre tagliavo le verdure, sentivo ancora il sapore di Alessandro sulla lingua e il bruciore dolce dei succhiotti sul seno.
Quella sera, per la prima volta dopo tanto tempo, non mi sentii per niente sola.
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(Ho aperto il profilo da poco)
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto fuoco ❤️
I vostri complimenti, le confidenze più intime e le richieste di nuovi racconti mi scalano addosso ogni volta. Leggo ogni messaggio con attenzione… anche se a volte la casella si riempie così tanto che rispondo un po’ più lentamente del solito.
Se hai una fantasia che ti brucia, un’esperienza che non hai mai raccontato a nessuno, o semplicemente vuoi dirmi cosa ti ha fatto venire i brividi (o cosa vorresti leggere la prossima volta)… scrivimi.
Mi piace scoprire i desideri più nascosti di chi mi legge.
Non vedo l’ora di leggervi…
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