Le confidenze che non avremmo dovuto farci

di
genere
etero

Benedetta si accasciò sul divano di Giorgio con un sospiro di sollievo. I libri di diritto commerciale erano sparsi sul tavolo basso, le pagine ormai sbiadite dalle sottolineature. Erano le cinque del pomeriggio e la luce che filtrava dalle tende di casa sua aveva quel tono dorato e pigro delle giornate di settembre.
«Basta per oggi», mormorò lei, allungando le gambe. «Se leggo un’altra sentenza mi viene il mal di testa.»
Giorgio sorrise, chiudendo il quaderno. Era seduto a terra, con la schiena contro il divano, proprio accanto alle sue ginocchia. Si conoscevano da anni, da quando il liceo li aveva messi nella stessa classe. Erano i migliori amici, quelli che potevano stare in silenzio per ore senza sentirsi a disagio. Quella sera, però, qualcosa nell’aria sembrava diverso. Forse era la stanchezza, forse il fatto di essere soli in casa sua per la prima volta da settimane.
Benedetta lo guardò di sottecchi. Aveva i capelli scuri un po’ spettinati e la maglietta leggera che gli segnava le spalle. Si morse il labbro inferiore, poi decise di buttare lì la frase che le ronzava in testa da un pezzo.
«Sai che non ti ho mai chiesto una cosa?» disse, voce calma ma con un filo di imbarazzo. «Tu… ti masturbi spesso?»
Giorgio alzò lo sguardo, sorpreso, ma non si irrigidì. Un mezzo sorriso gli sfiorò le labbra.
«Wow. Partenza diretta.» Fece una pausa, poi annuì. «Sì. Piuttosto spesso, a dire il vero. Tu?»
«Anche io.» Benedetta sentì le guance scaldarsi un poco, ma proseguì. «Quasi ogni giorno, a volte due. Dipende. E tu… a cosa pensi quando lo fai?»
Lui si grattò la nuca, un gesto che faceva sempre quando era un po’ in imbarazzo.
«Dipende dal momento. A volte guardo porno, a volte no. Quando guardo, mi piacciono le cose abbastanza realistiche, non quelle esagerate. E tu?»
«Io pure guardo video, ogni tanto.» Lei si sistemò meglio sul divano, avvicinando un po’ le ginocchia. «Ma non sempre. A volte leggo racconti erotici. Mi piace quando sono scritti bene, con i dettagli. E tu? Hai mai letto qualcosa?»
«Qualche volta sì. E pure fumetti erotici, quelli tipo hentai o cose più europee. Mi piace il disegno quando è fatto con cura.» Giorgio alzò lo sguardo verso di lei. «E tu? Solo racconti o anche fumetti?»
«Anche fumetti, sì. Mi piacciono quelli dove si vede tutto, ma senza esagerare.» Fece una piccola pausa. «E… pensi mai a persone che conosci? Tipo, mentre lo fai?»
Lui abbassò lo sguardo per un secondo, poi lo rialzò.
«Capita. Non sempre, ma capita. Tu?»
Benedetta annuì lentamente.
«Anche a me. A volte sì.» La voce le uscì più bassa. «E… tu ti depili?»
Giorgio rise piano, un po’ imbarazzato.
«Sì. Con il rasoio elettrico, tutto. Mi piace stare liscio. Tu invece?»
«Io faccio la ceretta. Tutta. Completamente. Non lascio niente.» Lei si sentì arrossire di più, ma continuò. «Mi piace sentirla liscia.»
Ci fu un silenzio breve, carico. Poi fu lei a fare la domanda successiva, con tono leggero ma curioso.
«Posso chiederti… quanto ce l’hai?»
Giorgio deglutì, ma non schivò.
«Circa diciotto centimetri. Diciotto e mezzo quando è completamente duro. Non è enorme, ma… è abbastanza grosso di circonferenza. E tu?» Lui inclinò leggermente la testa. «Com’è… la tua? La forma, intendo. E… il seno? Che misura hai? E i capezzoli, di che colore sono? Quanto sono grandi? Diventano duri quando ti ecciti?»
Benedetta sentì un brivido leggero lungo la schiena. Rispose senza abbassare lo sguardo.
«La mia è… abbastanza chiusa, con le labbra esterne piccole e quelle interne un po’ più evidenti. Rosa chiaro, quasi. E il seno… seconda scarsa. Non è grande. Capezzoli color rosa scuro, non troppo grandi, ma quando mi eccito diventano durissimi e un po’ più scuri.» Fece una pausa. «E tu… ti capita mai di diventare duro quando sei in giro? O anche all’università, quando siamo insieme?»
Giorgio annuì, un po’ più serio.
«Sì. Succede. A volte all’improvviso, e cerco di sistemarmi. Qualche volta la punta è già un po’ bagnata. Tu invece? Ti capita di bagnarti?»
Lei sorrise, un sorriso piccolo e sincero.
«Sì. Anche solo un minimo di eccitazione e… sporco tutte le mutande. Divento molto bagnata. È un po’ imbarazzante a volte.»
«Che tipo di mutande indossi di solito?» chiese lui, voce bassa.
«Perizoma o brasiliana. Quasi sempre. E reggiseno normale, con le coppe sottili, appunto perché non ho molto seno.» Lei lo guardò. «E tu? Boxer o slip?»
«Slip. Mi piace di più, sta più fermo.»
La conversazione scorreva ormai senza sforzo, anche se ogni tanto uno dei due abbassava lo sguardo o si passava una mano sui capelli. Benedetta sentiva il cuore battere un po’ più forte, ma era una sensazione calda, non sgradevole.
«Hai mai avuto esperienze… di preliminari o di sesso vero e proprio?» chiese lei.
«Sì. Qualche ragazza. E tu?»
«Anche io.» Fece una piccola pausa. «Tu… quando ti fanno un pompino, ti piace se… una ingoia?»
Giorgio la guardò, sorpreso dalla domanda ma non a disagio.
«Sì, mi piace. E tu… lo fai?»
«Sì. Anche se non mi piace particolarmente il sapore. Lo faccio perché so che fa piacere a chi lo riceve. In generale, però, non mi piace fare i pompini. Li faccio, ma non è la cosa che preferisco.» Lei inclinò la testa. «E a te piace… leccare?»
«Sì. Mi piace molto.» La sua voce era diventata più bassa. «Tu… sai squirtare?»
Benedetta arrossì di nuovo.
«Ci sono riuscita due volte. Ma non so esattamente come. È successo e basta.»
«E… dell’anale?» chiese lui, con delicatezza.
Lei respirò piano.
«La prima volta… il ragazzo mi ha aperta completamente. È stato intenso. Ho urlato. Non per dolore puro, ma… era tanto.» Guardò Giorgio. «E tu? Ti piace… farti infilare qualche dito dietro?»
Lui abbassò lo sguardo per un attimo, poi annuì, un po’ timido.
«Sì. Mi piace.»
Il silenzio che seguì non era pesante. Era solo pieno. Benedetta sentiva il calore tra le cosce, ma restava ferma.
«Qual è la tua posizione preferita?» chiese Giorgio dopo un momento.
«A pecora.» Rispose lei senza esitazione. «Mi piace sentirmi presa da dietro. E la tua?»
«Quando la ragazza sta sopra e mi cavalca. Mi piace vederla muoversi.»
Lui , poi chiese:
«Come… fai i pompini, quando li fai? Cioè, come ti muovi?»
Giorgio sorrise leggermente quando fece la domanda .
«Uso la mano insieme alla bocca, vado piano all’inizio e poi accelerò se vedo che piace.»
«Di solito parto lentamente, leccando prima, poi prendo la punta e scendo piano. Non vado mai troppo a fondo perché non mi piace soffocare. Uso anche la mano.» Fece una pausa. «E tu, quando lecchi… come fai?»
«Parto piano, con la lingua piatta, poi cerco il clitoride e ci lavoro sopra con movimenti circolari. A volte più forte, a volte più leggero, a seconda di come reagisce.» Lui la guardò. «Preferisci forte o piano?»
«Dipende dal momento. All’inizio piano, poi più forte. Tu?»
«Uguale. Piano all’inizio, poi più deciso.»
Benedetta si accorse che stava sorridendo. Non un sorriso nervoso, ma uno tranquillo, quasi felice di quella confidenza improvvisa. Giorgio sembrava allo stesso modo: un po’ arrossato sulle guance, ma rilassato.
Fuori la luce stava diventando più calda. I libri sul tavolo sembravano appartenere a un’altra giornata. Tra di loro c’era solo il silenzio leggero di due migliori amici che, per la prima volta, si erano detti cose che di solito restavano nascoste. E in quel silenzio c’era una carica quieta, intensa, che nessuno dei due sembrava voler spezzare.


Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto fuoco ❤️
I vostri complimenti, le confidenze più intime e le richieste di nuovi racconti mi scalano addosso ogni volta. Leggo ogni messaggio con attenzione… anche se a volte la casella si riempie così tanto che rispondo un po’ più lentamente del solito.
Se hai una fantasia che ti brucia, un’esperienza che non hai mai raccontato a nessuno, o semplicemente vuoi dirmi cosa ti ha fatto venire i brividi (o cosa vorresti leggere la prossima volta)… scrivimi.
Mi piace scoprire i desideri più nascosti di chi mi legge.
La mia email: u6753739252@gmail.com
Non vedo l’ora di leggervi…
e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
La vostra Birichina
di
scritto il
2026-09-04
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