La curiosità di mio figlio
di
Panny
genere
incesti
Quell’estate il caldo era arrivato prima del solito. Già dalle prime ore del mattino l’aria in casa pesava, densa, e io, Sara, avevo smesso da tempo di farmi problemi. Da anni giravo nuda tra le mura di casa quando i ragazzi non c’erano, e da quando erano diventati maggiorenni lo facevo anche in loro presenza, con naturalezza. Quella stagione, però, qualcosa era cambiato nel modo in cui mi vestivo… o meglio, nel modo in cui quasi non mi vestivo.
Al mattino indossavo solo un perizoma nero di pizzo, sottile, e una canotta larga ai lati, senza reggiseno. Il tessuto leggero lasciava scivolare fuori il seno a ogni movimento. Avevo ancora un seno sodo, di una terza, con capezzoli piccoli e areole medie, leggermente più scure della pelle. Quando mi chinavo o alzavo le braccia, il lato interno del seno spuntava netto, e dal davanti si indovinava il profilo dei capezzoli che premevano contro la stoffa.
Quella mattina, mentre preparavo il caffè, notai lo sguardo di Francesco. Aveva vent’anni, come Carlotta, e mi stava osservando con un’attenzione diversa dal solito. Non ci feci troppo caso, all’inizio. Pensai al caldo, alla stanchezza. Ma durante la giornata il suo occhio tornava su di me sempre più spesso.
Anche Carlotta, da dopo lo sviluppo, in estate riduceva i vestiti al minimo. Canotte larghe, pantaloncini corti, a volte solo l’intimo. Tra noi due c’era sempre stata una certa libertà.
Verso metà mattina ero in bagno, in piedi davanti allo specchio, solo col perizoma nero. Il seno era scoperto. Stavo stendendo la crema idratante sulle braccia e sulle spalle quando sentii i passi di Francesco nel corridoio. Passò una prima volta, poi una seconda, poi una terza. Ogni volta lo sguardo sfiorava la porta socchiusa.
Lo chiamai senza alzare la voce.
«Francesco, vieni un attimo.»
Apparve sulla soglia, cercando di sembrare indifferente.
«Sì, mamma?»
«Hai programmi per oggi?»
«Forse esco con gli amici. Non so ancora.»
«Dove pensate di andare?»
«Boh, forse in piscina.»
Mentre parlava, i suoi occhi non si spostavano dal mio seno. Non c’era malizia evidente, solo una curiosità intensa, quasi studiosa. Sembrava che stesse imparando qualcosa per la prima volta, anche se mi aveva vista nuda tante volte. Continuai a stendere la crema, lentamente. Quando arrivai al seno, mi voltai leggermente verso di lui, come per parlare meglio, e iniziai a massaggiare con entrambe le mani. Presi il peso del seno dalla base, lo sollevai un poco, poi salii verso i capezzoli, chiudendo le dita in una pressione dolce e circolare. Lo feci tre, forse quattro volte. La crema luccicava sulla pelle. Francesco non distolse lo sguardo. Seguiva ogni movimento, ogni neo, ogni piccola variazione di colore intorno all’areola.
Quando finii, rimasi lì, seno scoperto, aspettando che la crema si asciugasse.
«E tu cosa fai oggi?» mi chiese, voce un po’ più bassa.
«Resto sul divano. Un film, aria condizionata, tranquillità.»
Lui annuì. «Anche il tuo programma non è male.»
Mi avviai verso il salotto. La crema era ormai asciutta. Mi sdraiai sul divano lungo e presi il telecomando. Francesco sparì in camera a prepararsi. Poco dopo comparve Carlotta, in pantaloncini e canotta.
«Posso unirmi a te quando esce?» chiese.
«Certo.»
«Chiamami quando è uscito. Voglio stare comoda.»
Annuì senza farci troppo caso.
Francesco passò a salutarmi. Si chinò per darmi un bacio sulla guancia. Il gesto durò qualche secondo di troppo. Il suo viso era a pochi centimetri dal mio seno scoperto. Sentii il suo respiro leggero sulla pelle. Poi si rialzò e uscì.
Chiamai Carlotta.
Arrivò quasi subito. Si sdraiò sull’altro divano, di fronte al mio. Indossava solo una brasiliana gialla. Il seno, una seconda soda, era completamente scoperto. I capezzoli piccoli, chiari, e la pelle del petto ancora bianca di latte dove il costume aveva protetto dal sole.
La guardai e sorrisi.
«Per questo dovevo avvisarti quando usciva?»
Lei arrossì appena. «Sì.»
«Carlotta, con tuo fratello puoi stare tranquilla. Qui in casa siamo al sicuro. Se vuoi girare nuda, puoi. È una zona nostra.»
Abbassò lo sguardo un momento. «Mi sento a mio agio a stare così… ma a volte vorrei solo un po’ di quiete, senza i suoi occhi addosso.»
«Cosa intendi?»
Iniziò a raccontare. Di quando stava a letto a leggere, appena uscita dalla doccia, solo col perizoma, e Francesco passava davanti alla porta con scuse continue, lo sguardo sempre su di lei. Di quando camminava nuda dal bagno alla camera e lui compariva sempre “per caso”. Episodi piccoli, ripetuti, mai aggressivi, ma costanti.
«Non mi dà davvero fastidio» disse. «Capisco che non lo fa in modo… brutto. Però a volte non so come reagire. È mio fratello. E nell’ultimo anno mi guarda di più, come se stesse scoprendo qualcosa.»
Restai in silenzio qualche secondo, poi le raccontai del bagno, della crema, di come mi aveva studiata. Le dissi anche delle altre volte, quando mi cambiavo a porta aperta o quando uscivo dalla doccia.
«Ascolta» le dissi con calma. «Tu devi sentirti libera qui. Fai finta di niente, come hai sempre fatto. Lui è curioso, non malizioso. Vuole vedere da vicino, dal vivo, non solo sullo schermo. È diverso. Prova a non farci caso. Gira pure in intimo, o nuda. Vedrai che dopo un po’ diventa normale.»
Carlotta annuì. «Ci provo. Però… sarei più tranquilla se anche lui fosse un po’ più… libero. Tipo in boxer, o senza maglia. Tipo uno scambio alla pari. Non per guardarsi, ma per non essere l’unica.»
Scossi la testa dolcemente. «Il naturismo non si impone. Deve arrivare da solo, quando uno si sente sicuro. Della propria nudità e di quella degli altri.»
Lei annuì di nuovo. «Ok. Ci provo.»
Riprendemmo il film. Mentre lei aveva gli occhi sullo schermo, io la osservai. Era diventata una donna. Il seno fermo, i capezzoli delicati, la brasiliana che disegnava le curve del sedere e, sul davanti, lasciava intravedere i peli lunghi e curati del pube.
Passarono le ore. Quando il film finì, parlammo dei piani per l’estate. Poi bussarono.
Guardai dallo spioncino: Francesco. Mi voltai verso Carlotta.
«È lui.»
Si alzò in fretta. «Vado a mettere una maglietta.»
Aspettai che sparisse nel corridoio, poi aprii solo uno spiraglio, abbastanza da far passare la testa e nascondere il resto del corpo. Francesco entrò. Mentre mi superava, lo vidi girare appena la testa e seguire la linea del mio sedere finché non fu nel corridoio. Chiusi la porta e appoggiai la fronte contro il legno, lasciando uscire una risatina quieta. Ormoni e curiosità. Di noia, in quella casa, non se ne sarebbe parlato.
Verso sera andai in camera sua.
«Francesco, posso parlarti un momento?»
«Certo, mamma.»
Era seduto sul letto. Mi guardò, già un po’ teso.
«Volevo chiederti una cosa. Ti dà fastidio se io o Carlotta giriamo con pochi vestiti, o nude? O se ci cambiamo a porta aperta, o se usciamo dalla doccia e ci vedi?»
Diventò rosso in un attimo. Restò zitto a lungo.
«No» disse alla fine, voce bassa. «Non mi dà fastidio. Anzi… ultimamente mi capita di guardarvi. Più del dovuto. Scusa. Non so cosa mi succeda. Sono… curioso. Non ho mai visto da vicino, dal vivo, una donna. Voglio capire com’è fatta. Non è malizia, te lo giuro. È solo… curiosità.»
Mi sedetti sul bordo del letto.
«Lo so. E non è una ramanzina. Volevo solo capire. È normale essere curiosi. Un corpo dal vivo non è uguale a una foto o a un video. Le sensazioni sono diverse.»
Lui abbassò lo sguardo. «Non vi guardo con secondi fini. Davvero. Su internet… quando cerco… è un’altra cosa. Quella la faccio per… beh, sai. Ma questo è diverso. Qui voglio solo vedere.»
Sorrisi piano. «Ho capito. E ti dico una cosa: a me non dà fastidio se mi guardi, o se guardi tua sorella. L’unica cosa che ti chiedo è di non farla sentire a disagio. Non restare fisso. Non passare dieci volte davanti a una porta se non hai un motivo vero. Se siamo in salotto, stai con noi, parla, non stare solo ad osservare. E ricorda: a volte ci si sente più a proprio agio quando tutti sono nello stesso modo… mezzi nudi, o nudi.»
Annuì. «Ho capito, mamma.»
Prima di uscire mi abbracciò, forte. «Grazie. Farò tesoro di quello che mi hai detto.»
Andai in camera a infilare una canotta leggera, lasciando il perizoma. In cucina preparai un’insalata di pomodori e tonno. Quando chiamai i ragazzi, arrivarono: Carlotta in mutandine e maglietta, Francesco solo in boxer. Lo guardai e sentii un piccolo orgoglio. Stava cercando di capire.
La cena fu serena. Parlammo della giornata. Carlotta sembrava più rilassata. Quando mi alzavo in punta di piedi per prendere qualcosa dagli scaffali alti e il perizoma si tendeva, Francesco non mi fissava più come prima. Guardava, sì, ma con discrezione. Come gli avevo chiesto.
Dopo cena il caldo era afoso. Decidemmo di vedere un film in salotto. Aprii le finestre per fare corrente e spegnemmo le luci per non attirare zanzare. Francesco e Carlotta erano già sui divani. Mi sdraiai accanto a mio figlio, ognuno da una parte del divano lungo. Carlotta di fronte.
Il film era iniziato da un pezzo quando il caldo diventò insopportabile. Mi tolsi la canotta e la piegai sotto la testa come cuscino. Francesco seguì il movimento intero: le braccia che si alzavano, il seno che si liberava, i capezzoli che si indurivano appena a contatto con l’aria. Poi distolse lo sguardo e tornò allo schermo. Poco dopo Carlotta fece lo stesso. Lasciò cadere la maglietta a terra. Francesco la guardò un attimo e poi di nuovo il film.
Restammo così, tutte e due col seno scoperto. Io avevo le gambe leggermente piegate e aperte. Il perizoma nero, molto sgambato, disegnava il monte di Venere e, sotto il tessuto teso, si vedevano nitide le labbra e il piccolo rilievo del clitoride. Francesco lo notò. Questa volta il suo sguardo fu diverso: calmo, quasi sereno, come se stesse semplicemente guardando il film. Non insistente. Solo presente.
Sentii un leggero disagio. Essere osservata lì, tra le gambe, era più intimo. Eppure non chiusi le cosce. Anzi, le allargai un poco di più. Abbassai gli occhi e vidi ciò che vedeva lui: le labbra perfettamente stampate sul pizzo, il tessuto umido in un punto, il clitoride che premeva. Lui guardò a lungo, poi tornò allo schermo.
Carlotta aveva notato tutto. Lo capii dal modo in cui si rilassò ulteriormente contro i cuscini.
Dopo un po’ disse: «Mamma, vado a farmi una doccia. Sto sudando da matti.»
«Va bene.»
Si alzò e, prima di andare, si piegò lentamente a novanta gradi per raccogliere la maglietta. Il sedere si alzò, la brasiliana gialla scomparve quasi tra le chiappe, e per un attimo si vide tutto: la forma piena, la linea interna delle cosce, il tessuto che non copriva più niente. Poi sparì in bagno.
Francesco e io restammo soli. Il film proseguiva, ma nessuno dei due stava davvero guardando. Poco dopo Carlotta tornò, capelli bagnati che le gocciolavano sulle spalle, completamente nuda. Il seno lucido di acqua, il pube con i peli lunghi e curati, le labbra invece lisce. Si fermò un attimo.
«Mamma, posso usare la tua schiuma per i capelli?»
«Certo.»
Francesco la guardò. Questa volta lo stupore era evidente, ma durò solo un secondo. Poi tornò al film, come gli avevo insegnato. Quando lei si allontanò verso il bagno, però, notai il leggero rigonfiamento nei suoi boxer. La visione di entrambe, me con le gambe aperte e lei nuda dopo la doccia, aveva stimolato altro. Non solo curiosità di vedere. Qualcosa di più caldo, di più privato.
Io restai sdraiata, il perizoma ancora teso, il seno libero, e per la prima volta quella sera sentii un piccolo nodo di disagio mescolarsi alla mia solita tranquillità. Non era paura. Era solo la consapevolezza che qualcosa, in quella casa, stava cambiando. Lentamente. Naturalmente. E che io, pur restando la madre che aveva sempre considerato la nudità una cosa semplice, stavo iniziando a percepire il peso di quegli sguardi in un modo nuovo.
Il film continuava. L’aria delle finestre aperte ci sfiorava la pelle. E nessuno di noi tre disse più niente.
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto entusiasmo ❤️
I vostri complimenti, le vostre esperienze personali e le richieste di nuovi racconti mi fanno davvero piacere. Leggo ogni messaggio con attenzione (anche se a volte rispondo un po’ più lentamente del previsto, soprattutto quando la casella si riempie come oggi!).
Se hai una fantasia, un’esperienza da raccontare o semplicemente vuoi dirmi cosa ti è piaciuto (o cosa vorresti leggere), scrivimi pure. Mi piace conoscere i desideri più nascosti dei miei lettori.
La mia email: u6753739252@gmail.com
Non vedo l’ora di leggervi… e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
La vostra Birichina
Al mattino indossavo solo un perizoma nero di pizzo, sottile, e una canotta larga ai lati, senza reggiseno. Il tessuto leggero lasciava scivolare fuori il seno a ogni movimento. Avevo ancora un seno sodo, di una terza, con capezzoli piccoli e areole medie, leggermente più scure della pelle. Quando mi chinavo o alzavo le braccia, il lato interno del seno spuntava netto, e dal davanti si indovinava il profilo dei capezzoli che premevano contro la stoffa.
Quella mattina, mentre preparavo il caffè, notai lo sguardo di Francesco. Aveva vent’anni, come Carlotta, e mi stava osservando con un’attenzione diversa dal solito. Non ci feci troppo caso, all’inizio. Pensai al caldo, alla stanchezza. Ma durante la giornata il suo occhio tornava su di me sempre più spesso.
Anche Carlotta, da dopo lo sviluppo, in estate riduceva i vestiti al minimo. Canotte larghe, pantaloncini corti, a volte solo l’intimo. Tra noi due c’era sempre stata una certa libertà.
Verso metà mattina ero in bagno, in piedi davanti allo specchio, solo col perizoma nero. Il seno era scoperto. Stavo stendendo la crema idratante sulle braccia e sulle spalle quando sentii i passi di Francesco nel corridoio. Passò una prima volta, poi una seconda, poi una terza. Ogni volta lo sguardo sfiorava la porta socchiusa.
Lo chiamai senza alzare la voce.
«Francesco, vieni un attimo.»
Apparve sulla soglia, cercando di sembrare indifferente.
«Sì, mamma?»
«Hai programmi per oggi?»
«Forse esco con gli amici. Non so ancora.»
«Dove pensate di andare?»
«Boh, forse in piscina.»
Mentre parlava, i suoi occhi non si spostavano dal mio seno. Non c’era malizia evidente, solo una curiosità intensa, quasi studiosa. Sembrava che stesse imparando qualcosa per la prima volta, anche se mi aveva vista nuda tante volte. Continuai a stendere la crema, lentamente. Quando arrivai al seno, mi voltai leggermente verso di lui, come per parlare meglio, e iniziai a massaggiare con entrambe le mani. Presi il peso del seno dalla base, lo sollevai un poco, poi salii verso i capezzoli, chiudendo le dita in una pressione dolce e circolare. Lo feci tre, forse quattro volte. La crema luccicava sulla pelle. Francesco non distolse lo sguardo. Seguiva ogni movimento, ogni neo, ogni piccola variazione di colore intorno all’areola.
Quando finii, rimasi lì, seno scoperto, aspettando che la crema si asciugasse.
«E tu cosa fai oggi?» mi chiese, voce un po’ più bassa.
«Resto sul divano. Un film, aria condizionata, tranquillità.»
Lui annuì. «Anche il tuo programma non è male.»
Mi avviai verso il salotto. La crema era ormai asciutta. Mi sdraiai sul divano lungo e presi il telecomando. Francesco sparì in camera a prepararsi. Poco dopo comparve Carlotta, in pantaloncini e canotta.
«Posso unirmi a te quando esce?» chiese.
«Certo.»
«Chiamami quando è uscito. Voglio stare comoda.»
Annuì senza farci troppo caso.
Francesco passò a salutarmi. Si chinò per darmi un bacio sulla guancia. Il gesto durò qualche secondo di troppo. Il suo viso era a pochi centimetri dal mio seno scoperto. Sentii il suo respiro leggero sulla pelle. Poi si rialzò e uscì.
Chiamai Carlotta.
Arrivò quasi subito. Si sdraiò sull’altro divano, di fronte al mio. Indossava solo una brasiliana gialla. Il seno, una seconda soda, era completamente scoperto. I capezzoli piccoli, chiari, e la pelle del petto ancora bianca di latte dove il costume aveva protetto dal sole.
La guardai e sorrisi.
«Per questo dovevo avvisarti quando usciva?»
Lei arrossì appena. «Sì.»
«Carlotta, con tuo fratello puoi stare tranquilla. Qui in casa siamo al sicuro. Se vuoi girare nuda, puoi. È una zona nostra.»
Abbassò lo sguardo un momento. «Mi sento a mio agio a stare così… ma a volte vorrei solo un po’ di quiete, senza i suoi occhi addosso.»
«Cosa intendi?»
Iniziò a raccontare. Di quando stava a letto a leggere, appena uscita dalla doccia, solo col perizoma, e Francesco passava davanti alla porta con scuse continue, lo sguardo sempre su di lei. Di quando camminava nuda dal bagno alla camera e lui compariva sempre “per caso”. Episodi piccoli, ripetuti, mai aggressivi, ma costanti.
«Non mi dà davvero fastidio» disse. «Capisco che non lo fa in modo… brutto. Però a volte non so come reagire. È mio fratello. E nell’ultimo anno mi guarda di più, come se stesse scoprendo qualcosa.»
Restai in silenzio qualche secondo, poi le raccontai del bagno, della crema, di come mi aveva studiata. Le dissi anche delle altre volte, quando mi cambiavo a porta aperta o quando uscivo dalla doccia.
«Ascolta» le dissi con calma. «Tu devi sentirti libera qui. Fai finta di niente, come hai sempre fatto. Lui è curioso, non malizioso. Vuole vedere da vicino, dal vivo, non solo sullo schermo. È diverso. Prova a non farci caso. Gira pure in intimo, o nuda. Vedrai che dopo un po’ diventa normale.»
Carlotta annuì. «Ci provo. Però… sarei più tranquilla se anche lui fosse un po’ più… libero. Tipo in boxer, o senza maglia. Tipo uno scambio alla pari. Non per guardarsi, ma per non essere l’unica.»
Scossi la testa dolcemente. «Il naturismo non si impone. Deve arrivare da solo, quando uno si sente sicuro. Della propria nudità e di quella degli altri.»
Lei annuì di nuovo. «Ok. Ci provo.»
Riprendemmo il film. Mentre lei aveva gli occhi sullo schermo, io la osservai. Era diventata una donna. Il seno fermo, i capezzoli delicati, la brasiliana che disegnava le curve del sedere e, sul davanti, lasciava intravedere i peli lunghi e curati del pube.
Passarono le ore. Quando il film finì, parlammo dei piani per l’estate. Poi bussarono.
Guardai dallo spioncino: Francesco. Mi voltai verso Carlotta.
«È lui.»
Si alzò in fretta. «Vado a mettere una maglietta.»
Aspettai che sparisse nel corridoio, poi aprii solo uno spiraglio, abbastanza da far passare la testa e nascondere il resto del corpo. Francesco entrò. Mentre mi superava, lo vidi girare appena la testa e seguire la linea del mio sedere finché non fu nel corridoio. Chiusi la porta e appoggiai la fronte contro il legno, lasciando uscire una risatina quieta. Ormoni e curiosità. Di noia, in quella casa, non se ne sarebbe parlato.
Verso sera andai in camera sua.
«Francesco, posso parlarti un momento?»
«Certo, mamma.»
Era seduto sul letto. Mi guardò, già un po’ teso.
«Volevo chiederti una cosa. Ti dà fastidio se io o Carlotta giriamo con pochi vestiti, o nude? O se ci cambiamo a porta aperta, o se usciamo dalla doccia e ci vedi?»
Diventò rosso in un attimo. Restò zitto a lungo.
«No» disse alla fine, voce bassa. «Non mi dà fastidio. Anzi… ultimamente mi capita di guardarvi. Più del dovuto. Scusa. Non so cosa mi succeda. Sono… curioso. Non ho mai visto da vicino, dal vivo, una donna. Voglio capire com’è fatta. Non è malizia, te lo giuro. È solo… curiosità.»
Mi sedetti sul bordo del letto.
«Lo so. E non è una ramanzina. Volevo solo capire. È normale essere curiosi. Un corpo dal vivo non è uguale a una foto o a un video. Le sensazioni sono diverse.»
Lui abbassò lo sguardo. «Non vi guardo con secondi fini. Davvero. Su internet… quando cerco… è un’altra cosa. Quella la faccio per… beh, sai. Ma questo è diverso. Qui voglio solo vedere.»
Sorrisi piano. «Ho capito. E ti dico una cosa: a me non dà fastidio se mi guardi, o se guardi tua sorella. L’unica cosa che ti chiedo è di non farla sentire a disagio. Non restare fisso. Non passare dieci volte davanti a una porta se non hai un motivo vero. Se siamo in salotto, stai con noi, parla, non stare solo ad osservare. E ricorda: a volte ci si sente più a proprio agio quando tutti sono nello stesso modo… mezzi nudi, o nudi.»
Annuì. «Ho capito, mamma.»
Prima di uscire mi abbracciò, forte. «Grazie. Farò tesoro di quello che mi hai detto.»
Andai in camera a infilare una canotta leggera, lasciando il perizoma. In cucina preparai un’insalata di pomodori e tonno. Quando chiamai i ragazzi, arrivarono: Carlotta in mutandine e maglietta, Francesco solo in boxer. Lo guardai e sentii un piccolo orgoglio. Stava cercando di capire.
La cena fu serena. Parlammo della giornata. Carlotta sembrava più rilassata. Quando mi alzavo in punta di piedi per prendere qualcosa dagli scaffali alti e il perizoma si tendeva, Francesco non mi fissava più come prima. Guardava, sì, ma con discrezione. Come gli avevo chiesto.
Dopo cena il caldo era afoso. Decidemmo di vedere un film in salotto. Aprii le finestre per fare corrente e spegnemmo le luci per non attirare zanzare. Francesco e Carlotta erano già sui divani. Mi sdraiai accanto a mio figlio, ognuno da una parte del divano lungo. Carlotta di fronte.
Il film era iniziato da un pezzo quando il caldo diventò insopportabile. Mi tolsi la canotta e la piegai sotto la testa come cuscino. Francesco seguì il movimento intero: le braccia che si alzavano, il seno che si liberava, i capezzoli che si indurivano appena a contatto con l’aria. Poi distolse lo sguardo e tornò allo schermo. Poco dopo Carlotta fece lo stesso. Lasciò cadere la maglietta a terra. Francesco la guardò un attimo e poi di nuovo il film.
Restammo così, tutte e due col seno scoperto. Io avevo le gambe leggermente piegate e aperte. Il perizoma nero, molto sgambato, disegnava il monte di Venere e, sotto il tessuto teso, si vedevano nitide le labbra e il piccolo rilievo del clitoride. Francesco lo notò. Questa volta il suo sguardo fu diverso: calmo, quasi sereno, come se stesse semplicemente guardando il film. Non insistente. Solo presente.
Sentii un leggero disagio. Essere osservata lì, tra le gambe, era più intimo. Eppure non chiusi le cosce. Anzi, le allargai un poco di più. Abbassai gli occhi e vidi ciò che vedeva lui: le labbra perfettamente stampate sul pizzo, il tessuto umido in un punto, il clitoride che premeva. Lui guardò a lungo, poi tornò allo schermo.
Carlotta aveva notato tutto. Lo capii dal modo in cui si rilassò ulteriormente contro i cuscini.
Dopo un po’ disse: «Mamma, vado a farmi una doccia. Sto sudando da matti.»
«Va bene.»
Si alzò e, prima di andare, si piegò lentamente a novanta gradi per raccogliere la maglietta. Il sedere si alzò, la brasiliana gialla scomparve quasi tra le chiappe, e per un attimo si vide tutto: la forma piena, la linea interna delle cosce, il tessuto che non copriva più niente. Poi sparì in bagno.
Francesco e io restammo soli. Il film proseguiva, ma nessuno dei due stava davvero guardando. Poco dopo Carlotta tornò, capelli bagnati che le gocciolavano sulle spalle, completamente nuda. Il seno lucido di acqua, il pube con i peli lunghi e curati, le labbra invece lisce. Si fermò un attimo.
«Mamma, posso usare la tua schiuma per i capelli?»
«Certo.»
Francesco la guardò. Questa volta lo stupore era evidente, ma durò solo un secondo. Poi tornò al film, come gli avevo insegnato. Quando lei si allontanò verso il bagno, però, notai il leggero rigonfiamento nei suoi boxer. La visione di entrambe, me con le gambe aperte e lei nuda dopo la doccia, aveva stimolato altro. Non solo curiosità di vedere. Qualcosa di più caldo, di più privato.
Io restai sdraiata, il perizoma ancora teso, il seno libero, e per la prima volta quella sera sentii un piccolo nodo di disagio mescolarsi alla mia solita tranquillità. Non era paura. Era solo la consapevolezza che qualcosa, in quella casa, stava cambiando. Lentamente. Naturalmente. E che io, pur restando la madre che aveva sempre considerato la nudità una cosa semplice, stavo iniziando a percepire il peso di quegli sguardi in un modo nuovo.
Il film continuava. L’aria delle finestre aperte ci sfiorava la pelle. E nessuno di noi tre disse più niente.
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto entusiasmo ❤️
I vostri complimenti, le vostre esperienze personali e le richieste di nuovi racconti mi fanno davvero piacere. Leggo ogni messaggio con attenzione (anche se a volte rispondo un po’ più lentamente del previsto, soprattutto quando la casella si riempie come oggi!).
Se hai una fantasia, un’esperienza da raccontare o semplicemente vuoi dirmi cosa ti è piaciuto (o cosa vorresti leggere), scrivimi pure. Mi piace conoscere i desideri più nascosti dei miei lettori.
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