Mi disse solo una parola: “Lecca”
di
Panny
genere
prime esperienze
Un giorno organizzai una giornata con Gaia, la mia amica. Lei propose di trovarci a casa sua perché aveva i genitori via. Accettai e andai da lei.
La casa era su due piani e al piano inferiore c’era una taverna con un divano e una televisione. Decidemmo di sistemarci lì e scegliere un film da guardare insieme.
Era estate. Il divano aveva un tessuto fresco e nella taverna c’era una temperatura piacevole, mentre fuori si superavano i trentanove gradi.
Io indossavo un pantaloncino di jeans corto e una maglietta nera a maniche corte. Lei aveva un pantaloncino comodo dal tessuto largo e una maglietta bianco avorio con una scollatura generosa.
Gaia aveva i capelli lunghi, mossi, quasi ricci, di un castano leggermente chiaro. Il seno era una terza, il fisico snello ma appena robusto, con un bel sedere sodo. Io avevo i capelli corti castani e un fisico normale, magro.
Seduti sul divano, scegliemmo il film e lo facemmo partire. Eravamo uno a fianco all’altra e, piano piano, ci avvicinammo sempre di più.
Lei appoggiò la testa sul mio petto e io le passai un braccio intorno alle spalle per farla stare più comoda. I nostri visi si avvicinarono e cominciammo a baciarci, prima piano, poi con crescente passione. Sentivo le sue labbra soffici premersi sulle mie. Senza quasi rendermene conto, la sua lingua entrò nella mia bocca. Baciava davvero bene: le nostre lingue si cercavano, si intrecciavano, come se fossero una sola.
Le mie mani scesero sui suoi fianchi e cominciai a stringerla, sentendo il calore del suo corpo. Poi salii fino al seno, pieno e prosperoso. Solo al tocco provavo sensazioni intensissime.
Anche le sue mani scorrevano sul mio busto e mi piaceva tantissimo. Presi coraggio e, da sopra il pantaloncino, le accarezzai piano il sesso. Lei mi disse:
«Puoi infilare la mano dentro, tranquillo. Hai il mio permesso.»
Non credevo alle mie orecchie. Piano piano sciolsi i lacci del pantalone, scivolai sotto l’intimo e toccai il suo pube, completamente liscio. Le labbra erano depilate. Non entrai subito: mi soffermai a sollecitarla dall’esterno, studiandola, concentrandomi su ogni punto.
Lei capì che ero un po’ impacciato e mi facilitò tutto: si abbassò il pantaloncino e le mutandine. Sotto indossava un perizoma rosso.
Ero ancora al suo fianco quando mi fece segno di mettermi in ginocchio davanti a lei. Obbedii subito.
Lei era seduta sul divano, appoggiata allo schienale, le gambe leggermente divaricate. Io restavo immobile, senza sapere esattamente cosa fare. Lo capì e, senza parlare, mi prese dolcemente la testa e me la avvicinò al suo sesso. Poi disse solo una parola:
«Lecca.»
Ancora esitavo. Lei mi diede l’ultima spinta, tirandomi verso di sé finché le mie labbra non la toccarono. Cominciai a leccarla.
Aveva un sapore dolce, con un leggero retrogusto salato. Mi piaceva quello che stavo facendo. Lei mi teneva la testa premuta contro di sé e ogni tanto spingeva il bacino verso la mia bocca. Quella sensazione di essere tenuto lì mi eccitava.
Leccavo sempre più a fondo, cercando di far entrare la lingua il più possibile. La fatica cominciava a farsi sentire, ma non volevo fermarmi: mi piaceva sentirla ansimare.
Dopo un po’ mi fermò. Mi fece alzare lo sguardo e mi rivolse un sorrisetto soddisfatto. Mi sentii un po’ a disagio, ma quella sensazione mi eccitava ancora di più.
Abbassai di nuovo gli occhi e mi soffermai a guardare il suo sesso: le labbra leggermente aperte e un po’ gonfie, di un colore più scuro, e un piccolo clitoride che sporgeva. La trovavo bellissima, mi ricordava un’ostrica.
Lei si chinò verso di me, mi baciò e sussurrò:
«Sai di me.»
Poi mi fece alzare e mettermi in piedi. Si inginocchiò davanti a me. Non me l’aspettavo. Senza dire niente mi abbassò la zip, spostò l’intimo e fece uscire il mio pene. Lo prese in mano e disse che ero molto duro.
Lo accarezzò lentamente avanti e indietro, senza mai distogliere lo sguardo dal mio. Poi lo prese in bocca con decisione. Sapeva esattamente cosa stava facendo. Il fatto che mi guardasse così intensamente mentre mi succhiava mi faceva impazzire.
Sentivo la sua bocca avvolgermi completamente. Ogni volta che risaliva, stringeva le labbra intorno alla punta e mi faceva sentire la lingua sul glande. Non smetteva mai di guardarmi e ci metteva davvero tanto impegno. Le piaceva quello che stava facendo.
Non resistetti a lungo.
«Sto per venire, Gaia…»
Lei non si fermò. Accelerò il ritmo fino a quando mi abbandonai completamente all’orgasmo. Ansimai forte e sentii ogni schizzo uscire dentro la sua bocca.
Si staccò solo quando non uscì più nulla. Poi ingoiò, aprì la bocca e mi mostrò la lingua, come a darmi la prova di averlo fatto.
Restai incredulo. Non mi aspettavo un gesto del genere. Fu bellissimo.
La feci alzare e la strinsi forte tra le braccia. Ci lasciammo cadere sul divano, abbandonandoci alle nostre effusioni.
Quella giornata fu davvero indimenticabile. Capii quanto potesse essere speciale l’attenzione e la cura di una ragazza che, pur essendo “solo” un’amica, si era dedicata a me con una generosità che andava oltre l’amicizia.
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto entusiasmo ❤️
I vostri complimenti, le vostre esperienze personali e le richieste di nuovi racconti mi fanno davvero piacere. Leggo ogni messaggio con attenzione (anche se a volte rispondo un po’ più lentamente del previsto, soprattutto quando la casella si riempie come oggi!).
Se hai una fantasia, un’esperienza da raccontare o semplicemente vuoi dirmi cosa ti è piaciuto (o cosa vorresti leggere), scrivimi pure. Mi piace conoscere i desideri più nascosti dei miei lettori.
La mia email: u6753739252@gmail.com
Non vedo l’ora di leggervi… e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
La vostra Birichina
La casa era su due piani e al piano inferiore c’era una taverna con un divano e una televisione. Decidemmo di sistemarci lì e scegliere un film da guardare insieme.
Era estate. Il divano aveva un tessuto fresco e nella taverna c’era una temperatura piacevole, mentre fuori si superavano i trentanove gradi.
Io indossavo un pantaloncino di jeans corto e una maglietta nera a maniche corte. Lei aveva un pantaloncino comodo dal tessuto largo e una maglietta bianco avorio con una scollatura generosa.
Gaia aveva i capelli lunghi, mossi, quasi ricci, di un castano leggermente chiaro. Il seno era una terza, il fisico snello ma appena robusto, con un bel sedere sodo. Io avevo i capelli corti castani e un fisico normale, magro.
Seduti sul divano, scegliemmo il film e lo facemmo partire. Eravamo uno a fianco all’altra e, piano piano, ci avvicinammo sempre di più.
Lei appoggiò la testa sul mio petto e io le passai un braccio intorno alle spalle per farla stare più comoda. I nostri visi si avvicinarono e cominciammo a baciarci, prima piano, poi con crescente passione. Sentivo le sue labbra soffici premersi sulle mie. Senza quasi rendermene conto, la sua lingua entrò nella mia bocca. Baciava davvero bene: le nostre lingue si cercavano, si intrecciavano, come se fossero una sola.
Le mie mani scesero sui suoi fianchi e cominciai a stringerla, sentendo il calore del suo corpo. Poi salii fino al seno, pieno e prosperoso. Solo al tocco provavo sensazioni intensissime.
Anche le sue mani scorrevano sul mio busto e mi piaceva tantissimo. Presi coraggio e, da sopra il pantaloncino, le accarezzai piano il sesso. Lei mi disse:
«Puoi infilare la mano dentro, tranquillo. Hai il mio permesso.»
Non credevo alle mie orecchie. Piano piano sciolsi i lacci del pantalone, scivolai sotto l’intimo e toccai il suo pube, completamente liscio. Le labbra erano depilate. Non entrai subito: mi soffermai a sollecitarla dall’esterno, studiandola, concentrandomi su ogni punto.
Lei capì che ero un po’ impacciato e mi facilitò tutto: si abbassò il pantaloncino e le mutandine. Sotto indossava un perizoma rosso.
Ero ancora al suo fianco quando mi fece segno di mettermi in ginocchio davanti a lei. Obbedii subito.
Lei era seduta sul divano, appoggiata allo schienale, le gambe leggermente divaricate. Io restavo immobile, senza sapere esattamente cosa fare. Lo capì e, senza parlare, mi prese dolcemente la testa e me la avvicinò al suo sesso. Poi disse solo una parola:
«Lecca.»
Ancora esitavo. Lei mi diede l’ultima spinta, tirandomi verso di sé finché le mie labbra non la toccarono. Cominciai a leccarla.
Aveva un sapore dolce, con un leggero retrogusto salato. Mi piaceva quello che stavo facendo. Lei mi teneva la testa premuta contro di sé e ogni tanto spingeva il bacino verso la mia bocca. Quella sensazione di essere tenuto lì mi eccitava.
Leccavo sempre più a fondo, cercando di far entrare la lingua il più possibile. La fatica cominciava a farsi sentire, ma non volevo fermarmi: mi piaceva sentirla ansimare.
Dopo un po’ mi fermò. Mi fece alzare lo sguardo e mi rivolse un sorrisetto soddisfatto. Mi sentii un po’ a disagio, ma quella sensazione mi eccitava ancora di più.
Abbassai di nuovo gli occhi e mi soffermai a guardare il suo sesso: le labbra leggermente aperte e un po’ gonfie, di un colore più scuro, e un piccolo clitoride che sporgeva. La trovavo bellissima, mi ricordava un’ostrica.
Lei si chinò verso di me, mi baciò e sussurrò:
«Sai di me.»
Poi mi fece alzare e mettermi in piedi. Si inginocchiò davanti a me. Non me l’aspettavo. Senza dire niente mi abbassò la zip, spostò l’intimo e fece uscire il mio pene. Lo prese in mano e disse che ero molto duro.
Lo accarezzò lentamente avanti e indietro, senza mai distogliere lo sguardo dal mio. Poi lo prese in bocca con decisione. Sapeva esattamente cosa stava facendo. Il fatto che mi guardasse così intensamente mentre mi succhiava mi faceva impazzire.
Sentivo la sua bocca avvolgermi completamente. Ogni volta che risaliva, stringeva le labbra intorno alla punta e mi faceva sentire la lingua sul glande. Non smetteva mai di guardarmi e ci metteva davvero tanto impegno. Le piaceva quello che stava facendo.
Non resistetti a lungo.
«Sto per venire, Gaia…»
Lei non si fermò. Accelerò il ritmo fino a quando mi abbandonai completamente all’orgasmo. Ansimai forte e sentii ogni schizzo uscire dentro la sua bocca.
Si staccò solo quando non uscì più nulla. Poi ingoiò, aprì la bocca e mi mostrò la lingua, come a darmi la prova di averlo fatto.
Restai incredulo. Non mi aspettavo un gesto del genere. Fu bellissimo.
La feci alzare e la strinsi forte tra le braccia. Ci lasciammo cadere sul divano, abbandonandoci alle nostre effusioni.
Quella giornata fu davvero indimenticabile. Capii quanto potesse essere speciale l’attenzione e la cura di una ragazza che, pur essendo “solo” un’amica, si era dedicata a me con una generosità che andava oltre l’amicizia.
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto entusiasmo ❤️
I vostri complimenti, le vostre esperienze personali e le richieste di nuovi racconti mi fanno davvero piacere. Leggo ogni messaggio con attenzione (anche se a volte rispondo un po’ più lentamente del previsto, soprattutto quando la casella si riempie come oggi!).
Se hai una fantasia, un’esperienza da raccontare o semplicemente vuoi dirmi cosa ti è piaciuto (o cosa vorresti leggere), scrivimi pure. Mi piace conoscere i desideri più nascosti dei miei lettori.
La mia email: u6753739252@gmail.com
Non vedo l’ora di leggervi… e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
La vostra Birichina
1
voti
voti
valutazione
3
3
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Quando lo sguardo diventa tocco
Commenti dei lettori al racconto erotico