Ti lecco io per prima

di
genere
saffico

Mi chiamo Selene. Quella sera eravamo a casa mia, come tante altre volte. Debora era venuta dopo cena, con una bottiglia di vino bianco e la solita aria di chi ha bisogno di parlare. Ci eravamo conosciute all’università e da allora ci confidavamo quasi tutto. O Quasi.
Eravamo sedute sul divano, a gambe incrociate, i bicchieri in mano. Fuori pioveva piano. Io indossavo una maglietta larga e un pantaloncino di cotone; lei una canotta e un paio di leggings neri. Parlavamo di lavoro, di un ragazzo che l’aveva delusa, di quanto fosse difficile trovare qualcuno con cui stare davvero bene a letto.
A un certo punto il discorso scivolò, come spesso succede tra di noi, verso i dettagli più intimi.
«Tu come ti tocchi, quando sei da sola?» le chiesi, senza girarci troppo intorno.
Debora arrossì appena, ma sorrise. «Dipende. Di solito uso le dita… a volte un vibratore piccolo. Mi piace partire lenta, sulle labbra, e poi concentrarmi sul clitoride. E tu?»
«Io preferisco sentirmi bagnata prima. Mi piace allargarmi un po’ e entrare con due dita mentre con il pollice faccio cerchi. E mi piace guardarmi allo specchio, a volte.»
Lei rise piano. «Sei più spudorata di quanto sembri.»
«Forse.» Bevvi un sorso. «E con i ragazzi? Cosa ti piace di più?»
«Mi piace quando mi leccano. Tanto. Tipo… quando restano lì sotto a lungo, senza fretta. Tu l’hai mai fatto con una ragazza?»
La domanda arrivò naturale. Io annuii.
«Sì. Qualche volta.»
Debora mi guardò più attenta. «Davvero? E com’è?»
«Diverso. Più morbido. L’odore è diverso, il sapore pure. E sai esattamente dove toccare perché è uguale a te.»
Lei restò in silenzio qualche secondo, poi disse a voce più bassa: «Io non l’ho mai fatto. Né leccare una ragazza, né farmela leccare da una. Solo ragazzi.»
La guardai. Aveva le guance un po’ rosse e lo sguardo curioso, non spaventato.
«Se ti va… posso fartelo provare io», dissi piano. «Prima ti lecco io, così senti com’è. Poi, se ti piace, provi tu su di me. Nessuna pressione. Possiamo fermarci quando vuoi.»
Debora abbassò lo sguardo sul bicchiere, poi lo rialzò verso di me. «…Va bene. Voglio provare.»
Mi alzai e le tesi la mano. Lei la prese. Andammo in camera. Accesi solo la lampada sul comodino, luce calda e bassa. Ci sedemmo sul letto una di fronte all’altra.
«Possiamo andare piano», le dissi. «Dimmi se qualcosa non ti piace.»
Lei annuì. Mi tolsi la maglietta. Lei fece lo stesso. Il suo seno era più piccolo del mio, i capezzoli chiari e già un po’ duri. Io avevo il seno più pieno, le areole più scure. Ci guardammo un momento in silenzio, poi mi chinai e le baciai il collo. Lei sospirò.
Scendemmo lentamente. Le tolsi i leggings e lo slip. Debora era completamente depilata: la pelle liscia, le labbra chiuse e ordinate, senza un pelo. Io invece, quando mi tolsi i pantaloncini e le mutande, mostrai la mia striscia sottile di peli scuri che correva lungo le labbra, lasciando il clitoride e l’ingresso scoperti.
Lei mi guardò con curiosità. «Ti piace tenerla così?»
«Sì. Mi piace sentire qualcosa sotto le dita.»
La feci sdraiare. Mi misi tra le sue gambe, le aprii piano le cosce e restai a guardarla un attimo. L’odore era leggero, pulito, un po’ dolce. Sfiorai prima l’interno delle cosce con le labbra, salendo piano. Debora tremò appena.
Quando arrivai alle labbra, le leccai con la punta della lingua, dal basso verso l’alto, una sola volta. Lei emise un suono piccolo. Continuai a leccare piano, aprendo un poco le labbra con le dita per esporre meglio il clitoride. Era già umida. Passai la lingua piatta su di esso, poi feci cerchi lenti.
«Come ti senti?» le chiesi, alzando appena la testa.
«Strano… ma bello», rispose con voce roca. «Continua.»
Ripresi. Succhiavo dolcemente il clitoride, alternando con leccate lunghe e lente tra le labbra. Lei iniziò a muovere il bacino incontro alla mia bocca. Una mano le andò nei miei capelli. Non mi spinse, solo si aggrappò. Continuai a lavorare con calma, sentendo il sapore diventare più intenso, più salato e caldo. Infilai una lingua più a fondo, poi due dita, curve verso l’alto, mentre succhiavo.
Debora ansimava più forte. «Selene… così… non smettere.»
Aumentai appena il ritmo. La sentivo stringersi intorno alle dita. Continuai finché non venne: un orgasmo lungo, con le cosce che mi tremavano ai lati della testa e un gemito che trattenne a metà. Rallentai piano, leccandola ancora qualche volta mentre si calmava.
Mi sollevai e mi sdraiai accanto a lei. Aveva gli occhi lucidi e un sorriso un po’ incredulo.
«Allora?» le chiesi.
«…Mi è piaciuto. Tanto.» Fece una pausa. «Adesso… tocca a me?»
Annuì. Mi stesi a pancia in su e divaricai le gambe. Debora si sistemò tra di esse, un po’ goffa all’inizio. Mi guardò da vicino.
«Hai i peli… mi piace», mormorò.
Poi abbassò la testa. La prima leccata fu esitante, solo sulle labbra esterne. La seconda fu più decisa. Sentii la sua lingua calda scorrere lungo la striscia di peli e poi trovare il clitoride. Lei leccava con attenzione, come se stesse imparando ogni reazione del mio corpo. Quando iniziò a succhiare piano, chiusi gli occhi e lasciai uscire un sospiro.
«Così… sì», le dissi. «Un po’ più di pressione… ecco.»
Debora imparava in fretta. Apriva le mie labbra con le dita e leccava più a fondo, poi tornava sul clitoride con movimenti circolari. Il sapore di me stessa sulla sua lingua, il calore del suo respiro, il modo in cui ogni tanto alzava gli occhi per guardarmi: tutto mi eccitava. Le misi una mano tra i capelli, senza forzare, solo per sentirla.
Lei inserì un dito, poi due, e iniziò a muoverle mentre succhiava. Il piacere saliva lento e spesso. Gemetti più forte. Lei non si fermò. Continuò con ritmo costante finché non venni contro la sua bocca, con un orgasmo profondo che mi fece stringere le cosce intorno alla sua testa per un attimo.
Quando mi rilasciai, Debora si sollevò. Aveva le labbra lucide e un’espressione tra la sorpresa e la soddisfazione.
Si sdraiò accanto a me. Restammo in silenzio per un po’, solo il suono della pioggia fuori e i nostri respiri che si calmavano.
«Non pensavo mi sarebbe piaciuto così tanto», disse alla fine, quasi sottovoce.
Io mi voltai verso di lei e le accarezzai una spalla. «A me è piaciuto fartelo provare.»
Lei sorrise, ancora un po’ rossa. «Possiamo… rifarlo, un’altra volta?»
«Quando vuoi.»
Restammo abbracciate ancora un po’, nude, sudate e quieti. Non c’era bisogno di dire altro. Quella sera eravamo solo due amiche che si erano tolte una curiosità, e che avevano scoperto di volerne ancora.



Scrivimi qui:

Email → u6753739252@gmail.com
Instagram → @raccontibirichinisara

(Ho aperto il profilo da poco)

Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto fuoco ❤️

I vostri complimenti, le confidenze più intime e le richieste di nuovi racconti mi scalano addosso ogni volta. Leggo ogni messaggio con attenzione… anche se a volte la casella si riempie così tanto che rispondo un po’ più lentamente del solito.
Se hai una fantasia che ti brucia, un’esperienza che non hai mai raccontato a nessuno, o semplicemente vuoi dirmi cosa ti ha fatto venire i brividi (o cosa vorresti leggere la prossima volta)… scrivimi.
Mi piace scoprire i desideri più nascosti di chi mi legge.
Non vedo l’ora di leggervi…

e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,

La vostra Birichina
di
scritto il
2026-09-10
1 1 7
visite
1
voti
valutazione
10
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.