Anni ’80: la prima cassetta porno
di
Panny
genere
prime esperienze
Era una di quelle giornate d’estate degli anni Ottanta in cui l’aria sembrava ferma e il sole batteva forte già dal mattino. Io, Ilenia, stavo seduta sul muretto davanti casa, con le gambe penzoloni e il walkman spento in mano. Avevo chiamato Luca e Michele la sera prima, dicendo solo che avevo una cosa da far vedere loro. Non avevo spiegato niente altro. Loro avevano risposto subito di sì, curiosi come sempre.
Li vidi arrivare dal fondo della via: Luca con la tuta azzurra un po’ larga e le scarpe da ginnastica scolorite, Michele con i jeans sbiaditi e la maglietta a righe. Entrambi bianchi di pelle, con quel colorito leggermente dorato delle estati passate a giocare a pallone in cortile. Io invece ero più scura, con i capelli neri raccolti in una coda alta e la pelle color caffelatte.
«Allora?» chiese Luca non appena furono vicini. «Che cos’hai di così misterioso?»
Sorrisi, alzandomi.
«Venite. Casa è libera. Ve lo faccio vedere dentro.»
Salimmo le scale in silenzio. Il cuore mi batteva un po’ più forte del solito, ma cercavo di non farlo notare. Appena chiusa la porta di casa, li guardai tutti e due.
«Ieri sera stavo curiosando in camera di mio zio… e ho trovato una cassetta. Una di quelle… porno.»
I loro occhi si allargarono. Michele lasciò uscire un fischio basso.
«Sul serio?»
«Sul serio. E ho aspettato voi apposta. Volevo vederla insieme.»
Non ci fu bisogno di dirlo due volte. Entrambi annuirono subito, un po’ imbarazzati ma chiaramente eccitati all’idea. Ci sistemammo sul divano del salotto. Io in mezzo, Luca alla mia destra, Michele alla sinistra. Infilai la cassetta nel video e premetti play.
Lo schermo si accese. Erano le prime immagini di sesso vero che vedevamo tutti e tre. Fino a quel momento conoscevamo solo qualche rivista sfogliata di nascosto. Qui invece c’erano corpi che si muovevano, ansimi forti, una ragazza presa da un uomo grosso in modi intensi e realistici. Nessuno parlò. Avevamo gli occhi attaccati allo schermo, come ipnotizzati.
Passarono i minuti. Sentivo il calore salirmi tra le gambe. Guardai di sottecchi i due amici. Luca aveva una mano posata sul cavallo della tuta e la muoveva lentamente, quasi senza accorgersene. Michele invece teneva la mano aperta sopra il jeans, cercando di nascondere la forma evidente del cazzo già duro.
Il mio respiro si fece più corto. Tra le cosce sentivo l’umidità che aumentava, ma non avevo il coraggio di toccarmi. Continuavo a guardare il video, e ogni tanto loro.
Fu Luca il primo a rompere l’imbarazzo. Senza dire una parola, abbassò un poco la tuta e tirò fuori il cazzo. Era circonciso, di un rosa acceso, lungo circa undici centimetri e leggermente spesso, coperto da un cespuglio di peli scuri non curati. Lo prese in mano e cominciò a muovere il pugno su e giù, lentamente, gli occhi ancora fissi sullo schermo.
Michele lo guardò per un attimo, deglutì, poi sbottonò i jeans e abbassò la cerniera. Tirò fuori il suo. Era un po’ meno grosso di circonferenza, ma più lungo, non circonciso, con il prepuzio che lasciava scoperto solo in parte il glande rosa. Anche lui aveva un folto cespuglio di peli neri. Cominciò a masturbarsi con movimenti più lunghi, più lenti.
Io restai ferma qualche secondo, il cuore in gola. Poi non ce la feci più. Infilai la mano dentro il pantalone attillato e cominciai a sfiorarmi sopra l’intimo. Era scomodo. Così mi alzai appena i fianchi, abbassai un poco il pantalone e le mutandine, abbastanza da far vedere il mio folto pelo nero che copriva completamente la patata. Le labbra esterne erano carnose, chiuse, e tra i peli si intravedeva già il luccichio dell’umidità.
I loro sguardi si spostarono subito su di me. Li sentivo letteralmente divorarmi con gli occhi. Per la prima volta vedevo i loro cazzi dal vivo, e loro vedevano me. L’imbarazzo iniziale stava già lasciando posto a qualcosa di più libero, quasi naturale.
Mi toccai con più decisione. Separai piano le labbra con due dita, facendo vedere il rosa vivo e umido all’interno. Il clitoride era già gonfio, piccolo ma ben evidente, e ci passavo sopra con il polpastrello in piccoli cerchi. Ogni tanto scendevo più in basso, raccogliendo l’umidità e riportandola su. Ero bagnata, molto. Il pelo nero era già un po’ appiccicato e qualche gocciolina brillava tra i peli.
Luca accelerò i movimenti della mano. Michele pure. Il sottofondo del film era pieno di ansimi e di schiocchi umidi. Noi tre ci guardavamo a turno, senza nasconderci. C’era una libertà strana, come se in quel momento non esistessero più tabù.
Michele fu il primo a venire. Un gemito basso gli uscì dalla gola mentre il suo cazzo pulsava e riempiva il palmo della mano di sperma denso e biancastro. Poco dopo venii io. Il piacere mi salì forte, le gambe tremarono e un’ondata calda mi bagnò ancora di più. Il pelo era completamente umido, con piccole gocce che scendevano tra le labbra. Luca arrivò per ultimo, chiudendo gli occhi e sparando nel fazzoletto che aveva preso in fretta dal tavolino.
Restammo lì, ansimanti, a guardarci. Nessuno aveva organizzato niente di tutto ciò. Non sapevamo cosa fare. Poi Luca mi sorrise. Io ricambiai il sorriso. Lui immerse un dito nel proprio sperma e me lo avvicinò alle labbra.
«Assaggia, Ilenia.»
Rimasì ferma un secondo, perplessa. Poi aprii la bocca e leccai. Era amaro. Feci una smorfia che non riuscii a trattenere. Michele rise piano, poi fece la stessa cosa: mi portò il dito davanti e, senza aspettare, me lo infilò tra le labbra.
«Devi assaggiare anche il mio.»
Il suo era diverso. Salato, leggermente dolce. Lo succhiai fino in fondo.
«Il tuo mi piace di più», dissi a Michele.
Scoppiammo tutti e tre a ridere. Quando le risate si calmarono, i loro sguardi tornarono sulla mia intimità ancora scoperta. Non so cosa mi prese. Infilai prima l’indice destro dentro di me, poi quello sinistro, li mossi un poco e poi li alzai davanti a loro, lucidi.
«Penso che ora tocchi a voi.»
Non se lo fecero ripetere. Presero le mie dita con avidità e le succhiarono a lungo, leccando ogni traccia. Non c’era bisogno che dicessero niente: si capiva dal modo in cui lo facevano che il mio gusto gli piaceva. Alla fine, comunque, lo dissero entrambi.
«È buono… davvero», mormorò Luca.
Michele annuì, ancora con le labbra umide.
Ci pulimmo con i fazzoletti in silenzio, quasi con naturalezza. Nessuno sembrava a disagio. Era successo, e basta. Io presi la cassetta, la riportai nel nascondiglio dello zio e la richiusi con cura. Poi uscimmo in giardino.
Il sole era ancora alto. Prendemmo tre ghiaccioli dal freezer e ci sedemmo sul prato, l’erba calda sotto le gambe. Leccavamo il ghiaccio colorato in silenzio, ogni tanto scambiandoci un’occhiata e un mezzo sorriso. Come se niente fosse successo. O forse proprio perché era successo, e in quel momento sembrava la cosa più normale del mondo.
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto fuoco ❤️
I vostri complimenti, le confidenze più intime e le richieste di nuovi racconti mi scalano addosso ogni volta. Leggo ogni messaggio con attenzione… anche se a volte la casella si riempie così tanto che rispondo un po’ più lentamente del solito.
Se hai una fantasia che ti brucia, un’esperienza che non hai mai raccontato a nessuno, o semplicemente vuoi dirmi cosa ti ha fatto venire i brividi (o cosa vorresti leggere la prossima volta)… scrivimi.
Mi piace scoprire i desideri più nascosti di chi mi legge.
La mia email: u6753739252@gmail.com
Non vedo l’ora di leggervi…
e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
La vostra Birichina
Li vidi arrivare dal fondo della via: Luca con la tuta azzurra un po’ larga e le scarpe da ginnastica scolorite, Michele con i jeans sbiaditi e la maglietta a righe. Entrambi bianchi di pelle, con quel colorito leggermente dorato delle estati passate a giocare a pallone in cortile. Io invece ero più scura, con i capelli neri raccolti in una coda alta e la pelle color caffelatte.
«Allora?» chiese Luca non appena furono vicini. «Che cos’hai di così misterioso?»
Sorrisi, alzandomi.
«Venite. Casa è libera. Ve lo faccio vedere dentro.»
Salimmo le scale in silenzio. Il cuore mi batteva un po’ più forte del solito, ma cercavo di non farlo notare. Appena chiusa la porta di casa, li guardai tutti e due.
«Ieri sera stavo curiosando in camera di mio zio… e ho trovato una cassetta. Una di quelle… porno.»
I loro occhi si allargarono. Michele lasciò uscire un fischio basso.
«Sul serio?»
«Sul serio. E ho aspettato voi apposta. Volevo vederla insieme.»
Non ci fu bisogno di dirlo due volte. Entrambi annuirono subito, un po’ imbarazzati ma chiaramente eccitati all’idea. Ci sistemammo sul divano del salotto. Io in mezzo, Luca alla mia destra, Michele alla sinistra. Infilai la cassetta nel video e premetti play.
Lo schermo si accese. Erano le prime immagini di sesso vero che vedevamo tutti e tre. Fino a quel momento conoscevamo solo qualche rivista sfogliata di nascosto. Qui invece c’erano corpi che si muovevano, ansimi forti, una ragazza presa da un uomo grosso in modi intensi e realistici. Nessuno parlò. Avevamo gli occhi attaccati allo schermo, come ipnotizzati.
Passarono i minuti. Sentivo il calore salirmi tra le gambe. Guardai di sottecchi i due amici. Luca aveva una mano posata sul cavallo della tuta e la muoveva lentamente, quasi senza accorgersene. Michele invece teneva la mano aperta sopra il jeans, cercando di nascondere la forma evidente del cazzo già duro.
Il mio respiro si fece più corto. Tra le cosce sentivo l’umidità che aumentava, ma non avevo il coraggio di toccarmi. Continuavo a guardare il video, e ogni tanto loro.
Fu Luca il primo a rompere l’imbarazzo. Senza dire una parola, abbassò un poco la tuta e tirò fuori il cazzo. Era circonciso, di un rosa acceso, lungo circa undici centimetri e leggermente spesso, coperto da un cespuglio di peli scuri non curati. Lo prese in mano e cominciò a muovere il pugno su e giù, lentamente, gli occhi ancora fissi sullo schermo.
Michele lo guardò per un attimo, deglutì, poi sbottonò i jeans e abbassò la cerniera. Tirò fuori il suo. Era un po’ meno grosso di circonferenza, ma più lungo, non circonciso, con il prepuzio che lasciava scoperto solo in parte il glande rosa. Anche lui aveva un folto cespuglio di peli neri. Cominciò a masturbarsi con movimenti più lunghi, più lenti.
Io restai ferma qualche secondo, il cuore in gola. Poi non ce la feci più. Infilai la mano dentro il pantalone attillato e cominciai a sfiorarmi sopra l’intimo. Era scomodo. Così mi alzai appena i fianchi, abbassai un poco il pantalone e le mutandine, abbastanza da far vedere il mio folto pelo nero che copriva completamente la patata. Le labbra esterne erano carnose, chiuse, e tra i peli si intravedeva già il luccichio dell’umidità.
I loro sguardi si spostarono subito su di me. Li sentivo letteralmente divorarmi con gli occhi. Per la prima volta vedevo i loro cazzi dal vivo, e loro vedevano me. L’imbarazzo iniziale stava già lasciando posto a qualcosa di più libero, quasi naturale.
Mi toccai con più decisione. Separai piano le labbra con due dita, facendo vedere il rosa vivo e umido all’interno. Il clitoride era già gonfio, piccolo ma ben evidente, e ci passavo sopra con il polpastrello in piccoli cerchi. Ogni tanto scendevo più in basso, raccogliendo l’umidità e riportandola su. Ero bagnata, molto. Il pelo nero era già un po’ appiccicato e qualche gocciolina brillava tra i peli.
Luca accelerò i movimenti della mano. Michele pure. Il sottofondo del film era pieno di ansimi e di schiocchi umidi. Noi tre ci guardavamo a turno, senza nasconderci. C’era una libertà strana, come se in quel momento non esistessero più tabù.
Michele fu il primo a venire. Un gemito basso gli uscì dalla gola mentre il suo cazzo pulsava e riempiva il palmo della mano di sperma denso e biancastro. Poco dopo venii io. Il piacere mi salì forte, le gambe tremarono e un’ondata calda mi bagnò ancora di più. Il pelo era completamente umido, con piccole gocce che scendevano tra le labbra. Luca arrivò per ultimo, chiudendo gli occhi e sparando nel fazzoletto che aveva preso in fretta dal tavolino.
Restammo lì, ansimanti, a guardarci. Nessuno aveva organizzato niente di tutto ciò. Non sapevamo cosa fare. Poi Luca mi sorrise. Io ricambiai il sorriso. Lui immerse un dito nel proprio sperma e me lo avvicinò alle labbra.
«Assaggia, Ilenia.»
Rimasì ferma un secondo, perplessa. Poi aprii la bocca e leccai. Era amaro. Feci una smorfia che non riuscii a trattenere. Michele rise piano, poi fece la stessa cosa: mi portò il dito davanti e, senza aspettare, me lo infilò tra le labbra.
«Devi assaggiare anche il mio.»
Il suo era diverso. Salato, leggermente dolce. Lo succhiai fino in fondo.
«Il tuo mi piace di più», dissi a Michele.
Scoppiammo tutti e tre a ridere. Quando le risate si calmarono, i loro sguardi tornarono sulla mia intimità ancora scoperta. Non so cosa mi prese. Infilai prima l’indice destro dentro di me, poi quello sinistro, li mossi un poco e poi li alzai davanti a loro, lucidi.
«Penso che ora tocchi a voi.»
Non se lo fecero ripetere. Presero le mie dita con avidità e le succhiarono a lungo, leccando ogni traccia. Non c’era bisogno che dicessero niente: si capiva dal modo in cui lo facevano che il mio gusto gli piaceva. Alla fine, comunque, lo dissero entrambi.
«È buono… davvero», mormorò Luca.
Michele annuì, ancora con le labbra umide.
Ci pulimmo con i fazzoletti in silenzio, quasi con naturalezza. Nessuno sembrava a disagio. Era successo, e basta. Io presi la cassetta, la riportai nel nascondiglio dello zio e la richiusi con cura. Poi uscimmo in giardino.
Il sole era ancora alto. Prendemmo tre ghiaccioli dal freezer e ci sedemmo sul prato, l’erba calda sotto le gambe. Leccavamo il ghiaccio colorato in silenzio, ogni tanto scambiandoci un’occhiata e un mezzo sorriso. Come se niente fosse successo. O forse proprio perché era successo, e in quel momento sembrava la cosa più normale del mondo.
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto fuoco ❤️
I vostri complimenti, le confidenze più intime e le richieste di nuovi racconti mi scalano addosso ogni volta. Leggo ogni messaggio con attenzione… anche se a volte la casella si riempie così tanto che rispondo un po’ più lentamente del solito.
Se hai una fantasia che ti brucia, un’esperienza che non hai mai raccontato a nessuno, o semplicemente vuoi dirmi cosa ti ha fatto venire i brividi (o cosa vorresti leggere la prossima volta)… scrivimi.
Mi piace scoprire i desideri più nascosti di chi mi legge.
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Non vedo l’ora di leggervi…
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A presto,
La vostra Birichina
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