Mamma mi ha visto

di
genere
incesti

Quella mattina non doveva andare così. Avevo prenotato la giornata alla sauna con Giulia, ma lei mi aveva chiamato all’ultimo momento per dirmi che aveva avuto un imprevisto. Il biglietto era già pagato e non volevo buttare i soldi. Luca era in salotto, seduto sul divano con le cuffie. Aveva diciannove anni, ma in certi momenti sembrava ancora il ragazzino che si nascondeva dietro di me.
«Luca, vieni un attimo.»
Si tolse le cuffie e mi guardò. «Che c’è?»
«Giulia ha tirato il bidone. Ho il biglietto per la sauna e non voglio perderlo. Vuoi venire con me?»
Lui fece una smorfia. «Una sauna? Tipo… quella con i costumi e il caldo?»
«Sì. È una giornata intera, c’è anche la zona relax. Se non ti va non ti obbligo, ma mi farebbe piacere non andarci da sola.»
Esitò. Poi alzò le spalle. «Va bene. Tanto non avevo niente da fare.»
Partimmo in macchina. Luca stava zitto per quasi tutto il tragitto, guardando fuori dal finestrino. Io guidavo cercando di non pensare troppo a come gli avrei spiegato le regole. Avevo scelto quella struttura proprio perché era nudista. Non glielo avevo detto. Non volevo che si rifiutasse subito. Pensavo che, una volta lì, avrebbe capito che era normale.
Arrivammo, firmammo all’ingresso e ci diressero verso gli spogliatoi. Nel corridoio c’era già odore di legno caldo e di oli essenziali.
«Luca, metti l’accappatoio e le ciabatte. Poi ci troviamo fuori, nel corridoio. Io vado in quello delle donne, tu in quello degli uomini.»
Lui annuì e sparì dietro la porta. Io mi cambiiai in fretta: tolsi tutto, mi avvolsi nell’accappatoio bianco e uscii. Dopo un paio di minuti comparve anche lui, accappatoio chiuso fino al collo, sguardo un po’ perso.
«Tutto bene?» gli chiesi.
«Sì… un po’ strano, però.»
Camminammo fianco a fianco fino alla zona saune. Presi due asciugamani dallo scaffale e gliene passai uno. Lui lo prese, ma prima di aprirlo si sfilò l’accappatoio. Sotto aveva un costume da bagno scuro.
Mi fermai. «Luca… qui non si usa il costume.»
Lui sbiancò. Letteralmente. Il viso gli si fece di un bianco-verde strano.
«Come… non si usa?»
«È una sauna nudista. Si sta nudi. È la regola.»
Si guardò intorno come se cercasse una via di fuga. Aveva un cespuglio folto e scuro sull’inguine, e il costume gli stringeva un po’ sui fianchi. Vedevo che stava già iniziando a sudare, e non solo per il caldo.
«Mamma… non me l’avevi detto.»
«Lo so. Scusami. Pensavo che, una volta qui, sarebbe stato più semplice. Guarda.» Aprii leggermente l’accappatoio, abbastanza da fargli vedere il contorno del seno e la linea del ventre. Niente di più. «Vedi? Nemmeno io ho niente sotto. È normale. Oggi c’è poca gente, la sauna principale è quasi vuota. Se vuoi possiamo entrare lì e stare tranquilli.»
Lui restò immobile. Le mani gli tremavano leggermente mentre stringeva l’asciugamano.
«Non riesco… non mi aspettavo…»
«Luca, ascoltami. Non c’è niente di strano. Tutti qui stanno nudi. È solo pelle. Se ti senti a disagio, ci copriamo con l’asciugamano finché non ti abituerai. Va bene?»
Ci mise quasi un minuto. Poi, con un movimento rapido e goffo, si calò il costume tenendosi l’asciugamano davanti. Lo raccolse da terra e lo strinse contro di sé. Non mi mostrò niente. Entrammo nella sauna grande. Era vuota, come avevo detto. L’aria calda e secca ci avvolse subito.
Stesi il mio asciugamano sulle doghe di legno e mi sdraiai, completamente nuda. Gambe leggermente piegate, ginocchia aperte quanto bastava per stare comoda. Luca si sedette al mio fianco, ginocchia strette, asciugamano tenuto saldamente sul grembo. Respirava a scatti.
«Come ti senti?» gli chiesi dopo un po’.
«In imbarazzo. Tanto. Non… non mi trovo a stare così.»
«È questione di abitudine. La pelle ringrazia, vedrai. Il caldo, il sudore… fa bene. E nessuno ti guarda, qui dentro.»
Pochi minuti dopo entrarono altre persone. Due uomini e una donna. Si sistemarono ai lati e di fronte a noi. Luca si strinse ancora di più. Vedevo le spalle tese, lo sguardo fisso sul pavimento. Gli feci cenno con la testa verso la porta. Uscimmo.
Fuori, io tenevo l’asciugamano in mano e camminavo nuda fino alla zona del ghiaccio. Lui si era già ricoperto. Mi versai dell’acqua gelata sulla schiena, poi feci una doccia rapida. Luca andò dritto sotto l’acqua fredda senza dire una parola.
Quando ci ritrovammo, gli proposi la sauna più piccola, quella con pochi posti. Entrammo. Di nuovo vuota. Mi sdraiai di nuovo. Lui si sedette, sempre coperto.
«Perché ti copri continuamente?» gli chiesi con voce calma.
«Non voglio… non voglio che tu mi veda nudo.»
Sorrisi piano. «Luca, tutti abbiamo un corpo. I corpi nudi non hanno niente di cui vergognarsi. È solo anatomia.»
«Non voglio che tu mi veda il… il pisello.»
Feci un sorriso piccolo, quasi divertito. «Davvero ti vergogni di così poco? Hai paura se ti vedo?»
Lui arrossì fino alle orecchie. «Sì.»
«Ok. Che tu ti vergogni è una cosa. Ma tu mi stai vedendo nuda da un pezzo, e non dire di no. Ti vedo che ogni tanto butti l’occhio.»
Diventò viola. «Non è vero.»
«Non c’è niente di male. Siamo madre e figlio. È normale che la curiosità salga quando si è nudi così. Non è una cosa sporca.»
Abbassò lo sguardo. «Scusa. È vero. Ti stavo guardando.»
«Va bene. Non mi dà fastidio. Non mi sento a disagio con la nudità, e non mi dà fastidio se mi guardi. Sono la tua mamma. Il mio corpo non è un mistero.»
Restammo in silenzio. Piano piano lo vidi allentare la presa sull’asciugamano. Mi alzai e mi sedetti al suo fianco. Continuava a lanciare occhiate rapide al mio seno, poi al basso ventre. Facevo finta di niente. Non volevo farlo sentire più in colpa di quanto già non si sentisse.
A un certo punto abbassai lo sguardo. Tra i peli folti vidi il suo pene, piccolo, circa dieci centimetri, ma molto spesso. Era a riposo. Poi, dopo qualche minuto, notai che iniziava a cambiare. Si alzava lentamente, diventando più scuro, più teso. Non dissi niente. Non volevo metterlo in difficoltà.
Fu lui a parlare, con voce strozzata.
«Mamma… mi vergogno tantissimo, ma ho un problemino.»
«Penso di aver capito.»
«Sì… ma cosa faccio?»
«Copriti con l’asciugamano e seguimi.»
Uscimmo. Lo portai dietro la bacinella del ghiaccio tritato, in un angolo più defilato.
«Mettiti qui. Se passa qualcuno non vede. Togli l’asciugamano.»
Lui esitò, poi lo abbassò. Il pene era completamente eretto: corto, ma spesso, con una vena ben visibile lungo il lato. Presi una manciata di ghiaccio e la adagiai delicatamente sulla zona.
Lui sussultò. «Che fai?»
«Ti sto aiutando a farlo tornare a riposo. So che dà fastidio il freddo, ma è il modo più veloce adesso. Cerca di stare fermo.»
Tenevo il ghiaccio contro la base e il corpo del pene. Si scioglieva in fretta. Senza rendermene conto, le dita iniziarono a muoversi un poco, spostando i pezzetti di ghiaccio. Lo sfioravo. Sentivo il calore della pelle sotto il freddo. Luca non disse niente. Aveva gli occhi chiusi, la respirazione irregolare. L’erezione non scendeva.
Dopo un po’ chiese, con voce bassa: «Mamma… qual era l’altro metodo?»
«Be’, sai… si va in bagno e ti soddisfi da solo. Scarichi la tensione.»
Diventò di un rosso acceso. «Devo… fare quella cosa qui, nei bagni della sauna?»
«Sì. Dovresti provarci. Fidati, la situazione migliora.»
Si coprì di nuovo e abbassò lo sguardo. «Va bene. Vado. Ci provo.»
Feci una piccola risata leggera, senza cattiveria. «Divertiti.»
Aspettai fuori. I bagni erano misti. Dopo qualche minuto sentii la sua voce.
«Mamma… vieni un attimo.»
Entrai. Era coperto con il telo, il viso rosso, gli occhi lucidi di imbarazzo.
«Non riesco. Possiamo andare a casa?»
«Siamo arrivati da poco. Non possiamo buttare la giornata per questo. Ci hai provato bene?»
«Sì… ho provato, ma non ci riesco. Non mi sento a mio agio a farlo qui.»
«Non è diverso da come lo fai a casa. È sempre un bagno.»
Lui alzò lo sguardo. «E tu che ne sai di cosa faccio a casa?»
Presi un respiro. Non volevo infierire, ma la verità era quella. «Non sono scema, Luca. So che ti tocchi. In bagno o in camera. È una cosa naturale. Lo fanno tutti i ragazzi della tua età.»
Calò il silenzio. Lui era rosso fino al collo e non rispose più. Mi resi conto di aver esagerato. L’imbarazzo adesso lo sentivo anche io, per la prima volta quella giornata.
«Scusami. Ho sbagliato a dirlo così. Non volevo farti sentire peggio. Se ti può far sentire un po’ meno solo… non è una cosa che fai solo tu.»
Mi guardò. «In che senso, mamma?»
«Nel senso che… dai, hai capito.»
«No. Non ho capito.»
Abbassai lo sguardo un attimo, poi lo rialzai. «Sono divorziata da anni. Non mi frequento con nessuno al momento. E ogni tanto ho anche io dei bisogni da soddisfare. Quando sono in tranquillità… mi soddisfo da sola.»
Luca restò a bocca aperta. «Vuoi dirmi che ti tocchi anche tu?»
«Certo. Lo faccio anch’io.» La voce mi uscì un po’ più bassa. Ero in imbarazzo pure io, adesso.
Ci guardammo. Entrambi rossi.
«Siamo messi bene» dissi con un mezzo sorriso. «Anche se non c’è niente di male, di solito queste cose si tengono per sé.»
«Lo so. Scusa se ti ho fatta sentire in imbarazzo.»
«Non hai niente da scusarti. Ho deciso io di dirtelo. Volevo solo farti capire che non c’è niente di sbagliato in quello che fai. Lo faccio anch’io. Quindi stai tranquillo.»
«Grazie, mamma. Però… come facciamo con il mio problema?»
«Hai provato a toccarti bene? Anche un po’ più forte?»
«Sì. Ma a casa… guardo qualcosa. Video, foto. I telefoni sono negli spogliatoi.»
«Non abbiamo tempo di andare a prenderli. E qui non si possono portare in questa zona.»
Restammo in silenzio qualche secondo. Poi dissi, con calma: «Ok. Forse c’è un modo. Lo facciamo solo questa volta, solo per aiutarti. Va bene?»
Lui annuì.
Tirai fuori il seno dal telo. Lui restò immobile, gli occhi spalancati.
«Cosa c’è? Perché sei fermo? È lo stesso seno che guardavi in sauna. E che di sicuro hai visto mille volte a casa quando mi cambio. Non restare immobile. Fai quello che devi fare.»
«Ok, mamma. Scusa. Cerco di fare presto.»
«Tranquillo. Prenditi il tempo che ti serve. Solo… cerca di non fare rumore.»
Iniziò a muovere la mano sotto l’asciugamano. Dopo un po’ gli dissi: «Penso che faresti meno fatica se togliessi il telo.»
«Mi vergogno a farmi vedere.»
«Facciamo così. Lo togliamo tutti e due. Stiamo più comodi. Non pensare al fatto che ti guardo. Concentrati solo su di te.»
Lui non si mosse. Allora presi l’iniziativa: mi tolsi il telo per prima. Dopo un attimo lo fece anche lui. Il pene era ancora eretto, spesso, con qualche goccia già lucida sulla punta. Lo afferrava bene in mano. Il suo sguardo non era ossessionato. Era curioso, quasi dolce. Si muoveva su e giù, dal seno al pube.
Senza dire niente mi girai di spalle, mostrandogli il sedere. Sentii il ritmo della sua mano accelerare. Ansava. Capii che stava per arrivare. Mi piegai in avanti a novanta gradi e, senza pensarci troppo, portai una mano tra le gambe. Con le dita allargai delicatamente le labbra, abbastanza da fargli vedere tutto.
Pochi secondi dopo sentii il calore liquido colpirmi la schiena e il sedere. Un gemito basso, trattenuto. L’orgasmo lo scosse per diversi secondi. Io sentii le mie dita bagnarsi, non solo del suo seme che scivolava, ma anche di me.
Quando finì, mi alzai e mi girai. Lui era ancora con il pene in mano, un po’ più morbido, il viso rosso, lo sguardo basso. Mi avvicinai e gli diedi un bacio leggero sulla guancia.
«Adesso puoi darmi una mano a pulirmi? Con della carta.»
«Certo, mamma.»
Prese della carta igienica e mi pulì con delicatezza la schiena e il sedere. A un certo punto scese un po’ più in basso di quanto servisse. Le dita, più che la carta, mi sfiorarono le labbra. Solo un attimo. Poi si fermò. Fu gentile. Seppe quando bastava.
Uscimmo, ci facemmo una doccia lunga e silenziosa. Quando tornammo nella zona saune, l’imbarazzo era ancora lì, ma era diverso. Più quieto. Passammo il resto della giornata senza altri incidenti. Parlavamo poco, ma ci guardavamo con meno paura.
Quella sera, in macchina, Luca disse solo: «Grazie, mamma.»
Io strinsi il volante e risposi: «Di niente. La prossima volta ti avviso prima delle regole.»
Lui fece un mezzo sorriso. E per la prima volta da ore, sembrò un po’ più leggero.

Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto entusiasmo ❤️
I vostri complimenti, le vostre esperienze personali e le richieste di nuovi racconti mi fanno davvero piacere. Leggo ogni messaggio con attenzione (anche se a volte rispondo un po’ più lentamente del previsto, soprattutto quando la casella si riempie come oggi!).
Se hai una fantasia, un’esperienza da raccontare o semplicemente vuoi dirmi cosa ti è piaciuto (o cosa vorresti leggere), scrivimi pure. Mi piace conoscere i desideri più nascosti dei miei lettori.

La mia email: u6753739252@gmail.com
Non vedo l’ora di leggervi… e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
La vostra Birichina
di
scritto il
2026-08-25
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