Quello che nonno ha visto

di
genere
incesti

Quell’inverno ero rimasta a casa dei nonni per dare una mano. Nonno aveva bisogno di qualcuno che sistemasse la casa, preparasse i pasti e gli ricordasse le medicine. Io, Noemi, vent’anni, riservata, un po’ in carne, con la pelle bianca latte e un seno abbondante che raramente mettevo in mostra, ero la scelta più naturale. Nessuno a scuola o all’università mi guardava due volte. Ero la classica ragazza bruttina, timida, che si soddisfaceva da sola quando il bisogno diventava troppo forte.

Quella sera credevo di aver chiuso a chiave. La casa era silenziosa. Nonno era in salotto a guardare la televisione a volume basso. Io mi sdraiai sul letto, abbassai i pantaloni della tuta fino a metà coscia e spostai di lato le mutandine di cotone semplici. La ricrescita era lunga: non mi ero portata il rasoio e le labbra carnose spuntavano tra i peli scuri, morbidi, che non riuscivano però a nasconderle del tutto. La mia intimità era già umida solo al pensiero.

Con due dita iniziai a toccarmi dolcemente, scivolando tra le labbra, cercando il clitoride gonfio. L’altra mano alzò la maglia e fece uscire un seno. Era grande, pesante, la pelle chiara e i capezzoli rosa scuro già duri. Lo afferrai con forza, lo sollevai, lo strinsi, poi pizzicai il capezzolo tra pollice e indice mentre le dita sotto si muovevano più decise. Un sospiro basso mi uscì dalle labbra. Chiudevo gli occhi e mi abbandonavo a quel piacere solitario che conoscevo così bene.

Il ritmo aumentò. Le dita entravano e uscivano, il palmo strofinava il clitoride, il seno veniva massaggiato con movimenti circolari sempre più insistenti. Sentivo il grande sedere affondare nel materasso, le cosce leggermente aperte, il calore che saliva. Ero vicina, il respiro corto, quando la porta si aprì senza bussare.

Nonno era fermo sulla soglia. Aveva indosso la vestaglia scura e teneva in mano il suo bicchiere di acqua. Lo sguardo gli si era posato su di me e non si era più mosso. Io arrossii violentemente. Il sangue mi salì al viso in un caldo improvviso. Con un movimento goffo portai il braccio a coprire il seno nudo e ritirai le dita lucide dalla mia intimità, premendo la mano aperta contro le labbra ancora aperte. Girai la testa verso il muro, la voce mi uscì bassa e strozzata.

«Nonno… potresti uscire? Mi sistemo e arrivo a farti prendere le medicine.»

Lui restò immobile qualche secondo di troppo. Lo sentivo guardarmi. Poi, con voce un po’ roca, disse:

«Va bene… scusami.»

Prima di chiudere la porta si voltò un’ultima volta. Lo sguardo gli scese di nuovo sul mio corpo ancora mezzo scoperto, sul seno che cercavo di nascondere, sulla mano che premeva tra le cosce. Poi uscì.

Volevo sprofondare. Mi sistemai in fretta, tirai su i pantaloni, sistemai la maglia. Il cuore mi batteva forte. Uscì dalla camera ancora rossa in viso e andai in cucina a cercare i blister. Nonno mi seguiva con lo sguardo. Non avevo il reggiseno e la maglia di cotone leggero disegnava nitidamente i capezzoli grandi e ancora duri. Lo notai mentre frugavo nel cassetto: i suoi occhi erano scesi sulla scollatura e non si spostavano.

Trovai le medicine e gliele porsi. Lui le prese, poi mi abbracciò. L’abbraccio durò un secondo di più del solito.

«Scusami ancora, Noemi. Non volevo…»

«Non fa niente, nonno» risposi a bassa voce, senza riuscire a guardarlo in faccia.

Quando mi voltai per tornare in camera, sentii una pacca leggera ma decisa sul sedere. Grande, morbido, ancora caldo. Mi fermai un istante, incredula, poi continuai a camminare senza dire una parola.

Dentro la stanza chiusi la porta a chiave e mi appoggiai con la schiena al legno. Il respiro era ancora corto. Una mano scivolò da sola dentro le mutandine. Le labbra erano gonfie, scivolose, completamente bagnate. Tutto quello che era successo – lo sguardo di nonno, l’imbarazzo, la pacca, il seno che lui aveva visto – mi aveva fatta vergognare da morire e, allo stesso tempo, mi aveva eccitata come non mi capitava da mesi.

Restai lì, le dita che si muovevano lentamente tra le labbra ancora umide, il cuore che non riusciva a calmarsi.

E mentre la casa tornava silenziosa, una sola certezza mi restò chiara: quella sera qualcosa era cambiato, e non sapevo più se avrei avuto il coraggio di chiudere davvero la porta la prossima volta.




Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto entusiasmo ❤️
I vostri complimenti, le vostre esperienze personali e le richieste di nuovi racconti mi fanno davvero piacere. Leggo ogni messaggio con attenzione (anche se a volte rispondo un po’ più lentamente del previsto, soprattutto quando la casella si riempie come oggi!).
Se hai una fantasia, un’esperienza da raccontare o semplicemente vuoi dirmi cosa ti è piaciuto (o cosa vorresti leggere), scrivimi pure. Mi piace conoscere i desideri più nascosti dei miei lettori.

La mia email: u6753739252@gmail.com
Non vedo l’ora di leggervi… e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
La vostra Birichina
di
scritto il
2026-08-31
2 0 5
visite
3
voti
valutazione
6.3
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Le Dita Di Papà

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.