3. Staranzano: vacca tettona in calore
di
Federico&Sabina
genere
corna
Il calore della cucina era soffocante, un mix di fumo, grasso di salsiccia e l'odore pungente di sudore maschile. I due cuochi, Gigi e Beppe, due masse di carne grassa e stempiata, non smettevano un secondo di divorarmi con gli occhi. Ogni volta che mi chinavo per prendere un vassoio o per sistemare le bevande, la camicetta bianca, già tesa al limite, rivelava quasi tutto. Sentivo i loro respiri pesanti dietro di me, sentivo l'eccitazione animale che emanavano.
Mentre sistemavo le prime comande, uno di loro, quello più grosso, ha approfittato di un momento di confusione per schiacciarmi contro il bancone di acciaio. La sua mano, unta e calda, è scivolata senza esitazione sotto il nodo della camicetta, artigliando la mia pelle nuda della pancia per poi risalire con violenza verso l'alto.
"Cazzo, Sabina... ma guarda che tettone che hai," ha sussurrato con una voce roca e sporca, mentre l'altra mano mi afferrava un gluteo attraverso la minigonna, stringendo forte. "Siamo che stiamo bollendo qui, ma tu ci fai venire il sangue al cazzo che sembra stia per esplodere. Ti faremmo scopare proprio qui, sopra questa griglia, a turno, finché non urli per pietà."
Ero fradicia. Il pensiero che Federico e Frank si eccitavano a sapermi li in quelle condizioni, mi faceva sussultare, e il fatto di essere palpata da questi due porci zozzi mi faceva impazzire. Mi sentivo una troia esibita, un oggetto di desiderio volgare, e questa consapevolezza mi faceva colare liquidi di sesso tra le gambe. Assecondavo ogni loro tocco, inarcando la schiena per offrire meglio il seno, mentre uscivo per servire ai tavoli sotto il tendone.
Appena uscita, gli sguardi sono diventati ancora più predatori. Gli uomini fissavano il mio petto quasi nudo, i capezzoli che premevano contro il tessuto bianco, ora leggermente trasparente per il sudore. Sentivo i bisbiglii, le risate volgari, i commenti sulle mie "montagne" che oscillavano a ogni passo.
Alle sette di sera, ho trovato un momento per scrivere a Frank, con le dita che tremavano per l'eccitazione: *“i due cuochi alle griglie mi hanno fatto apprezzamenti simpatici e pesanti, hanno anche allungato le mani e mi hanno detto se voglio dopo che mi fanno assaggiare carne di maschio molto dura, sono due ciccioni sudati e stempiati e molto arrapati e volgari... dicono che sono tanto tettona e che mi farebbero allo spiedo usando i loro cazzi, poi dicono che vorrebbero frullarmi tra loro due e che vorrebbero infilarmi dentro la loro carne di maschio in ogni mio buco... devo dirti la verità, Frank, che li trovo piuttosto eccitanti, laidi, luridi, sudatissimi e pelosi, zozzi, volgari, percepisco enorme eccitazione in loro e tantissima voglia di fare sesso con me, sì mi eccita il pensiero, ora sto dando servizio ai tavoli”*.
Mentre camminavo tra i tavoli, sentivo gli occhi di Federico su di me. Era seduto con quel gruppo di vecchi porci avvinazzati, osservando la scena con un sorriso perverso. Sapevo che godeva nel vedermi così esposta, nel vedere come ogni maschio presente cercasse un modo per toccarmi.
Verso le otto, ho mandato un altro messaggio a Frank: *“ai tavoli ci sono già i tre gruppi di ieri, i vecchi avvinazzati, ma ora sono sobri e molto attenti a me, e i due gruppi di giovinastri di ieri sera che mi hanno di nuovo palpata per bene oltre a dirmi cose molto volgari... inizia anche qualcun altro a farmi avances ma per ora è ancora pieno di famiglie”*.
La tensione saliva insieme alla temperatura. Verso le dieci, due quarantenni, tipi atletici e interessanti, mi hanno accostata. Uno mi guardava dritto negli occhi con un sorriso predatore, mentre l'altro non staccava lo sguardo dalle mie tettone, allungando le mani per accarezzarle con sfrontatezza mentre mi invitavano a ballare in piazza dopo il turno. Mi sentivo una preda, e l'idea di essere consumata da tutti loro mi faceva ansimare.
*“due quarantenni interessanti mi hanno invitata a ballare in piazza dove un gruppo musicale suona non appena finisco turno di lavoro... e me lo dicevano con uno che mi guardava negli occhi e l'altro che mi fissava le tettone mentre con le loro mani accarezzavano le mie... qui è tutto pieno di gente, c'è una lunga fila alle casse, quasi tutti maschi”*, ho scritto a Frank, sentendo il clitoride pulsare violentemente.
Alle undici, sono tornata in cucina per un istante. I due cuochi avevano preparato una "sorpresa" sulla griglia: due salsicce e quattro hamburger disposti a formare due cazzi con le palle. "Questo è quello che vorremmo fare a te, vacca tettona," ha ringhiato uno di loro. Mi ha preso la mano, guidandola con forza tra le sue gambe, facendomi sentire il suo cazzo duro come una pietra contro il tessuto dei pantaloni. L'altro, a torso nudo e lucido di grasso, mi ha attirata a sé, piantandomi un bacio volgare e bagnato in bocca mentre la sua manona oleosa mi schiacciava un seno, deformandolo.
*“sono appena uscita dalla cucina con le griglie, i due porci avevano preparato sulla griglia due cose a forma di due cazzi con le palle... uno dei due cuochi mi ha preso la mano e l'ha appoggiata in mezzo alle sue gambe facendomi sentire tutta la sua eccitazione... l'altro cuoco tutto sudato e a torso nudo mi ha dato un bacio in bocca mentre con la sua lurida manona oleosa mi ha palpato una tettona... sto per portare un vassoio ad un tavolo e vedo che Federico è andato a sedersi al tavolo dei vecchi viscidi e sta parlando con loro”*.
Pochi minuti dopo, ho incrociato lo sguardo di Federico. Mi ha fatto un cenno secco, un ordine silenzioso: sbottonare un altro bottone della camicetta. L'ho fatto subito, tremando. Ora il seno era quasi completamente fuori, le tettone enormi che traboccavano in modo osceno. Ero rossa in viso per la vergogna, ma sotto il tendone, tra le grida dei maschi che commentavano la "schiuma delle birre" paragonandola alla sborra sulle mie carni, mi sentivo una dea del sesso.
*“Federico mi ha appena ordinato di sbottonarmi un bottone della camicetta, ora sono letteralmente oscena e penso di essere tutta rossa per imbarazzo e vergogna, dovresti sentire i commenti, e che sguardi, mentre al bancone servo le birre, è pieno di maschi, puoi immaginare i commenti sulla schiuma delle birre che mi fanno”*.
La risposta di Frank è arrivata come una scossa elettrica: *“sei la banconista più tettona e oscena che si sia mai vista, cazzo avrai tutti lì col cazzo in tiro che ti dicono che sei una tettona vergognosa tutta da riempire, fai infoiare chiunque maiala che non sei altro, sai dovresti versarti della birra sulle tettone...”*
Ho letto quelle parole e ho sentito un'ondata di calore travolgermi. Eccitata come una vacca in calore, ho versato due birre ghiacciate in due bicchieri e, con il cuore che batteva all'impazzata, mi sono diretta nel retro della cucina, verso i due cuochi sudati, desiderando che ogni goccia di quella birra finisse sul mio seno nudo sotto i loro sguardi famelici.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
Mentre sistemavo le prime comande, uno di loro, quello più grosso, ha approfittato di un momento di confusione per schiacciarmi contro il bancone di acciaio. La sua mano, unta e calda, è scivolata senza esitazione sotto il nodo della camicetta, artigliando la mia pelle nuda della pancia per poi risalire con violenza verso l'alto.
"Cazzo, Sabina... ma guarda che tettone che hai," ha sussurrato con una voce roca e sporca, mentre l'altra mano mi afferrava un gluteo attraverso la minigonna, stringendo forte. "Siamo che stiamo bollendo qui, ma tu ci fai venire il sangue al cazzo che sembra stia per esplodere. Ti faremmo scopare proprio qui, sopra questa griglia, a turno, finché non urli per pietà."
Ero fradicia. Il pensiero che Federico e Frank si eccitavano a sapermi li in quelle condizioni, mi faceva sussultare, e il fatto di essere palpata da questi due porci zozzi mi faceva impazzire. Mi sentivo una troia esibita, un oggetto di desiderio volgare, e questa consapevolezza mi faceva colare liquidi di sesso tra le gambe. Assecondavo ogni loro tocco, inarcando la schiena per offrire meglio il seno, mentre uscivo per servire ai tavoli sotto il tendone.
Appena uscita, gli sguardi sono diventati ancora più predatori. Gli uomini fissavano il mio petto quasi nudo, i capezzoli che premevano contro il tessuto bianco, ora leggermente trasparente per il sudore. Sentivo i bisbiglii, le risate volgari, i commenti sulle mie "montagne" che oscillavano a ogni passo.
Alle sette di sera, ho trovato un momento per scrivere a Frank, con le dita che tremavano per l'eccitazione: *“i due cuochi alle griglie mi hanno fatto apprezzamenti simpatici e pesanti, hanno anche allungato le mani e mi hanno detto se voglio dopo che mi fanno assaggiare carne di maschio molto dura, sono due ciccioni sudati e stempiati e molto arrapati e volgari... dicono che sono tanto tettona e che mi farebbero allo spiedo usando i loro cazzi, poi dicono che vorrebbero frullarmi tra loro due e che vorrebbero infilarmi dentro la loro carne di maschio in ogni mio buco... devo dirti la verità, Frank, che li trovo piuttosto eccitanti, laidi, luridi, sudatissimi e pelosi, zozzi, volgari, percepisco enorme eccitazione in loro e tantissima voglia di fare sesso con me, sì mi eccita il pensiero, ora sto dando servizio ai tavoli”*.
Mentre camminavo tra i tavoli, sentivo gli occhi di Federico su di me. Era seduto con quel gruppo di vecchi porci avvinazzati, osservando la scena con un sorriso perverso. Sapevo che godeva nel vedermi così esposta, nel vedere come ogni maschio presente cercasse un modo per toccarmi.
Verso le otto, ho mandato un altro messaggio a Frank: *“ai tavoli ci sono già i tre gruppi di ieri, i vecchi avvinazzati, ma ora sono sobri e molto attenti a me, e i due gruppi di giovinastri di ieri sera che mi hanno di nuovo palpata per bene oltre a dirmi cose molto volgari... inizia anche qualcun altro a farmi avances ma per ora è ancora pieno di famiglie”*.
La tensione saliva insieme alla temperatura. Verso le dieci, due quarantenni, tipi atletici e interessanti, mi hanno accostata. Uno mi guardava dritto negli occhi con un sorriso predatore, mentre l'altro non staccava lo sguardo dalle mie tettone, allungando le mani per accarezzarle con sfrontatezza mentre mi invitavano a ballare in piazza dopo il turno. Mi sentivo una preda, e l'idea di essere consumata da tutti loro mi faceva ansimare.
*“due quarantenni interessanti mi hanno invitata a ballare in piazza dove un gruppo musicale suona non appena finisco turno di lavoro... e me lo dicevano con uno che mi guardava negli occhi e l'altro che mi fissava le tettone mentre con le loro mani accarezzavano le mie... qui è tutto pieno di gente, c'è una lunga fila alle casse, quasi tutti maschi”*, ho scritto a Frank, sentendo il clitoride pulsare violentemente.
Alle undici, sono tornata in cucina per un istante. I due cuochi avevano preparato una "sorpresa" sulla griglia: due salsicce e quattro hamburger disposti a formare due cazzi con le palle. "Questo è quello che vorremmo fare a te, vacca tettona," ha ringhiato uno di loro. Mi ha preso la mano, guidandola con forza tra le sue gambe, facendomi sentire il suo cazzo duro come una pietra contro il tessuto dei pantaloni. L'altro, a torso nudo e lucido di grasso, mi ha attirata a sé, piantandomi un bacio volgare e bagnato in bocca mentre la sua manona oleosa mi schiacciava un seno, deformandolo.
*“sono appena uscita dalla cucina con le griglie, i due porci avevano preparato sulla griglia due cose a forma di due cazzi con le palle... uno dei due cuochi mi ha preso la mano e l'ha appoggiata in mezzo alle sue gambe facendomi sentire tutta la sua eccitazione... l'altro cuoco tutto sudato e a torso nudo mi ha dato un bacio in bocca mentre con la sua lurida manona oleosa mi ha palpato una tettona... sto per portare un vassoio ad un tavolo e vedo che Federico è andato a sedersi al tavolo dei vecchi viscidi e sta parlando con loro”*.
Pochi minuti dopo, ho incrociato lo sguardo di Federico. Mi ha fatto un cenno secco, un ordine silenzioso: sbottonare un altro bottone della camicetta. L'ho fatto subito, tremando. Ora il seno era quasi completamente fuori, le tettone enormi che traboccavano in modo osceno. Ero rossa in viso per la vergogna, ma sotto il tendone, tra le grida dei maschi che commentavano la "schiuma delle birre" paragonandola alla sborra sulle mie carni, mi sentivo una dea del sesso.
*“Federico mi ha appena ordinato di sbottonarmi un bottone della camicetta, ora sono letteralmente oscena e penso di essere tutta rossa per imbarazzo e vergogna, dovresti sentire i commenti, e che sguardi, mentre al bancone servo le birre, è pieno di maschi, puoi immaginare i commenti sulla schiuma delle birre che mi fanno”*.
La risposta di Frank è arrivata come una scossa elettrica: *“sei la banconista più tettona e oscena che si sia mai vista, cazzo avrai tutti lì col cazzo in tiro che ti dicono che sei una tettona vergognosa tutta da riempire, fai infoiare chiunque maiala che non sei altro, sai dovresti versarti della birra sulle tettone...”*
Ho letto quelle parole e ho sentito un'ondata di calore travolgermi. Eccitata come una vacca in calore, ho versato due birre ghiacciate in due bicchieri e, con il cuore che batteva all'impazzata, mi sono diretta nel retro della cucina, verso i due cuochi sudati, desiderando che ogni goccia di quella birra finisse sul mio seno nudo sotto i loro sguardi famelici.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
2
voti
voti
valutazione
5.5
5.5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
2. Staranzano: La preparazione della vacca tettona
Commenti dei lettori al racconto erotico