Il Padrone celato - Prima parte
di
Serena Rossi
genere
dominazione
È un martedì mattina quando l'addetto alla portineria bussa alla porta del mio ufficio, "Dottoressa è giunto questo pacco per lei". Lo faccio appoggiare sulla scrivania, darò una occhiata più tardi dovendomi recare in sala riunioni per il resto della mattinata.
Solo a metà pomeriggio mi ricordo della scatola ancora ferma nello stesso punto, non reca nessun mittente, ad occhio pesa intorno a due chilogrammi.
Con il taglia carte rompo i sigilli e la sorpresa all'apertura mi lascia come una statua di marmo! Abbigliamento e oggetti al suo interno. Una camicia di seta bianca trasparente, una microgonna (definirla minigonna sarebbe ridicolo) di pelle rossa, scarpe con un tacco da 12 cm, nessun intimo presente.
Gli oggetti se possibile mi azzerano ancora più la saliva, un classico stimolatore vaginale a impulsi di colore rosa, un plug in metallo con diamante e due pinze con vite regolatrice.
Mi accorgo solo infine di una busta tenuta dal nastro adesivo sul fondo della scatola.
È scritta con un inchiostro a cartuccia su un foglio di pergamena con una grafia elegante e datata ma appena inizio a leggere mi si ferma il cuore.
"Ciao Troia, queste poche cose ti serviranno per recarti domani alle 18.30 al bar Garden non lontano dal tuo lavoro. Il ritardo anche di un solo minuto non è contemplato e provocherà una punizione adeguata e esponenziale più lungo sarà lo stesso.
Ricordati di mandare a questo indirizzo mail il numero del tuo telefono. Il tuo Padrone."
Chiedo alla portineria che mi venga preparata un caffè anche se sarebbe necessario un tranquillante.
Resto incapace di produrre qualcosa di significativo con il pensiero costante di sporgere come è normale una denuncia alle autorità di polizia. Invece questa cosa per il resto della giornata che rimane non avviene, anzi il mio personalissimo oblio avviene poco prima di chiudere il pc. Scrivo a un indirizzo totalmente sconosciuto il mio numero, dieci semplici numeri perché la mia condanna venga scritta.
Il messaggio arriva subito da un utente criptato. "Brava Troia, ti aspetto domani (non capirai chi sono, non dannarti). Stringi più forte che puoi le pinze sui tuoi capezzoli, sii puntuale!" Chiudo la scatola a chiave nell'armadio e con essa anche i miei pensieri che riesco stranamente a rimuovere per la serata e buona parte della giornata successiva.
Attorno alle 16 nel mio stomaco invece si forma come un grumo che blocca anche la deglutizione salivare. L'azienda si svuoterà alle 17.30, mi auguro che anche i manager non si trattengano in modo di potermi trovare sola e fortuna mia ciò avviene.
Alle 18 mi spoglio e potrei dire tale rimango anche dopo aver indossato praticamente il nulla.
Il seno è completamente esposto dalla trasparenza, i capezzoli stretti dalle pinze sembrano bucare il tessuto, ma l'oscenità assoluta è rappresentata dalla microgonna a giro fica che non può assolutamente nascondere ciò che parzialmente esce dal davanti e quello che è presente dietro.
Metto i miei vestiti in una borsa che lascerò nell'auto, indosso un impermeabile e mi avvio a percorrere le poche centinaia di metri che mi separano dal bar, del quale ovviamente conosco benissimo il proprietario e qualche avventore di vista. Esposta al martirio.
Sul marciapiedi leggo un messaggio con i dettagli che devo seguire dal mio ingresso. Sulla porta devo sfilare il soprabito, la stimolazione parte intanto a tutta velocità, unico rifugio un grosso paio di occhiali scuri. Procedo traballante verso il bancone, "non vogliamo prostitute nel nostro locale!"
"Ciao Enzo" pronuncio con voce strozzata. “Dottoressa Camilla!! Ma che succede?? Devo chiamare qualcuno? La polizia?”
“Non preoccuparti Enzo, non posso spiegarti. Ti chiedo la gentilezza durante il servizio di darmi del tu e di chiamarmi Troia”
“Ma Dottoressa è impossibile! Non ci riuscirò mai!”
“È necessario tu lo faccia Enzo, ascoltami ti prego, lui forse può vederci o sentirci”
“Ma lui chi?????”
"Non posso dirti nulla, vado al tavolino in fondo, mi spiace che sporcherò sedia e pavimento, perdonami e fai come ti ho chiesto".
Mi guardo attorno ma come mi aveva anticipato non vedo nessuna persona che sia sola come me nel locale.
La velocità imposta dalla vibrazione mi ha già portata sul punto di non ritorno.
Quando arriva lo spritz sto per cedere.
"Enzo sto per venire, aiutami ti prego, strizzami i capezzoli".
Il poveretto sembra paralizzato, ha un mix nel viso di chi vorrebbe piangere unitamente a stupore e eccitazione.
“Parlami Enzo!” "Dottor ah no, Troia vieni su, liberati, lasciati andare".
Vengo, godo nel modo più assurdo che mi sia mai potuta immaginare. La sedia è zuppa di umori, ne ha traccia anche il pavimento. Enzo mi fissa pieno di un imbarazzo impossibile da dissimulare.
La stimolazione è cessata e li ha notato anche lui.
"Non si preoccupi Dottoressa, pulisco tutto io, si vada intanto a ricomporre in bagno".
Mi accorgo solo ora della spaventosa erezione mal celata dal suo pantalone. “Grazie Enzo..”
Prima di entrare nella toilette gli do un bacio pieno che riceve con gusto.
Ritornata al bancone mi dice che non devo nulla perché è stato saldato già dalla mattina ma che solo ora ricollega. Gli era giunta una comunicazione dalla banca di un bonifico istantaneo con la casuale bonifico Troia....
Esco con gli occhi increduli di Enzo a seguirmi.
Prima di avviare il motore un nuovo messaggio, "adesso vai a casa dal cornuto, avrai mie notizie Troia "
Solo a metà pomeriggio mi ricordo della scatola ancora ferma nello stesso punto, non reca nessun mittente, ad occhio pesa intorno a due chilogrammi.
Con il taglia carte rompo i sigilli e la sorpresa all'apertura mi lascia come una statua di marmo! Abbigliamento e oggetti al suo interno. Una camicia di seta bianca trasparente, una microgonna (definirla minigonna sarebbe ridicolo) di pelle rossa, scarpe con un tacco da 12 cm, nessun intimo presente.
Gli oggetti se possibile mi azzerano ancora più la saliva, un classico stimolatore vaginale a impulsi di colore rosa, un plug in metallo con diamante e due pinze con vite regolatrice.
Mi accorgo solo infine di una busta tenuta dal nastro adesivo sul fondo della scatola.
È scritta con un inchiostro a cartuccia su un foglio di pergamena con una grafia elegante e datata ma appena inizio a leggere mi si ferma il cuore.
"Ciao Troia, queste poche cose ti serviranno per recarti domani alle 18.30 al bar Garden non lontano dal tuo lavoro. Il ritardo anche di un solo minuto non è contemplato e provocherà una punizione adeguata e esponenziale più lungo sarà lo stesso.
Ricordati di mandare a questo indirizzo mail il numero del tuo telefono. Il tuo Padrone."
Chiedo alla portineria che mi venga preparata un caffè anche se sarebbe necessario un tranquillante.
Resto incapace di produrre qualcosa di significativo con il pensiero costante di sporgere come è normale una denuncia alle autorità di polizia. Invece questa cosa per il resto della giornata che rimane non avviene, anzi il mio personalissimo oblio avviene poco prima di chiudere il pc. Scrivo a un indirizzo totalmente sconosciuto il mio numero, dieci semplici numeri perché la mia condanna venga scritta.
Il messaggio arriva subito da un utente criptato. "Brava Troia, ti aspetto domani (non capirai chi sono, non dannarti). Stringi più forte che puoi le pinze sui tuoi capezzoli, sii puntuale!" Chiudo la scatola a chiave nell'armadio e con essa anche i miei pensieri che riesco stranamente a rimuovere per la serata e buona parte della giornata successiva.
Attorno alle 16 nel mio stomaco invece si forma come un grumo che blocca anche la deglutizione salivare. L'azienda si svuoterà alle 17.30, mi auguro che anche i manager non si trattengano in modo di potermi trovare sola e fortuna mia ciò avviene.
Alle 18 mi spoglio e potrei dire tale rimango anche dopo aver indossato praticamente il nulla.
Il seno è completamente esposto dalla trasparenza, i capezzoli stretti dalle pinze sembrano bucare il tessuto, ma l'oscenità assoluta è rappresentata dalla microgonna a giro fica che non può assolutamente nascondere ciò che parzialmente esce dal davanti e quello che è presente dietro.
Metto i miei vestiti in una borsa che lascerò nell'auto, indosso un impermeabile e mi avvio a percorrere le poche centinaia di metri che mi separano dal bar, del quale ovviamente conosco benissimo il proprietario e qualche avventore di vista. Esposta al martirio.
Sul marciapiedi leggo un messaggio con i dettagli che devo seguire dal mio ingresso. Sulla porta devo sfilare il soprabito, la stimolazione parte intanto a tutta velocità, unico rifugio un grosso paio di occhiali scuri. Procedo traballante verso il bancone, "non vogliamo prostitute nel nostro locale!"
"Ciao Enzo" pronuncio con voce strozzata. “Dottoressa Camilla!! Ma che succede?? Devo chiamare qualcuno? La polizia?”
“Non preoccuparti Enzo, non posso spiegarti. Ti chiedo la gentilezza durante il servizio di darmi del tu e di chiamarmi Troia”
“Ma Dottoressa è impossibile! Non ci riuscirò mai!”
“È necessario tu lo faccia Enzo, ascoltami ti prego, lui forse può vederci o sentirci”
“Ma lui chi?????”
"Non posso dirti nulla, vado al tavolino in fondo, mi spiace che sporcherò sedia e pavimento, perdonami e fai come ti ho chiesto".
Mi guardo attorno ma come mi aveva anticipato non vedo nessuna persona che sia sola come me nel locale.
La velocità imposta dalla vibrazione mi ha già portata sul punto di non ritorno.
Quando arriva lo spritz sto per cedere.
"Enzo sto per venire, aiutami ti prego, strizzami i capezzoli".
Il poveretto sembra paralizzato, ha un mix nel viso di chi vorrebbe piangere unitamente a stupore e eccitazione.
“Parlami Enzo!” "Dottor ah no, Troia vieni su, liberati, lasciati andare".
Vengo, godo nel modo più assurdo che mi sia mai potuta immaginare. La sedia è zuppa di umori, ne ha traccia anche il pavimento. Enzo mi fissa pieno di un imbarazzo impossibile da dissimulare.
La stimolazione è cessata e li ha notato anche lui.
"Non si preoccupi Dottoressa, pulisco tutto io, si vada intanto a ricomporre in bagno".
Mi accorgo solo ora della spaventosa erezione mal celata dal suo pantalone. “Grazie Enzo..”
Prima di entrare nella toilette gli do un bacio pieno che riceve con gusto.
Ritornata al bancone mi dice che non devo nulla perché è stato saldato già dalla mattina ma che solo ora ricollega. Gli era giunta una comunicazione dalla banca di un bonifico istantaneo con la casuale bonifico Troia....
Esco con gli occhi increduli di Enzo a seguirmi.
Prima di avviare il motore un nuovo messaggio, "adesso vai a casa dal cornuto, avrai mie notizie Troia "
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