Marco mi trasforma in una puttanella

di
genere
gay

E' lunedì.
Ieri mattina Marco mi ha rotto il culo al boschetto.
Ci penso in ogni istante come una puttanella col culo in calore.
Io sono un bel maschietto etero curioso, lui mi ha fatto sentire peggio che frocio, mi ha usato, mi ha scopato da stronzo col suo cazzone, mi ha violentato duro in culo e ci ha sborrato come un toro. A casa colavo ancora sborra, crampi al culo fino a sera...
Voglio rivederlo!
lo rincontro per caso negli spogliatoi. Per caso nel senso che lo conosco troppo bene, Marco si allena come un orologio ed alle 19 e 15 rientra sempre negli spogliatoi. E, sempre per caso, ho dimenticato a casa il telo bagno e sono costretto ad asciugarmi con un misero straccetto che mi passo tra coglioni e chiappe. Io arrivo dalla piscina. Doccia e sto nudo senza vergogna a ridere con i miei amici di nuoto e palestra. E ho ben poco da vergognarmi, ho un bel fisico tonico e liscio, va beh, non proprio a piramide ribaltata come i nuotatori professionisti, ma ho comunque belle spalle e soprattutto vita e fianchi stretti con culetto atletico che mostro volentieri.
Stasera Marco si asciuga da seduto sulla lunga panca tra gli armadietti, l'asciugamano tra le cosce. È al cellulare, io, uccello rosa penzoloni, sto ancora parlando degli incredibili Europei di Nuoto. Mi lampeggia il cellulare, ho un messaggio, mi chino sulla borsa per vedere. È lui! È un tenerone, non può più stare senza di me. Leggo: 'Adesso! Dietro il campetto, voglio il tuo culo.'
Beh, la cosa non mi lascia indifferente, un piccolo tremito che non nota nessuno. Non c'è molta gente, solo altri tre. Marco si riveste da seduto, è impacciato coi jeans, a mano aperta ci caccia dentro l'uccello già grosso di suo ma che stasera si dev'essere animato. Si rialza, è a due metri da me. Io mi spalmo l'olio su gambe, torace e braccia, devo usarlo se voglio proteggermi dal cloro, e, mentre nessun altro guarda, mi ci ficco due dita unte nell'ano. A Marco sudano le tempie, mi manda un altro messaggio ma io non posso leggerlo senza farci beccare. Saluta ed esce.
Leggo: 'Ti violento.'
Cazzo cazzo cazzo, adesso ho fretta! Infilo prima la maglietta, nello spogliatoi sto uccello libero più che posso, e cerco i calzoncini tra la mia roba. Decido che i boxer non servono e m'infilo direttamente sul culo liscio i calzoncini leggeri, lunghi al ginocchio. Saluto ed esco borsa in spalla.
Il nostro centro sportivo è fuori città. Mi basta girarci attorno con l'auto e mi trovo tra capannoni abbandonati. La sua auto è parcheggiata vicino all'ex campetto da calcio. Scendo, lui è nascosto dietro un angolo. 'Ciao'
Si guarda in giro preoccupato come un ladro e intanto mi spinge veloce verso il muro di cemento. Mi ci appoggio a mani aperte. Una palpata pesante sotto il culo, mi abbassa i calzoncini e me lo picchia in culo con un porcodio.
Con l'olio mi scivola su che è solo piacere da frocio. E il fottuto bastardo mi scioglie tutto palpandomi sotto la maglietta, allargandomi le chiappe e, come se lo sapesse che mi fa impazzire, mi tira contro per le cosce, le mani appena sotto le palle, nell'interno cosce, me le stringe e me le palpa spingendo a fondo sul cazzone. Sono in equilibrio instabile, ma stacco una mano dal cemento, voglio toccargli i coglioni grossi, pesanti, pelosi, duri, da uomo. Si ferma, si tira un poco indietro e posso chiudere la mano alla base del suo cazzo che mi allarga il culo. Me lo ripicchia tutto dentro, figa che goduria.
È un'inculata contro il tempo, siamo all'aperto, ci possono vedere, ma per Marco, imparo presto, una sveltina in culo dura minimo cinque minuti. Dice che sono fantastico, che glielo faccio venire di marmo e tra una picconata di culo e l'altra mi racconta che la sua compagna è incinta, soffre di nausee bestiali. La conosco, viene anche lei in palestra, una trentenne figa, tatuaggi anche sulle chiappe, una che ti immagini subito come sarebbe scopartela. Marco mi sta dicendo che ha bisogno del mio culo.
Ho il cervello che mi balla in testa ma capisco di cosa ha paura. Mi riappoggio con entrambe le mani al muro. 'No Marco, okay, così si può..ma non lo deve sapere nessuno, io non sono... Mi piace, okay! Ma io ho Lory...'
È la sua cuginetta, la ragazza che frequento. Non so come finirà con lei, mi piace moltissimo, la amo, ma voglio essere ancora libero. E non voglio ammosciarvi il cazzo parlando di Lory.
'La inculi?' mi chiede.
'No.' e mi viene da ridere, per Lory il massimo della trasgressione è il pompino (solo però se poi c'è da lavarsi i denti) e io sono qui con in culo suo cugino.
'Io Barbara sì, ma non come te.'
Mi dà una botta che sento anche nella schiena. Certo certo, lui ama Barbara e, adesso che sa che non c'è rischio che mi innamori di lui, può farmi il culo a stupro. Figa se sono fortunato!
Lo imploro di ingravidarmi, di mettermi incinto, di riempirmi il culo di sborra. Qui ci possono vedere, cazzo! Lo eccito da cagna, gli dico che è grosso e fa male, e non mento troppo, l'olio si è già asciugato e mi si sfrega bruciandomi il culo.
Sborra da paura e mi allevia subito il bruciore. Figa che figata, mi cola dal culo!

Con Marco sono entrato in modalità frocio.
Prima avevo Emanuele, il mio scopamico fisso, non ero frocio, nel senso che facevo regolarmente sesso con un bel maschio come se fosse la cosa più normale, vivendo in pace e senza soffrire ansie o crisi di astinenza. Con Marco, invece, due sole chiavate in due giorni e ce l'ho sempre in testa. Non posso farci nulla, sono in calore da cagna e poco mi calma sapere che domani sera ci farò una vera scopata nel mio lettone, nella sua serata libera. È martedì mattina, lui lavora in proprio, lo chiamo.
'Ciao bella figa!!!'
Spero sia da solo, cazzo, Marco è capace di tutto. 'Ciao, niente, volevo sapere se domani potevi.'
'Sì il mercoledì sera vado sempre al bar. Cerco di arrivare per le nove ma non posso incularti tutta notte, ahaha!'
'Okay allora...'
'Dove sei?' mi chiede.
'A casa, lavoro da casa.'
'Io a mezzogiorno non passo da casa. Mezz'ora e sono lì'
E mezz'ora dopo gli arrotolo la lingua sotto il prepuzio. È mezzo moscio favoloso, morbido e pesante, Marco è seduto sul mio divano col cellulare in mano. Prima due clienti, poi Barbara, la sua compagna, ho tutto il tempo di popparmi il biberon che gli cresce piano, scendendomi largo in gola. Sono torso nudo in calzoncini, inginocchiato da perfetto frocetto fra le sue gambe. Chiuso con le telefonate si libera del cellulare e mi preme alla nuca.
Mi ribello. 'No, lascia fare a me,' Strofino la guancia contro la sua asta. 'Oggi ti rilassi. Ci penso io.'
Gli sfilo la maglia, cerca di abbracciarmi. 'Hai fame? Stamattina ho preso dal panettiere della focaccia al prosciutto.' Vado verso la cucina.
'Cazzo, Mirko, hai un culo che sogno di notte, erano mesi che dovevo incularti.'
'E me lo dici adesso?' Gli passo il cartoccio e mi rimetto tra le sue gambe, una bella leccata dalle palle alla cappella e ciuccio piano. Addenta fa focaccia.
Lo lavoro piano massaggiandogli cosce e ventre duro. È teso, ha bisogno di rilassarsi, gli faccio sentire la punta della mia lingua.
'Quanti cazzi hai preso?'
Mi vuole puttana vera. Mi tolgo un pelo pubico dalla lingua. 'Sei.', rispondo, non voglio che pensi che sono una cagna, solo tre anni fa ad Ibiza sono stati almeno venti cazzi. Tiro un succhione. 'Avevo uno scopamico.' Gli confesso in segreto.
'Quello della Golf nera!' Si blocca con la focaccia in bocca.
Cazzo! Mi sa che lo sospettavano tutti tranne Lory.
'Sì, Emanuele.' gli dico
'Minchia, era figo forte anche lui e aveva una bella sberla di uccello. Ma dov'è andato a stare?'
Lascio cadere altra saliva e, cappella in bocca, faccio scivolare la mano sulla sua lunga asta, senza premere. È fantastica, spessa e nodosa, quasi non ci chiudo la mano. Inclino la testa e l'addento, lo sento fremere.
'Rilassati, lascia fare a me.' Contrae ancora il ventre per spingere ma presto impara e abbandona il cazzo tutto per me. Glielo faccio godere da puttana. Tra un succhione e l'altro gli dico che domenica al campetto mi ha rotto il culo, che mi piace, che voglio sentirlo ancora in culo, che sborra da cavallo... tutte le cose che un frocetto innamorato dice.
E intanto lo rilasso con leccate e massaggi.
Gli infilo il medio, scatta indietro ma poi si rilassa sudato, col polpastrello gli massaggio la prostata, gli vibra il cazzo paralizzato.
Gliel'ho tirato come nessuno. Come nessuna. Premo sulla pallina di carne, quasi schizza.
'Calmo, rilassati.' gli mordicchio i capezzoli e intanto gli struscio i coglioni contro. Lungo il suo cazzo.
' Vengo.'
'Non spingere, fermo.' Gli premo forte il pollice alla base del cazzo, appena sopra le pale. Si rilassa e lascia ricadere il bacino sul divano.
'Cazzo Mirko! L'ho sentita tornarmi nei coglioni!!!'
Mi basta segarlo alla base, con due dita leggere, e la prima schizzata mi batte debole contro il palato, ma da riempirmi la bocca. Poi il cazzone ritto continua a pulsare fuori sborra come un vulcano, sborra che cola densa, goccioloni densi che seguono le grosse vene ed arrivano fino alla mia mano bagnandomela tutta.
Marco sbrodola sborra bestemmiando tutti i santi, è devastato dal piacere e io sono spaventato come quando mi si è rotto il rubinetto in cucina. Dove la metto tutta questa sborra? Lecco, bevo, succhio dalla cappella in giù rincorrendo i goccioloni. Gliela succhio nel boschetto, cerco di asciugargli le palle con la mia lingua impastata. È un disastro!
Scoppio a ridere, felice come una cagna.
Gli mostro la bocca aperta, ho sborra su tutto il viso. Mi offre la focaccia. La addento con un piacere erotico.
Buonissima.


milano3687@proton.me
di
scritto il
2026-08-19
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