Gay Pride

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genere
gay

Ballo in mezzo alla folla su Passeig de Gràcia, il sole del 26 giugno 2010 mi picchia sulla schiena nuda. Indosso solo degli short bianchi cortissimi che mi segnano il pacco e mi lasciano quasi tutto il culo scoperto, un paio di scarpe da ginnastica sporche di glitter e una bandana arcobaleno legata intorno al collo. Nient’altro. La pelle chiara già unta di sudore e crema solare, i capelli biondi appiccicati sulla fronte. Ogni due passi qualcuno mi struscia il culo con la mano o mi urla qualcosa. Io continuo a ballare, sculettando forte sulla musica che esce dai carri, le braccia alzate, il sorriso da troia stampato in faccia. Il ritmo mi entra nelle ossa, mi fa muovere il bacino in avanti e indietro come se stessi già scopando. Sento sguardi ovunque, mani che sfiorano le mie chiappe, un paio di dita che tentano di scivolare sotto il bordo degli short. Io rido e offro di più, aprendo un po’ le gambe mentre ballo.

Rido e scuoto ancora più forte le chiappe. Un tizio peloso mi afferra un momento i fianchi e mi tira contro il suo pacco duro, poi mi lascia andare ridendo. Io non mi fermo. Ballo fino a Plaça de Catalunya, poi giro verso Rambla de Catalunya mentre la sfilata si disperde. Qualcuno mi offre una birra, un altro mi passa un popper sotto il naso. Il cazzo mi si è già alzato un po’ dentro gli short. Lo sistemo senza vergogna, sistemando anche il culo che già mi prurisce di voglia. Cammino ancora un po’, fermandomi ogni tanto a ballare in mezzo a gruppi sparsi, lasciandomi toccare, lasciando che qualcuno mi baci il collo o mi morda una spalla. Il sudore mi cola lungo la schiena e mi scende dentro gli short, bagnandomi il culo.

Verso mezzanotte finisco in un appartamento al terzo piano di Carrer de Provença. Il palazzo è di quelli modernisti, con la facciata un po’ scrostata e il portone di legno scuro. Salgo le scale strette, annusando già il fumo e il sudore. La porta è spalancata. Entro in un open-space ampio, soffitti alti, muri bianchi macchiati di glitter e di qualcosa di più sporco. Un grande salotto con due divani di pelle scura già lucidati di sborra e di birra, un tavolo basso pieno di posacenieri e bottiglie. La cucina è a vista, con l’isola centrale coperta di vassoi: jamón ibérico a fette, croquetas ancora calde, tortilla di patate, patatas bravas e ciotole di olive. Frigo aperto, pieno di Estrella Damm e bottiglie di cava. Dalla porta-finestra si vede un piccolo balcone che dà sul cortile interno. Musica reggaeton e techno mischiate escono da casse messe per terra. L’aria è calda, pesante, impregnata di poppers, deodorante maschile e sesso. Ci sono vestiti sparsi per terra, scarpe, una bandiera arcobaleno stesa su una sedia. L’appartamento puzza già di festa lunga, di corpi che si sono strofinati ovunque.

La scena è già un casino allegro. Tizi nudi o seminiti ovunque: spagnoli pelosi, due tedeschi alti come armadi, qualche latino. Qualcuno mangia con una mano e si fa pompino con l’altra. Continuano ad arrivare persone. Ogni tanto la porta si apre e entrano due o tre volti nuovi, ancora truccati della sfilata, con le magliette sudate o già torse. Qualcun altro se ne va, salutando con un sorriso stanco e il cazzo ancora lucido. Ma quasi tutti, prima di uscire o appena entrati, passano da me. Mi guardano, sorridono, si avvicinano. Io sono già il centro, il pezzo di carne fresca arrivato dalla strada.

Due figure basse mi fissano dall’angolo vicino alla cucina. Due nani di una trentina d’anni. Uno catalano, torace largo e peloso, braccia corte e muscolose, un pacco enorme che gli tira già i pantaloni. L’altro tedesco, barba scura e folta, stesso fisico compatto e lo stesso cazzo da cavallo che gli fa una gobba ridicola. Mi guardano e sorridono come due goblin arrapati, occhi lucidi, lingue che gli sfiorano già le labbra. Sembrano due creature uscite da un bosco porno, pronte a saltarmi addosso. Le loro mani corte si muovono già sui propri pacchi, accarezzandoli con impazienza.

Mi avvicino ridendo, già col cazzo duro. Mi abbassano gli short in due secondi. Il mio membro salta fuori, diciotto centimetri pieni e venosi. Jordi, il catalano, me lo ingoia tutto d’un colpo fino in gola, facendo versi da animale affamato. Klaus, il tedesco, mi gira di scatto e mi spalanca le chiappe con le manine corte. Mi infila due dita senza pietà e le muove forte, già sbavando. Io gemo e spingo indietro. Un tedesco alto si avvicina, mi prende per i capelli e mi ficca il cazzo in bocca mentre Jordi continua a succhiarmi come se volesse mangiarmi. La festa mi inghiotte. Sono la favola di frocetto di tutti, il biondino magro e sorridente che si offre senza vergogna, il buco felice di chiunque voglia usarlo. Sento altre mani su di me: qualcuno mi pizzica i capezzoli, qualcun altro mi accarezza la schiena sudata.

Mi portano in mezzo al salotto. Qualcuno mi piega sul bracciolo del divano di pelle. Klaus mi sputa sul buco e mi infila il suo cazzo grosso e corto con un colpo solo. È spesso da far paura, duro come pietra. Mi apre in due e io urlo di piacere. Loro due non si fermano mai. Sborrano a raffica. Klaus mi riempie al primo carico in meno di cinque minuti, grugnendo come un goblin in calore, poi resta dentro, continua a scoparmi ancora duro, e dopo poco sborra di nuovo, caldo e abbondante. Sento ogni spruzzo, caldo e denso, che mi riempie. Jordi mi succhia il cazzo e le palle, poi mi salta sul viso e mi sborra in bocca e sulla faccia, ridendo, solo per rimettermelo subito tra le labbra e ricominciare. Il suo sapore è forte, salato, e io lo bevo tutto mentre Klaus mi martella da dietro senza sosta.

Mentre Klaus mi incula senza sosta, un catalano peloso mi si mette davanti e mi riempie la bocca. Jordi resta attaccato al mio cazzo come una ventosa, succhiando e leccando le palle, poi mi fa venire e beve tutto, solo per ricominciare a stuzzicarmi. Ogni volta che qualcuno mi sborra in culo, Klaus ci rimette dentro il suo e spinge il seme più a fondo. Continuano ad arrivare ragazzi nuovi. Un ragazzo di Valencia entra, si toglie la maglietta ancora sudata della sfilata, mi guarda un secondo e si mette in coda. Quando arriva il suo turno mi prende con forza, mi sborra dentro e se ne va quasi subito, salutando qualcuno alla porta. Un altro, un francese magro, resta di più, mi usa due volte e poi sparisce sul balcone a fumare. Tra un cazzo e l’altro riesco a prendere una croqueta dal tavolo e a morderla mentre mi scopano, il sapore di pollo e bechamel che si mescola al sapore di sborra in bocca.

Mangiamo tra una scopata e l’altra. Mi fanno leccare il jamón dalle dita mentre mi scopano. Bevo cava dritto dalla bottiglia con un cazzo ancora dentro. A un certo punto sono disteso sul tavolo della cucina, le gambe aperte, coperto di briciole di tortilla e sborra. Due cazzi mi entrano insieme nel culo. Doppio. Klaus e un tedesco alto mi allargano il buco fino a farmelo bruciare deliziosamente. Io gemo forte, il cazzo che sborra da solo senza che nessuno me lo tocchi, spruzzi lunghi che mi arrivano fino al petto. Klaus sborra dentro la doppia, poi tira fuori solo un attimo, si fa leccare da Jordi e rientra ancora più aggressivo, scaricando un altro carico caldo. Il tavolo trema sotto i colpi. Qualcuno mi mette un pezzo di tortilla in bocca e io lo mastico mentre vengo di nuovo, il piacere che mi acceca.

Mi girano, mi mettono a cavalcioni su Jordi. Il suo cazzo grosso mi sale dentro fino in fondo. Klaus si mette dietro e ci prova anche lui. Per un attimo resisto, poi il secondo cazzo scivola dentro accanto al primo. Doppio di nuovo. Mi sento pieno da scoppiare. Loro si muovono in sincronia, corti e potenti, come due goblin che si disputano la preda, e io urlo e rido insieme. Jordi sborra per la terza volta, Klaus lo segue quasi subito, e invece di uscire restano entrambi dentro, muovendosi ancora, già duri di nuovo, pronti al prossimo carico. Sento i loro cazz i pulsare contro le mie pareti, caldi, indistruttibili. Un altro ragazzo si avvicina e mi mette il cazzo in bocca, sfruttando il momento. Sborra quasi subito, forse troppo eccitato dalla scena, e se ne va ridendo verso il frigo.

Sborrano tutti e due quasi insieme per l’ennesima volta. Sento il caldo che mi riempie, cola giù dalle palle. Klaus mi tira fuori e mi apre le chiappe con le dita perché tutti vedano il casino bianco che esce dal mio buco allargato, poi ci risputa sopra e rientra. La porta si apre di nuovo. Entrano tre tizi insieme, ancora con le collane arcobaleno al collo. Uno di loro mi riconosce dalla sfilata, sorride e si avvicina subito. Aspetta che Klaus finisca il suo ennesimo carico, poi mi prende a sua volta, mi sborra in profondità e lascia il posto a un altro. Il terzo mi aspetta paziente, masturbandosi mentre guarda, poi quando arriva il suo turno mi gira a pecora e mi usa con spinte lunghe e profonde, sborrandomi dentro con un gemito basso prima di vestirsi e andarsene.

Non mi lasciano riposare. Mi portano in camera, una stanza più piccola con un materasso matrimoniale per terra, lenzuola già sporche e un armadio a specchio che riflette tutto. Mi mettono a pecora. Un ragazzo magro mi incula piano e sborra poco, giusto tre spruzzi. Klaus ci infila subito il suo cazzo e spinge fino a farmelo sentire nello stomaco, sborra ancora, resta dentro e ricomincia a scoparmi a ritmi da animale. Poi arriva un altro, e un altro ancora. Qualcuno se ne va, qualcun altro entra. Tutti si fanno Mirko. Divento il buco di turno, la favola di frocetto di tutta la casa. Mi scopano in piedi contro il muro vicino al balcone, mi fanno leccare i cazzi sporchi di sborra, mi masturbano finché non sborro di nuovo, questa volta a occhi chiusi e con le gambe che tremano. Jordi e Klaus non si staccano mai. Uno mi tiene il cazzo in bocca o in mano, l’altro mi rimane conficcato nel culo, sborrando a intervalli cortissimi, rifornendo continuamente il mio buco come due goblin che non conoscono la stanchezza. A un certo punto mi mettono uno sopra l’altro: io sdraiato sulla schiena di Jordi, il suo cazzo ancora dentro di me, e Klaus che mi monta da sopra, aggiungendo il suo. Restiamo così per minuti interi, loro che sborrano a turni, io che gemo e perdo pezzi di cervello dal piacere.

Verso le cinque la casa si calma. Qualcuno russa sui divani del salotto, altri si sono accoppiati nelle altre stanze. Qualche ritardatario arriva ancora, si fa una scopata veloce con me e se ne va. Uno di loro, un ragazzo biondo quasi quanto me, mi bacia mentre mi incula, poi mi sborra sulle chiappe e mi lascia lì. Io crollo sul materasso, il culo che pulsa, ancora semiaperto e colante di carichi multipli. Klaus si sdraia dietro di me, mi alza una gamba e mi rientra dentro lentamente. Resta lì, duro, mentre mi culla, e ogni tanto dà piccole spinte, come se anche nel sonno volesse sborrarmi ancora. Jordi si sistema davanti, la faccia contro il mio petto, una mano che mi tiene il cazzo morbido.

Mi addormento così, pieno, caldo, con il respiro del nano-goblin contro la schiena e Jordi accoccolato davanti, già pronto a riattaccarsi al mio cazzo al primo risveglio. Nel sonno sento ancora piccoli movimenti, un altro carico lento che mi riempie, il calore che non se ne va mai.

Mi sveglio tardi, sole che filtra dalle persiane di Carrer de Provença. L’appartamento puzza di sesso e di cibo freddo. Il culo mi brucia in modo meraviglioso. E c’è ancora un cazzo dentro. Klaus russa leggero, il suo membro ancora conficcato a metà, caldo e pulsante. Jordi dorme davanti a me, la faccia vicino al mio cazzo floscio, una manina corta che me lo tiene. Fuori dalla stanza sento ancora qualche voce bassa, forse gli ultimi che se ne vanno o qualcuno che prepara caffè.

Muovo i fianchi appena. Il cazzo di Klaus scivola più a fondo. Lui grugnisce nel sonno, mi stringe più forte contro di sé e, incredibilmente, sborra ancora una volta, caldo e lento, dentro di me. Il seme esce e mi cola lungo la coscia. Io sorrido, ancora mezzo addormentato, e spingo indietro per sentirlo meglio. Lo lascio dentro mentre chiudo di nuovo gli occhi, il corpo stanco, il culo felice e stracolmo, la testa piena di sborra e di ricordi già confusi e meravigliosi. Fuori, Barcellona continua a vivere, ma io resto lì, il buco di tutti, la favola di frocetto che ha tenuto svegli due goblin per tutta la notte.

Mi sveglio di nuovo verso le due e mezza, il sole alto che entra a strisce dalle persiane di Carrer de Provença. Klaus, il nano tedesco, è ancora dietro di me, il cazzo morbido ma ancora conficcato a metà nel mio culo. Jordi, il nano catalano, russa leggero davanti, la faccia contro il mio petto. L’appartamento è in un silenzio pesante, rotto solo da qualche respiro e dal ronzio lontano della città. L’aria puzza di sborra seccata, di cibo avanzato e di corpi che hanno sudato tutta la notte. Mi muovo appena e sento il seme di Klaus colarmi ancora lungo la coscia. Il buco mi pulsa, gonfio, sensibile, meravigliosamente usato.

Qualcuno si muove nel salotto. Sento passi scalzi, il frigo che si apre, il rumore di una bottiglia. Poi una figura appare sulla soglia della camera: uno dei tedeschi alti della notte prima, gli occhi ancora gonfi di sonno, il cazzo mezzo duro che gli dondola tra le gambe. Ci guarda un attimo, sorride storto e mormora qualcosa di incomprensibile. Si avvicina, si inginocchia sul materasso e mi accarezza una chiappa con la mano grande. Klaus grugnisce nel sonno ma non si tira indietro. Il tedesco mi sputa sul buco già colante, allinea il cazzo e scivola dentro piano, spingendo via quello di Klaus. Entra fino in fondo con un solo movimento lento. Io gemo basso, mezzo addormentato, e spingo indietro per istinto.

Sono le tre del pomeriggio quando l’orgia riprende davvero. Non c’è più la frenesia della notte. È tutto languido, lento, pesante di caldo e di stanchezza. I corpi si muovono come in un sogno. Qualcuno arriva dalla cucina con un pezzo di tortilla fredda in mano e me lo mette vicino alla bocca mentre mi incula. Io mordo, mastico piano, mentre il cazzo mi entra e esce con spinte lunghe e pigre. Klaus, il goblin tedesco, si è svegliato del tutto ormai. Si mette di fianco e mi prende il cazzo in bocca, succhiando lento, senza fretta, come se stesse ancora sognando. Jordi, il goblin catalano, si alza, si strofina gli occhi e mi si mette davanti, infilandomi il suo cazzo grosso tra le labbra. Lo succhio mezzo addormentato, gli occhi socchiusi, il sapore di sborra vecchia e di pelle calda.

Continuano ad arrivare i ritardatari della notte e qualche nuovo volto che ha sentito parlare della festa. La porta si apre ogni tanto. Entra un ragazzo spagnolo ancora con i glitter secchi sulla guancia, si toglie i pantaloni senza dire niente e aspetta il suo turno. Quando il tedesco alto sborra dentro di me con un gemito lungo e stanco, il nuovo arrivato prende il suo posto. Mi gira a pecora, mi apre le chiappe con le mani e mi rientra dentro con un sospiro. Spinge lento, profondamente, lasciando il cazzo fermo ogni tanto come per assaporare il calore del mio buco. Io tengo la faccia premuta contro il materasso, gemendo basso, il culo che si stringe da solo intorno a ogni cazzo che mi usa.

Jordi e Klaus, i due nani-goblin, tornano a essere i miei possessori personali. Non hanno mai davvero smesso. Klaus mi sborra dentro per la prima volta del pomeriggio dopo appena qualche minuto di spinte pigre, resta conficcato e continua a muoversi, già duro di nuovo. Jordi mi scopa la bocca con la stessa calma, sborra sulla mia lingua e mi lascia il sapore amaro mentre va a prendere una birra dal frigo. Torna e mi rientra nel culo appena Klaus si tira fuori per un attimo. Si alternano. Uno esce, l’altro entra. A volte restano tutti e due, spingendo piano insieme, il mio buco che fa resistenza solo per un secondo prima di cedere di nuovo. Sborrano a raffica anche adesso, ma più lento, più denso, come se ogni carico fosse tirato fuori dal fondo del sonno. I due goblin non conoscono davvero la stanchezza: appena sborrano sono già pronti a ricominciare.

Un ragazzo latino si sdraia sotto di me. Mi fanno montarlo. Il suo cazzo scivola dentro mentre Klaus, il nano tedesco, si mette dietro e prova a entrare anche lui. Questa volta è più facile. Il buco è già distrutto dalla notte e dalla mattina. I due cazzi mi riempiono di nuovo, muovendosi con ritmi stanchi, profondi. Io resto fermo, la faccia contro il collo del ragazzo sotto di me, respirando il suo odore di sudore vecchio e di deodorante. Klaus e il ragazzo sborrano a pochi minuti di distanza. Sento i getti caldi che si mescolano dentro. Qualcun altro si avvicina e mi mette il cazzo in bocca. Lo succhio senza aprire gli occhi, lasciando che mi usi la gola con spinte lente finché non mi riempie la bocca. Jordi, il nano catalano, intanto mi tiene le palle in mano e le lecca ogni tanto, come un goblin che non vuole perdere neanche un pezzo di me.

La luce del pomeriggio si sposta lentamente per la stanza. Il caldo diventa più pesante. Qualcuno apre il balcone e entra un filo d’aria che odora di cortile e di cucine vicine. Io resto al centro di tutto. Mi spostano dal materasso al divano del salotto, poi di nuovo in camera. Mi mettono a pecora, di schiena, a cavalcioni. Ogni volta che un cazzo esce, un altro è già pronto. Un ragazzo che non avevo mai visto mi tiene le chiappe aperte con le mani e mi guarda mentre mi scopa, gli occhi socchiusi per il sonno. Sborra poco, giusto un paio di spruzzi, ma Klaus è subito lì a spingere il seme più dentro con il suo cazzo da goblin, grugnendo basso come un animale mezzo addormentato. Jordi lo guarda e ride piano, poi mi prende il cazzo in bocca e lo succhia lento mentre l’altro mi usa.

Mangiamo quello che resta. Qualcuno mi porta un pezzo di jamón e me lo fa leccare dalle dita mentre mi incula. Bevo acqua e birra calda, il collo sporco di sborra secca. Il mio cazzo si alza e si abbassa a intermittenza. Quando qualcuno me lo prende in mano o in bocca, sborro piano, senza urla, solo con un lungo brivido che mi attraversa la schiena. Jordi, il goblin catalano, beve tutto ogni volta, poi torna a leccarmi le palle con quella lingua affamata. Klaus, il goblin tedesco, non si stacca quasi mai dal mio culo: esce solo il tempo di lasciar passare qualcun altro e poi rientra, sborrando ancora, riempiendomi di nuovo.

Verso le sei il ritmo diventa ancora più lento. Alcuni si sono riaddormentati proprio mentre mi scopavano, il cazzo ancora dentro, il respiro pesante contro la mia schiena. Klaus è uno di quelli. Si è appisolato conficcato fino in fondo, e ogni tanto le sue anche si muovono da sole nel sonno, dandomi piccole spinte. Io resto fermo, il culo che pulsa intorno a lui, e lascio che succeda. Jordi si è sistemato tra le mie gambe e mi succhia il cazzo con gli occhi chiusi, mezzo morto di stanchezza ma incapace di staccarsi. I due nani-goblin sembrano determinati a non lasciarmi mai vuoto.

Ogni tanto la porta si apre ancora. Entra qualcuno, guarda la scena, si toglie i vestiti e aspetta. Quando Klaus si sveglia abbastanza da tirarsi fuori, il nuovo arrivato scivola dentro al posto suo. Spinge due o tre volte, sborra con un sospiro e se ne va quasi subito, lasciandomi il culo ancora più colante. Io non dico quasi niente. Solo gemiti bassi, respiri profondi, il corpo che accetta tutto senza resistenza. Jordi intanto mi tiene la testa tra le mani corte e mi usa piano la bocca, sborrandomi sulla lingua con calma infinita.

Il sole comincia a scendere. La luce diventa arancione e entra obliqua dalla porta-finestra. L’appartamento è un ammasso di corpi nudi, chi dorme, chi mi usa ancora con movimenti pigri. Io sono il centro quieto di tutto questo. Il buco di tutti, di nuovo. La favola di frocetto che continua a venire usata anche quando nessuno ha più la forza di parlare. Klaus, il nano tedesco, mi rientra dentro per l’ennesima volta, mi abbraccia da dietro e sborra lento, caldo, quasi senza rumore. Resta lì. Jordi, il nano catalano, si sistema di nuovo davanti a me e mi prende il cazzo in mano, accarezzandolo piano. Io chiudo gli occhi e lascio che il pomeriggio finisca così, pieno, caldo, mezzo addormentato, con i cazzi dei due goblin che continuano a reclamare il loro posto dentro e sopra di me.

quasi quasi mi fermo una settimana!
di
scritto il
2026-08-12
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