In the Goblin Cave - 4

di
genere
gay

Un lungo interrogatorio.

La caverna dell’interrogatorio è due livelli più in basso. Le pareti di roccia nera sudano umidità e da fessure sottili filtrano riflessi verdognoli dei funghi luminescenti. L’aria è pesante, carica di resina bruciata e di un odore metallico, antico. Al centro, due pali di legno scuro e nodoso sono conficcati nella pietra. Tra di essi, Armilien è legato a X, braccia e gambe tese al limite. I lacci magici gli stringono feroci polsi e caviglie.
E' di una bellezza conturbante. È esposto nudo, indossa soltanto il suo gonnellino argenteo aperto sui fianchi. Il tessuto leggero gli pende davanti come un lembo sotto il ventre piatto. La luce verdognola gli scorre sulla pelle ambrata, evidenziando le linee dei muscoli tesi, la morbidezza quasi femminile delle natiche coperte appena e il torso snello da eterno efebo. I capelli biondo-argento gli si allargano sulle spalle tese, tiene il capo chino e le treccine ai lati del viso gli cadono fino ai capezzoli. Gli occhi smeraldo fissano il pavimento.
L’Indovina avanza senza fretta come una cacciatrice verso la sua preda in trappola. Lo sguardo è glaciale ma sta assaporandosi i mille modi con cui può impossessarsi della sua preda. Il suono leggero delle sua armatura di cuoio e metallo brunito riecheggia nella caverna. Si ferma davanti a lui. Le unghie taglienti scorrono sulla pelle liscia delle spalle, due dita gli sollevano il mento.
'Guardami!'
Armilien obbedisce.
'Sono Nyra, la Padrona delle Forme.'
Armilien si confonde, non è più la terribile Indovina. Ora è più minuta, meno alta e sembra una delicata fanciulla dei popoli orientali, i lunghissimi capelli lucidi, il corpo esile, ma sempre con la stessa bellezza inquietante da dominatrice. Deglutisce l'ansia, non può staccare gli occhi: tra le gambe snelle della fanciulla guerriera pende un membro favoloso, giovane come lei, spesso e liscio come le sue cosce, morbido e pieno. La cappella sagomata le arriva alla ginocchia. Il bellissimo elfo si sente lurido, desidera toccarlo, sentire quanto pesa quell'uccello meravigliosamente addormentato e, non può evitarlo, lo confronta con quello del carceriere. Il cazzo duro di Borg, al confronto, è solo una verga da goblin.
'Vedo che mi desideri.' Gli si avvicina, il suo profumo è una nuvola di desiderio. Gli lecca la guancia, gli preme contro i seni protetti da una corazza di cuoio coi i capezzoli chiodati. 'Lo so, tu sei Armilien, il Guerriero di Miele.' Lo tocca tra le gambe mentre gli mordicchia il labbro inferiore. Gli accarezza una guancia con il dorso delle dita. 'Ti aspettavo Armilien.'
Per l'elfo è un'erezione dolorosa, è l'ultima cosa che vorrebbe. Il cazzo gli si raddrizza ribaltando il gonnellino e tirandogli i coglioni. L'Indovina gli dà una stretta alle palle, con la sua mano sottile, per ricordargli che la padrona è lei.
Dal nulla, con un battito d’ali quasi impercettibile, compare la Farfalla di Cristallo. Le sue ali trasparenti catturano la scarsa luce e la spezzano in riflessi multicolori. Volteggia ipnotica attorno alla bellissima fanciulla, un frullo di tentazioni, e si posa sul glande di Armilien.
La creatura apre le ali iridate e conficca la sottilissima proboscide cristallina nell’uretra. Armilien si tende allo spasimo facendo vibrare le corde che lo immobilizzano. La farfalla scende sempre più profondamente e, quando batte le ali, le vibrazioni gli scorrono dentro il membro. Il sudore gli spunta sulla fronte e sul petto. Gli occhi smeraldo si allargano, velati dal piacere che confonde e dall’angoscia che non riesce a dominare. Il corpo efebico trema, il ventre è incavatole, natiche si contraggono, spingono in su il cazzo, ma non per scacciare la farfalla. Il cazzo gli tira da staccarsi. Armilien scuote il capo disperato, cerca attorno a sé una via di salvezza.
L'Indovina e il vecchio Gorzak sono accanto ad un basso treppiede di ferro, un braciere spento su cui è poggiata una ciotola di pietra nera. Gorzak, in silenzio e con fare cerimonioso solleva la ciotola e la porta da Armilien. Dentro, l’Acqua dello Stagno delle Bolle Mute, frigge senza calore e senza vapore, con un crepitio continuo e sottile. La sostiene con le lunghe mani tenute a coppa e la alza lentamente immergendovi i testicoli del ragazzo. L’acqua li avvolge immediatamente. Bolle invisibili scoppiano contro la pelle sensibilissima, provocando una sensazione di migliaia di micro-morsi e di scariche tiepide che non bruciano ma fanno impazzire l'elfo col cazzo già paralizzato. Armilien emette un suono strozzato, si scuote tutto, le palle gli friggono mentre la farfalla continua a vibrare dentro il suo cazzo. Ma, infastidita, la farfalla ritrae la proboscide e vola via dissolvendosi.
Nyra è di spalle, nessuna guerriera elfica ha natiche più perfette. Si gira bellissima con una frusta in mano, dalla grossa impugnatura nera ma lunga e sottilissima. 'Questa è il Flagello d'Ombra, sono tendini di Nazgul intrecciati, dolore puro per il tuo popolo.'
Gliela accosta arrotolata, è dolore bruciante al solo contatto, eppure su di lei non ha alcun effetto.
La fa fischiare nell’aria, lo sferza in diagonale sul petto. Armilien si contorce come colpito da una saetta gelida. Lo colpisce ancora e ancora, gli occhi determinati di una dominatrice di lupi mannari, lo sferza sulle cosce, sul ventre, sulle natiche esposte. Ogni schianto lascia una scia di fuoco freddo sotto la pelle. Nyra lo colpisce e lo osserva soffrire, ansimare. È puro desiderio il suo.
'Il Flagello può dar piacere. Dimostrami che sei un guerriero'.
Con lentezza estrema comincia ad avvolgere la frusta intorno al cazzo dell’elfo, partendo dalle base, appena sopra le palle. Armilien serra i denti, non un lamento. Spirale dopo spirale, il filo nero lo copre fino a strozzargli il glande. Ogni spira è peggio dei denti aguzzi dei goblin, ma Armilien sopporta stoicamente, il sudore che gli cola dal viso. Alcuni goccioloni gli finiscono sul glande, sono istanti di sollievo, , ma la maggior parte finiscono nella ciotola, nell'Acqua che gli frigge i testicoli. È un piacere folle.
È allo stremo, ma per l'Indovina non esistono confini.
La fanciulla guerriera manda via Gorzak e gli s'inginocchia fra le gambe. Lo osserva dal basso, i bellissimi occhi dietro il cazzo intrecciato. Gli dà una lunga leccata, un'umida lappata dalle palle al glande sotto l'asta paralizzata. Armilien si spaventa, mille sensazioni opposte lo devastano. E lei continua. Gli succhia teneramente la cappella, fa scorrere la lingua come un balsamo sulle spire, i tendini di non hanno potere sull'Indovina. Nyra gli fa un pompino dolce, da fanciulla orientale, e il giovane elfo si dispera, non potrà mai venire col cazzo strozzato. Nyra succhia, succhia che nemmeno i goblin e Borg l'hanno mai violentato così. Armilien si sente aspirare l'anima dai coglioni. Non schizza, non sborra
manda via Gorzak e chiude le labbra sul membro paralizzato. La lingua lo avvolge calda sulle spire di ghiaccio, il piacere per il giovane elfo è insostenibile, ma non può schizzare nel cazzo strozzato dalle spire. Gliela succhia lei, gliela succhia direttamente dalle palle. Armilien si sente violentato, a confronto l'intera torma dei goblin ed i troll non l'hanno stuprato. Nyra gli ruba il piacere, con la sborra gli succhia l'anima dai coglioni doloranti, attraverso il cazzo paralizzato.
Nyra tira indietro la testa di scatto. Gli occhi fissi. Gli ha letto l'anima. Il fanciullo elfico è riuscito a sorprenderla. Preme la lingua impastata contro il palato. il dolce sapore la pervade. 'Tu ami il Flagello, vero?'
Le dita abili gli sciolgono la frusta dal cazzo. Poi, lentamente, se la avvolge intorno al proprio membro bellissimo che le pende addormentato tra le cosce nude. Le si gonfia placidamente distendendo ed allontanando le spire nere che lo strozzano. Per Armilien è una vertigine, un'esile guerriera orientale con un enorme cazzo in tiro, ma bellissimo, più largo dei bicipiti di Borg e più bello di un principe elfico.
Nyra è il suo destino ineluttabile, Armilien non ha un gesto di ribellione quando gli va dietro, anzi tende le cosce e butta in fiori il culo. La grossa cappella, sagomata lo deflora che è una perdizione, Armilien se la gode rilassando il viso, la punta della lingua, tra le belle labbra dischiuse e negli occhi smeraldo a mezza palpebra per la beatitudine. È tutto concentrato sull'ano, dilatato al massimo per baciarle la cappella grossa come un'arancia dei Giardini di Herluin. Gode pronto al peggio.
E Nyra gli lascia godere questo momento. Poi spinge e la prima a spira di Nazgûl è in culo, una scarica che fa sussultare e gridare la sua bellissima preda. Nyra attende ancora un istante perché Armilien assapori in pieno il suo destino e poi, spira dopo spira, gli è tutta in culo e gli spinge lo stomaco contro i polmoni. Armilien è a bocca spalancata, muto di dolore, distrutto dal piacere.
Lo abbraccia, gli stringe l'esile tronco paralizzato, gli accarezza la pelle liscia che trema sudata e fa scorrere la mano sul ventre piatto, dal pube in su, seguendo il rigonfiamento del totem che gli ha spinto in culo.
Per Gorzak l'elfo si merita di peggio, solleva la ciotola per friggergli le palle. Per Nyra è una scossa di piacere trasmessa lungo tutto il cazzo, sente il giovane elfo fremere attorno al palo conficcato. Lo scopa con la furia di Borg e col cazzo di un troll. Le palle rosa sbattono nella ciotola sostenuta dal goblin, anche l'uccello, sbatacchiato molle, ci frigge. Armilien piscia e sborra senza forze.
Si assenta, il godimento altrimenti lo ucciderebbe. In testa ha un solo pensiero: che lui non deve godere, deve solo patire la giusta punizione, ma più forte ancora è il terrore per la sborrata che deve ancora venire.
E arriva. È magma tiepido che lo invade. Il totem si ritira, gli scivola fuori con decine di scosse seguito dalla colata di sborra che lo fa piangere per il piacere. Non deve.
Nyra lo bacia al collo, tra la spalla tesa e la nuca. Lo lecca. Il piacere del membro le si spegne lentamente, ma cresce il desiderio per il magnifico efebo.
Deve essere suo. Assolutamente suo.
Armilien è riverso in avanti, trattenuto dalle corde che lo crocifiggono. Si rigenera davanti agli occhi gialli di Gorzak, che non resiste.
Con un ringhio basso si arrampica addosso all’elfo. Le zampe corte e muscolose si intrecciano intorno alle cosce lisce di Armilien, gli artigli gli si conficcano nei fianchi e sulle spalle mentre il goblin s'aggrappa al suo culo. Il cazzo verrucoso e nodoso trova subito la strada e lo penetra con una spinta grezza. Armilien geme. Gorzak lo incula da coniglio, aggrappato addosso, il muso premuto contro la sua schiena.
Armilien non distoglie gli occhi smeraldo dalla sua dominatrice. Si vede nel suo sguardo, si vergogna: il suo corpo delicato da efebo, dalle linee bellissime, è solo carne per goblin.
Gorzak sborra conficcandosi più a fondo possibile. L’Indovina alza il Flagello d’Ombra e lo sferza. Il goblin rotola via uggiolante.

Ora è di nuovo alta, il corpo flessuoso e scattante di una domatrice di mannari. Le è scomparso il magnifico membro. Ora è una figa che uccide. Nella mano sinistra Nyra tiene un uovo grande quasi come un pugno, dal guscio scuro e lucido, percorso da sottili venature violacee. Lo mostra ad Armilien.
'Uovo di Serpente Abissale», dice con calma. «Ha fame di calore vivo e cresce in fretta, ma deve essere covato.'
Gli spinge l’uovo contro l'ano, Armilien cerca d'aiutarla allargando le cosce. Gli entra con un plop piacevolissimo. 'Bravo.'
Lo tormenta qua e là con la punta della Frusta d’Ombra: un tocco leggero sul capezzolo, una strisciata lungo il fianco, una pressione sotto i testicoli. Ogni contatto brucia come una piccola scossa che prepara il peggio.
«So tutto di te, Armilien», continua mentre lo sfiora con la frusta. «So il nome di tuo padre, Lord Thaelion dei Boschi d’Argento. So quello di tua madre, la dama Mirwen. Tuo fratello, il valoroso Gorlion, e tua sorella, la indomita Thalira. Conosco la tua intera genealogia fino ai primi Templari della Luna. E so anche che... sei il promesso sposo della dolcissima Lirael.»
Al suono di quel nome Armilien tende i legami. Proprio in quello stesso istante sente il guscio rompersi dentro di lui. Qualcosa di vivo e sottile si muove, si srotola e comincia a strisciare nelle sue viscere.
L’Indovina fa un gesto. Su un sostegno di ferro nero si illumina una lastra di pietra opaca: un Palantir. La superficie si fa liquida e luminosa nella penombra della caverna. Appaiono immagini nitide.
Lirael.
È immersa fino alla vita in un ruscello trasparente, nel cuore di un bosco di faggi argentei. L’acqua gioca con il suo ventre e sui suoi seni mentre lei si versa una manciata di ghiaia chiara sui capelli. È nuda senza alcuna vergogna, bella come solo un’elfa può esserlo: pelle chiara e luminosa come latte appena munto, seni alti e delicati, capezzoli appena colorati, vita strettissima, il sesso coperto solo da una leggera peluria bionda. Sorride a qualcuno fuori campo, un sorriso privato e sereno.
Armilien si ricorda quell'istante! Come se fosse oggi. Il serpente gli si ingrossa dentro, si muove nelle viscere. L’elfo lo sente crescere e muoversi, diventare più spesso.
Sul Palantir le immagini si allargano. Ora si vede anche lui. Sono in una radura cosparsa di fiori gialli di elanor. La luce del tardo pomeriggio filtra dorata tra le foglie. Lirael è sdraiata sulla schiena, i lunghi capelli sparsi tra i petali come fili di luce. Armilien le bacia il ventre con devozione, poi scende più in basso. Le apre le cosce con infinita delicatezza e posa la bocca sul suo sesso. Chiude le labbra a ventosa sul monte di Venere e comincia a succhiare lentamente, profondamente, come se volesse bere da lei. La lingua esplora ogni piega, ogni angolo umido, con una pazienza amorosa. Lirael inarca la schiena e gli affonda le dita nei capelli biondo-argento, emettendo piccoli gemiti acuti e tremante.
Poi è lei a prendere l’iniziativa. Lirael gli afferra il sesso ancora morbido e lo guida alle sue labbra. Lo prende in bocca con dolcezza quasi cerimoniale, succhiando appena, accarezzandolo con la lingua. Il membro di Armilien le si ingrossa lentamente sulla lingua, diventando rosa, liscio e perfettamente teso. Lirael lo tiene in bocca finché non è completamente duro, gli occhi chiusi in un’espressione di puro piacere...
Per Armilien, carne da goblin, è sofferenza, si aggrappa con le mani alle corde. Nyra gli e sempre incollata addosso, si spalma contro il suo corpo sudato, lo sfiora per percepire le sue emozioni e gli carezza il ventre, dove il serpente sta crescendo.
'Io so tutto Armilien, queste scene non mi ingannano. Alla tua elegante Lirael piace in culo e tu te la inculi come un goblin.'
Armilien tira con forza i legami magici, i muscoli snelli che si tendono sotto la pelle. Il movimento irrita il serpente. La creatura si arrotola su sé stessa, nel suo ventre. Sotto la pelle liscia dell’addome appaiono i rigonfiamenti che si contorcono. Armilien abbassa lo sguardo, vede quelle onde sotto la carne e si spaventa. Gli occhi smeraldo si allargano per il terrore.
L’Indovina ride, una risata cristallina e crudele. Gli tocca il pene. 'Stupido elfo, perché ti arrabbi? Ti ho fatto un complimento!... E sai che non mento.' Indica con gli occhi il Palantir. Gli serra le palle: ' Vuoi rivederti?'
'NO!'
'Bravo, tu non sei certo un goblin. Il buon Gorzak si è tirato due seghe a vedere come la tua bellissima Lirael gode in culo.'
Armilien, non lo guarda, lo ucciderà!
'Qui, a saper cercare, c’è proprio tutto.' Dice l'Indovina.
Il Palantir cambia ancora. Le immagini diventano più scure, più grezze. Sono sempre ricordi di Armilien, quelli che non vorrebbe avere. Si vede legato sotto torma goblin, legato nella sala del trono, il troll, e Borg, e i goblin in fila per entrare nella cella, nel suo culo. Lui che succhia cazzi e il muco dal naso dei mostriciattoli. Infinite immagini che gli fanno male nel più profondo. In tutte gode, partecipa, è in estasi, solleva il culo... Quelle col guardiano sono le peggiori, fa veramente l'amore con lui.
Le spire del serpente crescono ancora. Ora è pesante, gli si arrotola nel ventre, spesso come un pitone degli Stagni di Varkash. Lo sente uscire da dietro, la coda a punta, sottili. Gli scivola fuori con la lentezza di un pitone, sempre più largo, gli si annoda alla coscia e si rivolta indietro. La coda lo preme, gli risale in culo mentre continua a scivolargli fuori e scorrergli attorno alla coscia. Un piacre immondo lo pervade. È panico quando lo sente nell'esofago. Spalanca la bocca e vomita la testa blu del serpente, che pare infinito e gli si avvolge attorno al collo, al tronco e scende ancora fino ad ingoiargli il cazzo e le palle insieme.
Armilien crolla trattenuto dalle corde, le spalle strappate dal peso enorme.
'Bravo', gli dice Nyra, e questa parola è sufficiente a calmarlo, si rilassa, respira, si gode il pompino della bestia immonda, le gobbe che gli rivoltano in culo.
Ad un tocco dell'indovina il serpente si dissolve lasciandolo improvvisamente vuoto. Così vuoto che sente il bisogno di lei. Ma Nyra è crudele per natura, se mai l'Indovina fa parte della Natura.
«Sai qual è il problema dei Palantír, Armilien?» chiede con voce dolce, falsamente affettuosa. «Che queste cose le possono vedere tutti. Anche la tua elegante Lirael.»
Per Armilien, legato tra i due pali, è peggio di un calcio allo stomaco. Lirael?!
Nyra ride soddisfatta. 'Sì, la tua bellissima Lirael. Pensa, lei che ti vede godere con goblin e Troll!'
'Maledetta, non sono io! È la pozione!'
'Questa poi! Ma Gorzak, non gliel'hai detto?!'
Il vecchio goblin ride da schifo. 'Mi spiace ragazzo, la pozione dura solo tre giorni.'
'Mentite, brutti bastardi, mentite! Ve la farò pagare!'
Nyra è nuovamente la delicata fanciulla orientale. Gii mette le braccia al collo e lo bacia con la lingua dolce. 'Stupidone, che male c'è?' Voi elfi siete tutti così vergognosi ed ipocriti! Tu per me sei meraviglioso, Armilien.'
Il giovane vacilla. 'Ti prego, dimmi che non è vero, che non ero io!'
Lo sguardo è severo. 'Tu credi solo a tuo padre, lui sa tutto su pozioni e incantesimi.' Gli mostra il Palantir. 'Se vuoi lo convochiamo e glielo chiedi tu stesso.'
'No!!! Non lui! Loro non devono sapere.'
Nyra abbassa lo sguardo. 'Beh, questo è un problema.'
'Faccio tutto quello che vuoi! Tutto, ma loro no!!!'
'Mi spiace mio dolce Armilien, io non ho alcun potere sui Palantir... e Gorzak è subdolo, usa il Palantir dei goblin come un giocattolo... temo che ti abbiano già visto.'
Per Armilien è la resa totale, la fine, si arrende totalmente alle carezze di Nyra. 'Armilien! Vuoi essere il mio.
Non capisce.
Nyra gli porge l'impugnatura del Flagello dell'Ombra. Gliela pone davanti agli occhi. È spessa, nera, i tendini intrecciati con abilità antica.. Armilien schiude le labbra e, timoroso, le richiude sull'impugnatura. La scossa sulla lingua cancella la sua mente. Nessun senso di colpa, nessuna disonorevole vergogna.
Per Nyra è una botta di felicità, Armilien riesce a sorprenderla. 'Solo mio?' Lo bacia sulle labbra arroventate. 'Sai cosa voglio.'
Armilien spinge indietro il culo. Solo un Guerriero può resistere all'impugnatura, intrecciata spessa, del flagello.
Nel Palantir di fronte compaiono gli occhi severi di suo padre, Lord Thaelion, velati dal dolore e dalla delusione. Lo sta guardando.
Armilien chiude forte i suoi. Il meraviglioso membro di Nyra gli sale in culo.
di
scritto il
2026-08-17
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