Il segreto di mia sorella
di
sorellina
genere
incesti
I DUBBI
Questo racconto fa riferimento a fatti veramente successi, ma per evitare di nominare i protagonisti, i nomi sono stati cambiati. Non vi chiedo di crederci, quindi potete tranquillamente pensare che questo racconto sia frutto di fantasia. Se mettete qualche commento, mi fa piacere.
Per tutta la sera continuai a ripensarci.
Seduto sul divano, con la televisione accesa davanti a me, continuavo a tornare con la mente a quel momento sulle scale.
Il vicino.
Quel sorrisetto.
E soprattutto quella coincidenza assurda.
Non poteva essere davvero lui.
O forse sì?
"Ma dai, Luca... impossibile."
Cercavo di convincermi che stessi dando troppa importanza a una semplice coincidenza. Mia sorella aveva appena iniziato a vivere la propria indipendenza e, prima o poi, era normale che avesse qualcuno. Il fatto che fosse proprio il vicino, però, mi sembrava quasi assurdo.
Per qualche giorno cercai di non pensarci.
Ci riuscii anche abbastanza bene.
Poi arrivò la settimana successiva.
Quel pomeriggio tornai a casa dal lavoro con una strana sensazione addosso. Non volevo ammetterlo nemmeno a me stesso, ma una parte di me era curiosa di scoprire se quello che avevo visto la settimana precedente fosse stato davvero ciò che pensavo.
Aprii la porta.
Silenzio.
Niente di strano.
Tirai un sospiro di sollievo.
"Vedi? Ti sei fatto un film."
Appoggiai le chiavi e mi avviai verso la mia camera.
Per qualche minuto non accadde nulla.
Poi sentii una voce, quasi un sussurro “Ora mettimelo dentro” era mia sorella.
Mi fermai.
Mi avvicinai alla porta.
Aspettai.
“Mettiti a pecora troia!”
Poi un urlo femminile seguito da “Non nel culo!!” e un gemito maschile.
La rabbia ribolliva, non poteva trattarla così, ma poi un altro gemito femminile e una esclamazione: “Oh si porco spaccami il culetto”
Come era possibile? Mi chiedevo…forse non la conoscevo veramente mia sorella.
Questa volta non potevano esserci molti dubbi.
Rimasi immobile nel corridoio, combattuto tra l'imbarazzo e la consapevolezza di aver appena ricevuto una risposta alla domanda che mi ero fatto per tutta la settimana.
Non avevo bisogno di vedere niente.
La situazione era ormai abbastanza chiara.
Nella mente potevo immaginarmi cosa succedesse al di là della porta e quasi di istinto, senza volerlo, la mia mano andò tra le gambe e trovò qualcosa di duro.
Movimenti lenti ma precisi, mi fecero esplodere nelle mutande dopo poco… imbarazzato per quello che avevo fatto appena l’eccitazione era sfumata, decisi di allontanarmi.
Uscii dall'appartamento e scesi verso i garage, pensando che almeno lì avrei potuto aspettare senza rischiare di incontrare nessuno.
Ma, appena arrivato al piano inferiore, sentii dei passi dietro di me.
Mi voltai.
Non poteva essere.
Era lui.
Il vicino.
Scendeva le scale con assoluta tranquillità.
Quando mi vide, si fermò per un istante.
Mi guardò.
Poi comparve nuovamente quel sorriso.
Quello stesso sorriso della settimana precedente.
Questa volta non c'erano più dubbi.
Non era stata una coincidenza.
Non avevo immaginato tutto.
Mi limitai a fare un cenno con la testa, cercando di mantenere un'espressione normale.
"Ciao."
"Ciao, Luca."
E passò oltre.
Io rimasi qualche secondo fermo nel garage, completamente incredulo.
Quindi era davvero lui.
La cosa assurda era che, nonostante avessi avuto la conferma che cercavo, non mi sentivo affatto più tranquillo.
Anzi.
Adesso avevo ancora più domande.
Il giorno dopo lo incontrai casualmente davanti al portone.
Stavo uscendo per andare al lavoro quando me lo ritrovai davanti.
"Buongiorno", dissi.
"Ciao."
Ci fu un momento di silenzio.
Poi lui mi guardò con un'espressione divertita.
"Ma tu ti diverti ad ascoltare?"
Sentii il viso diventarmi caldo.
Per qualche secondo non seppi letteralmente cosa rispondere.
"Io... cosa?"
Lui sorrise.
"Quando torni a casa."
Mi si gelò lo stomaco.
Non serviva aggiungere altro.
Aveva capito.
Anzi, evidentemente aveva capito molto più di quanto immaginassi.
"Non so di cosa parli", riuscii finalmente a dire, con una voce che non sembrava nemmeno la mia.
Lui sollevò appena le sopracciglia.
"Va bene."
Quel "va bene" detto con quel tono mi fece capire che non mi aveva creduto nemmeno per un secondo.
Prese un biglietto da visita dal portafoglio, probabilmente che usava per lavoro, e me lo diede, sussurrandomi all’orecchio: “Se vuoi sapere quando scendo per usarla… scrivimi che ti avviso, è una gran bella troietta”
Poi si voltò e iniziò ad allontanarsi con il suo classico sorriso beffardo.
Io rimasi davanti al portone, immobile, esterefatto, volevo buttare via il bigliettino, ma lo tenni, perchè?
Avevo cercato una conferma per una settimana.
Adesso l'avevo ricevuta.
E forse avrei preferito non averla mai avuta.
Perché una cosa era immaginare di aver capito.
Un'altra era scoprire che anche lui aveva capito che io avevo capito.
E quella situazione, improvvisamente, era diventata molto più imbarazzante di quanto avessi mai potuto immaginare.
Questo racconto fa riferimento a fatti veramente successi, ma per evitare di nominare i protagonisti, i nomi sono stati cambiati. Non vi chiedo di crederci, quindi potete tranquillamente pensare che questo racconto sia frutto di fantasia. Se mettete qualche commento, mi fa piacere.
Per tutta la sera continuai a ripensarci.
Seduto sul divano, con la televisione accesa davanti a me, continuavo a tornare con la mente a quel momento sulle scale.
Il vicino.
Quel sorrisetto.
E soprattutto quella coincidenza assurda.
Non poteva essere davvero lui.
O forse sì?
"Ma dai, Luca... impossibile."
Cercavo di convincermi che stessi dando troppa importanza a una semplice coincidenza. Mia sorella aveva appena iniziato a vivere la propria indipendenza e, prima o poi, era normale che avesse qualcuno. Il fatto che fosse proprio il vicino, però, mi sembrava quasi assurdo.
Per qualche giorno cercai di non pensarci.
Ci riuscii anche abbastanza bene.
Poi arrivò la settimana successiva.
Quel pomeriggio tornai a casa dal lavoro con una strana sensazione addosso. Non volevo ammetterlo nemmeno a me stesso, ma una parte di me era curiosa di scoprire se quello che avevo visto la settimana precedente fosse stato davvero ciò che pensavo.
Aprii la porta.
Silenzio.
Niente di strano.
Tirai un sospiro di sollievo.
"Vedi? Ti sei fatto un film."
Appoggiai le chiavi e mi avviai verso la mia camera.
Per qualche minuto non accadde nulla.
Poi sentii una voce, quasi un sussurro “Ora mettimelo dentro” era mia sorella.
Mi fermai.
Mi avvicinai alla porta.
Aspettai.
“Mettiti a pecora troia!”
Poi un urlo femminile seguito da “Non nel culo!!” e un gemito maschile.
La rabbia ribolliva, non poteva trattarla così, ma poi un altro gemito femminile e una esclamazione: “Oh si porco spaccami il culetto”
Come era possibile? Mi chiedevo…forse non la conoscevo veramente mia sorella.
Questa volta non potevano esserci molti dubbi.
Rimasi immobile nel corridoio, combattuto tra l'imbarazzo e la consapevolezza di aver appena ricevuto una risposta alla domanda che mi ero fatto per tutta la settimana.
Non avevo bisogno di vedere niente.
La situazione era ormai abbastanza chiara.
Nella mente potevo immaginarmi cosa succedesse al di là della porta e quasi di istinto, senza volerlo, la mia mano andò tra le gambe e trovò qualcosa di duro.
Movimenti lenti ma precisi, mi fecero esplodere nelle mutande dopo poco… imbarazzato per quello che avevo fatto appena l’eccitazione era sfumata, decisi di allontanarmi.
Uscii dall'appartamento e scesi verso i garage, pensando che almeno lì avrei potuto aspettare senza rischiare di incontrare nessuno.
Ma, appena arrivato al piano inferiore, sentii dei passi dietro di me.
Mi voltai.
Non poteva essere.
Era lui.
Il vicino.
Scendeva le scale con assoluta tranquillità.
Quando mi vide, si fermò per un istante.
Mi guardò.
Poi comparve nuovamente quel sorriso.
Quello stesso sorriso della settimana precedente.
Questa volta non c'erano più dubbi.
Non era stata una coincidenza.
Non avevo immaginato tutto.
Mi limitai a fare un cenno con la testa, cercando di mantenere un'espressione normale.
"Ciao."
"Ciao, Luca."
E passò oltre.
Io rimasi qualche secondo fermo nel garage, completamente incredulo.
Quindi era davvero lui.
La cosa assurda era che, nonostante avessi avuto la conferma che cercavo, non mi sentivo affatto più tranquillo.
Anzi.
Adesso avevo ancora più domande.
Il giorno dopo lo incontrai casualmente davanti al portone.
Stavo uscendo per andare al lavoro quando me lo ritrovai davanti.
"Buongiorno", dissi.
"Ciao."
Ci fu un momento di silenzio.
Poi lui mi guardò con un'espressione divertita.
"Ma tu ti diverti ad ascoltare?"
Sentii il viso diventarmi caldo.
Per qualche secondo non seppi letteralmente cosa rispondere.
"Io... cosa?"
Lui sorrise.
"Quando torni a casa."
Mi si gelò lo stomaco.
Non serviva aggiungere altro.
Aveva capito.
Anzi, evidentemente aveva capito molto più di quanto immaginassi.
"Non so di cosa parli", riuscii finalmente a dire, con una voce che non sembrava nemmeno la mia.
Lui sollevò appena le sopracciglia.
"Va bene."
Quel "va bene" detto con quel tono mi fece capire che non mi aveva creduto nemmeno per un secondo.
Prese un biglietto da visita dal portafoglio, probabilmente che usava per lavoro, e me lo diede, sussurrandomi all’orecchio: “Se vuoi sapere quando scendo per usarla… scrivimi che ti avviso, è una gran bella troietta”
Poi si voltò e iniziò ad allontanarsi con il suo classico sorriso beffardo.
Io rimasi davanti al portone, immobile, esterefatto, volevo buttare via il bigliettino, ma lo tenni, perchè?
Avevo cercato una conferma per una settimana.
Adesso l'avevo ricevuta.
E forse avrei preferito non averla mai avuta.
Perché una cosa era immaginare di aver capito.
Un'altra era scoprire che anche lui aveva capito che io avevo capito.
E quella situazione, improvvisamente, era diventata molto più imbarazzante di quanto avessi mai potuto immaginare.
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