In the Goblin Cave - 3
di
Spidey
genere
gay
Il giovane elfo, bello come un ragazzo e mansueto come una fanciulla, è la gioia di Borg, il guardiano della cella.
Borg è un Uomo delle Montagne fatto schiavo dai goblins.
Due metri di muscoli duri e ruvidi come roccia, una forza sovrumana ed una fedeltà assoluta. È agli ordini diretti di Gorzac che si fida ciecamente solo di lui. È il suo braccio destro e le sue gambe la, settimana scorsa si è fatto portare da lui, chiuso nel suo zaino, a parlamentare con gli emissari dei Popoli dell'Ombra.. Borg ha il passo veloce ed instancabile e a differenza dei goblin si può muovere alla piena luce del giorno, in tre giorni ha attraversato fiumi e valli senza essere visto da nessuno e, una volta tornati, senza proferir parola con alcuno.
Gorzac ha ricompensato la sua fedeltà dandogli in custodia il principino elfico.
Borg è un uomo duro e roccioso, il corpo segnato da vecchie cicatrici e coperto di una peluria scura e ispida. Veste cuoio grezzo e logoro, stretto su muscoli duri come pietra, ma vivere coi goblin l'ha scalfito ed è diventato un vizioso.
Non ha mai scopato tanto come in questi ultimi giorni.
Fermo di guardia davanti alla porta di ferro ha in testa sempre il giovane e liscio corpo dell'elfo e si massaggia continuamente il cuoio duro dei pantaloni. Preme con la mano l'uccello piacevolmente pesante, pronto a risvegliarsi del tutto, e si massaggia i coglioni che si stanno riempiendo. Tra le gambe ha un cazzo che armato arriva a dieci pollici, pesante e venoso, degno della sua stazza bestiale.
Entra in cella più spesso del dovuto e il bellissimo prigioniero si alza di scatto e gli fissa spaventato il pacco di cuoio con i suoi occhi smeraldo.
Armilien, il ragazzo di miele, è legato alla parete con una catena al collo. È seminudo, lo straccetto argento legato in vita da laccetti di cuoio lo copre appena sul davanti poggiandosi morbido sul pene e gli lascia i fianchi nudi. Con le mani si protegge vergognoso tra le gambe ma si gira lentamente di lato per mostrare il bellissimo culetto muliebre, alto e tondo, coperto appena dal gonnellino argentato che gli lascia nudi il fianchi delle natiche lisce.
Il giovane elfo è da stupro e Borg lo fa gridare e gemere come una ragazza col suo dieci pollici duro come la pietra. E non glielo picchia mai abbastanza forte il frocetto merita tutta la sua potenza ed incassa le peggiori inculate gemendo tra i denti. Ma Borg, con quella meravigliosa creatura a metà fra fra un ragazzo ed una femmina, ci fa anche l'amore.
Tra i compiti di Borg c'è quello di prepararlo ogni sera l'elfo per lo spettacolo nella sala del trono. Lo lava con cura con una spugna morbida, gli succhia in segreto il bel pene giovane e dolce, e gli passa il torace con la spugna tenendolo seduto in grembo impalato sul suo cazzo. Borg gli sborra in culo dal piacere, senza nemmeno fotterlo, per sborrare gli basta dirgli all'orecchio che ora lo porta dal troll.
Lo spettacolo è uno shock per Borg. Vedere il suo ragazzo godere con un mostruoso cazzo di troll in culo, vederlo riempirsi e vomitare sborra dalla bocca, lo devasta.
Tocca a lui riportalo in cella.
Prima di legarlo alla parete lo stende sulla paglia dorata, le gambe lisce sulle sue spalle forti, gli occhi di smeraldo appannati che lo fissano, l'odore pungente di sborra di troll, il sapore osceno sulle labbra dolci di ragazza... Borg ci fa l'amore. Armilien sotto di lui incava il ventre piatto mentre il suo cazzone lo svergina nuovamente, strizza gli occhi dal dolore ma poi si abbandona bellissima alla scopata missionaria.
Borg gode come nessuno. Nessun altro lo sa.
Borg gode da paura col suo cazzo perché lui solo sa che il giovane elfo è puttana di suo. Gliel'ha confidato Gorzac, la pozione che gli ha fatto bere quando l'hanno catturato dura tre, massimo cinque giorni e poi perde qualsiasi effetto. Quindi sono giorni che Armilien, l'instancabile puttana di culo, gode senza alcun aiuto magico.
Beh, ci sarebbe anche la questione dei pasti. Borg gli porta tre volte al giorno una ciotola di sborra fatta riempire dai giovani goblin segaioli. Niente pane o acqua, solo sborra goblin. Armilien se la lappa tutta con la foga di una cagnetta.
Al solo pensiero a Borg viene di marmo!
Fa scorrere il pesante chiavistello e si getta sul ragazzo addormentato. Un'inculata epica come la battaglia delle Tre Cime, Borg lo trapassa col cazzo e lo uccide a picconate furiose. E sborra immaginandosi d'essere un troll.
Ma è il suo dolce ragazzo, si pente quasi e lo prende in grembo proteggendolo fra le braccia muscolose. Pesa un niente, come una ragazza da letto. Armilien si riprende a fatica, negli occhi smeraldo fissi al soffitto ha ancora il dolore del suo cazzo. Borg lo culla e lo carezza con amore, osserva il movimento del suo torace diventare regolare, col dito grosso e calloso sente il buchetto rigenerarsi come la sua pelle colorata dal sole. Armilien gli si contorce in braccio come stiracchiandosi, gli occhi smeraldo gli si riaccendono, si sfrega col corpo flessuoso contro i peli ispidi del torace e delle cosce, si rigira e chiude le labbra sul suo sesso semimoscio e glielo poppa morbido con un piacere che nessuna puttana gli ha mai dato.
Borg gli carezza i capelli biondi e le treccine che gli incorniciano il volto elfico, senza sesso, da eterno efebo. Gli sfiora le guance e sente di avere nei coglioni più sborra di un goblin 'Non temere, facciamo l'amore.' gli dice e lo prende.
Una volta fuori, Borg torna ad essere il duro Uomo delle Montagna. Ha appena fatto l'amore in culo al suo cucciolo, gli ha anche succhiato il pene dolce, ma è come se non fosse mai successo. Nel cunicolo scuro c'è la fila dei goblin.
Gorzac con lui è stato chiaro, nessuno deve toccare il principino elfico. Ma gli ordini tassativi di Gorzac sono elastici, in verità vuole soltanto non avere problemi e Borg, che i goblin temono, sa mantenere l'ordine. Passa solo chi gli molla una monetina di rame e la saccoccia appesa alla cintura è sempre pesante. Con lui tutti rispettano la fila e nessuno fa troppo casino.
Ne fa entrare uno per volta, a volte due o tre. Una dozzina solo quando la coda nel cunicolo è diventata ingestibile. Dorme sul posto di guardia, nessuno gli dà mai il cambio e lui si assenta solo qualche minuto per svuotare la sacca nel suo nascondiglio segreto. Per pisciare entra e piscia sul ragazzo.
La luna è alta, è quasi piena e i suoi raggi illuminano il fogliame della foresta. Non possono però penetrare nelle segrete dei goblin, ma Armilien la percepisce lo stesso e sa esattamente in che punto del cielo è.
La luna è l'amica degli elfi.
Chiuso nell'eterno buio di torce e funghi luminescenti, Armilien sa esattamente che è la sera del tredicesimo giorno dalla sua cattura. L'angoscia lo opprime ma si è ormai convinto di riuscire in qualche modo a dominare quella maledetta pozione che Gorzac gli ha fatto ingollare. Ora il pene non gli si indurisce più come i primi tre giorni e non sborra più a ripetizione, vergognosamente sopraffatto dal piacere.
Non sa che in verità la pozione s'è esaurita da sola.
Armilien crede di sapersi ormai controllare, ha imparato ad alzare le difese giuste e non gode quasi più con i goblin, solo un brivido quando lo deflorano e poi si assenta aspettando che il mostriciattolo verde gli si scarichi dentro. Ma questo solo con i giovani, i cazzi arcuati e verrucosi dei più anziani gli sciolgono ancora il ventre e si gode in estasi le inculate profonde. Per non parlare dei troll, ogni sera ne subisce uno nuovo e più mostruoso, i loro cazzi demoliscono ogni sua difesa. Con i troll è coinvolgimento è assoluto, prima, durante e dopo.
Prima: nell'ansia dell'attesa con centinaia di occhi gialli che lo fissano e fremono più di lui-.
Durante: un dolore che solo un elfo può sopportare e l'incredibile esperienza di resistere, aperto ed impalato da un cazzo grosso e pesante come un totem dei Guerrieri di Kharûn. Ha la pelle elastica degli elfi, è la sua dannazione,
E gode anche dopo: semisvenuto, col buco che si richiude lentamento colando fiotti lava giallastra.
Con Borg, il carceriere, invece è tutto più confuso.
Ha un cazzo da dieci pollici, ma è altro a confondere Armilien. Nelle saghe degli elfi si narra di prigioniere innamorate del loro carceriere e che instaurano un rapporto ambiguo col loro seviziatore.
Ecco, ad Armilien accade qualcosa del genere.
Trasalisce ogni volta che si apre la porta e se Borg fa invece entrare un goblin infoiato, per Armilien è una delusione. Gli è difficile confessarselo, ma lo desidera ed è orgoglioso quando Borg gli fissa voglioso il suo agile corpo. Per il giovane elfo è un’iniezione di felicità quando gli sborra in culo ed è una vittoria essere violentato da lui. Nello stupro si sente desiderato, il prescelto del suo amante segreto e, allo stesso tempo, si sente protetto dal suo carceriere. E se quello lo stupra selvaggiamente, fino quasi ad ucciderlo, è solo colpa sua: perché è bellissimo e lo provoca.
Sì, Armilien lo provoca il guardiano. Con lui si sente più bello. Ancora più perfetto.
E sa che quella porta presto si aprirà, magari fra tre goblin, o sei, o anche quindici, ma si aprirà ed entrerà Borg sconvolto.
Ma non è stupido, Armilien sa che questa è la fantasia malata di un prigioniero vittima della pozione.. Borg non lo ama: è un duro Uomo delle Montagne, uno nato per violentare e torturare… ma è anche quello che gli porta la ciotola di sborra, che lo accudisce e ci fa l’amore dopo che è stato sventrato dal troll.
Armilien ha bisogno di aggrapparsi a qualche speranza.
Si è assentato con la mente, un anonimo goblin, verde ed infoiato come tutti gli altri, gli sta dando in culo. È assente, ma un movimento in un angolo, in un buco fra le pietre del muro, in basso vicino al pavimento di terra battuta, cattura la sua attenzione.
Una speranza!
Ma deve aspettare, non può bruciarla.
Attende paziente.
Alla fine entra Borg. Non ha il volto sconvolto, ha bisogno solo di scaricarsi. Armilien gli fa un pomino affettuoso e a gattoni sulla paglia gli dà il culetto. Un lavoro calmo che scioglie di piacere il giovane elfo, eccitato anche dalla speranza che è nata improvvisa, quando mai più ci sperava..
Raccoglie tutto il coraggio e gli dice: 'Posso chiederti un favore, ho bisogno di riposare, non mandarmene altri per un po', ti prego.'
Borg fa tintinnare la saccoccia con le monete.
Armilien si spaventa. 'Recupererò! Mandamene anche dieci per volta, ma lasciami riposare!'
'No, tu non puoi chiedermi nulla, sono il tuo guardiano.' E si mette a ridere come se sputasse catarro. 'Ma sei fortunata, puttana. Gorzac m'ha ordinato di lasciarti solo tutta notte. Mi spiace, ragazzo, stanotte niente troll in culo... Ma ti rifarai ampiamente domani, credimi. Anche con gli interessi, perché Gorzac vuole interrogarti e tu hai bisogno di tutta la notte per meditare su quello che ti aspetta.'
Sputa catarro e chiude la porta.
Armilien ringrazia Vespero Splendente che protegge gli elfi. Allunga la mano verso quel buco.
Un topolino, dapprima diffidente, gli corre incontro e gli salta sul palmo delle mano. Armilen se lo porta vicino alla fronte e si concentra. Gli parla telepaticamente: 'Fuggi topolino, corri dai tuoi amici del bosco ed avvisate il mio popolo che sono stato catturato. Ho fallito, devono mandare altri guerrieri a prelevare il Sigilllo degli Antichi Guardiani. Corri! Cosa aspetti?''
Il topolino sparisce d'un lampo nel suo buco.
Armilien può riposare sereno, si addormenta..
Vive il presente. Non pensa a domani.
La porta s'apre cigolando.
Entra Gorzac, il vecchio capo della torma.
Dietro di lui una figura alta che Armilien con ha vai visto ma che riconosce all'istante dallo zaffiro incastonato nell'ombelico.
È l'Indovina.
La padrona delle Terre Aride, la Guerriera Invincibile, la Sussurratrice di Ossa, Colei-che-vede-oltre-la-sabbia. È alta quasi quanto Borg, ma di una snellezza mortale. La pelle è color bronzo scuro, liscia e lucida come oliata. I capelli neri lunghissimi, raccolti in una coda alta che le cade fino ai polpacci, con ciocche intrecciate di fili d’oro e piccole ossa. Il viso splende di una bellezza tagliente e sensuale: occhi a mandorla color oro liquido, labbra piene e scure, zigomi alti. Porta un’armatura leggera di cuoio nero e metallo brunito che lascia scoperto il ventre, il solco profondo del seno e le cosce lunghe. Nello zaffiro incastonato nell’ombelico pulsa una luce interiore. Ai fianchi ha due spade curve.
Si muove come una pantera, e ogni suo passo sembra calcolare già la morte di chi le sta davanti. È bellissima, sensuale e terribilmente pericolosa, come le guerriere leggendarie delle antiche pergamene orientali.
L'Indovina gli sorride.
Alza di lato un braccio. Le dita stringono la coda di un topolino che penzola morto.
'Tu hai molte cose da raccontarci.'
Borg è un Uomo delle Montagne fatto schiavo dai goblins.
Due metri di muscoli duri e ruvidi come roccia, una forza sovrumana ed una fedeltà assoluta. È agli ordini diretti di Gorzac che si fida ciecamente solo di lui. È il suo braccio destro e le sue gambe la, settimana scorsa si è fatto portare da lui, chiuso nel suo zaino, a parlamentare con gli emissari dei Popoli dell'Ombra.. Borg ha il passo veloce ed instancabile e a differenza dei goblin si può muovere alla piena luce del giorno, in tre giorni ha attraversato fiumi e valli senza essere visto da nessuno e, una volta tornati, senza proferir parola con alcuno.
Gorzac ha ricompensato la sua fedeltà dandogli in custodia il principino elfico.
Borg è un uomo duro e roccioso, il corpo segnato da vecchie cicatrici e coperto di una peluria scura e ispida. Veste cuoio grezzo e logoro, stretto su muscoli duri come pietra, ma vivere coi goblin l'ha scalfito ed è diventato un vizioso.
Non ha mai scopato tanto come in questi ultimi giorni.
Fermo di guardia davanti alla porta di ferro ha in testa sempre il giovane e liscio corpo dell'elfo e si massaggia continuamente il cuoio duro dei pantaloni. Preme con la mano l'uccello piacevolmente pesante, pronto a risvegliarsi del tutto, e si massaggia i coglioni che si stanno riempiendo. Tra le gambe ha un cazzo che armato arriva a dieci pollici, pesante e venoso, degno della sua stazza bestiale.
Entra in cella più spesso del dovuto e il bellissimo prigioniero si alza di scatto e gli fissa spaventato il pacco di cuoio con i suoi occhi smeraldo.
Armilien, il ragazzo di miele, è legato alla parete con una catena al collo. È seminudo, lo straccetto argento legato in vita da laccetti di cuoio lo copre appena sul davanti poggiandosi morbido sul pene e gli lascia i fianchi nudi. Con le mani si protegge vergognoso tra le gambe ma si gira lentamente di lato per mostrare il bellissimo culetto muliebre, alto e tondo, coperto appena dal gonnellino argentato che gli lascia nudi il fianchi delle natiche lisce.
Il giovane elfo è da stupro e Borg lo fa gridare e gemere come una ragazza col suo dieci pollici duro come la pietra. E non glielo picchia mai abbastanza forte il frocetto merita tutta la sua potenza ed incassa le peggiori inculate gemendo tra i denti. Ma Borg, con quella meravigliosa creatura a metà fra fra un ragazzo ed una femmina, ci fa anche l'amore.
Tra i compiti di Borg c'è quello di prepararlo ogni sera l'elfo per lo spettacolo nella sala del trono. Lo lava con cura con una spugna morbida, gli succhia in segreto il bel pene giovane e dolce, e gli passa il torace con la spugna tenendolo seduto in grembo impalato sul suo cazzo. Borg gli sborra in culo dal piacere, senza nemmeno fotterlo, per sborrare gli basta dirgli all'orecchio che ora lo porta dal troll.
Lo spettacolo è uno shock per Borg. Vedere il suo ragazzo godere con un mostruoso cazzo di troll in culo, vederlo riempirsi e vomitare sborra dalla bocca, lo devasta.
Tocca a lui riportalo in cella.
Prima di legarlo alla parete lo stende sulla paglia dorata, le gambe lisce sulle sue spalle forti, gli occhi di smeraldo appannati che lo fissano, l'odore pungente di sborra di troll, il sapore osceno sulle labbra dolci di ragazza... Borg ci fa l'amore. Armilien sotto di lui incava il ventre piatto mentre il suo cazzone lo svergina nuovamente, strizza gli occhi dal dolore ma poi si abbandona bellissima alla scopata missionaria.
Borg gode come nessuno. Nessun altro lo sa.
Borg gode da paura col suo cazzo perché lui solo sa che il giovane elfo è puttana di suo. Gliel'ha confidato Gorzac, la pozione che gli ha fatto bere quando l'hanno catturato dura tre, massimo cinque giorni e poi perde qualsiasi effetto. Quindi sono giorni che Armilien, l'instancabile puttana di culo, gode senza alcun aiuto magico.
Beh, ci sarebbe anche la questione dei pasti. Borg gli porta tre volte al giorno una ciotola di sborra fatta riempire dai giovani goblin segaioli. Niente pane o acqua, solo sborra goblin. Armilien se la lappa tutta con la foga di una cagnetta.
Al solo pensiero a Borg viene di marmo!
Fa scorrere il pesante chiavistello e si getta sul ragazzo addormentato. Un'inculata epica come la battaglia delle Tre Cime, Borg lo trapassa col cazzo e lo uccide a picconate furiose. E sborra immaginandosi d'essere un troll.
Ma è il suo dolce ragazzo, si pente quasi e lo prende in grembo proteggendolo fra le braccia muscolose. Pesa un niente, come una ragazza da letto. Armilien si riprende a fatica, negli occhi smeraldo fissi al soffitto ha ancora il dolore del suo cazzo. Borg lo culla e lo carezza con amore, osserva il movimento del suo torace diventare regolare, col dito grosso e calloso sente il buchetto rigenerarsi come la sua pelle colorata dal sole. Armilien gli si contorce in braccio come stiracchiandosi, gli occhi smeraldo gli si riaccendono, si sfrega col corpo flessuoso contro i peli ispidi del torace e delle cosce, si rigira e chiude le labbra sul suo sesso semimoscio e glielo poppa morbido con un piacere che nessuna puttana gli ha mai dato.
Borg gli carezza i capelli biondi e le treccine che gli incorniciano il volto elfico, senza sesso, da eterno efebo. Gli sfiora le guance e sente di avere nei coglioni più sborra di un goblin 'Non temere, facciamo l'amore.' gli dice e lo prende.
Una volta fuori, Borg torna ad essere il duro Uomo delle Montagna. Ha appena fatto l'amore in culo al suo cucciolo, gli ha anche succhiato il pene dolce, ma è come se non fosse mai successo. Nel cunicolo scuro c'è la fila dei goblin.
Gorzac con lui è stato chiaro, nessuno deve toccare il principino elfico. Ma gli ordini tassativi di Gorzac sono elastici, in verità vuole soltanto non avere problemi e Borg, che i goblin temono, sa mantenere l'ordine. Passa solo chi gli molla una monetina di rame e la saccoccia appesa alla cintura è sempre pesante. Con lui tutti rispettano la fila e nessuno fa troppo casino.
Ne fa entrare uno per volta, a volte due o tre. Una dozzina solo quando la coda nel cunicolo è diventata ingestibile. Dorme sul posto di guardia, nessuno gli dà mai il cambio e lui si assenta solo qualche minuto per svuotare la sacca nel suo nascondiglio segreto. Per pisciare entra e piscia sul ragazzo.
La luna è alta, è quasi piena e i suoi raggi illuminano il fogliame della foresta. Non possono però penetrare nelle segrete dei goblin, ma Armilien la percepisce lo stesso e sa esattamente in che punto del cielo è.
La luna è l'amica degli elfi.
Chiuso nell'eterno buio di torce e funghi luminescenti, Armilien sa esattamente che è la sera del tredicesimo giorno dalla sua cattura. L'angoscia lo opprime ma si è ormai convinto di riuscire in qualche modo a dominare quella maledetta pozione che Gorzac gli ha fatto ingollare. Ora il pene non gli si indurisce più come i primi tre giorni e non sborra più a ripetizione, vergognosamente sopraffatto dal piacere.
Non sa che in verità la pozione s'è esaurita da sola.
Armilien crede di sapersi ormai controllare, ha imparato ad alzare le difese giuste e non gode quasi più con i goblin, solo un brivido quando lo deflorano e poi si assenta aspettando che il mostriciattolo verde gli si scarichi dentro. Ma questo solo con i giovani, i cazzi arcuati e verrucosi dei più anziani gli sciolgono ancora il ventre e si gode in estasi le inculate profonde. Per non parlare dei troll, ogni sera ne subisce uno nuovo e più mostruoso, i loro cazzi demoliscono ogni sua difesa. Con i troll è coinvolgimento è assoluto, prima, durante e dopo.
Prima: nell'ansia dell'attesa con centinaia di occhi gialli che lo fissano e fremono più di lui-.
Durante: un dolore che solo un elfo può sopportare e l'incredibile esperienza di resistere, aperto ed impalato da un cazzo grosso e pesante come un totem dei Guerrieri di Kharûn. Ha la pelle elastica degli elfi, è la sua dannazione,
E gode anche dopo: semisvenuto, col buco che si richiude lentamento colando fiotti lava giallastra.
Con Borg, il carceriere, invece è tutto più confuso.
Ha un cazzo da dieci pollici, ma è altro a confondere Armilien. Nelle saghe degli elfi si narra di prigioniere innamorate del loro carceriere e che instaurano un rapporto ambiguo col loro seviziatore.
Ecco, ad Armilien accade qualcosa del genere.
Trasalisce ogni volta che si apre la porta e se Borg fa invece entrare un goblin infoiato, per Armilien è una delusione. Gli è difficile confessarselo, ma lo desidera ed è orgoglioso quando Borg gli fissa voglioso il suo agile corpo. Per il giovane elfo è un’iniezione di felicità quando gli sborra in culo ed è una vittoria essere violentato da lui. Nello stupro si sente desiderato, il prescelto del suo amante segreto e, allo stesso tempo, si sente protetto dal suo carceriere. E se quello lo stupra selvaggiamente, fino quasi ad ucciderlo, è solo colpa sua: perché è bellissimo e lo provoca.
Sì, Armilien lo provoca il guardiano. Con lui si sente più bello. Ancora più perfetto.
E sa che quella porta presto si aprirà, magari fra tre goblin, o sei, o anche quindici, ma si aprirà ed entrerà Borg sconvolto.
Ma non è stupido, Armilien sa che questa è la fantasia malata di un prigioniero vittima della pozione.. Borg non lo ama: è un duro Uomo delle Montagne, uno nato per violentare e torturare… ma è anche quello che gli porta la ciotola di sborra, che lo accudisce e ci fa l’amore dopo che è stato sventrato dal troll.
Armilien ha bisogno di aggrapparsi a qualche speranza.
Si è assentato con la mente, un anonimo goblin, verde ed infoiato come tutti gli altri, gli sta dando in culo. È assente, ma un movimento in un angolo, in un buco fra le pietre del muro, in basso vicino al pavimento di terra battuta, cattura la sua attenzione.
Una speranza!
Ma deve aspettare, non può bruciarla.
Attende paziente.
Alla fine entra Borg. Non ha il volto sconvolto, ha bisogno solo di scaricarsi. Armilien gli fa un pomino affettuoso e a gattoni sulla paglia gli dà il culetto. Un lavoro calmo che scioglie di piacere il giovane elfo, eccitato anche dalla speranza che è nata improvvisa, quando mai più ci sperava..
Raccoglie tutto il coraggio e gli dice: 'Posso chiederti un favore, ho bisogno di riposare, non mandarmene altri per un po', ti prego.'
Borg fa tintinnare la saccoccia con le monete.
Armilien si spaventa. 'Recupererò! Mandamene anche dieci per volta, ma lasciami riposare!'
'No, tu non puoi chiedermi nulla, sono il tuo guardiano.' E si mette a ridere come se sputasse catarro. 'Ma sei fortunata, puttana. Gorzac m'ha ordinato di lasciarti solo tutta notte. Mi spiace, ragazzo, stanotte niente troll in culo... Ma ti rifarai ampiamente domani, credimi. Anche con gli interessi, perché Gorzac vuole interrogarti e tu hai bisogno di tutta la notte per meditare su quello che ti aspetta.'
Sputa catarro e chiude la porta.
Armilien ringrazia Vespero Splendente che protegge gli elfi. Allunga la mano verso quel buco.
Un topolino, dapprima diffidente, gli corre incontro e gli salta sul palmo delle mano. Armilen se lo porta vicino alla fronte e si concentra. Gli parla telepaticamente: 'Fuggi topolino, corri dai tuoi amici del bosco ed avvisate il mio popolo che sono stato catturato. Ho fallito, devono mandare altri guerrieri a prelevare il Sigilllo degli Antichi Guardiani. Corri! Cosa aspetti?''
Il topolino sparisce d'un lampo nel suo buco.
Armilien può riposare sereno, si addormenta..
Vive il presente. Non pensa a domani.
La porta s'apre cigolando.
Entra Gorzac, il vecchio capo della torma.
Dietro di lui una figura alta che Armilien con ha vai visto ma che riconosce all'istante dallo zaffiro incastonato nell'ombelico.
È l'Indovina.
La padrona delle Terre Aride, la Guerriera Invincibile, la Sussurratrice di Ossa, Colei-che-vede-oltre-la-sabbia. È alta quasi quanto Borg, ma di una snellezza mortale. La pelle è color bronzo scuro, liscia e lucida come oliata. I capelli neri lunghissimi, raccolti in una coda alta che le cade fino ai polpacci, con ciocche intrecciate di fili d’oro e piccole ossa. Il viso splende di una bellezza tagliente e sensuale: occhi a mandorla color oro liquido, labbra piene e scure, zigomi alti. Porta un’armatura leggera di cuoio nero e metallo brunito che lascia scoperto il ventre, il solco profondo del seno e le cosce lunghe. Nello zaffiro incastonato nell’ombelico pulsa una luce interiore. Ai fianchi ha due spade curve.
Si muove come una pantera, e ogni suo passo sembra calcolare già la morte di chi le sta davanti. È bellissima, sensuale e terribilmente pericolosa, come le guerriere leggendarie delle antiche pergamene orientali.
L'Indovina gli sorride.
Alza di lato un braccio. Le dita stringono la coda di un topolino che penzola morto.
'Tu hai molte cose da raccontarci.'
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