La vita di Patty Capitolo 58
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Le serate dedicate a Marco non erano mai normali per me. Quelle che trascorrevo coi miei amanti mi vedevano quasi sempre tornare a casa verso mezzanotte. Mai più tardi. Il giorno seguente sarei dovuta andare a lavorare, e se io non dormivo almeno sette o otto ore a notte mi sarei sentita uno straccio. Quelle coi miei amanti e schiavi erano sempre serate entusiasmanti. Ormai anche con Ruggiero mi ero spinta oltre, soprattutto nel dimostrargli la mia forza e la mia bravura. Il mio giovane amante sembrava accettare ogni cosa, e ne traeva una grande eccitazione sessuale. Ero capace di farlo venire tre volte in poche ore, sempre desideroso di me, della sua indiscussa padrona, e in quei casi io perdevo il conto degli orgasmi. Quando tornavo a casa dopo essere stata dai miei amanti, preferivo svegliare Marco al mio rientro, in quanto altrimenti avrebbe dormito troppo agitato mentre, appena mi vedeva, si calmava, come un bambino che vede la mamma, e quando si riaddormentava era più rilassato.
Era ovvio che dipendeva dalla sua paura di non vedermi rientrare. Da quando gli avevo detto chiaro in faccia che avevo anche degli amanti sottomessi, poco meno di tre anni prima, quella poteva considerarsi l'unica differenza che riguardava il nostro rapporto che, per il resto, malgrado i miei continui tradimenti, non era cambiato di una virgola. Lui viveva per me, e se doveva dividermi con altri uomini, quello era il danno collaterale che aveva creato volendomi far diventare la sua padrona. Sempre ammesso che non ne fosse anche contento, cosa che non sono mai riuscita ad appurare completamente. Quelle rare volte che avevamo affrontato l'argomento, lui si era sempre dichiarato non favorevole ai miei tradimenti, ma lo aveva fatto sempre in modo molto soft, avendo quasi paura di non urtare troppo la mia suscettibilità, ma a me rimaneva il dubbio. Provava troppo piacere nel vedermi vestita sexy, si sentiva troppo orgoglioso nel vedere gli uomini che si giravano a guardarmi per non pensare che anche il tradimento fosse un suo piacere. Soprattutto considerando che si trattava di tradimenti che implicavano la dominazione degli altri uomini. E sono sempre stata convinta che, almeno in questo, cioè il fatto che altri uomini si sottomettessero a me, a sua moglie, fosse per lui un gradimento assoluto. Il tradimento vero e proprio, l'atto sessuale che io avevo con gli altri, per intenderci, forse non lo entusiasmava, ma per me quello restava imprescindibile dalla dominazione, in quanto ero arrivata alla conclusione che solo il desiderio del mio corpo poteva soggiogare a tal punto uomini che non avevano mai avuto l'idea della sottomissione. Fermo restando che quando iniziavo quel gioco, ero io stessa a non poter più fare a meno del sesso.
Rimaneva per Marco il timore che io potessi lasciarlo, e questo invece creava in me delle spaventose sensazioni di potere.
Ho raccontato di come la nostra vita fosse fatta anche di piccole tenerezze e di affetto, ma quando entravo nei panni della moglie dominante sapevo essere crudele e sadica, e a tirar fuori la mia anima nera. Ormai non mi curavo più di nascondere le mie relazioni, e a volte mi capitava anche di parlare al telefono con i miei amanti mentre ero vicino a mio marito. Il tutto con la massima tranquillità possibile. Anzi, mi sembrava di notare in lui una sensazione di orgoglio quando mi sentiva dare ordini ai miei sottomessi, lo notavo, percepivo quella sensazione, anche se non affrontai mai direttamente l'argomento nemmeno in seguito. Quello che è certo è che io avevo toccato ormai i massimi livelli di trasgressione proprio in concomitanza con la sottomissione di Ruggiero. Ma era proprio con Marco che io toccavo l’apice della mia voglia di potere, ed era questo il motivo per cui attendevo quelle sere con maggior desiderio di quanto aspettassi quelle coi miei amanti. Con mio marito abbandonavo ogni remora. Se con i miei schiavi amanti dovevo fare attenzione, con Marco potevo andare a ruota libera.
Alcune settimane prima della nostra partenza infatti, durante uno dei due giorni a settimana che dedicavo a Marco, avevo indossato come al solito i miei pantaloni di lattice neri, uno striminzito top trasparente e avevo calzato quelle scarpe impossibili col tacco da venti centimetri. Quel tipo di calzature le mettevo esclusivamente per la dominazione, e avevo imparato col tempo a saperci camminare abbastanza speditamente. Sapevo perfettamente che mio marito non era assolutamente in grado di resistermi vestita in quel modo. Era stato, del resto, proprio lui a volermi così, facendomi comprare quelle cose a Londra. L'avevo accontentato, salvo poi ritrovarmi io stessa a meraviglia dentro quei panni. Lui non resisteva. Gli veniva un tremore pazzesco e un'erezione eccezionale, che solo a fatica riusciva a non far sfociare in un'eiaculazione, cosa che lui non poteva assolutamente fare senza il mio consenso. E questo solo guardandomi, senza nemmeno sfiorarmi. Ovviamente, cercavo di prolungare il più possibile quella situazione che consideravo forse il momento in assoluto più sensuale delle nostre serate, non secondo neanche al momento del sesso vero e proprio. Un’altra delle mie abitudini e dei miei desideri era quello di pretendere che lui si facesse trovare completamente nudo al mio arrivo. Quindi, tende a tutte le finestre e lui col pene dritto già solo al pensiero. Mi andavo a vestire in lattice, mi truccavo piuttosto pesantemente ed ero pronta. Ma non si iniziava subito. Prima dovevo cenare, e quindi essere servita a tavola. Anche quella era una situazione paradossale e piena di erotismo. Adoravo vivere quei momenti, io vestita in lattice, provocante e sensuale, e lui nudo, con il pene quasi in continuazione eretto, neanche si fosse preso una scatola di viagra. Il bello era che quella sua erezione era completamente naturale, dovuta esclusivamente all'enorme desiderio che provava per la sottoscritta. A quel punto dipendeva molto dalla mia fantasia. Di solito, all’inizio mi divertivo a giocare con lui solo sul piano erotico, soprattutto con le parole e con i gesti, provocandolo in continuazione.
Di sicuro, quella sua continua eccitazione continuava a provocarmi i soliti sconquassi ormonali che faticavo enormemente a tenere sotto controllo. Vivevamo ambedue, per opposti motivi, in uno stato di eccitazione perenne. Solo alla fine della cena cominciavo di solito a esercitare anche il potere fisico. A quel punto infatti, iniziavo a mettergli le mani addosso. Niente di particolare, anche perché i miei movimenti erano alquanto limitati dal mio vestiario. Inoltre mi ero resa conto che mio marito iniziava a essere troppo debole per me, e non volevo che corresse rischi per la sua incolumità, ma una bella dose di schiaffi, anche piuttosto pesanti, abbinata a dolorose torsioni, non gliela toglieva nessuno. Oppure, ed era tremendamente eccitante per me, sculacciarlo in modo talmente pesante da impedirgli persino di sedersi. Per la sua e per la mia goduria, la differenza tra noi due cominciava a essere abissale anche a livello di forza fisica e non provavo più alcuna difficoltà nell’impormi, giocando addirittura con lui. I miei muscoli, che comunque non deturpavano affatto il mio corpo perfetto ma lo abbellivano considerevolmente, erano diventati d’acciaio. E non era un modo di dire. Mi bastava prendere la mano di mio marito, stringergliela, per fargli sentire un dolore assurdo. E siccome lo facevo anche coi miei amanti, ero certa che nessuno di loro fingesse. Ma me ne accorgevo in palestra. Il mio allenatore mi diceva di fermarmi, di non aumentare ancora di più la mia forza fisica perché ero ormai a un livello altissimo, ma io non volevo saperne. Volevo diventare sempre più forte. Ciò che riuscivo a sollevare era ormai a un livello professionale. Senza contare la mia bravura nel judo e nella kickboxing. Ero ormai diventata veramente una donna con delle potenzialità fisiche enormi. Anzi, ero diventata una vera e propria arma letale.
Tornando a ciò che facevo con mio marito, più era la facilità con la quale mi imponevo, e maggiore era la sua eccitazione. Solo allora gli davo il permesso di venirsene la prima volta. Era necessario per lui, poverino, che era ormai allo stremo. Lo era anche per me in modo che poi, quando aveva una nuova erezione, e quando si iniziava quindi a fare l'amore, poteva avere una durata eccezionale. E mio marito su questo non era secondo a nessuno, malgrado i termini di paragone ormai fossero diventati piuttosto numerosi. Quando se ne veniva la prima volta o, comunque, quando lo faceva al di fuori della penetrazione, l’obbligavo a leccare il suo stesso sperma. La prima volta, tanti anni prima, era rimasto di sasso. Non contemplava questo tipo di sottomissione. Mi sarebbe bastato obbligarglielo e l’avrebbe fatto, come ogni cosa io gli dicevo di fare, ma volli essere più cattiva. Doveva comprendere che con me non poteva permettersi nemmeno di tentennare. Lo picchiai duramente, malgrado mi pregasse di smettere in quanto avrebbe leccato il suo sperma. Ma non potevo tollerare alcun tipo di indecisione, e la lezione avrebbe dovuto essere pesante. Furono minuti pesantissimi per lui. Lo colpii ripetutamente per stroncare anche in seguito ogni piccolo tentennamento. Anche in volto. Alla fine lo afferrai dietro il collo spingendolo violentemente a terra per obbligarlo a ottemperare al mio ordine. Una delle torsioni che gli feci fu talmente violenta che gli slogai la spalla, obbligandolo a portare un tutore per un paio di settimane. Ma avevo ottenuto ciò che volevo, e a volta seguente non ci fu nemmeno il bisogno di dargli l’ordine. Mi bastò guardarlo e indicargli lo sperma caduto sul pavimento per far sì che lui si affrettasse a leccare e a pulire.
Tornando all’abbigliamento sensuale che usavo sfoggiare, Marco non era il solo a essere completamente in balia di me quando indossavo quei capi in lattice. Se mio marito amava in modo particolare i pantaloni aderentissimi, altri mi preferivano invece con vestiti molto corti, sempre in lattice, lasciando quindi le mie gambe in bella vista. E io rivivevo con loro quasi le stesse emozioni che provavo con mio marito. Naturalmente nessuno si azzardava a chiedermi come dovessi andare vestita da loro, ma era piuttosto facile per me capire i loro gusti, i loro desideri, cercando poi di accontentarli, per quanto mi fosse possibile. E sì! Può sembrare strano per una che viveva una vita come la mia, piena di uomini semplicemente pazzi di desiderio per me, ma senza che lo dicessi chiaramente in faccia a loro mi piaceva cercare di fare certe cose, vestirmi in un certo modo, tale da farli più felici ed eccitarli maggiormente. Era un po' come la vecchia frase della nonna, quella frase che diceva di prendere gli uomini per la gola, rivisitata e corretta secondo le mie attitudini, naturalmente. Io non li prendevo per la gola in senso metaforico, e quelle volte che lo facevo era proprio in modo letterale, quando le mie mani si stringevano sui loro colli come se fossero tenaglie. Dal punto di vista culinario invece, erano proprio loro che dovevano prepararmi la cena. Il mio compito, semmai, era di soddisfarli prima di tutto visivamente, presentandomi sempre al massimo, per renderli completamente dipendenti da me, sia eroticamente che sessualmente. Con il risultato che lo diventavano anche sentimentalmente. Naturalmente tutto doveva rientrare prima nei miei parametri.
Ad esempio, non mi facevo problemi nel fare sesso orale con loro. Mi piaceva prenderlo in bocca, lo trovavo molto erotico. Amavo sentire i loro cazzi diventare turgidi dentro la mia bocca, leccare il loro glande, vederli elemosinare il mio permesso di venirsene, ma non era una pratica che concedevo sempre. Il pompino lo dovevano desiderare ardentemente e, ovviamente, non dovevano mai richiederlo. Al contrario, il sesso orale lo pretendevo sempre per me. Sia davanti che dietro. La loro lingua nella mia fica e all’interno del mio delizioso culetto era imprescindibile. E a nessuno di loro sembrava dispiacere.
Anche Ruggiero non faceva eccezione alla regola, e diventava fragile e tremante quando mi vedeva vestita provocante. Avevo scoperto ben presto che tutti i miei abiti di lattice gli facevano letteralmente perdere la testa, come avevo potuto notare la sera della sua sottomissione, quando lo feci venire con un semplice bacio per la prima volta. Quella era diventata una piacevole consuetudine per me, e adoravo vedere come mi bastasse avvicinare la mia bocca alla sua e lui se ne veniva come una fontana. E non aveva nemmeno istinti sottomessi. Bastava la mia bellezza e la mia spudorata sensualità a fargli eruttare sperma. Anche se lui stesso ammise che la scoperta della sottomissione, almeno nei confronti di una donna come me, era stata esaltante.
Tornando a quella serata con Marco, mentre lo tenevo per un braccio e mentre lo stavo schiaffeggiando, mi venne una folle idea. Smisi per un momento di dargli ceffoni e lo trascinai con me, sempre tenendolo fermamente per il polso e presi il telefonino per fare una videochiamata a Ruggiero.
"Che cosa stai facendo", esordii, mentre Marco continuava a piagnucolare per il dolore che gli procuravo stringendogli semplicemente il polso.
“Padrona, che bella sorpresa! Stavo pensando a lei, come sempre."
"Bene," feci, in preda alla solita smania che mi prendeva in quei momenti. "Ora
spogliati completamente, e guardami. Sono vestita con i miei pantaloni di
lattice. So che ti piacciono tanto e che non puoi resistermi. Ora voglio che
ti ecciti, senza toccarti."
Vidi che si spogliava, e notai subito il suo cazzo dritto che svettava maestoso. "Sono eccitato, Padrona. Solo parlando con lei e ammirandola. Lei è bellissima e non capisco più niente."
"Adesso toccati lievemente. Sfioralo ma non farti la sega. E poi vieni. Vieni per la tua padrona. So che non puoi resistermi"
“Sì, Padrona, ci sono quasi.”
Sorridendo, mi rivolsi poi a Marco, aumentando la mia forza per causargli maggiore dolore. "Voglio che anche tu venga al cospetto della tua padrona. E tu lo fatai senza toccarti." Non dovetti attendere molto. Il cazzo di Marco era già duro al massimo. Come sempre durante la mia dominazione. Come sempre grazie alla mia bellezza, alla mia sensualità, al mio abbigliamento sexy. Inoltre, la mia presa ferrea, pur procurandogli tanto dolore, lo rendeva completamente inerme nelle mie mani, proprio come a lui piaceva. Il suo cazzo iniziò a sussultare, e poi gli schizzi di sperma fuoriuscirono inesorabilmente in modo violento, andando a finire sul pavimento. Contemporaneamente, anche Ruggiero, dall'altro capo del telefono, fece altrettanto.
Ero soddisfatta, fiera del mio potere che diventava sempre più enorme nei confronti dei miei schiavi. Questo era solo un esempio di cosa riuscivo a fare con i miei uomini, e come io mi potessi sentire al loro confronto. Mi sentivo sempre più una vera divinità alla quale tutto era concesso, tutto era possibile. Almeno per ciò che riguardava quelle situazioni, salvo tornare una donna quasi normale per quanto riguardava le altre situazioni della mia vita, in special modo quella lavorativa.
Ritornando a quella sera e al mio rientro a casa, quella volta c'era un motivo in più per svegliare Marco, oltre che per farlo dormire più serenamente. Ci trovavamo a cavallo tra Natale e capodanno, e io mi sentivo veramente bisognosa di riposo, con una voglia pazzesca di staccare la spina. Non avevo un attimo di riposo nella mia giornata tipo, tutto era calcolato con teutonica precisione, persino i miei momenti di pausa. Per tutto il mese di dicembre poi, ero stata pressata dal lavoro. Alcune volte, addirittura, ero stata costretta a rinunciare al mio solito pomeriggio libero. D'altronde, si trattava della mia attività, del mio guadagno, che ormai aveva superato quello di mio marito, e quel lavoro mi stava dando delle soddisfazioni notevoli, anche se rinunciare ai miei allenamenti per me era veramente un brutto colpo, e lo facevo solo in casi estremi. I due giorni di festa, Natale e Santo Stefano, li avevo trascorsi con
la famiglia a riposare, ma il giorno seguente mi venne l'idea del viaggio in
una grande città europea. Scartai subito Londra e Parigi che conoscevo molto
bene, e Amsterdam, già visitata in precedenza. Mi rimanevano Vienna, Praga e
appunto Barcellona tra le città che avevo intenzione di visitare. Optai per la Spagna per il timore di trovare troppo freddo in quegli altri luoghi, anche considerando la stagione invernale. Lo feci anche perché mi avevano descritto Barcellona come una città piena di vita. In verità, anni addietro, l'avevo visitata, ma solo per un giorno, anzi, mezza giornata. Era capitato durante una crociera, e mi ero potuta rendere conto solo approssimativamente delle bellezze di quella città.
Ma il primo problema fu che non ero l'unica che aveva scelto la Catalogna come
meta per trascorrere il capodanno. Di posti in albergo ne erano rimasti
veramente pochi, e quei pochi non mi soddisfacevano, almeno per quanto riguardava gli hotel del centro storico, vicino alla Rambla per intenderci.
Quella mia decisione era stata presa in effetti all'ultimo momento. Il
proprietario dell'agenzia di viaggi verso il quale mi ero rivolta, un uomo tra
l'altro che conoscevo molto bene e che sbavava letteralmente per me, mi fece
però una proposta. Aveva trovato un bell'albergo sul lungomare che faceva al caso mio ma, chi conosce la città lo sa benissimo, un po' distante dal centro. Era un hotel più adatto alla stagione estiva che a quella invernale, ma aggiunse che con poche fermate di metropolitana e con quindici minuti di autobus sarei arrivata in pieno centro. Il prezzo era decisamente buono rispetto al valore dell'albergo, e quindi accettai quella soluzione. Ormai ero entrata nell’idea di andare quei giorni a Barcellona e, testarda come ero, niente mi avrebbe fatto cambiare idea.
Non sapevo che quella destinazione che d’inverno rimaneva un po' isolata sarebbe stata di basilare importanza per l'aggiunta di quel famoso tassello di cui ho parlato in precedenza. Svegliai dunque Marco che immediatamente si mise in piedi di fronte a me. Lo accarezzai amorevolmente e senza alcun problema, malgrado tornassi in quel momento da un incontro con un mio amante. Incontro che, tra l'altro, era stato per me particolarmente soddisfacente. Avevo ancora indosso gli abiti di scena che avevo coperto con un cappotto che mi ero tolta appena entrata a casa. Indossavo un abito di lattice rosso e scarpe col tacco a spillo dello stesso colore. Roba da far resuscitare un morto. Il vestito mi stava attillato come una seconda pelle e, naturalmente, era cortissimo. Sorrisi pensando a come quel look avesse appena mandato in visibilio il mio amante.
"Bentornata a casa, Padrona", mi disse, per poi inginocchiarsi ai miei piedi per baciarmeli. Era la prassi. Lui mi accoglieva sempre in quel modo. Lo feci rialzare muovendo il mio dito indice su e giù e lo presi per il mento. Adoravo prenderlo in quel modo. Ogni mio gesto, ogni mia frase erano studiati apposta per aumentare la mia dominazione sui miei uomini. Lo baciai, e lui si aggrappò a me come avrebbe fatto un naufrago con un salvagente. Ero tutto per lui.
"Ora che sono tornata sei più tranquillo?"
"Sì, mia Padrona, adesso sì."
Lo mandai ad accendermi una sigaretta, e quindi mi misi seduta sul letto, accavallando le mie lunghe gambe, e riducendo ancor di più il mio abito già cortissimo. Marco si inginocchiò di nuovo, stavolta con il posacenere in mano ed un'erezione gigantesca che gli usciva dagli slip.
Facevo dondolare il piede in modo studiato, proprio per sedurlo, fumando in
modo altrettanto studiato.
"Non mi chiedi se ho trascorso una buona serata?" gli chiesi. Era anche
quello un modo per affermare una volta di più il mio immenso potere su di lui.
Farmi chiedere se mi ero divertita con il mio amante. Pazzesco!
"Mi perdoni, Padrona. Ha trascorso una buona serata?"
"Molto buona. Dovrei fartelo conoscere e farvi diventare amici. E naturalmente tu saresti costretto ad accettare questa mia decisione."
"Certo, Padrona, qualsiasi cosa lei mi ordina per me è sacra. E io farei di tutto pur di rimanere accanto a lei."
"Lo so, lo so," asserii tranquilla e sicura del potere che avevo. Forse in
quel momento ci stavo pensando seriamente a quell'ipotesi, anche se in seguito
rinunciai a quell'ulteriore umiliazione nei suoi confronti. Poi comunque, ripresi il discorso "Ma non è di questo che volevo parlarti stasera. Ho una
sorpresa per te, e credo proprio che sarà una bella sorpresa."
"Una bella sorpresa per me, Padrona? Qualunque cosa sia, è meraviglioso che
lei abbia pensato a me."
"Questo è certo. Ma tu sai che hai un posto speciale nel mio cuore. Gli altri miei schiavi vanno e vengono, mentre tu rimani accanto a me. E’ un grande onore che dovrai sempre meritarti.”
Lo vidi deglutire nervosamente, mentre gettavo il fumo verso il soffitto. Era finito il tempo in cui mi creavo problemi per fumare in camera. “Io… sì, Padrona. Mi dovrò sempre meritare l’onore di rimanere accanto a lei.”
“Ne sono sicura. Anche perché tu senza di me non potresti nemmeno vivere. Bene, adesso torniamo alla sorpresa di cui ti parlavo. Ho deciso che dopodomani partiremo per Barcellona. Io e te da soli. Sei contento?"
La faccia di mio marito si spalancò dalla gioia e mi baciò i piedi. "Grazie, Padrona, grazie. E' veramente una magnifica sorpresa. Sono felicissimo."
"Naturalmente dovrai meritarti quest'onore di venire con me. Una piccola
stronzata da parte tua e ci faccio venire qualcun altro."
"Oh, no, Padrona. Vedrà che sarò uno schiavo perfetto per lei. Sarà meraviglioso. Io e lei da soli."
Mi alzai dal letto e feci alzare anche lui. Osservai con soddisfazione il suo cazzo che usciva dai suoi boxer.
"Hai voglia?"
"Sì, Padrona, io ho sempre voglia di lei."
"Guardami, allora", feci, iniziando a toccarmi il seno che, strizzato in
quell'abito, sembrava almeno di una misura superiore
"E' bellissima mia Signora. Bellissima!"
"Vieni, allora. La tua padrona te lo ordina."
Marco non se lo fece ripetere e venne al mio comando. Era da tanto tempo ormai che ero conscia di quello che potevo fare con mio marito, ma ogni volta che si riproponeva una situazione del genere, praticamente con cadenza giornaliera, la mia sensazione di potere aumentava ancor di più di quella, già smisurata, che possedevo e, di pari passo, aumentava la mia voglia di sesso. Come in quel momento.
Malgrado potessi considerarmi sazia della seduta con il mio amante, avvertii il consueto fremito, il desiderio aumentare e le mie mutandine addirittura bagnarsi. Ma era tardi e non volevo certo addormentarmi all'alba. Mi accontentai di farmela leccare. Appena sentii la sua lingua sul mio clitoride, ebbi quasi immediatamente un orgasmo. Avrei voluto scoparmelo, ma l’ora tarda mi fece desistere. Per quella sera andava bene così. Gli feci pulire con la lingua il suo sperma e poi lo rimandai a letto, felice come una pasqua.
Iniziarono quindi i nostri preparativi per il viaggio, anche se è più esatto dire che quelle incombenze toccarono quasi esclusivamente a Marco. Lui preparò le valigie, sistemando nelle mie tutte le cose sensuali che avevo, oltre ai capi di abbigliamento normali, mentre io mi dedicai soprattutto al lato economico di quel viaggio.
Due giorni dopo eravamo a Barcellona, esattamente il 30 dicembre.
Stava per iniziare uno dei capitoli più strabilianti della mia carriera di dominatrice.
Era ovvio che dipendeva dalla sua paura di non vedermi rientrare. Da quando gli avevo detto chiaro in faccia che avevo anche degli amanti sottomessi, poco meno di tre anni prima, quella poteva considerarsi l'unica differenza che riguardava il nostro rapporto che, per il resto, malgrado i miei continui tradimenti, non era cambiato di una virgola. Lui viveva per me, e se doveva dividermi con altri uomini, quello era il danno collaterale che aveva creato volendomi far diventare la sua padrona. Sempre ammesso che non ne fosse anche contento, cosa che non sono mai riuscita ad appurare completamente. Quelle rare volte che avevamo affrontato l'argomento, lui si era sempre dichiarato non favorevole ai miei tradimenti, ma lo aveva fatto sempre in modo molto soft, avendo quasi paura di non urtare troppo la mia suscettibilità, ma a me rimaneva il dubbio. Provava troppo piacere nel vedermi vestita sexy, si sentiva troppo orgoglioso nel vedere gli uomini che si giravano a guardarmi per non pensare che anche il tradimento fosse un suo piacere. Soprattutto considerando che si trattava di tradimenti che implicavano la dominazione degli altri uomini. E sono sempre stata convinta che, almeno in questo, cioè il fatto che altri uomini si sottomettessero a me, a sua moglie, fosse per lui un gradimento assoluto. Il tradimento vero e proprio, l'atto sessuale che io avevo con gli altri, per intenderci, forse non lo entusiasmava, ma per me quello restava imprescindibile dalla dominazione, in quanto ero arrivata alla conclusione che solo il desiderio del mio corpo poteva soggiogare a tal punto uomini che non avevano mai avuto l'idea della sottomissione. Fermo restando che quando iniziavo quel gioco, ero io stessa a non poter più fare a meno del sesso.
Rimaneva per Marco il timore che io potessi lasciarlo, e questo invece creava in me delle spaventose sensazioni di potere.
Ho raccontato di come la nostra vita fosse fatta anche di piccole tenerezze e di affetto, ma quando entravo nei panni della moglie dominante sapevo essere crudele e sadica, e a tirar fuori la mia anima nera. Ormai non mi curavo più di nascondere le mie relazioni, e a volte mi capitava anche di parlare al telefono con i miei amanti mentre ero vicino a mio marito. Il tutto con la massima tranquillità possibile. Anzi, mi sembrava di notare in lui una sensazione di orgoglio quando mi sentiva dare ordini ai miei sottomessi, lo notavo, percepivo quella sensazione, anche se non affrontai mai direttamente l'argomento nemmeno in seguito. Quello che è certo è che io avevo toccato ormai i massimi livelli di trasgressione proprio in concomitanza con la sottomissione di Ruggiero. Ma era proprio con Marco che io toccavo l’apice della mia voglia di potere, ed era questo il motivo per cui attendevo quelle sere con maggior desiderio di quanto aspettassi quelle coi miei amanti. Con mio marito abbandonavo ogni remora. Se con i miei schiavi amanti dovevo fare attenzione, con Marco potevo andare a ruota libera.
Alcune settimane prima della nostra partenza infatti, durante uno dei due giorni a settimana che dedicavo a Marco, avevo indossato come al solito i miei pantaloni di lattice neri, uno striminzito top trasparente e avevo calzato quelle scarpe impossibili col tacco da venti centimetri. Quel tipo di calzature le mettevo esclusivamente per la dominazione, e avevo imparato col tempo a saperci camminare abbastanza speditamente. Sapevo perfettamente che mio marito non era assolutamente in grado di resistermi vestita in quel modo. Era stato, del resto, proprio lui a volermi così, facendomi comprare quelle cose a Londra. L'avevo accontentato, salvo poi ritrovarmi io stessa a meraviglia dentro quei panni. Lui non resisteva. Gli veniva un tremore pazzesco e un'erezione eccezionale, che solo a fatica riusciva a non far sfociare in un'eiaculazione, cosa che lui non poteva assolutamente fare senza il mio consenso. E questo solo guardandomi, senza nemmeno sfiorarmi. Ovviamente, cercavo di prolungare il più possibile quella situazione che consideravo forse il momento in assoluto più sensuale delle nostre serate, non secondo neanche al momento del sesso vero e proprio. Un’altra delle mie abitudini e dei miei desideri era quello di pretendere che lui si facesse trovare completamente nudo al mio arrivo. Quindi, tende a tutte le finestre e lui col pene dritto già solo al pensiero. Mi andavo a vestire in lattice, mi truccavo piuttosto pesantemente ed ero pronta. Ma non si iniziava subito. Prima dovevo cenare, e quindi essere servita a tavola. Anche quella era una situazione paradossale e piena di erotismo. Adoravo vivere quei momenti, io vestita in lattice, provocante e sensuale, e lui nudo, con il pene quasi in continuazione eretto, neanche si fosse preso una scatola di viagra. Il bello era che quella sua erezione era completamente naturale, dovuta esclusivamente all'enorme desiderio che provava per la sottoscritta. A quel punto dipendeva molto dalla mia fantasia. Di solito, all’inizio mi divertivo a giocare con lui solo sul piano erotico, soprattutto con le parole e con i gesti, provocandolo in continuazione.
Di sicuro, quella sua continua eccitazione continuava a provocarmi i soliti sconquassi ormonali che faticavo enormemente a tenere sotto controllo. Vivevamo ambedue, per opposti motivi, in uno stato di eccitazione perenne. Solo alla fine della cena cominciavo di solito a esercitare anche il potere fisico. A quel punto infatti, iniziavo a mettergli le mani addosso. Niente di particolare, anche perché i miei movimenti erano alquanto limitati dal mio vestiario. Inoltre mi ero resa conto che mio marito iniziava a essere troppo debole per me, e non volevo che corresse rischi per la sua incolumità, ma una bella dose di schiaffi, anche piuttosto pesanti, abbinata a dolorose torsioni, non gliela toglieva nessuno. Oppure, ed era tremendamente eccitante per me, sculacciarlo in modo talmente pesante da impedirgli persino di sedersi. Per la sua e per la mia goduria, la differenza tra noi due cominciava a essere abissale anche a livello di forza fisica e non provavo più alcuna difficoltà nell’impormi, giocando addirittura con lui. I miei muscoli, che comunque non deturpavano affatto il mio corpo perfetto ma lo abbellivano considerevolmente, erano diventati d’acciaio. E non era un modo di dire. Mi bastava prendere la mano di mio marito, stringergliela, per fargli sentire un dolore assurdo. E siccome lo facevo anche coi miei amanti, ero certa che nessuno di loro fingesse. Ma me ne accorgevo in palestra. Il mio allenatore mi diceva di fermarmi, di non aumentare ancora di più la mia forza fisica perché ero ormai a un livello altissimo, ma io non volevo saperne. Volevo diventare sempre più forte. Ciò che riuscivo a sollevare era ormai a un livello professionale. Senza contare la mia bravura nel judo e nella kickboxing. Ero ormai diventata veramente una donna con delle potenzialità fisiche enormi. Anzi, ero diventata una vera e propria arma letale.
Tornando a ciò che facevo con mio marito, più era la facilità con la quale mi imponevo, e maggiore era la sua eccitazione. Solo allora gli davo il permesso di venirsene la prima volta. Era necessario per lui, poverino, che era ormai allo stremo. Lo era anche per me in modo che poi, quando aveva una nuova erezione, e quando si iniziava quindi a fare l'amore, poteva avere una durata eccezionale. E mio marito su questo non era secondo a nessuno, malgrado i termini di paragone ormai fossero diventati piuttosto numerosi. Quando se ne veniva la prima volta o, comunque, quando lo faceva al di fuori della penetrazione, l’obbligavo a leccare il suo stesso sperma. La prima volta, tanti anni prima, era rimasto di sasso. Non contemplava questo tipo di sottomissione. Mi sarebbe bastato obbligarglielo e l’avrebbe fatto, come ogni cosa io gli dicevo di fare, ma volli essere più cattiva. Doveva comprendere che con me non poteva permettersi nemmeno di tentennare. Lo picchiai duramente, malgrado mi pregasse di smettere in quanto avrebbe leccato il suo sperma. Ma non potevo tollerare alcun tipo di indecisione, e la lezione avrebbe dovuto essere pesante. Furono minuti pesantissimi per lui. Lo colpii ripetutamente per stroncare anche in seguito ogni piccolo tentennamento. Anche in volto. Alla fine lo afferrai dietro il collo spingendolo violentemente a terra per obbligarlo a ottemperare al mio ordine. Una delle torsioni che gli feci fu talmente violenta che gli slogai la spalla, obbligandolo a portare un tutore per un paio di settimane. Ma avevo ottenuto ciò che volevo, e a volta seguente non ci fu nemmeno il bisogno di dargli l’ordine. Mi bastò guardarlo e indicargli lo sperma caduto sul pavimento per far sì che lui si affrettasse a leccare e a pulire.
Tornando all’abbigliamento sensuale che usavo sfoggiare, Marco non era il solo a essere completamente in balia di me quando indossavo quei capi in lattice. Se mio marito amava in modo particolare i pantaloni aderentissimi, altri mi preferivano invece con vestiti molto corti, sempre in lattice, lasciando quindi le mie gambe in bella vista. E io rivivevo con loro quasi le stesse emozioni che provavo con mio marito. Naturalmente nessuno si azzardava a chiedermi come dovessi andare vestita da loro, ma era piuttosto facile per me capire i loro gusti, i loro desideri, cercando poi di accontentarli, per quanto mi fosse possibile. E sì! Può sembrare strano per una che viveva una vita come la mia, piena di uomini semplicemente pazzi di desiderio per me, ma senza che lo dicessi chiaramente in faccia a loro mi piaceva cercare di fare certe cose, vestirmi in un certo modo, tale da farli più felici ed eccitarli maggiormente. Era un po' come la vecchia frase della nonna, quella frase che diceva di prendere gli uomini per la gola, rivisitata e corretta secondo le mie attitudini, naturalmente. Io non li prendevo per la gola in senso metaforico, e quelle volte che lo facevo era proprio in modo letterale, quando le mie mani si stringevano sui loro colli come se fossero tenaglie. Dal punto di vista culinario invece, erano proprio loro che dovevano prepararmi la cena. Il mio compito, semmai, era di soddisfarli prima di tutto visivamente, presentandomi sempre al massimo, per renderli completamente dipendenti da me, sia eroticamente che sessualmente. Con il risultato che lo diventavano anche sentimentalmente. Naturalmente tutto doveva rientrare prima nei miei parametri.
Ad esempio, non mi facevo problemi nel fare sesso orale con loro. Mi piaceva prenderlo in bocca, lo trovavo molto erotico. Amavo sentire i loro cazzi diventare turgidi dentro la mia bocca, leccare il loro glande, vederli elemosinare il mio permesso di venirsene, ma non era una pratica che concedevo sempre. Il pompino lo dovevano desiderare ardentemente e, ovviamente, non dovevano mai richiederlo. Al contrario, il sesso orale lo pretendevo sempre per me. Sia davanti che dietro. La loro lingua nella mia fica e all’interno del mio delizioso culetto era imprescindibile. E a nessuno di loro sembrava dispiacere.
Anche Ruggiero non faceva eccezione alla regola, e diventava fragile e tremante quando mi vedeva vestita provocante. Avevo scoperto ben presto che tutti i miei abiti di lattice gli facevano letteralmente perdere la testa, come avevo potuto notare la sera della sua sottomissione, quando lo feci venire con un semplice bacio per la prima volta. Quella era diventata una piacevole consuetudine per me, e adoravo vedere come mi bastasse avvicinare la mia bocca alla sua e lui se ne veniva come una fontana. E non aveva nemmeno istinti sottomessi. Bastava la mia bellezza e la mia spudorata sensualità a fargli eruttare sperma. Anche se lui stesso ammise che la scoperta della sottomissione, almeno nei confronti di una donna come me, era stata esaltante.
Tornando a quella serata con Marco, mentre lo tenevo per un braccio e mentre lo stavo schiaffeggiando, mi venne una folle idea. Smisi per un momento di dargli ceffoni e lo trascinai con me, sempre tenendolo fermamente per il polso e presi il telefonino per fare una videochiamata a Ruggiero.
"Che cosa stai facendo", esordii, mentre Marco continuava a piagnucolare per il dolore che gli procuravo stringendogli semplicemente il polso.
“Padrona, che bella sorpresa! Stavo pensando a lei, come sempre."
"Bene," feci, in preda alla solita smania che mi prendeva in quei momenti. "Ora
spogliati completamente, e guardami. Sono vestita con i miei pantaloni di
lattice. So che ti piacciono tanto e che non puoi resistermi. Ora voglio che
ti ecciti, senza toccarti."
Vidi che si spogliava, e notai subito il suo cazzo dritto che svettava maestoso. "Sono eccitato, Padrona. Solo parlando con lei e ammirandola. Lei è bellissima e non capisco più niente."
"Adesso toccati lievemente. Sfioralo ma non farti la sega. E poi vieni. Vieni per la tua padrona. So che non puoi resistermi"
“Sì, Padrona, ci sono quasi.”
Sorridendo, mi rivolsi poi a Marco, aumentando la mia forza per causargli maggiore dolore. "Voglio che anche tu venga al cospetto della tua padrona. E tu lo fatai senza toccarti." Non dovetti attendere molto. Il cazzo di Marco era già duro al massimo. Come sempre durante la mia dominazione. Come sempre grazie alla mia bellezza, alla mia sensualità, al mio abbigliamento sexy. Inoltre, la mia presa ferrea, pur procurandogli tanto dolore, lo rendeva completamente inerme nelle mie mani, proprio come a lui piaceva. Il suo cazzo iniziò a sussultare, e poi gli schizzi di sperma fuoriuscirono inesorabilmente in modo violento, andando a finire sul pavimento. Contemporaneamente, anche Ruggiero, dall'altro capo del telefono, fece altrettanto.
Ero soddisfatta, fiera del mio potere che diventava sempre più enorme nei confronti dei miei schiavi. Questo era solo un esempio di cosa riuscivo a fare con i miei uomini, e come io mi potessi sentire al loro confronto. Mi sentivo sempre più una vera divinità alla quale tutto era concesso, tutto era possibile. Almeno per ciò che riguardava quelle situazioni, salvo tornare una donna quasi normale per quanto riguardava le altre situazioni della mia vita, in special modo quella lavorativa.
Ritornando a quella sera e al mio rientro a casa, quella volta c'era un motivo in più per svegliare Marco, oltre che per farlo dormire più serenamente. Ci trovavamo a cavallo tra Natale e capodanno, e io mi sentivo veramente bisognosa di riposo, con una voglia pazzesca di staccare la spina. Non avevo un attimo di riposo nella mia giornata tipo, tutto era calcolato con teutonica precisione, persino i miei momenti di pausa. Per tutto il mese di dicembre poi, ero stata pressata dal lavoro. Alcune volte, addirittura, ero stata costretta a rinunciare al mio solito pomeriggio libero. D'altronde, si trattava della mia attività, del mio guadagno, che ormai aveva superato quello di mio marito, e quel lavoro mi stava dando delle soddisfazioni notevoli, anche se rinunciare ai miei allenamenti per me era veramente un brutto colpo, e lo facevo solo in casi estremi. I due giorni di festa, Natale e Santo Stefano, li avevo trascorsi con
la famiglia a riposare, ma il giorno seguente mi venne l'idea del viaggio in
una grande città europea. Scartai subito Londra e Parigi che conoscevo molto
bene, e Amsterdam, già visitata in precedenza. Mi rimanevano Vienna, Praga e
appunto Barcellona tra le città che avevo intenzione di visitare. Optai per la Spagna per il timore di trovare troppo freddo in quegli altri luoghi, anche considerando la stagione invernale. Lo feci anche perché mi avevano descritto Barcellona come una città piena di vita. In verità, anni addietro, l'avevo visitata, ma solo per un giorno, anzi, mezza giornata. Era capitato durante una crociera, e mi ero potuta rendere conto solo approssimativamente delle bellezze di quella città.
Ma il primo problema fu che non ero l'unica che aveva scelto la Catalogna come
meta per trascorrere il capodanno. Di posti in albergo ne erano rimasti
veramente pochi, e quei pochi non mi soddisfacevano, almeno per quanto riguardava gli hotel del centro storico, vicino alla Rambla per intenderci.
Quella mia decisione era stata presa in effetti all'ultimo momento. Il
proprietario dell'agenzia di viaggi verso il quale mi ero rivolta, un uomo tra
l'altro che conoscevo molto bene e che sbavava letteralmente per me, mi fece
però una proposta. Aveva trovato un bell'albergo sul lungomare che faceva al caso mio ma, chi conosce la città lo sa benissimo, un po' distante dal centro. Era un hotel più adatto alla stagione estiva che a quella invernale, ma aggiunse che con poche fermate di metropolitana e con quindici minuti di autobus sarei arrivata in pieno centro. Il prezzo era decisamente buono rispetto al valore dell'albergo, e quindi accettai quella soluzione. Ormai ero entrata nell’idea di andare quei giorni a Barcellona e, testarda come ero, niente mi avrebbe fatto cambiare idea.
Non sapevo che quella destinazione che d’inverno rimaneva un po' isolata sarebbe stata di basilare importanza per l'aggiunta di quel famoso tassello di cui ho parlato in precedenza. Svegliai dunque Marco che immediatamente si mise in piedi di fronte a me. Lo accarezzai amorevolmente e senza alcun problema, malgrado tornassi in quel momento da un incontro con un mio amante. Incontro che, tra l'altro, era stato per me particolarmente soddisfacente. Avevo ancora indosso gli abiti di scena che avevo coperto con un cappotto che mi ero tolta appena entrata a casa. Indossavo un abito di lattice rosso e scarpe col tacco a spillo dello stesso colore. Roba da far resuscitare un morto. Il vestito mi stava attillato come una seconda pelle e, naturalmente, era cortissimo. Sorrisi pensando a come quel look avesse appena mandato in visibilio il mio amante.
"Bentornata a casa, Padrona", mi disse, per poi inginocchiarsi ai miei piedi per baciarmeli. Era la prassi. Lui mi accoglieva sempre in quel modo. Lo feci rialzare muovendo il mio dito indice su e giù e lo presi per il mento. Adoravo prenderlo in quel modo. Ogni mio gesto, ogni mia frase erano studiati apposta per aumentare la mia dominazione sui miei uomini. Lo baciai, e lui si aggrappò a me come avrebbe fatto un naufrago con un salvagente. Ero tutto per lui.
"Ora che sono tornata sei più tranquillo?"
"Sì, mia Padrona, adesso sì."
Lo mandai ad accendermi una sigaretta, e quindi mi misi seduta sul letto, accavallando le mie lunghe gambe, e riducendo ancor di più il mio abito già cortissimo. Marco si inginocchiò di nuovo, stavolta con il posacenere in mano ed un'erezione gigantesca che gli usciva dagli slip.
Facevo dondolare il piede in modo studiato, proprio per sedurlo, fumando in
modo altrettanto studiato.
"Non mi chiedi se ho trascorso una buona serata?" gli chiesi. Era anche
quello un modo per affermare una volta di più il mio immenso potere su di lui.
Farmi chiedere se mi ero divertita con il mio amante. Pazzesco!
"Mi perdoni, Padrona. Ha trascorso una buona serata?"
"Molto buona. Dovrei fartelo conoscere e farvi diventare amici. E naturalmente tu saresti costretto ad accettare questa mia decisione."
"Certo, Padrona, qualsiasi cosa lei mi ordina per me è sacra. E io farei di tutto pur di rimanere accanto a lei."
"Lo so, lo so," asserii tranquilla e sicura del potere che avevo. Forse in
quel momento ci stavo pensando seriamente a quell'ipotesi, anche se in seguito
rinunciai a quell'ulteriore umiliazione nei suoi confronti. Poi comunque, ripresi il discorso "Ma non è di questo che volevo parlarti stasera. Ho una
sorpresa per te, e credo proprio che sarà una bella sorpresa."
"Una bella sorpresa per me, Padrona? Qualunque cosa sia, è meraviglioso che
lei abbia pensato a me."
"Questo è certo. Ma tu sai che hai un posto speciale nel mio cuore. Gli altri miei schiavi vanno e vengono, mentre tu rimani accanto a me. E’ un grande onore che dovrai sempre meritarti.”
Lo vidi deglutire nervosamente, mentre gettavo il fumo verso il soffitto. Era finito il tempo in cui mi creavo problemi per fumare in camera. “Io… sì, Padrona. Mi dovrò sempre meritare l’onore di rimanere accanto a lei.”
“Ne sono sicura. Anche perché tu senza di me non potresti nemmeno vivere. Bene, adesso torniamo alla sorpresa di cui ti parlavo. Ho deciso che dopodomani partiremo per Barcellona. Io e te da soli. Sei contento?"
La faccia di mio marito si spalancò dalla gioia e mi baciò i piedi. "Grazie, Padrona, grazie. E' veramente una magnifica sorpresa. Sono felicissimo."
"Naturalmente dovrai meritarti quest'onore di venire con me. Una piccola
stronzata da parte tua e ci faccio venire qualcun altro."
"Oh, no, Padrona. Vedrà che sarò uno schiavo perfetto per lei. Sarà meraviglioso. Io e lei da soli."
Mi alzai dal letto e feci alzare anche lui. Osservai con soddisfazione il suo cazzo che usciva dai suoi boxer.
"Hai voglia?"
"Sì, Padrona, io ho sempre voglia di lei."
"Guardami, allora", feci, iniziando a toccarmi il seno che, strizzato in
quell'abito, sembrava almeno di una misura superiore
"E' bellissima mia Signora. Bellissima!"
"Vieni, allora. La tua padrona te lo ordina."
Marco non se lo fece ripetere e venne al mio comando. Era da tanto tempo ormai che ero conscia di quello che potevo fare con mio marito, ma ogni volta che si riproponeva una situazione del genere, praticamente con cadenza giornaliera, la mia sensazione di potere aumentava ancor di più di quella, già smisurata, che possedevo e, di pari passo, aumentava la mia voglia di sesso. Come in quel momento.
Malgrado potessi considerarmi sazia della seduta con il mio amante, avvertii il consueto fremito, il desiderio aumentare e le mie mutandine addirittura bagnarsi. Ma era tardi e non volevo certo addormentarmi all'alba. Mi accontentai di farmela leccare. Appena sentii la sua lingua sul mio clitoride, ebbi quasi immediatamente un orgasmo. Avrei voluto scoparmelo, ma l’ora tarda mi fece desistere. Per quella sera andava bene così. Gli feci pulire con la lingua il suo sperma e poi lo rimandai a letto, felice come una pasqua.
Iniziarono quindi i nostri preparativi per il viaggio, anche se è più esatto dire che quelle incombenze toccarono quasi esclusivamente a Marco. Lui preparò le valigie, sistemando nelle mie tutte le cose sensuali che avevo, oltre ai capi di abbigliamento normali, mentre io mi dedicai soprattutto al lato economico di quel viaggio.
Due giorni dopo eravamo a Barcellona, esattamente il 30 dicembre.
Stava per iniziare uno dei capitoli più strabilianti della mia carriera di dominatrice.
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