Moglie per un giorno

di
genere
dominazione

«Ho trovato cosa farti per il tuo compleanno.»
Glielo dico mentre siamo sul divano, davanti alla seconda puntata della terza serie. Non capiamo più niente di quello che succede sullo schermo.
Abbiamo anche una vita normale, noi due.
O quasi.
Marco lavora solo quando gliene viene voglia. È ricco, non so di preciso quanto, ma quanto gli basta per non dover fingere. Non ha pretese. Ha cambiato l’auto solo perché la vecchia non avrebbe più passato la revisione.
Sono appoggiata a lui col fianco e ho paura. È proprio quando lo sento così vicino che mi prende la paura di perderlo.
No, non mi interessa di Giulia, la bella barista del piano di sotto. So che se se la scopa, me lo dice lui stesso. E non mi dà fastidio nemmeno che sia ancora legato alla ex moglie. Marco è fatto così: si prende cura di tutte. Non posso essere gelosa. Sarebbe ridicolo.
Il vero problema è un altro. Lui non mi ama quanto lo amo io, e questa sproporzione mi fa sentire in colpa con lui. Non posso averlo tutto, lo so. Ma mi desidera. E io mi do tutta, anche a pezzi.
«E posso sapere cosa sarebbe?» Mi chiede dopo dieci secondi.
Non distoglie lo sguardo dallo schermo. Però è eccitato. Lo avverto con la pelle, prima ancora che con gli occhi. Sono in slip e felpa, a gambe nude, come mi vuole lui. Il telecomando nero mi viene appoggiato tra le cosce. Me lo sfrega, premendo forte. I tasti mi grattugiano le mutandine. Mi prende un brivido lungo.
«Me lo dici o no?»
«Sarò tua moglie per un giorno.»
L’ho sorpreso. Si blocca. Il telecomando resta fermo contro il mio pube. Ho infranto un suo tabù. Ho nominato il matrimonio.
Si volta di nuovo verso lo schermo muto. Fissa le immagini senza audio. Sta per alzarsi ed andarsene, lo sento dal modo in cui il suo corpo si prepara a staccarsi dal mio.
«Aspetta. Scherzo. È per gioco.»
Ho già l’iPad pronto sul tavolino. Mi allungo per prenderlo e glielo metto sulle ginocchia.
«Ho scritto a questi.»
Sono gli annunci di un sito che usavo prima di lui per cercare avventure senza pensieri. Ma questa è la sezione cuckold.
Marco non alza gli occhi dal tablet. Rialza solo il volume della televisione. Lo sento teso. Sono inquieta. Ho quasi paura di abbassare lo sguardo.
Gli è venuto duro.
«Questo ti ha risposto?», chiede senza guardarmi.
Mi indica lo schermo.
Un annuncio in evidenza: 'Gangbang per la tua mogliettina'.

«Sì… Ho sbagliato?» Sono già in panico. «Per il tuo compleanno, pensavo che…»
Marco non risponde. Mi apre la mail, quella anonima. Gli ho dato tutto di me.
Trova subito il messaggio. Lo conosco a memoria, ma rileggo da sopra la sua spalla.
'Ciao Daniela, sono libero per il compleanno di tuo marito e posso farti trovare tutti i cazzi che vuoi. Se sei veramente interessata mandami una tua foto su tg, non mi interessa il viso…' Non ha messo nemmeno il nome, solo il contatto.
«Dove sono?» mi chiede.
«Vicino a Padova.»
«Si può fare.»
Cerca il contatto su Telegram.
«Alzati.»
Mi scatta una foto. Primo piano del culo. Non so se è la mia parte migliore. È quella che mi fa sentire più sua quando se la prende.
Marco s'è rilassato. Torna a guardare l’episodio che non gli interessa. Il cellulare resta sul cuscino, vicino alla sua mano.
Gli sbottono un bottone alla volta, cercando di non toccarlo. Non voglio che mi cacci via. Ma è rilassato. Vuole un pompino.
Torno a respirare. Ho quasi voglia di piangere dalla felicità, ho il suo cazzo in mano. Da assaporare, da lisciare come un mio trofeo.

Arriva un messaggio:
Chiamami adesso.
Marco me lo passa senza una parola. Il telefono è ancora caldo dalla sua mano.
Risponde al terzo squillo.
«Ciao, sono Daniela.»
La voce dall’altra parte è bassa, precisa, professionale. Non ha fretta.
«Bene, quindi sei decisa. Ma lo fai liberamente o sei obbligata?»
Marco mi fa sedere in braccio, a cavalcioni, girata di schiena. Mi apre con due dita e mi fa scendere sul suo cazzo. Mi penetro fino in fondo. Sento ogni centimetro aprirmi.
«Lo voglio anche io», rispondo. La voce mi esce già rotta. «Siamo d’accordo tutti e due.»
Lui non si accontenta.
«Te lo chiedo una seconda volta. Voglio esserne certo. Sei libera di farlo?»
Marco mi tiene ferma per i fianchi e me lo spinge in su. Sono impalata nel suo grembo. Non riesco a muovermi. Il piacere mi arriva a ondate corte, vergognose.
«Sì. Sono libera.»
Silenzio di un secondo.
«Lui è lì con te?»
«Sì.»
«Passamelo.»
Ripasso il telefono.. Resto conficcata in lui. Marco parla dietro il mio orecchio, con la voce calma di sempre, ma gli batte il polso contro il mio seno.
«Sono Marco.»
«Hai davvero una bella mogliettina. Quanto è cagna?»
«Molto.»
«Noi siamo veri professionisti, lo facciamo da cinque anni. Potete star tranquilli con noi e niente foto o riprese.. nemmeno tu... Tu devi dirmi solo quanti cazzi vuoi per lei? Se è davvero il suo culetto quello che mi hai mandato, posso trovartene almeno otto per il tuo compleanno. Dai trentadue ai cinquantaquattro anni. Anche XL. Due sono cazzi negri. Gente sana, veri tori. Bastano o sono troppi per la tua troia?»
Il cazzo di Marco mi sussulta dentro. Io stringo i muscoli intorno a lui senza volerlo, per non cadere in avanti
«La foto è vera», dice. «Se vuoi te ne mando altre.»
Il tipo ride.
«L’hai già fatta scopare da altri?»
Marco risponde col tono da amicone di spogliatoio: «Sì. Da un nostro amico. Scopano davanti a me.»
«Ti mette le corna e ti dà il contentino. Sei uno che guarda solo?»
«No. Scopiamo… solo che mi piace vederla.» Marco recita benissimo con lui. A me strizza il capezzolo sotto la felpa. Una fitta che mi tende le orecchie.
«La tua cagna ha mai fatto gang?»
«Non così tanti.» Marco mente. Al club sono da dieci in su. «Il mese scorso ho pagato due bull.» Questo è vero. Dannatamente vero.
«Cazzo, e quelli si sono fatti pagare per un culo così? L’hanno almeno fatta godere? È una cagna che merita.»
«Due ore da paura. E a lei non è bastato.»
«Ci pensiamo noi allora. Fidati, te la tempestiamo di cazzi da farle implorare pietà... Ma tu non mi prendi per il culo, vero? È davvero lei? Quanti anni ha?»
«Trenta. Aspetta un attimo....»
Marco poggia il cellulare. Mi solleva per i fianchi, mi sfila e poi mi riabbassa premendomi contro l’ano. Lo sento rientrare. È largo, bagnato dei miei umori. Un piacere ignobile. Mi penetro da sola, di peso. Sono sua. Mi ha trafitto. Lo sento godere dentro di me mentre riprende il telefono.
«Scusami, ho dovuto prima chiederlo a lei. Nel tuo annuncio hai messo una cosa che è parecchio intrigante. Organizzi veramente finti stupri?»
«Certo. In tutta sicurezza. Me la consegni, te la incappuccio e te la porto nella taverna della mia villetta. Te la gonfiamo per tre ore e la tua troia non saprà nemmeno quanti cazzi ci sono... Ti interessa roba forte, quindi. Ma lei ci sta davvero?»
Marco appoggia il cellulare sulla mia spalla.
«Sì, ho sentito», dico. «Va bene.»
Il tipo non ci crede.
«Senti, sarai anche una bella cagna, ma la prima volta si fa una cosa normale. Ti riempiamo di cazzi, ti usiamo per bene, e basta. È meglio così. Se tutto va liscio, la volta dopo organizziamo iquello che volete.»
Marco mi torce il capezzolo. L’altra mano mi passa il telefono e mi artiglia sotto. Le dita mi aprono e penetrano mentre il cazzo mi picchia duro da sotto, rompendomi i polmoni.
«No», riesco a dire. «Voglio quello che ti ha detto lui... Sì, il finto stupro.»
«E poi non è che ti metti a frignare? Io mi impegno con un sacco di gente. Non voglio cazzi. Ti sei mai fatta legare?»
Mi gira la testa. È una domanda che mi spalanca davanti agli occhi tutta la mia vita con Marco.
«Mi lega solo lui!» Quasi urlo.
Marco mi toglie il telefono.
«Fidati. Non ti creiamo problemi. Lei fa quello che le dico io.»
«Okay. Ma ci risentiamo domani e organizziamo i dettagli. Stasera non decidiamo niente a caldo.»
«D’accordo», risponde Marco.
Chiude la chiamata e posa il telefono sul cuscino.

Restiamo soli.
Mi prende la paura. Ho rovinato tutto.
Io e Marco non parliamo mai di sesso. Il sesso lo ha sempre deciso lui, col mio consenso automatico e incondizionato.
Si alza dal divano. Cado in avanti, in ginocchio sul tappeto.
Lui si muove con calma: «Levatele. Imbrogliano.»
Me le levo agitata. Mi rimetto in ginocchio, poggiata sugli avambracci, i capelli impigliati sotto i gomiti. Alzo bene il bacino, gambe larghe. Sono pronta.
Mi allarga le natiche.

-

Abbiamo continuato sul letto. Come non fa quasi mai durante la settimana. La mattina io lavoro.
Sono più tranquilla. Ci è andato pesante. Era lui, il mio maschio. Non è incazzato con me.
Eppure non riesco ad addormentarmi, e non sono le fitte a tenermi sveglia. Sono ormai le tre. Mi darò malata. Se ci vado mi rimandano a casa appena mi vedono.
Marco si è alzato dal letto. Ha messo la musica a un volume appena udibile. Bach, o quella roba che sente lui.
La musica si spegne. Vedo la sua ombra nel buio. É nudo. Sta nudo solo al buio, eppure per me è bellissimo. Il materasso si infossa. Sento il suo alito caldo sul viso.
Mi prende la mano. Me la apre e infila un anello.
«Tranquilla. Ti legherò io. Sarai mia moglie per un giorno»
Vorrei piangere.
Ma il corpo non mi risponde, ubbidisce solo a lui.
Mi tremano le cosce.
scritto il
2026-09-27
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