I timonieri di Checco

di
genere
gay

Risposi a quell'annuncio senza pensarci due volte. Un ricco signore cercava un timoniere esperto per condurlo in un tour tra le isole: un lavoretto semplice di tre o quattro giorni, pagato incredibilmente bene.
​Nel bando si parlava chiaramente di un "equipaggio a bordo", ma quando mi presentai al molo e salii sul suo splendido yacht di venti metri, oltre a lui non c'era l'ombra di nessuno. L'unica traccia di un'altra presenza era la cucina: a ogni pranzo e a ogni cena sul tavolo comparivano prelibatezze degne di un ristorante stellato. Forse a bordo si nascondeva un cuoco estremamente schivo che non usciva mai dalla sua stiva, o magari i piatti arrivavano già pronti ed era lui stesso a riscaldarli. Non feci domande; in fondo il mio unico compito era tenere la rotta.
​Fin dal primo minuto mi chiese di abbattere ogni formalità: "Niente 'lei' o 'capitano', dammi del tu e chiamami semplicemente Checco", mi disse sfoggiando un sorriso cordiale e disinvolto.
​Il primo giorno, non appena prendemmo il largo e la costa diventò una linea sfocata all'orizzonte, la situazione prese subito una piega inaspettata. Uscii dalla cabina di guida per controllare le cime a poppa e lo trovai lì, disteso sul prendisole: Checco si era completamente spogliato. Girava per lo yacht in totale nudità, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Vedendomi arrivare non accennò minimamente a coprirsi, anzi, si mise comodo e mi guardò con un'espressione tranquilla e provocatoria.
​"In alto mare non servono barriere", disse sorseggiando un calice di vino fresco.
​Il pranzo e il resto del pomeriggio trascorsero in apparente tranquillità. La prima vera sorpresa arrivò a cena. Eravamo ancorati in una caletta riparata e silenziosa. Sul tavolo comparve un'altra cena fantastica, accompagnata da un ottimo vino. A un certo punto, Checco si alzò dalla sua sedia, mi si avvicinò e si accucciò tra le mie gambe. Senza dire una parola, iniziò a baciarmi sulla pancia e nella zona bassa, scendendo piano piano verso il mio membro.
​In pochi istanti lo prese in bocca, iniziando a farmi un pompino lento e avvolgente. Mentre lavorava con la lingua, allungò la mano verso il basso e iniziò a stuzzicare delicatamente il mio didietro con un dito. La sensazione era travolgente. Quando sentii che stavo per venire, travolto dal piacere e dall'eccitazione del momento, mi voltai d'istinto mettendomi a gattoni e offrendogli il meglio di me, convinto che volesse andare fino in fondo.
​Lui si fermò subito. Mi guardò, mi diede un colpetto affettuoso sulla spalla e mi disse semplicemente con voce calma: "Rivestiti."
​Ci rimasi malissimo. Un senso di smarrimento e frustrazione mi assalì mentre mi risistemavo i vestiti. Che cosa significava quel gesto? Avevo capito male le sue intenzioni?
​Il giorno dopo riprese a girare per lo yacht completamente nudo, come se la sera prima non fosse successo assolutamente nulla. La navigazione procedeva tranquilla e finalmente all'orizzonte comparve il profilo della prima isola. Prima di pranzo mi fece ancorare al largo. Non appena il motore si spense, Checco andò a prendere la pompa d'acqua dolce sul ponte, si avvicinò e cominciò a bagnarmi completamente. Poi con una spugna mi lavò da capo a piedi con un'accuratezza quasi maniacale, pulendomi del tutto.
​Solo allora capii: era un maniaco della pulizia! Per il suo modo di vedere ero semplicemente "sporco da fare shifo" la sera prima dopo l'intera giornata di lavoro.
​Una volta pulito a dovere, volle continuare esattamente da dove avevamo interrotto la sera prima: mi misi a pecorina sul ponte e lui iniziò a leccarmi il buchino per benino. Quel cazzo che avevo visto tanto in quei giorni, in men che non si dica entrò dentro di me. Continuò a spingere con ritmo profondo e costante fino a svuotarsi del tutto. Dopo aver finito, mangiammo dell'ottimo pesce fresco accompagnato da vino bianco (e dentro di me continuavo a pensare che quel cuoco misterioso fosse Checco stesso).
​Il giorno dopo raggiungemmo la seconda e la terza isola e, come la sera prima, restammo ancorati a circa un miglio dal porto.
​Era ormai la tarda mattinata e Checco era visibilmente eccitato. Si coricò su un lettino e mi invitò a succhiarglielo. Non me lo feci ripetere: mi inchinai davanti a lui e iniziai a lavorarlo di bocca. Ma mentre ero totalmente preso dal pompino che gli stavo facendo, Checco chiamò forte: "Faisal!"
​All'improvviso arrivò un signore, forse pakistano o indiano, che doveva essere proprio il misterioso cuoco! Faisal vide me inchinato a fare il pompino a Checco e non ci pensò due volte: si avvicinò da dietro, sbottonò i pantaloni e mi sbatté il suo cazzo dritto nel culo.
​La situazione che si era creata sul ponte era surreale e potentissima. Ero piegato sul lettino, con la bocca piena del cazzo di Checco e il culo posseduto dalle spinte forti e profonde di Faisal. Ero preso a tenaglia tra i due, finché non vennero entrambi a breve distanza l'uno dall'altro.
​Entrati finalmente nel porto principale per la sosta finale, scesi in cabina con Checco. Lì vennero fatti i conti e venni licenziato: la paga che mi diede Checco era semplicemente stratosferica per i miei standard, e dentro c'era compresa anche una marchetta generosissima per i servizi extra di quei giorni.
​Mentre scendevo dalla passerella con la mia borsa in spalla, notai sul molo un ragazzo giovane che aspettava di salire. Checco assunse subito un altro timoniere e continuò il suo giro per il mare, compresi i suoi particolari passatempi in alto mare.
scritto il
2026-08-27
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