I timonieri di Checco
di
minkanku91
genere
gay
Risposi a quell'annuncio senza pensarci due volte. Un ricco signore cercava un timoniere esperto per condurlo in un tour tra le isole: un lavoretto semplice di tre o quattro giorni, pagato incredibilmente bene.
Nel bando si parlava chiaramente di un "equipaggio a bordo", ma quando mi presentai al molo e salii sul suo splendido yacht di venti metri, oltre a lui non c'era l'ombra di nessuno. L'unica traccia di un'altra presenza era la cucina: a ogni pranzo e a ogni cena sul tavolo comparivano prelibatezze degne di un ristorante stellato. Forse a bordo si nascondeva un cuoco estremamente schivo che non usciva mai dalla sua stiva, o magari i piatti arrivavano già pronti ed era lui stesso a riscaldarli. Non feci domande; in fondo il mio unico compito era tenere la rotta.
Fin dal primo minuto mi chiese di abbattere ogni formalità: "Niente 'lei' o 'capitano', dammi del tu e chiamami semplicemente Checco", mi disse sfoggiando un sorriso cordiale e disinvolto.
Il primo giorno, non appena prendemmo il largo e la costa diventò una linea sfocata all'orizzonte, la situazione prese subito una piega inaspettata. Uscii dalla cabina di guida per controllare le cime a poppa e lo trovai lì, disteso sul prendisole: Checco si era completamente spogliato. Girava per lo yacht in totale nudità, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Vedendomi arrivare non accennò minimamente a coprirsi, anzi, si mise comodo e mi guardò con un'espressione tranquilla e provocatoria.
"In alto mare non servono barriere", disse sorseggiando un calice di vino fresco.
Il pranzo e il resto del pomeriggio trascorsero in apparente tranquillità. La prima vera sorpresa arrivò a cena. Eravamo ancorati in una caletta riparata e silenziosa. Sul tavolo comparve un'altra cena fantastica, accompagnata da un ottimo vino. A un certo punto, Checco si alzò dalla sua sedia, mi si avvicinò e si accucciò tra le mie gambe. Senza dire una parola, iniziò a baciarmi sulla pancia e nella zona bassa, scendendo piano piano verso il mio membro.
In pochi istanti lo prese in bocca, iniziando a farmi un pompino lento e avvolgente. Mentre lavorava con la lingua, allungò la mano verso il basso e iniziò a stuzzicare delicatamente il mio didietro con un dito. La sensazione era travolgente. Quando sentii che stavo per venire, travolto dal piacere e dall'eccitazione del momento, mi voltai d'istinto mettendomi a gattoni e offrendogli il meglio di me, convinto che volesse andare fino in fondo.
Lui si fermò subito. Mi guardò, mi diede un colpetto affettuoso sulla spalla e mi disse semplicemente con voce calma: "Rivestiti."
Ci rimasi malissimo. Un senso di smarrimento e frustrazione mi assalì mentre mi risistemavo i vestiti. Che cosa significava quel gesto? Avevo capito male le sue intenzioni?
Il giorno dopo riprese a girare per lo yacht completamente nudo, come se la sera prima non fosse successo assolutamente nulla. La navigazione procedeva tranquilla e finalmente all'orizzonte comparve il profilo della prima isola. Prima di pranzo mi fece ancorare al largo. Non appena il motore si spense, Checco andò a prendere la pompa d'acqua dolce sul ponte, si avvicinò e cominciò a bagnarmi completamente. Poi con una spugna mi lavò da capo a piedi con un'accuratezza quasi maniacale, pulendomi del tutto.
Solo allora capii: era un maniaco della pulizia! Per il suo modo di vedere ero semplicemente "sporco da fare shifo" la sera prima dopo l'intera giornata di lavoro.
Una volta pulito a dovere, volle continuare esattamente da dove avevamo interrotto la sera prima: mi misi a pecorina sul ponte e lui iniziò a leccarmi il buchino per benino. Quel cazzo che avevo visto tanto in quei giorni, in men che non si dica entrò dentro di me. Continuò a spingere con ritmo profondo e costante fino a svuotarsi del tutto. Dopo aver finito, mangiammo dell'ottimo pesce fresco accompagnato da vino bianco (e dentro di me continuavo a pensare che quel cuoco misterioso fosse Checco stesso).
Il giorno dopo raggiungemmo la seconda e la terza isola e, come la sera prima, restammo ancorati a circa un miglio dal porto.
Era ormai la tarda mattinata e Checco era visibilmente eccitato. Si coricò su un lettino e mi invitò a succhiarglielo. Non me lo feci ripetere: mi inchinai davanti a lui e iniziai a lavorarlo di bocca. Ma mentre ero totalmente preso dal pompino che gli stavo facendo, Checco chiamò forte: "Faisal!"
All'improvviso arrivò un signore, forse pakistano o indiano, che doveva essere proprio il misterioso cuoco! Faisal vide me inchinato a fare il pompino a Checco e non ci pensò due volte: si avvicinò da dietro, sbottonò i pantaloni e mi sbatté il suo cazzo dritto nel culo.
La situazione che si era creata sul ponte era surreale e potentissima. Ero piegato sul lettino, con la bocca piena del cazzo di Checco e il culo posseduto dalle spinte forti e profonde di Faisal. Ero preso a tenaglia tra i due, finché non vennero entrambi a breve distanza l'uno dall'altro.
Entrati finalmente nel porto principale per la sosta finale, scesi in cabina con Checco. Lì vennero fatti i conti e venni licenziato: la paga che mi diede Checco era semplicemente stratosferica per i miei standard, e dentro c'era compresa anche una marchetta generosissima per i servizi extra di quei giorni.
Mentre scendevo dalla passerella con la mia borsa in spalla, notai sul molo un ragazzo giovane che aspettava di salire. Checco assunse subito un altro timoniere e continuò il suo giro per il mare, compresi i suoi particolari passatempi in alto mare.
Nel bando si parlava chiaramente di un "equipaggio a bordo", ma quando mi presentai al molo e salii sul suo splendido yacht di venti metri, oltre a lui non c'era l'ombra di nessuno. L'unica traccia di un'altra presenza era la cucina: a ogni pranzo e a ogni cena sul tavolo comparivano prelibatezze degne di un ristorante stellato. Forse a bordo si nascondeva un cuoco estremamente schivo che non usciva mai dalla sua stiva, o magari i piatti arrivavano già pronti ed era lui stesso a riscaldarli. Non feci domande; in fondo il mio unico compito era tenere la rotta.
Fin dal primo minuto mi chiese di abbattere ogni formalità: "Niente 'lei' o 'capitano', dammi del tu e chiamami semplicemente Checco", mi disse sfoggiando un sorriso cordiale e disinvolto.
Il primo giorno, non appena prendemmo il largo e la costa diventò una linea sfocata all'orizzonte, la situazione prese subito una piega inaspettata. Uscii dalla cabina di guida per controllare le cime a poppa e lo trovai lì, disteso sul prendisole: Checco si era completamente spogliato. Girava per lo yacht in totale nudità, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Vedendomi arrivare non accennò minimamente a coprirsi, anzi, si mise comodo e mi guardò con un'espressione tranquilla e provocatoria.
"In alto mare non servono barriere", disse sorseggiando un calice di vino fresco.
Il pranzo e il resto del pomeriggio trascorsero in apparente tranquillità. La prima vera sorpresa arrivò a cena. Eravamo ancorati in una caletta riparata e silenziosa. Sul tavolo comparve un'altra cena fantastica, accompagnata da un ottimo vino. A un certo punto, Checco si alzò dalla sua sedia, mi si avvicinò e si accucciò tra le mie gambe. Senza dire una parola, iniziò a baciarmi sulla pancia e nella zona bassa, scendendo piano piano verso il mio membro.
In pochi istanti lo prese in bocca, iniziando a farmi un pompino lento e avvolgente. Mentre lavorava con la lingua, allungò la mano verso il basso e iniziò a stuzzicare delicatamente il mio didietro con un dito. La sensazione era travolgente. Quando sentii che stavo per venire, travolto dal piacere e dall'eccitazione del momento, mi voltai d'istinto mettendomi a gattoni e offrendogli il meglio di me, convinto che volesse andare fino in fondo.
Lui si fermò subito. Mi guardò, mi diede un colpetto affettuoso sulla spalla e mi disse semplicemente con voce calma: "Rivestiti."
Ci rimasi malissimo. Un senso di smarrimento e frustrazione mi assalì mentre mi risistemavo i vestiti. Che cosa significava quel gesto? Avevo capito male le sue intenzioni?
Il giorno dopo riprese a girare per lo yacht completamente nudo, come se la sera prima non fosse successo assolutamente nulla. La navigazione procedeva tranquilla e finalmente all'orizzonte comparve il profilo della prima isola. Prima di pranzo mi fece ancorare al largo. Non appena il motore si spense, Checco andò a prendere la pompa d'acqua dolce sul ponte, si avvicinò e cominciò a bagnarmi completamente. Poi con una spugna mi lavò da capo a piedi con un'accuratezza quasi maniacale, pulendomi del tutto.
Solo allora capii: era un maniaco della pulizia! Per il suo modo di vedere ero semplicemente "sporco da fare shifo" la sera prima dopo l'intera giornata di lavoro.
Una volta pulito a dovere, volle continuare esattamente da dove avevamo interrotto la sera prima: mi misi a pecorina sul ponte e lui iniziò a leccarmi il buchino per benino. Quel cazzo che avevo visto tanto in quei giorni, in men che non si dica entrò dentro di me. Continuò a spingere con ritmo profondo e costante fino a svuotarsi del tutto. Dopo aver finito, mangiammo dell'ottimo pesce fresco accompagnato da vino bianco (e dentro di me continuavo a pensare che quel cuoco misterioso fosse Checco stesso).
Il giorno dopo raggiungemmo la seconda e la terza isola e, come la sera prima, restammo ancorati a circa un miglio dal porto.
Era ormai la tarda mattinata e Checco era visibilmente eccitato. Si coricò su un lettino e mi invitò a succhiarglielo. Non me lo feci ripetere: mi inchinai davanti a lui e iniziai a lavorarlo di bocca. Ma mentre ero totalmente preso dal pompino che gli stavo facendo, Checco chiamò forte: "Faisal!"
All'improvviso arrivò un signore, forse pakistano o indiano, che doveva essere proprio il misterioso cuoco! Faisal vide me inchinato a fare il pompino a Checco e non ci pensò due volte: si avvicinò da dietro, sbottonò i pantaloni e mi sbatté il suo cazzo dritto nel culo.
La situazione che si era creata sul ponte era surreale e potentissima. Ero piegato sul lettino, con la bocca piena del cazzo di Checco e il culo posseduto dalle spinte forti e profonde di Faisal. Ero preso a tenaglia tra i due, finché non vennero entrambi a breve distanza l'uno dall'altro.
Entrati finalmente nel porto principale per la sosta finale, scesi in cabina con Checco. Lì vennero fatti i conti e venni licenziato: la paga che mi diede Checco era semplicemente stratosferica per i miei standard, e dentro c'era compresa anche una marchetta generosissima per i servizi extra di quei giorni.
Mentre scendevo dalla passerella con la mia borsa in spalla, notai sul molo un ragazzo giovane che aspettava di salire. Checco assunse subito un altro timoniere e continuò il suo giro per il mare, compresi i suoi particolari passatempi in alto mare.
1
voti
voti
valutazione
7
7
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Alle 18
Commenti dei lettori al racconto erotico