BBM (Baby Blackamba)

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genere
tradimenti

PARTE 1

Quella di luglio doveva essere la solita settimana di relax tra amici, ma è diventata l'estate che non riesco più a togliermi dalla testa. Io, Giacomo, Luca e Samuel siamo tornati per l'ottavo anno consecutivo nello stesso villaggio in Abruzzo. Per noi quel posto è casa. È strutturato come un piccolo quartiere, con tutte le casette uguali a un solo piano, la piscina al centro, i bar, il ristorante e il mare a due passi. Come sempre, ci hanno assegnato la nostra solita casetta, la B23.
Appena arrivati abbiamo disfatto le valigie alla svelta per correre in piscina, dove alle cinque ci sarebbe stato lo schiuma party. Durante i tre minuti di camminata abbiamo incrociato un sacco di ragazze di ogni età, dai venti ai quarant'anni. L'anno prima mi ero preso una cotta per una ragazza tedesca molto carina, ma la distanza aveva rovinato tutto. Quest'anno, invece, la situazione sembrava ancora più promettente. Ho notato subito una cosa strana ma fantastica: c'erano pochissimi ragazzi della nostra età. Oltre ai ragazzini di quindici anni e ai cinquantenni, gli unici ventincquenni eravamo noi quattro.
La vera novità dell'anno era l'équipe di animazione, formata da quattro ragazzi e quattro ragazze. Erano tutte molto carine, ma una in particolare ha catturato subito la mia attenzione. Non era la tipica bellezza oggettiva che notano tutti, ma aveva qualcosa che mi attirava da matti. Facendo qualche domanda in giro ho scoperto che era anche del 2000 ed era la più grande tra le animatrici. Mentre Luca aveva già puntato un'altra ragazza dello staff e Samuel pensava alla sua fidanzata a casa, io non riuscivo a togliermi di dosso lo sguardo di quella ragazza. La settimana era appena iniziata, ed eravamo nel posto giusto al momento giusto.
Tra gli animatori c'era un tipo che non passava proprio inosservato, uno di quelli che noti appena metti piede in piazzetta. Non posso dire come si chiamava perché è un nome troppo particolare, però mi limiterò a descriverlo dettagliatamente, un ragazzo di colore che aveva compiuto diciannove anni da pochissimo. La prima cosa che ti colpiva era la statura: era bassissimo, non so dire quanto, ma circa 165 cm , e fisicamente non era certo il classico modello da villaggio. Eppure, nel giro di dieci secondi, la sua altezza diventava l'ultima cosa a cui pensavi.
Aveva una sicurezza in se stesso incrollabile, quasi spavalda, ma ricoperta da una simpatia così travolgente che gli permetteva di dire qualsiasi cosa senza mai risultare fuori posto. Era Nigeriano, non parlava benissimo l'italiano ma ci provava. Camminava per il villaggio come se fosse il padrone di casa: salutava tutti per nome, faceva battute in continuazione con il microfono in mano e regalava sorrisi a destra e a manca. Non si faceva il minimo problema ad avvicinare nessuno, dalle comitive di ragazzi fino alle signore sedute ai tavoli del bar.
Esteticamente non era bello per niente, ma emanava una carica di energia e un carisma fuori dal comune. Tra i viali delle casette giravano già un sacco di voci sul suo conto: raccontavano che l'estate precedente avesse fatto strage nel villaggio. Si diceva che fosse riuscito a scoparsi in un estate circa 10 ragazze, quasi tutte italiane. Ma non solo le sue coetanee del gruppo giovani, ma persino donne molto più grandi di lui, affascinate dal suo modo di fare sfacciato, brillante e completamente privo di inibizioni.
Non so se le voci sono vere, sono solo presupposizioni, la gente non l'ha visto a letto con le ragazze, però molti percepivano sguardi, discorsi, flert, quindi hanno tratto le conclusioni...
La curiosità mi mangiava dentro, volevo troppo sapere la verità, sinceramente speravo che fossero solo voci, perché era particolarmente infastidito da questa cosa lo ammetto. Da una parte ero davvero incredulo, come faceva un ragazzino così, a essere andato con tutte quelle ragazze? Dall'altra parte però ci credevo perché troppe persone ne parlavano. D'altronde però le voci girano molto molto in fretta. Basta uno stupido che inventa delle storie per darle a credere a tutto il villaggio.
Fatto sta che dovevo scoprirlo...
Da quel momento in poi, la mia vacanza si è trasformata in una specie di missione d'osservazione. L'idea che quel ragazzino si fosse scopato mezzo villaggio non mi faceva dormire tranquillo; da un lato mi sembrava un'assurdità inventata di sana pianta, dall'altro mi rodeva dentro perché vedevo come ci sapeva fare, ed era più piccolo di me. Così ho iniziato a tenerlo d'occhio in ogni momento della giornata, cercando di cogliere il minimo indizio.
Quando eravamo in piscina o durante i giochi aperitivo, invece di godermi il sole, con la coda dell'occhio seguivo i suoi movimenti. Lo guardavo mentre si avvicinava ai lettini: faceva battute con un italiano sbilenco ma divertentissimo, prendeva in giro le ragazze con una sfrontatezza incredibile e loro, incredibilmente, ridevano a crepapelle. Non si limitava alle ventenni; l'ho visto fermarsi a scherzare con donne di trenta o quarant'anni sposate mentre i mariti andavano a fare il bagno o si assentavano per prendere bibite. Si sdraiava accanto ai loro lettini con un'incredibile disinvoltura...ma ancora nulla, non aveva mai affondato. Aveva una grandissima dote di comunicazione, ma sembrava fermarsi lí, ma io a questo non ci credevo...


Parte 2

Alla sera, in piazzetta, la storia si ripeteva. C'erano i classici balli di gruppo e gli animatori giravano tra i tavoli per invogliare le persone a scendere in pista, chiederlo con gentilezza era la prassi. Baby Mamba, invece, le persone le prendeva direttamente.
Ho ancora stampata in testa la scena di quella sera. A un tavolino proprio a ridosso della pista c'era una donna meravigliosa, sulla quarantina, tenuta in un modo incredibile. Era arrivata la mattina stessa, lo ricordo bene perché il mio amico Luca fece un commento sulla sua bellezza, che effettivamente era oggettiva. Indossava un vestito nero attillatissimo che le fasciava alla perfezione il corpo tonico, lasciando scoperte le gambe abbronzate; aveva un décolleté esplosivo, una quinta abbondante che non passava inosservata, e un taglio a caschetto biondo, leggermente mosso, che le incorniciava degli occhi chiarissimi, color ghiaccio. Di fronte a lei c'era il marito, un bell'uomo sui quarantacinque anni, vestito curato con una camicia elegante.
Ero a una decina di metri di distanza e vedevo tutto chiaramente. Il ragazzino si è avvicinato e, senza troppi complimenti, le ha preso la mano per tirarla su mentre lei stava ancora sorseggiando il suo cocktail. Il marito si è irrigidito all'istante: l'ho visto visibilmente infastidito, contrariato, mentre borbottava qualcosa sottovoce con la mascella serrata.
All'inizio la donna si è sentita quasi violata da quella confidenza così sfrontata; la sua espressione nutriva un certo disagio e non sembrava affatto felice di essere stata trascinata a ballare. Ma è bastato poco. Baby Mamba le si è avvicinato all'orecchio, le ha sussurrato qualche parola e la situazione è cambiata del tutto, risate a crepapelle per 2 minuti e si è aperta sempre di piú: ha iniziato ad accettare sempre di più il contatto fisico, a ridere a crepapelle e a cercarlo con lo sguardo. Ballarono in maniera goffa totalmente fuori ritmo, ma sembravano divertirsi. Mentre ballavano mi balzò all'occhio la differenza d'altezza, lei era circa un metro e settantacinque che con i tacchi, la differenza con il ragazzino risultava quasi imbarazzante, per intendersi gli arrivava precisamente al mento. Dopo 5 minuti di ballo, intuendo che la tensione col marito stava salendo oltre il limite, il ragazzino ha fatto un passo indietro con astuzia, lasciando la donna a ballare con un altro animatore mentre lui si dileguava tra la folla.
Io cercavo di far finta di niente sorseggiando la mia birra con gli altri, ma quella scena mi aveva completamente bloccato. Ero diventato silenziosissimo, incapace di godermi la serata, visibilmente infastidito da quello che stavo vedendo. Quell'incertezza mi faceva impazzire. Ero quasi sicuro sul suo conto, ma volevo la prova la certezza. Inoltre la cosa mi stava eccitando molto, non so spiegare il motivo. Dovevo trovare una prova schiacciante, perché finché non avessi scoperto la verità non sarei mai riuscito a concentrarmi su nient'altro, né sulla vacanza con i miei amici, nè sulla ragazza che mi piaceva tanto.

Il giorno dopo la musica è cambiata completamente. Baby Mamba non era più il solito animatore che girava da una comitiva all'altra spendendo battute con chiunque incontrasse. Sembrava aver perso interesse per tutte le altre ragazze del villaggio. Il suo unico obiettivo era la quarantenne della sera prima.
L'ho capito subito, fin dal mattino in spiaggia. Oltre ad osservarlo io stesso, me lo ha confermato anche Samuel, che tornava dal bar dopo aver preso due caffè: "Mattia, ma quel ragazzino sta addosso a quella gnocca dell' appartamento C12... Ho visto che le ha portato la sedia da sdraio prima." Quelle parole mi hanno fatto scattare qualcosa dentro. Da quel momento non gli ho tolto gli occhi di dosso per tutto il giorno.
Il ragazzino muoveva le sue carte con un'astuzia incredibile. Studiava gli spostamenti della coppia e agiva solo ed esclusivamente nei momenti in cui il marito si assentava. Appena l'uomo si alzava dall'ombrellone per andare in bagno, a fare un tuffo al largo o a comprare un drink, il ragazzino spuntava dal nulla come un'ombra.
Poco prima di pranzo ad esempio, ricordo che il marito si è incamminato verso la reception. Tempo tre secondi e il piccoletto era già seduto sul bordo del lettino di lei. Da dieci metri di distanza vedevo la scena: le parlava a voce bassa, mentre lei si aggiustava gli occhiali da sole sul testa e lo ascoltava palesemente divertita, senza mai fare un gesto per allontanarlo, anzi quella vicinanza sullo stesso lettino sembrava quasi gradirla.
Dopo pranzo di quello stesso giorno, la scena si è ripetuta al bar della piscina. Il marito era andato a pagare il conto alla cassa, bloccato in una piccola fila e il ragazzetto ne ha subito approfittato: si è avvicinato al bancone dove la donna stava aspettando da sola, le ha offerto una granita portata personalmente al tavolo, le ha sussurrato qualcosa all'orecchio ed è scappato prima che il marito tornasse. Comunque parlavano molto spesso in modo troppo intimo per due persone che si conoscevano da meno di ventiquattr'ore.
Il modo in cui la puntava era spietato, e il fatto che una donna così bella, elegante e palesemente benestante cascasse in quel gioco provocatorio imbastito da un diciannovenne alto la metà di me mi faceva salire una rabbia assurda. La domanda continua a martellarmi in testa: fino a dove si sarebbero spinti appena il marito avesse girato le spalle per davvero? Dovevo scoprirlo, da lì in poi non li hoai più persi di vista.

Nel tardo pomeriggio, mentre la spiaggia cominciava a svuotarsi e il sole calava verso l'orizzonte, la tensione è salita ancora di più. Erano circa le sei e mezza e al bar della piscina era iniziato l'aperitivo con la musica lounge. Io e i miei amici eravamo seduti a un tavolino con una birra in mano, ma la mia attenzione era del tutto posizionata sulla coppia della casetta C12.
Il marito era visibilmente stanco e si vedeva che della confusione del villaggio ne aveva già abbastanza. Si è alzato dal tavolo, ha scambiato due parole con la moglie e si è incamminato da solo verso i viali interni per tornare in casetta a farsi la doccia. Lei, invece, è rimasta lì. Era bellissima, con un pareo leggero legato in vita, gli occhiali da sole infilati tra i capelli biondi e quel cocktail in mano che sorseggiava lentamente.
Non sono passati neanche due minuti. Baby Mamba, che fino a quel momento era rimasto ad asciugarsi con un asciugamano a bordo vasca facendo finta di riordinare l'attrezzatura dell'animazione, ha subito adocchiato la sedia vuota. Ha incrociato il mio sguardo per un secondo — o almeno così mi è sembrato, poi si è avviato verso di lei con quella sua camminata ciondolante e sicura.
Non si è limitato a portarle un altro drink. Si è seduto direttamente sulla sedia lasciata libera dal marito, piegando il busto in avanti per azzerare le distanze. Da dove ero seduto non potevo sentire le parole, ma il linguaggio del corpo diceva tutto. Lui le parlava quasi a fior di labbra, gesticolando poco e mantenendo un contatto visivo costante, quasi ipnotico. Lei, che all'inizio manteneva una postura composta, a un certo punto ha incrociato le gambe verso di lui, inclinando la testa di lato. Rideva, ma non con la solita risata forte da villaggio: era una risata trattenuta, bassa, quasi stesse custodendo un segreto insieme a quel ragazzino.
Ero furioso con il marito sembrava quasi fatto apposta, ma come faceva a non accorgersene.
Piano piano, mentre le parlava, ha iniziato ad aumentare il livello di intimità in un modo incredibile: non si faceva problemi a sfiorarle il braccio per sottolineare una battuta, o ad appoggiare leggermente la mano sulla sua gamba lasciata scoperta dal pareo. Lei non ha fatto una piega. Invece di ritrarsi, aveva questo sorriso fisso stampato in faccia, palesemente colpita, e non smetteva un secondo di attorcigliarsi una ciocca di capelli biondi intorno alle dita, un gesto di seduzione chiarissimo.
Ad un certo punto Baby Mamba ha tirato fuori il suo telefono e glielo ha allungato con naturalezza. Era il suo numero di telefono. Lei ha preso lo smartphone senza la minima esitazione, ha salvato il contatto digitando qualcosa e glielo ha restituito, lanciandogli un'occhiata d'intesa carica di malizia che mi ha fatto letteralmente gelare il sangue. Non era più il gioco dell'animatore brillante che fa divertire le ospiti: quello era un corteggiamento spietato e del tutto reciproco, fatto alla luce del sole ma sottotraccia, proprio a un passo dalla serata che stava per cominciare.

Mentre li guardavo scambiarsi i numeri, una marea di pensieri storti mi ha investito in pieno. Sentivo una stretta allo stomaco, mista a un senso di profonda ingiustizia e disprezzo. Com'era possibile che una donna italiana così oggettivamente bella, elegante, tenuta divinamente, con un marito distinto accanto si piegasse a un gioco simile con un ragazzino straniero di diciannove anni?
Continuavo a fissarla da lontano cercando di darmi una risposta. Magari avevano dei figli rimasti a casa coi nonni o con una babysitter, ed era bastata una settimana di vacanza per farle dimenticare tutte le responsabilità. O forse, sotto quell'apparenza impeccabile da coppia perfetta, il loro matrimonio era già un guscio vuoto. Ho iniziato a pensare che non fosse più soddisfatta, che la routine l'avesse prosciugata o che a letto con il marito la scintilla si fosse spenta da un pezzo. La tentazione del proibito, dello straniero, la novità e l'arroganza spregiudicata di quel piccoletto stavano palesemente riempiendo un vuoto enorme. Ma la cosa che mi faceva più rabbia in assoluto non era tanto il tradimento in sé, quanto il fatto che a scatenare tutto questo fosse un ragazzino alto la metà di me con la maglia tutta slargata dell'animazione.

Prima di quella sera, devo ammettere che la mia autostima era finita a terra. Ho venticinwue anni, sono un ragazzo normalissimo, spesso troppo fermo a riflettere prima di fare una mossa. Vedere la disinvoltura spietata di quel diciannovenne mi faceva sentire completamente incapace. Io perdevo ore a fare calcoli mentali solo per cercare lo sguardo della ragazza dell'animazione, mentre lui, senza un minimo di rispetto per le regole, si stava prendendo la più figa del villaggio. Era una sensazione odiosa, un misto di rabbia e frustrazione che mi spingeva a voler andare fino in fondo a questa storia.
Dopo cena la piazzetta è diventata un mormorio unico di musica e luci. Io me ne stavo al solito tavolo angolare con i miei amici, una birra in mano e la testa del tutto altrove. Lei è comparsa verso le nove: abito da sera candido che faceva risaltare l'abbronzatura dorata, spaccatura profonda e tacco che la rendeva ancora più slanciata. Essendo ormai un attento osservatore, notaio subito il nuovo colore di smalto, rosa lucido, sia alle mani che ai piedi, forse per lei questa serata era più speciale delle altre, dato che lo stesso pomeriggio non lo indossava. Il marito le camminava accanto ma era distante, con gli occhi incollati allo schermo dello smartphone. Lei, invece, aveva un'elettricità addosso che si percepiva a metri di distanza: continuava a sistemarsi i capelli e i seni che sbordavano dal vestito, a guardarsi attorno, visibilmente in attesa di qualcuno.
Ogni volta che il ragazzetto si trovava a bordo pedana, cercava lo suo sguardo di lei, senza però esagerare. Lei ricambiava con piccoli sguardi. Sembrava divertita e partecipe. Poi, verso le undici e mezza, lo spettacolo è terminato e la calca si è mossa verso il bar. Il marito, l'ha presa per mano pensando di tornare con lei nella casetta, ma la donna sembrava avere idee diverse, disse qualcosa e fece gesto di voler rimanere ancora un po'. Il marito inizialmente ha insistito, ma poi ha accettato la cosa e se n'è andato in direzione casetta C12.
Nel frattempo, tempo 5 minuti e il ragazzino si avvicinò con una leggera corsetta in direzione della donna, gli ha detto due parole frettolose, prima di voltarsi e sparire da solo lungo il viale buio verso le casette.
Lei è rimasta ferma al tavolo, da sola, giocherellando con la cannuccia del cocktail. Dopo circa cinque minuti, Baby Mamba è tornato nella piazzetta, ma solo per un istante: si è sciolto con disinvoltura dal gruppo dell'animazione, ha buttato un'occhiata veloce a destra e a sinistra per controllare che il capovillaggio fosse occupato a parlare con altri ospiti, poi è scivolato via nel viale buio dietro la zona sportiva, quello che porta dritto alle casette C e alla spiaggia.
Nemmeno il tempo di contare fino a dieci e anche la donna si è alzata. Ha preso la pochette dal tavolo e si è avviata nella stessa identica direzione, muovendosi con un passo lento e finto-distratto per non destare sospetti.
Mi si è azzerato il respiro. Ho farfugliato una scusa banale ai miei amici, mi sono staccato dal tavolo e ho iniziato a seguirli nell'ombra dei viali, tenendomi a distanza di sicurezza a ridosso delle siepi. La risposta a tutte le mie domande era lì, a pochissime decine di metri da me....


Parte 3

Avanzavo piano, cercando di far combaciare i miei passi con il rumore del vento tra i pini e la musica della piazzetta che si faceva via via più lontana. L'aria era calda, densa di salsedine, e il buio nei viali secondari era interrotto solo dalla luce fioca dei lampioncini a terra, mezzo coperti dalle siepi.
I due non stavano camminando insieme. Baby Mamba era avanti di una ventina di metri, un'ombra con la camminata sciolta e le mani in tasca; lei lo seguiva a distanza, facendo battere i tacchi con un ritmo lento, finto-distratto, come se stesse facendo una semplice passeggiata per prendere un po' di fresco.
Invece di deviare verso la zona della piscina o verso la casetta C12 del marito, i passi di entrambi si sono diretti verso il blocco riservato al personale del villaggio. Era una fila di casette prefabbricate più isolate, nascoste dietro una macchia densa di oleandri, lontano dal passaggio dei turisti.
Baby Mamba è arrivato per primo davanti all'alloggio degli animatori. Ha buttato un'occhiata veloce attorno, ha tirato fuori le chiavi dalla tasca, ha aperto la porta ed è scivolato dentro, lasciandola socchiusa per non far scattare la serratura.
La donna ha rallentato il passo solo per un istante. Si è fermata sotto l'ombra di un pino, ha buttato lo sguardo a destra e a sinistra lungo il viale completamente deserto, e poi si è avviata con decisione verso quel gradino. Ha spinto la porta ed è entrata. Ho sentito chiaramente il click della serratura che si chiudeva dall'interno e, subito dopo, la tenda della finestra che veniva tirata di scatto per coprire il vetro.
Mi sono appostato a ridosso degli oleandri, a meno di dieci metri dalla casetta, nell'oscurità più totale. La luce dentro la stanza era accesa, e contro il telo della tenda sfilavano le loro sagome d'ombra, perfettamente nitide.
Guardavo da quella tenda illuminata le sagome che si intrecciavano, ma la luce forte creava un gioco di ombre confuso; vedevo e non vedevo, distinguevo i contorni dei corpi che si muovevano veloci e poi, all'improvviso, un click. La luce dentro la stanza si è spenta del tutto.
Nel buio totale il silenzio del viale è diventato assordante. Con il cuore in gola, mi sono mosso d'istinto: ho dato un al rapidissimo occhio alla strada deserta dietro di me, mi sono staccato dalla protezione degli oleandri e mi sono avvicinato alla parete della casetta, camminando in punta di piedi sul terriccio. Rimanendo sotto la veranda principale, però, non si sentiva quasi niente, solo il ronzio metallico del condizionatore esterno.
Allora ho iniziato a girare attorno all'abitazione, strisciando lungo il pannello in plastica dura della parete, attento a non calpestare rami secchi o sassi. Mi sono messo accanto ad una finestra, non era quella della camera, ma essendo che era mezzanotte passata e in strada non c'era nessuno, se facevo attenzione, riuscivo a sentire qualcosa in fondo al corridoio. Stavano parlando ma non capivo di cosa, non percepivo le parole. Lei rideva davvero tantissimo. L'aveva presa mentalmente, era fatta ho pensato...
Poi, all'improvviso, quelle risate si sono spente. È calato un silenzio assoluto, pesante, durato quasi dieci minuti. Un intervallo infinito in cui persino il rumore del mare in lontananza sembrava essere sparito, mentre io me ne stavo lì, nell'oscurità più totale, con le orecchie tese al massimo.
Poi è arrivato il primo rumore, il metallo della struttura del letto ha iniziato a protestare con un cigolio ritmico, sordo e continuo, che rimbombava nella parete.
Il silenzio della notte è stato tagliato dai primi respiri affannati, che in pochi secondi si sono trasformati in gemiti sempre più alti, caldi e del tutto privi di freno. Lei non cercava nemmeno più di trattenersi: la stanzetta amplificava ogni suono e la sua voce arrivava alla finestra con una nitidezza spietata. L'ho sentita lasciarsi andare completamente, tra mormori rochi e veri e propri gridolini che crescevano d'intensità man mano che il cigolio del letto si faceva più veloce.
"Oh mio Dio (nome del ragazzo)".
Urlava il suo nome senza vergogna, sopraffatta da un piacere travolgente che le strappava risposte viscerali, portandola fino all'orgasmo con una serie di grida soffocate ma chiarissime nel buio del viale. Rimanere lì a sentire quella donna così raffinata abbandonarsi in quel modo selvaggio a un ragazzino straniero alto quanto un ragazzino delle medie mi ha fatto salire i brividi lungo la schiena. La prova che cercavo era tutta lì: acustica, inconfutabile e incredibilmente spietata.

Poi è calato di nuovo il silenzio, un silenzio pesante, interrotto solo dal suono dei loro respiri che tornavano lentamente regolari. Me ne stavo ancora lì, piantato con la schiena contro il muro della casetta con il cuore che battere così forte da farmi quasi male al petto. Mi sentivo un miserabile, uno spione colto sul fatto dalla propria stessa ossessione, ma le gambe non volevano saperne di muoversi.
Dopo qualche minuto ho sentito dei passi leggeri verso il lavandino, il rumore dell'acqua corrente e poi la voce di lei, tornata strana, quasi formale, che gli diceva qualcosa a bassa voce, volevo troppo sapere cosa, ma non percepivo le parole. Baby Mamba ha risposto con una risatina corta, la solita, sfacciata e sicura di sé.
Quello è stato il segnale per svegliarmi dal torpore. Mi sono staccato dalla parete con una lentezza maniacale, attento a non far scricchiolare il terriccio sotto le suole. Ho fatto il giro largo dietro gli oleandri e mi sono appostato dietro una macchina parcheggiata lì vicino aspettando l'uscita dei due. Volevo vedere l'ultimo atto.
Ad un certo punto si è aperta la porta con un cigolio leggero. È uscita prima lei, si guardava intorno mentre si aggiusta a il vestito un po' stropicciato. Ha fatto qualche passo rapido, poi si è fermata sotto il primo pino buio, ha tirato fuori uno specchietto dalla pochette e, al chiaro di luna, si è controllata il trucco con mani tremanti. Si è data una sistemata veloce e poi via, è sparita a passo svelto lungo il viale che portava alla zona C, tornando dal marito come se nulla fosse successo.
Decisi quindi di tornare a casa dai miei amici.
Mentre camminavo al buio, con la piazzetta ormai spenta e deserta, mi è arrivata una consapevolezza strana. La verità la sapevo, la risposta all'enigma che mi aveva tormentato per giorni ce l'avevo stampata in testa. Eppure non mi sentivo appagato. Anzi, la sensazione di inadeguatezza era raddoppiata:
Il giorno dopo, in piscina, l'ho vista da lontano. Era seduta sul lettino accanto al marito, occhiali da sole scuri e aria impeccabile, come se la notte prima non fosse mai esistita. Poi è passato il piccoletto con il microfono per l'acquagym: si sono guardati per cinque secondi, cinque entrambi seri, poi la donna ha distolto lo sguardo, ha fatto un sorrisetto e si è rimessa gli occhiali da sole.

Il giorno successivo mi ricordo di non aver colto nulla, o almeno credo, ma 2 due sere dopo, verso l'una di notte, i miei amici si erano già ritirati tutti nelle loro stanze a dormire. Io, invece, non riuscivo a starmene a letto. Mi sono incamminato nel silenzio del villaggio e mi sono messo ad aspettare, nascosto nell'oscurità di fronte al blocco delle casette C, riparato dall'ombra di una siepe alta. Volevo vedere se avrebbe avuto il coraggio di uscire di nuovo.
E verso l'una e mezza, la porta della casetta C12 si è aperta piano.
Dall'ombra è comparsa lei, ed era vestita in un modo deliberatamente e aggressivamente provocante. Indossava un paio di leggings neri attillati ma leggermente lucidi, tipo quelli da palestra, talmente aderenti da evidenziare ogni singola linea delle sue forme. Sopra aveva solo un top bianco cortissimo e striminzito, che le lasciava scoperta interamente la pancia e le strizzava l'abbondante quinta di seno, spingendola verso l'alto con un'impudenza sfacciata. Ai piedi, un paio di semplici infradito che facevano un leggero sciabordio sulla pavimentazione.
Ha buttato un'occhiata veloce attorno e si è incamminata verso la zona del parcheggio. Io mi sono subito messo sulle sue tracce, seguendola da fuori casa fino al piazzale: mi tenevo a grandissima distanza, camminando sul terriccio ai margini del viale e sfruttando la sagoma dei pini per non fare il minimo rumore ed evitare assolutamente di farmi notare.
È rimasta nel parcheggio ad aspettare circa cinque minuti, mentre scriveva al telefono, poi il ragazzino arrivò.
Lui era vestito malissimo: t-shirt sformata dell'animazione stropicciata, bermuda larghi da mare e ciabatte di gomma. Quel contrasto era assurdo: lei sembrava pronta per un incontro clandestino d'alta tensione, lui sembrava appena uscito da una partita a carte in spiaggia. I due si diedero un piccolo bacio a stampo, lui doveva addirittura saltare in punta di piedi per arrivarci.
Stavolta è stata lei a prendere l'iniziativa. Non ha detto una parola: lo ha afferrato per un braccio, gli ha preso la mano con una foga quasi rabbiosa e lo ha trascinato verso l'Audi Q6 nera del marito, parcheggiata nell'angolo più buio e isolato. L'ha aperta con il telecomando, ha spalancato lo sportello posteriore e vi ha spinto dentro il ragazzino, infilandosi subito dopo di lui e chiudendo la portiera con un colpo sordo.

Mentre li guardavo sparire lì dentro, una riflessione assurda mi ha spiazzato: ma come cavolo faceva il marito a non accorgersi di nulla? O era davvero cieco, completamente anestetizzato dalla routine della vacanza, oppure ci faceva apposta... magari chiudeva tutti e due gli occhi per comodità, o chissà quale perverso equilibrio mandava avanti quella coppia. La cosa mi sembrava irreale.
Il cuore ha iniziato a battermi all'impazzata. Volevo vedere. Per non farmi scoprire, ho iniziato a muovermi a zigzag tra le auto in sosta, facendo uno slalom calcolato: mi nascondevo dietro un cofano, controllavo la zona, poi scivolavo rapido verso il bagagliaio dell'auto successiva, rimanendo accucciato nell'ombra profonda.
Mentre mi avvicinavo all'Audi, una scia intensa del suo profumo costoso – una fragranza dolce e caldissima – mi è arrivata dritta alle narici. Ero arrivato a meno di due metri, nascosto dietro il SUV affiancato alla loro macchina.

Mentre accadeva tutto questo, la mia paranoia era alle stelle: per non farmi assolutamente scoprire continuavo a spostarmi in silenzio, facendo continui piccoli scatti tra il musetto dell'auto a fianco e la fiancata posteriore dell'Audi.
Da quella posizione defilata ho visto che la donna non indossava il reggiseno, il ragazzino gliela vesv già tolti. I suoi seni enormi e floridi erano completamente liberi e svincolati dal top bianco ormai tirato su. Lei ha lasciato andare una risatina bassa, maliziosa e soffocata, poi con entrambe le mani ha preso la testa del piccoletto e l'ha affondata proprio in mezzo al suo petto abbondante, scuotendola con un movimento giocoso e provocante che lo stava facendo del tutto impazzire. Le tette facevano scomparire il viso del ragazzo, era davvero grosse, lui le leccava, e le stringeva con forza. Dopo qualche secondo i suoi capezzoli spuntarono in fuori, era turgidi e scuri, sempre di più...
Poi le mani di lui sono scese sui leggings neri, sfilandoglieli a poco a poco lungo le gambe insieme alle infradito che sono cadute con un tonfo leggero sulla moquette dell'auto.
Poi via anche le mutande. "Porca troia..." Mi fermai. Aveva una nerchia esagerata, ora capisco perché le italiane vanno con gli africani...avrà avuto tranquillamente 23 cm, ma non era quello che mi sorprendeva, era proprio grosso, largo. La donna non fece facce strane, lo aveva visto diverse volte quell'uccello. Però fece un sorrisino, lo annusò un po' e poi inizio a baciarlo. Le talmente, arrivando piano piano alla cappella. Poi lo mise in bocca mentre con unaano gli massaggiava i testicoli e con l'altra si mastrurbava. Riuscivo a sentire il rumore della figa piena di liquidi. Era mezza fradicia, nonostante il finestrino appannato, riuscivo a vedere gocce di liquido che schizzavano sui sedili dei pelle.
Il ragazzo non gli diede piacere, la prese per il collo, lei tiro fuori la lingua come una sorta di sfida.
Solo allora, con i corpi completamente scoperti nella penombra dell'abitacolo, il calore e il loro fiato corto hanno iniziato a stendere una patina densa di condensa sui cristalli, oscurando la vista nitida.
Da lí vedevo davvero male, riuscivo a vedere la nerchia che entrava dentro di lei molto lentamente. Lei era sotto, lui sopra mentre lo inserivo lentamente lei aveva i piedi poggiati sul suo petto per evitare che glielo inserisse tutto dentro. Alla fine dopo una ventina di colpi il pisello entrava, o almeno metá. Andava lentissimo ma lei godeva come una porca, sembrava bastarli, gli orgasmi erano molto forti, contunuava ad ansimare il nome del ragazzo mentre lui rimaneva impassibile accennando qualche smorfia di piacere. Black mamba andava a colpi ritmici di bacino super lenti, e con una mano ruotava il pollice sul clitoride della donna, che impazziva di piacere. A giudicare dagli orgasmi credo che sia venuta almeno 4 o 5 volte.
Il piccoletto la prese e la rigirò come un calzino mettendola a pecora in meno di 2 secondi. La donna era particolarmente affascinata dalla sicurezza del ragazzino e glielo fece capire con lo sguardo. La donna ad ogni penetrazione orgasmava fortemente molto più di prima, era sempre più nel dentro dell'atto. Non sembrava pensare minimamente al marito, non gli importava niente, eppure poi avrebbe dovuto pulire le sue macchie di squirt su tutti i sedili. La donna, che prima lo chiamava con nome, iniziò a dargli aggettivi poi specifici, come: "vai tesoro continua di prego, lo smeto tutto". Riuscivo a sentirlo da fuori, lo urlava, non si rendeva conto che potevamo scoprirli. Forse gli sarebbe piaciuto. Dopo circa 2 ore di sfrenato divertimento i due uscirono dalla macchina, il ragazzino gli diede un spacca sul sedere mentre la donna si sistemava i capelli con una mano e il leggins con l'altra. Poi senza dire una parola scomparvero, imlui zona animatori, lei zona casette C. Tornava dal marito, che sicuramente, sveglio com'era, non si sarà accorto di nulla.
La domenica mattina è arrivata con una luce accecante e una calma irreale. Il villaggio stava svuotandosi, segnato dal viavai malinconico delle famiglie che caricavano i bagagli per tornare alla vita di sempre.
Io me ne stavo seduto al muretto d'ingresso, all'ombra del grande pino, a fare finta di consultare il telefono. In realtà stavo aspettando.
E infatti, verso le dieci, l'Audi Q6 nera ha fatto piano la sua comparsa lungo il viale sterrato, fermandosi proprio nell'area di sosta davanti alla reception. Il marito è sceso per primo, impeccabile nella sua polo stirata e negli occhiali da sole scuri. Con fare metodico ha aperto il bagagliaio imponente e ha iniziato a caricarci dentro le valigie rigide, sistemandole una per una senza il minimo sforzo.
Dall'altro lato è scesa lei. Indossava un abito estivo lungo, morbido, e grandi occhiali scuri che le coprivano metà del volto. Nessuna traccia dei leggings o del top striminzito della notte prima; sembrava di nuovo la moglie perfetta, distinta e inarrivabile. Non ha detto una parola al marito, limitandosi a guardare il mare in lontananza con un'aria assente, quasi annoiata e leggermente infastidita, come se avessero discusso qualche minuto fa...
Poco distante, appoggiato al palo della tettoia del bar con una scopa in mano e la solita maglietta stropicciata dell'animazione, c'era Baby Mamba. Ignorava del tutto la scena masticando una gomma, con la solita espressione indolente e sfacciata, mentre la donna lo guardava fissa dalla macchina.
Il marito ha chiuso il bagagliaio con un colpo sordo ed elettrico, è risalito in macchina e ha messo in moto.
Lei sul lato del passeggero continuava a fissare il ragazzino sperando in un ultimk incrocio di sguardi. Mentre l'Audi faceva manovra per immettersi sulla strada principale, la macchina è sfilata lentamente a tre metri da dove me ne stavo io. I vetri, stavolta, erano perfetti, limpidi e puliti da fare schifo, senza più alcuna traccia della condensa e delle impronte della notte prima.
L'auto scompare all'orizzonte e io resto solo nel piazzale deserto, unico custode di un segreto ormai inutile. Me ne ritorno a casa però con una lezione importante, lo straniero piace...
scritto il
2026-09-27
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