Una domenica fuori dall'ordinario

di
genere
dominazione

Eccomi qui a raccontarvi una storia di pura follia erotica. Tutto ebbe inizio un venerdì durante la pausa pranzo, quando ricevetti un messaggio da Luìs:

Luìs: "Domenica sera voglio che porti tua moglie a battere!"

Io: "Non ho capito... in che senso 'a battere'?"

Luìs: "Nel senso che dovrai portarla al parcheggio dello stadio di Novara vestita solo di autoreggenti e reggiseno, con sopra un cappotto nero e scarpe nere tacco 12."

Io: "Ma dai, non scherzare! Mia moglie non lo farà mai. E poi, scusa, perché dovrei? Sai che ci teniamo alla nostra privacy, qualcuno potrebbe riconoscerla."

Luìs: "Primo, perché te lo ordino; secondo, perché ho già chiamato tua moglie e le ho detto di eseguire attentamente le istruzioni che ti lascerò. Portala all'ingresso Est del parcheggio dello stadio, falla scendere dall'auto e vattene. Tranquillo, sarò nei pressi (ma non dirlo a lei); al momento giusto arriverò, la caricherò in macchina e... mica ti posso raccontare tutto."

Io: "Ok, eseguo."

Luìs: "Bravo cornuto... se farai tutto bene, ti prometto che farò qualche videochiamata, in modo che tu possa renderti conto di quanto sia perversa tua moglie."

Che dire? Da cuckold, il pensiero di mia moglie sola, vestita in modo provocante in un luogo frequentato soprattutto da single in cerca di avventure, senza sapere cosa sarebbe successo nel prosieguo della serata, era una situazione nuova e ad alto rischio che mi trasmetteva brividi d'eccitazione.

L'attesa e la trasformazione
A casa nostra fu una domenica carica di tensione. Ella era sulle spine; chiese più volte se sapessi cosa avesse in mente Luìs, fino a quando una telefonata di lui spazzò via l'incertezza:

Luìs: "Ciao troietta, ti stai preparando? O sei ancora lì ad arrovellarti il cervello? Apri bene le orecchie: ti infili quelle calze, ti metti i tacchi ed esci a fare la puttana come ti ho detto. Fidati, come hai sempre fatto... TU SEI MIA."

Poco dopo, lei si girò verso di me con un sorriso malizioso e lo sguardo pieno di brama:

Ella: "Cornutone... guarda come mi tremano le gambe. Io sono pronta, dai, muoviti se no facciamo tardi!"

L'umore di Ella era decisamente cambiato; era bastata quella breve telefonata per stemperare tutta la tensione. Credo che quell'attenzione usata nei suoi confronti abbia funzionato, perché il sentirsi "sua" e desiderata è stata la chiave per lasciarsi andare a una serata decisamente fuori dall'ordinario.

L'abbandono allo stadio
Arrivammo all'ingresso Est dello stadio. Notai alcune auto parcheggiate nei punti più illuminati, ma non riuscii a scorgere quella di Luìs. Sentivo la tensione crescere in me. Mi fermai nel punto indicatomi e presi la mano di Ella: era di ghiaccio, segno che anche lei era tesa. Esclamai:

Io: "Sei veramente sexy... mi fai impazzire così."

Ci guardammo negli occhi senza parlare; nei nostri sguardi c'era amore, fiducia e complicità reciproca. Ci baciammo ed Ella, scendendo e lasciando intravedere le cosce velate dal pizzo, disse:

Ella: "A dopo tesoro, fai il bravo mentre la tua troia sta in strada. Ciao ciao!"

Mi avviai molto lentamente, osservando dagli specchietti retrovisori Ella che si posizionava nei pressi di un lampione. Pensai che si fosse calata perfettamente nella parte; ne ebbi conferma quando la vidi, poco prima di svoltare, sbottonarsi il cappotto in modo da mostrare il suo splendido corpo di donna matura, con le tette mezza fuori dal reggiseno nero. La mia eccitazione, mista a sofferenza, salì alle stelle: avrei voluto essere lì con lei per godermi ogni istante di quell'avventura.

L'osservazione clandestina
Fu così che decisi di trasgredire agli ordini. Feci il giro dell'isolato e mi posizionai in penombra, in modo che non potesse vedermi, a circa un centinaio di metri dal luogo in cui l'avevo lasciata. La vidi passeggiare su e giù nervosamente, ma sapevo che avrebbe assecondato ogni desiderio del suo amante. Luìs era un giovane uomo deciso e, per certi versi, autoritario, con una carica erotica prorompente; Ella, d'altra parte, era una donna matura di natura remissiva che adorava lasciarsi andare completamente, sottomettendosi ai desideri sessuali del suo amante e svuotando mente e corpo dalle tensioni accumulate. Il lasciarsi "usare" era per lei liberatorio.

D'altronde, non potevo intrometterti: ero stato io a spingerla a tornare a "giocare" dopo alcuni anni di pausa, per soddisfare le necessità di una vera coppia cuckold.

All'improvviso, un'auto fino a quel momento parcheggiata si avviò a fari spenti, fermandosi a pochi passi da lei. Non potevo sentire cosa si dicessero, e questo scatenò in me una miriade di pensieri; vederla a bordo strada vestita da battona, mentre parlava e sorrideva con uno sconosciuto, mi creava un disagio fortissimo, ma ero così geloso ed eccitato da avere un'erezione dolorosa.

Lo sconosciuto scese dall'auto: potei osservare la sua giovane età e la prestanza fisica. Li vidi conversare amichevolmente e sorridere; poi lei, con decisione, aprì completamente il cappotto mostrando la sua nudità in tutto il suo splendore.

Ragazzo: "Cazzo, signora... ma sei una bomba erotica! Quanto vuoi per farti fottere?"

Ella: "Non voglio i tuoi soldi, giovanotto... voglio solo vedere se sei duro e saper fare il tuo dovere."

Il ragazzo le posò le mani sui fianchi e, attirandola a sé, la baciò con passione, infilandole la lingua in bocca mentre le passava a palpeggiare con foga il sedere nudo sotto il cappotto. Intuii l'eccitazione di Ella dal movimento del bacino che spingeva in avanti per percepire l'erezione di lui; la vidi spalancare le gambe, mugugnando di piacere, per lasciarsi penetrare dalle dita veloci che le perlustravano la figa bagnata, senza mai staccare le labbra dalla bocca del giovane.

L'intervento di Luìs
Fu in quel momento che, interrompendo la magia, arrivò Luìs. Si fermò e, senza scendere dall'auto, abbassò il finestrino e ordinò ad Ella:

Luìs: "Sali in macchina, troia! Subito!"

Si soffermò a parlare con il ragazzo, dicendogli con voce imperiosa:

Luìs: "Ehi tu, ti piace la mia vacca? Seguimi se vuoi vederti uno spettacolo o darti da fare."

Il ragazzo risalì subito in auto seguendoli nel parcheggio. Le due vetture si fermarono affiancate con la portiera lato Ella aperta, in una zona buia lontana dal passaggio. Mi spostai a fari spenti in una posizione più favorevole: la luce di cortesia accesa mi permetteva di osservare Ella nuda, china a succhiare avidamente il membro del suo amante, affondando la gola su quel cazzo duro e facendo risuonare nella notte dei rumori umidi e osceni.

Luìs: "Succhia bene, troia... inghiottilo tutto! Guarda che bel maschietto hai fatto eccitare."

Il giovane ragazzo, all'esterno dell'abitacolo e inginocchiato davanti a lei, le palpeggiava le tette e le cosce, masturbandosi velocemente con l'altra mano.

Ragazzo: "Dio mio, guardala come glielo succhia... che bocca da sborra che ha questa donna!"

Il gioco continuò ancora per qualche minuto, finché vidi il ragazzo inarcarsi, gridare di piacere ed esplodere in un'eiaculazione colossale che andò a schizzargli sulle dita e sulle cosce di Ella. Si salutarono con un bacio rapido e bavoso, e l'auto di Luìs ed Ella ripartì a tutta velocità verso il centro città.

Poco dopo, ricevetti una chiamata da Luìs:

Luìs: "Ti ho visto, sai... non avresti dovuto lasciare tua moglie e andartene come ti avevo ordinato? Allora, cornuto, cosa pensi della trasformazione da moglie, mamma e donna irreprensibile, a questa versione? Anzi... non c'è bisogno che tu risponda. Ti basti sapere che da ora tua moglie è la mia 'puttana' e, come tale, dovrà soddisfare ogni mia richiesta. Attendi... tua moglie ti vuole parlare."

Ella: "Ciao cornuto! Siamo passati davanti a una pattuglia mentre glielo succhiavo... gli tenevo la testa spinta tra le gambe e sgranocchiavo la cappella! Pensa se ci fermavano! Non ho neanche le mutande, ho la figa che cola e fa un odore pazzesco, ahahah! Ora ti lascio, devo soddisfare il mio padrone, vuole che gli riempia la macchina di bava. Ti confesso che trovo molto eccitante fare la puttana per lui. Dai, fammi sentire la lingua... oh sì, Luìs, succhiami la lingua così! Più tardi ti faccio una videochiamata, così potrai vedere quanto è troia tua moglie mentre si fa sfondare."

Il Banchetto del Disonore
L'auto di Luìs sfrecciò via, scomplete scomparendo tra le luci della città. Quelle scie luminose penetravano nell'abitacolo come lame, disegnando pennellate elettriche sulla pelle nuda di Ella. Lei era una creatura trasfigurata: la immaginavo intenta a divorare quel membro duro come il marmo, muovendosi con un ritmo forsennato, in preda a un raptus. Bramava il suo sperma, voleva dissetare un bisogno ancestrale. L’eccitazione era tale che le gambe le tremavano per un orgasmo viscerale, esploso senza nemmeno essere toccata, solo per la ferocia della situazione.

Luìs, però, la fermò un istante prima del culmine. La afferrò duramente per i capelli, staccandola da sé con un ordine secco:

Luìs: "Basta così per ora, troietta. Vestiti. Siamo arrivati."

Ella si rialzò stranita, con gli occhi persi nel vuoto e la bava che le colava sul mento. Per la cena, Luìs le fece indossare un abito nero da sera, un velo di seta con uno spacco vertiginoso che ad ogni passo mostrava l'assenza di intimo. Lui la attirò a sé, stringendole una natiche con forza, e le sussurrò all'orecchio:

Luìs: "Sei mia. Sei la mia puttanella, e lo sarai per sempre. Chiaro?"

Ella: "Sì, padrone... sono la tua troia..."

Vidi — o meglio, sentii — mia moglie sciogliersi a quelle parole. Poi, la sentenza definitiva di Luìs pronunciata al telefono prima di entrare al locale:

Luìs: "Il cornuto, da questo momento, non potrà più toccarti. Niente sesso, niente carezze intime. Nulla, finché non sarò io a concederglielo."

La Consapevolezza dello Schiavo
Non opposi resistenza. Ero conscio delle mie scarse qualità amatorie e la mia unica priorità era la felicità di Ella. Ma era una felicità perversa: io godevo della mia stessa sofferenza. Quella gelosia atroce era diventata una necessità vitale. Vederla tra le braccia forti di un vero uomo, vederla libera di essere oscena, era il mio orgoglio. Accoglierla a casa sfinita, sudata, marchiata dall'odore di un altro, era il cemento della nostra unione.

Al ristorante, Ella superò se stessa. Con un gesto studiato, lascià cadere il tovagliolo ai piedi della tavola. Il giovane cameriere si chinò per raccoglierlo e lei aprì completamente le gambe sotto il vestito: solo un istante, un lampo della sua intimità sbarbata e già fradicia di desiderio. Il ragazzo deglutì a fatica, sgranando gli occhi e restando immobile sotto lo sguardo degli altri commensali.

Ella: "Mi scusi, sono stata maldestra..." mormorò lei ammiccando.

Cameriere: "Non si preoccupi," rispose lui sottovoce con il fiato corto, "è un piacere servirla... e non solo a tavola, signora. Se vuole, in cucina c'è spazio..."

L'Abisso della Sottomissione
Quaranta minuti dopo la cena, arrivò la videochiamata. Il video si aprì su una scena di un’intimità cruda: erano a casa di Luis, lui seduto sul divano completamente nudo a gambe larghe da dominatore, con il cazzo in tiro, mentre Ella era ai suoi piedi, anch’essa completamente nuda, lo sguardo basso e sottomesso.

Luìs tuonò verso lo schermo:

Luìs: "Guarda bene, cornuto! Ora, puttana, fammi vedere quanto mi adori. Voglio che mi lecchi il buco del culo."

Sotto i miei occhi increduli, Ella si posizionò inginocchiandosi tra le sue gambe con una docilità che mi lacerava l'anima. Con devozione quasi religiosa, infilò la punta della lingua nell'ano di Luìs, leccando con passione e facendo rumori viscidi. La vidi chiudere gli occhi, assaporando l'odore dell'uomo che l'aveva sottomessa.

Luìs: "Brava cagna, puliscimi per bene... e adesso sali!"

Seguendo il comando di Luìs che le premeva forte la nuca, Ella scivolò in sù. La sua lingua passò ai testicoli, prendendoli interamente in bocca uno alla volta, succhiandoli con un rumore umido che arrivava dritto alle mie orecchie attraverso lo altoparlante.

Luìs: "Lecca cagna, lecca i palle del tuo padrone! Dillo al tuo cornuto quanto ti piace!"

Ella: "Mmmh... sì... mi piace da morire... assaggialo anche tu, cornuto..."

Era totalmente devota alla carne del suo amante, mentre io mi masturbavo freneticamente dall'altra parte dello schermo, sentendo il cuore martellare contro le costole.

L'Atto Finale: Il Marchio
L'ultima sequenza fu la mia condanna e la mia estasi. Lei di nuovo in ginocchio, adorante, lui dritto come un dio antico che si segava con foga sopra il suo viso.

Ella: "Sì, dammela tutta! Sono la sua troia porcellona... voglio la sua sborra in bocca e sulle tette! Sborrami sopra, padrone!"

Luìs iniziò a venire con dei gemiti profondi. Una quantità esagerata di sperma caldo e denso inondò il viso e i seni di mia moglie, schizzando ovunque. Ella, estasiata, con le mani si spalmò lo sperma sulla pelle come se fosse una crema preziosa, poi si leccò le dita una ad una con avidità e infine ripulì ogni goccia rimasta direttamente dal corpo e dal cazzo di Luìs, succhiando fino all'ultima goccia. La chiamata si interruppe improvvisamente.

Andai a recuperarla sotto casa di lui circa un'ora dopo. Quando salì in macchina, l'abitacolo fu immediatamente invaso da un odore acre, selvatico, di sesso e umori corpordati. Si avvicinò a me, mi baciò sulla bocca facendomi sentire il sapore dello sperma di Luìs e sussurrò:

Ella: "Non mi sono lavata. Senti l'odore del mio uomo? Senti come puzzo di sesso?"

Si sbottonò la camicetta, spalancandola e offrendomi i seni ancora appiccicosi e segnati dalle sue dita:

Ella: "Leccami bene, schiavo. Pulisci quello che ha lasciato il mio padrone. Questo è il nostro regalo per te... cornuto."

Passai la lingua su quella traccia di tradimento, succhiando avidamente il piacere di un altro uomo dal corpo di mia moglie, mentre il mondo intorno a me spariva nel buio.
di
scritto il
2026-09-25
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