Follia erotica

di
genere
corna

L'auto di Luìs sfrecciò verso il centro. Le luci della città, penetrando nell'abitacolo, creavano pennellate di colore sulla pelle nuda di Ella, intenta a succhiare avidamente il cazzo duro come il marmo del suo amante. Poi, tenendo la sua cappella tra le labbra, lo afferrò serrando la mano alla base dell'asta e cominciò a fargli una sega molto veloce. Era come in preda a un raptus: voleva venisse nella sua bocca, bramava il suo sperma, voleva dissetare la sua voglia, ne sentiva il bisogno fin nel profondo del suo essere donna. Tanta era l'eccitazione per tutta la situazione vissuta fino a quel momento da scatenarle un orgasmo "viscerale" che le fece tremare le gambe senza nemmeno essere toccata.

Luìs la fermò all'apice del piacere afferrandola e tirandola per i capelli, fino a farla staccare dal suo uccello in procinto di esplodere. Le ordinò di ricomporsi con un perentorio:

«Vestiti, siamo arrivati!»

Ella si rialzò stranita: nemmeno si rendeva conto di dove fosse realmente, tanto era presa da quel vortice di eccitazione.

Si ricomposero. Luìs, pianificando la serata, si era procurato un vestito che fece indossare ad Ella: un abito da sera nero molto sexy, con un vertiginoso spacco centrale che arrivava ad un paio di centimetri dal pube, facendo risaltare ancora di più le sue splendide gambe velate dalle autoreggenti. Attirandola a sé la baciò profondamente e, fissandola negli occhi, le sussurrò:

«Sei mia. Sei la mia puttanella e lo sarai per sempre.»

(A quelle parole mia moglie si sciolse completamente).

Poi, con tono perentorio, sentenziò:

«Il cornuto, da questo momento, non potrà più fare sesso con te. E per sesso intendo qualsiasi atto sessuale, se non quando glielo concederò io.»

Questa fu la prima delle regole dettate dall'amante di mia moglie, a cui ne seguirono altre.

Da parte mia non ci furono resistenze nell'accettare le nuove regole. Conscio delle mie scarse qualità amatorie, la priorità per me era la felicità di mia moglie. Godevo della sofferenza scaturita dal desiderio che provavo per lei e dalla gelosia, che diventava una necessità di saperla tra le braccia forti di un vero uomo, libera di concedersi ogni piacere. Per me poter guardare i suoi occhi sprizzare gioia e felicità dopo essere stata scopata per ore, il poterla accogliere sfinita, sudata e coperta di sperma, ma svuotata da tutte le tensioni della vita quotidiana, era motivo di orgoglio. Tutto ciò non faceva altro che rafforzare la nostra unione nel rispetto reciproco. Io avevo accettato lei e lei aveva accettato me, così come siamo: per questo posso dire che siamo una vera coppia cuckold.

«Ora, puttanella, scendi ed entra nel locale. Mentre ti siedi metti ben in mostra le gambe: voglio che attiri gli sguardi di tutti i presenti. Il tavolo prenotato è quello vicino alla vetrina. Voglio godermi lo spettacolo da qui.»

Mia moglie cercò di fare resistenza, ma Luìs la stoppò ficcandole la lingua in bocca:

«Ora vai e falli eccitare tutti.»

Il cameriere, vedendola entrare con lo spacco dell'abito che ad ogni passo lasciava intravedere molto più che le gambe, scoprendo anche quella fascia di coscia nuda sopra il pizzo dell'autoreggente, l'accolse con un sorriso malizioso. Lei, ricambiando il sorriso, si fece accompagnare al tavolo prenotato. Di lì a poco il cameriere tornò, chiedendole se fosse da sola e prendendo l'ordinazione. Fu in quel momento che mia moglie sorprese Luìs: fece cadere a terra, con un gesto apparentemente involontario, il tovagliolo. Il cameriere si abbassò subito per raccoglierlo e, quando fu all'altezza dello spacco, mia moglie aprì leggermente le gambe lasciando intravedere la sua figa nuda e bagnata. Il giovane ragazzo deglutì a fatica, soffermandosi più del dovuto, tanto da attirare gli sguardi di altri commensali. Mia moglie distolse il cameriere chiudendo le gambe e dicendo:

«Mi scusi, sono stata maldestra...»

Il giovane rispose sottovoce:

«Non si preoccupi, è un piacere poterla servire... magari non solo a tavola. Torno subito, signora.»

Il suo amante, compiaciuto dallo spettacolo offerto, decise di entrare nel locale e avviarsi al tavolo. Cenarono tranquillamente come se fossero una normalissima coppia; durante la cena parlarono di quello che era successo fino a quel momento, delle emozioni provate e dei desideri ancora da realizzare. Parlarono anche di me e decisero che era arrivato il momento di coinvolgermi attivamente (ma questa è un'altra storia).

La serata al ristorante terminò allegramente tra un bicchiere di Franciacorta e una risata. Quanto a me, inizialmente vagai un po' per la città per poi fermarmi nel parcheggio di un centro commerciale non distante da dove era iniziata la serata. Senza avere la minima idea di dove fossero né tanto meno di cosa stessero facendo, la tentazione di chiamare Ella salì forte, ma sapevo che non potevo disattendere gli ordini di Luìs né deludere o disturbare mia moglie. L'immaginazione creò in me uno stato di eccitazione costante, così decisi di aspettare, seppure con ansia, la loro chiamata.

Oramai erano passate più di un paio d'ore quando arrivò un messaggio vocale. Riporto le testuali parole di Ella, che con un filo di voce disse:

«Sono una porca... mi piace il CAZZO! Sì, il cazzo bello duro e grande!»

Poi, cambiando tono e facendolo diventare deciso e spietato:

«Non il tuo, che è moscio e piccolo! Sei solo un cornuto, fatti una sega... solo una sega, adesso o stasera a casa! Ora me la godo io, hai capito frocione? Sei solo un vecchio porco impotente... puoi solo farti delle seghe guardandomi, cornuto!»

Di seguito arrivò un altro messaggio da parte di Luìs:

«Adesso fai sentire a tuo marito i versi che fai mentre prendi il cazzone in bocca... Senti, cornuto, come lo sta succhiando tutto? Tua moglie è una vera pompinara! Dovresti vedere la sua faccia da troia con tutto il cazzo in bocca fino in fondo! Dai tu, continua a succhiare... Ohhh sì, così, puttana! Ti piace venire da me e fare la mamma puttana? Pensa se ti vedessero i tuoi figli!»

Seguirono alcuni istanti di sospiri e versi gutturali, segno che la serata stava decollando.

Rimasi in attesa di un nuovo messaggio, ma non arrivò nulla per una decina di minuti, prima di ricevere un video registrato da Luìs. Si apriva con il viso di mia moglie in primo piano.

Luìs: «Che troia che sei! Brava porcellona, succhia, ohhh... Ora prendilo tutto, fai vedere al cornuto finocchio come godi a prenderlo tutto in bocca! Che pompino mi sta facendo tua moglie!»

Lei: «Hai visto, frocio? Fino in fondo!»

Luìs: «Continua a succhiare!»

Di lì a poco arrivò una videochiamata. Sempre il volto di mia moglie in primo piano, intenta a leccare per tutta la lunghezza l'enorme cazzo del suo amante.

Luìs: «Racconta al finocchio cosa hai fatto!»

Lei, con voce provocatoria e innocente: «Sai cosa ho fatto? Sono partita dal buco del culo...»

Portandosi a quel livello, cominciò a leccare nuovamente l'ano di Luìs per mostrarmi esattamente quello che aveva fatto per il piacere del suo amante:

«...poi leccando sono arrivata alle palle, che ho leccato e succhiato per bene. Infine ho ingoiato tutto il cazzone, me lo sentivo fino in gola!»

Ora mettetevi nei miei panni: stavo letteralmente impazzendo dall'eccitazione. Vedere in video mia moglie era il massimo, tanto che si risvegliò anche il mio cazzetto e cominciai a segarmi freneticamente.

Quaranta minuti dopo arrivò un altro video, stavolta registrato. Ritraeva il viso di mia moglie completamente sfatto dal piacere, con il trucco ormai andato, così come la pettinatura: segno evidente che era stata dominata e sessualmente sottomessa da Luìs.

Luìs: «Guarda, guarda, finocchio, come sta ancora succhiando la mia troia... anzi, tua moglie!»

Lei: «Mi ha scopata e mi ha fatto godere, CORNUTO!»

Luìs: «Dai, succhia, troia... sei proprio una vacca! Guarda, cornuto, come si impegna!»

Poi, rivolgendosi a lei:

«Si vede che ti piace il cazzo grosso...»

Lei, guardando fissa l'obiettivo: «Sì, mi piace il cazzo grosso e duro!»

Luìs: «Dove vuoi che sborri?»

Lei: «In mezzo alle tette, così lo porto a casa e lo faccio prima annusare e poi leccare al frocio... Ma stai ancora registrando?»

Al suo "sì", lei scoppiò a ridere:

«Dai, continua a spompinarmi che tra un po' ti sborro tra le tette!»

Dieci minuti dopo arrivò l'ultima videochiamata. La scena era esattamente questa: lei in ginocchio, lui dritto in piedi che incitava mia moglie:

Luìs: «Brava puttana, succhia, dai! Più veloce! Ora dì a tuo marito cosa sei!»

Lei: «Sono la sua troia porcellona! Mi piace il suo cazzo, mi fa godere, voglio la sua sborra!»

Poi Luìs prese la parola e, rivolgendosi a me:

Luìs: «Ora guarda, cornuto!»

Mia moglie lo stava segando velocemente per farlo venire.

Luìs: «Oh... oh sì! Dai che sborro, sììì, puttanaaa!»

Venne riversando una quantità esagerata di calda sborra tra le sue tette.

Ella, estasiata da tanta abbondanza, dapprima la spalmò sui seni, poi passò a leccarsi avidamente le dita ricoperte dal piacere del suo uomo ed infine leccò le ultime gocce di sperma direttamente dal cazzo di Luìs, ripulendolo completamente.

La videochiamata si interruppe lasciandomi senza fiato.

Dopo poco mi avviai verso l'abitazione di Luìs per recuperare mia moglie. Appena salì in macchina, si avvicinò e, baciandomi, disse:

«Non mi sono lavata... lo senti l'odore del mio uomo?»

Sbottonandosi la camicetta, mi ordinò di leccarle le tette per bene. Mentre, eccitatissimo, passavo la lingua succhiando e leccando il seno e i capezzoli ancora turgidi di piacere, mi sussurrò all'orecchio:

«Questo è il nostro pensiero per te... cornuto.»
di
scritto il
2026-09-25
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