La regina è tornata -una storia vera-
di
Tonj6
genere
confessioni
La Regina è tornata
E' stata una decisione travagliata, soprattutto per via della nostra età.
Il primo contatto con questo giovane Bull avvenne tramite il sito A69 e ad alcune sue foto, allegate in privato. Una in particolare colpì mia moglie, un selfie che lo ritraeva sorridente, con quello sguardo sicuro e dominante che prometteva tutto ciò che la nostra routine aveva spento da anni. Fu quella foto che fece breccia nei pensieri di Ella e diede inizio a questa storia.
Ci siamo, il momento è arrivato, oggi dopo tanto tempo abbiamo deciso di rimetterci in gioco, incontreremo un giovane uomo, Lui.
Durante il breve tragitto in auto Ella non disse una parola, era evidentemente nervosa, assorta nei suoi mille pensieri di donna, con le mani che tremavano leggermente strette sulle ginocchia. Arrivati al parcheggio mi guardò con aria supplichevole e disse:
“Non me la sento, dai torniamo a casa per favore.”
Risposi semplicemente:
“Siamo qui per conoscere una persona, nessuno è obbligato a fare alcunché, prendiamo un caffè facciamo un po' di conversazione e se ci piacciamo bene se no torniamo a casa”.
Ella si senti rassicurata, il respiro si fece meno corto, ci avviammo verso il bar dove ad attenderci c'era Lui.
Lui si rivelò fin da subito una persona gioviale, carismatica, sicura di sé. Parlammo piacevolmente di tutto un po', ma l'atmosfera si caricava di tensione a ogni scambio di battute. Colsi gli sguardi diretti e complici tra di loro, sguardi di pura intesa carnale, tanto che capii che era il momento di muoverci. Ci avviammo verso il parcheggio, Lui disse:
“Posso invitarvi a bere qualcosa casa mia?”
Da buon Cuck la guardai sperando in una sua risposta affermativa, che non si fece attendere, pronunciata con un filo di voce ma senza esitazione:
“Per me va bene”.
Ero al settimo cielo, il cuore mi martellava nel petto. Stava per salire in macchina con me, quando Luì disse con un tono che non ammetteva repliche:
“Ella ti va di farmi compagnia, dai sali, tanto tuo marito ci segue”.
Non si fece di certo pregare: le sue difese erano già crollate. Subito salì in macchina con lui, che però rimase ferma. Attraverso i vetri posteriori osservai la scena con il respiro bloccato: vidi che si stavano baciando avidamente, con foga. Vidi Ella armeggiare con frenesia e poi sventolare qualcosa dal finestrino. Subito non capii cosa volesse indicarmi, allora feci manovra e mi avviai a loro affiancandoli. Lei si sporse dal finestrino verso di me, con le gote arrossate e gli occhi lucidi di lussuria, e passandomi le sue mutandine disse:
“Tieni CORNUTO, tanto a me non servono più! Goditi il ricordo di quello che ero!”
Rimasi senza parole, pietrificato eppure eccitatissimo. Durante il tragitto ero in preda a un tumulto di sensazioni fortissime: non capivo più nulla, di come Ella si fosse trasformata in un attimo da una donna irreprensibile, pudica e composta, in una troia in calore bagnata e pronta a soddisfare ogni più basso desiderio e richiesta di uno, fino a quel momento, perfetto sconosciuto.
Le auto si mossero in direzione di casa sua, guidavo cercando di stare il più possibile vicino alla loro macchina per non perdermi nemmeno un istante di quello che stava accadendo nell'abitacolo. Li vidi parlare e sorridere attraverso il lunotto, poi Ella si avvicinò ancora di più, appoggiandosi completamente a Luì. La sua mano tremenda e vogliosa si posò sul suo cazzo già rigido, stuzzicandolo sopra i pantaloni per tastarne la grandezza e la consistenza. Lo accarezzò con maestria, massaggiandolo con forza e portandolo ben presto a un'erezione marmorea, pulsante, mentre Lui, con una mano sul volante, le accarezzava il collo e le infilava l'altra sotto la maglietta stringendole il seno. Ella era caldissima, totalmente bagnata, non vedeva l'ora di lasciarsi andare alle emozioni fortissime che quel cazzone duro aveva risvegliato in lei.
Parcheggiammo sotto casa e appena entrati nell'androne buio dello stabile, al riparo da sguardi indiscreti, le infilò una mano sotto la gonna palpandole il culo sodo e nudo. In ascensore l'eccitazione repressa esplose in un bacio profondo ed appassionato, quasi violento; le loro lingue avide si cercavano intrecciandosi con foga, mentre le mani di Luì sollevarono bruscamente la gonna di Ella, mettendo in mostra la sua figa grondante, caldissima e vogliosa. Senza perdere un secondo, la spinse con forza contro la parete metallica dell'ascensore e, sollevandole una gamba intorno ai fianchi, la penetrò di colpo con due dita a fondo, facendole emettere un gemito soffocato e acuto di puro piacere.
Le porte dell'ascensore si aprirono con un "ding" e il gioco continuò senza sosta sul pianerottolo davanti all'ingresso del suo alloggio. Luì le ordinò con voce roca:
“Inginocchiati, puttana”.
Lei obbedì all'istante, mentre lui estraeva il cazzo enorme e fumante dai pantaloni, infilandolo senza preavviso nelle profondità della sua bocca spalancata.
Mentre la teneva saldamente per i capelli, afferrando la sua chioma per dare un ritmo bestiale e profondo al pompino, mi guardò e disse ghignando:
“Guarda il tuo cornuto! Guarda come succhia la mia troia, guardala bene! A lei piace il cazzone duro e giovane… ti piace quello che vedi, cornuto di merda? Dille quanto è brava!”
Io, eccitato a mille dallo spettacolo osceno e perfetto offerto fino a quel momento, incitai Luì a continuare a scoparle la bocca senza pietà, e ordinai a mia moglie di ingoiare tutto e lasciarsi penetrare fino in gola senza fare storie. Ella non se lo fece ripetere: spalancò la gola e accolse nella sua bocca quel cazzo immenso fino alla radice, con un affondo deciso. Potevo vederlo entrare e uscire con violenza, ricoperto e lucido di abbondante saliva filante, senza incontrare ormai la minima resistenza. Il naso le colava per lo sforzo e suoni profondi, gutturali e soffocati venivano emessi durante ogni singola penetrazione profonda in mezzo ai denti.
Il bull la stava sottomettendo totalmente, usandola sessualmente in un luogo semiaperto, in un certo senso pubblico, sul ballatoio del palazzo, dove chiunque del condominio avrebbe potuto sorprenderci da un momento all'altro. Io, da bravo cuck in ginocchio davanti a loro, stavo filmando ogni singolo dettaglio con il telefono tremante.
Il bull interruppe bruscamente il pompino e, aprendoci la porta di casa, ordinò a Ella:
“Adesso dentro, spogliati subito e mettiti a pecora su quel divano!”.
In un attimo era completamente nuda, esposta alla mia vista e a quella famelica di lui. Mentre si metteva in posizione carponi, osservai i suoi occhi brillare di una luce selvaggia, quasi animalesca. Erano passati anni dall'ultima avventura ed ora potevo finalmente rivederla nuovamente libera, scatenata, completamente dedita a godere delle attenzioni divine di un vero maschio alpha, svuotando del tutto la mente dai mille problemi quotidiani per lasciarsi travolgere dalla lussuria più sfrenata e dai piaceri viscerali del sesso.
Luì, completamente nudo, si avvicinò al divano con passo da predatore, afferrò con violenza i suoi fianchi morbidi e puntò il suo grosso cazzo teso contro la fica gocciolante di mia moglie. Con una spinta decisa e profonda, glielo affondò dentro in un sol colpo. Questo fece quasi urlare Ella, e dal suo respiro improvvisamente spezzato e ansimante capii che aveva raggiunto un orgasmo violentissimo fin dal primo affondo.
Luì non le diede un attimo di tregua né il tempo di riprendersi, e iniziò a pompare dentro di lei con ritmi forsennati. L'enorme uccello profanava la vagina di Ella sempre più in profondità, con un rumore di carni che si scontravano che rimbombava nella stanza. La dimensione di quel cazzo era così smisurata che mi sembrava fisicamente impossibile che mia moglie potesse accoglierlo tutto dentro di sé; devo ammettere che provavo un misto di profonda angoscia e lussuria accecante, sentendomi in ansia per i suoi limiti.
Durante la monta selvaggia, lei cercava di inarcare la schiena come a voler attenuare la violenza brutale con cui venivano portati i colpi, ma Luì, afferrandola per i capelli e tirandole giù la testa, in tono perentorio e autoritario le ordinò:
“Stai giù!!! Vacca... stai giù con la schiena dritta e prendilo tutto! Sei la mia troia da monta! Tu mi devi far godere fino all'ultimo respiro! Dillo a tuo marito cosa sei veramente quando un vero cazzo ti sfonda...”.
Ella si girò a fatica verso di me, con il viso completamente stravolto, gli occhi persi nel piacere e la bava alla bocca:
“Sì... sono la sua vacca da monta e il suo cazzo mi fa impazzire, mi distrugge... Tu non ne sei mai stato capace, sei solo un povero cornuto e impotente, guardami!”.
Il Bull continuò in un crescendo inarrestabile di vorticosa e sfrenata lussuria, colpendola senza tregua fino a quando, con un grugnito di puro godimento, le venne dentro con un getto copioso, inondandole la bocca che lei aveva spalancato avidamente di caldo sperma, che inghiottì con ingordigia senza perderne una goccia. Poi, sudato e trionfante, mi si avvicinò e mi prese il viso, infilandomi la lingua in bocca con forza in modo che potessi sentire chiaramente il sapore forte del seme del suo Bull, e mi sussurrò gelidamente che da quel momento in poi lei non si sarebbe mai più concessa a me, e che il massimo che avrei potuto fare d'ora in poi sarebbe stato farmi le seghe guardandola.
La mia Regina è tornata! Ed io, incredibilmente, ne sono immensamente felice, schiavo della sua nuova e definitiva libertà.
Messaggio da Lui:
“La tua meravigliosa moglie troia non solo è stata mia stasera, ma ha giurato e promesso di essere la mia puttana personale ogni volta che la vorrò in futuro, a qualsiasi ora. Ho pensato che avresti dovuto saperlo per bene... dormi bene, cornuto.”
E' stata una decisione travagliata, soprattutto per via della nostra età.
Il primo contatto con questo giovane Bull avvenne tramite il sito A69 e ad alcune sue foto, allegate in privato. Una in particolare colpì mia moglie, un selfie che lo ritraeva sorridente, con quello sguardo sicuro e dominante che prometteva tutto ciò che la nostra routine aveva spento da anni. Fu quella foto che fece breccia nei pensieri di Ella e diede inizio a questa storia.
Ci siamo, il momento è arrivato, oggi dopo tanto tempo abbiamo deciso di rimetterci in gioco, incontreremo un giovane uomo, Lui.
Durante il breve tragitto in auto Ella non disse una parola, era evidentemente nervosa, assorta nei suoi mille pensieri di donna, con le mani che tremavano leggermente strette sulle ginocchia. Arrivati al parcheggio mi guardò con aria supplichevole e disse:
“Non me la sento, dai torniamo a casa per favore.”
Risposi semplicemente:
“Siamo qui per conoscere una persona, nessuno è obbligato a fare alcunché, prendiamo un caffè facciamo un po' di conversazione e se ci piacciamo bene se no torniamo a casa”.
Ella si senti rassicurata, il respiro si fece meno corto, ci avviammo verso il bar dove ad attenderci c'era Lui.
Lui si rivelò fin da subito una persona gioviale, carismatica, sicura di sé. Parlammo piacevolmente di tutto un po', ma l'atmosfera si caricava di tensione a ogni scambio di battute. Colsi gli sguardi diretti e complici tra di loro, sguardi di pura intesa carnale, tanto che capii che era il momento di muoverci. Ci avviammo verso il parcheggio, Lui disse:
“Posso invitarvi a bere qualcosa casa mia?”
Da buon Cuck la guardai sperando in una sua risposta affermativa, che non si fece attendere, pronunciata con un filo di voce ma senza esitazione:
“Per me va bene”.
Ero al settimo cielo, il cuore mi martellava nel petto. Stava per salire in macchina con me, quando Luì disse con un tono che non ammetteva repliche:
“Ella ti va di farmi compagnia, dai sali, tanto tuo marito ci segue”.
Non si fece di certo pregare: le sue difese erano già crollate. Subito salì in macchina con lui, che però rimase ferma. Attraverso i vetri posteriori osservai la scena con il respiro bloccato: vidi che si stavano baciando avidamente, con foga. Vidi Ella armeggiare con frenesia e poi sventolare qualcosa dal finestrino. Subito non capii cosa volesse indicarmi, allora feci manovra e mi avviai a loro affiancandoli. Lei si sporse dal finestrino verso di me, con le gote arrossate e gli occhi lucidi di lussuria, e passandomi le sue mutandine disse:
“Tieni CORNUTO, tanto a me non servono più! Goditi il ricordo di quello che ero!”
Rimasi senza parole, pietrificato eppure eccitatissimo. Durante il tragitto ero in preda a un tumulto di sensazioni fortissime: non capivo più nulla, di come Ella si fosse trasformata in un attimo da una donna irreprensibile, pudica e composta, in una troia in calore bagnata e pronta a soddisfare ogni più basso desiderio e richiesta di uno, fino a quel momento, perfetto sconosciuto.
Le auto si mossero in direzione di casa sua, guidavo cercando di stare il più possibile vicino alla loro macchina per non perdermi nemmeno un istante di quello che stava accadendo nell'abitacolo. Li vidi parlare e sorridere attraverso il lunotto, poi Ella si avvicinò ancora di più, appoggiandosi completamente a Luì. La sua mano tremenda e vogliosa si posò sul suo cazzo già rigido, stuzzicandolo sopra i pantaloni per tastarne la grandezza e la consistenza. Lo accarezzò con maestria, massaggiandolo con forza e portandolo ben presto a un'erezione marmorea, pulsante, mentre Lui, con una mano sul volante, le accarezzava il collo e le infilava l'altra sotto la maglietta stringendole il seno. Ella era caldissima, totalmente bagnata, non vedeva l'ora di lasciarsi andare alle emozioni fortissime che quel cazzone duro aveva risvegliato in lei.
Parcheggiammo sotto casa e appena entrati nell'androne buio dello stabile, al riparo da sguardi indiscreti, le infilò una mano sotto la gonna palpandole il culo sodo e nudo. In ascensore l'eccitazione repressa esplose in un bacio profondo ed appassionato, quasi violento; le loro lingue avide si cercavano intrecciandosi con foga, mentre le mani di Luì sollevarono bruscamente la gonna di Ella, mettendo in mostra la sua figa grondante, caldissima e vogliosa. Senza perdere un secondo, la spinse con forza contro la parete metallica dell'ascensore e, sollevandole una gamba intorno ai fianchi, la penetrò di colpo con due dita a fondo, facendole emettere un gemito soffocato e acuto di puro piacere.
Le porte dell'ascensore si aprirono con un "ding" e il gioco continuò senza sosta sul pianerottolo davanti all'ingresso del suo alloggio. Luì le ordinò con voce roca:
“Inginocchiati, puttana”.
Lei obbedì all'istante, mentre lui estraeva il cazzo enorme e fumante dai pantaloni, infilandolo senza preavviso nelle profondità della sua bocca spalancata.
Mentre la teneva saldamente per i capelli, afferrando la sua chioma per dare un ritmo bestiale e profondo al pompino, mi guardò e disse ghignando:
“Guarda il tuo cornuto! Guarda come succhia la mia troia, guardala bene! A lei piace il cazzone duro e giovane… ti piace quello che vedi, cornuto di merda? Dille quanto è brava!”
Io, eccitato a mille dallo spettacolo osceno e perfetto offerto fino a quel momento, incitai Luì a continuare a scoparle la bocca senza pietà, e ordinai a mia moglie di ingoiare tutto e lasciarsi penetrare fino in gola senza fare storie. Ella non se lo fece ripetere: spalancò la gola e accolse nella sua bocca quel cazzo immenso fino alla radice, con un affondo deciso. Potevo vederlo entrare e uscire con violenza, ricoperto e lucido di abbondante saliva filante, senza incontrare ormai la minima resistenza. Il naso le colava per lo sforzo e suoni profondi, gutturali e soffocati venivano emessi durante ogni singola penetrazione profonda in mezzo ai denti.
Il bull la stava sottomettendo totalmente, usandola sessualmente in un luogo semiaperto, in un certo senso pubblico, sul ballatoio del palazzo, dove chiunque del condominio avrebbe potuto sorprenderci da un momento all'altro. Io, da bravo cuck in ginocchio davanti a loro, stavo filmando ogni singolo dettaglio con il telefono tremante.
Il bull interruppe bruscamente il pompino e, aprendoci la porta di casa, ordinò a Ella:
“Adesso dentro, spogliati subito e mettiti a pecora su quel divano!”.
In un attimo era completamente nuda, esposta alla mia vista e a quella famelica di lui. Mentre si metteva in posizione carponi, osservai i suoi occhi brillare di una luce selvaggia, quasi animalesca. Erano passati anni dall'ultima avventura ed ora potevo finalmente rivederla nuovamente libera, scatenata, completamente dedita a godere delle attenzioni divine di un vero maschio alpha, svuotando del tutto la mente dai mille problemi quotidiani per lasciarsi travolgere dalla lussuria più sfrenata e dai piaceri viscerali del sesso.
Luì, completamente nudo, si avvicinò al divano con passo da predatore, afferrò con violenza i suoi fianchi morbidi e puntò il suo grosso cazzo teso contro la fica gocciolante di mia moglie. Con una spinta decisa e profonda, glielo affondò dentro in un sol colpo. Questo fece quasi urlare Ella, e dal suo respiro improvvisamente spezzato e ansimante capii che aveva raggiunto un orgasmo violentissimo fin dal primo affondo.
Luì non le diede un attimo di tregua né il tempo di riprendersi, e iniziò a pompare dentro di lei con ritmi forsennati. L'enorme uccello profanava la vagina di Ella sempre più in profondità, con un rumore di carni che si scontravano che rimbombava nella stanza. La dimensione di quel cazzo era così smisurata che mi sembrava fisicamente impossibile che mia moglie potesse accoglierlo tutto dentro di sé; devo ammettere che provavo un misto di profonda angoscia e lussuria accecante, sentendomi in ansia per i suoi limiti.
Durante la monta selvaggia, lei cercava di inarcare la schiena come a voler attenuare la violenza brutale con cui venivano portati i colpi, ma Luì, afferrandola per i capelli e tirandole giù la testa, in tono perentorio e autoritario le ordinò:
“Stai giù!!! Vacca... stai giù con la schiena dritta e prendilo tutto! Sei la mia troia da monta! Tu mi devi far godere fino all'ultimo respiro! Dillo a tuo marito cosa sei veramente quando un vero cazzo ti sfonda...”.
Ella si girò a fatica verso di me, con il viso completamente stravolto, gli occhi persi nel piacere e la bava alla bocca:
“Sì... sono la sua vacca da monta e il suo cazzo mi fa impazzire, mi distrugge... Tu non ne sei mai stato capace, sei solo un povero cornuto e impotente, guardami!”.
Il Bull continuò in un crescendo inarrestabile di vorticosa e sfrenata lussuria, colpendola senza tregua fino a quando, con un grugnito di puro godimento, le venne dentro con un getto copioso, inondandole la bocca che lei aveva spalancato avidamente di caldo sperma, che inghiottì con ingordigia senza perderne una goccia. Poi, sudato e trionfante, mi si avvicinò e mi prese il viso, infilandomi la lingua in bocca con forza in modo che potessi sentire chiaramente il sapore forte del seme del suo Bull, e mi sussurrò gelidamente che da quel momento in poi lei non si sarebbe mai più concessa a me, e che il massimo che avrei potuto fare d'ora in poi sarebbe stato farmi le seghe guardandola.
La mia Regina è tornata! Ed io, incredibilmente, ne sono immensamente felice, schiavo della sua nuova e definitiva libertà.
Messaggio da Lui:
“La tua meravigliosa moglie troia non solo è stata mia stasera, ma ha giurato e promesso di essere la mia puttana personale ogni volta che la vorrò in futuro, a qualsiasi ora. Ho pensato che avresti dovuto saperlo per bene... dormi bene, cornuto.”
1
voti
voti
valutazione
1
1
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Il bosco della trasgessione
Commenti dei lettori al racconto erotico