La confessione

di
genere
dominazione

'Ma ti rendi conto che stronzo?'
Ero con Anna al bar del centro. Ero rimasta a casa a studiare nei giorni precedenti ed era circa una settimana che non mi facevo vedere.

Tra qualche giorno sarebbe iniziata la maturità e la mia mente era stata assorbita dai miei impegni di studio.

'Eh, lo so, Mia. Cosa vuoi fare?'
'Onestamente non lo so. Mi piacerebbe avere il coraggio di parlare, ma...
Tu ce la faresti?'
'Cosí esplicitamente no, ma dipende da quello che vuoi: sai che con lui, devi essere sincera e dirgli la verità in faccia.'
'E se mi manda a fanculo?'
'Allora lo lasci nel suo brodo.'

In quel momento, Marco fece la sua apparizione, ma non era solo. Lo accompagnava la sua ex.

Io rimasi a bocca aperta.

Appena entrato, mi guardò negli occhi con un sorriso malizioso. Se avessi potuto, lo avrei strangolato con le mie mani.

Rimasi ferma per lo shock e poi guardai Anna.

'Sbaglio o il signorino mi ha guardata a mo' di presa per il culo?'
Anna stava ridendo.
'Ti sta provocando.'

Bene: avrebbe avuto pane per i suoi denti.

Prima di iniziare la riunione andai al bancone e presi un cornetto. Quindi andai da lui, che nel frattempo si era seduto su un divanetto in dolce compagnia, e gli dissi: 'Qui c'è il cornetto che mi avevi chiesto, Marco. Ci tenevo a portartelo, perché sei sempre molto gentile con me.'

Lo dissi a voce bassa e dimessa, arrossendo a ogni parola e non riuscendo neanche a guardarlo bene negli occhi. All'ultimo gli scoccai un'occhiata da ragazzina innocente e mi arrotolai una ciocca di capelli sul dito.
Poi guardai lei con un sorriso malizioso e carico di sottintesi.

Lui mi guardò tronfio e mi chiese: 'Grazie, Mia. Dato che siamo impegnati- e mise una mano sulla coscia della ragazza- puoi metterlo in freddo, così me lo offri più tardi? Puoi portarmelo a fine riunione.' e guardò lei e poi me.

Come per dire: il treno è passato e ora ho da fare.

'Certo, Marco.'

Avrei avuto voglia di piangere, ma sapevo che era un trucco.

Così decisi di giocare.

Mi misi lontana, gli scoccai un'occhiata intensa e mi assicurai che mi guardasse, mentre gustavo il cornetto lentamente, leccando la panna e la granella.

Chi ha vissuto la sua infanzia negli anni '80 ricorderà quanto buono fosse.

Io ne ero patita.

Scorsi un lampo nei suoi occhi: mi stava guardando.

Alternavano lente leccate a piccoli morsi, che avevano il sapore di baci. Talmente mi immedesimai, da convincermi di stare baciando Marco.

Leccavo, mordevo, guardavo.

Lui si passò una mano tra i capelli, con fare nervoso, quasi incazzato.

Tombola.

Quando il cornetto finì, mangiai la punta del cono e chiusi gli occhi in un'espressione di goduria mistica. Come se stessi baciando il suo corpo, le spalle, i pettorali, i bicipiti e infine la sua bocca carnosa.

Notai che stringeva un pezzo di carta e che lo appallottolò di colpo, guardandomi.
Ora lo avevo fatto inferocire.

La cosa però non mi spaventò: mi eccitò.

Di colpo vidi che quella ragazza si avvicinò e lo baciò. Lui ricambiò e iniziò a limonare con lei, a rischio di essere ripreso da qualcuno delle alte sfere.

Io rimasi a bocca aperta, finché non mi guardò di sfuggita. Era stato un attimo fugace, finito prima che potessi rendermene conto.

Il cuore mi batteva forte.

Come avrei fatto ad affrontare una riunione con lui come mio riferimento?

Anna mi raggiunse e rimase di stucco.

'Però: che stronzo! È tornato con la sua ex?'
'Devi scoprirlo!'
'Calma! Se chiedo ora, tutti capiranno che sei tu a volerlo sapere.'
'Che stronzo! Non lo sopporto. Né lui, né lei.'
'Silenzio .. chiunque qui si aspetta una tua reazione ora. Devi essere sorridente e solare. Anzi, appena puoi, vai da lei e le dai confidenza, anche ignorando lui. Vedrai come schiatta.'

Ci sedemmo nella sala grande e definimmo date, responsabili e luoghi di qualsiasi attività e stilammo un programma che sarebbe stato attaccato alla porta.

Io mi sarei occupata di recuperi e di giochi a squadre, come già detto.

Per tutta la riunione, sorrisi a entrambi, cercando di non trasmettere astio, ma solo tranquillità ed equilibrio.

Alla fine, andai a salutarli.

'Ciao ragazzi! Mi ha fatto davvero piacere vedervi! Passate una bella serata e se avete chiarimenti sulle attività, potete chiamarmi. Io sto finendo il liceo e tu?'

La ragazza non si aspettava una mia domanda così diretta.

'Io sono all'università: ho finito il primo anno.'

Iniziai a fare amicizia con lei, mentre Marco mi guardava, tra l'incazzato e il divertito.

Quando la mia messinscena terminò, salutai addirittura la ragazza con 2 baci sulle guance e li congedai, non dimenticando di porgere un saluto educato e molto rilassato a lui, guardandolo negli occhi.

'Ciao Marco. Ci vediamo settimana prossima, allora.'

Lui mi guardò e se ne andò con la ragazza, ma quando già erano usciti dal bar, vidi che rientrava solo, come un furetto. Si dirigeva verso di me, che pure stavo andando via.

'A che gioco stai giocando?'
Mi strinse un polso.

Io lo guardai
'Sono pronta a confessare, Marco. Non mi voglio più sottrarre alla verità e voglio dirti quello che...vuoi sentirti dire.'

La sua stronzaggine si attenuò un attimo, ma poi la sua bocca si incurvò in un sorriso assassino, sexy.

Aveva una bocca tutta da mordere. I miei occhi vennero calamitati a lei. La guardavo e mi leccavo le labbra.

Ero molto tesa ed esposta. Temevo di averlo perso.

'Mi dispiace: dovevi pensarci prima.' fece per voltarmi le spalle, ma io lo trattenni per un polso.

'Per favore...'

Abbassai lo sguardo, completamente rossa in viso ed eccitata a livelli di auto combustione.

'Cosa vuoi?'

Disse abbassando la voce

'Io vorrei che tu.....'
'Ricominciamo?'
'Vorrei che tu rifacessi quello che hai fatto...'
'Voglio che tu sia più esplicita. Vuoi che ti lavi sotto una fontana?'
'Anche.'
'Ti è piaciuto?'
Si avvicinò, sussurrando cospiratorio al mio orecchio.

'Sí. Molto. Ma non solo.'

Era molto difficile anche parlare così per mezze frasi, vista la mia naturale timidezza.

'Continua. Guardami negli occhi e parla chiaro.'

'Voglio che tu mi metta al muro. Come la volta scorsa. E che poi prenda tu l'iniziativa per... Darmi un bacio.'

Non ero riuscita a fare di più.

Marco mi guardò in modo profondo e vidi che faticava a controllarsi, ma rimase impassibile e mi disse, all'orecchio:

'Vedi Mia, sai perché io stavo con quella ragazza? Perché mi diceva quello che io volevo sentirmi dire. COME VOLEVO SENTIRMELO DIRE E QUANDO VOLEVO SENTIRLO. Tu sei una ragazza carina, ma diciamocelo pure: non ce la fai ad andare oltre.'

Un pugno mi avrebbe fatto meno male. Non ero capace di stare ai suoi ritmi. Gli occhi si inumidirono. Li aprii il più possibile per non piangere e annui con decisione. Non avrei pianto davanti a lui, ma anzi sorrisi con falsità.

'Certo. Hai ragione.'

Ero tornata padrona di me, dopo un po' di esitazione.

Lui rimase deluso: forse voleva essere implorato?

Avevo una voglia di chiedergli di portarmi fuori e farmi fare tutte le porcate del mondo, però sotto il suo controllo e senza costringermi a dire cosa volevo ad alta voce.

O forse volevo che lui mi mettesse così all'angolo, creando per me situazioni tremendamente imbarazzanti.

'Aspetta... Io.... Ti voglio.'
Lo dissi a occhi bassi e a voce impercettibile.

'Ripetilo. E guardami negli occhi.'
'Ti voglio.'

'Perchè non mi dici cosa vuoi che ti faccia, se hai fegato?'
'Qui? Davanti a tutti?'
'Sí.'

'Vorrei che mi mettessi come ieri e che... Mi baciassi.'
'Piú chiaro.'

'Vorrei... che tu mi mettessi al muro e che mi baciassi con la lingua. Vorrei che tra noi tu fossi quello che mi guida... Che decide per me e che mi mettessi alle strette, sempre.'

Dirlo mi era costato caro. Mi sentivo in imbarazzo, ma finalmente ero riuscita a dare voce ai miei desideri.

Lui mi guardò ammirato. Per una volta. Un luccichio gli balenò negli occhi. Era soddisfatto.

'Vedrò cosa si può fare. Ora devo andare.'

'Noooo.'

Deviò di punto in bianco e si avventò sulla mia bocca, approfittando della distrazione generale, spingendomi verso una piccola rientranza. Mi ficcò la lingua in bocca, che trovò completamente aperta. Abbassai anche le braccia in segno di resa, lasciandomi prendere dalla sua foga.

La sua lingua cercò la mia, vi si intrecciò, la spinse sotto. Io cercavo di oppormi per tenere il punto e lui la prese come una sfida. Spinse ancora più forte, con foga, rabbia. Me la tirò tra le labbra, anche se io cercai di resistere.

Non è che non volessi, ma mi spaventava la sua forza.

In risposta, mi prese la lingua tra i denti, la mordicchiò, mi succhiò le labbra e le morse prima piano e poi con forza crescente, finché non emisi un piccolo urlo.

'Non mi fare incazzare, Mia. Ti sto avvisando. Non mi sfidare. O te la faccio pagare. Chi è che decide tra me e te?'

Mi strinse la nuca con una forza inarrestabile e la sollevò, costringendomi a guardarlo negli occhi e tenere le mani giù.

'Tu.'

'Bene.- sussurrò con rabbia a denti stretti contro la mia bocca- allora da questo momento farai senza esitare tutto quello che io ti chiederò.'

'Sissignore.'

Mi veniva da sorridere, ma lui non stava ridendo e si fermò di colpo.

'Sto forse ridendo?'
'No no.... Scusa.'
'Ora devo andare.'
'Con lei?'

Chiesi sbarrando gli occhi
'Qui le domande le faccio io.'

Si staccò da me

'Vieni qui e salutami con un bacio... Sulla guancia.'
'Ma...'
Uno sguardo omicida mi zittì di colpo.

Lo baciai castamente su una guancia, guardandolo provocatoria.

'Allora buon pomeriggio, Marco.'

Mi guardò truce, anche se scorsi un lampo di eccitazione nei suoi occhi.

'Ci vediamo e non dimenticare di rispettare gli orari e gli impegni. O renderai conto a me.'

'Si, Badrone.'
Risposi con un inchino.

Mi fece un cenno e uscì dalla sala.


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2026-08-10
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