Faccia al muro
di
Mia1
genere
dominazione
'Sí, ci siamo baciati.'
'Al centro?!'
Io e Anna eravamo andate a prendere un gelato.
'Sí. Proprio lì.'
'E la sua ex?'
'Dietro la porta ad aspettare. Ma dato che lui è l'uomo che non deve chiedere mai...'
'È fuori come un balcone!! Vi poteva vedere chiunque....'
'Ora cosa succede?'
'Ora deve scegliere. Se non lo fa, dovrai farlo tu.'
'Il problema è che non vuole... E poi... Non lo sa.'
'Cosa? Che vai via a settembre o che.....?'
'Entrambe le cose.'
'Cazzo! Appena scopre che parti, si incazzerá.'
'E finirà tutto. Forse è meglio lasciare perdere...'
Finito il gelato andammo al centro per svolgere le attività concordate e fare una riunione. Tra 2 giorni sarebbe iniziata la maturità e io dovevo studiare.
Appena arrivammo lì, trovai il gruppo impegnato a lavorare. Io volevo andare subito da lui, ma non volevo dargli la soddisfazione.
Così decisi che lo avrei salutato solo se ci fossimo incontrati.
Finito il pomeriggio, mi preparai ad andare alla riunione con Anna. Passando davanti ai cancelli di ingresso, vidi che erano chiusi.
'Ma... Perché?'
Non facemmo in tempo a finire la frase, che ci arrivò una secchiata d'acqua addosso. Alle spalle, a tradimento.
Era lui.
Ci lanciammo in una fuga rocambolesca. Io inseguita da Marco e Anna da Dario.
Corsi a perdifiato nei campi dietro il centro,finché non mi raggiunse. Ruzzolammo a terra in modo scomposto. Lì c'era una zona appartata e riparata da un muro. L'adrenalina pompava. Alla fine mi bloccò, come sempre.
Non parlavamo. Ci guardavamo. Forse lui aspettava che io dicessi qualcosa.
Poi la sua bocca si avvicinò alle mie orecchie.
'Allora? Cosa mi devi dire?'
'Che avevo caldo e tu mi hai rinfrescata.'
Sorrisi maliziosa.
'Non hai ancora imparato, vedo.'
'Come è andata con la tua ex?'
'Non è affar tuo.'
'Certo, come Vossia comanda.'
'Mi piace. Da questo momento, mi chiamerai Vossia.'
La sua bocca mi richiamava. Volevo baciarla, ma non sapevo come prendere l'iniziativa. Così lo guardai fisso negli occhi e poi guardai la bocca. Sudavo. Mi mordicchiai la bocca, perché avrei voluto farlo a lui. Ma come si faceva a prendere l'iniziativa?
Sapevo che lui aspettava questo.
Il desiderio cresceva. Finché non resistei più e lo baciai a stampo. Lui reagí aprendomi la bocca con la lingua. Mi stava possedendo la bocca, io gli appartenevo. Lasciai la lingua morbida, per non opporre alcuna resistenza e mi offrì, così senza giochi o strategie.
'Se non ci fosse nessuno, ti fotterei qui stesso.'
Iniziò a toccarmi. La mano si incuneò sotto la maglietta ormai bagnata e lentamente, guardandomi negli occhi, le dita mi solleticarono il petto e scesero fino a lambirmi le tette. Emisi un sospiro. Ero molto tesa. Non avrei permesso che scendesse oltre. Mi prese un seno e cominciò a carezzarlo, strizzarlo leggermente, pizzicarne il capezzolo.
'Quanto ti piaccio da 1 a 10?'
Lo guardavo, ma non volevo rispondere.
Mi toccò con maggior vigore il seno e mi alzò la maglietta, cercando di slacciare il reggiseno. Restai così, esposta. Iniziai a sudare freddo: poteva vederci chiunque, ma era soprattutto la paura a bloccarmi: avevo paura di lui.
Lui mi guardava e mi toccava le tette, ne baciava una e toccava l'altra. Percepì la sua erezione prepotente sulla mia coscia e capì che lui era pronto a fare l'amore.
'Marco, Non sono pronta... Non ho...'
Lui si alzò di scatto e mi guardò come fossi un extraterrestre.
Si sedette e mi guardò in silenzio.
'Ok. Spiegami.'
Io ero mortificata, come fosse colpa mia. Chinai il capo, incapace di sostenere il suo sguardo indagatore.
'Cosa devo dirti? Io non ho.... Perché ti incazzi con me?'
Finalmente trovai il coraggio di guardarlo negli occhi. Lui era serio, ma non incazzato.
'Non sono incazzato. Sto riflettendo. È evidente che prima di tutto devi rilassarti. Voglio che tu possa fare quello che ti dico io, ma questo richiede un certo livello di esperienza.'
Mi toccò un fianco e mi tirò a sé, facendomi sedere su di lui. Quindi mi baciò il collo e la mia testa cadde sulla sua spalla. Abbandonai le braccia lungo i fianchi.
'Rilassati.'
E mi sfiorò un fianco, l'ombelico, la pancia, il fondoschiena, andando sempre sotto la maglietta...
'Mia Mia Mia.... Non sei pronta... Mi devo fermare qui.'
E interruppe il massaggio.
Io gradivo quel massaggio, ma ero tesa.
'Ora dì ad alta voce quello che non hai detto prima.'
Aveva smesso di toccarmi. Io ero molto eccitata, ma effettivamente non avevo mai praticato un'esperienza intima di quel tipo. Ma lui mi piaceva tanto e lo desideravo, nonostante la paura.
'Ti desidero, ma... Sono...'
'I nostri accordi sono chiari, vero?'
Riprese a toccarmi il fianco e il fondoschiena, sempre più vicino ai glutei. Toccava delicato, ma deciso. Mi sfuggì un sospiro di eccitazione.
'Vuoi continuare?'
'Sí. Voglio.'
'Allora dì quello che ti chiedo.'
'Sono Vergine.'
'Ora dimmi cosa ti sto facendo.'
'Mi stai toccando.'
'E ti piace come lo faccio?'
Nel mentre mi toccava le tette e il fondoschiena, delicato. Lento. Sospirai e desiderai che continuasse.
'Sí. Mi piace. Mi piaci... '
'Da quanto ti piaccio?'
'Posso chiedere io a te la stessa cosa?'
Mi rispose strizzandomi leggermente un capezzolo. Prima la presa fu lieve, poi più intensa.
'Non puoi. Qua le domande le faccio io.'
'Mi piaci da quando ci siamo conosciuti....'
Arrossì.. non volevo confessare, ma in fondo questo suo mettermi all'angolo mi dava alla testa. Adoravo sentirmi così in sua balia.
'E quando ti ho messo l'altra volta sotto la fontana, cosa avresti voluto?'
'Che tu.... Mi baciassi.'
'Vedi Mia, io ho una certa esperienza. Tu hai bisogno di altri tempi...'
Si fermò e mi guardò con sguardo spietato e strafottente.
'Cosa stai dicendo?!'
Quasi quasi urlai.
'Niente... '
Riprese a toccarmi
'Devo saperlo... '
'Tu non puoi farmi domande. Solo io.'
Mi ringhiò nell'orecchio, riprendendo a toccarmi.
Mi aprì le braccia, mentre io continuavo a tenere chiuse le gambe.
Si posizionò dietro di me, toccandomi con una mano le tette, lambendomi appena con l'altra la pancia.
'Non scenderò oltre.'
Mi sussurrò all'orecchio. Io ero sollevata. Non ero pronta.
'Lo fai per me?'
'Quando sono con una donna, devo sentire che lei vuole, non che ha timore di me... '
'Penso che l'avrei lo stesso.'
'Quello è perché abbiamo deciso che tu farai sempre e comunque quello che io chiedo.'
E strizzò un capezzolo, facendomi sussultare.
Emisi un sospiro di eccitazione. Riusciva a farmi impazzire anche solo parlandomi.
'Io voglio che tu mi metta alla prova...'
'Ti stai mettendo nei cazzi con me.'
'Chiedimi qualcosa... Voglio farlo...'
Lui mi fece alzare e mi guardò. Eravamo faccia a faccia.
'Spogliati.'
Era una richiesta molto forte, eppure alla mia portata.
Mi sentivo in difficoltà.
Abbassai lo sguardo. Respirai.
Lui era a braccia conserte.
Poi mi decisi. Tolsi la maglietta, il reggiseno. Tenevo gli occhi sui miei piedi. Speravo di cavarmela così.
'Non ci provare. Alza gli occhi su di me. E apri le braccia. Lasciale morbide sui tuoi fianchi.'
Mi arresi. Era così difficile. E non avevo ancora finito. Ero molto in imbarazzo, ma questa cosa mi eccitava. L'essere indifesa davanti a lui, a vergognarmi ed eccitarmi mi dava alla testa.
'Che effetto ti fa?'
'Sono... in imbarazzo, se devo essere sincera.'
'Devi essere sincera. Eppure lo stai facendo. Ora il resto. Ti voglio in intimo e poi culo e figa al vento.'
Quelle parole così crude mi fecero abbassare di nuovo lo sguardo.
'Alza gli occhi.'
Abbassai i pantaloni, mantenendo un contatto oculare. Poi mi voltai e sfilai gli slip. Erano bianchi, candidi, come me. Mi coprí la figa con le mani e cercai di non mostrare il mio culo, anche se era un'impresa impossibile.
'Non mi pare di averti autorizzata a voltarti.'
'Ti prego...'
Lui era dietro di me. Era vestito e questo accentuava la differenza tra noi, i nostri ruoli. Si avvicinò fino ad aderire a me. Mi posò le mani sui fianchi e mi guardò il culo.
'Ma guarda guarda. Allora è vero quello che dicevano i tuoi amici dei festini.'
'Cosa?'
Passò un dito sul fondoschiena, sempre più vicino ai glutei. Mi fece un lievissimo solletico.
Io fremetti. Trattenni i mugolii, perché mi imbarazzavano.
'Voglio sentire qualcosa. Voglio sapere che ti sta piacendo. Devi farti condurre da me.'
'Cosa dicevi sui miei amici?'
Volevo provocarlo.
Mi strinse una chiappa e mi avvicinò a sé. Con prepotenza.
'Non mi sfidare o te la faccio pagare.'
Mi mollò 2 schiaffoni sulle cosce.
'Silenzio.'
'Non volevo sfidarti.'
'Non ti autorizzo a partecipare, finché sarai in mio possesso, ad alcun festino e naturalmente a frequentare o rispondere al tuo amico Fabio. Ora esigo sapere cosa è successo con lui.'
'Ma...'
Mi piantò le mani sulle cosce e strinse fino a farmi male.
'Ma se...'
'Un'altra obiezione e finisce qui.'
La cosa mi fece uscire di testa. Mi eccitai, sentendomi in suo potere, ma ero anche preoccupata. Lui non aveva chiuso con la sua ex. Non poteva essere così impari con me. O forse sì?
'Sissignore.'
Ricominciò a toccarmi la pancia, a scendere, a toccarmi l'interno coscia, risalendo dal ginocchio fino a lambire la strettoia. Era ancora nella mia comfort zone, eppure mi agitai. Mi eccitai. Convivevano queste 2 forze in me: paura e desiderio.
'Cosa è successo con Fabio?'
'Abbiamo giocato e, per non bere ulteriormente e ubriacarmi, ho pagato pegno... Ci siamo baciati.'
'Come?'
'Posso fartelo vedere, invece che dirlo?'
Mi sentivo in difficoltà.
Mi tirò i capelli e costrinse il mio capo sulla sua spalla.
'Mi ha ficcato la lingua in bocca e ha bloccato la mia, impedendomi di fare nulla.'
'Metti le mani al muro e allarga le gambe.'
Esitai: il suo tono non lasciava presagire nulla di buono. Ero preoccupata che lui potesse vedermi nuda, nella mia intimità.
Mi diede uno schiaffo sul culo, ben assestato. Sonoro. Fece male. Mi scesero le lacrime. Non potevo fiatare. Poi un altro. Poi un terzo.
Alla fine, feci quello che mi aveva chiesto. Ora ero di spalle, faccia al muro, culo esposto, gambe aperte.
'Conta.'
Mi diede uno schiaffo.
'Quattro.'
Cercai di sottrarmi, ma lui mi tirò a sé. Mi massaggiò le natiche, strappandomi un lieve sospiro. Continuò e, quando mi stavo rilassando, mi colpì ancora.
'Cinque.'
Di nuovo mi massaggiò e io mi irrigidì, non sapendo cosa sarebbe accaduto.
Poi ricominciò a sfiorarmi i capezzoli e l'ombelico. Non riuscivo a emettere i mugolii che mi salivano in gola.
'Che non si ripeta mai più. Se scopro che vi sentite o se vi vedete, con me hai chiuso. Chiaro?'
'Ma come faccio? Abbiamo il gruppo in com... '
Schiaffo, il più forte di tutti. Avevo il culo in fiamme ormai.
Mi zittì di colpo.
'Quando io ti dico una cosa, la fai. Chiaro?'
'Sí.'
Dissi con un filo di voce.
Ormai ero terrorizzata che lui volesse continuare.
Mi carezzò le chiappe delicatamente e le percorse con il palmo, lento, inesorabile. Dall'alto al basso, dal basso all'alto. Emisi un sospiro in bilico tra eccitazione e paura.
'Hai paura, eh?'
'Sí...so che avresti il sangue freddo di fare.. qualsiasi cosa..'
'E questo come ti fa sentire?'- mi sussurrò all'orecchio.
'Di tua proprietà.'
'Lo sai che, se volessi, potrei guardarti tutta... Anche la figa...'
'Sí, lo so. Ti chiedo del tempo....'
'Allora vestiti.'
Mi vestí e mi girai. Mi avvicinai a lui e lo guardai civettuola...
'Posso baciarti?'
'Certo, sulla guancia.'
Gli passai un dito lungo i pettorali e i bicipiti definiti.
'Neanche uno piccolo? Solo uno?'
Mi leccai le labbra.
'Va bene. Accomodati.'
Mi avvicinai e lo baciai, prima con le labbra, poi dischiusi la bocca e cercai di stuzzicare la sua lingua con la mia. Lui mi sbatté al muro e mi fottè la bocca.
'Se continui, ti faccio girare e ti fotto ora.'
Era quasi incazzato.
Mi staccai..
'Va bene. Farò come vuoi tu.'
'Ora andiamo a riunione... Come sta andando?'
'Tutto bene.'
Dovevo dirgli che a settembre sarei andata via. Ma come farlo? Presto lo avrebbe scoperto. E sarei stata nei cazzi.
A riunione parlammo e facemmo il punto. Stavamo per andare via, quando arrivò la sua ex. Non appena arrivò, si sedette vicino a lui. Io ero seduta lontano. Dovetti mordermi le labbra. Lei continuava a parlargli all'orecchio e a ridere con lui.
A quel punto, mi alzai, salutai, lo guardai negli occhi e dissi: 'Scusate, ma io ho gli esami dopo domani. Devo andare. Questa settimana, come sapete, non ci sarò. Ci vediamo settimana prossima.'
E uscì quasi sbattendo la porta.
Mi arrivò un messaggio. Era lui
'Non ti ho autorizzata ad andare via. Torna indietro. Subito.'
Al diavolo. Per me, poteva finire anche qui.
Avevo gli esami e dovevo concentrarmi.
'Scusa, Marco, sono andata via perché ho gli esami.... Non c'entra la tua ex.'
Gli avevo risposto perché avevo paura che me ne sarei pentita.
A quel punto, me ne andai.
Continua...
'Al centro?!'
Io e Anna eravamo andate a prendere un gelato.
'Sí. Proprio lì.'
'E la sua ex?'
'Dietro la porta ad aspettare. Ma dato che lui è l'uomo che non deve chiedere mai...'
'È fuori come un balcone!! Vi poteva vedere chiunque....'
'Ora cosa succede?'
'Ora deve scegliere. Se non lo fa, dovrai farlo tu.'
'Il problema è che non vuole... E poi... Non lo sa.'
'Cosa? Che vai via a settembre o che.....?'
'Entrambe le cose.'
'Cazzo! Appena scopre che parti, si incazzerá.'
'E finirà tutto. Forse è meglio lasciare perdere...'
Finito il gelato andammo al centro per svolgere le attività concordate e fare una riunione. Tra 2 giorni sarebbe iniziata la maturità e io dovevo studiare.
Appena arrivammo lì, trovai il gruppo impegnato a lavorare. Io volevo andare subito da lui, ma non volevo dargli la soddisfazione.
Così decisi che lo avrei salutato solo se ci fossimo incontrati.
Finito il pomeriggio, mi preparai ad andare alla riunione con Anna. Passando davanti ai cancelli di ingresso, vidi che erano chiusi.
'Ma... Perché?'
Non facemmo in tempo a finire la frase, che ci arrivò una secchiata d'acqua addosso. Alle spalle, a tradimento.
Era lui.
Ci lanciammo in una fuga rocambolesca. Io inseguita da Marco e Anna da Dario.
Corsi a perdifiato nei campi dietro il centro,finché non mi raggiunse. Ruzzolammo a terra in modo scomposto. Lì c'era una zona appartata e riparata da un muro. L'adrenalina pompava. Alla fine mi bloccò, come sempre.
Non parlavamo. Ci guardavamo. Forse lui aspettava che io dicessi qualcosa.
Poi la sua bocca si avvicinò alle mie orecchie.
'Allora? Cosa mi devi dire?'
'Che avevo caldo e tu mi hai rinfrescata.'
Sorrisi maliziosa.
'Non hai ancora imparato, vedo.'
'Come è andata con la tua ex?'
'Non è affar tuo.'
'Certo, come Vossia comanda.'
'Mi piace. Da questo momento, mi chiamerai Vossia.'
La sua bocca mi richiamava. Volevo baciarla, ma non sapevo come prendere l'iniziativa. Così lo guardai fisso negli occhi e poi guardai la bocca. Sudavo. Mi mordicchiai la bocca, perché avrei voluto farlo a lui. Ma come si faceva a prendere l'iniziativa?
Sapevo che lui aspettava questo.
Il desiderio cresceva. Finché non resistei più e lo baciai a stampo. Lui reagí aprendomi la bocca con la lingua. Mi stava possedendo la bocca, io gli appartenevo. Lasciai la lingua morbida, per non opporre alcuna resistenza e mi offrì, così senza giochi o strategie.
'Se non ci fosse nessuno, ti fotterei qui stesso.'
Iniziò a toccarmi. La mano si incuneò sotto la maglietta ormai bagnata e lentamente, guardandomi negli occhi, le dita mi solleticarono il petto e scesero fino a lambirmi le tette. Emisi un sospiro. Ero molto tesa. Non avrei permesso che scendesse oltre. Mi prese un seno e cominciò a carezzarlo, strizzarlo leggermente, pizzicarne il capezzolo.
'Quanto ti piaccio da 1 a 10?'
Lo guardavo, ma non volevo rispondere.
Mi toccò con maggior vigore il seno e mi alzò la maglietta, cercando di slacciare il reggiseno. Restai così, esposta. Iniziai a sudare freddo: poteva vederci chiunque, ma era soprattutto la paura a bloccarmi: avevo paura di lui.
Lui mi guardava e mi toccava le tette, ne baciava una e toccava l'altra. Percepì la sua erezione prepotente sulla mia coscia e capì che lui era pronto a fare l'amore.
'Marco, Non sono pronta... Non ho...'
Lui si alzò di scatto e mi guardò come fossi un extraterrestre.
Si sedette e mi guardò in silenzio.
'Ok. Spiegami.'
Io ero mortificata, come fosse colpa mia. Chinai il capo, incapace di sostenere il suo sguardo indagatore.
'Cosa devo dirti? Io non ho.... Perché ti incazzi con me?'
Finalmente trovai il coraggio di guardarlo negli occhi. Lui era serio, ma non incazzato.
'Non sono incazzato. Sto riflettendo. È evidente che prima di tutto devi rilassarti. Voglio che tu possa fare quello che ti dico io, ma questo richiede un certo livello di esperienza.'
Mi toccò un fianco e mi tirò a sé, facendomi sedere su di lui. Quindi mi baciò il collo e la mia testa cadde sulla sua spalla. Abbandonai le braccia lungo i fianchi.
'Rilassati.'
E mi sfiorò un fianco, l'ombelico, la pancia, il fondoschiena, andando sempre sotto la maglietta...
'Mia Mia Mia.... Non sei pronta... Mi devo fermare qui.'
E interruppe il massaggio.
Io gradivo quel massaggio, ma ero tesa.
'Ora dì ad alta voce quello che non hai detto prima.'
Aveva smesso di toccarmi. Io ero molto eccitata, ma effettivamente non avevo mai praticato un'esperienza intima di quel tipo. Ma lui mi piaceva tanto e lo desideravo, nonostante la paura.
'Ti desidero, ma... Sono...'
'I nostri accordi sono chiari, vero?'
Riprese a toccarmi il fianco e il fondoschiena, sempre più vicino ai glutei. Toccava delicato, ma deciso. Mi sfuggì un sospiro di eccitazione.
'Vuoi continuare?'
'Sí. Voglio.'
'Allora dì quello che ti chiedo.'
'Sono Vergine.'
'Ora dimmi cosa ti sto facendo.'
'Mi stai toccando.'
'E ti piace come lo faccio?'
Nel mentre mi toccava le tette e il fondoschiena, delicato. Lento. Sospirai e desiderai che continuasse.
'Sí. Mi piace. Mi piaci... '
'Da quanto ti piaccio?'
'Posso chiedere io a te la stessa cosa?'
Mi rispose strizzandomi leggermente un capezzolo. Prima la presa fu lieve, poi più intensa.
'Non puoi. Qua le domande le faccio io.'
'Mi piaci da quando ci siamo conosciuti....'
Arrossì.. non volevo confessare, ma in fondo questo suo mettermi all'angolo mi dava alla testa. Adoravo sentirmi così in sua balia.
'E quando ti ho messo l'altra volta sotto la fontana, cosa avresti voluto?'
'Che tu.... Mi baciassi.'
'Vedi Mia, io ho una certa esperienza. Tu hai bisogno di altri tempi...'
Si fermò e mi guardò con sguardo spietato e strafottente.
'Cosa stai dicendo?!'
Quasi quasi urlai.
'Niente... '
Riprese a toccarmi
'Devo saperlo... '
'Tu non puoi farmi domande. Solo io.'
Mi ringhiò nell'orecchio, riprendendo a toccarmi.
Mi aprì le braccia, mentre io continuavo a tenere chiuse le gambe.
Si posizionò dietro di me, toccandomi con una mano le tette, lambendomi appena con l'altra la pancia.
'Non scenderò oltre.'
Mi sussurrò all'orecchio. Io ero sollevata. Non ero pronta.
'Lo fai per me?'
'Quando sono con una donna, devo sentire che lei vuole, non che ha timore di me... '
'Penso che l'avrei lo stesso.'
'Quello è perché abbiamo deciso che tu farai sempre e comunque quello che io chiedo.'
E strizzò un capezzolo, facendomi sussultare.
Emisi un sospiro di eccitazione. Riusciva a farmi impazzire anche solo parlandomi.
'Io voglio che tu mi metta alla prova...'
'Ti stai mettendo nei cazzi con me.'
'Chiedimi qualcosa... Voglio farlo...'
Lui mi fece alzare e mi guardò. Eravamo faccia a faccia.
'Spogliati.'
Era una richiesta molto forte, eppure alla mia portata.
Mi sentivo in difficoltà.
Abbassai lo sguardo. Respirai.
Lui era a braccia conserte.
Poi mi decisi. Tolsi la maglietta, il reggiseno. Tenevo gli occhi sui miei piedi. Speravo di cavarmela così.
'Non ci provare. Alza gli occhi su di me. E apri le braccia. Lasciale morbide sui tuoi fianchi.'
Mi arresi. Era così difficile. E non avevo ancora finito. Ero molto in imbarazzo, ma questa cosa mi eccitava. L'essere indifesa davanti a lui, a vergognarmi ed eccitarmi mi dava alla testa.
'Che effetto ti fa?'
'Sono... in imbarazzo, se devo essere sincera.'
'Devi essere sincera. Eppure lo stai facendo. Ora il resto. Ti voglio in intimo e poi culo e figa al vento.'
Quelle parole così crude mi fecero abbassare di nuovo lo sguardo.
'Alza gli occhi.'
Abbassai i pantaloni, mantenendo un contatto oculare. Poi mi voltai e sfilai gli slip. Erano bianchi, candidi, come me. Mi coprí la figa con le mani e cercai di non mostrare il mio culo, anche se era un'impresa impossibile.
'Non mi pare di averti autorizzata a voltarti.'
'Ti prego...'
Lui era dietro di me. Era vestito e questo accentuava la differenza tra noi, i nostri ruoli. Si avvicinò fino ad aderire a me. Mi posò le mani sui fianchi e mi guardò il culo.
'Ma guarda guarda. Allora è vero quello che dicevano i tuoi amici dei festini.'
'Cosa?'
Passò un dito sul fondoschiena, sempre più vicino ai glutei. Mi fece un lievissimo solletico.
Io fremetti. Trattenni i mugolii, perché mi imbarazzavano.
'Voglio sentire qualcosa. Voglio sapere che ti sta piacendo. Devi farti condurre da me.'
'Cosa dicevi sui miei amici?'
Volevo provocarlo.
Mi strinse una chiappa e mi avvicinò a sé. Con prepotenza.
'Non mi sfidare o te la faccio pagare.'
Mi mollò 2 schiaffoni sulle cosce.
'Silenzio.'
'Non volevo sfidarti.'
'Non ti autorizzo a partecipare, finché sarai in mio possesso, ad alcun festino e naturalmente a frequentare o rispondere al tuo amico Fabio. Ora esigo sapere cosa è successo con lui.'
'Ma...'
Mi piantò le mani sulle cosce e strinse fino a farmi male.
'Ma se...'
'Un'altra obiezione e finisce qui.'
La cosa mi fece uscire di testa. Mi eccitai, sentendomi in suo potere, ma ero anche preoccupata. Lui non aveva chiuso con la sua ex. Non poteva essere così impari con me. O forse sì?
'Sissignore.'
Ricominciò a toccarmi la pancia, a scendere, a toccarmi l'interno coscia, risalendo dal ginocchio fino a lambire la strettoia. Era ancora nella mia comfort zone, eppure mi agitai. Mi eccitai. Convivevano queste 2 forze in me: paura e desiderio.
'Cosa è successo con Fabio?'
'Abbiamo giocato e, per non bere ulteriormente e ubriacarmi, ho pagato pegno... Ci siamo baciati.'
'Come?'
'Posso fartelo vedere, invece che dirlo?'
Mi sentivo in difficoltà.
Mi tirò i capelli e costrinse il mio capo sulla sua spalla.
'Mi ha ficcato la lingua in bocca e ha bloccato la mia, impedendomi di fare nulla.'
'Metti le mani al muro e allarga le gambe.'
Esitai: il suo tono non lasciava presagire nulla di buono. Ero preoccupata che lui potesse vedermi nuda, nella mia intimità.
Mi diede uno schiaffo sul culo, ben assestato. Sonoro. Fece male. Mi scesero le lacrime. Non potevo fiatare. Poi un altro. Poi un terzo.
Alla fine, feci quello che mi aveva chiesto. Ora ero di spalle, faccia al muro, culo esposto, gambe aperte.
'Conta.'
Mi diede uno schiaffo.
'Quattro.'
Cercai di sottrarmi, ma lui mi tirò a sé. Mi massaggiò le natiche, strappandomi un lieve sospiro. Continuò e, quando mi stavo rilassando, mi colpì ancora.
'Cinque.'
Di nuovo mi massaggiò e io mi irrigidì, non sapendo cosa sarebbe accaduto.
Poi ricominciò a sfiorarmi i capezzoli e l'ombelico. Non riuscivo a emettere i mugolii che mi salivano in gola.
'Che non si ripeta mai più. Se scopro che vi sentite o se vi vedete, con me hai chiuso. Chiaro?'
'Ma come faccio? Abbiamo il gruppo in com... '
Schiaffo, il più forte di tutti. Avevo il culo in fiamme ormai.
Mi zittì di colpo.
'Quando io ti dico una cosa, la fai. Chiaro?'
'Sí.'
Dissi con un filo di voce.
Ormai ero terrorizzata che lui volesse continuare.
Mi carezzò le chiappe delicatamente e le percorse con il palmo, lento, inesorabile. Dall'alto al basso, dal basso all'alto. Emisi un sospiro in bilico tra eccitazione e paura.
'Hai paura, eh?'
'Sí...so che avresti il sangue freddo di fare.. qualsiasi cosa..'
'E questo come ti fa sentire?'- mi sussurrò all'orecchio.
'Di tua proprietà.'
'Lo sai che, se volessi, potrei guardarti tutta... Anche la figa...'
'Sí, lo so. Ti chiedo del tempo....'
'Allora vestiti.'
Mi vestí e mi girai. Mi avvicinai a lui e lo guardai civettuola...
'Posso baciarti?'
'Certo, sulla guancia.'
Gli passai un dito lungo i pettorali e i bicipiti definiti.
'Neanche uno piccolo? Solo uno?'
Mi leccai le labbra.
'Va bene. Accomodati.'
Mi avvicinai e lo baciai, prima con le labbra, poi dischiusi la bocca e cercai di stuzzicare la sua lingua con la mia. Lui mi sbatté al muro e mi fottè la bocca.
'Se continui, ti faccio girare e ti fotto ora.'
Era quasi incazzato.
Mi staccai..
'Va bene. Farò come vuoi tu.'
'Ora andiamo a riunione... Come sta andando?'
'Tutto bene.'
Dovevo dirgli che a settembre sarei andata via. Ma come farlo? Presto lo avrebbe scoperto. E sarei stata nei cazzi.
A riunione parlammo e facemmo il punto. Stavamo per andare via, quando arrivò la sua ex. Non appena arrivò, si sedette vicino a lui. Io ero seduta lontano. Dovetti mordermi le labbra. Lei continuava a parlargli all'orecchio e a ridere con lui.
A quel punto, mi alzai, salutai, lo guardai negli occhi e dissi: 'Scusate, ma io ho gli esami dopo domani. Devo andare. Questa settimana, come sapete, non ci sarò. Ci vediamo settimana prossima.'
E uscì quasi sbattendo la porta.
Mi arrivò un messaggio. Era lui
'Non ti ho autorizzata ad andare via. Torna indietro. Subito.'
Al diavolo. Per me, poteva finire anche qui.
Avevo gli esami e dovevo concentrarmi.
'Scusa, Marco, sono andata via perché ho gli esami.... Non c'entra la tua ex.'
Gli avevo risposto perché avevo paura che me ne sarei pentita.
A quel punto, me ne andai.
Continua...
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