Vox populi
di
Mia1
genere
etero
Dinanzi alla scomposta reazione di Marco, rimasi stupita, incapace di reagire, per qualche minuto. Poi di colpo mi attanagliò un senso di angoscia. Perché Marco ce l'aveva con me?
Cercai di scervellarmi, snocciolando ipotesi. Qualcuno gli aveva detto che parlavo male di lui. Oppure gli avevano parlato male di me. Ma chi?
Entrata al centro, notai che in molti mi sorridevano in modo malizioso. Discorsi lasciati a metà quando io passavo vicino a qualcuno e frasi sibilline pronunciate tra mezze risate iniziarono a darmi pensiero...
Non poteva essere: cazzo! Il mio amico se l'era cantata!
Ero andata al bar a prendere un gelato e quando mi girai per cercare il cestino, colsi 2 ragazzi del gruppo a guardarmi il culo.
Li fulminai con uno sguardo feroce.
Poi incontrai il ragazzo che mi aveva scritto Gioconda in fronte. Era con un amico.
'Ciao, dove vai di bello?'
Mi disturbò il loro tono malizioso e complice.
'Cosa ve ne fotte?'
Avevo alzato la voce e diversi ragazzi e ragazze ci stavano guardando. Mi sentii al centro dell'attenzione.
'Ehi! Stai calmina, tesoro.'
Lui mi fece una carezza sulla guancia.
'Toglila.'
Occhi negli occhi, senza arretrare di un passo.
Nel frattempo era tornato Marco. Mi guardava con severità, a braccia conserte dal bar.
'Ma come, toglila? Mi è giunta voce che ti piace.'
I due avanzarono, ma io rimasi ferma. Ormai erano entrati nel mio cerchio personale di respiro.
Marco continuava a fissarmi. Lo sentivo.
'Hai sentito male. I cessi come te non mi si addicono. Spostati, Dario. Mi hai rotto i c***i.'
'Piano con le parole.'
I due avanzarono ancora. Ora eravamo attaccati: ci separava qualche cm di distanza.
'O ti sposti, o ti faccio volare.'
'Dai bel culetto, non essere così suscettibile.. '
E fece per toccarmi il culo.
Gli bloccai il polso e glielo girai, ma lui mi ribaltò e mi fece atterrare in malo modo.
Maledetto stronzo.
'È caduta, poverina.. '
Sentii risate di scherno.
Un nodo mi bloccava la gola. Possibile che io dovessi subire tutto questo? In fondo quello che era stato, era stato a casa. Evidentemente era impossibile nascondere un segreto simile, in un ambiente così ristretto. Non ero l'unica che si divertiva così. Conoscevo infatti tanti ragazzi e ragazze che scopavano con chiunque e ora queste stesse persone erano lì a giudicarmi. Perché? Perché uno dei miei amici aveva cantato, esponendomi al pettegolezzo. Loro si guardavano bene dal dare conferma sulle voci che li riguardavano. Che ipocrisia! La colpa era solo mia. Ora io ero la troia del centro. L'unica cosa da fare era camminare a testa alta, anche se mi sentivo in estremo imbarazzo.
Dario si era sentito in diritto di toccarmi il culo. Ma quello che era stato, erano solo cazzi miei.
Preda di una rabbia feroce, mi alzai, rincorsi Dario e gli sibilai all'orecchio
'Toccami ancora, che ti trasformo in uno xilofono. Hai capito, brutta merda?'
E me ne andai, con gli occhi lucidi.
Nell'uscire, mi imbattei in Marco.
'Sarai soddisfatto.'
Marco mi guardò serio, poi di colpo, mi sorrise maligno
'Eh, sì, ora è colpa mia.'
'Tu te la sei cantata... Non erano cazzi tuoi'
Avevo urlato e un nodo mi stringeva la gola
Marco si avvicinò pericolosamente
'Non ti permettere più di parlarmi con questo tono.'
I nostri occhi si incrociarono. Il nodo ora mi soffocava la gola, ma riuscì a sostenere il suo sguardo.
Quindi mi voltai e me ne andai, decisa a non mettere più piede in quel covo di vipere.
Continua...
Cercai di scervellarmi, snocciolando ipotesi. Qualcuno gli aveva detto che parlavo male di lui. Oppure gli avevano parlato male di me. Ma chi?
Entrata al centro, notai che in molti mi sorridevano in modo malizioso. Discorsi lasciati a metà quando io passavo vicino a qualcuno e frasi sibilline pronunciate tra mezze risate iniziarono a darmi pensiero...
Non poteva essere: cazzo! Il mio amico se l'era cantata!
Ero andata al bar a prendere un gelato e quando mi girai per cercare il cestino, colsi 2 ragazzi del gruppo a guardarmi il culo.
Li fulminai con uno sguardo feroce.
Poi incontrai il ragazzo che mi aveva scritto Gioconda in fronte. Era con un amico.
'Ciao, dove vai di bello?'
Mi disturbò il loro tono malizioso e complice.
'Cosa ve ne fotte?'
Avevo alzato la voce e diversi ragazzi e ragazze ci stavano guardando. Mi sentii al centro dell'attenzione.
'Ehi! Stai calmina, tesoro.'
Lui mi fece una carezza sulla guancia.
'Toglila.'
Occhi negli occhi, senza arretrare di un passo.
Nel frattempo era tornato Marco. Mi guardava con severità, a braccia conserte dal bar.
'Ma come, toglila? Mi è giunta voce che ti piace.'
I due avanzarono, ma io rimasi ferma. Ormai erano entrati nel mio cerchio personale di respiro.
Marco continuava a fissarmi. Lo sentivo.
'Hai sentito male. I cessi come te non mi si addicono. Spostati, Dario. Mi hai rotto i c***i.'
'Piano con le parole.'
I due avanzarono ancora. Ora eravamo attaccati: ci separava qualche cm di distanza.
'O ti sposti, o ti faccio volare.'
'Dai bel culetto, non essere così suscettibile.. '
E fece per toccarmi il culo.
Gli bloccai il polso e glielo girai, ma lui mi ribaltò e mi fece atterrare in malo modo.
Maledetto stronzo.
'È caduta, poverina.. '
Sentii risate di scherno.
Un nodo mi bloccava la gola. Possibile che io dovessi subire tutto questo? In fondo quello che era stato, era stato a casa. Evidentemente era impossibile nascondere un segreto simile, in un ambiente così ristretto. Non ero l'unica che si divertiva così. Conoscevo infatti tanti ragazzi e ragazze che scopavano con chiunque e ora queste stesse persone erano lì a giudicarmi. Perché? Perché uno dei miei amici aveva cantato, esponendomi al pettegolezzo. Loro si guardavano bene dal dare conferma sulle voci che li riguardavano. Che ipocrisia! La colpa era solo mia. Ora io ero la troia del centro. L'unica cosa da fare era camminare a testa alta, anche se mi sentivo in estremo imbarazzo.
Dario si era sentito in diritto di toccarmi il culo. Ma quello che era stato, erano solo cazzi miei.
Preda di una rabbia feroce, mi alzai, rincorsi Dario e gli sibilai all'orecchio
'Toccami ancora, che ti trasformo in uno xilofono. Hai capito, brutta merda?'
E me ne andai, con gli occhi lucidi.
Nell'uscire, mi imbattei in Marco.
'Sarai soddisfatto.'
Marco mi guardò serio, poi di colpo, mi sorrise maligno
'Eh, sì, ora è colpa mia.'
'Tu te la sei cantata... Non erano cazzi tuoi'
Avevo urlato e un nodo mi stringeva la gola
Marco si avvicinò pericolosamente
'Non ti permettere più di parlarmi con questo tono.'
I nostri occhi si incrociarono. Il nodo ora mi soffocava la gola, ma riuscì a sostenere il suo sguardo.
Quindi mi voltai e me ne andai, decisa a non mettere più piede in quel covo di vipere.
Continua...
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