Galeotto il bar
di
Mia1
genere
dominazione
Era stata una settimana molto complicata. Studiare mentre la mente andava ad altri pensieri era pressoché impossibile. Meno male che avevo incontrato Marco in questo frangente. A settembre, avrei cambiato paese e iniziato l'università. Avrei ripreso a studiare sodo, come sempre. Ora però mi era impossibile.
Quando ripetevo filosofia, il pensiero mi riconduceva alla filosofia dietro al rapporto che si era instaurato con lui. Chissà se esistevano filosofi del sesso. Quando studiavo storia, le vicende dello scorso secolo mi riportavano alla mia storia. Insomma: all'orale avrei parlato dei cazzi miei.
Presto avrei compiuto 19 anni e volevo festeggiare. Il mio desiderio più grande sarebbe stato quello di farlo con Marco, mangiando una pizza e un gelato, ma lui non avrebbe mai proposto una serata simile. Al massimo, mi avrebbe proposto di sbucare nuda da una torta, per poi leccarmi dalla testa ai piedi.
Le immagini mi stavano di nuovo rapendo. Non riuscivo a concentrarmi, a resistere. Volevo toccarmi, ma lui era stato chiaro: non mi era permesso.
Sarebbe stato bello scriverglielo, ma... sapevo che ci sarebbero state delle conseguenze. Inoltre prendere una simile iniziativa non faceva parte della mia natura. L'uomo doveva fare, agire, essere intraprendente e io, da donna, dovevo attendere che lui si facesse avanti.
La mia era una mentalità molto all'antica, lo sapevo.
Decisi di chiamare Anna. Dovevo vederla, quella sera.
Ci demmo appuntamento per quella sera in piazza.
'Lo diciamo agli altri?'
'A chi?'
Arrossì, mio malgrado.
'Fabio &Co.'
'Ti devo parlare, veramente.'
'D'accordo. Allora vieni a prendermi tu in macchina?'
'A dopo.'
Avevo preso la patente a inizio dicembre dell'anno prima e non perdevo occasione per guidare.
In macchina davano You'll follow me down degli Skunk Anansie, che adoravo. Mi sentivo così: che avrei seguito Marco in basso, anche se poi lui sarebbe risalito, mentre io no. Dalla mia avevo la giovinezza, ma sentivo che quella che stavo vivendo con lui non era un'esperienza comune.
Raccontai ad Anna tutto, pregandola di essere discreta e lei rimase scioccata.
'È davvero stronzo Marco. Non lo facevo così. Si sta approfittando di te.'
'Lo so, soprattutto riguardo alla questione Marta. Ma .. non riesco a cancellarlo dalla mente. Si è incuneato sotto pelle.'
Parlammo a lungo, solo per confrontarci, poi a un certo punto ci sentimmo chiamare.
Era Fabio e tutta la comitiva. Quando mi vide, mi prese in braccio e mi fece volteggiare. Poi si fermò e mi guardò negli occhi. Stava per baciarmi, quando sentì Anna ridere. Era con Dario.
Cazzo!
Era arrivata la comitiva di Marco e io ero con Fabio, in atteggiamento inequivocabile.
Stavo per scendere, quando mi accorsi che Dario mi guardava malizioso. Poi vidi che il suo sguardo si posava su una macchina appena arrivata, da cui emerse...
Marco.
Ovviamente non era solo: era accompagnato da Marta.
Io restai di pietra, ma mi resi conto che Marco, accortosi di me, restò interdetto.
Ci guardammo a lungo, in modo penetrante.
Io volevo morire, lui non so. Forse lo avrei ucciso io quella sera stessa.
Ero stufa.
Veniva a comandare e poi si faceva palesemente i cazzi suoi.
Decisi di rimanere con Fabio, tra le sue braccia. Non avrei fatto nulla per allontanarlo.
La serata trascorse quindi tra sguardi lanciati di soppiatto, sottesi per vedere cosa stesse facendo l'alto.
Più di una volta sorpresi Marco a guardarmi, mentre parlavo con Fabio, e anche io guardavo quello che faceva con la sua accompagnatrice, senza poterne fare a meno. Anche lei mi guardava negli occhi.
A un certo punto, vidi che Marco veniva verso di noi, scortato dalla sua ancella.
'Buonasera a tutti.'
Ma guardava me.
Io lo guardai e guardai lei
'Ciao ragazzi, come state?'
La mia voce era squillante.
'Bene- si guardarono- noi stiamo andando in un bar fuori paese a prendere un cocktail. Chi si vuole unire?'
Guardarono me e Anna.
Io e lei ci guardammo.
'Ragazze, io non vengo.'
Disse Fabio
'Va bene, noi veniamo.'
Dissi io.
Anna mi diede un pizzicotto invisibile.
Restammo d'accordo che ci saremmo visti direttamente al bar.
'Ma perché? Non devi studiare? E poi.. non è meglio non vedere?'
'Lo so, ma... '
'Non riesci a stargli lontano.'
'NO.'
'Ti sei innamorata di lui.'
Anna mi guardava comprensiva.
'Non credo...mi piace fisicamente, ma...'
'Cazzate. Sei completamente persa e questo ti porterà alla rovina..'
'Ormai siamo con loro.'
'Allora, Mia, che facoltà hai scelto?'
Trovandoci allo stesso tavolo, una di fronte all'altra, dovevamo per forza parlare. Lei però sedeva con lui.
'Fisica.'
'Cazzo!'
Fu lui a parlare.
'Non citi sempre Einstein tu? Solo che tu lo hai studiato alle superiori... '
E gli feci un occhiolino
'E tu?'
'Alla fine ho scelto di lavorare. Faccio la grafica alle Torri del paese.'
Di colpo, sotto il tavolo, sentì un piede strusciarsi nella mia caviglia. Il piede prese a salire fino al ginocchio. Io indossavo una gonna abbastanza corta. Rimasi interdetta.
Vidi che Anna e Marta avevano iniziato a scambiarsi informazioni su un paio di conoscenti in comune.
Lui mi guardò in faccia e vidi che si morse le labbra. Poi il piede salì ancora lungo la coscia. Giuro che mi surriscaldai e spalancai le gambe, in un nano secondo.
Lui se ne accorse e mi sorrise vittorioso.
Il tavolo era stretto ed eravamo tutti molto vicini.
'Come va lo studio, Mia?'- mi chiese.
'Bene, bene.'
Improvvisamente ritirò il piede, ma iniziò a sfiorarmi con la mano, prima il ginocchio, poi l'interno coscia e poi l'inguine. Il respiro si accorciò e io spalancai le gambe ancora di più, reclinando la schiena.
'Ho sentito il tuo telefono, Mia. Ma quindi mamma e papà te lo hanno ceduto?'
'So..lo per gli..... Esami..'
Le sue dita erano sotto lo slip, ma credo che non arrivassero oltre. Io mi sdraiai praticamente per venirgli incontro, ma lui mi guardò severo e mi fece capire con un'occhiata di tornare alla mia posizione, da cui il massimo che avrei percepito erano le dita sull'inguine o appena sotto lo slip.
Arrivò il cameriere e ordinammo tutti. Poco dopo arrivò il mio tè e i cocktail (io ero praticamente astemia, soprattutto dopo la sbronza da gioco)
'Ok. Vedo il telefono.'
'Rimani immobile. Per oggi il massimo che ti è concesso sono le mie dita sul tuo inguine. Non ti azzardare a toccarti.'
Sbarrai gli occhi e digitai
'Posso cancellare? I miei genitori lo guardano....'
Mi fece segno di sì con la testa. E io mi rassegnai a soffrire.
'Cosa posso fare per convincerti?'
'Vai in bagno. Devo dirti 2 parole.'
Mi rovesciai un po' di tè addosso e cacciai un urlo.
'Oh, cazzo. Mi sono macchiata!'
'E vai in bagno a sistemarti.'
Disse Anna.
Qualche secondo dopo, arrivò lui.
Io lo guardai con desiderio. Non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso, ma rimasi ferma.
'Schiena dritta. Vieni qui. Abbiamo pochi istanti.'
Mi sollevò il mento con due dita. Si avvicinò e mi sbatté al muro. Sentivo il suo cazzo tra le gambe, ma anche la sua padronanza di sé. Mi tirò i capelli all'indietro.
'Piccola puttanella, come ti permetti di farti stringere da un altro maschio sotto i miei occhi?'
Mi voltò e mi assestò qualche schiaffone sul culo. Poi mi alzò la gonna e iniziò a toccarmi il culo a mano piena, mentre io tenevo le braccia al muro, senza girarmi.
Mi Infilò le dita dentro gli slip e iniziò a toccarmi la fica, tirandomi a sé. Sentii quanto era duro il suo cazzo.
Ero sul punto di godere, quando lui si fermò.
'Ora, per punizione, resterai così insoddisfatta finché non lo riterrò sufficiente, mentre io... Più tardi... Penso proprio che mi scoperò Marta.'
La cosa mi uccise, ma mi inebriò allo stesso tempo. Forse perché si prendeva il disturbo di dirmelo o forse perché sembrava fatto apposta per farmi rodere... Nonostante questo, la gelosia mi attanagliò lo stomaco.
'Ma io e Fabio ci siamo incontrati per ca....'
Mi mollò uno schiaffo sul culo.
'Non obiettare. Puoi solo obbedire. Come ti sei comportata?'
Era una trappola e decisi di non rispondere.
'Rispondi.'
'È stato involontariamente. Chiedo scusa. Non andare con Marta...'
La mia voce era sottile, bassa.'
'Quello che faccio e con chi ti riguarda?'
'No. Non posso parlare di questo con te.'
'Quindi?'
Nel frattempo le dita avevano ripreso a toccarmi, portandomi al limite.
Marco si fermò di colpo
'Dí: quanto vorresti venire ora?'
'Con tutto il mio corpo.... Lo senti? Cambia idea.... Ti prego.... Ho gli esami.'
Ma restai voltata e la voce restò bassa.
'No.'
'Va bene, Marco. Se e quando vorrai tu. Posso girarmi a guardarti negli occhi? Prima di tornare di là....'
Mi voltò lui stesso e io mi piazzai davanti ai suoi pettorali. Lo guardai con tanto di quel desiderio da scorgere nei suoi occhi un lampo di lussuria.
'Posso chiedere una cosa? Tu mi desideri?'
E abbassai lo sguardo.
'Non fare domande. Lo sai che con te faccio proprio il cazzo che voglio, senza darti spiegazioni.'
'Sí, lo so. Mi piaci..e vorrei toccarti. Vorrei... Toccarmi, qui davanti a te...'
Gli soffiai sulla bocca, senza baciarlo.
'E invece...resterai così finché non deciderò io... E poi- sfiorandomi il collo e l'orecchio - ricorda sempre che se voglio...posso prenderti, sfilarti queste cazzo di mutandine e fotterti.'
Mi sfiorò ancora attorno al clitoride, lento.
'Ti prego....'
Il respiro era cortissimo, le gambe spalancate contro la sua mano e lo guardavo con le braccia lungo i fianchi, per sottolineare che rispettavo i suoi ordini.
'Non hai il permesso di toccarti. Io ti suggerisco di studiare, così...non penserai a me.'- e smise di toccarmi, ridendomi in faccia, sapendo che i miei pensieri vorticavano solo attorno a lui.
'Presto, torniamo di là. Tu chiudi il telefono quando torniamo e io invento qualcosa.'
Marta però non era stupida e mi guardò storto, appena tornai.
'I miei non hanno ancora capito che ho 19 anni! Uffa, come stressano'
'Certo, sei ancora al liceo e quindi per loro una ragazzetta. Ma senti il fidanzato ce l'hai?'
Aveva sganciato una bomba.
'No. Per ora mi sono concentrata sullo studio.'
'Neanche quel Fabio?'
'Siamo amici.'
'Certo- il suo sguardo affilato mi fece sussultare- e invece da quanto tempo conosci Marco? Non è che... Ti piace?'
'Ma chi, lui?'
Proruppi in una risata sguaiata, per nascondere l'imbarazzo.
'Cosa c'è da ridere?'
Era tornato Marco
'Chiedevo a Mia se avesse una cotta per te.'
'Ah, Mia mi ha recentemente confessato che qualche mese fa- ti dispiace se lo dico alla mia ragazza, Mia?- di aver avuto una pesante cotta, ma si tratta di 6 mesi fa. Ormai... La cosa è finita. Vero, Mia? Ti ricordi come facevi quando mi vedevi?'
Se avessi potuto, mi sarei sepolta lì stesso.
'Ma non è...'
Mi piantò un calcetto sullo stinco. Era stato dettato un ordine preciso. Ora, costasse quel costasse, dovevo obbedire.
'Sí, è vero. Mesi fa Marco mi piaceva molto.'
'Ah e glielo hai detto mentre stava con me?'
'Non c'era bisogno di parole: Mia quando mi vedeva balbettava e appunto non ha mai detto nulla, perché sapeva che stavamo insieme. Amore, è stata molto rispettosa.'
'E ora? Come è possibile che lui non ti piaccia più?'
Ero terribilmente in imbarazzo. Avrei voluto uccidere lui e anche lei.
'Perchè ho fatto amicizie nuove e poi sai com'è quando hai la matura, no?'
'Dagli 2 baci sulle guance. Alzati e fallo qui, davanti a me.'
'Ma no, Marta. Dai. Non ce n'è bisogno.'
'So io di cosa ho bisogno. E voglio vedere.'
Mi parve di scorgere un lampo di malizia.
Marco si alzò e riuscì a essere molto distaccato.
Io mi avvicinai e gli diedi 2 baci, ma lo desideravo talmente tanto che diventai rossa. Cercai di essere ferma.
'Ok, il tuo bacio è molto innocente. Niente a confronto con il mio.'
E prese a baciarlo in modo talmente sensuale, che parve che stessero facendo sesso, lì davanti a noi.
Incassai e cercai di non piangere.
Lui mi guardò sadico. Praticamente mi rideva in faccia. Del resto mi aveva anticipato cosa sarebbe accaduto di lì a poco.
Anna fece un applauso.
'Ma che bella coppia siete!'
E gli diede un bacio a testa.
'Bene. Ora dobbiamo andare. Mia ha gli esami tra qualche giorno.'
'Ciao ragazzi, divertitevi.'
Gli strizzai l'occhio e andai via.
Continua...
Quando ripetevo filosofia, il pensiero mi riconduceva alla filosofia dietro al rapporto che si era instaurato con lui. Chissà se esistevano filosofi del sesso. Quando studiavo storia, le vicende dello scorso secolo mi riportavano alla mia storia. Insomma: all'orale avrei parlato dei cazzi miei.
Presto avrei compiuto 19 anni e volevo festeggiare. Il mio desiderio più grande sarebbe stato quello di farlo con Marco, mangiando una pizza e un gelato, ma lui non avrebbe mai proposto una serata simile. Al massimo, mi avrebbe proposto di sbucare nuda da una torta, per poi leccarmi dalla testa ai piedi.
Le immagini mi stavano di nuovo rapendo. Non riuscivo a concentrarmi, a resistere. Volevo toccarmi, ma lui era stato chiaro: non mi era permesso.
Sarebbe stato bello scriverglielo, ma... sapevo che ci sarebbero state delle conseguenze. Inoltre prendere una simile iniziativa non faceva parte della mia natura. L'uomo doveva fare, agire, essere intraprendente e io, da donna, dovevo attendere che lui si facesse avanti.
La mia era una mentalità molto all'antica, lo sapevo.
Decisi di chiamare Anna. Dovevo vederla, quella sera.
Ci demmo appuntamento per quella sera in piazza.
'Lo diciamo agli altri?'
'A chi?'
Arrossì, mio malgrado.
'Fabio &Co.'
'Ti devo parlare, veramente.'
'D'accordo. Allora vieni a prendermi tu in macchina?'
'A dopo.'
Avevo preso la patente a inizio dicembre dell'anno prima e non perdevo occasione per guidare.
In macchina davano You'll follow me down degli Skunk Anansie, che adoravo. Mi sentivo così: che avrei seguito Marco in basso, anche se poi lui sarebbe risalito, mentre io no. Dalla mia avevo la giovinezza, ma sentivo che quella che stavo vivendo con lui non era un'esperienza comune.
Raccontai ad Anna tutto, pregandola di essere discreta e lei rimase scioccata.
'È davvero stronzo Marco. Non lo facevo così. Si sta approfittando di te.'
'Lo so, soprattutto riguardo alla questione Marta. Ma .. non riesco a cancellarlo dalla mente. Si è incuneato sotto pelle.'
Parlammo a lungo, solo per confrontarci, poi a un certo punto ci sentimmo chiamare.
Era Fabio e tutta la comitiva. Quando mi vide, mi prese in braccio e mi fece volteggiare. Poi si fermò e mi guardò negli occhi. Stava per baciarmi, quando sentì Anna ridere. Era con Dario.
Cazzo!
Era arrivata la comitiva di Marco e io ero con Fabio, in atteggiamento inequivocabile.
Stavo per scendere, quando mi accorsi che Dario mi guardava malizioso. Poi vidi che il suo sguardo si posava su una macchina appena arrivata, da cui emerse...
Marco.
Ovviamente non era solo: era accompagnato da Marta.
Io restai di pietra, ma mi resi conto che Marco, accortosi di me, restò interdetto.
Ci guardammo a lungo, in modo penetrante.
Io volevo morire, lui non so. Forse lo avrei ucciso io quella sera stessa.
Ero stufa.
Veniva a comandare e poi si faceva palesemente i cazzi suoi.
Decisi di rimanere con Fabio, tra le sue braccia. Non avrei fatto nulla per allontanarlo.
La serata trascorse quindi tra sguardi lanciati di soppiatto, sottesi per vedere cosa stesse facendo l'alto.
Più di una volta sorpresi Marco a guardarmi, mentre parlavo con Fabio, e anche io guardavo quello che faceva con la sua accompagnatrice, senza poterne fare a meno. Anche lei mi guardava negli occhi.
A un certo punto, vidi che Marco veniva verso di noi, scortato dalla sua ancella.
'Buonasera a tutti.'
Ma guardava me.
Io lo guardai e guardai lei
'Ciao ragazzi, come state?'
La mia voce era squillante.
'Bene- si guardarono- noi stiamo andando in un bar fuori paese a prendere un cocktail. Chi si vuole unire?'
Guardarono me e Anna.
Io e lei ci guardammo.
'Ragazze, io non vengo.'
Disse Fabio
'Va bene, noi veniamo.'
Dissi io.
Anna mi diede un pizzicotto invisibile.
Restammo d'accordo che ci saremmo visti direttamente al bar.
'Ma perché? Non devi studiare? E poi.. non è meglio non vedere?'
'Lo so, ma... '
'Non riesci a stargli lontano.'
'NO.'
'Ti sei innamorata di lui.'
Anna mi guardava comprensiva.
'Non credo...mi piace fisicamente, ma...'
'Cazzate. Sei completamente persa e questo ti porterà alla rovina..'
'Ormai siamo con loro.'
'Allora, Mia, che facoltà hai scelto?'
Trovandoci allo stesso tavolo, una di fronte all'altra, dovevamo per forza parlare. Lei però sedeva con lui.
'Fisica.'
'Cazzo!'
Fu lui a parlare.
'Non citi sempre Einstein tu? Solo che tu lo hai studiato alle superiori... '
E gli feci un occhiolino
'E tu?'
'Alla fine ho scelto di lavorare. Faccio la grafica alle Torri del paese.'
Di colpo, sotto il tavolo, sentì un piede strusciarsi nella mia caviglia. Il piede prese a salire fino al ginocchio. Io indossavo una gonna abbastanza corta. Rimasi interdetta.
Vidi che Anna e Marta avevano iniziato a scambiarsi informazioni su un paio di conoscenti in comune.
Lui mi guardò in faccia e vidi che si morse le labbra. Poi il piede salì ancora lungo la coscia. Giuro che mi surriscaldai e spalancai le gambe, in un nano secondo.
Lui se ne accorse e mi sorrise vittorioso.
Il tavolo era stretto ed eravamo tutti molto vicini.
'Come va lo studio, Mia?'- mi chiese.
'Bene, bene.'
Improvvisamente ritirò il piede, ma iniziò a sfiorarmi con la mano, prima il ginocchio, poi l'interno coscia e poi l'inguine. Il respiro si accorciò e io spalancai le gambe ancora di più, reclinando la schiena.
'Ho sentito il tuo telefono, Mia. Ma quindi mamma e papà te lo hanno ceduto?'
'So..lo per gli..... Esami..'
Le sue dita erano sotto lo slip, ma credo che non arrivassero oltre. Io mi sdraiai praticamente per venirgli incontro, ma lui mi guardò severo e mi fece capire con un'occhiata di tornare alla mia posizione, da cui il massimo che avrei percepito erano le dita sull'inguine o appena sotto lo slip.
Arrivò il cameriere e ordinammo tutti. Poco dopo arrivò il mio tè e i cocktail (io ero praticamente astemia, soprattutto dopo la sbronza da gioco)
'Ok. Vedo il telefono.'
'Rimani immobile. Per oggi il massimo che ti è concesso sono le mie dita sul tuo inguine. Non ti azzardare a toccarti.'
Sbarrai gli occhi e digitai
'Posso cancellare? I miei genitori lo guardano....'
Mi fece segno di sì con la testa. E io mi rassegnai a soffrire.
'Cosa posso fare per convincerti?'
'Vai in bagno. Devo dirti 2 parole.'
Mi rovesciai un po' di tè addosso e cacciai un urlo.
'Oh, cazzo. Mi sono macchiata!'
'E vai in bagno a sistemarti.'
Disse Anna.
Qualche secondo dopo, arrivò lui.
Io lo guardai con desiderio. Non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso, ma rimasi ferma.
'Schiena dritta. Vieni qui. Abbiamo pochi istanti.'
Mi sollevò il mento con due dita. Si avvicinò e mi sbatté al muro. Sentivo il suo cazzo tra le gambe, ma anche la sua padronanza di sé. Mi tirò i capelli all'indietro.
'Piccola puttanella, come ti permetti di farti stringere da un altro maschio sotto i miei occhi?'
Mi voltò e mi assestò qualche schiaffone sul culo. Poi mi alzò la gonna e iniziò a toccarmi il culo a mano piena, mentre io tenevo le braccia al muro, senza girarmi.
Mi Infilò le dita dentro gli slip e iniziò a toccarmi la fica, tirandomi a sé. Sentii quanto era duro il suo cazzo.
Ero sul punto di godere, quando lui si fermò.
'Ora, per punizione, resterai così insoddisfatta finché non lo riterrò sufficiente, mentre io... Più tardi... Penso proprio che mi scoperò Marta.'
La cosa mi uccise, ma mi inebriò allo stesso tempo. Forse perché si prendeva il disturbo di dirmelo o forse perché sembrava fatto apposta per farmi rodere... Nonostante questo, la gelosia mi attanagliò lo stomaco.
'Ma io e Fabio ci siamo incontrati per ca....'
Mi mollò uno schiaffo sul culo.
'Non obiettare. Puoi solo obbedire. Come ti sei comportata?'
Era una trappola e decisi di non rispondere.
'Rispondi.'
'È stato involontariamente. Chiedo scusa. Non andare con Marta...'
La mia voce era sottile, bassa.'
'Quello che faccio e con chi ti riguarda?'
'No. Non posso parlare di questo con te.'
'Quindi?'
Nel frattempo le dita avevano ripreso a toccarmi, portandomi al limite.
Marco si fermò di colpo
'Dí: quanto vorresti venire ora?'
'Con tutto il mio corpo.... Lo senti? Cambia idea.... Ti prego.... Ho gli esami.'
Ma restai voltata e la voce restò bassa.
'No.'
'Va bene, Marco. Se e quando vorrai tu. Posso girarmi a guardarti negli occhi? Prima di tornare di là....'
Mi voltò lui stesso e io mi piazzai davanti ai suoi pettorali. Lo guardai con tanto di quel desiderio da scorgere nei suoi occhi un lampo di lussuria.
'Posso chiedere una cosa? Tu mi desideri?'
E abbassai lo sguardo.
'Non fare domande. Lo sai che con te faccio proprio il cazzo che voglio, senza darti spiegazioni.'
'Sí, lo so. Mi piaci..e vorrei toccarti. Vorrei... Toccarmi, qui davanti a te...'
Gli soffiai sulla bocca, senza baciarlo.
'E invece...resterai così finché non deciderò io... E poi- sfiorandomi il collo e l'orecchio - ricorda sempre che se voglio...posso prenderti, sfilarti queste cazzo di mutandine e fotterti.'
Mi sfiorò ancora attorno al clitoride, lento.
'Ti prego....'
Il respiro era cortissimo, le gambe spalancate contro la sua mano e lo guardavo con le braccia lungo i fianchi, per sottolineare che rispettavo i suoi ordini.
'Non hai il permesso di toccarti. Io ti suggerisco di studiare, così...non penserai a me.'- e smise di toccarmi, ridendomi in faccia, sapendo che i miei pensieri vorticavano solo attorno a lui.
'Presto, torniamo di là. Tu chiudi il telefono quando torniamo e io invento qualcosa.'
Marta però non era stupida e mi guardò storto, appena tornai.
'I miei non hanno ancora capito che ho 19 anni! Uffa, come stressano'
'Certo, sei ancora al liceo e quindi per loro una ragazzetta. Ma senti il fidanzato ce l'hai?'
Aveva sganciato una bomba.
'No. Per ora mi sono concentrata sullo studio.'
'Neanche quel Fabio?'
'Siamo amici.'
'Certo- il suo sguardo affilato mi fece sussultare- e invece da quanto tempo conosci Marco? Non è che... Ti piace?'
'Ma chi, lui?'
Proruppi in una risata sguaiata, per nascondere l'imbarazzo.
'Cosa c'è da ridere?'
Era tornato Marco
'Chiedevo a Mia se avesse una cotta per te.'
'Ah, Mia mi ha recentemente confessato che qualche mese fa- ti dispiace se lo dico alla mia ragazza, Mia?- di aver avuto una pesante cotta, ma si tratta di 6 mesi fa. Ormai... La cosa è finita. Vero, Mia? Ti ricordi come facevi quando mi vedevi?'
Se avessi potuto, mi sarei sepolta lì stesso.
'Ma non è...'
Mi piantò un calcetto sullo stinco. Era stato dettato un ordine preciso. Ora, costasse quel costasse, dovevo obbedire.
'Sí, è vero. Mesi fa Marco mi piaceva molto.'
'Ah e glielo hai detto mentre stava con me?'
'Non c'era bisogno di parole: Mia quando mi vedeva balbettava e appunto non ha mai detto nulla, perché sapeva che stavamo insieme. Amore, è stata molto rispettosa.'
'E ora? Come è possibile che lui non ti piaccia più?'
Ero terribilmente in imbarazzo. Avrei voluto uccidere lui e anche lei.
'Perchè ho fatto amicizie nuove e poi sai com'è quando hai la matura, no?'
'Dagli 2 baci sulle guance. Alzati e fallo qui, davanti a me.'
'Ma no, Marta. Dai. Non ce n'è bisogno.'
'So io di cosa ho bisogno. E voglio vedere.'
Mi parve di scorgere un lampo di malizia.
Marco si alzò e riuscì a essere molto distaccato.
Io mi avvicinai e gli diedi 2 baci, ma lo desideravo talmente tanto che diventai rossa. Cercai di essere ferma.
'Ok, il tuo bacio è molto innocente. Niente a confronto con il mio.'
E prese a baciarlo in modo talmente sensuale, che parve che stessero facendo sesso, lì davanti a noi.
Incassai e cercai di non piangere.
Lui mi guardò sadico. Praticamente mi rideva in faccia. Del resto mi aveva anticipato cosa sarebbe accaduto di lì a poco.
Anna fece un applauso.
'Ma che bella coppia siete!'
E gli diede un bacio a testa.
'Bene. Ora dobbiamo andare. Mia ha gli esami tra qualche giorno.'
'Ciao ragazzi, divertitevi.'
Gli strizzai l'occhio e andai via.
Continua...
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
I miei limiti- parte 3
Commenti dei lettori al racconto erotico