Il gioco della carta più alta

di
genere
dominazione

'Non hai capito, Mia. Incazzato nero.'
'Ma chi? Marco?'
'Sí, lui.'
Anna mi stava facendo il resoconto del post gavettonata (o ratto delle sabine)
'E perché mai?'
'Dice che dovevi portargli una felpa che lui ti aveva prestato e invece sei scappata.'
'Ah, cazzo. Che smemorata!'
'Mah, non me la conti giusta tu. Guarda che quello, appena ti vede, ti butta di nuovo sotto la fontana.'
'Lascialo fare.'

Mi si contrasse lo stomaco, al pensiero di ciò che era successo il giorno prima. Appena arrivata a casa, i miei si erano incazzati e ora ero stata messa in punizione. Per colpa di Marco.
Vaffanculo!

Quella sera io e Anna eravamo invitate a casa di Fabio e mi pareva che le intenzioni non fossero proprio morigerate. Dovevo trovare un modo per andarci! Stavo per lasciare la mia città e non volevo perdermi alcuna occasione.

Provai a implorare i miei, spiegando che erano le ultime occasioni per stare con i miei amici. Erano quasi convinti. Allora feci parlare la madre di Anna con la mia e, alla fine, riuscì a strappare un permesso di 1'ora e mezza. Uscí di corsa, prima che ci ripensassero.

All'epoca disponevo di un cellulare, che però tenevano i miei genitori. Dato che quella sera stavo per uscire, mia madre mi obbligò a portarlo.

Mentre salivo in macchina con Fabio, che era venuto a prendermi, mi arrivò un messaggio.

'Tu sei fottuta.'

I messaggi si pagavano, come anche le telefonate, e non esisteva alcun tipo di social. Quindi scrivere un sms o messaggio di testo significava che si doveva comunicare qualcosa di importante.

'Sei Marco, suppongo. Ma... Perché? Volevo avvisarti che questo telefono generalmente lo usano i miei genitori.'

'Domani facciamo i conti.'

Mi si strinse lo stomaco, il cuore iniziò a pompare all'impazzata e mi venne voglia di baciare Marco. L'immagine di Marco chino su di me, che mi bloccava, accese i miei sensi. Avevo una cazzo di voglia, ma... Non potevo lì...

Avevo dato qualche bacio nella mia vita, ma niente di importante. Con Marco era diverso: per la prima volta volevo essere presa e schiacciata a terra, come il giorno prima, finché non avessi avuto il coraggio di confessare il desiderio bruciante di essere scopata. Avevo paura, avevo voglia.

Decisi di non rispondere. In fondo poteva anche essere che i miei genitori si fossero portati il telefono. Neanche lui mi scrisse più.

La serata iniziò tranquillamente, ma ogni volta che pensavo a Marco sentivo uno sciame sempre più consistente di farfalle nello stomaco.

'Che facciamo stasera?'
'Giochiamo al gioco della carta più alta?'
Propose Fabio.
'Cazzo è? Ogni volta che proponete un gioco, mi preoccupo. A proposito, chi ha cantato l'altra volta?'
'È sfuggito a me, Mia'
'Fabio! Ma cazzo! Al centro non si è parlato d'altro che del mio culo e dei miei giochi.'
'Perchè, cosa si dice del tuo culo?'
'Gira voce che sarebbe bello, bello come la tua faccia, direi.'
Scoppiarono tutti a ridere, Fabio compreso.

Fabio mi prese da parte:
'Mia, scusa, ma sai come vanno queste cose tra maschi. Una parola tira l'altra e, voilà, il danno è fatto.'
'Al centro sono oggetto di battute a sfondo sessuale. Ed è colpa tua! Avevo chiesto discrezione..'
'Se vuoi essere certa di non esserlo, allora devi essere virtuosa.' e mi strizzò l'occhio.
'Ok, allora direi che il gioco che stai per proporre non fa per me.'
Bluffai io.
Io volevo, esigevo giocare.
'Perchè, cosa c'è di male nel bere un po' in compagnia?'
'Ho il tempo limitato e poi lo sai che non reggo l'alcol.'
'A proposito del centro e delle voci, ho saputo che ieri vi hanno lavate dalla testa ai piedi.'
Diventai rossa, forse pensando a quello che era successo con Marco. Al mio desiderio estremo di lui, della sua pelle, della sua bocca, di essere posseduta.
'Ma, è tipico, dai... Cosa può fare una mandria di bufali inferociti? Lavare sotto la fontana le femminucce. Anime innocenti e pure.'
Fabio si piegò in 2 dal ridere
'Vai a ca.... Anime innocenti'

Non avevo mai parlato esplicitamente con i miei amici del fatto che non avessi molta esperienza in fatto di uomini.
'Ora voglio sapere chi parla di me.'
Lo dissi seria, ieratica.
'Un amico di Dario, un certo Marco'
Mi si bloccò il respiro.

Cercai di rimanere lucida e ostentai indifferenza, ma volevo sapere.
'Ah, ok, sì, lo conosco.'
'Mia, Mia, stai molto attenta.'
'Perchè?'
'Ti conosco da molto tempo: a te questo tipo piace.'
'Siamo solo amici.'
Fabio mi guardò in modo penetrante.
'Guarda che un maschio che ti mette giù, vuole solo una cosa da te- e non è impastare i tuoi capelli nel fango.'
'E perché non se la prende?'
'Sei vergine?'
Divenni rosso fuoco in viso e non risposi.

'Mia, sei un libro aperto. Non vorresti dirmi nulla e intanto ...'

Per fortuna, vennero a chiamarci.

Fabio si sedette vicino a me.
'Allora, accetti il rischio di giocare e di bere?'
'Va bene. Che cazzo! Giochiamo! La mia vita sembra quella di una suora, a volte!'

Preparammo un tavolo con alcuni alcolici. Si stabilirono le regole. Chi estraeva la carta più alta, beveva uno shortino.
'Ma io sono astemia, cazzo!'
'Allora, facciamo che quando non te la sentirai di bere, pagherai pegno. Tu e tutti quelli che non bevono...'
'Ma...'
'Se hai i coglioni, accetti. Sennò, non giochi.'
Mi sfidò lui.
'Va bene.'

All'inizio mi andò bene, poi pescai una serie di carte alte e dovetti bere, finché non mi sentí sull'orlo di un precipizio. Non potevo tornare a casa sbronza e chiesi clemenza.

'D'accordo: ti alzi, cammini in modo sexy.... e poi.... baci Fabio.'
'Cosa?!'
'Con la lingua.'
Specificò Fabio, guardandomi negli occhi. L'imbarazzo mi pietrificò. Avevo poco tempo: il rintocco della punizione di mamma e papà incombeva sulla mia testa, come una spada di Damocle.
Non ce la facevo.
'Cosa scegli? Alcol o lingua?'
Calò un silenzio carico di attesa.
Vidi che Fabio si era alzato. Era molto sicuro di sé. Nei suoi occhi scorsi un lampo di eccitazione e di soddisfazione. Sapeva che mi sentivo in imbarazzo.
'I patti sono patti, Mia.'
Mi guardavano tutti. Non avevo scelta.
Mi alzai e camminai fino a Fabio. 'Avvicinati.'
Maledetto! Aveva un certo savoir faire. Fabio era un bel ragazzo, ma lo avevo sempre visto come un amico. Fino ad ora. Quel suo tono mi imbarazzava, ma non in modo spiacevole.

Mi avvicinai, ma non riuscivo a guardarlo, non sapevo dove mettere le mani.
'Metti le mani dietro la schiena.'
Io ero come ipnotizzata. Mi trovai, mio malgrado, ad eseguire quelle richieste. Non riuscivo a guardarlo.
Di colpo, mi tirò a sé, una mano dietro la schiena: il suo cazzo puntava minaccioso alla mia intimità. Cercai di sottrarmi, ma lui mi bloccò la testa e portò le mie labbra vicino alla sua bocca.
'Dimmi che ti attraggo!'
-Sei un bel ragazzo...- pensai.


Mi tirò fortissimo la testa all'indietro, mi strinse a sé e mi ficcò la lingua in bocca. Io cercai di fare qualcosa, di agire e partecipare, ma in definitiva non baciai: venni baciata. Sentivo la sua lingua prendere possesso della mia, del mio palato, i suoi denti affondare nelle mie labbra, la sua bocca tirare perentoria la mia lingua. La lingua spingeva e mise all'angolo la mia. Qualche secondo dopo, si staccò da me e mi lasciò andare, ansimando. Io lo fulminai con lo sguardo e tornai al mio posto. Presi la borsa e abbaiai:
'Ora devo andare a casa. Sono in ritardo. Ci vediamo.'

Continua...
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2026-08-08
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