Faccia a faccia

di
genere
dominazione

Presi la porta e me ne andai, sbattendola.

Tutto ciò che mi interessava era Marco, non Fabio. Non dovevo accettare quel bacio. Non era un bacio, ma sesso, o almeno credevo, dato che non avevo termini di paragone.

Il giorno dopo, tornai al centro con Anna e parlai con lei dell'accaduto.
'Anna, non mi pare normale quello che è successo. Sono molto incazzata. Fabio mi ha scritto e anche telefonato, ma io non voglio parlargli.'
'Ma dagli una possibilità. Si è fatto prendere la mano!'
'No! È da escludere. Non lo perdono.'

E mi alzai, scontrandomi con Marco.
'Chi non perdoni?'
Mi chiese a braccia conserte.
'Non sono affari tuoi.'
Feci per andarmene, ma lui mi bloccò per il polso, costringendomi a tornare di fronte a lui.

Restammo così, uno di fronte all'altra, per un tempo indefinito. Poi lui fu perentorio: 'Sto aspettando una tua risposta.'

Il polso mi doleva, ma non potevo liberarmi o dargli spiegazioni, per cui decisi che non avrei ceduto e lo guardai fisso.
'La mia pazienza non è infinita. O parli, o ti ti rinfresco il cervello, come l'altro giorno.' disse con un sorriso malizioso, che alludeva al fatto di avermi letteralmente messa sotto.
'Tu cosa? Stammi a sentire, per colpa tua sono arrivata a casa in uno stato pietoso e sono stata punita. Quindi non farai...'

Troppo tardi: Marco mi trascinò fuori. Alla fontana era ancora attaccato il tubo. Aprì il rubinetto e mi trascinò verso il getto d'acqua che zampillava. Con un movimento fulmineo, mi bloccò con un braccio, schiacciandomi al suo corpo.
'Confessa. Cosa hai fatto ieri? Non hai risposto al mio messaggio.'

L'acqua era pericolosamente vicina alla mia gamba. Non avevo scampo: dovevo farmi lavare. Iniziai a contorcermi, ma senza speranza.
Mi bagnò la gamba e la scarpa, di nuovo.
'Nooooo! Basta!'
'Ti arrendi?'
E mi scaraventò a terra, bloccandomi con il suo corpo, sempre sotto la minaccia dell'acqua, che scorreva vicino al mio viso. Presto avrei avuto i capelli completamente impastati di fango.

'Va bene, va bene!' urlai, sempre cercando di colpire le sue braccia muscolose.
'Cosa hai fatto ieri? E non dirmi cazzate!'
Stava bluffando oppure sapeva tutto... Magari Fabio aveva raccontato qualcosa, come la volta precedente.
Non potevo dirglielo e scelsi di correre il rischio.
'Ieri siamo andati a casa di Fabio e abbiamo bevuto un po'.'
'E cosa c'è di strano? Forse stavate giocando?'

'Non voglio parlarne.'
'Perchè?'
'Perchè mi sento in imbarazzo: sono astemia e potrei aver...'
'Fatto qualcosa.'
'Nooo, detto....'
'Stai mentendo. Ora mi dici cosa è successo e poi vai a comprarmi quel cornetto che aspetto dalla volta scorsa.'

L'acqua stava iniziando a creare del fango: ero spacciata. I miei mi avrebbero punita per sempre.
'Chiudi l'acqua. Per favore... Se arrivo in ritardo, i miei mi puniranno.'
'Cosí lo faremo in due. Sei troppo indisciplinata.'

Quel commento mi fece venire la pelle d'oca.

'Ho chiesto un consiglio a Fabio su una situazione.'
'Quale?'
'Con una mia compagna di classe... '
'Cazzate.'

Mi passò la canna della fontana sulla gamba e sulla maglietta.
'Nooo!' mi dibattei.
'Parla o continuo.'
Chiuse l'acqua e io approfittai per alzarmi e scappare.

Mi prese e mi sbatté al muro. Mi spinse le braccia in alto, sopra la testa e le bloccò con le sue. Il suo corpo e in particolare il suo cazzo mi divaricarono le gambe. Lui rimase perfettamente impassibile, anche se sentii che qualcosa si stava indurendo contro di me.

'Ieri non riuscivo più a bere e ho scelto di pagare pegno.'
Era difficile dirlo ad alta voce. Lui non fiatò.
Si avvicinò con la faccia al mio collo e mi soffiò nell'orecchio.
'Un ragazzo ti ha fatto qualcosa. Scommetti che indovino chi è?'
'Devi smetterla.'

'Era Fabio, ma tu volevi qualcun altro, non è così?'
'Io...'
'Sei un libro aperto. Non puoi fingere con me.'

Rimasi muta e abbassai lo sguardo. Il respiro era corto e desideravo solo essere baciata, con la lingua. Non potevo dirlo...
'E se non lo dico?'
'Ti punirò come una ragazzina.'

A quelle parole boccheggiai. Non potevo reggere quello sguardo penetrante, che mi leggeva dentro, che mi spogliava.
'Cosa farai?'
'Vuoi vederlo?'
'Non riesco a rispondere...'
'Dimmi cosa vuoi ORA.'
Io abbassai lo sguardo.


-Portami alla follia, costringimi a implorare e se non lo faccio puniscimi, cercando una scusa!- pensai, ma non un fiato mi uscì di bocca.

Fulmineo, mi staccò dal muro e si sedette su un muretto, me sulle sue gambe. Le braccia mi inchiodavano a sé. Stavo andando in combustione.
'Cosa vuoi fare?'

La mia educazione mi impediva di prendere la benché minima iniziativa con un ragazzo o, come in questo caso, con un uomo. Mi limitavo a bearmi della sensazione di essere guidata, comandata, anche se non potevo ammetterlo. La parola punizione e ragazzina mi avevano fuso il cervello. Ero un lago là sotto, inutile dirlo.

Marco mi piantò uno schiaffo sulla coscia e mi tappò la bocca per impedirmi di urlare.
'Ti basta o continuo?'

Non riuscivo a rispondere, anche se avrei voluto chiedergli di continuare.
'Parla o ti lascio qui e non ti darò più confidenza...'
Mi piantò un altro schiaffone sull'altra coscia. Faceva un male cane, ma dentro mi faceva benissimo. Ero completamente alla sua mercé e mi piaceva da morire sentirmi così.

Così lui mi sbatté di nuovo al muro, ma questa volta di spalle e mi bloccò. Aveva capito da come respiravo che stavo morendo, lì davanti a lui. Rimasi ferma. Lui mi appiattì al muro e mi disse: 'Perchè non lo ammetti? È così terribile dirlo?'

Sì! Per lui era facile affrontare certi discorsi o vivere certe esperienze, ma non per me.


'Lo è.'
'Non basta.'
'Io.... Non riesco.'
'ok.'

Mi lasciò andare, mi fece alzare e mi accompagnò al bar. Dovevamo fare una riunione. Mi guardò malizioso. Sembrava sul punto di scoppiarmi a ridere in faccia.

Sentí dentro di me una delusione fortissima. Questo sì che era uno schiaffo. Lui non poteva farmi questo.

'Bene, facciamo la riunione, Marco.' lo guardai negli occhi, ma mi veniva da piangere. Fui passiva. Accettai quello che mi venne assegnato e poi quando finii la riunione, andai da lui per salutarlo.

'Sí?' mi chiese freddamente

'Ecco, io volevo dirti che accetto tutto quello che tu mi hai assegnato oggi e sono pronta a darti la mia parola.'
'Dammela ora. Qui. Se hai fegato.'
'Ecco... Io desidero che tu mi dica cosa fare.'
'Mi prendi in giro?'
'Io....'
'Mia....qui nessuno è obbligato a far nulla: siamo tutti volontari. Torna quando sei più grande.'
Mi disse beffardo.

A me non restò altro da fare che andarmene.

Continua...
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2026-08-08
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