Stabiliamo qualche regola del gioco...
di
Mia1
genere
dominazione
La maturità era cominciata ed era quello che mi serviva. Concentrandomi sullo studio, non pensavo a Marco e a quanto fosse stronzo.
Se ripensavo al fatto di avergli permesso di toccarmi e quasi guardarmi nuda, mi saliva un nervoso.
Avrei spaccato tutto e avrei tanto voluto scrivergli un enorme VAFFANCULO. Un solo messaggio, un chiaro invito.
Tra noi era finita, prima ancora di iniziare.
Però poi le immagini di noi due prendevano la mia mente a tradimento. E allora sobbalzavo e mi eccitavo.
Avrei tanto voluto toccarmi, ma non volevo dargliela vinta. No! Avrei resistito. Lo avrei fatto per me, non per lui.
Affrontai la prova di italiano, poi di matematica e infine la terza prova. La settimana era quasi finita. Ero abbastanza soddisfatta del mio esame, anche se sapevo che non avrei preso il massimo.
Finita la settimana, sarei tornata al centro per tre giorni, perché poi avevo la prova orale.
Il giorno prima mi sentivo molto tesa. Di lui nessuna traccia. Né per chiedere come stessi, né per scusarsi.
Maledetto!
Ma me l'avrebbe pagata.
Voleva solo portarmi a letto, per lasciarmi poi 'sedotta e abbandonata'.
Due lacrime mi rigarono le guance. Per me era stata una sorta di prima volta e non avevo avuto da lui un minimo segno di rispetto.
Guardai il cellulare, che i miei genitori mi avevano lasciato in quei giorni. E vidi lampeggiare una bustina.
Chi era?
Era Fabio. Ero ancora incazzata, ma, alla luce degli ultimi avvenimenti, quello che era successo con lui non era poi così grave.
'Ciao Mia, come stai? Gli esami! Spacca tutto! Secchiona!'
Voleva superare l'accaduto.
'Ciao Fabio! Ho fatto le prove. Ora resta l'orale!'
'Domani gelato per festeggiare, allora!'
'Domani vado al centro...'
'Perfetto. Ti accompagno io!'
Cazzo. Marco si sarebbe incazzato. Era stato chiaro... Ma ora non aveva più alcun diritto su di me, tanto più se a settembre me ne sarei andata.
'Ok, grazie Fabio. Ci vediamo domani!'
Chiamai Anna per aggiornarla e lei mi disse che la presenza di Fabio avrebbe creato scompiglio.
'Non mi frega un cazzo. Ha fatto la sua scelta. Io la mia.'
'Non vorrei che poi te ne penta. E se lui ti mostrasse indifferenza?'
'Non sarò la sua sottoposta.'
Il giorno dopo arrivai al centro con Fabio, dopo aver preso il gelato con lui. Avevamo ancora le labbra sporche di cioccolato, quando facemmo il nostro ingresso.
Il mio cuore stava per cedere. Poi lo vidi e rimasi folgorata, ma il mio torpore durò un istante: non era solo. La maledetta ex era con lui.
Ex?
Ormai erano tornati insieme.
Arrossì di rabbia. Mi innervosí al punto che mi venne da piangere.
Fino a prima di entrare al centro ero così serena. Ma perché cazzo lui aveva dovuto rompere la mia innocenza, per levarsi un capriccio?
Non stavo riuscivo a controllare le mie emozioni. Chiunque avrebbe capito come stavo.
Fabio mi guardava con un sorriso sornione.
'Sei cotta, eh.'
'Io... Io.... Parliamo di esami!'
La voce si era incrinata e così girai le spalle. Avrei deliberatamente ignorato Marco.
'Posso darti un consiglio? Vuoi conquistare questo tizio?'
'Nooo.'
'Sorridi e lasciami fare.'
Un brivido freddo mi percorse la schiena. Si sarebbe infuriato a morte.
Cercai di essere naturale.
Fabio mi diceva cose stupide all'orecchio che, mio malgrado, mi facevano ridere. Poi mi prese, mi abbracciò e mi portò al bar. Marco era lì con la sua ragazza e io con il mio amico.
Il sudore mi imperlavala la fronte per la tensione, il cuore galoppava. Fabio aveva alzato il tono della voce e mi stava offrendo una bibita.
'Mia, ora ti faccio bere e sono cazzi tuoi...', mentre mi teneva saldamente con il suo braccio.
Con la coda dell'occhio, percepì di aver catturato l'attenzione di Marco. Lo sguardo che mi scagliò era di ghiaccio ed era talmente incazzato da farmi paura.
'Oh cazzo...'
'È solo incazzato. E ora sta rodendo. Fidati.'
Detto questo, mi prese in braccio e mi lanciò in aria, per poi prendermi al volo. Cacciai un urlo, perché non me lo aspettavo.
Marco, a quel punto, mi guardò a lungo. Io lo guardai e mi cagai letteralmente addosso. Come uscire da questa situazione?
'Non sentirti in colpa. Lui non può presentarsi con una e importi castità.'
Detto questo, mi baciò.
Poi mi prese la faccia tra le mani, in modo vigoroso, e mi disse.
'Lasciati baciare. L'altra volta... Sei stata molto....'
'Ti sei comportato da stronzo...'
Mi accarezzò il collo. Ormai ci guardavano tutti.
'Solo perché sono stato brutale?'
'Non mi hai lasciato spazio.'
'Ma dai... Allora avresti voluto baciarmi tu.'
'No, però non è stato corretto.'
Non riuscivo a sostenere quella situazione. Non volevo, anche se Fabio era un ragazzo attraente e dai giusti modi. Ti faceva sentire al centro dell'attenzione.
'Siediti sulle mie gambe e girati verso di me. E poi... Baciami tu. Vediamo cosa sai fare.... Se sai fare.'
Mi stava sfidando e io avevo gli occhi di tutti, soprattutto quelli di Marco, puntati addosso.
'Non voglio fare questa cosa, non così.'
'Davvero?'
Fabio era scettico.
'Ok, allora andiamo. Andiamo a fare un po' di attività...'
Passammo davanti a Marco e i due si scambiarono uno sguardo di fuoco, mentre guardò me con furore e fermezza.
Non potevo mandare via Fabio. Era così carino... Carino, sì, ma non carnale come Marco.
Marco mi faceva friggere con quello sguardo omicida. Ero di nuovo persa.
A Fabio nel frattempo era arrivata una chiamata. Si spostò per parlare e poi mi comunicò che doveva andare. Così ci salutammo e lui mi abbracciò.
A quel punto, mi dedicai alle attività. Stavo recuperando il mio autocontrollo, quando vidi Marco in un banchetto vicino a me. Stava facendo qualcosa, ma mi guardava di sbieco. Pretendeva che andassi da lui. Le mie gambe si mossero da sole e mi ritrovai davanti a lui. Muta, a capo chino, a torcermi le dita.
Parlare era superfluo. Ora aveva lui il coltello dalla parte del manico.
Finalmente, dopo 5 minuti in cui mi guardava senza parlare, mi disse
'Con me hai chiuso.'- sorrise, come solo un serial killer sa fare, e se ne andò.
Io restai lì. Poi andai alla radio e alzai il volume: davano Killing me softly with his song, dei Fugees.
Tutti ascoltarono quella musica struggente. Stavo per cedere alle lacrime, ma restai così. Lo guardavo e poi guardavo fuori. Lui uscì dalla stanza nel bel mezzo della canzone.
Dicono che la peggiore vendetta sia l'indifferenza e lui era riuscito a punirmi in modo impeccabile. Forse intendeva dire questo con 'Sarò io a decidere per te e tu non discuterai quello che io stabilisco.'
Lo avevo contestato e ora mi puniva.
Decisi di andare via: non avevo più nulla da fare quel giorno. Mentre uscivo, mi imbattei in Marco, da solo. Non riuscivo a parlare. Lui mi guardava a braccia conserte. Poi andò via.
Di colpo mi riscossi e lo rincorsi.
'Marco.'
Lui si fermò e mi guardò: 'Sí?'
'Voglio parlare con te.'
'Ah, ora vuoi parlare?'
Aveva arcuato le sopracciglia. Abbassai lo sguardo, perché non sapevo come fare.
'Ecco... Io... Non voglio che sia così.'
Lui rimase in silenzio, guardandomi severo.
'Non voglio che tu stia con...'
'Silenzio: non sei nelle condizioni. Inoltre... Non decidi tu.'
'L'altra volta, per me è stato molto... Difficile. Pensavo che poi mi avresti dato una sorta di... Precedenza. Tu vuoi stare con lei?''
'Mia, non è una questione che riguarda te.'
'Ho capito. Allora, dato che siamo sinceri, volevo comunicarti una cosa. A settembre... Io andrò via.'
Aggrottò la fronte e rimase scioccato, ma fu un attimo. Poi riprese il suo consueto controllo.
'Vai a studiare fuori, all'università?'
'Mi trasferisco, con la mia famiglia. Torno a casa...'
Rimanemmo in silenzio.
Io avevo un nodo in gola che mi impediva di articolare altri suoni. Lui non sembrava in vena di esprimersi.
Eravamo a un empasse.
'Ma finisce così?'
Non volevo dirgli che partivo e invece avevo finito per vuotare il sacco.
Lui si avvicinò. Eravamo a una distanza molto ravvicinata. Io lo guardavo, persa. Avrei tanto voluto baciarlo.... Avvicinò la bocca alla mia, ma deviò verso il mio orecchio.
'Se vuoi continuare, lo faremo alle mie condizioni. Non farai domande. Non pretenderai nulla e obbedirai. Senza fiatare.'
Il mio corpo aveva reagito. I capezzoli erano dritti, la figa un lago. Il respiro corto.
Lui mise una mano dentro il reggiseno e mi toccò, guardandomi negli occhi.
'Pare che le tue tette abbiano detto sì. Ora voglio sentirlo da te.'
Arrossì.
'Sí'
'Quali accordi stiamo prendendo?'
'Non potrò risponderti, non potrò pretendere nulla. Dovrò obbedire.'
'A tutto?'
'Posso stabilire dei limiti?'
'Ne parliamo. Ora devo andare.'
Avrei voluto chiedergli di baciarmi, ma non ne ebbi il fegato. Ci saremmo visti il giorno dopo.
Appena arrivata a casa, mi chiamò Fabio, per scusarsi per essere andato via.
'Mia, scusa se te lo dico, ma cazzo non puoi essere così svenevole.'
'Come?'
'Quella faccia da funerale e quella smania: lo cercavi con lo sguardo, con il corpo. Non puoi dargli tutta questa soddisfazione! Ricordati che l'uomo ama cacciare.'
Ero spacciata, perciò.
Mi arrivò un messaggio. Era Marco.
'Domani ti faccio il culo. E tu potrai solo soccombere. Ah, ovviamente aspetto ancora di essere risarcito con il cornetto. Domani lo comprerai e me lo porterai davanti a tutti, chiedendomi il permesso di regalarmelo.'
Deglutì.
Era molto umiliante, ma anche eccitante.
'Come vuole Vossia. Agli ordini.'
Il giorno dopo ero molto emozionata e tesa.
Appena arrivai al centro, trovai Marco seduto al tavolo con Dario e un bel gruppo di maschi. Di lei nessuna traccia.
Lui mi guardò in modo insistente.
Io andai al bar e comprai il cornetto. Poi, vincendo l'enorme imbarazzo, mi presentai davanti a lui.
'Non compriamo nulla.'
Tutti risero. Io ero rosso papavero.
'Posso chiederti se ti va un cornetto?'
'L'hai comprato per me?'
Il suo tono era canzonatorio.
'Sí, chiedo a Vossia... - e arrotolai i capelli con quel tono da stupro che tanto mi riusciva- di accordarmi il permesso di porgerglielo. Accetta un umile omaggio?'
Si era fatto un silenzio carico di eros. Il file rouge che ci legava aveva stregato tutti.
'Sí, ti do il permesso. Ora scartalo e porgimelo.'
'Oh, ma sono davvero onorata della Vostra concessione. Se volete, posso anche fare una riverenza.'
'Perchè no?'
Mi inchinai, come si usava nelle corti rinascimentali del dolce stil novo, solo che qui di dolce c'era solo quel gelato.
'Ora rimani così, in piedi, con la carta in mano, e attendi che io finisca: non è gentile verso il tuo feudatario.'
'D'accordo.'
Dario fece per toccarmi il culo e trascinarmi su di lui, ma Marco gli mollò un forte schiaffo e gli torse il braccio.
'Non è cosa tua.'
Marco mangiò il cono a piccoli morsi. Ora leccava, ora mordeva. Il tutto, inchiodandomi con lo sguardo. Non avevo il permesso di muovere un passo. Il modo di leccare e di mordere erano preludio a qualcosa di infinitamente più intimo ed eccitante.
Ovviamente tutta quella situazione di pubblica umiliazione, un atteggiamento possessivo che rivendicava il suo territorio e che mi incarcerava a lui e quel modo di farmi capire cosa mi avrebbe fatto mi fecero bagnare oltremodo.
Quando Marco finì, mi accordò il permesso di svolgere le mie attività.
'Ovviamente non scordare di gettare la carta nei rifiuti: non sei un'incivile.'
'Certo. Vado a fare il mio dovere civico di brava cittadina.'
Gli strizzai l'occhiolino. Notai che i maschi ammiccavano, ma lui era stato chiaro.
'Mia, poi non andare via perché devo parlarti.'
'Come Vossia comanda.'
'Ora puoi andare.'
Dopo le attività, mi presentai da lui. Era da solo.
'In piedi, bella dritta. Mani dietro la schiena.'
Lo guardai completamente persa, mettendomi nella posizione stabilita.
Si avvicinò e mi sussurrò
'Ora torni a quel muro e mi aspetti, nuda, lì.'
Stavo per obiettare, ma lui mi fulminò con lo sguardo.
'Posso chiedere un chiarimento?'
Volevo prendere tempo.
'Certo.'
'Posso aspettarti rivolta al muro? Ho paura di essere vista.'
'Da persone o da me?'
'Da te.'
'Non puoi. Ti voglio rivolta verso i campi. Però apprezzo la tua sincerità. Tanto.... - sfiorandomi il fianco e scendendo sul culo- lo sai che non puoi mentirmi.'
'Non lo farò, ma questa cosa mi mette molta agitazione... Puoi sentire il mio battito...'
'Lo sento ed è questo a piacermi.'
Mi prese il mento tra due dita e mi sollevò il viso.
'Ora vai.'
Volente o nolente, avrei dovuto eseguire quell'ordine.
Arrivata al muro, mi spogliai e mi ci appoggiai, con il rischio di essere vista.
Poco dopo, sentì i suoi passi. Mi coprí la figa con le mani e mi chiusi a riccio.
'Apri braccia e gambe.'
Con gran difficoltà, feci quello che mi era stato chiesto e lo guardai.
'Come ti fa sentire essere così nuda davanti a me?'
'Mi imbarazza e vorrei coprirmi. Posso farlo?'
'No. Oggi ho deciso di punirti.'
Non chiesi per cosa: la sua decisione era legata alla mia ribellione.
'Devi guardarmi dritto negli occhi. Ora voglio che ti tocchi per me.'
Mi morsi la bocca.
Iniziai a toccarmi i fianchi, poi salì al collo, poi scesi alle gambe e i piedi. Infine arrivai ai seni. Li massaggiai entrambi.
'Non prendermi per il culo. Toccati la figa. Qui davanti a me, occhi fissi a me.'
Mi accarezzai prima sulle grandi labbra e poi passai alle piccole labbra.
Si avvicinò e mi sibilò all'orecchio, una mano sul fianco.
'Voglio che tu ti masturbi davanti a me. Fammi vedere come fai.'
Restai impietrita.
Non riuscivo a farlo.
'Fammi guardare bene la merce. Mostrami tutto: tette, figa e culo.
Voglio vedere tutto di te. Ora.'
'Non puoi farlo... Tu?'
Mi voltò violento, faccia al muro, mi pose le braccia sopra la testa e mi schiaffeggiò il culo. Ovviamente non mi era permesso lamentarmi.
Così sopportai e contai le sculacciate. 1, 2, 3, ... 10. Quindi si fermò e mi voltò.
Sotto il suo sguardo severo, dovetti toccarmi. Ricominciai a toccarmi le grandi labbra, poi le piccole e infine descrissi piccoli cerchi attorno al clitoride, senza mai esagerare. Non volevo eccitarmi. Ma la passione spesso conduce al piacere, inevitabilmente, e il piacere mozza e accorcia il respiro. Quando ero molto vicina a venire, lui mi bloccò, fermandomi la mano.
'Per oggi basta così. Voglio però guardare bene. Apri bene le gambe e metti le braccia incrociate dietro la schiena. Apri. Così.'
Lui si inginocchiò e cominciò a guardare ogni cm della mia figa. Era molto imbarazzante.
Poi si avvicinò ancora di più e io mi irrigidì. Mi soffiò sulle piccole labbra. Il tutto senza toccarmi. Ovviamente toccarmi era un altro limite. Lo sapeva senza che io dovessi spiegarglielo.
Emisi un mugolio.
'Ora voglio sentire che ti piace.'- mi tirò i capelli all'indietro fino a mettersi con la faccia sopra la mia- e quindi ora devi farmi sentire come sei eccitata.'
Mi sfiorò il collo, risalendo all'orecchio e il mio respiro accelerò subito. Pian piano lasciai uscire l'aria dai polmoni e mi sentí mugolare.
Con una mano mi sfiorò la schiena e mi leccò una spalla, il collo, fino a succhiare il lobo dell'orecchio. Nel frattempo le mani erano sul fondo schiena, dove si soffermarono toccando delicatamente. Mi stava facendo perdere la testa.
'Farò tutto quello che tu mi dirai di fare.'
Sospirai....
'Attenta a quel che prometti.- mi tirò una sculacciata.- Girati di spalle. Mani sopra la testa.'
Marco mi carezzò il culo a mani piene.
'Allora, elencami tutto quello che hai combinato. Vogliamo fare un elenco scritto o ti ricordi le minchiate che hai combinato?'
'Ti ho visto con la tua e...con lei e ho perso la testa.'
'Voglio una narrazione giornalista, non scuse. Quindi?'
'Ho abbandonato la riunione e sono scappata in modo incazzato. Non ti ho salutato e ho ignorato il tuo messaggio.'
'Come una vera fuorilegge.'
'Poi non mi sono scusata e non ho fatto nulla per cercarti e infine ho dato per scontato che tra noi fosse finita. Ah, dimenticavo, è venuto con me Fabio e mi..'
Mi strinse la nuca, mi sollevò la testa e mi diede un pizzicotto fortissimo sul culo.
'Bene. Vedo che sei consapevole dei tuoi sbagli. E perché sono errori?'
'Perchè abbiamo stabilito che tu decidi e io non posso obiettare.'
'Ecco. È questo il punto: non decidi nulla e voglio che questo sia chiaro. Se tu prendi nuovamente iniziative, tra me e te.... Finisce immediatamente.'
Mi piantò uno schiaffo nel culo.
'Ora stabiliamo come ti punirò.'
Mi si seccò la gola e la figa si allagò.
'Ah, vedo che ti piace questo mio atteggiamento. Voglio sentirtelo dire.'
'Voglio essere punita da te, se faccio qualche cazzata. Voglio che tu... Usi il pugno di ferro. Senza pietà.'
Mi tirò nuovamente i capelli e mi toccò il fondoschiena e i glutei.
'Ora ti darò qualche sculacciata forte. Molto forte. Non sarà piacevole. Esigo massimo silenzio e che resti immobile. Autocontrollo, Mia.'
Le dita scesero lungo i glutei, dirigendosi verso l'ano. Non lo toccarono, ma erano vicine. Io mi irrigidì immediatamente.
E infatti arrivò la prima sculacciata.
'A ogni tuo sussulto inappropriato, ti darò una sculacciata.'
'Come Vossia vuole. Sono qua... Per imparare dalla sua esperienza.'
Mi sentivo molto eccitata e avrei desiderato toccarmi, ma sapevo perfettamente che lui aveva altri programmi per me.
'Non hai il permesso neanche di toccarti a casa tua. Lo fai quando sei eccitata? Ti masturbi?'
Mi presi del tempo per rispondere e lui mi ricordò che dovevo farlo con un'altra manata.
'Sí'
'Dimmi cosa fai.'
Non ci riuscivo. Cercai di ignorare la richiesta, ma sapevo che il tempo sarebbe scaduto.
'Di solito mi tocco sopra gli slip, descrivo cerchi, come ti ho... Fatto vedere.'
'E poi?'
Aveva una voce roca e bassa. Somigliava al ringhio di un cane feroce.
'Poi quando non posso più resistere, infilo le dita negli slip e mi sfioro lentamente con le dita, cercando di ritardare il piacere.'
'Ti piace importi rigore e disciplina. Come nello studio. E ora... Cerchi lo stesso rigore da me.'
'Sí. Voglio che tu mi costringa a rigare dritto. A costo anche di soffrire.'
Mi piantò 5 schiaffi nel culo e stava continuando, quando vide che non mi muovevo e non mugolavo.
'Ora cosa mi succede?'
'Non sono solito anticipare quello che faccio. Men che meno con te. Domani ti farai trovare in sala riunioni, vicino al mio posto. Resterai in piedi, per tutta la durata della riunione, e chiederai scusa a tutti per il tuo inqualificabile comportamento della volta scorsa.'
La cosa mi mandò su di giri.
'Dimmi la verità. Che effetto ti fa questa prospettiva?'
'Mi imbarazza, molto.'
'Non hai idea di cosa io sia capace di fare o di quali fantasie si scatenino in me. Ora chiamerai il tuo amico qui davanti a me.'
Non risposi. Mi morsi la lingua.
'Devi dirgli di non disturbarti più e che è stato molto inopportuno con te.'
Non potevo fare una cosa simile.
Mentre cercava il mio telefono, si piazzò dietro di me, attaccato. Sentí subito la sua erezione e cercai di sfuggirle. Lui mi inchiodò al suo cazzo e mi sfiorò le cosce, guardandomi la figa. Salì con le dita, fino a lambire l'inguine e percorrerlo, sfiorandolo lentamente.
'Chiama.'
Sapevo che i suoi ordini erano tassativi.
Chiamai Fabio, il quale però non rispose.
Lui continuò a sfiorarmi e io dovetti mordermi le labbra.
'Ma guarda... Sei un lago. Quanto mi desideri da 1 a 10?'
'Infinito.'
Emisi un sospiro per cui lui smise subito di toccarmi.
Quindi mi fece voltò verso di lui e mi guardò.
'Ora toccati. Voglio vederti arrivare al limite. Ma... Non potrai godere...'
Mi morsi le labbra e chiesi
'Posso baciarti?'
'No.'
Aveva un sorriso sadico stampato in volto.
'Toccati.'
'Dovrei indossare gli slip per farlo...'
'Scordatelo. Anzi... Questi li sequestro io- e li intascò- e tu domani dovrai presentarti qui senza intimo.'
Io iniziai a toccarmi esternamente, poi descrissi cerchi concentrici finché il respiro mi accelerò. Quando stavo per venire, mi fermai e lo guardai vittoriosa.
Mi diede un pizzicotto sulle cosce
'Non usare quel sorriso con me. Ricorda che sei la mia sottoposta, non una mia pari. Ho tante amiche e anche la mia ex stessa, che considero mie pari. Tu invece non lo sei.'
Chinai il capo. Poi decisi di mettermi in ginocchio con le mani dietro la schiena.
Lui mi sfiorò il collo e mi diede il permesso di alzarmi.
'Domani ci vediamo in saletta alle 4. Tu arriverai alle 4 meno un quarto e rimarrai in piedi per tutta la riunione. Se ti chiederanno di sederti, resterai in piedi vicino a me a occhi bassi e mani giunte. Poi chiederai scusa a tutti e dirai che la tua emotività ti ha obnubilato e che sei pronta a recuperare. Sarai senza intimo.'
'Come devo vestirmi?'
Mi morsi la bocca perché ero eccitatissima.
'Maglietta scura e pantaloncini comodi. Voglio che tu sia presentabile. Non voglio che Anna sappia cosa accade tra noi e infine domani richiamerai Fabio davanti a me.'
'Sí.'
'Ora rivestiti lentamente. Voglio vedere ogni parte del tuo corpo.'
Mi voltai verso di lui e aprì braccia e gambe. Lui mi sfiorò il petto e l'inguine, senza toccarmi davvero. Presi il reggiseno e lo indossai. Poi pantaloni e maglietta. Quindi scarpe e calze.
'Puoi andare e mi raccomando domani.'
Continua...
Se ripensavo al fatto di avergli permesso di toccarmi e quasi guardarmi nuda, mi saliva un nervoso.
Avrei spaccato tutto e avrei tanto voluto scrivergli un enorme VAFFANCULO. Un solo messaggio, un chiaro invito.
Tra noi era finita, prima ancora di iniziare.
Però poi le immagini di noi due prendevano la mia mente a tradimento. E allora sobbalzavo e mi eccitavo.
Avrei tanto voluto toccarmi, ma non volevo dargliela vinta. No! Avrei resistito. Lo avrei fatto per me, non per lui.
Affrontai la prova di italiano, poi di matematica e infine la terza prova. La settimana era quasi finita. Ero abbastanza soddisfatta del mio esame, anche se sapevo che non avrei preso il massimo.
Finita la settimana, sarei tornata al centro per tre giorni, perché poi avevo la prova orale.
Il giorno prima mi sentivo molto tesa. Di lui nessuna traccia. Né per chiedere come stessi, né per scusarsi.
Maledetto!
Ma me l'avrebbe pagata.
Voleva solo portarmi a letto, per lasciarmi poi 'sedotta e abbandonata'.
Due lacrime mi rigarono le guance. Per me era stata una sorta di prima volta e non avevo avuto da lui un minimo segno di rispetto.
Guardai il cellulare, che i miei genitori mi avevano lasciato in quei giorni. E vidi lampeggiare una bustina.
Chi era?
Era Fabio. Ero ancora incazzata, ma, alla luce degli ultimi avvenimenti, quello che era successo con lui non era poi così grave.
'Ciao Mia, come stai? Gli esami! Spacca tutto! Secchiona!'
Voleva superare l'accaduto.
'Ciao Fabio! Ho fatto le prove. Ora resta l'orale!'
'Domani gelato per festeggiare, allora!'
'Domani vado al centro...'
'Perfetto. Ti accompagno io!'
Cazzo. Marco si sarebbe incazzato. Era stato chiaro... Ma ora non aveva più alcun diritto su di me, tanto più se a settembre me ne sarei andata.
'Ok, grazie Fabio. Ci vediamo domani!'
Chiamai Anna per aggiornarla e lei mi disse che la presenza di Fabio avrebbe creato scompiglio.
'Non mi frega un cazzo. Ha fatto la sua scelta. Io la mia.'
'Non vorrei che poi te ne penta. E se lui ti mostrasse indifferenza?'
'Non sarò la sua sottoposta.'
Il giorno dopo arrivai al centro con Fabio, dopo aver preso il gelato con lui. Avevamo ancora le labbra sporche di cioccolato, quando facemmo il nostro ingresso.
Il mio cuore stava per cedere. Poi lo vidi e rimasi folgorata, ma il mio torpore durò un istante: non era solo. La maledetta ex era con lui.
Ex?
Ormai erano tornati insieme.
Arrossì di rabbia. Mi innervosí al punto che mi venne da piangere.
Fino a prima di entrare al centro ero così serena. Ma perché cazzo lui aveva dovuto rompere la mia innocenza, per levarsi un capriccio?
Non stavo riuscivo a controllare le mie emozioni. Chiunque avrebbe capito come stavo.
Fabio mi guardava con un sorriso sornione.
'Sei cotta, eh.'
'Io... Io.... Parliamo di esami!'
La voce si era incrinata e così girai le spalle. Avrei deliberatamente ignorato Marco.
'Posso darti un consiglio? Vuoi conquistare questo tizio?'
'Nooo.'
'Sorridi e lasciami fare.'
Un brivido freddo mi percorse la schiena. Si sarebbe infuriato a morte.
Cercai di essere naturale.
Fabio mi diceva cose stupide all'orecchio che, mio malgrado, mi facevano ridere. Poi mi prese, mi abbracciò e mi portò al bar. Marco era lì con la sua ragazza e io con il mio amico.
Il sudore mi imperlavala la fronte per la tensione, il cuore galoppava. Fabio aveva alzato il tono della voce e mi stava offrendo una bibita.
'Mia, ora ti faccio bere e sono cazzi tuoi...', mentre mi teneva saldamente con il suo braccio.
Con la coda dell'occhio, percepì di aver catturato l'attenzione di Marco. Lo sguardo che mi scagliò era di ghiaccio ed era talmente incazzato da farmi paura.
'Oh cazzo...'
'È solo incazzato. E ora sta rodendo. Fidati.'
Detto questo, mi prese in braccio e mi lanciò in aria, per poi prendermi al volo. Cacciai un urlo, perché non me lo aspettavo.
Marco, a quel punto, mi guardò a lungo. Io lo guardai e mi cagai letteralmente addosso. Come uscire da questa situazione?
'Non sentirti in colpa. Lui non può presentarsi con una e importi castità.'
Detto questo, mi baciò.
Poi mi prese la faccia tra le mani, in modo vigoroso, e mi disse.
'Lasciati baciare. L'altra volta... Sei stata molto....'
'Ti sei comportato da stronzo...'
Mi accarezzò il collo. Ormai ci guardavano tutti.
'Solo perché sono stato brutale?'
'Non mi hai lasciato spazio.'
'Ma dai... Allora avresti voluto baciarmi tu.'
'No, però non è stato corretto.'
Non riuscivo a sostenere quella situazione. Non volevo, anche se Fabio era un ragazzo attraente e dai giusti modi. Ti faceva sentire al centro dell'attenzione.
'Siediti sulle mie gambe e girati verso di me. E poi... Baciami tu. Vediamo cosa sai fare.... Se sai fare.'
Mi stava sfidando e io avevo gli occhi di tutti, soprattutto quelli di Marco, puntati addosso.
'Non voglio fare questa cosa, non così.'
'Davvero?'
Fabio era scettico.
'Ok, allora andiamo. Andiamo a fare un po' di attività...'
Passammo davanti a Marco e i due si scambiarono uno sguardo di fuoco, mentre guardò me con furore e fermezza.
Non potevo mandare via Fabio. Era così carino... Carino, sì, ma non carnale come Marco.
Marco mi faceva friggere con quello sguardo omicida. Ero di nuovo persa.
A Fabio nel frattempo era arrivata una chiamata. Si spostò per parlare e poi mi comunicò che doveva andare. Così ci salutammo e lui mi abbracciò.
A quel punto, mi dedicai alle attività. Stavo recuperando il mio autocontrollo, quando vidi Marco in un banchetto vicino a me. Stava facendo qualcosa, ma mi guardava di sbieco. Pretendeva che andassi da lui. Le mie gambe si mossero da sole e mi ritrovai davanti a lui. Muta, a capo chino, a torcermi le dita.
Parlare era superfluo. Ora aveva lui il coltello dalla parte del manico.
Finalmente, dopo 5 minuti in cui mi guardava senza parlare, mi disse
'Con me hai chiuso.'- sorrise, come solo un serial killer sa fare, e se ne andò.
Io restai lì. Poi andai alla radio e alzai il volume: davano Killing me softly with his song, dei Fugees.
Tutti ascoltarono quella musica struggente. Stavo per cedere alle lacrime, ma restai così. Lo guardavo e poi guardavo fuori. Lui uscì dalla stanza nel bel mezzo della canzone.
Dicono che la peggiore vendetta sia l'indifferenza e lui era riuscito a punirmi in modo impeccabile. Forse intendeva dire questo con 'Sarò io a decidere per te e tu non discuterai quello che io stabilisco.'
Lo avevo contestato e ora mi puniva.
Decisi di andare via: non avevo più nulla da fare quel giorno. Mentre uscivo, mi imbattei in Marco, da solo. Non riuscivo a parlare. Lui mi guardava a braccia conserte. Poi andò via.
Di colpo mi riscossi e lo rincorsi.
'Marco.'
Lui si fermò e mi guardò: 'Sí?'
'Voglio parlare con te.'
'Ah, ora vuoi parlare?'
Aveva arcuato le sopracciglia. Abbassai lo sguardo, perché non sapevo come fare.
'Ecco... Io... Non voglio che sia così.'
Lui rimase in silenzio, guardandomi severo.
'Non voglio che tu stia con...'
'Silenzio: non sei nelle condizioni. Inoltre... Non decidi tu.'
'L'altra volta, per me è stato molto... Difficile. Pensavo che poi mi avresti dato una sorta di... Precedenza. Tu vuoi stare con lei?''
'Mia, non è una questione che riguarda te.'
'Ho capito. Allora, dato che siamo sinceri, volevo comunicarti una cosa. A settembre... Io andrò via.'
Aggrottò la fronte e rimase scioccato, ma fu un attimo. Poi riprese il suo consueto controllo.
'Vai a studiare fuori, all'università?'
'Mi trasferisco, con la mia famiglia. Torno a casa...'
Rimanemmo in silenzio.
Io avevo un nodo in gola che mi impediva di articolare altri suoni. Lui non sembrava in vena di esprimersi.
Eravamo a un empasse.
'Ma finisce così?'
Non volevo dirgli che partivo e invece avevo finito per vuotare il sacco.
Lui si avvicinò. Eravamo a una distanza molto ravvicinata. Io lo guardavo, persa. Avrei tanto voluto baciarlo.... Avvicinò la bocca alla mia, ma deviò verso il mio orecchio.
'Se vuoi continuare, lo faremo alle mie condizioni. Non farai domande. Non pretenderai nulla e obbedirai. Senza fiatare.'
Il mio corpo aveva reagito. I capezzoli erano dritti, la figa un lago. Il respiro corto.
Lui mise una mano dentro il reggiseno e mi toccò, guardandomi negli occhi.
'Pare che le tue tette abbiano detto sì. Ora voglio sentirlo da te.'
Arrossì.
'Sí'
'Quali accordi stiamo prendendo?'
'Non potrò risponderti, non potrò pretendere nulla. Dovrò obbedire.'
'A tutto?'
'Posso stabilire dei limiti?'
'Ne parliamo. Ora devo andare.'
Avrei voluto chiedergli di baciarmi, ma non ne ebbi il fegato. Ci saremmo visti il giorno dopo.
Appena arrivata a casa, mi chiamò Fabio, per scusarsi per essere andato via.
'Mia, scusa se te lo dico, ma cazzo non puoi essere così svenevole.'
'Come?'
'Quella faccia da funerale e quella smania: lo cercavi con lo sguardo, con il corpo. Non puoi dargli tutta questa soddisfazione! Ricordati che l'uomo ama cacciare.'
Ero spacciata, perciò.
Mi arrivò un messaggio. Era Marco.
'Domani ti faccio il culo. E tu potrai solo soccombere. Ah, ovviamente aspetto ancora di essere risarcito con il cornetto. Domani lo comprerai e me lo porterai davanti a tutti, chiedendomi il permesso di regalarmelo.'
Deglutì.
Era molto umiliante, ma anche eccitante.
'Come vuole Vossia. Agli ordini.'
Il giorno dopo ero molto emozionata e tesa.
Appena arrivai al centro, trovai Marco seduto al tavolo con Dario e un bel gruppo di maschi. Di lei nessuna traccia.
Lui mi guardò in modo insistente.
Io andai al bar e comprai il cornetto. Poi, vincendo l'enorme imbarazzo, mi presentai davanti a lui.
'Non compriamo nulla.'
Tutti risero. Io ero rosso papavero.
'Posso chiederti se ti va un cornetto?'
'L'hai comprato per me?'
Il suo tono era canzonatorio.
'Sí, chiedo a Vossia... - e arrotolai i capelli con quel tono da stupro che tanto mi riusciva- di accordarmi il permesso di porgerglielo. Accetta un umile omaggio?'
Si era fatto un silenzio carico di eros. Il file rouge che ci legava aveva stregato tutti.
'Sí, ti do il permesso. Ora scartalo e porgimelo.'
'Oh, ma sono davvero onorata della Vostra concessione. Se volete, posso anche fare una riverenza.'
'Perchè no?'
Mi inchinai, come si usava nelle corti rinascimentali del dolce stil novo, solo che qui di dolce c'era solo quel gelato.
'Ora rimani così, in piedi, con la carta in mano, e attendi che io finisca: non è gentile verso il tuo feudatario.'
'D'accordo.'
Dario fece per toccarmi il culo e trascinarmi su di lui, ma Marco gli mollò un forte schiaffo e gli torse il braccio.
'Non è cosa tua.'
Marco mangiò il cono a piccoli morsi. Ora leccava, ora mordeva. Il tutto, inchiodandomi con lo sguardo. Non avevo il permesso di muovere un passo. Il modo di leccare e di mordere erano preludio a qualcosa di infinitamente più intimo ed eccitante.
Ovviamente tutta quella situazione di pubblica umiliazione, un atteggiamento possessivo che rivendicava il suo territorio e che mi incarcerava a lui e quel modo di farmi capire cosa mi avrebbe fatto mi fecero bagnare oltremodo.
Quando Marco finì, mi accordò il permesso di svolgere le mie attività.
'Ovviamente non scordare di gettare la carta nei rifiuti: non sei un'incivile.'
'Certo. Vado a fare il mio dovere civico di brava cittadina.'
Gli strizzai l'occhiolino. Notai che i maschi ammiccavano, ma lui era stato chiaro.
'Mia, poi non andare via perché devo parlarti.'
'Come Vossia comanda.'
'Ora puoi andare.'
Dopo le attività, mi presentai da lui. Era da solo.
'In piedi, bella dritta. Mani dietro la schiena.'
Lo guardai completamente persa, mettendomi nella posizione stabilita.
Si avvicinò e mi sussurrò
'Ora torni a quel muro e mi aspetti, nuda, lì.'
Stavo per obiettare, ma lui mi fulminò con lo sguardo.
'Posso chiedere un chiarimento?'
Volevo prendere tempo.
'Certo.'
'Posso aspettarti rivolta al muro? Ho paura di essere vista.'
'Da persone o da me?'
'Da te.'
'Non puoi. Ti voglio rivolta verso i campi. Però apprezzo la tua sincerità. Tanto.... - sfiorandomi il fianco e scendendo sul culo- lo sai che non puoi mentirmi.'
'Non lo farò, ma questa cosa mi mette molta agitazione... Puoi sentire il mio battito...'
'Lo sento ed è questo a piacermi.'
Mi prese il mento tra due dita e mi sollevò il viso.
'Ora vai.'
Volente o nolente, avrei dovuto eseguire quell'ordine.
Arrivata al muro, mi spogliai e mi ci appoggiai, con il rischio di essere vista.
Poco dopo, sentì i suoi passi. Mi coprí la figa con le mani e mi chiusi a riccio.
'Apri braccia e gambe.'
Con gran difficoltà, feci quello che mi era stato chiesto e lo guardai.
'Come ti fa sentire essere così nuda davanti a me?'
'Mi imbarazza e vorrei coprirmi. Posso farlo?'
'No. Oggi ho deciso di punirti.'
Non chiesi per cosa: la sua decisione era legata alla mia ribellione.
'Devi guardarmi dritto negli occhi. Ora voglio che ti tocchi per me.'
Mi morsi la bocca.
Iniziai a toccarmi i fianchi, poi salì al collo, poi scesi alle gambe e i piedi. Infine arrivai ai seni. Li massaggiai entrambi.
'Non prendermi per il culo. Toccati la figa. Qui davanti a me, occhi fissi a me.'
Mi accarezzai prima sulle grandi labbra e poi passai alle piccole labbra.
Si avvicinò e mi sibilò all'orecchio, una mano sul fianco.
'Voglio che tu ti masturbi davanti a me. Fammi vedere come fai.'
Restai impietrita.
Non riuscivo a farlo.
'Fammi guardare bene la merce. Mostrami tutto: tette, figa e culo.
Voglio vedere tutto di te. Ora.'
'Non puoi farlo... Tu?'
Mi voltò violento, faccia al muro, mi pose le braccia sopra la testa e mi schiaffeggiò il culo. Ovviamente non mi era permesso lamentarmi.
Così sopportai e contai le sculacciate. 1, 2, 3, ... 10. Quindi si fermò e mi voltò.
Sotto il suo sguardo severo, dovetti toccarmi. Ricominciai a toccarmi le grandi labbra, poi le piccole e infine descrissi piccoli cerchi attorno al clitoride, senza mai esagerare. Non volevo eccitarmi. Ma la passione spesso conduce al piacere, inevitabilmente, e il piacere mozza e accorcia il respiro. Quando ero molto vicina a venire, lui mi bloccò, fermandomi la mano.
'Per oggi basta così. Voglio però guardare bene. Apri bene le gambe e metti le braccia incrociate dietro la schiena. Apri. Così.'
Lui si inginocchiò e cominciò a guardare ogni cm della mia figa. Era molto imbarazzante.
Poi si avvicinò ancora di più e io mi irrigidì. Mi soffiò sulle piccole labbra. Il tutto senza toccarmi. Ovviamente toccarmi era un altro limite. Lo sapeva senza che io dovessi spiegarglielo.
Emisi un mugolio.
'Ora voglio sentire che ti piace.'- mi tirò i capelli all'indietro fino a mettersi con la faccia sopra la mia- e quindi ora devi farmi sentire come sei eccitata.'
Mi sfiorò il collo, risalendo all'orecchio e il mio respiro accelerò subito. Pian piano lasciai uscire l'aria dai polmoni e mi sentí mugolare.
Con una mano mi sfiorò la schiena e mi leccò una spalla, il collo, fino a succhiare il lobo dell'orecchio. Nel frattempo le mani erano sul fondo schiena, dove si soffermarono toccando delicatamente. Mi stava facendo perdere la testa.
'Farò tutto quello che tu mi dirai di fare.'
Sospirai....
'Attenta a quel che prometti.- mi tirò una sculacciata.- Girati di spalle. Mani sopra la testa.'
Marco mi carezzò il culo a mani piene.
'Allora, elencami tutto quello che hai combinato. Vogliamo fare un elenco scritto o ti ricordi le minchiate che hai combinato?'
'Ti ho visto con la tua e...con lei e ho perso la testa.'
'Voglio una narrazione giornalista, non scuse. Quindi?'
'Ho abbandonato la riunione e sono scappata in modo incazzato. Non ti ho salutato e ho ignorato il tuo messaggio.'
'Come una vera fuorilegge.'
'Poi non mi sono scusata e non ho fatto nulla per cercarti e infine ho dato per scontato che tra noi fosse finita. Ah, dimenticavo, è venuto con me Fabio e mi..'
Mi strinse la nuca, mi sollevò la testa e mi diede un pizzicotto fortissimo sul culo.
'Bene. Vedo che sei consapevole dei tuoi sbagli. E perché sono errori?'
'Perchè abbiamo stabilito che tu decidi e io non posso obiettare.'
'Ecco. È questo il punto: non decidi nulla e voglio che questo sia chiaro. Se tu prendi nuovamente iniziative, tra me e te.... Finisce immediatamente.'
Mi piantò uno schiaffo nel culo.
'Ora stabiliamo come ti punirò.'
Mi si seccò la gola e la figa si allagò.
'Ah, vedo che ti piace questo mio atteggiamento. Voglio sentirtelo dire.'
'Voglio essere punita da te, se faccio qualche cazzata. Voglio che tu... Usi il pugno di ferro. Senza pietà.'
Mi tirò nuovamente i capelli e mi toccò il fondoschiena e i glutei.
'Ora ti darò qualche sculacciata forte. Molto forte. Non sarà piacevole. Esigo massimo silenzio e che resti immobile. Autocontrollo, Mia.'
Le dita scesero lungo i glutei, dirigendosi verso l'ano. Non lo toccarono, ma erano vicine. Io mi irrigidì immediatamente.
E infatti arrivò la prima sculacciata.
'A ogni tuo sussulto inappropriato, ti darò una sculacciata.'
'Come Vossia vuole. Sono qua... Per imparare dalla sua esperienza.'
Mi sentivo molto eccitata e avrei desiderato toccarmi, ma sapevo perfettamente che lui aveva altri programmi per me.
'Non hai il permesso neanche di toccarti a casa tua. Lo fai quando sei eccitata? Ti masturbi?'
Mi presi del tempo per rispondere e lui mi ricordò che dovevo farlo con un'altra manata.
'Sí'
'Dimmi cosa fai.'
Non ci riuscivo. Cercai di ignorare la richiesta, ma sapevo che il tempo sarebbe scaduto.
'Di solito mi tocco sopra gli slip, descrivo cerchi, come ti ho... Fatto vedere.'
'E poi?'
Aveva una voce roca e bassa. Somigliava al ringhio di un cane feroce.
'Poi quando non posso più resistere, infilo le dita negli slip e mi sfioro lentamente con le dita, cercando di ritardare il piacere.'
'Ti piace importi rigore e disciplina. Come nello studio. E ora... Cerchi lo stesso rigore da me.'
'Sí. Voglio che tu mi costringa a rigare dritto. A costo anche di soffrire.'
Mi piantò 5 schiaffi nel culo e stava continuando, quando vide che non mi muovevo e non mugolavo.
'Ora cosa mi succede?'
'Non sono solito anticipare quello che faccio. Men che meno con te. Domani ti farai trovare in sala riunioni, vicino al mio posto. Resterai in piedi, per tutta la durata della riunione, e chiederai scusa a tutti per il tuo inqualificabile comportamento della volta scorsa.'
La cosa mi mandò su di giri.
'Dimmi la verità. Che effetto ti fa questa prospettiva?'
'Mi imbarazza, molto.'
'Non hai idea di cosa io sia capace di fare o di quali fantasie si scatenino in me. Ora chiamerai il tuo amico qui davanti a me.'
Non risposi. Mi morsi la lingua.
'Devi dirgli di non disturbarti più e che è stato molto inopportuno con te.'
Non potevo fare una cosa simile.
Mentre cercava il mio telefono, si piazzò dietro di me, attaccato. Sentí subito la sua erezione e cercai di sfuggirle. Lui mi inchiodò al suo cazzo e mi sfiorò le cosce, guardandomi la figa. Salì con le dita, fino a lambire l'inguine e percorrerlo, sfiorandolo lentamente.
'Chiama.'
Sapevo che i suoi ordini erano tassativi.
Chiamai Fabio, il quale però non rispose.
Lui continuò a sfiorarmi e io dovetti mordermi le labbra.
'Ma guarda... Sei un lago. Quanto mi desideri da 1 a 10?'
'Infinito.'
Emisi un sospiro per cui lui smise subito di toccarmi.
Quindi mi fece voltò verso di lui e mi guardò.
'Ora toccati. Voglio vederti arrivare al limite. Ma... Non potrai godere...'
Mi morsi le labbra e chiesi
'Posso baciarti?'
'No.'
Aveva un sorriso sadico stampato in volto.
'Toccati.'
'Dovrei indossare gli slip per farlo...'
'Scordatelo. Anzi... Questi li sequestro io- e li intascò- e tu domani dovrai presentarti qui senza intimo.'
Io iniziai a toccarmi esternamente, poi descrissi cerchi concentrici finché il respiro mi accelerò. Quando stavo per venire, mi fermai e lo guardai vittoriosa.
Mi diede un pizzicotto sulle cosce
'Non usare quel sorriso con me. Ricorda che sei la mia sottoposta, non una mia pari. Ho tante amiche e anche la mia ex stessa, che considero mie pari. Tu invece non lo sei.'
Chinai il capo. Poi decisi di mettermi in ginocchio con le mani dietro la schiena.
Lui mi sfiorò il collo e mi diede il permesso di alzarmi.
'Domani ci vediamo in saletta alle 4. Tu arriverai alle 4 meno un quarto e rimarrai in piedi per tutta la riunione. Se ti chiederanno di sederti, resterai in piedi vicino a me a occhi bassi e mani giunte. Poi chiederai scusa a tutti e dirai che la tua emotività ti ha obnubilato e che sei pronta a recuperare. Sarai senza intimo.'
'Come devo vestirmi?'
Mi morsi la bocca perché ero eccitatissima.
'Maglietta scura e pantaloncini comodi. Voglio che tu sia presentabile. Non voglio che Anna sappia cosa accade tra noi e infine domani richiamerai Fabio davanti a me.'
'Sí.'
'Ora rivestiti lentamente. Voglio vedere ogni parte del tuo corpo.'
Mi voltai verso di lui e aprì braccia e gambe. Lui mi sfiorò il petto e l'inguine, senza toccarmi davvero. Presi il reggiseno e lo indossai. Poi pantaloni e maglietta. Quindi scarpe e calze.
'Puoi andare e mi raccomando domani.'
Continua...
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