La maturità
di
Mia1
genere
dominazione
Quando io e Anna arrivammo alla mia macchina, le proposi di fare un giro senza meta. Però in pratica senza volerlo arrivai in un grande piazzale, da cui si vedeva un fiume.
'Come stai? Non deve essere stato facile.'
'L'ho deciso io. Nessuno mi ha costretta.'
'E allora perché?'
'Forse perché sono una masochista, però bada bene: solo mentale.'
'E ora, cosa farai?'
'Non lo so.... A me lui piace molto, ma ho capito che mi rovinerò.'
Alla radio davano Piccola stella senza cielo di Ligabue.
Proprio come quella stella... Sentivo di essere pronta a cadere.
'Puoi sempre evitarlo... '
'Anna, credo proprio di no. Ora è meglio se torniamo: devo studiare. Dopo domani ho l'orale. E domani escono i risultati degli scritti.'
Anna mi abbracciò e a me venne da piangere, ma cercai di evitare. Non serviva.
L'indomani scoprì di aver preso 5 e mezzo in italiano, 9 e mezzo in matematica e 6 e mezzo nella terza prova. Ero abbastanza contenta: l'italiano non era certo il mio forte.
Forse sarei riuscita a realizzare un bell'80.
Ero quasi contenta del mio risultato. Allora non tutto era perduto...
Arrivata a cas, studiai come una pazza. Volevo dimenticare.
La sera però mi arrivò un messaggio
Era Marco
'Allora, secchiona, hai preso 10 ovunque?'
'Ciao Marco. Grazie per il pensiero... No, non sono così geniale! Ora... Continuo a studiare.'
Silenziai il telefono e ripresi a ripetere latino, storia e geografia.
Verso mezzanotte guardai il telefono e trovai ben 2 messaggi.
Era sempre lui. Ma... Non era con Marta?
'Domani sera ti aspetto al centro. Ore 9.'
'E aspettavo anche una tua risposta.'
Minchia! Sarebbe stato furioso.
'Ciao Marco. Scusa. Ho studiato finora... Io domani sera voglio concentrarmi sullo studio... Mi piacerebbe tanto vederti... Spero tu capisca che l'esame di maturità è troppo importante...'
Ero troppo docile- e mi odiavo - ma dovevo rimediare al mio no. Ne avrei pagato le conseguenze.
La risposta arrivò istantanea.
'Hai fatto la tua scelta. Non so se ci sarà un'altra occasione.'
Quel messaggio mi fece piombare nella disperazione. Cosa voleva da me? Avevo un esame e non lo avrei trascurato per lui.
'Marco, scusa, ma sono molto preoccupata per l'esame.... Ti prego, capisci il mio stato d'animo.. non punirmi con la tua indifferenza...'
Ma lui non rispose più.
Il danno era fatto.
Ci saremmo rivisti dopo l'orale e poi per il mio 19 esimo compleanno, che era tra una settimana.
Furono 2 giorni difficili: lo studio mi distraeva, ma temevo di 'averlo perso', pur sapendo che non era il mio ragazzo.
Finalmente arrivò la mattina dell'orale: feci una bella figura e fui licenziata con 78/100.
Andai subito a festeggiare con Anna e la mia famiglia.
La sera io e Anna andammo in piazza. Non pensavo a niente, se non che presto la mia vita sarebbe cambiata.
Mi chiamò Fabio per farmi gli auguri e mi disse che sarebbe arrivato in piazza anche lui. Appena arrivato, mi abbracciò. Stavamo scherzando, quando vidi la macchina di Marco.
Mi si strinse lo stomaco.
Lui scese dall'auto con l'ormai fedele Marta. Che bella coppietta.
Quando mi vide, ebbe un attimo di esitazione, ma poi si riprese subito. E fu tutto. Si sedette con Marta sulla panchina e presto furono raggiunti dagli altri ragazzi del gruppo. Quindi si spostarono.
Io ci ero rimasta malissimo. Pensavo che sarebbe venuto da me. E invece mi ignorò beatamente.
'Guarda che lo fa apposta. Vuole che tu ti prostri.'
'E... Lo posso fare, secondo te?'
'Scrivigli un messaggio per avvisarlo che domani vieni anche tu al centro. Ma se non risponde, lascialo fottere.'
Scrissi un messaggio (come regalo, i miei genitori mi regalarono il cellulare, il mitiko N...3310)
'Ciao Marco, come stai? Oggi ho dato l'esame di maturità e ho preso 78. Volevo dirti che domani verrò al centro.... Vorrei tanto vederti..'
Non riuscivo a farne a meno.
Ovviamente non rispose.
Anna propose quindi di andare a mangiare il gelato e così mi distrassi.
L'indomani mattina, trovai un suo messaggio
'Ciao Mia, auguri e buona giornata.'
Stavolta sapevo cosa fare e risposi
'Grazie, anche a te.'
Mi chiamò
'Allora? Devi dirmi qualcosa?'
Era severo anche per telefono
'Sí, sei davvero severo anche per telefono... Volevo dirti che mi dispiace per non essere venuta l'altra sera, ma.. dovevo studiare... Tu capisci che avevo l'esame...'
'Respira. Sei libera. Di fare quello che vuoi... Non devi più giustificarti con me.'
'Ah.'
Ero rimasta senza parole.
'Va bene. Ci vediamo più tardi.'
'Aspetta... Tra qualche giorno compirò 19 anni e vorrei che tu ci fossi...'
'Devo vedere se Marta è libera. Mi spiace, ma non so dirtelo.'
'Ho capito... A dopo'
E chiuse il telefono.
Un nodo stringeva la mia gola. Calde lacrime rigarono le mie gote.
Mi preparai alla sua indifferenza.
Arrivai al centro e mi dedicai alle mie attività. Poi... Lo vidi. Sta volta era da solo.
Andai da lui.
'Ciao Marco, come stai?'
'Benissimo. E tu?'
Il tono era freddo.
'Non ci siamo salutati come si deve...'
'Non capisco'
E mi trafisse con uno sguardo gelido. Iniziai a sentirmi fuori posto.
'Dai, scusami per l'altra sera...'
Avevo le mani giunte e stavo davanti a lui.
'Non ci sono problemi. In amicizia, ci si capisce, no?'
Scorsi un barlume di malizia.
'Be', io non ti considero un amico, ma... Sei qualcosa di più. Non essere freddo con me...'
Lui tacque.
Poi vidi che stava arrivando Marta. Un brivido mi percorse la schiena.
'Ciao amore, ciao Mia. Cosa fai qui?'
'No, nulla. Mi sono diplomata e lo stavo raccontando.'
'Auguri. Ora vai a fare le tue attività. Su, da brava.'
Anche lei mi prendeva per il culo.
Mi dedicai al meglio alle mie cose, cercando di distrarmi.
Alla fine, però, salì in saletta riunioni per cercare di riprendermi. Ero in penombra, quando si aprì la porta ed entrarono loro. Io cercai di avvisare che ero lì, ma loro... Si stavano baciando e... Così mi nascosi, pensando a un qualcosa di breve. Lui chiuse la porta e la sbatté al muro. Le toccò le tette e la fica. Lei gemeva come una pazza. Poi le tolse i vestiti in un solo colpo e lei fece lo stesso. Quindi gli baciò il collo, i pettorali e infine si baciarono a lungo. Lui le stava infilando le dita dentro.
Mi sentivo malissimo.
A parte l'imbarazzo per essere lì con loro, in un momento di intimità, stavo vedendo proprio ciò che non volevo vedere.
La porta vicino a me era socchiusa, ma avrei dovuto camminare davanti a loro per uscire.
Così, mio malgrado, assistetti al loro spettacolo. Si vedeva che facevano sesso e da parecchio. Avevano innegabilmente una bella intesa. Lei gli prese il cazzo e... O Mio Dio... Si inginocchiò per succhiarlo.
Cazzo! Anche questo no. Mi si blocca la crescita!
Dovevo trovare il modo di uscire da lì, prima che loro scopassero.
L'adrenalina impediva ai miei occhi di aprirsi in un pianto. Sapevo che se lei mi avesse vista, sarei stata nei cazzi.
Lui mi dava le spalle, per cui per fortuna non vidi chiaramente i dettagli di quella fellatio, ma i risucchi confermarono alle mie orecchie ciò che gli occhi non volevano vedere.
Vi prego! Smettete. Non voglio vedere, non voglio sentirvi.
Poi lui prese a toccarle la fica in modo sistematico, finché lei non cominciò a gemere, esplodendo in un potente orgasmo. A questo punto lei si inginocchiò di nuovo per continuare a leccargli il cazzo, finché lui non la prese bruscamente, la sbatté sul tavolone- quello dove ero con lui la volta scorsa - per penetrarla e fotterla. Lei era lì a gambe aperte e lui se la scopava con una foga e una violenza da far venire la pelle d'oca. Dovevo essere io quella sul tavolo. Quella era la mia occasione. Strisciando sul pavimento, arrivai alla porta, guardai la sua schiena un'ultima volta - forse quella definita a questo punto - e fuoriuscí da quel girone infernale. Mentre stavo per uscire però lui si girò e mi vide. Io restai paralizzata, mentre lui sorrise da vero figlio di puttana (salvando sua madre).
Per un istante, restammo così, poi lui si voltò e riprese a scoparsi Marta. Io me ne andai e scesi le scale a precipizio. Continuai a correre a perdifiato, fino ad arrivare al nostro muro.
Mi appoggiai lì, a piangere amare lacrime.
Mi ero illusa di essere qualcosa per lui, mentre non ero nulla. Era soddisfatto per avermi mostrato le sue valorose gesta sessuali. Chissà come rideva di me. Ero ridicola.
Decisi di non festeggiare più il mio compleanno. Non ne avevo più voglia.
Quando lo shock passò, mi diressi all'uscita e lì mi scontrai con lui.
Per la sorpresa, mi portai la mano alla bocca. Lui rimase colpito; poi mi sorrise soddisfatto, gli occhi ridanciani.
Ci fermammo. Io ero paralizzata da un imbarazzo implacabile e da una cieca disperazione. Lui invece continuava a ridere.
Riscossami da quell'empasse, tirai dritto, ma lui mi fermò e mi spinse contro il muro.
'Troppo facile così. Cosa facevi in saletta? Lo sai che ci posso andare solo io.'
'Marco... Ero... Io cercavo un posto dove stare.. da sola.'
Le ultime parole mi morirono in gola.
'Non ti facevo così... Sei una guardona. Sbirci gli altri, mentre.. no dai, dillo tu.'
'Cosa... Cosa vuoi sentirti dire?'
'Raccontami cosa hai visto - mi aveva bloccato le mani e aperto le gambe con le sue- ma guardami negli occhi.'
Non volevo farlo. Non riuscivo neanche a parlare.
'Ti prego.. io non.... Riesco a parlare.'
E guardai altrove.
Il cuore batteva all'impazzata.
'Voglio sapere cosa hai visto. Sono pur sempre cazzi miei.'
'Ero lì per caso... Giuro che non volevo.'
Mi ostinavo a guardare altrove, pur sapendo che lui mi guardava.
'E invece ora parli. Se sei rimasta lì, vuol dire che ci volevi stare.'
Non riuscivo a parlare. Stavo per cedere, ma non potevo, non davanti a lui.
Così girai la faccia più possibile rivolta al muro e mi ostinai a restare così.
Avevo un groppo in gola e gli occhi gonfi.
'Tu sei... Senza pietà, Marco.'
Lo dissi a bassa voce.
'Lasciami andare... Cosa vuoi ancora da me?'
Mi girò la faccia e io chiusi gli occhi. Non potevo guardarlo mentre gli occhi erano ormai bagnati.
'Vieni, ti do un passaggio.'
Non volevo che lui mi vedesse così. Cercai di camminare, senza guardarlo e senza farmi sentire. Ormai non riuscivo più a fermarmi. Lui non poteva fare nulla. La sua condizione gli imponeva comunque distacco. Però aveva deciso di darmi un passaggio.
Dentro di me, avrei voluto solo dare sfogo ai miei sentimenti, ma mi imposi di frenarmi il più possibile. Mi faceva male, dentro. L'avere visto, l'avere sentito e quel rifiuto che mi aveva rifilato con cinica freddezza.
Mi condusse alla macchina e mi fece salire.
Con la coda dell'occhio, vidi che guardava in continuazione verso di me. Io non riuscivo a riprendere il controllo di me stessa. Eppure l'umiliazione non mi impediva di volerlo. Non riuscivo a parlare, lo stesso.
Per tutta la strada, nessuno parlò. Arrivati da me, feci per aprire la portiera, ma lui mi bloccò per la nuca, mi tirò a sé e mi baciò a bocca aperta.
Io cercai di oppormi, ma in questo caso non ci riuscí fisicamente. E così lasciai che lui mi riempisse la bocca di sé.
Non riuscivo ancora a dominarmi nelle emozioni e i singulti mi scuotevano, nonostante quel bacio che sembrava non dover finire mai. Capii che sarebbe finito quando lui avesse deciso. Io ero a pezzi, anche se quel bacio mi faceva vacillare nella mia decisione di andare via e lasciare andare...
Poi finalmente si staccò da me.
'Ti accompagno alla porta. Dove vuoi festeggiare il tuo compleanno?'
Ero triste, ma quel suo interesse mi solleticava nei meandri del mio inconscio, scavando un tunnel diretto con il mio ombelico. Lui sapeva buttarmi giù e farmi risalire in un attimo.
'Marco, non devi farlo, se non ti va.. sono sincera. Sto bene. Va bene così....'
Cercavo di autoconvincermi.
'Fammi sapere dove e quando. Vengo a farti gli auguri. Ci dovrà essere qualcuno che controlla che non bevi.'
'Va bene. Puoi portare anche Marta, ovviamente.'
E lo guardai negli occhi.
Non volevo ottenere sconti solo perché avevo pianto. Non volevo riguardi per una mia debolezza, ma semmai perché lo avesse deciso lui.
'Poi vediamo questo. Ora riposati. Ah... Ti faccio i miei auguri perché ora anche tu sei entrata nel mondo dei grandi.'
E mi fece un occhiolino che mandò a puttane tutti i miei propositi.
Si accorse del cambiamento e mi diede una pacca sul culo, ma si fermò lì.
'Buonanotte, Marco. E... Grazie per avermi accompagnata. Hai dimostrato di essere molto... Corretto.'
Volevo fargli capire che non lo vedevo meno autoritario, solo perché era stato umano con me.
Continua..
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