I miei limiti- parte 3
di
Mia1
genere
dominazione
'Sei troppo ... diretto... È difficile sentire.'
'Non cambiare argomento: come ti fa sentire essere così aperta a me? Soprattutto consapevole che un'altra ragazza si avvicina e che tu... Non puoi impedirmelo.'
Le dita ora sfioravano l'inguine ed erano vicine alle areole dei capezzoli.
'Hai detto che... Tu potresti scoparmi se solo volessi. Mi ricordi che... Marta è a tua disposizione, come lo sono io... - faticavo a finire frasi- il modo in cui mi guardi, in cui mi fai terrorizzare, il modo sfrontato con cui parli sporco..... Mi stanno facendo...'
'DILLO '
'Mi fai bagnare.'
Le dita erano rimaste sull'inguine, ma era questione di tempo.
'Dimmi cosa vorresti che ti facessi ora.'
'Essere bloccata sotto di te e nuda. Voglio che tu mi tocchi così. Mi fa uscire di testa, quando mi metti in imbarazzo, anche davanti ad altre persone... Dimmi cosa c'è tra voi... Ti prego.'
'Perchè dovrei?'
'Perchè.... Io vorrei..che tu... '
Le dita ora erano quasi sulle grandi labbra, ora iniziavano a stringere leggermente i capezzoli.
Mi irrigidì.
'Ferma o te li strizzo.'
Mi misi vicino a lui e gli sfiorai i bicipiti, aderendo al suo corpo.
'Posso baciarti?'
La mia faccia era davanti alla sua.
Mi tirò la testa indietro e mi leccò le guance. Ero completamente bagnata.
Mi tirò a sé e mi strizzò il culo. Avevo il desiderio di venire, ma non sapevo se fossi pronta o se me ne sarei pentita.
'Voglio che tu mi sbatta al muro e che mi tocchi come stavi facendo, però.... anche più dentro...'
Era difficile parlare.
'DOVE?'
'Toccami la fica.'
'Ora voglio sentire una parola sola.'
'Masturbami..'
Le dita avevano ripreso a sfiorarmi ovunque, tranne che nella fica.
'Ti prego....'
'Quello che mi chiedi- mentre le dita erano di nuovo sulle grandi labbra- ha un costo. Se io ti tocco, poi pretenderò che tu faccia lo stesso con me.'
'Cosa devo fare?'
Le dita tormentavano in modo continuo i capezzoli e stavano carezzando le grandi labbra, senza darmi tregua.
'Minimo devi toccarmi il cazzo, poi prenderlo in mano e farmi una sega.'
Nel frattempo le dita erano sempre più vicine al clitoride e alla fessura. Non riuscivo a bloccarlo, ma non avevo idea di come fargli una sega.
'Non ho mai fatto, ma...:
Le dita ora stavano praticamente sfiorando in modo quasi invisibile clitoride e vagina, lente, inesorabili, ma senza farmi godere.
'Se ti faccio godere, cosa farai per me?'
'Ti toccherò e mi farò guidare da te .. ora... Ti prego.. '
'Lo sai che dovrei accertarmi che tu sia pronta per me.'
Ormai mi stava masturbando, ma in modo così lento, mentre mi guardava negli occhi, che io ero in iperventilazione.
'Non posso rischiare che tu vada oltre i tuoi limiti... Non so se è il caso di toccarti, ad esempio.'
Rallentò ancor di più.
Io ero a gambe apertissime e cercavo di premere contro le sue dita.
'Non puoi muoverti, Mia. Lasciati toccare così. Lentamente. Voglio vedere se resisti.'
Mi fermai per dargli modo di toccarmi e gestirmi. Lui mi tirò i capelli e mi tirò a sé. Poi iniziò a muovere le dita come su un pianoforte. Piano piano. Respiravo a fatica.
'Faccio quello che vuoi, tutto quello che vuoi. Senza discutere... Ora ti prego....'
'Quindi ti faresti scopare pur di godere?'
'Non decido io. Decidi tu.'
'Lo sai che potrei lasciarti anche così e tormentarti ancora?'
'Lo so .... Ti prego......'
Il suo tocco accelerò e decelerò. Mi tenne sulla corda ancora a lungo. Poi decise di farmi venire e allora accelerò il ritmo.
'Godi, ora.'
Venni in un orgasmo pazzesco, al punto da dovermi tenere a lui.
Quando mi ripresi, lui mi guardò vittorioso. Ora dovevo fare per forza qualcosa. Venni presa dal panico, ma mostrai arrendevolezza.
'Ora... Sono qui per darti piacere, come meglio desideri.'
Guardai per terra. La verità era che ero terrorizzata.
Lui mi accarezzò la schiena lento e mi guardò negli occhi. Mi toccò il culo e mi avvicinò a lui.
Mi portò velocemente al nostro muro e mi sbatté li. Mi alzò le braccia e iniziò a toccarmi.
'È giunto il momento che goda io.'
'Cosa vuoi che faccia?'
'Spogliami, intanto. E guardami. Guardami bene. Dalla testa al cazzo.'
Gli tolsi la maglietta, poi i pantaloni e infine i boxer. Il cazzo fuoriuscí, come da un fodero, a grande velocità. Non avevo termini di paragone, ma mi parve abbastanza grande e largo. Mi prese una mano e mi fece toccare il cazzo, mentre lo guardavo negli occhi. Piano, lento.
'Ora toccalo Bene. Muovi la mano con lui, accompagnalo su e giù.'
Iniziai a muovermi come diceva. Mi andava sistemando la mano, ma, nel complesso, lavorai da sola. La sua voce era roca e incrinata. Di colpo mi strinse la mano sul cazzo e lo smanettò sempre più velocemente, finché si irrigidì e venne, inondandomi di sperma sul seno.
Niente penetrazione, niente contatti eccessivi con i suoi fluidi.
'Ti è ... Piaciuto?'
Mi spinse contro il muro e mi respirò addosso tutto il suo piacere. Poi tornò padrone. Di sé, di me.
'Ora prendi un fazzoletto e pulisci. Tutto.'
Feci quello che mi aveva chiesto. Mi sentivo completamente in sua balia.
'Va bene, così?' Mentre pulivo le ultime tracce.
'In ginocchio. Prendi il fazzoletto e massaggiami le palle ora. Toccale piano, su da brava schiavetta.'- e mi sorrise.
Aveva dato un nome a quello che ero. Mi inginocchiai e iniziai a pulirlo, cm per cm, fino a farlo tornare pulito. Non avevo mai visto, né toccato un cazzo. E nessuno mi aveva mai toccata e parlato in quel modo.
'So che hai dei limiti, ma....- schiacciandomi al muro- Alcuni sono solo mentali...'
Nel frattempo, aveva ripreso a toccarmi le tette, le cosce e le grandi labbra. Mi toccava e mi guardava. Aveva iniziato a stimolare di nuovo il clitoride, in modo lento e continuo, lieve.
'Essere scopata da me adesso ti sembra impossibile, ma so che se tocco i tasti giusti- il tocco divenne leggermente più forte- sarai tu stessa a implorarmi di farlo. Vorrei sentirtelo dire: Scopami, ti prego.’
Mosse le dita come per arpeggiare su una chitarra.
'Quello che forse ora non riusciresti a fare è andare con un'altra donna... O scopare con altre persone, ai miei ordini, Oppure darmi il culo....'
Mi irrigidì.
Le dita erano di nuovo sul clitoride e andavano lente e forti. Ero di nuovo sul punto di godere.
'Allora, cosa ne pensi?'
'Di cosa?'
Rallentò il ritmo.
'Che effetto ti fa pensare che io ti fotta?'
'Devo dirlo.... Ora?'
'Ora, certo. Dimmi se ti piacerebbe ...'
'Non so se posso.... Dire davvero quello che penso.'
'Certo..'
E rallentò fin quasi a fermarsi
'In questo momento... Non ce la farei.'
Abbassai lo sguardo. Avevo detto quello che sentivo e ora l'avrei pagata.
Lui si abbassò e mi soffiò sulle grandi labbra. Poi riprese a toccarmi.
'Certo: tu devi dirmi ciò che ti mette a disagio.'
Ma il suo sguardo si fece torbido e contrariato. Mi si bloccò il respiro. Le sue dita si erano fermate e lui sorrideva.
'Poi? Il resto?'
E riprese a toccarmi.
'Se voglio vivere quelle esperienze?'
Le dita erano di nuovo veloci sulla mia fica. Iniziai a sudare.
Non riuscivo a dire no, ma non le avrei mai volute provare. La mia volontà doveva essere quella sua, ma questi punti erano troppo forti per me. Altre persone o il culo....
Non risposi e lui smise di toccarmi. Mi voltò e prese a sculacciarmi.
'Marco... Io in questo momento non riuscirei. Ti chiedo di considerare questi aspetti come miei limiti...'
Lui si fermò e mi guardò. Riprese a toccarmi e quando stavo per venire, si fermò e mi disse, schiacciandomi al muro
'Bene, rispetterò i tuoi limiti. Ora... Andiamo a casa...'
Mi guardò e sorrise sadico. Io mi morsi la bocca. Capì che sarebbe stata una dura lotta, combattuta con armi scorrette, ma del resto Machiavelli diceva che 'in amore e in guerra ogni mezzo è lecito.'
'Va bene, Marco. Posso baciarti?'
Gli scoccai uno sguardo da cerbiatta innocente.
'No.'
Era una dichiarazione di guerra, velata, ma sempre di guerra.
'Bene. Accetterò le tue condizioni, come so che tu farai con i miei limiti.... Mi fido, al punto che mi farei bendare e legare da te.'
Lui incassò.
'Ti accompagno, Mia.'
'Come vuole, Vossia.'
'Rivestiti, ora.'
Salì in macchina e andammo a casa mia, dove ci salutammo con due baci sulle guance.
'In bocca al lupo per l'orale...'
E mi schiacciò l'occhio.
'Ti farò sapere, appena escono i risultati.'
Continua...
'Non cambiare argomento: come ti fa sentire essere così aperta a me? Soprattutto consapevole che un'altra ragazza si avvicina e che tu... Non puoi impedirmelo.'
Le dita ora sfioravano l'inguine ed erano vicine alle areole dei capezzoli.
'Hai detto che... Tu potresti scoparmi se solo volessi. Mi ricordi che... Marta è a tua disposizione, come lo sono io... - faticavo a finire frasi- il modo in cui mi guardi, in cui mi fai terrorizzare, il modo sfrontato con cui parli sporco..... Mi stanno facendo...'
'DILLO '
'Mi fai bagnare.'
Le dita erano rimaste sull'inguine, ma era questione di tempo.
'Dimmi cosa vorresti che ti facessi ora.'
'Essere bloccata sotto di te e nuda. Voglio che tu mi tocchi così. Mi fa uscire di testa, quando mi metti in imbarazzo, anche davanti ad altre persone... Dimmi cosa c'è tra voi... Ti prego.'
'Perchè dovrei?'
'Perchè.... Io vorrei..che tu... '
Le dita ora erano quasi sulle grandi labbra, ora iniziavano a stringere leggermente i capezzoli.
Mi irrigidì.
'Ferma o te li strizzo.'
Mi misi vicino a lui e gli sfiorai i bicipiti, aderendo al suo corpo.
'Posso baciarti?'
La mia faccia era davanti alla sua.
Mi tirò la testa indietro e mi leccò le guance. Ero completamente bagnata.
Mi tirò a sé e mi strizzò il culo. Avevo il desiderio di venire, ma non sapevo se fossi pronta o se me ne sarei pentita.
'Voglio che tu mi sbatta al muro e che mi tocchi come stavi facendo, però.... anche più dentro...'
Era difficile parlare.
'DOVE?'
'Toccami la fica.'
'Ora voglio sentire una parola sola.'
'Masturbami..'
Le dita avevano ripreso a sfiorarmi ovunque, tranne che nella fica.
'Ti prego....'
'Quello che mi chiedi- mentre le dita erano di nuovo sulle grandi labbra- ha un costo. Se io ti tocco, poi pretenderò che tu faccia lo stesso con me.'
'Cosa devo fare?'
Le dita tormentavano in modo continuo i capezzoli e stavano carezzando le grandi labbra, senza darmi tregua.
'Minimo devi toccarmi il cazzo, poi prenderlo in mano e farmi una sega.'
Nel frattempo le dita erano sempre più vicine al clitoride e alla fessura. Non riuscivo a bloccarlo, ma non avevo idea di come fargli una sega.
'Non ho mai fatto, ma...:
Le dita ora stavano praticamente sfiorando in modo quasi invisibile clitoride e vagina, lente, inesorabili, ma senza farmi godere.
'Se ti faccio godere, cosa farai per me?'
'Ti toccherò e mi farò guidare da te .. ora... Ti prego.. '
'Lo sai che dovrei accertarmi che tu sia pronta per me.'
Ormai mi stava masturbando, ma in modo così lento, mentre mi guardava negli occhi, che io ero in iperventilazione.
'Non posso rischiare che tu vada oltre i tuoi limiti... Non so se è il caso di toccarti, ad esempio.'
Rallentò ancor di più.
Io ero a gambe apertissime e cercavo di premere contro le sue dita.
'Non puoi muoverti, Mia. Lasciati toccare così. Lentamente. Voglio vedere se resisti.'
Mi fermai per dargli modo di toccarmi e gestirmi. Lui mi tirò i capelli e mi tirò a sé. Poi iniziò a muovere le dita come su un pianoforte. Piano piano. Respiravo a fatica.
'Faccio quello che vuoi, tutto quello che vuoi. Senza discutere... Ora ti prego....'
'Quindi ti faresti scopare pur di godere?'
'Non decido io. Decidi tu.'
'Lo sai che potrei lasciarti anche così e tormentarti ancora?'
'Lo so .... Ti prego......'
Il suo tocco accelerò e decelerò. Mi tenne sulla corda ancora a lungo. Poi decise di farmi venire e allora accelerò il ritmo.
'Godi, ora.'
Venni in un orgasmo pazzesco, al punto da dovermi tenere a lui.
Quando mi ripresi, lui mi guardò vittorioso. Ora dovevo fare per forza qualcosa. Venni presa dal panico, ma mostrai arrendevolezza.
'Ora... Sono qui per darti piacere, come meglio desideri.'
Guardai per terra. La verità era che ero terrorizzata.
Lui mi accarezzò la schiena lento e mi guardò negli occhi. Mi toccò il culo e mi avvicinò a lui.
Mi portò velocemente al nostro muro e mi sbatté li. Mi alzò le braccia e iniziò a toccarmi.
'È giunto il momento che goda io.'
'Cosa vuoi che faccia?'
'Spogliami, intanto. E guardami. Guardami bene. Dalla testa al cazzo.'
Gli tolsi la maglietta, poi i pantaloni e infine i boxer. Il cazzo fuoriuscí, come da un fodero, a grande velocità. Non avevo termini di paragone, ma mi parve abbastanza grande e largo. Mi prese una mano e mi fece toccare il cazzo, mentre lo guardavo negli occhi. Piano, lento.
'Ora toccalo Bene. Muovi la mano con lui, accompagnalo su e giù.'
Iniziai a muovermi come diceva. Mi andava sistemando la mano, ma, nel complesso, lavorai da sola. La sua voce era roca e incrinata. Di colpo mi strinse la mano sul cazzo e lo smanettò sempre più velocemente, finché si irrigidì e venne, inondandomi di sperma sul seno.
Niente penetrazione, niente contatti eccessivi con i suoi fluidi.
'Ti è ... Piaciuto?'
Mi spinse contro il muro e mi respirò addosso tutto il suo piacere. Poi tornò padrone. Di sé, di me.
'Ora prendi un fazzoletto e pulisci. Tutto.'
Feci quello che mi aveva chiesto. Mi sentivo completamente in sua balia.
'Va bene, così?' Mentre pulivo le ultime tracce.
'In ginocchio. Prendi il fazzoletto e massaggiami le palle ora. Toccale piano, su da brava schiavetta.'- e mi sorrise.
Aveva dato un nome a quello che ero. Mi inginocchiai e iniziai a pulirlo, cm per cm, fino a farlo tornare pulito. Non avevo mai visto, né toccato un cazzo. E nessuno mi aveva mai toccata e parlato in quel modo.
'So che hai dei limiti, ma....- schiacciandomi al muro- Alcuni sono solo mentali...'
Nel frattempo, aveva ripreso a toccarmi le tette, le cosce e le grandi labbra. Mi toccava e mi guardava. Aveva iniziato a stimolare di nuovo il clitoride, in modo lento e continuo, lieve.
'Essere scopata da me adesso ti sembra impossibile, ma so che se tocco i tasti giusti- il tocco divenne leggermente più forte- sarai tu stessa a implorarmi di farlo. Vorrei sentirtelo dire: Scopami, ti prego.’
Mosse le dita come per arpeggiare su una chitarra.
'Quello che forse ora non riusciresti a fare è andare con un'altra donna... O scopare con altre persone, ai miei ordini, Oppure darmi il culo....'
Mi irrigidì.
Le dita erano di nuovo sul clitoride e andavano lente e forti. Ero di nuovo sul punto di godere.
'Allora, cosa ne pensi?'
'Di cosa?'
Rallentò il ritmo.
'Che effetto ti fa pensare che io ti fotta?'
'Devo dirlo.... Ora?'
'Ora, certo. Dimmi se ti piacerebbe ...'
'Non so se posso.... Dire davvero quello che penso.'
'Certo..'
E rallentò fin quasi a fermarsi
'In questo momento... Non ce la farei.'
Abbassai lo sguardo. Avevo detto quello che sentivo e ora l'avrei pagata.
Lui si abbassò e mi soffiò sulle grandi labbra. Poi riprese a toccarmi.
'Certo: tu devi dirmi ciò che ti mette a disagio.'
Ma il suo sguardo si fece torbido e contrariato. Mi si bloccò il respiro. Le sue dita si erano fermate e lui sorrideva.
'Poi? Il resto?'
E riprese a toccarmi.
'Se voglio vivere quelle esperienze?'
Le dita erano di nuovo veloci sulla mia fica. Iniziai a sudare.
Non riuscivo a dire no, ma non le avrei mai volute provare. La mia volontà doveva essere quella sua, ma questi punti erano troppo forti per me. Altre persone o il culo....
Non risposi e lui smise di toccarmi. Mi voltò e prese a sculacciarmi.
'Marco... Io in questo momento non riuscirei. Ti chiedo di considerare questi aspetti come miei limiti...'
Lui si fermò e mi guardò. Riprese a toccarmi e quando stavo per venire, si fermò e mi disse, schiacciandomi al muro
'Bene, rispetterò i tuoi limiti. Ora... Andiamo a casa...'
Mi guardò e sorrise sadico. Io mi morsi la bocca. Capì che sarebbe stata una dura lotta, combattuta con armi scorrette, ma del resto Machiavelli diceva che 'in amore e in guerra ogni mezzo è lecito.'
'Va bene, Marco. Posso baciarti?'
Gli scoccai uno sguardo da cerbiatta innocente.
'No.'
Era una dichiarazione di guerra, velata, ma sempre di guerra.
'Bene. Accetterò le tue condizioni, come so che tu farai con i miei limiti.... Mi fido, al punto che mi farei bendare e legare da te.'
Lui incassò.
'Ti accompagno, Mia.'
'Come vuole, Vossia.'
'Rivestiti, ora.'
Salì in macchina e andammo a casa mia, dove ci salutammo con due baci sulle guance.
'In bocca al lupo per l'orale...'
E mi schiacciò l'occhio.
'Ti farò sapere, appena escono i risultati.'
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