Il suo primo Topless
di
b_bull_and_master
genere
esibizionismo
Racconti leggeri, scritti sotto l’ombrellone, in vacanza, tanto per divertirmi, o per cazzeggio, lontani dal mio stile solito. Se volete scrivermi, sapete come trovarmi.
Mi chiamo Marco.
Lei si chiama Giorgia.
Ventisei anni, corpo da far male, faccia da ragazza perbene, e fino a tre settimane fa la pudicizia incarnata.
Non si cambiava davanti a me se c’era troppa luce. In spiaggia indossava solo costumi interi o bikini molto coprenti. Niente scollature, niente perizomi, niente tacchi. Quando le dicevo che era bellissima diventava rossa e cambiava discorso.
Era la nostra prima vacanza da soli.
Una settimana in una casa in affitto a pochi metri dalla spiaggia, in un posto non troppo alla moda. Avevo spinto per il topless da mesi. Lei diceva sempre di no. «Mi vergogno. Non sono tipo da queste cose.»
Il terzo giorno, dopo aver insistito per ore, ha ceduto.
Si è tolta il reggiseno del bikini con le mani che tremavano. Ha tenuto le braccia incrociate sul petto per quasi dieci minuti. Poi, piano, le ha abbassate.
Due tette perfette, sode, capezzoli chiari che si sono induriti subito al vento.
Mi sono sentito il cazzo diventare duro in due secondi.
E contemporaneamente mi è partita la prima fitta di gelosia.
Perché non eravamo soli.
C’erano altri ombrelloni. Uomini.
E gli occhi di quegli uomini sono andati dritti su di lei.
All’inizio Giorgia stava rigida, lo sguardo basso.
Poi ha cominciato a notare le occhiate.
E qualcosa in lei è cambiato.
Il giorno dopo è tornata in spiaggia già senza reggiseno.
Il perizoma era ancora “normale”, ma le tette erano scoperte tutto il tempo. Quando si alzava per entrare in acqua, rimbalzavano. Quando si stendeva a pancia in su, i capezzoli puntavano il cielo.
Io stavo male.
Guardavo gli uomini che rallentavano al nostro passaggio, che si voltavano, che si sistemavano il pacco.
E lei… lei cominciava a stare dritta. A non coprirsi più.
«Ti dà fastidio che mi guardino?» mi ha chiesto la sera.
«Sì.»
«A me invece… non so. Mi fa strano. Ma non in senso brutto.»
Da lì è iniziata la discesa.
Il quinto giorno è andata dall’estetista del residence.
È tornata con la figa completamente nuda, liscia, e un perizoma nuovo, nero, ridotto a un filo.
Quando si è chinata per prendere l’asciugamano, le due chiappe erano completamente scoperte. Il filo spariva in mezzo e lasciava vedere tutto.
Mi sono sentito il sangue bollire.
Un ragazzo di una trentina d’anni, due ombrelloni più in là, non ha nemmeno nascosto di starla fissando.
Giorgia se n’è accorta.
Ha sorriso.
Un sorriso piccolo, quasi impercettibile. Ma l’ho visto.
Quella notte l’ho scopata come non facevo da mesi.
Le tenevo i polsi sopra la testa e ci andavo forte, quasi con rabbia.
Lei veniva e diceva:
«Più forte… voglio sentire che sei geloso.»
Il sesto giorno il perizoma era ancora più sottile.
Quando camminava si vedeva il contorno delle labbra.
Quando si stendeva a pancia in giù e apriva un poco le gambe, si intravedeva tutto.
Gli uomini non si limitavano più a guardare.
Qualcuno passava più volte. Qualcuno si metteva a leggere proprio vicino a noi.
Uno, più arrogante, le ha chiesto l’ora guardandola dritto nelle tette.
Lei gli ha risposto sorridendo.
Io stavo diventando pazzo.
La sera l’ho presa in cucina, contro il tavolo.
Le ho alzato la gonna corta che aveva messo e le ho calato il perizoma.
«Ti piace, vero? Ti piace farti guardare.»
Lei ha annuito con la faccia contro il legno.
«Sì. Non lo sapevo. Ma sì.»
L’ho scopata con violenza, le dita che le stringevano i fianchi abbastanza da lasciarle il segno.
Quando sono venuto le ho detto all’orecchio:
«Sei una troia esibizionista. E adesso lo sai anche tu.»
L’ultimo giorno è stato il peggiore.
E il più eccitante.
Giorgia è scesa in spiaggia con un perizoma bianco così sottile che, bagnato, diventava trasparente.
Le tette libere.
I capelli sciolti.
Camminava lenta, consapevole di ogni occhio addosso.
Un gruppo di ragazzi la fotografava di nascosto.
Lei se n’è accorta e non ha fatto niente per evitarlo.
Anzi, si è stesa a pancia in su, le braccia alzate dietro la testa, le tette completamente esposte, le gambe leggermente aperte.
Io non riuscivo più a stare seduto.
Il cazzo mi faceva male.
La gelosia mi bruciava lo stomaco.
E contemporaneamente non avevo mai avuto tanto desiderio di lei.
A un certo punto si è alzata e mi ha detto:
«Vieni. Portami dietro quelle rocce.»
L’ho portata.
Appena siamo stati nascosti abbastanza mi ha calato i pantaloni, si è messa in ginocchio sulla sabbia e mi ha preso in bocca.
Succhiava guardandomi negli occhi.
Poi si è voltata, ha messo le mani sulla roccia e ha detto:
«Scopami. Forte. E pensa a tutti quelli che mi hanno guardato le tette e il culo per tutta la mattina.»
L’ho presa con una rabbia che non mi riconoscevo.
Ogni spinta era gelosia.
Ogni schiaffo sul culo era possesso.
Lei veniva piangendo e ridendo insieme, ripetendo:
«Mi piace… mi piace che mi guardino… mi piace che tu sia geloso…»
Quando siamo tornati sotto l’ombrellone, il perizoma bianco era storto e bagnato di noi.
Non l’ha sistemato.
Si è stesa di nuovo a seno nudo, le gambe socchiuse, e ha chiuso gli occhi.
Io ho capito due cose in quello stesso momento.
La prima:
la ragazza pudica che avevo portato in vacanza non esisteva più.
Al suo posto c’era una donna che aveva scoperto di essere estremamente esibizionista, e che da quel momento avrebbe solo spinto più in là.
La seconda:
io ero geloso da morire.
E non avevo mai avuto tanto duro in vita mia.
Da quella vacanza Giorgia non ha più indossato un bikini normale.
I perizomi sono diventati fili.
Il topless è diventato la regola.
E io… io continuo a scoparla ogni volta con la stessa rabbia gelosa, mentre lei mi racconta quanti uomini l’hanno guardata quel giorno e quanto le è piaciuto.
Mi chiamo Marco.
Lei si chiama Giorgia.
Ventisei anni, corpo da far male, faccia da ragazza perbene, e fino a tre settimane fa la pudicizia incarnata.
Non si cambiava davanti a me se c’era troppa luce. In spiaggia indossava solo costumi interi o bikini molto coprenti. Niente scollature, niente perizomi, niente tacchi. Quando le dicevo che era bellissima diventava rossa e cambiava discorso.
Era la nostra prima vacanza da soli.
Una settimana in una casa in affitto a pochi metri dalla spiaggia, in un posto non troppo alla moda. Avevo spinto per il topless da mesi. Lei diceva sempre di no. «Mi vergogno. Non sono tipo da queste cose.»
Il terzo giorno, dopo aver insistito per ore, ha ceduto.
Si è tolta il reggiseno del bikini con le mani che tremavano. Ha tenuto le braccia incrociate sul petto per quasi dieci minuti. Poi, piano, le ha abbassate.
Due tette perfette, sode, capezzoli chiari che si sono induriti subito al vento.
Mi sono sentito il cazzo diventare duro in due secondi.
E contemporaneamente mi è partita la prima fitta di gelosia.
Perché non eravamo soli.
C’erano altri ombrelloni. Uomini.
E gli occhi di quegli uomini sono andati dritti su di lei.
All’inizio Giorgia stava rigida, lo sguardo basso.
Poi ha cominciato a notare le occhiate.
E qualcosa in lei è cambiato.
Il giorno dopo è tornata in spiaggia già senza reggiseno.
Il perizoma era ancora “normale”, ma le tette erano scoperte tutto il tempo. Quando si alzava per entrare in acqua, rimbalzavano. Quando si stendeva a pancia in su, i capezzoli puntavano il cielo.
Io stavo male.
Guardavo gli uomini che rallentavano al nostro passaggio, che si voltavano, che si sistemavano il pacco.
E lei… lei cominciava a stare dritta. A non coprirsi più.
«Ti dà fastidio che mi guardino?» mi ha chiesto la sera.
«Sì.»
«A me invece… non so. Mi fa strano. Ma non in senso brutto.»
Da lì è iniziata la discesa.
Il quinto giorno è andata dall’estetista del residence.
È tornata con la figa completamente nuda, liscia, e un perizoma nuovo, nero, ridotto a un filo.
Quando si è chinata per prendere l’asciugamano, le due chiappe erano completamente scoperte. Il filo spariva in mezzo e lasciava vedere tutto.
Mi sono sentito il sangue bollire.
Un ragazzo di una trentina d’anni, due ombrelloni più in là, non ha nemmeno nascosto di starla fissando.
Giorgia se n’è accorta.
Ha sorriso.
Un sorriso piccolo, quasi impercettibile. Ma l’ho visto.
Quella notte l’ho scopata come non facevo da mesi.
Le tenevo i polsi sopra la testa e ci andavo forte, quasi con rabbia.
Lei veniva e diceva:
«Più forte… voglio sentire che sei geloso.»
Il sesto giorno il perizoma era ancora più sottile.
Quando camminava si vedeva il contorno delle labbra.
Quando si stendeva a pancia in giù e apriva un poco le gambe, si intravedeva tutto.
Gli uomini non si limitavano più a guardare.
Qualcuno passava più volte. Qualcuno si metteva a leggere proprio vicino a noi.
Uno, più arrogante, le ha chiesto l’ora guardandola dritto nelle tette.
Lei gli ha risposto sorridendo.
Io stavo diventando pazzo.
La sera l’ho presa in cucina, contro il tavolo.
Le ho alzato la gonna corta che aveva messo e le ho calato il perizoma.
«Ti piace, vero? Ti piace farti guardare.»
Lei ha annuito con la faccia contro il legno.
«Sì. Non lo sapevo. Ma sì.»
L’ho scopata con violenza, le dita che le stringevano i fianchi abbastanza da lasciarle il segno.
Quando sono venuto le ho detto all’orecchio:
«Sei una troia esibizionista. E adesso lo sai anche tu.»
L’ultimo giorno è stato il peggiore.
E il più eccitante.
Giorgia è scesa in spiaggia con un perizoma bianco così sottile che, bagnato, diventava trasparente.
Le tette libere.
I capelli sciolti.
Camminava lenta, consapevole di ogni occhio addosso.
Un gruppo di ragazzi la fotografava di nascosto.
Lei se n’è accorta e non ha fatto niente per evitarlo.
Anzi, si è stesa a pancia in su, le braccia alzate dietro la testa, le tette completamente esposte, le gambe leggermente aperte.
Io non riuscivo più a stare seduto.
Il cazzo mi faceva male.
La gelosia mi bruciava lo stomaco.
E contemporaneamente non avevo mai avuto tanto desiderio di lei.
A un certo punto si è alzata e mi ha detto:
«Vieni. Portami dietro quelle rocce.»
L’ho portata.
Appena siamo stati nascosti abbastanza mi ha calato i pantaloni, si è messa in ginocchio sulla sabbia e mi ha preso in bocca.
Succhiava guardandomi negli occhi.
Poi si è voltata, ha messo le mani sulla roccia e ha detto:
«Scopami. Forte. E pensa a tutti quelli che mi hanno guardato le tette e il culo per tutta la mattina.»
L’ho presa con una rabbia che non mi riconoscevo.
Ogni spinta era gelosia.
Ogni schiaffo sul culo era possesso.
Lei veniva piangendo e ridendo insieme, ripetendo:
«Mi piace… mi piace che mi guardino… mi piace che tu sia geloso…»
Quando siamo tornati sotto l’ombrellone, il perizoma bianco era storto e bagnato di noi.
Non l’ha sistemato.
Si è stesa di nuovo a seno nudo, le gambe socchiuse, e ha chiuso gli occhi.
Io ho capito due cose in quello stesso momento.
La prima:
la ragazza pudica che avevo portato in vacanza non esisteva più.
Al suo posto c’era una donna che aveva scoperto di essere estremamente esibizionista, e che da quel momento avrebbe solo spinto più in là.
La seconda:
io ero geloso da morire.
E non avevo mai avuto tanto duro in vita mia.
Da quella vacanza Giorgia non ha più indossato un bikini normale.
I perizomi sono diventati fili.
Il topless è diventato la regola.
E io… io continuo a scoparla ogni volta con la stessa rabbia gelosa, mentre lei mi racconta quanti uomini l’hanno guardata quel giorno e quanto le è piaciuto.
3
voti
voti
valutazione
9.7
9.7
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Racconti sotto l’ombrellone: Brava Giulia
Commenti dei lettori al racconto erotico