Racconti sotto l’ombrellone: SaraSweetOfficial
di
b_bull_and_master
genere
tradimenti
Racconti leggeri, scritti sotto l’ombrellone, in vacanza, tanto per divertirmi, o per cazzeggio, lontani dal mio stile solito. Seduto sulla sdraio, in spiaggia vedo cose… e ci ricamo un po’ su. Non sono capolavori letterari ma racconti chiusi, brevi, sporchi, per passare qualche minuto. Se volete scrivermi, sapete come trovarmi.
Mi chiamo Andrea.
Ventotto anni. Fidanzato da quasi quattro con Sara.
Sara, la ragazza perbene, quella che arrossiva se le dicevo “figa” a voce alta, quella che in spiaggia metteva i costumi interi, quella che mi aveva fatto aspettare mesi prima di scopare.
L’ho scoperto per caso.
Telefono sbloccato, notifica di OnlyFans, un secondo di debolezza.
Il profilo si chiamava SaraSweetOfficial.
La foto in evidenza era lei in ginocchio, lingua fuori, sborra che le colava sul seno.
Non era la mia.
Ho scrollato.
E il mio mondo è andato in pezzi in meno di tre minuti.
C’erano video con dildo.
Poi video con un’altra ragazza.
Poi video con uomini.
Poi video con gruppi.
Il primo uomo compariva circa due mesi dopo l’apertura del profilo.
Alto, tatuato, cazzo spesso.
Sara lo succhiava guardando in camera e diceva, con quella vocina da brava ragazza:
«Il mio fidanzato non sa niente.
Lui pensa che io sia ancora la sua brava Sara.
Invece adesso sto prendendo un cazzo che non è il suo fino in gola.»
Poi si faceva mettere a pecorina e lo lasciava scopare.
Il suono delle mani che le battevano sul culo.
I suoi gemiti.
La frase detta mentre veniva:
«Sborra dentro… tanto lui non lo saprà mai.»
Io mi sono segato quasi senza accorgermene.
Con la schiena contro la porta del bagno e il cuore che mi martelliava così forte da farmi male.
Nei giorni successivi ho scoperto il resto.
C’era una ragazza fissa, una certa “Kitty”, bionda, tette false, che compariva spesso.
In un video le due si leccavano a lungo, poi Sara si metteva sopra e si faceva ditalinare l’ano mentre guardava in lente e diceva:
«Ditelo al mio ragazzo, se mai dovesse vedere questo video.
Ditelo che la sua fidanzata si fa leccare il buco del culo da un’altra puttana e viene tremando.»
Io venivo quasi sempre prima della fine del video.
Poi lo rivedevo dall’inizio.
Poi arrivarono i gruppi.
Il primo era con due uomini.
Sara in ginocchio in mezzo, che succhiava uno e segava l’altro.
A un certo punto alzava lo sguardo verso la camera e parlava direttamente a me, senza saperlo:
«Andrea, amore… se stai guardando, sappi che adesso ho due cazzi in faccia.
E mi piace di più di quando ce n’hai solo uno tu.»
Poi si faceva mettere uno in figa e uno in bocca.
Il video durava ventiquattro minuti.
Io ci misi meno di sei a sborrare la prima volta.
Poi lo rividi e sborrai di nuovo.
Esisteva anche un video con tre uomini.
Sara al centro, nuda, che veniva passata da uno all’altro.
A un certo punto era in doppia penetrazione (figa e culo) mentre il terzo le sparava in faccia.
Lei, con lo sperma che le colava dagli occhi, guardava in camera e diceva ridendo:
«Il mio fidanzato mi ha sempre trattato come una principessa.
Adesso sono solo un buco.
Anzi, tre buchi.
E mi sto facendo sfondare da tre sconosciuti mentre lui probabilmente sta lavorando.»
Quella notte non riuscii a dormire.
Restai in bagno fino alle quattro di mattina a rivedere lo stesso video.
Mi segai quattro volte.
All’ultima quasi non uscì niente, ma continuai comunque, come un cane che non sa smettere.
La cosa più umiliante non erano nemmeno i cazzi o le sborrate.
Era il modo in cui parlava di me.
In quasi ogni video c’era almeno una frase dedicata al “fidanzato che non sa niente”.
A volte dolce, a volte crudele, a volte semplicemente patetica.
«Stasera tornerò a casa, gli darò un bacio e gli dirò che gli voglio bene.
Con il sapore di un altro cazzo ancora in bocca.»
«Quando mi scopa lui adesso mi annoio.
Devo fingere.
Qui invece vengo davvero.»
«Se solo sapesse quanti uomini mi hanno sborrato in faccia questo mese… povero coglione.»
Io continuavo a non dirle niente.
La mattina le preparavo il caffè.
Le chiedevo come aveva dormito.
Lei mi sorrideva con la stessa faccia da brava ragazza di sempre.
Poi usciva.
E io sapevo che forse stava andando a girare un nuovo video.
Una sera tornò a casa più tardi del solito.
Aveva i capelli un po’ spettinati e un odore strano sulla pelle.
Mi baciò.
Io sentii un retrogusto che non riconoscevo.
Non dissi niente.
Aspettai che andasse in doccia, presi il telefono e aprii il profilo.
C’era un video caricato quarantadue minuti prima.
Titolo: «Sborrata multipla – il mio fidanzato sta aspettando a casa».
Nel video Sara era in ginocchio, circondata da quattro uomini.
Se li faceva venire uno dopo l’altro in faccia e sulla lingua.
Alla fine era ridotta a una maschera bianca, gli occhi chiusi, la bocca aperta.
Con la voce roca diceva:
«Adesso vado a casa dal mio ragazzo.
Gli darò la buonanotte con un bacio.
E lui non saprà mai che gli sto portando lo sperma di quattro sconosciuti sulle labbra.»
Io mi segai seduto sul coperchio del water, con le cuffie al massimo, mentre lei cantava sotto la doccia a pochi metri da me.
Quando uscii dal bagno lei era già a letto.
Mi accoccolai dietro di lei.
Lei prese la mia mano e se la mise sul seno.
«Ti amo», sussurrò.
«Anche io», risposi.
E mentre lo dicevo, il cazzo mi si rialzò di nuovo.
Ormai era così.
La odiavo.
La desideravo.
E non riuscivo più a venire se non guardando quanto fossi diventato il suo cornuto personale.
Pagavo l’abbonamento ogni mese.
Compravo i video personalizzati (sotto altro nome).
In uno le avevo persino chiesto, anonimo, di dire:
«Andrea è un povero segaiolo.
Spero stia guardando.»
Lei l’aveva detto.
Sorridendo.
E io mi ero sborrato in faccia da solo, in ginocchio, come meritavo.
Lei non sapeva niente.
Continuava a vivere la sua doppia vita con leggerezza.
Io invece vivevo solo per i suoi video.
Per le sue sborrate.
Per le sue frasi umilianti.
Per il momento in cui, dopo averla scopata in modo mediocre, lei si addormentava e io potevo finalmente andare in bagno a rivedere quanto fosse più troia con chiunque altro.
Ero il fidanzato ufficiale.
Ero anche il suo fan numero uno.
Ero il cornuto che le pagava i dildo, i video e le sborrate di altri uomini.
E la cosa più patetica di tutte
era che non avrei cambiato nulla.
Perché senza quella umiliazione
non riuscivo più a sborrare.
Mi chiamo Andrea.
Ventotto anni. Fidanzato da quasi quattro con Sara.
Sara, la ragazza perbene, quella che arrossiva se le dicevo “figa” a voce alta, quella che in spiaggia metteva i costumi interi, quella che mi aveva fatto aspettare mesi prima di scopare.
L’ho scoperto per caso.
Telefono sbloccato, notifica di OnlyFans, un secondo di debolezza.
Il profilo si chiamava SaraSweetOfficial.
La foto in evidenza era lei in ginocchio, lingua fuori, sborra che le colava sul seno.
Non era la mia.
Ho scrollato.
E il mio mondo è andato in pezzi in meno di tre minuti.
C’erano video con dildo.
Poi video con un’altra ragazza.
Poi video con uomini.
Poi video con gruppi.
Il primo uomo compariva circa due mesi dopo l’apertura del profilo.
Alto, tatuato, cazzo spesso.
Sara lo succhiava guardando in camera e diceva, con quella vocina da brava ragazza:
«Il mio fidanzato non sa niente.
Lui pensa che io sia ancora la sua brava Sara.
Invece adesso sto prendendo un cazzo che non è il suo fino in gola.»
Poi si faceva mettere a pecorina e lo lasciava scopare.
Il suono delle mani che le battevano sul culo.
I suoi gemiti.
La frase detta mentre veniva:
«Sborra dentro… tanto lui non lo saprà mai.»
Io mi sono segato quasi senza accorgermene.
Con la schiena contro la porta del bagno e il cuore che mi martelliava così forte da farmi male.
Nei giorni successivi ho scoperto il resto.
C’era una ragazza fissa, una certa “Kitty”, bionda, tette false, che compariva spesso.
In un video le due si leccavano a lungo, poi Sara si metteva sopra e si faceva ditalinare l’ano mentre guardava in lente e diceva:
«Ditelo al mio ragazzo, se mai dovesse vedere questo video.
Ditelo che la sua fidanzata si fa leccare il buco del culo da un’altra puttana e viene tremando.»
Io venivo quasi sempre prima della fine del video.
Poi lo rivedevo dall’inizio.
Poi arrivarono i gruppi.
Il primo era con due uomini.
Sara in ginocchio in mezzo, che succhiava uno e segava l’altro.
A un certo punto alzava lo sguardo verso la camera e parlava direttamente a me, senza saperlo:
«Andrea, amore… se stai guardando, sappi che adesso ho due cazzi in faccia.
E mi piace di più di quando ce n’hai solo uno tu.»
Poi si faceva mettere uno in figa e uno in bocca.
Il video durava ventiquattro minuti.
Io ci misi meno di sei a sborrare la prima volta.
Poi lo rividi e sborrai di nuovo.
Esisteva anche un video con tre uomini.
Sara al centro, nuda, che veniva passata da uno all’altro.
A un certo punto era in doppia penetrazione (figa e culo) mentre il terzo le sparava in faccia.
Lei, con lo sperma che le colava dagli occhi, guardava in camera e diceva ridendo:
«Il mio fidanzato mi ha sempre trattato come una principessa.
Adesso sono solo un buco.
Anzi, tre buchi.
E mi sto facendo sfondare da tre sconosciuti mentre lui probabilmente sta lavorando.»
Quella notte non riuscii a dormire.
Restai in bagno fino alle quattro di mattina a rivedere lo stesso video.
Mi segai quattro volte.
All’ultima quasi non uscì niente, ma continuai comunque, come un cane che non sa smettere.
La cosa più umiliante non erano nemmeno i cazzi o le sborrate.
Era il modo in cui parlava di me.
In quasi ogni video c’era almeno una frase dedicata al “fidanzato che non sa niente”.
A volte dolce, a volte crudele, a volte semplicemente patetica.
«Stasera tornerò a casa, gli darò un bacio e gli dirò che gli voglio bene.
Con il sapore di un altro cazzo ancora in bocca.»
«Quando mi scopa lui adesso mi annoio.
Devo fingere.
Qui invece vengo davvero.»
«Se solo sapesse quanti uomini mi hanno sborrato in faccia questo mese… povero coglione.»
Io continuavo a non dirle niente.
La mattina le preparavo il caffè.
Le chiedevo come aveva dormito.
Lei mi sorrideva con la stessa faccia da brava ragazza di sempre.
Poi usciva.
E io sapevo che forse stava andando a girare un nuovo video.
Una sera tornò a casa più tardi del solito.
Aveva i capelli un po’ spettinati e un odore strano sulla pelle.
Mi baciò.
Io sentii un retrogusto che non riconoscevo.
Non dissi niente.
Aspettai che andasse in doccia, presi il telefono e aprii il profilo.
C’era un video caricato quarantadue minuti prima.
Titolo: «Sborrata multipla – il mio fidanzato sta aspettando a casa».
Nel video Sara era in ginocchio, circondata da quattro uomini.
Se li faceva venire uno dopo l’altro in faccia e sulla lingua.
Alla fine era ridotta a una maschera bianca, gli occhi chiusi, la bocca aperta.
Con la voce roca diceva:
«Adesso vado a casa dal mio ragazzo.
Gli darò la buonanotte con un bacio.
E lui non saprà mai che gli sto portando lo sperma di quattro sconosciuti sulle labbra.»
Io mi segai seduto sul coperchio del water, con le cuffie al massimo, mentre lei cantava sotto la doccia a pochi metri da me.
Quando uscii dal bagno lei era già a letto.
Mi accoccolai dietro di lei.
Lei prese la mia mano e se la mise sul seno.
«Ti amo», sussurrò.
«Anche io», risposi.
E mentre lo dicevo, il cazzo mi si rialzò di nuovo.
Ormai era così.
La odiavo.
La desideravo.
E non riuscivo più a venire se non guardando quanto fossi diventato il suo cornuto personale.
Pagavo l’abbonamento ogni mese.
Compravo i video personalizzati (sotto altro nome).
In uno le avevo persino chiesto, anonimo, di dire:
«Andrea è un povero segaiolo.
Spero stia guardando.»
Lei l’aveva detto.
Sorridendo.
E io mi ero sborrato in faccia da solo, in ginocchio, come meritavo.
Lei non sapeva niente.
Continuava a vivere la sua doppia vita con leggerezza.
Io invece vivevo solo per i suoi video.
Per le sue sborrate.
Per le sue frasi umilianti.
Per il momento in cui, dopo averla scopata in modo mediocre, lei si addormentava e io potevo finalmente andare in bagno a rivedere quanto fosse più troia con chiunque altro.
Ero il fidanzato ufficiale.
Ero anche il suo fan numero uno.
Ero il cornuto che le pagava i dildo, i video e le sborrate di altri uomini.
E la cosa più patetica di tutte
era che non avrei cambiato nulla.
Perché senza quella umiliazione
non riuscivo più a sborrare.
2
voti
voti
valutazione
1
1
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Racconti sotto l’ombrellone: Benedetta la Vampirla
Commenti dei lettori al racconto erotico