Un pomeriggio bollente (continua)
di
b_bull_and_master
genere
incesti
Il vicino se ne andò con un saluto frettoloso, la voce che svaniva nel caldo opprimente del pomeriggio, lasciando dietro di sé un silenzio carico di elettricità. Chantal rimase sdraiata sul lettino, il corpo ancora vibrante per l’adrenalina del momento interrotto, il perizoma fradicio che aderiva alla sua pelle come una seconda cute, delineando ogni piega del suo sesso gonfio e pulsante. Il cuore le martellava nel petto, i seni nudi che si alzavano e abbassavano con respiri affannosi, i capezzoli duri come perle rosse sotto il sole impietoso. Sapeva che Elena era ancora lì, nascosta dietro la siepe, i suoi occhi famelici che la divoravano dall’ombra, e quel pensiero – essere spiata, esposta, desiderata da una donna estranea mentre flirtava con l’incesto – le mandava ondate di calore tra le gambe, facendola bagnare ancora di più.
Marco era sparito per un attimo, forse per rispondere al vicino o per calmare i nervi tesi, ma Chantal lo sentì tornare prima ancora di vederlo: il cigolio della porta del terrazzo, i passi pesanti e deliberati che si avvicinavano, il suo respiro irregolare che tradiva l’eccitazione repressa. Emerse dalla soglia, il bicchiere ormai vuoto stretto in mano, i pantaloncini larghi che non nascondevano più l’erezione evidente, una protuberanza dura che tendeva il tessuto sottile. I suoi occhi scuri la fissarono con un’intensità predatoria, privi di ogni traccia di rimorso paterno; c’era solo fame, una fame oscura e proibita che aveva covato per anni, forse da quando Chantal era diventata donna, con curve che lo tormentavano nei sogni notturni.
“Chantal… tesoro,” mormorò lui, la voce rauca e bassa, come un ringhio soffocato, mentre si fermava ai piedi del lettino. “Non ce la faccio più a resistere. Quel vicino… mi ha dato il tempo di pensare, ma non ha spento il fuoco.” Si passò una mano sul petto sudato, i muscoli che guizzavano sotto la peluria scura, e Chantal sentì un brivido percorrerle la schiena. Era suo padre, l’uomo che l’aveva cresciuta, protetta, e ora era lì, pronto a infrangere ogni barriera, a immergersi nel tabù che li legava in un nodo perverso di desiderio.
Lei non disse nulla all’inizio, limitandosi a inarcare la schiena leggermente, spingendo i seni verso l’alto in un invito silenzioso, i capezzoli eretti che imploravano attenzione. Sapeva che Elena stava guardando, forse con una mano tra le gambe, ansimando piano nell’ombra, e quell’idea la eccitava oltre misura: l’incesto esposto, voyeurizzato, trasformato in uno spettacolo privato e osceno. “Papà,” sussurrò finalmente Chantal, la voce vellutata e carica di sottintesi, mentre si sedeva sul lettino, le gambe che si aprivano appena, rivelando il tessuto bagnato del perizoma. “Vieni qui. Lascia che ti mostri quanto ti voglio… quanto questa situazione mi fa impazzire.”
Marco esitò solo un istante, poi si avvicinò, inginocchiandosi di fronte a lei, il suo viso all’altezza dei seni di Chantal. Lei allungò una mano, sfiorandogli il petto, le dita che tracciavano linee pigre sulla pelle calda e umida, scendendo verso il basso, verso la cintura dei pantaloncini. “Ti eccita sapere che Elena ci sta guardando, vero?” mormorò Chantal, gli occhi fissi nei suoi, un sorriso malizioso sulle labbra rosse e gonfie. “Sapere che una estranea vede suo padre desiderare la figlia… toccarla… volerla scopare.” Le parole uscirono come un veleno dolce, accentuando il tabù, facendolo pulsare tra loro come un cuore vivo.
Lui gemette sommessamente, annuendo, le mani che tremavano mentre le posava sui fianchi di lei, stringendo la carne morbida. “Dio, Chantal… sei la mia rovina. Da quando ti ho vista crescere, ho sognato questo. Il tuo corpo… così perfetto, così mio.” Chantal sentì un’onda di eccitazione travolgerla, il clitoride che pulsava contro il tessuto fradicio. Con un gesto audace, infilò la mano nei pantaloncini di lui, le dita che avvolgevano il suo cazzo duro e venoso, caldo come ferro rovente. Era grosso, pulsante, la cappella già umida di pre-eiaculato che le lubrificava il palmo. “Oh, papà… sei così duro per me,” ansimò lei, iniziando a muovere la mano su e giù, lentamente all’inizio, stringendo alla base e scivolando fino alla punta, torcendo leggermente il polso per massimizzare il piacere.
Marco gettò la testa all’indietro, un gemito roco che gli sfuggì dalle labbra, i muscoli delle cosce che si tendevano mentre lei accelerava il ritmo. Chantal lo masturbava con maestria, le dita esperte che alternavano carezze leggere a strette possessive, il pollice che sfregava la cappella sensibile, spalmando il liquido appiccicoso. “Guardami, papà,” ordinò lei, la voce un comando sensuale. “Guardami mentre ti faccio godere… immagina di essere dentro di me, a scopare la tua stessa figlia, a riempirmi con il tuo seme proibito.” Le parole la eccitavano quanto il gesto, il suo sesso che colava umori caldi, inzuppando il perizoma e gocciolando sulle cosce. Sapeva che Elena era lì, forse masturbandosi furiosamente, i seni premuti contro la siepe, e quel voyeurismo amplificava tutto: l’incesto non era più solo loro, era uno spettacolo, un segreto condiviso che la faceva fremere.
Marco ansimava, i fianchi che spingevano involontariamente nella mano di lei, il cazzo che si gonfiava sempre di più, le vene che pulsavano sotto le dita di Chantal. “Tesoro… non fermarti… sei così brava, così sporca… la mia puttanella incestuosa,” ringhiò lui, le mani che salivano ai seni di lei, pizzicando i capezzoli duri, torcendoli fino a farla gemere. Chantal accelerò, la mano che volava su e giù, l’altra che scivolava sotto i pantaloncini per accarezzargli le palle pesanti, piene di sperma represso. Il suono osceno della carne bagnata echeggiava nel silenzio torrido, misto ai loro ansiti, al tintinnio lontano dei cubetti di ghiaccio nel bicchiere abbandonato.
Lei si chinò in avanti, il viso vicino al cazzo di lui, le labbra socchiuse come se volesse assaggiarlo, ma si trattenne, volendo prolungare la tortura. “Vieni per me, papà… spruzzami in faccia… marchiami con il tuo seme, fai vedere a Elena quanto mi possiedi.” Le parole furono la scintilla: Marco urlò piano, il corpo che si irrigidiva, e Chantal sentì il cazzo pulsare violentemente nella sua mano. Il primo schizzo caldo le colpì il viso, atterrando sulla guancia, denso e cremoso, seguito da un altro sulla fronte, un terzo sulle labbra. Lei aprì la bocca d’istinto, la lingua che guizzava per catturarne un po’, il sapore salato e muschiato che le invadeva i sensi. Continuò a masturbarlo, spremendo ogni goccia, il seme che le colava sul mento, tra i seni, mescolandosi al sudore e al ghiaccio sciolto di prima. Marco tremava, i gemiti che si spegnevano in sospiri rochi, mentre Chantal lo prosciugava fino all’ultima stilla.
Esausto, lui si accasciò leggermente, ma Chantal si alzò di scatto, il corpo ancora fremente di desiderio insoddisfatto, il viso e il petto imbrattati dal seme appiccicoso che gocciolava in rivoli caldi. Non disse una parola, solo un sorriso complice e perverso mentre si voltava, le natiche sode che ondeggiavano sotto il sole, il perizoma spostato che rivelava la sua eccitazione. Elena, dall’ombra, emise un sospiro udibile, ma Chantal la ignorò, dirigendosi verso la porta del terrazzo con passi lenti e sensuali. Entrò in casa, il fresco dell’interno che le accarezzava la pelle accaldata, e si diresse al bagno, il cuore che ancora batteva forte. Aprì il rubinetto, l’acqua fredda che scorreva nel lavandino, e si chinò per lavarsi il viso, le dita che sfregavano via il seme di suo padre, ma il ricordo – l’eccitazione incestuosa, il voyeurismo, il potere – rimaneva impresso nella sua mente, un fuoco che non si spegneva. Sapeva che non era finita; il pomeriggio era solo all’inizio, e il tabù li attendeva per un altro round.
Marco era sparito per un attimo, forse per rispondere al vicino o per calmare i nervi tesi, ma Chantal lo sentì tornare prima ancora di vederlo: il cigolio della porta del terrazzo, i passi pesanti e deliberati che si avvicinavano, il suo respiro irregolare che tradiva l’eccitazione repressa. Emerse dalla soglia, il bicchiere ormai vuoto stretto in mano, i pantaloncini larghi che non nascondevano più l’erezione evidente, una protuberanza dura che tendeva il tessuto sottile. I suoi occhi scuri la fissarono con un’intensità predatoria, privi di ogni traccia di rimorso paterno; c’era solo fame, una fame oscura e proibita che aveva covato per anni, forse da quando Chantal era diventata donna, con curve che lo tormentavano nei sogni notturni.
“Chantal… tesoro,” mormorò lui, la voce rauca e bassa, come un ringhio soffocato, mentre si fermava ai piedi del lettino. “Non ce la faccio più a resistere. Quel vicino… mi ha dato il tempo di pensare, ma non ha spento il fuoco.” Si passò una mano sul petto sudato, i muscoli che guizzavano sotto la peluria scura, e Chantal sentì un brivido percorrerle la schiena. Era suo padre, l’uomo che l’aveva cresciuta, protetta, e ora era lì, pronto a infrangere ogni barriera, a immergersi nel tabù che li legava in un nodo perverso di desiderio.
Lei non disse nulla all’inizio, limitandosi a inarcare la schiena leggermente, spingendo i seni verso l’alto in un invito silenzioso, i capezzoli eretti che imploravano attenzione. Sapeva che Elena stava guardando, forse con una mano tra le gambe, ansimando piano nell’ombra, e quell’idea la eccitava oltre misura: l’incesto esposto, voyeurizzato, trasformato in uno spettacolo privato e osceno. “Papà,” sussurrò finalmente Chantal, la voce vellutata e carica di sottintesi, mentre si sedeva sul lettino, le gambe che si aprivano appena, rivelando il tessuto bagnato del perizoma. “Vieni qui. Lascia che ti mostri quanto ti voglio… quanto questa situazione mi fa impazzire.”
Marco esitò solo un istante, poi si avvicinò, inginocchiandosi di fronte a lei, il suo viso all’altezza dei seni di Chantal. Lei allungò una mano, sfiorandogli il petto, le dita che tracciavano linee pigre sulla pelle calda e umida, scendendo verso il basso, verso la cintura dei pantaloncini. “Ti eccita sapere che Elena ci sta guardando, vero?” mormorò Chantal, gli occhi fissi nei suoi, un sorriso malizioso sulle labbra rosse e gonfie. “Sapere che una estranea vede suo padre desiderare la figlia… toccarla… volerla scopare.” Le parole uscirono come un veleno dolce, accentuando il tabù, facendolo pulsare tra loro come un cuore vivo.
Lui gemette sommessamente, annuendo, le mani che tremavano mentre le posava sui fianchi di lei, stringendo la carne morbida. “Dio, Chantal… sei la mia rovina. Da quando ti ho vista crescere, ho sognato questo. Il tuo corpo… così perfetto, così mio.” Chantal sentì un’onda di eccitazione travolgerla, il clitoride che pulsava contro il tessuto fradicio. Con un gesto audace, infilò la mano nei pantaloncini di lui, le dita che avvolgevano il suo cazzo duro e venoso, caldo come ferro rovente. Era grosso, pulsante, la cappella già umida di pre-eiaculato che le lubrificava il palmo. “Oh, papà… sei così duro per me,” ansimò lei, iniziando a muovere la mano su e giù, lentamente all’inizio, stringendo alla base e scivolando fino alla punta, torcendo leggermente il polso per massimizzare il piacere.
Marco gettò la testa all’indietro, un gemito roco che gli sfuggì dalle labbra, i muscoli delle cosce che si tendevano mentre lei accelerava il ritmo. Chantal lo masturbava con maestria, le dita esperte che alternavano carezze leggere a strette possessive, il pollice che sfregava la cappella sensibile, spalmando il liquido appiccicoso. “Guardami, papà,” ordinò lei, la voce un comando sensuale. “Guardami mentre ti faccio godere… immagina di essere dentro di me, a scopare la tua stessa figlia, a riempirmi con il tuo seme proibito.” Le parole la eccitavano quanto il gesto, il suo sesso che colava umori caldi, inzuppando il perizoma e gocciolando sulle cosce. Sapeva che Elena era lì, forse masturbandosi furiosamente, i seni premuti contro la siepe, e quel voyeurismo amplificava tutto: l’incesto non era più solo loro, era uno spettacolo, un segreto condiviso che la faceva fremere.
Marco ansimava, i fianchi che spingevano involontariamente nella mano di lei, il cazzo che si gonfiava sempre di più, le vene che pulsavano sotto le dita di Chantal. “Tesoro… non fermarti… sei così brava, così sporca… la mia puttanella incestuosa,” ringhiò lui, le mani che salivano ai seni di lei, pizzicando i capezzoli duri, torcendoli fino a farla gemere. Chantal accelerò, la mano che volava su e giù, l’altra che scivolava sotto i pantaloncini per accarezzargli le palle pesanti, piene di sperma represso. Il suono osceno della carne bagnata echeggiava nel silenzio torrido, misto ai loro ansiti, al tintinnio lontano dei cubetti di ghiaccio nel bicchiere abbandonato.
Lei si chinò in avanti, il viso vicino al cazzo di lui, le labbra socchiuse come se volesse assaggiarlo, ma si trattenne, volendo prolungare la tortura. “Vieni per me, papà… spruzzami in faccia… marchiami con il tuo seme, fai vedere a Elena quanto mi possiedi.” Le parole furono la scintilla: Marco urlò piano, il corpo che si irrigidiva, e Chantal sentì il cazzo pulsare violentemente nella sua mano. Il primo schizzo caldo le colpì il viso, atterrando sulla guancia, denso e cremoso, seguito da un altro sulla fronte, un terzo sulle labbra. Lei aprì la bocca d’istinto, la lingua che guizzava per catturarne un po’, il sapore salato e muschiato che le invadeva i sensi. Continuò a masturbarlo, spremendo ogni goccia, il seme che le colava sul mento, tra i seni, mescolandosi al sudore e al ghiaccio sciolto di prima. Marco tremava, i gemiti che si spegnevano in sospiri rochi, mentre Chantal lo prosciugava fino all’ultima stilla.
Esausto, lui si accasciò leggermente, ma Chantal si alzò di scatto, il corpo ancora fremente di desiderio insoddisfatto, il viso e il petto imbrattati dal seme appiccicoso che gocciolava in rivoli caldi. Non disse una parola, solo un sorriso complice e perverso mentre si voltava, le natiche sode che ondeggiavano sotto il sole, il perizoma spostato che rivelava la sua eccitazione. Elena, dall’ombra, emise un sospiro udibile, ma Chantal la ignorò, dirigendosi verso la porta del terrazzo con passi lenti e sensuali. Entrò in casa, il fresco dell’interno che le accarezzava la pelle accaldata, e si diresse al bagno, il cuore che ancora batteva forte. Aprì il rubinetto, l’acqua fredda che scorreva nel lavandino, e si chinò per lavarsi il viso, le dita che sfregavano via il seme di suo padre, ma il ricordo – l’eccitazione incestuosa, il voyeurismo, il potere – rimaneva impresso nella sua mente, un fuoco che non si spegneva. Sapeva che non era finita; il pomeriggio era solo all’inizio, e il tabù li attendeva per un altro round.
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