I dubbi e le scopate

di
genere
incesti

18 anni: l’età dei sogni, delle aspirazioni, delle attese. Ma anche dei dubbi e delle paure. Per me, i secondi superavano i primi. Avevo ereditato i dubbi di mio padre, cui si sommavano i miei ed erano come un ronzio continuo nella testa: come il calpestio dei cavalli sul selciato. Indomabile, intollerabile!
Avevo captato un discorso, una sera, tra mia nonna e mio padre:
“Devi dirmi chi era mio padre, non puoi lasciarmi per sempre con questo tarlo!”
“Ho giurato che non lo avrei mai fatto. Ti basti sapere che non ti ha mai abbandonato, che non mi ha mai abbandonato!”
“E questo dovrebbe bastarmi? Cosa significa che non mi ha mai abbandonato, se non so neanche chi è? Cosa significa che non ti ha mai abbandonato, se non ti ho mai vista con lui?”
Lei non rispose: si allontanò, lasciando cadere le sue domande nel vuoto del suo silenzio.
Mia nonna lo aveva avuto giovanissima: appena 16 anni. Ed erano passati, allora, 44 anni. I miei nonni avevano continuato a crescere entrambi, fino a portare mia nonna alla laurea in giurisprudenza ed ad affermarsi come avvocato. A 60 anni, guidava ancora il suo studio, lo stesso dove esercitava anche mio padre. È una bella donna, mia nonna, nonostante i suoi 62 anni: un fisico che sembra scolpito nella roccia. Solo i seni tendono a cedere all’età.
Poi, improvvisamente, qualche mese dopo questo colloquio, mio padre andò via di casa, apparentemente senza motivo. Come senza motivo sembrò il suo aprire uno studio da sé, in un paese vicino. A casa, rimanemmo io, mia madre e mia nonna paterna. Ah, dimenticavo: i miei nuovi dubbi. Non solo perché papà fosse andato via, ma anche perché mia madre restava in casa con mia nonna. E poi, quel dubbio ereditato: chi era mio nonno?
A quei dubbi, si sommavano quelli sul comportamento di mia nonna: già diverse volte era successo che, passando vicino alla porta del bagno completamente spalancata, la vedessi pettinarsi i lunghi capelli mesciati. Completamente nuda, con quel culo perfetto e senza un filo di cellulite: nonna è sempre stata magra, a differenza di mia madre che porta in giro i suoi rotolini con orgoglio ed esibisce al mare le sue chiappe rotonde e butterate a buccia d’arancia. Io passavo, gettavo un’occhiata e scappavo via; al ronzio dei miei pensieri nella testa, si aggiungeva un formicolio su tutta la pelle ed in particolare in quelle parti coperte dal mio intimo, che provava a nascondere l’erezione.
Ma quel giorno, che pure avevo provato a sgattaiolare via il più velocemente possibile, lei mi chiamò:
“Fede, vieni un po’ qui!”
Tornai sui miei passi, fermandomi sulla porta e dandole le spalle.
“Vieni, entra! Girati che non mi vergogno… O, forse, tu sì? Non hai mai visto una donna nuda? O non ti piaccio?”
“Le donne nude, le ho viste solo su internet. Ed il fatto è che, sì, mi piaci, ma sei mia nonna!”
“Bella questa! Quindi ti piaccio, ma siccome sono tua nonna non merito di essere guardata!”
“Non proprio, ma il senso è quello.”
“Non proprio? Quindi?”
“Non devo spiegartelo io!”
“E, invece, sì! Devi spiegarmelo proprio tu!”
“Ma ti pare? Siamo qui, io e te, di fronte: tu nuda!”
“E allora?”
“Cosa succede se una cosa ti piace?”
“Cosa?”
“A te?”
“Beh, mi succede che la desidero.”
“Appunto! Guarda caso, capita anche a me… e corro in camera mia a… toccarmi!”
Scoppiò in una fragorosa risata, mentre io restavo ammutolito a guardarla. La trovavo ancora più bella che mai e non smise di essere bellaneanche quando, all’improvviso, tornò seria e mi fissò negli occhi.
“In questo siamo diversi! Io, se una cosa mi piace, cerco di raggiungerla, non mi accontento di avere qualcosa che sembri sostituirla, ma che non può essere neanche lontanamente la stessa cosa. Anche con tuo nonno fu così: lo desideravo e sembrava irraggiungibile, ma io arrivai all’obiettivo!”
“Ma si mia nonna?”
“Ancora!?! Sono una donna! E, se devo dirla tutta, ora sei tu il mio obiettivo: quindi sei davanti ad una scelta.”
“Quale?”
“Decidi di arrenderti subito, o preferisci continuare a dire che sono tua nonna e ad ammazzarti di seghe dopo avermi guardata, fino a che non ti avrò portato a letto io?”
Ero disorientato: l’immagine che avevo di mia nonna non era certo quella di una puritana, ma non avrei mai pensato di poter ricevere da lei una proposta così esplicita. Ed era nuda, bella, davanti ai miei occhi: il formicolio sotto le mie mutande era diventato incontrollabile. E restai immobile, a guardarla negli occhi, mentre la sua mano scivolava sui miei pantaloncini e sul mio cazzo pronto ad esplodere.
“Pare che lui non si ponga tante domande. Tu hai ancora dubbi?”
Mi sussurrò questa frase, mentre era a pochi millimetri dalle mie labbra. Tirai fuori la lingua e le raggiunsi: si schiusero per farmi entrare: non dimenticherò mai quel sapore di fresco della sua bocca. Come un cagnolino, la seguì in camera e lasciai che mi spogliasse. Muoveva le sue mani lentamente, sfilandomi i pochi indumenti che indossavo: ogni centimetro della mia pelle che scopriva, era come un trofeo conquistato, che subito ricopriva di baci e carezze, lasciando dietro di se una scia umida di saliva. I miei boxer furono gli ultimi a capitolare e lei si inginocchiò di fronte al mio cazzo, come fosse una divinità sacrilega da adorare. Rimase a guardarlo e ad accarezzarlo per un tempo indefinito, ma che mi sembrò lunghissimo, mentre io agognavo di vederlo sparire nella sua bocca, come avevo visto in tanti film porno. Lei, invece, lo teneva lì, sul palmo della mano, come se lo volesse pesare. Solo di tanto in tanto, piegava la test, per baciarlo, talvolta con la lingua di fuori, molto più spesso posandovi solo le labbra. Non ci crederete, ma il profumo della sua fica riusciva a raggiungermi, eccitandomi ancora di più, spingendomi ancor più a desiderare di congiungermi con lei, con mia nonna, con una donna di 44 anni più grande di me.
“Detto fatto: non hai perso tempo!”
La voce di mia madre mi fece trasalire, procurandomi una lieve flessione dell’erezione.
“Mi hai mai visto dire che farò qualcosa che poi non avrei fatto?” l’apostrofò mia nonna. Poi, rivolgendosi a me: “Ogni tanto fa la santarellina, ma è una grandissima troia: perché non la inviti ad unirsi a noi?”
“Ma…” balbettai.
“Ancora questi dubbi del tipo è mia madre!?! Ti dico che è una gran troia, che ha solo bisogno che tu glielo chieda:”
Mi rivolsi a lei, non senza qualche timore.
“Mamma, vieni anche tu?”
Non dovetti ripeterglielo: si spogliò in un attimo, proponendomi il suo corpo abbondante, ma ben proporzionato. Mi nonna si sollevò ed io rimasi stretto da entrambe: i loro seni premevano sul mio corpo, le loro fiche si strusciavano sulle mie cosce, le loro lingue saettavano sui lobi delle mie orecchie ed io credevo di impazzire dal piacere.
“Vedrai che fica dolce ha la tua mamma!” guardai perplesso la nonna.
“Anche quella di nonna, però, ha un gusto fantastico!” voltai lo sguardo su mia madre.
“Voi…”
“Noi siamo amanti, sì. Tuo padre la voleva tutta per sé: che stupido tradizionalista!”
“Se ne è andato, quando avrebbe potuto chiavarsi due donne come stai per fare tu.”
I primi dubbi si dissiparono allora: mio padre se n’era andato perché aveva sorpreso mia nonna e mia madre a far l’amore. Ed ecco perché continuavamo a vivere tutti e tre: tra di loro c’era qualcosa e non volevano certo nasconderlo.
Intanto che questi pensieri turbinavano nella mia testa, loro continuavano a coprirmi di baci, inframezzandoli con voluttuosi ed osceni baci tra loro due, che mi eccitavano ancora di più. Il mio primo orgasmo lo raggiunsi in questo modo: guardando lor che limonavano e si accarezzavano e poi accarezzavano me. Le inondai con il mio sperma e loro ridevano e si baciavano, si baciavano e si ripulivano a vicenda del mio sperma con le loro lingue. Mi bastò questo per ritrovare vigore, ma ora ero intenzionato a scoparmele, tutte e due.
“Sai, nonna?!? Credo che tu abbia ragione: se desideri una cosa devi prendertela.” Senza dire altro la rovesciai sul letto ela infilzai col mio cazzo. Lei mi guardò con uno sguardo pieno di desiderio e di sfida, prima di tornare a limonare con mia madre che si era stesa anche lei sul letto e si sfregava furiosamente il clitoride.
“!Brava! Lavoratelo bene, perché poi tocca a te, troia!” lei mi sorrise, continuando a muovere freneticamente le dita sul clitoride.
“Questo ragazzino impara subito e non ha tutte le remore di suo padre: finalmente un uomo coi coglioni, che dici?” le chiese mia nonna.
“Dico che come sempre avevi ragione tu, amore! Ma ora voglio che mi lecchi la fica!”
Mia nonna mi obbligò ad uscire e si stese tra le cosce di mia madre, offrendomi una volta di più la vista del suoi culo perfetto. Non ebbi bisogno che mi dicesse qualcosa: le leccai il buchino con piacere, poi le infilai il cazzo, provocandole un piccolo spasmo. Poi riprese a leccare la fica a mia madre, mentre io la inculavo con decisione, ma anche facendo attenzione ai segnali che arrivavano dal mio corpo: volevo scopare mia madre e non volevo rischiare di trovarmi a corto di cartucce. Ma anche nonna lo aveva capito: senza parlare si sfilò:
“Ora tocca a te leccarmi la fica. Vedrai come è bello farlo mentre Federico ti incula. Ha proprio un bel cazzo, questo ragazzo. E lo sa usare bene, anche senza esperienza. Ma con noi te la fari presto.”
“Non chiedo di meglio!”
Il buco del culo di mia madre era più stretto e faticai un poco a farlo scivolare dentro. Lei mordicchiava il clitoride di nonna e si godeva il mio tarello.
“Dai, Fede! Fammi sentire davvero puttana!”
”Non ne hai bisogno, mamma! Lo sei già di tuo!”
La mia prima volta era con mia nonna e mia madre. E che prima volta! Erano due vacche affamate di cazzo come le avevo viste nei film. Erano due lesbicone, innamorate del cazzo e della fica ed erano mie. O meglio, anche mie. Sì, perché, mentre le scopavo ero consapevole che due troie così non si sarebbero mai accontentate solo del mio cazzo. Ma a me cosa importava? A me interessava che le loro fiche, i loro culi, le loro bocche ci fossero sempre anche per me. E tutto sembrava affermare che così sarebbe stato.
“Hai un cazzo come tuo nonno e tuo bisnonno, tesoro: non si stanca mai!” mi disse mia nonna, quando ricominciai a scopare lei. Parole che, in quel momento, scivolarono nel canale della lussuria più sfrenata, mentre raggiungevo di nuovo l’orgasmo e di nuovo le innaffiavo. E di nuovo riprendevano apulirsi con la lingua, per poi baciarsi. Sbattei il mio cazzo sulle loro bocche e sotto le loro lingue subito tornò a crescere.
“Silvia, ci tocca la terza oggi: evviva!”
“Che tesoro di figlio che ho!”
“E che nipote. Proprio come mio padre!”
Questa volta, una lucina si accese nel cervello: nonno, bisnonno… mio padre era figlio di mio nonno. Era lei che Teresa, mia nonna aveva desiderato e si era preso, senza porsi tante domande. Proprio una grandissima puttana.
di
scritto il
2026-08-03
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