Incidente sul lavoro
di
Troy2a
genere
incesti
“Oggi girerai una scena con un giovane alla sua prima esperienza. Ha 18 anni, ma sembra molto sicuro di se!”
“Ok, nessun problema!”
“Lo immaginavo, anche se sarà una sorpresa per te!”
“Che genere di sorpresa?”
“Lo vedrai! Ah, eccolo che arriva!”
A quelle parole mi voltai ed ebbi un tuffo al cuore: l’attore con cui avrei dovuto girare era mio figlio Tony. Quello stronzo di Bellavista, il regista, lo conosceva come il mio giovanissimo compagno, perché per tutti quello era, da quando ci eravamo trasferiti vicino a Roma. Ora aveva scoperto che era appena diventato maggiorenne, perché aveva dovuto dare tutti i dati. Mio figlio sapeva bene che lavoro facessi, non mi preoccupava sputtanarmi, ma dover scopare con lui, perché faccio l’attrice, sì, ma di film porno.
“Marco, posso parlarti un attimo?”
Chiesi dopo aver fatto finta di salutare mio figlio, ostentando una tranquillità che non potevo avere, quella che, invece, dimostrò lui, abbracciandomi, come fosse davvero il mio compagno.
Ok! Andiamo di là.” Mi invitò Marco con un eloquente gesto della mano.
“Preferirei non girare con lui!” disi, non appena fummo da soli.
“Oh, cazzo! Questa è bella! Ti scopi un esercito in ogni film e non vuoi scopare con il tuo compagno?”
“Mi imbarazza.”
“Ma tu senti questa stronza: la imbarazza scopare con il suo compagno. Che per giunta è un bambino, cresciuto solo in mezzo alle gambe. Pure pedofila e si imbarazza. Andiamo di là e vedi di fare la troia, se lo sai fare, altrimenti cambia mestiere.”
“Come se fosse facile.”
“Non sono cazzi miei!”
Marco sapeva essere crudele e sapeva come ferirmi, fui tentata di dirgli la verità, ma forse questo lo avrebbe incarognito ancora di più. Non mi restava che sperare che mio figlio si tirasse indietro.
“Allora, Tony, questo sarà poco più di un provino. Anche se, se va bene, lo faremo girare. Quindi, dacci dentro come se foste soli a casa vostra: lei è una professionista, non ha bisogno di raccomandazioni. Pronti?”
Senza rispondere, cominciai a spogliarmi, con un occhio sempre rivolto a Tony, sperando di scorgere in lui qualche pur timido segno di perplessità. Ma niente: si spogliava tranquillo, come se fosse qualcosa che avessimo sempre fatto in casa. Ero ormai nuda, di fronte a lui, la prima volta e lui mi guardava come si guarda una donna che si desidera possedere e io… cazzo! Già: proprio cazzo. Mio figlio aveva un coso tra le gambe di proporzioni inaudite, il più grosso che avessi mai conosciuto. E di esperienza ne avevo. Sperai che almeno non provasse a mettermelo in culo, anche se ero consapevole che se non lo avesse fatto di sua iniziativa sarebbe stato Marco a chiederlo. Si avvicinò con passo sicuro: dimostrava ben più di suoi 18 anni. La cosa ci aveva permesso di spacciarci per compagni, ma per me era sempre il mio bambino. Guardai i suoi profondi occhi neri, che non avevano paura di incrociare il mio sguardo. Ero piuttosto io ad avere paura di quanto stava succedendo. Mi prese il volto tra le sue mani grandi e si avvicinò con la bocca alla mia. Dovevo recitare la mia parte. Sentì le sue labbra posarsi sulle mie, poi cominciarono a stringere il mio labbro inferiore, risucchiandolo, come fosse un frutto da troppo sperato. Mi abbandonai, portando la lingua nella sua bocca, facendola vorticare come un mulinello.
“Bravissimi! Stupendo1 Siete così naturali.: sapevo che sarebbe stata un’ottima scena.” Marco pensava solo al suo film, non percepiva il mio imbarazzo, che dissimulavo con l’esperienza del lavoro. Tony mi guardò, o meglio mi spinse giù con lo sguardo, chiedendomi di ingoiare il suo cazzo, senza parlare. Scivolai lungo il suo corpo, fino ad inginocchiarmi di fronte a lui. Da vicino, era ancora più mostruosamente enorme. Lo baciai, lo leccei, facendo in modo che la mia lingua prima e le mie labbra dopo percorressero tutta quella gigantesca trave, fino allo scroto. Anche i testicoli erano grandi… e gonfi: promettevano tanta sborra. Dal basso, lo guardai: potevo vedere nei suoi occhi tanto desiderio, tanta passione… tanto amore. Rabbrividì a questo pensiero.
Tornai a concentrarmi su quello che stavo facendo: il mio lavoro, continuavo a ripetermi che stavo solo lavorando, che mio figlio era solo un collega di lavoro, che il cazzo che stavo ciucciando, quell’enorme cazzo, sarebbe potuto essere di chiunque altro.
Lui mi sollevò, tornando a baciarmi come se non ci fosse un domani. Poi mi fece stendere sul letto ed in un attimo la sua testa fu tra le mie gambe, la sua lingua saettava sul mio clitoride, le sue labbra duellavano con la mia fica. Era solo un collega, un bravissimo collega: mio malgrado stavo apprezzando ogni cosa del suo corpo, ogni movimento. Il mio lavoro mi stava piacendo sempre più, contro la mia volontà. Il mio corpo mi mandava messaggi inconfondibili di piacere sempre più intenso. E lui? Lui aveva sempre lo stesso sguardo, quando i nostri si incrociavano, pieni di amore. Un amore che non aveva nulla di filiale, che non poteva essere il suo modo di fare bene il lavoro che si era scelto. Il suo cazzo ora era alla porta di quel paradiso che diciotto anni prima lo aveva visto nascere. Le pareti della mia fica si dovettero allargare a dismisura per accoglierlo, strappandomi un grido che era un misto di dolore, sorpresa e goduria. Mi trovai a pensare che, se non fosse stato mio figlio, sarebbe stato l’amante che avrei voluto. Teneva un ritmo costante, non troppo frenetico e non accennava per nulla ad avere un orgasmo, mentre io sentivo arrivare il mio che fu devastante, costringendomi a squirtare, neanche fosse stata una pisciata. Rimasi distesa, stordita, come mai mi era capitato, mentre lui si stendeva al mio fianco, dandomi il tempo di riprendermi. Furono le mie labbra, stavolta, a cercare le sue, in un bacio lunghissimo e denso di tanto.
“Ora ti inculo!”
“Tesoro, fai piano!”
“Vedrai che ti piacerà!”
L’appaluso ci colse di sorpresa.
“Bravissimi! Sembra davvero che sia la rima volta insieme per voi.”
Che stronzo! Non poteva capire.
Mi girai, mettendomi nella posizione della pecorina, ed attesi con un senso di apprensione quello che sarebbe successo. Sentì lapparmi il buchino, poi la lingua di Tony cercare di spingere in profondità. Quindi un dito, poi due e tre. Poi il vuoto: non ci voleva molto per capire che il momento era arrivato. La cappella di Tony sullo sfintere mi sembrò una minaccia. Poi lui prese a spingere, lentamente, facendosi spazio in un buco allenatissimo, ma che faticava ad accogliere tutta quella grazia. Marco non poté vedere la lacrima di dolore che mi solcò il volto, nonostante mio figlio si sforzasse di essere il più dolce possibile. Lui continuava ad inquadrare da vicino il cazzo di Tony, fino a quando lo stesso non riuscì a scivolare nel mio budello. Cominciavo ad apprezzarlo: mi sentivo felicemente piena e di nuovo pisciai come una fontana. Sentivo il cazzo di mio figlio pulsare dentro di me: anche per lui si avvicinava il momento di godere: con calma, tirò fuori il cazzo dal mio culo, poi si segò, fino a sborrarmi sulla schiena. Si accasciò sopra di me e mi sussurrò all’orecchio:
“Ti amo, mamma!” ebbi di nuovo quel brivido e non seppi dir nulla.
“Bravi, bravi, bravi!” battendo le mani, Marco si avvicinava a noi, dopo aver posato la macchina da presa. “Siete stati semplicemente fantastici. Credo che vi farò recitare spesso insieme.”
Dopo esserci rivestiti, chiesi a Tony con cosa fosse venuto fin lì.
“Ho preso l’autobus!”
“Torniamo insieme? Ho l’auto parcheggiata proprio qui di fronte.”
“Certo!”
Salutammo, restando d’accordo che ci avrebbe contattato Marco per altri lavori. E ce ne andammo.
Non parlammo più, fino a cena. Poi fu lui a dire qualcosa.
“Credo che ci chiederà di recitare spesso!”
“lo credo anch’io!”
“Per me va benissimo, solo…”
“Solo?”
“Non credi dovremmo allenarci, per essere sempre all’altezza?”
“Tu cosa proponi?”
“Di scopare, senza bisogno di recitare.”
“Sono d’accordo, ma non mi dire che mi ami… almeno no troppo spesso. Sono sempre tua madre.”
“Ma da oggi sei anche la mia donna!”
“Ok, nessun problema!”
“Lo immaginavo, anche se sarà una sorpresa per te!”
“Che genere di sorpresa?”
“Lo vedrai! Ah, eccolo che arriva!”
A quelle parole mi voltai ed ebbi un tuffo al cuore: l’attore con cui avrei dovuto girare era mio figlio Tony. Quello stronzo di Bellavista, il regista, lo conosceva come il mio giovanissimo compagno, perché per tutti quello era, da quando ci eravamo trasferiti vicino a Roma. Ora aveva scoperto che era appena diventato maggiorenne, perché aveva dovuto dare tutti i dati. Mio figlio sapeva bene che lavoro facessi, non mi preoccupava sputtanarmi, ma dover scopare con lui, perché faccio l’attrice, sì, ma di film porno.
“Marco, posso parlarti un attimo?”
Chiesi dopo aver fatto finta di salutare mio figlio, ostentando una tranquillità che non potevo avere, quella che, invece, dimostrò lui, abbracciandomi, come fosse davvero il mio compagno.
Ok! Andiamo di là.” Mi invitò Marco con un eloquente gesto della mano.
“Preferirei non girare con lui!” disi, non appena fummo da soli.
“Oh, cazzo! Questa è bella! Ti scopi un esercito in ogni film e non vuoi scopare con il tuo compagno?”
“Mi imbarazza.”
“Ma tu senti questa stronza: la imbarazza scopare con il suo compagno. Che per giunta è un bambino, cresciuto solo in mezzo alle gambe. Pure pedofila e si imbarazza. Andiamo di là e vedi di fare la troia, se lo sai fare, altrimenti cambia mestiere.”
“Come se fosse facile.”
“Non sono cazzi miei!”
Marco sapeva essere crudele e sapeva come ferirmi, fui tentata di dirgli la verità, ma forse questo lo avrebbe incarognito ancora di più. Non mi restava che sperare che mio figlio si tirasse indietro.
“Allora, Tony, questo sarà poco più di un provino. Anche se, se va bene, lo faremo girare. Quindi, dacci dentro come se foste soli a casa vostra: lei è una professionista, non ha bisogno di raccomandazioni. Pronti?”
Senza rispondere, cominciai a spogliarmi, con un occhio sempre rivolto a Tony, sperando di scorgere in lui qualche pur timido segno di perplessità. Ma niente: si spogliava tranquillo, come se fosse qualcosa che avessimo sempre fatto in casa. Ero ormai nuda, di fronte a lui, la prima volta e lui mi guardava come si guarda una donna che si desidera possedere e io… cazzo! Già: proprio cazzo. Mio figlio aveva un coso tra le gambe di proporzioni inaudite, il più grosso che avessi mai conosciuto. E di esperienza ne avevo. Sperai che almeno non provasse a mettermelo in culo, anche se ero consapevole che se non lo avesse fatto di sua iniziativa sarebbe stato Marco a chiederlo. Si avvicinò con passo sicuro: dimostrava ben più di suoi 18 anni. La cosa ci aveva permesso di spacciarci per compagni, ma per me era sempre il mio bambino. Guardai i suoi profondi occhi neri, che non avevano paura di incrociare il mio sguardo. Ero piuttosto io ad avere paura di quanto stava succedendo. Mi prese il volto tra le sue mani grandi e si avvicinò con la bocca alla mia. Dovevo recitare la mia parte. Sentì le sue labbra posarsi sulle mie, poi cominciarono a stringere il mio labbro inferiore, risucchiandolo, come fosse un frutto da troppo sperato. Mi abbandonai, portando la lingua nella sua bocca, facendola vorticare come un mulinello.
“Bravissimi! Stupendo1 Siete così naturali.: sapevo che sarebbe stata un’ottima scena.” Marco pensava solo al suo film, non percepiva il mio imbarazzo, che dissimulavo con l’esperienza del lavoro. Tony mi guardò, o meglio mi spinse giù con lo sguardo, chiedendomi di ingoiare il suo cazzo, senza parlare. Scivolai lungo il suo corpo, fino ad inginocchiarmi di fronte a lui. Da vicino, era ancora più mostruosamente enorme. Lo baciai, lo leccei, facendo in modo che la mia lingua prima e le mie labbra dopo percorressero tutta quella gigantesca trave, fino allo scroto. Anche i testicoli erano grandi… e gonfi: promettevano tanta sborra. Dal basso, lo guardai: potevo vedere nei suoi occhi tanto desiderio, tanta passione… tanto amore. Rabbrividì a questo pensiero.
Tornai a concentrarmi su quello che stavo facendo: il mio lavoro, continuavo a ripetermi che stavo solo lavorando, che mio figlio era solo un collega di lavoro, che il cazzo che stavo ciucciando, quell’enorme cazzo, sarebbe potuto essere di chiunque altro.
Lui mi sollevò, tornando a baciarmi come se non ci fosse un domani. Poi mi fece stendere sul letto ed in un attimo la sua testa fu tra le mie gambe, la sua lingua saettava sul mio clitoride, le sue labbra duellavano con la mia fica. Era solo un collega, un bravissimo collega: mio malgrado stavo apprezzando ogni cosa del suo corpo, ogni movimento. Il mio lavoro mi stava piacendo sempre più, contro la mia volontà. Il mio corpo mi mandava messaggi inconfondibili di piacere sempre più intenso. E lui? Lui aveva sempre lo stesso sguardo, quando i nostri si incrociavano, pieni di amore. Un amore che non aveva nulla di filiale, che non poteva essere il suo modo di fare bene il lavoro che si era scelto. Il suo cazzo ora era alla porta di quel paradiso che diciotto anni prima lo aveva visto nascere. Le pareti della mia fica si dovettero allargare a dismisura per accoglierlo, strappandomi un grido che era un misto di dolore, sorpresa e goduria. Mi trovai a pensare che, se non fosse stato mio figlio, sarebbe stato l’amante che avrei voluto. Teneva un ritmo costante, non troppo frenetico e non accennava per nulla ad avere un orgasmo, mentre io sentivo arrivare il mio che fu devastante, costringendomi a squirtare, neanche fosse stata una pisciata. Rimasi distesa, stordita, come mai mi era capitato, mentre lui si stendeva al mio fianco, dandomi il tempo di riprendermi. Furono le mie labbra, stavolta, a cercare le sue, in un bacio lunghissimo e denso di tanto.
“Ora ti inculo!”
“Tesoro, fai piano!”
“Vedrai che ti piacerà!”
L’appaluso ci colse di sorpresa.
“Bravissimi! Sembra davvero che sia la rima volta insieme per voi.”
Che stronzo! Non poteva capire.
Mi girai, mettendomi nella posizione della pecorina, ed attesi con un senso di apprensione quello che sarebbe successo. Sentì lapparmi il buchino, poi la lingua di Tony cercare di spingere in profondità. Quindi un dito, poi due e tre. Poi il vuoto: non ci voleva molto per capire che il momento era arrivato. La cappella di Tony sullo sfintere mi sembrò una minaccia. Poi lui prese a spingere, lentamente, facendosi spazio in un buco allenatissimo, ma che faticava ad accogliere tutta quella grazia. Marco non poté vedere la lacrima di dolore che mi solcò il volto, nonostante mio figlio si sforzasse di essere il più dolce possibile. Lui continuava ad inquadrare da vicino il cazzo di Tony, fino a quando lo stesso non riuscì a scivolare nel mio budello. Cominciavo ad apprezzarlo: mi sentivo felicemente piena e di nuovo pisciai come una fontana. Sentivo il cazzo di mio figlio pulsare dentro di me: anche per lui si avvicinava il momento di godere: con calma, tirò fuori il cazzo dal mio culo, poi si segò, fino a sborrarmi sulla schiena. Si accasciò sopra di me e mi sussurrò all’orecchio:
“Ti amo, mamma!” ebbi di nuovo quel brivido e non seppi dir nulla.
“Bravi, bravi, bravi!” battendo le mani, Marco si avvicinava a noi, dopo aver posato la macchina da presa. “Siete stati semplicemente fantastici. Credo che vi farò recitare spesso insieme.”
Dopo esserci rivestiti, chiesi a Tony con cosa fosse venuto fin lì.
“Ho preso l’autobus!”
“Torniamo insieme? Ho l’auto parcheggiata proprio qui di fronte.”
“Certo!”
Salutammo, restando d’accordo che ci avrebbe contattato Marco per altri lavori. E ce ne andammo.
Non parlammo più, fino a cena. Poi fu lui a dire qualcosa.
“Credo che ci chiederà di recitare spesso!”
“lo credo anch’io!”
“Per me va benissimo, solo…”
“Solo?”
“Non credi dovremmo allenarci, per essere sempre all’altezza?”
“Tu cosa proponi?”
“Di scopare, senza bisogno di recitare.”
“Sono d’accordo, ma non mi dire che mi ami… almeno no troppo spesso. Sono sempre tua madre.”
“Ma da oggi sei anche la mia donna!”
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