Meglio tardi 11

di
genere
incesti

Come previsto, alla nostra festa di fidanzamento c’erano solo gli amici fidati. Qualcuno aveva accettato con entusiasmo, qualcuno aveva avuto paura che non sarebbe stato capito, come Marta. Invece, Sebastiano non aveva sollevato obiezioni. E neanche la moglie e la figlia di Vito.
Non avendo dato un dress code, ognuno si era vestito a modo suo, qualcuno in maniera più audace, come me, altri in maniera più sobria. Ma quelli che suscitarono l’ammirazione di tutti furono Clotilde e Niccolò. Avevano il solo mantello, stretto in vita dal cordone, che ad entrambi lasciava molto scoperte le cosce ed i fianchi. Il seno di Clotilde, leggermente cascante vista l’età, di tanto in tanto lasciava scorgere il capezzolo, incredibilmente turgido.
Il tavolo su cui troneggiavano pochi vassoi di rosticceria e pasticcini e tante bottiglie di prosecco non lasciavano dubbi su quale potesse essere l’idea di festa.
Quando fummo tutti, senza tergiversare, Mirko mi prese per mano e mi portò al centro della stanza, estrasse dalla tasca un cofanetto. Il più classico e stereotipato dei gesti. L’anello mi scivolò al dito, brillando. Poi, Mirko mi strinse tra le braccia e, prima di baciarmi, mi sussurrò_
“Ti amo, mamma!”
Una frase che per me valeva mille anelli. Piansi come una ragazzina al primo amore, mentre qualcuno faceva partire una musica, al ritmo della quale noi due prendemmo a ballare, seguiti da tutti gli altri. Anche se eravamo in 5 donne, restava comunque uno squilibrio con il numero degli uomini, che erano otto, così le coppie si formavano e si scomponevano continuamente. Manco a dirlo, quando arrivò Saverio a ballare con me, non perse tempo.
“Olga, te lo dico sempre: tu stai meglio nuda!”
“Quindi?”
“Che ne dici di spogliarti?”
Provai , senza troppa convinzione a schermirmi, ma subito fui incalzata da Mirko.
“Dai, mamma! Dai il buon esempio!”
Saverio sembrava non attendere altro: si avvicinò e cominciò a sfilarmi il vestito, afferrandolo dal lembo inferiore e tirandolo su. Rimasi con il solo reggiseno ed il perizoma, uno dei più striminziti che possedevo. La mia svestizione fu accolta da un applauso collettivo, ma anche da un’inattesa emulazione da parte della figlia di Vito, che sfilò Jeans e felpa, rivelando tutta la bellezza del suo corpo ancora acerbo. Il seno, stupendamente sodo, risaltava strizzato in un reggiseno forse troppo piccolo, il perizoma era anche più stringato del mio, praticamente un filo che percorreva il solco tra le natiche e passava tra le grandi labbra, per allargarsi, si fa per dire, in un minimo triangolo all’altezza del monte di Venere, sul quale si intravedeva un ciuffetto di peli.
“Beh, direi che tocca a me dare il buon esempio!” esordì Clotilde. In men che non si dica, si disfece del poco che aveva indosso, restando completamente nuda, se si esclude il velo che continuava a tenere in testa. Marta rimaneva impacciata, un po’ in disparte. Scambiò uno sguardo pieno di significato con Sebastiano e sentì lui mormorare:
“Dai, mamma! Se siamo in ballo, balliamo!”
Il volto di Marta si distese in un sorriso che sapeva di liberazione e che mantenne mentre sfilava prima la camicetta e poi la gonna, rivelando un paio di autoreggenti ed un intimo mozzafiato, che i ragazzi non mancarono di sottolineare, complimentandosi con lei , ma anche con suo figlio.
“Scusate, ma dobbiamo spogliarci solo noi donne?” intervenni, da padrona di casa e festeggiata. “Non toglierò più nulla fino a che non vedrò almeno due uomini completamente nudi!”
“Eccoti il primo!” esclamò Niccolò, emulando il gesto di Clotilde ed andando subito ad abbracciarla e baciarla. La sua mano scivolò tra le cosce di mia cognata, che si lasciò sfuggire un gemito, segnale evidente di quanto fosse già eccitata.
Anche Mirko si spogliò completamente e, subito dopo, mi richiamò ai miei doveri.
“Ora non hai più scuse, mamma!”
Non feci in tempo a spogliarmi da me. Rivelando un’intraprendenza che non gli riconoscevo, Vito con un balzo mi sfilò il perizoma. Quasi contemporaneamente, sentì sganciarsi il ferretto del reggiseno. Mi voltai e fui sorpresa di vedere che era Sebastiano a privarmi del reggiseno. Poi tornò da sua madre e spogliò anche lei. In breve fummo tutti nudi e continuammo a ballare in totale libertà, non evitando che le nostre mani si lasciassero andare a carezze sempre più intime e lascive. Il clima, complice l’alcool che scioglieva i freni inibitori, si scaldava sempre più, ma sembrava che nessuno avesse il coraggio di fare il primo passo verso un’orgia che tutti sembravamo desiderare.
Fu Elena a prendere Mirko e, dopo essersi poggiata sul tavolo coi gomiti ed aver spinto il sedere all’indietro, ad invitarlo in maniera esplicita a ficcarglielo nella fica. Saverio si avvicinò ai due e provò a baciarla e lei non si sottrasse. Guardai Vito e notai un velo di gelosia nei suoi occhi: mi avvicinai, quindi, a sua moglie. Ci bastò uno sguardo per intenderci: ci avvicinammo a lui elei gli afferrò il cazzo, mentre io prendevo a baciarlo. Sua moglie si unì al nostro bacio: le nostre tre lingue si intrecciavano e scioglievano in continuazione, lasciando spazio a limonate in due, tra me e lui, tra me e lei, tra lui e lei. Clotilde, in ginocchio alternava i cazzi di Niccolò e di due ragazzi nella sua bocca, mentre altri due avevano impalato Marta in una doppia sul tappeto. L’ultimo dei ragazzi si avvicinò al nostro trio.
“Scusa, Olga! Il fascino della novità!”
Girò alle spalle della moglie di Vito e la inculò senza complimenti. Eravamo un bellissimo gruppo di porci, vogliosi di godere, senza farci tante domande.
“Un attimo di attenzione!” chiesi “Propongo una regola: tutte dovremo scopare con tutti!”
L’accettazione fu unanime.
“Poi, vorrei poter parlare in privato con le donne!” gli uomini si guardarono incuriositi, mentre noi, in un angolo, parlottavamo. Furono solo pochi istanti, poi tornammo dai nostri uomini, volenterose di godere senza limiti.
“Abbiamo deciso che dovrete venirci tutti in bocca! Siete d’accordo?” annuirono tutti, mentre ricominciavamo a scopare.
Era un bell’esercizio, alternarsi tra quei meravigliosi cazzi, così come immagino fosse un’operazione gradita a loro spostarsi dalla fica di una al culo, o alla bocca di un’altra. Non avevamo certo problemi di tempo ed era chiaro che tutti e tutte volessimo prolungare quei bei momenti il più possibile. Avevo capito di piacere non poco a Vito, visto che me lo ritrovavo tra le gambe in continuazione. Devo ammettere che a me non dispiacesse, anche se avevo apprezzato particolarmente la dotazione di Niccolò- Marta, completamente disinibita e felice del benestare di Sebastiano, spesso si trastullava con tre cazzi contemporaneamente.
Quando i nostri uomini cominciarono a dare segni di non farcela più, ci inginocchiammo tutte a ricevere la loro sborra in bocca. Tutte tranne Elena, che rimaneva poco discosta a guardare mentre fiotti di sborra densa arrivavano nelle nostre bocche. Ma nessuna ingoiò: aspettammo che tutti si svuotassero bene i coglioni, poi io, che ero la più vicina, baciai Elena sulla bocca, passandole, in realtà la sborra che avevo conservato. Clotilde, accanto a me, mi passò la sua, mentre Elena raggiungeva sua madre, che nel frattempo aveva passato la sua sborra ad Olga, che a sua volta l’aveva passata a Clotilde. Facemmo un paio di giri di quel gioco, incitate a continuare dagli uomini. Poi presi un bicchiere e tutte riversammo la sborra che avevamo in bocca in quel contenitore.
“Alla nostra amicizia!” brindò Clotilde, dando il primo sorso ed inghiottendo, finalmente, quel delizioso nettare. Ci passammo il bicchiere l’un l’altra, bevendo ed ingoiando quella miscela di gustosissima sborra.

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scritto il
2026-02-21
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