Una famiglia perfetta 2

di
genere
incesti

“Dai! Spaccale il culo! Falle capire chi è che dirige il gioco!”
Mia moglie era partita per Roma, per curare una causa giunta in cassazione, ed io ed i miei figli ne stavamo approfittando per qualche ripetizione allegra. Questa volta, Francesca aveva voluto farlo in modo tradizionale: tuti e tre, ma uno per volta. Gli altri avrebbero potuto assistere o attendere in un altro punto della casa. Senza dircelo, avevamo optato tutti per una via di mezzo: aspettavano in soggiorno, ma ogni tanto facevamo capolino per vedere come procedevano … i lavori. Così, ora Aldo se la stava inculando per bene, con lei messa alla pecorina, e Salvo lo incitava. Risultato: Francesca se la rideva beata, tra un mugolio di piacere e l’altro. Andavamo avanti, alternandoci, da oltre due ore ed il risultato era che noi maschietti cominciavamo a dare qualche cenno di cedimento, mentre lei passava da un orgasmo all’altro, sempre pronta a ricominciare.
“Ahhh, vengo, vengo!!!” con un grugnito da cinghiale, Aldo tirò fuori dal culo di lei un cazzo ancora duro e gocciolante sborra. Lei sorrise una volta di più e, portandosi una mano dietro per evitare che la sborra finisse sul pavimento, corse in bagno. Ne uscì una manciata di minuti dopo, che si asciugava ancora con un asciugamano.
“Bene, papi! Tocca a te ora!” la presi in braccio e la riportai sul letto.
“Ma tu non ti sazi mai di cazzo?”
“Credo di no! Ti dispiace?”
“Mi dispiace non essere capace di reggere i tuoi ritmi. Meriti di prendere tutto il cazzo che ti piace.” Risposi, mentre cominciavo a scoparla dolcemente nella posizione del missionario.
“Papà, quella troia vuole essere sbattuta, non accarezzata!” Salvo continuava ad entrare e uscire, col cazzo in mano e ad incitare a modo suo chi scopava la sorella.
“Tu fatti i cazzi tuoi. Papà, prendimi come piace a te: a me piace sempre e comunque!” qualunque altra donna, pensavo, sarebbe stata distrutta dopo aver fatto sesso per tanto tempo senza interruzioni, se si escludono i pochi minuti per rinfrescarsi e togliersi di dosso la sborra ricevuta dl rapporto precedente. A freddo, quando i nostri giochi erano finiti, mi sorprendevo spesso a chiedermi se fosse normale per un padre desiderare così tanto la figlia ed accettarla per la puttana che era. Ma bastava che lei mi guardasse con i suoi occhi da cerbiatta per scrollarmi ogni dubbio di dosso e desiderare solo di poterla scopare ancora.
“che cazzo che hai, papi! Promettimi che me lo darai sempre.”
“Vorrei potertelo dare ancora a lungo, ogni volta che lo vorrai, tesoro! Sei fantastica: la nostra puttanella!”
Continuai con il mio ritmo lento, che mi consentiva di sprecare troppe energie e di durare più a lungo. Tanto più che a lei, dopo aver preso tanto cazzo in maniera forsennata, quel nostro amplesso, così simile ad un fare l’amore romantico, sembrava non dispiacere. Ogni tanto cercava la mia bocca e ci baciavamo come due innamorati alla loro prima volta. E, penso, una qualche forma di amore ci fosse davvero tra noi: scopavo mia figlia e volevo che lei provasse il massimo piacere, che conservasse un ottimo ricordo di quei nostri amplessi. E lo stesso credo che pensasse anche lei. I suoi occhi da cerbiatta non cessavano un istante di avere quell’espressione dolce che ricordavo dai tempi in cui era una bambina. Ed ora, quella bambina, era una donna, anzi una stupenda femmina da letto, capace di tenere a bada tre uomini, senza risentirne. Sentì il piacere arrivare e, anche se prendeva la pillola, pensai che fosse opportuno uscire da lei. Lo capì: per un attimo serrò le gambe dietro alle mie spalle. Poi ci ripensò, lasciò che mi sollevassi e venne a prendersi in gola tutto quello che avevo rinunciato a sparare nel suo utero.
Tornò in bagno, per il rituale della pulizia. Uscendo, prese per mano Aldo e tornò sul letto, fresca come se stesse appena cominciando a scopare. Stavolta volle cominciare prendendolo in bocca: anche il cazzo del mio figlio maggiore non era più al massimo della sua vigoria, ma bastarono pochi attimi di cura di Francesca ed era bello e pronto per sparire di nuovo nella fica di lei. E dalla fica al culo, senza soluzione di continuità, senza un attimo di tregua. E poi tornò il turno di Aldo. Ma quando fu di nuovo il mio, dovetti alzare bandiera bianca.
“Ragazzi, non ce la faccio. Non dimenticate che ho 47 anni e non ne facevo tre di fila da parecchio. Non immaginate neanche quanto mi dispiaccia, ma devo arrendermi.”
Sedetti su una poltrona e li guardai continuare, uno alla volta, mentre mi accarezzavo un cazzo ormai moscio. Le diedero ancora un paio di spazzolate, poi anche i due maschietti alzarono bandiera bianca. Francesca, al solito, andò in bagno. Ne uscì che aveva fatto la doccia: ci guardò, seduti intorno al tavolo, nudi, a bere una birra. La sfida era nei suoi occhi:
“Allora? Ricominciamo?”
Aldo e Salvo si guardarono, poi il maggiore, a capo chino, disse:
“Non ce la facciamo! Hai vinto tu sorellina: sei così troia che non possiamo competere.”
Lei lasciò che l’accappatoio scivolasse in terra e restò nuda anche lei. Prese una birra dal frigo e, venendo a brindare, ci apostrofò:
“Sono io la vostra regina, non la vostra schiava. Avrete la mia fica come e quando decido io, chiaro?”
Annuimmo tutti e tre, poi io aggiunsi:
“Sempre facendo attenzione che la mamma non scopra nulla, mi raccomando!” si guardarono, stavolta senza sorridere. Poi fu sempre Salvo ad assumersi le responsabilità del maggiore.
“Papà, non vogliamo nascondertelo più. Noi scopiamo con mamma.”
Trasalì.
“Come? Da quanto?”
“Noi due da un paio di anni, forse qualche mese in più. Francesca da pochi mesi.”
Rimasi incredulo a far vagare il mio sguardo dall’uno all’altro. Poi mi venne spontaneo chiedere.
“Michele?”
“Anche la mamma la pensa come Francesca.”
“Quindi la mamma lo fa solo con voi tre!”
“E qualche volta con lo zio Giulio! Ma Francesca non c’è mai stata con lo zio!”
Quella troia di mia moglie se la faceva con i suo figli ed anche col fratello. Ed io non mi ero mai accorto di nulla.
“E quando lo fate?” mia moglie ha orari di lavoro impossibili.
“Purtroppo solo la domenica. E neanche tutte… quando tu vai allo stadio.”
“E lo zio?”
“Quando non viene allo stadio con te. Ora, però, non arrabbiarti e non fare scenate con la mamma. In fin dei conti piace a tutti, no?”
“Tranquilli: nessuna scenata. Ma le preparerò una sospresa ed anche quella piacerà a tutti!”


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scritto il
2026-04-17
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