La dirigente scolastica 2
di
Troy2a
genere
orge
Alla spicciolata, nei primi giorni di settembre, anche tutti gli altri inquilini tornarono a riprendere il loro percorso di studi. Già fin dall’arrivo di Marcello, un siciliano di Caltagirone, sperimentammo come le cose, per la nostra storia, assumessero contorni molto più delicati: dovevamo muoverci con circospezione e, spesso, i nostri unici momenti di intimità erano quando, ormai notte, tutti ci rintanavamo nelle nostre camere.
“Mi sa che dobbiamo fare qualcosa?” le parole e la voce di Michele avevano un qual che di querulo.
“Lo penso anch’io, ma non saprei cosa. Di certo non ho voglia di smettere di stare con te, ma non possiamo certo andare in giro a manifestare quella che è la nostra storia, ti pare?”
“Certo, lo so anch’io! Dovremmo trovare una soluzione che possa andare bene a tutti e che ci metta al riparo dalle loro ritorsioni.”
“Tipo?”
“Tipo…. Beh, sei l’unica donna, sei la più matura, sei una grande professionista… Credo che tocchi a te individuare la soluzione migliore. Ti dico solo che l’imbarazzo non è solo da parte tua: Prima, avevamo l’abitudine di girare abbastanza liberi, per casa: ci capitava di alzarci in boxer, con una bella erezione e ciò non costituiva un tabù. “
“Uhm… Quindi, secondo te, dovrei dare un segnale di apertura? E se fraintendono e lo interpretano come disponibilità a…”
“Ad essere Troia? È un’eventualità. In fin dei conti, non vedo cosa ci sarebbe di male.”
“Ma dai i numeri?”
“Era solo il mio pensiero.”
“E non ti darebbe fastidio?”
“A parte che hai sempre detto che tra noi è solo sesso… Lo hai detto tu, non io… Comunque, anche se per me solo sesso non è, no! NON MI DAREBBE ALCUIN FASTIDIO!”
“Equivale ad una dichiarazione d’amore?” la cosa mi imbarazzava, ma mi consentiva di scappare da qualcosa che, al momento, mi faceva anche più paura, cioè trovare una soluzione a queta situazione imbarazzante.
Passai la notte, tornata nel mio lettino, ad ascoltare il respiro regolare di Michele, a pensare al suo corpo, ma soprattutto alle sue parole. Cosa stava succedendo? Davvero quel ragazzino che era stato mio alunno mi amava? Ed io ero veramente sicura che per me fosse solo sesso? La risposte alla terza domanda fu l’unica che trovai in poco tempo: no, non era solo sesso. Il fatto che, in quell’incresciosa situazione, non prendessi in considerazione l’idea di prendere le distanze da lui lo testimoniava chiaramente. Ma questo generava un’ulteriore dubbio: mi amava, probabilmente lo amavo, eppure non gli avrebbe dato fastidio se avessi, come dire, civettato un po’ con gli altri. E fino a che punto? Non ero certo una sprovveduta e sapevo bene come gli orientamenti sul sesso fossero ampiamente cambiati e dove prima imperava il senso del possesso e dell’esclusività, i giovani di oggi preferivano la…condivisione. Ma era proprio così?
La sveglia alle 5,30 non fece in tempo a suonare: la bloccai prima. Mi alzai e mi intrufolai, come facevo ormai ogni mattina, nel letto di Michele. Lo svegliai con un veloce pompino ed un bacio.
“Andiamo, dormiglione! È ora di alzarsi.” Senza indossare altro, oltre al reggiseno ed al perizoma usato per dormire (già, dormire!), andai in cucina e lui mi raggiunse lì, in boxer, con il cazzo che penzolava fuori dall’apertura. Preparai la moka, quella un po’ più grande: sapevo che Filippo, lucano di Rotondella e Mario, calabrese di Soverato sarebbero dovuti andare a lezione presto. Il tempo di mettere la moka sul fornello ed, infatti, eccoli arrivare, assonnati, nel loro pigiamino simile ad una divisa di ordinanza. Entrano, si stropicciano gli occhi increduli, cercano di dissimulare l’imbarazzo.
“Buongiorno, ragazzi! Perdonate, ma fa ancora caldo e tenere addosso il pigiama è una sofferenza per me. Ed anche per voi, credo: quindi, se siete d’accordo, bando agli imbarazzi ed ai tabù!”
Si guardarono allibiti, incapaci di elaborare una risposta che uscisse dagli schemi di sguardi increduli. “Siete d’accordo o no?” gli incalzai.
“D’accordo senza dubbio. Ma se capita che i nostri lui si impennino?” manifestò Mario-
“Bh, siamo adulti e vaccinati, sapremo ben gestire le emergenze. Pensate che, dormendo in stanza con Michele, è capitato che io vedessi nudo lui e lui me. Se sapremo gestire la situazione, potrebbe essere un vantaggio per tutti.”
“Potrebbe! Che ne dite di parlarne stasera dopocena tutti insieme?” propose Filippo.
“Sono pienamente d’accordo. Ma ora facciamo colazione, che il tempo stringe!” chiosai.
Ebbi una giornata così piena di impegni, che a sera mi ero proprio scordata della riunione di appartamento. Tornai a casa e trovai la tavola stranamente apparecchiata per sei: i ragazzi avevano preparato una cena speciale, con tortellini alla panna e cotolette alla milanese. Un vero azzardo, rispetto alle nostre abitudini. Prima di sedere a tavola, feci una doccia e, volutamente, indossai l’accappatoio nella maniera che mi era diventata congeniale, lasciando che desse ampio respiro agli sguardi dei miei commensali e così sedetti a tavola. Comparve anche un rosato fresco e frizzante, che ben si accompagnava al cibo. Mangiammo e bevemmo in un clima di allegria. Poi, Michele propose di lasciare i piatti per dopo e fare quella benedetta riunione per stabilire le regole della casa. In reltà, non ci fu un grande dibattito: allargare le maglie, far cadere inibizioni e tabù pareva essere l’obiettivo di tutti. Piuttosto, andavano visti i confini di questa prerdita di freni inibitori e questo richiedeva un colpo di mano. La domanda arrivò a bruciapelo e fece scendere un lungo momento di gelo. Senza molti giri di parole, Giovanni, di Soverato anche lui e compagno di camera di Mario, fissando me e Michele negli occhi, chiese:
“Ma voi due scopate?”
Mi trovai di fronte al dilemma: negare tutto o essere chiara? Negare sembrava la scelta più saggia, ma pensai che non sarebbe servito a trarmi fuori dagli impicci. Cioè avrei dovuto continuare ad avere contatti fugaci e amplessi silenziosi con Michele. Essere chiari, invece, ci avrebbe consentito di vivere la nostra relazione alla luce del sole, almeno nell’appartamento. Il rovescio della medaglia consisteva nel fatto se gli altri avrebbero accettato una esclusività di Michele. Ma, mi dissi, a lui l’esclusività non interessa, quindi sarò io a decidere se voglio o no concedermi agli altri. Scambiai un cenno d’intesa con Michele, poi parlai.
“Sì! Io e lui abbiamo una relazione. Ma non è solo sesso.” Michele trasalì, potevo leggere la gioia nei suoi occhi. “Capite che sono una donna sposata, con un incarico importante nell’educazione e che, se si venisse a sapere sarei nei casini fino al collo. Confido nella vostra discrezione!”
“Su quella non devi avere alcun dubbio!” Vito, foggiano di Troia, era stato zitto finora.”Il dbbio, invece, è un altro!”
“Cioè?” chiese Michele.
“Presto detto! Alba è una bella donna, neanche troppo inibita, e tu ci conosci bene. Se dovesse scappare una parola di troppo, che so, un commento, un apprezzamento, cosa faresti tu? Cosa farebbe lei?”
“Non sono un tipo geloso: una parola, una carezza, o anche qualcosa di più non mi darebbero fastidio. Ne ho parlato anche con lei, ma resta inteso che la decisione finale è sua e nessuno può permettersi di discuterla!”
“Credo che su questo non possiamo che essere tutti d’accordo” si inserì Filippo. “Propongo una cosa: conferiamo ad Alba pieni poteri nell’organizzazione e gestione della casa e dei rapporti tra di noi.”
“Ottima idea!” convenirono tutti.
Mario si avvicinò, dopo essersi impossessato di un ombrello.
“Inginocchiati!” ordinò. Lo guardai sorpresa. “Inginocchiati!” insistette lui.
Eseguì, ponendomi di fronte a lui.
“Come inquilino anziano, per i poteri conferitemi” e scambiò uno sguardo con gli altri “Ti nomino Grantroia dell’appartamento e ti conferisco la totalità dei poteri.” Mi toccò sulle spalle con l’ombrello. Poi aggiunse: “Fuori dal cerimoniale, non ti nascondo che muoio dalla voglia di scoparti, ma saprò stare al mio posto.”
“Vedremo!” mi limitai a rispondere, prima di concedermi alle felicitazioni di tutti, che non mancarono di elargirmi generose pacche sul culo.
“Come primo atto, vi libero da ogni vincolo nei rapport tra noi e nell’abbigliamento. Ognuno di noi potrà iundossar quel che crede, anche nulla, in qualsiasi momento. Potrà anche tentare un approccio con me, ma dovrà accettare il mio diniego se dovesse arrivare. Michele è il mio uomo, ma non avrà alcun privilegio, se non quello di essere amato da me. Ed è un privilegio assoluto, al quale non rinuncerò.”
Michele mi venne vicino: il suo sguardo tradiva l’emozione che provava e mi sembrò di scorgere anche un velo di lacrime bagnargli gli occhi.
“Festeggiamo!” mi sussurrò, mentre mi atttirava a sé.
“E come?” gli chiesi, sempre sotto voce.
“Scopiamo!”
Gli indirizzai uno sguardo sinceramente terrorizzato. Era la richiesta che più temevo e che pure più speravo. Era un sublimare il nostro rapporto: avevo capito, ormai, che era così che mi voleva, Troia, capace di concedermi ai suoi amici, capace di vivere il sesso liberamente, senza confonderlo col nostro sentimento.
“Ti va?” mi chiese, rompendo un lungo attimo di silenzio.
“Sì! Credo di sì ma è comunque imbarazzante.”
“Lo è tutte le prime volte!”
“Aiutami tu!”
Non attese che lo ripetessi una seconda volta. Slacciò il mio accappatoio e con fare sicuro lo portò a scivolare ai miei piedi. In un attimo ero nuda, alla mercè degli sguardi di 5 studenti ventenni, tremendamente arrapati.
“Sei stupenda, Alba!” la voce di Michele era incrinata dal desiderio, ma ancor più dal sentimento.
“Sarò come mi vuoi: ti amo!” gli sussurrai, mentre facevo i conti con qualche mano che, timidamente, cominciava ad allungarsi sul mio corpo. Baciai il mio uomo, mentre le dita di un altro, che non mi importò di identificare, cominciavano a rovistare dentro la mia fica. Mi inginocchiai, con l’intenzione di prendere in bocca il cazzo di Michele e lasciarmelo scivolare fino in gola, fino a provocarmi un conato, come avevo imparato piacesse a lui, ma mi resi subito conto di dover soddisfare più di uno. Era la mia prima volta alle prese con più cazzi, addirittura cinque. Dai, Alba, mi dissi, è solo doverti dividere il tempo tra di loro. Ma, soprattutto, sentivo venir meno qualsiasi imbarazzo e, anzi, cominciavo a divertirmi in quel gioco, dove ero io a dettare i tempi ed i modi. E quei cinque ragazzi si piegavano docilmente alle mie voglie, senza prendere iniziative che, anche solo tacitamente, non fossi io a consentire. Così, con me accovacciata sulle gambe, le loro lingue si alternarono sulla mia fica, mentre io mi alternavo con la bocca sui loro cazzi, prendendoci sempre più gusto, provando sempre più piacere nel sentirli pulsare tra la lingua ed il palato. Arrivare alla penetrazione fu del tutto naturale, così come naturale fu sperimentare la doppia penetrazione, per me che in vita mia avevo conosciuto solo due uomini ed il primo per una veloce scopata, quando ero ancora troppo giovane. Poi, solo mio marito! Già: il pensiero corse a lui ed a come mi avrebbe severamente apostrofato se solo avesse immaginato quello che stava succedendo in quell’appartamento poco distante da Milano. E sapete cosa mi dissi? Non me ne fotte un cazzo! Stavo bene: mi sentivo una ragazzina che ha tanta voglia di sperimentar, di trasgredire, di godere. E godevo con il mio nuovo giovane uomo, che, di tanto in tanto, mi sollecitava ad essere ancora più porca, sussurrandomi all’orecchio parole di fuoco, condite dall’immancabile Ti amo! Io gli sorridevo e lo accarezzavo, mentre continuavo a far godere dei miei buchi quei giovani cazzi instancabili. Non avevo mai goduto tanto, devo ammetterlo, neanche con Michele, che pure aveva un cazzo poderoso. Ma l’atmosfera altamente trasgressiva, credo, portasse al massimo la mia eccitazione e, di conseguenza, il piacere che provavo. Nessuno di noi ebbe chiara la misura del tempo che passava: stavamo bene, scopavamo bene, con un’intesa matura già da quella prima volta. Il loro seme lo ricevetti dappertutto: nella fica, nel culo, in bocca, sui seni.
Ci sedemmo, appagati e sudati: il caldo c’era, anche se eravamo troppo impegnati per accorgercene.
“Ragazzi, la mia prima gang è stata meravigliosa. Mi sento davvero di ringraziarvi: mi sono sentita a mio agio, coccolata e rispettata.”
“Quindi possiamo sperare nella seconda?” chiese Filippo.
“Anche nella terza, perché no?”
“La seconda quando?” insistette lui.
Guardai i loro giovani cazzi, che già davano segno di risveglio.
“Per quanto mi riguarda, anche subito!”
Me li ritrovai di nuovo addosso, felice di sorridere alla loro giovinezza.
“Mi sa che dobbiamo fare qualcosa?” le parole e la voce di Michele avevano un qual che di querulo.
“Lo penso anch’io, ma non saprei cosa. Di certo non ho voglia di smettere di stare con te, ma non possiamo certo andare in giro a manifestare quella che è la nostra storia, ti pare?”
“Certo, lo so anch’io! Dovremmo trovare una soluzione che possa andare bene a tutti e che ci metta al riparo dalle loro ritorsioni.”
“Tipo?”
“Tipo…. Beh, sei l’unica donna, sei la più matura, sei una grande professionista… Credo che tocchi a te individuare la soluzione migliore. Ti dico solo che l’imbarazzo non è solo da parte tua: Prima, avevamo l’abitudine di girare abbastanza liberi, per casa: ci capitava di alzarci in boxer, con una bella erezione e ciò non costituiva un tabù. “
“Uhm… Quindi, secondo te, dovrei dare un segnale di apertura? E se fraintendono e lo interpretano come disponibilità a…”
“Ad essere Troia? È un’eventualità. In fin dei conti, non vedo cosa ci sarebbe di male.”
“Ma dai i numeri?”
“Era solo il mio pensiero.”
“E non ti darebbe fastidio?”
“A parte che hai sempre detto che tra noi è solo sesso… Lo hai detto tu, non io… Comunque, anche se per me solo sesso non è, no! NON MI DAREBBE ALCUIN FASTIDIO!”
“Equivale ad una dichiarazione d’amore?” la cosa mi imbarazzava, ma mi consentiva di scappare da qualcosa che, al momento, mi faceva anche più paura, cioè trovare una soluzione a queta situazione imbarazzante.
Passai la notte, tornata nel mio lettino, ad ascoltare il respiro regolare di Michele, a pensare al suo corpo, ma soprattutto alle sue parole. Cosa stava succedendo? Davvero quel ragazzino che era stato mio alunno mi amava? Ed io ero veramente sicura che per me fosse solo sesso? La risposte alla terza domanda fu l’unica che trovai in poco tempo: no, non era solo sesso. Il fatto che, in quell’incresciosa situazione, non prendessi in considerazione l’idea di prendere le distanze da lui lo testimoniava chiaramente. Ma questo generava un’ulteriore dubbio: mi amava, probabilmente lo amavo, eppure non gli avrebbe dato fastidio se avessi, come dire, civettato un po’ con gli altri. E fino a che punto? Non ero certo una sprovveduta e sapevo bene come gli orientamenti sul sesso fossero ampiamente cambiati e dove prima imperava il senso del possesso e dell’esclusività, i giovani di oggi preferivano la…condivisione. Ma era proprio così?
La sveglia alle 5,30 non fece in tempo a suonare: la bloccai prima. Mi alzai e mi intrufolai, come facevo ormai ogni mattina, nel letto di Michele. Lo svegliai con un veloce pompino ed un bacio.
“Andiamo, dormiglione! È ora di alzarsi.” Senza indossare altro, oltre al reggiseno ed al perizoma usato per dormire (già, dormire!), andai in cucina e lui mi raggiunse lì, in boxer, con il cazzo che penzolava fuori dall’apertura. Preparai la moka, quella un po’ più grande: sapevo che Filippo, lucano di Rotondella e Mario, calabrese di Soverato sarebbero dovuti andare a lezione presto. Il tempo di mettere la moka sul fornello ed, infatti, eccoli arrivare, assonnati, nel loro pigiamino simile ad una divisa di ordinanza. Entrano, si stropicciano gli occhi increduli, cercano di dissimulare l’imbarazzo.
“Buongiorno, ragazzi! Perdonate, ma fa ancora caldo e tenere addosso il pigiama è una sofferenza per me. Ed anche per voi, credo: quindi, se siete d’accordo, bando agli imbarazzi ed ai tabù!”
Si guardarono allibiti, incapaci di elaborare una risposta che uscisse dagli schemi di sguardi increduli. “Siete d’accordo o no?” gli incalzai.
“D’accordo senza dubbio. Ma se capita che i nostri lui si impennino?” manifestò Mario-
“Bh, siamo adulti e vaccinati, sapremo ben gestire le emergenze. Pensate che, dormendo in stanza con Michele, è capitato che io vedessi nudo lui e lui me. Se sapremo gestire la situazione, potrebbe essere un vantaggio per tutti.”
“Potrebbe! Che ne dite di parlarne stasera dopocena tutti insieme?” propose Filippo.
“Sono pienamente d’accordo. Ma ora facciamo colazione, che il tempo stringe!” chiosai.
Ebbi una giornata così piena di impegni, che a sera mi ero proprio scordata della riunione di appartamento. Tornai a casa e trovai la tavola stranamente apparecchiata per sei: i ragazzi avevano preparato una cena speciale, con tortellini alla panna e cotolette alla milanese. Un vero azzardo, rispetto alle nostre abitudini. Prima di sedere a tavola, feci una doccia e, volutamente, indossai l’accappatoio nella maniera che mi era diventata congeniale, lasciando che desse ampio respiro agli sguardi dei miei commensali e così sedetti a tavola. Comparve anche un rosato fresco e frizzante, che ben si accompagnava al cibo. Mangiammo e bevemmo in un clima di allegria. Poi, Michele propose di lasciare i piatti per dopo e fare quella benedetta riunione per stabilire le regole della casa. In reltà, non ci fu un grande dibattito: allargare le maglie, far cadere inibizioni e tabù pareva essere l’obiettivo di tutti. Piuttosto, andavano visti i confini di questa prerdita di freni inibitori e questo richiedeva un colpo di mano. La domanda arrivò a bruciapelo e fece scendere un lungo momento di gelo. Senza molti giri di parole, Giovanni, di Soverato anche lui e compagno di camera di Mario, fissando me e Michele negli occhi, chiese:
“Ma voi due scopate?”
Mi trovai di fronte al dilemma: negare tutto o essere chiara? Negare sembrava la scelta più saggia, ma pensai che non sarebbe servito a trarmi fuori dagli impicci. Cioè avrei dovuto continuare ad avere contatti fugaci e amplessi silenziosi con Michele. Essere chiari, invece, ci avrebbe consentito di vivere la nostra relazione alla luce del sole, almeno nell’appartamento. Il rovescio della medaglia consisteva nel fatto se gli altri avrebbero accettato una esclusività di Michele. Ma, mi dissi, a lui l’esclusività non interessa, quindi sarò io a decidere se voglio o no concedermi agli altri. Scambiai un cenno d’intesa con Michele, poi parlai.
“Sì! Io e lui abbiamo una relazione. Ma non è solo sesso.” Michele trasalì, potevo leggere la gioia nei suoi occhi. “Capite che sono una donna sposata, con un incarico importante nell’educazione e che, se si venisse a sapere sarei nei casini fino al collo. Confido nella vostra discrezione!”
“Su quella non devi avere alcun dubbio!” Vito, foggiano di Troia, era stato zitto finora.”Il dbbio, invece, è un altro!”
“Cioè?” chiese Michele.
“Presto detto! Alba è una bella donna, neanche troppo inibita, e tu ci conosci bene. Se dovesse scappare una parola di troppo, che so, un commento, un apprezzamento, cosa faresti tu? Cosa farebbe lei?”
“Non sono un tipo geloso: una parola, una carezza, o anche qualcosa di più non mi darebbero fastidio. Ne ho parlato anche con lei, ma resta inteso che la decisione finale è sua e nessuno può permettersi di discuterla!”
“Credo che su questo non possiamo che essere tutti d’accordo” si inserì Filippo. “Propongo una cosa: conferiamo ad Alba pieni poteri nell’organizzazione e gestione della casa e dei rapporti tra di noi.”
“Ottima idea!” convenirono tutti.
Mario si avvicinò, dopo essersi impossessato di un ombrello.
“Inginocchiati!” ordinò. Lo guardai sorpresa. “Inginocchiati!” insistette lui.
Eseguì, ponendomi di fronte a lui.
“Come inquilino anziano, per i poteri conferitemi” e scambiò uno sguardo con gli altri “Ti nomino Grantroia dell’appartamento e ti conferisco la totalità dei poteri.” Mi toccò sulle spalle con l’ombrello. Poi aggiunse: “Fuori dal cerimoniale, non ti nascondo che muoio dalla voglia di scoparti, ma saprò stare al mio posto.”
“Vedremo!” mi limitai a rispondere, prima di concedermi alle felicitazioni di tutti, che non mancarono di elargirmi generose pacche sul culo.
“Come primo atto, vi libero da ogni vincolo nei rapport tra noi e nell’abbigliamento. Ognuno di noi potrà iundossar quel che crede, anche nulla, in qualsiasi momento. Potrà anche tentare un approccio con me, ma dovrà accettare il mio diniego se dovesse arrivare. Michele è il mio uomo, ma non avrà alcun privilegio, se non quello di essere amato da me. Ed è un privilegio assoluto, al quale non rinuncerò.”
Michele mi venne vicino: il suo sguardo tradiva l’emozione che provava e mi sembrò di scorgere anche un velo di lacrime bagnargli gli occhi.
“Festeggiamo!” mi sussurrò, mentre mi atttirava a sé.
“E come?” gli chiesi, sempre sotto voce.
“Scopiamo!”
Gli indirizzai uno sguardo sinceramente terrorizzato. Era la richiesta che più temevo e che pure più speravo. Era un sublimare il nostro rapporto: avevo capito, ormai, che era così che mi voleva, Troia, capace di concedermi ai suoi amici, capace di vivere il sesso liberamente, senza confonderlo col nostro sentimento.
“Ti va?” mi chiese, rompendo un lungo attimo di silenzio.
“Sì! Credo di sì ma è comunque imbarazzante.”
“Lo è tutte le prime volte!”
“Aiutami tu!”
Non attese che lo ripetessi una seconda volta. Slacciò il mio accappatoio e con fare sicuro lo portò a scivolare ai miei piedi. In un attimo ero nuda, alla mercè degli sguardi di 5 studenti ventenni, tremendamente arrapati.
“Sei stupenda, Alba!” la voce di Michele era incrinata dal desiderio, ma ancor più dal sentimento.
“Sarò come mi vuoi: ti amo!” gli sussurrai, mentre facevo i conti con qualche mano che, timidamente, cominciava ad allungarsi sul mio corpo. Baciai il mio uomo, mentre le dita di un altro, che non mi importò di identificare, cominciavano a rovistare dentro la mia fica. Mi inginocchiai, con l’intenzione di prendere in bocca il cazzo di Michele e lasciarmelo scivolare fino in gola, fino a provocarmi un conato, come avevo imparato piacesse a lui, ma mi resi subito conto di dover soddisfare più di uno. Era la mia prima volta alle prese con più cazzi, addirittura cinque. Dai, Alba, mi dissi, è solo doverti dividere il tempo tra di loro. Ma, soprattutto, sentivo venir meno qualsiasi imbarazzo e, anzi, cominciavo a divertirmi in quel gioco, dove ero io a dettare i tempi ed i modi. E quei cinque ragazzi si piegavano docilmente alle mie voglie, senza prendere iniziative che, anche solo tacitamente, non fossi io a consentire. Così, con me accovacciata sulle gambe, le loro lingue si alternarono sulla mia fica, mentre io mi alternavo con la bocca sui loro cazzi, prendendoci sempre più gusto, provando sempre più piacere nel sentirli pulsare tra la lingua ed il palato. Arrivare alla penetrazione fu del tutto naturale, così come naturale fu sperimentare la doppia penetrazione, per me che in vita mia avevo conosciuto solo due uomini ed il primo per una veloce scopata, quando ero ancora troppo giovane. Poi, solo mio marito! Già: il pensiero corse a lui ed a come mi avrebbe severamente apostrofato se solo avesse immaginato quello che stava succedendo in quell’appartamento poco distante da Milano. E sapete cosa mi dissi? Non me ne fotte un cazzo! Stavo bene: mi sentivo una ragazzina che ha tanta voglia di sperimentar, di trasgredire, di godere. E godevo con il mio nuovo giovane uomo, che, di tanto in tanto, mi sollecitava ad essere ancora più porca, sussurrandomi all’orecchio parole di fuoco, condite dall’immancabile Ti amo! Io gli sorridevo e lo accarezzavo, mentre continuavo a far godere dei miei buchi quei giovani cazzi instancabili. Non avevo mai goduto tanto, devo ammetterlo, neanche con Michele, che pure aveva un cazzo poderoso. Ma l’atmosfera altamente trasgressiva, credo, portasse al massimo la mia eccitazione e, di conseguenza, il piacere che provavo. Nessuno di noi ebbe chiara la misura del tempo che passava: stavamo bene, scopavamo bene, con un’intesa matura già da quella prima volta. Il loro seme lo ricevetti dappertutto: nella fica, nel culo, in bocca, sui seni.
Ci sedemmo, appagati e sudati: il caldo c’era, anche se eravamo troppo impegnati per accorgercene.
“Ragazzi, la mia prima gang è stata meravigliosa. Mi sento davvero di ringraziarvi: mi sono sentita a mio agio, coccolata e rispettata.”
“Quindi possiamo sperare nella seconda?” chiese Filippo.
“Anche nella terza, perché no?”
“La seconda quando?” insistette lui.
Guardai i loro giovani cazzi, che già davano segno di risveglio.
“Per quanto mi riguarda, anche subito!”
Me li ritrovai di nuovo addosso, felice di sorridere alla loro giovinezza.
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