Sabina, la vacca tettona, si racconta: 13) Vestizione della vacca tettona per la palestra di boxe

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La camicetta mi morde le tettone. Il jeans sottile è una morsa che mi schiaccia i capezzoli, li appiattisce contro le costole, e già sento la stoffa tirare, tirare a ogni respiro come se volesse scoppiare. Lorenzo stringe il primo bottone all'altezza dell'ombelico, le sue dita giovani che affondano nella carne molle della pancia. "Ecco, puttanella. Adesso respira forte, voglio vedere se salta."

Respiro. Il bottone sopra l'ombelico non cede, ma il seno sopra di lui si gonfia, preme contro la stoffa, e la scollatura si apre in uno squarcio che mi arriva quasi allo sterno. I capezzoli sono coperti a malapena — due dischi violacei che si intravedono sotto il bordo della camicetta, pronti a scappare fuori al primo movimento brusco.

"Dio santo," mormora Matteo da dietro. "Sembra una vacca strizzata in un tubo."

Il barista ride, un grugnito che gli fa ballare la pancia sudata. Le sue dita tozze mi afferrano la scollatura, tirano. "Guarda qua. Se le faccio così" Strattona appena. Il secondo bottone salta, schizza sul pavimento lurido, e la tetta sinistra esplode fuori, piena, gonfia, il capezzolo che punta dritto verso di lui. "Ecco. Basta un niente."

"Rimettilo a posto," ordina Vincenzo dalla poltrona. Le sue unghie gialle tamburellano sul bracciolo. "Voglio vederla come si presenterà ai pugili. Una troia in offerta."

Lorenzo si china a raccattare il bottone, ma il barista lo ferma. "Lascia. Due bottoni bastano. Così sembra che stia per esplodere da un momento all'altro." Mi infila la tettona dentro la camicetta, la stoffa si tende ancora di più. Adesso il decolleté è un abisso che mi arriva quasi all'ombelico, le due sfere di carne schiacciate insieme in un solco profondo che balla a ogni respiro.

Matteo mi gira intorno, mi guarda da dietro. I pantaloncini jeans mi fasciano il culo come una seconda pelle, la stoffa mi entra tra le natiche, mi struscia la fica a ogni passo. Cammino verso lo specchio e sento la cucitura premere proprio sul clitoride — un attrito sottile, costante, che mi fa stringere le cosce.

"Guarda come si muove," sghignazza Lorenzo. "La troia sta già godendo solo a vestirsi."

"E manca il tocco finale." Vincenzo si alza, la pancia che deborda dai pantaloni, e mi si avvicina tenendo qualcosa nel pugno. Una collana. Il pendolo è un cazzo d'argento con le palle, lungo almeno dieci centimetri, che mi ciondola davanti agli occhi. "Questa è per te, vacca."

Me la chiude intorno al collo. Il metallo è freddo sulla pelle sudata. Il pendolo mi scende nel solco tra le tettone, si ferma lì, le palle d'argento che mi toccano lo sterno mentre il cazzo di metallo punta dritto davanti a me come un'insegna.

"Perfetta." Il barista mi prende il mento, mi gira la faccia verso lo specchio. "Adesso il trucco."

Mi truccano come una puttana. È Matteo che mi passa il rossetto rosso fuoco, le sue dita mi tengono fermo il labbro inferiore mentre traccia una linea che deborda appena, sporca. Lorenzo mi allunga le ciglia con il mascara fino a farle sembrare zampe di ragno. Il barista mi spalma l'ombretto viola sulle palpebre con il pollice, premendo forte, lasciando tracce irregolari che sembrano lividi.

Lo specchio rimanda l'immagine di una troia gonfia e sudata. Le tettone che premono contro la stoffa come due animali in gabbia. Il cazzo d'argento che mi oscilla nel solco. Gli occhi di una che sta per essere scopata e non vede l'ora.

"Guardala," sussurra il barista. La sua mano mi scende sulla pancia, preme proprio sotto l'ombelico. "La nostra vacca da monta è pronta per il mercato."

La fica mi si contrae a vuoto. Un rivolo caldo mi bagna l'interno coscia.

Antonio è seduto su uno sgabello, in silenzio, gli occhiali storti, la maglietta fradicia di sudore. Attraverso i pantaloncini beige gli vedo il cazzo gonfio che preme contro la stoffa, la macchia umida che si allarga. Mi guarda. Non dice niente. La sua eccitazione è un'umiliazione che gli leggo in faccia, e quella umiliazione mi fa pulsare la fica.

"Cornuto." Vincenzo gli dà uno scappellotto. "Accompagna la tua ex fidanzata alla palestra. E non distogliere lo sguardo mentre gli altri la scopano. Voglio che guardi tutto."

Antonio si alza, le gambe molli. "Sì."

La parola mi esplode dentro.

[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
scritto il
2026-07-18
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