Sabina, la vacca tettona, si racconta: 2) posseduta al mare, fottuta dal lurido barista

di
genere
dominazione

Il mio cuore batte all'impazzata mentre mi dirigo verso la casa del barista, una costruzione fatiscente ai margini della spiaggia. Mi sistemo il vestito, spingendo i seni ancora più in fuori, consapevole che sto andando verso la mia rovina ma allo stesso tempo tutta la mia carne non vedo l'ora di essere brutalmente posseduta.

Mi presento alla porta del vecchio porco con il cuore che mi martella nel petto, il vestito troppo piccolo che mi stringe le tettone come una morsa oscena, i capezzoli già tesi e visibili sotto la stoffa sottile … e’ una costruzione bassa e non curata.
Sono davanti a questa casa fatiscente e il cuore mi batte così forte che sembra voler
uscire dal petto. Non c'è nemmeno una luce accesa, solo l'odore di muffa, alghe marce e salsedine che aleggia nell'aria. La porta e’ socchiusa, appena varco la soglia, l'oscurità mi avvolge, ma sento subito l'odore di lui: un mix nauseabondo di sudore rancido, tabacco e pelle unta.

Lui e’ lì. Enorme. La canottiera bianca tesa sul ventre gonfio come una vela piena d'olio. Pela sudore già a quest'ora, e il suo odore — aspro, denso, di ascelle e vino e pelle vecchia, sicuramente non si e’ lavato, mi avvolge prima delle sue parole

-"Entra, puttanella tettona"

e i miei piedi si muovono da soli.

Accende una luce, il suo sguardo osceno e volgare che mi scorre dal basso verso l'alto, fermandosi sulle mie tettone enormi che spingono contro il tessuto, le sue parole con voce impastata di voglia

-"Eccola la troia con le tettone da punire,"

ringhia, sbavando già sul mento peloso, la pancia prominente che spinge contro di me mentre mi afferra per un braccio e mi tira dentro con violenza

-"Entra, cagna, ho aspettato tutto il giorno per scoparti”

Vengo sbattuta contro il muro con un colpo secco che mi toglie il fiato. Sento il tonfo della mia schiena contro l'intonaco scrostato e, un istante dopo, il peso enorme del suo corpo che mi schiaccia. Il Vecchio Porco è lì, a pochi centimetri dal mio viso, con il respiro pesante e l'alito che puzza di fumo e alcol. I suoi occhi piccoli e malvagi brillano di un desiderio animalesco mentre mi guarda.

-"Sei venuta, troia,"

ringhia con una voce roca e gutturale

-"Sapevo che non avresti resistito all'idea di farti punire da un uomo vero, altro che quel frocetto coglione del tuo fidanzatino"

Senza darmi il tempo di rispondere, le sue dita tozze artigliano il tessuto del mio vestito. Sento il suono stridente della stoffa che si strappa con un colpo brutale, aprendomi il petto dall'ombelico fino al collo. Le mie tettone enormi sballlonzolano fuori, libere, oscillando pesantemente nell'aria fresca della stanza, i capezzoli scuri già turgidi e duri ... Il porco emette un grugnito di piacere, fissando quelle masse di carne che ha desiderato così tanto.
Improvvisamente, affonda le mani nei miei seni, stringendoli con una forza tale che
gemo per il dolore. Non è una carezza; è un attacco. Inizia a torturarmi le tettone,
schiacciandole, pizzicando i capezzoli con le unghie sporche finché non sento quasi il
sangue scorrere. Mi scuote violentemente, usando i miei seni come maniglie per
tenermi ferma contro il muro, mentre io inizio a respirare affannosamente, divisa tra
l'orrore per la sua brutalità e un piacere proibito che mi sta incendiando le viscere.

-"Guarda che schifo di tettone"

sputa, mentre continua a maltrattarle con crudeltà.

-"Troppo grandi, troppo oscene. Devono essere sottomesse."

Le sue mani grasse e luride che affondano sulle mie tettone enormi … entrambe le mani che le strizzano brutalmente, i polpastrelli che affondano nella mia carne morbida finché non inizio a gemere di dolore e piacere, la bocca del vecchio pervertito che si apre in un gemito roco

-"Queste tettone da punire, queste tettone oscene,"

sibila contro il mio collo, il fiato fetido che mi investe

-"ti farò male, troia, ti farò male come meriti."

Mi mordo il labbro inferiore, eccitata, mentre mi sento colare gli umori in mezzo alle gambe …

Con un movimento rapido, si sbottona i pantaloni e ne tira fuori un cazzo enorme,
venoso e già pulsante di eccitazione. È una bestia di carne che sembra non finire mai.
Prima ancora che io possa reagire, me lo spinge in faccia, costringendomi ad aprire la
bocca.

-"Succhialo, puttana! Puliscilo tutto!"

Mi infila il cazzo in gola con una violenza che mi fa tossire e lacrimare gli occhi.
Non c'è spazio per la delicatezza; lui spinge profondamente, usandomi come un semplice strumento per il suo piacere. Sento l'odore forte del suo sesso misto a quello
del suo sudore mentre mi costringe a succhiarlo con forza, spingendo la testa avanti e
indietro con ritmo brutale, quasi a volermi soffocare. Ogni volta che cerco di
allontanarmi, mi afferra i capelli, tirandoli all'indietro per costringermi a prendere tutto
il suo lurido membro in gola.

Improvvisamente si stacca dalla mia bocca, mi afferra per i capelli per farmi alzare e mi spinge in una stanzetta. La stanza e’piccola. Un tavolo, due sedie, un divano sfondato. Lui mi gira intorno, lento, sento i suoi occhi sulle mie spalle nude, sulle cosce, sul sedere, sulla schiena …

-"Girati."

mi ordina con voce decisa

Lo faccio immediatamente.
Le sue dita grosse e ruvide mi prendono il mento, alzandomi la faccia. Il porco ha il respiro pesante. Puzza. Ma il mio corpo non indietreggia. Le mie gambe tremano di un'attesa che non capisco.

-"Lo sai perché sei qui?"

mi dice guardandomi fissa negli occhi a pochi centimetri dal mio viso

Non riesco a ripondere in preda a sensazioni indescrivibili … prima che lui continui

-"Perché queste tettone sono un peccato."

ha afferrato i capezzoli che non possono nascondere la mia eccitazione, li strizza con forza emettendo versi gutturali inframmezzati dalle sue parole

-"Guarda qua. Roba da impazzire. Ogni volta che ti vedo al bar mi viene il cazzo duro come un bastone e poi devo sborrare nel cesso pensando a te. È colpa tua."

Le sue parole sono schiaffi. E ogni schiaffo mi fa bagnare, mi vergogno ma mi sento come una vacca in calore.

Lui sbava di più, le mani che tremano di libidine mentre mi afferra per i fianchi e mi trascina verso il tavolo al centro della stanzetta.

Lui mi schiaffeggia le tettone nude con forza facendole oscillare violentemente, e lancio un grido involontario, il dolore che si mescola all'eccitazione in un vortice che mi fa girare la testa, mentre lui mi urla minaccioso

-"Silenzio, troia, tra poco prenderai il mio cazzone e chiudi il cazzo di bocca."

-"Ora piegati, cagna, mostrami quella fica bagnata."

Mi piego sul tavolo, le tettone nude che si schiacciano contro la superficie fredda, il culo in alto, la fica che gocciola già di umori, bagnata e vergognosamente pronta.


Mi ha piegata sul tavolo. Le mani callose mi strappano il perizoma, totalmente fradicio dei miei umori … poi lo sento … sento il suo cazzo, spesso, caldo, premere contro l'interno coscia … e intanto la sua voce infoiata

-"Adesso ti scopo tutti i buchi, troia. E tu ringrazi"

Mi afferra i fianchi con le dita che affondano nella carne, posiziona il cazzone duro contro la fica bagnata e me lo infila con una spinta brutale, tutto d'un fiato, fino in fondo.
Urlo. Un urlo di dolore e shock che riempie la stanza sporca. È così grande che
sento le pareti del mio utero tendersi fino al limite. Mi scopa con una furia cieca, ogni
spinta è un colpo che mi scuote l'intero corpo. Sento il suo ventre flaccido e sudato che sbatte contro il mio culo, il suono della carne che collide in modo viscerale e ritmico.

Grido continuamente, la bocca spalancata contro il legno del tavolo, mentre lui inizia a scoparmi con ritmo violento e bestiale, le sue reni che sbattono contro il mio culo carnoso a ogni spinta, il cazzone che mi riempie e mi dilaga, che mi sfonda.

-"Prendilo, cagna, prendilo tutto il mio cazzone,"

ringhia, sento il suo sudore che gli cola dalla fronte sulla mia schiena nuda.

Poi le sue mani grasse tornano sulle mie tettone, le afferra da sotto e le pizzica e torce i capezzoli mentre mi scopa da dietro, i succhi della fica che colano lungo le cosce e bagnano il cazzone del vecchio, rendendo ogni spinta più schioccante, più umida, più bestiale.

-"Guarda come ti bagno, troia, guarda come goccioli per il mio cazzone,"

ansimo, gemo, mugolo, parole vergognose che mi escono spezzate, il piacere che mi monta come un'ondata inarrestabile. Lui mi schiaffeggia di nuovo le tettone, le lascia rosse e doloranti, e ogni schiaffo mi spinge più vicina al bordo …

-"Ti piace essere usata così, vero? Ti piace che un vecchio porco ti distrugga mentre
il tuo fidanzatino forse a malapena si fa le seghe eh puttana?"

grida lui, mentre accelera il ritmo, colpendomi con una forza brutale che mi lascia senza fiato.

Vengo con un urlo che mi lacera la gola, la fica che si contrae violentemente intorno al cazzone del barista e schizza umori caldi e abbondanti sul suo cazzo, il corpo che trema incontrollabile sotto gli schiaffi continui sulle tettone, ho le gambe che cedono ma lui mi tiene sollevata, inchiodata sul tavolo … lui ringhia come una bestia ma quando sembra star per venirmi dentro lo tira fuori … di colpo ho un improvviso senso di vuoto dentro di me … ma dura poco … dopo avermi devastata la fica, mi spinge ancora più in basso, costringendomi in una posizione ancora più degradante. Sento il suo cazzo duro e bollente che preme contro il mio buchetto del culo, e senza alcuna pietà, all’improvviso spinge di nuovo a fondo con forza. Il dolore è acuto, lancinante, ma l'idea di essere posseduta in ogni singolo buco da quest'uomo disgustoso mi manda in un loop di eccitazione folle. Mi scopa l'ano con una violenza che mi fa tremare le gambe, riempiendomi completamente, usandomi come un giocattolo da rompere. Mi sembra mi stia letteralmente spaccando in due, mi sembra mi stia letteralmente sfondando, non riesco più a distinguere tra dolore e piacere, è un tutt'uno…

Sono esausta, sporca, impregnata di quel viscido vecchio porco, ridotta a un cumulo di carne che geme e implora, mentre lui continua a martellarmi nel culo. Sento il suo respiro affannoso sul mio collo, l'odore di sudore che ormai mi avvolge completamente.
Lui spinge, grugnisce, mi tiene per i fianchi con una forza che mi fa sentire rotta, usata, sua.
Il tempo è frammentato. Sento solo il suo ventre contro le mie natiche, il sudore che gocciola sulla mia schiena, i suoi insulti sporchi misti a gemiti.
Quando finalmente arriva il culmine, sento il suo cazzone pulsare profondamente dentro di me. Inizia a scaricare tutto il suo sporco sperma, un getto caldo e abbondante che riempie ogni centimetro del mio interno, lasciandomi svuotata e segnata.
Resta lì per qualche secondo, ancora dentro di me, mentre io scivolo lentamente giù dal tavolo che lui aveva rovesciato nella foga bestiale dell’inculata, le gambe che mi cedono. Sono coperta di sudore, saliva e sperma, con i segni ancora rossi per le sue torture. Mi sento distrutta, umiliata, ma mentre sento il peso del suo corpo che si allontana, sento anche, con profonda e intima vergogna, che una parte di me desidera ancora di più.
Sono accasciata, le gambe inutili, il corpo che pulsa di un orgasmo che non voglio ammettere.

Resto lì, distesa sul pavimento sporco, con il respiro che mi fischia in gola e le gambe
che tremano in modo incontrollato. Sono un disastro: i miei vestiti strappati, la pelle
lucida di sudore e il mio culo dolorante che cola di quel liquido osceno denso e caldo. Sento lo sperma del vecchio porco scivolare lentamente fuori dal mio culo, macchiando il pavimento lurido, mentre l'odore di sesso e di sporcizia mi avvolge come una coperta soffocante.
Lui è in piedi sopra di me, una massa imponente di carne flaccida e sudaticcia che
oscura la poca luce della stanza. Mi guarda dall'alto, con quegli occhi piccoli e malvagi
che divorano ogni centimetro del mio corpo esposto. Vedo il suo cazzo, quella bestia
venosa, che nonostante l'estasi appena passata è ancora dritto, pulsante, orgoglioso
della sua potenza, tutto gocciolante.

-"Guarda che schifo di puttana dalle grandi tette,"

ringhia con quella voce roca che mi fa vibrare lo stomaco

-"Guarda come sei ridotta. Mi fai eccitare così tanto che mi si stanno già riempiendo di nuovo le palle di sperma, troia."

Sento un brivido di terrore attraversarmi la schiena, ma è un terrore che si trasforma istantaneamente in un calore liquido tra le gambe. Quando poi pronuncia quelle parole, mi sento vacillare

-"Adesso ti insemino e ti fecondo, troia schifosa. Ti riempio l'utero di sborra, della mia sborra, finché non ci sarà più spazio."

Il cuore mi accelera violentemente. L'idea di essere marchiata, posseduta e "seminata" da un uomo così disgustoso, così lontano da tutto ciò che è pulito e religioso come il mio fidanzato, scatena in me ondate di un piacere proibito e devastante. Vorrei dire di no, vorrei urlare che basta, ma il mio corpo è un traditore: la mia fica, già devastata, pulsa di nuovo, desiderando ardentemente di essere riempita ancora una volta.
Quelle parole ripetute mi entrano dentro come un pugno e si trasformano in piacere liquido. Le ovaie mi fanno male, un tuffo profondo che mi lascia senza fiato. La mia mente prova a dire no — ma il respiro accelera, il petto si alza e si abbassa, i capezzoli si tendono ancora di più. Non posso nasconderlo. Il mio corpo vuole.

Lui lo vede.

Sorride, un ghigno che sa di vino acido. Poi si butta letteralmente su di me.
Non ho nemmeno il tempo di emettere un gemito che lui mi salta addosso con un balzo pesante. Sento tutto il suo peso, quella massa di lardo e sudore, che mi schiaccia contro il pavimento. Mi abbraccia con una forza brutale, quasi a volermi stritolare, mentre le sue braccia tozze mi stringono in un abbraccio che sembra quasi quello di un innamorato, se non fosse che è carico di violenza e possesso.

Il suo peso è un mondo. La pancia sudata si schiaccia contro i miei seni, comprimendoli, deformandoli. Le mie costole faticano a espandersi, ma non importa: la sensazione di essere schiacciata, sepolta dalla sua carne, mi accende qualcosa di antico e oscuro. Le cosce mi si aprono da sole. Il suo cazzo trova la mia fica senza cercare. Scivola dentro, tutto insieme, riempiendomi fino in fondo. Un gemito mi scappa, ma lui me lo ruba con la bocca.
Il bacio è una cosa ruvida, affamata. La sua lingua sa di vino e sigaro, e mi riempie la gola mentre il suo bacino batte contro il mio pube. Non è dolce. È un morso, una presa. Eppure le mie labbra rispondono, si aprono, succhiano. Le mie mani gli artigliano la schiena sudata, sento la pelle scivolare, i muscoli molli sotto le scapole. Ci baciamo come se ci volessimo bene, ma è una violenza travestita da amore. Ogni spinta della lingua in bocca corrisponde a una spinta del cazzo dentro di me, e io mi smarrisco.
Il ritmo cresce. Lui mi schiaccia, mi scopa con tutto il corpo, e il mio seno è schiacciato tra noi, i capezzoli dolgono contro il suo torace umido. Un piacere elettrico mi sale dal basso ventre, si arrotola su se stesso. L'odore di lui mi riempie le narici — sudore, frittura, sborra, una puzza umana e oscena che respiro come fosse ossigeno. Mi fa godere. Dio, quanto mi fa godere.
Lui lo sente. La mia fica si stringe intorno al suo cazzo, lo spreme. Lui ride basso nella mia bocca

-"Ti piace, eh? Ti piace essere scopata da un vecchio porco?"

E pompa più forte.
Non riesco a rispondere. Sto venendo. Il primo orgasmo esplode con una contrazione brutale, la vagina che pulsa e stringe, il clitoride che si ritrae sotto il cappuccio delle grandi labbra mentre un lampo bianco mi cancella il pensiero. Ma lui non si ferma. Continua a spingere mentre io mi contorco sotto di lui, e il piacere non cala — si accumula di nuovo, un secondo orgasmo che monta sul primo.
Le sue spinte si fanno irregolari, affondano fino in fondo, il glande urta contro il collo dell'utero, sento la vagina dilata all'inverosimile, e poi io grido, grido, grido. Il suono che esce è un gemito rotto, e poi qualcosa si libera. Un fiotto caldo, un getto di liquido che sgorga dalla mia uretra mentre lui si ritrae quel tanto che basta. Lo vedo: il mio corpo che spruzza, zampilla di un liquido chiaro e inodore che gli bagna il ventre, le cosce. Il pavimento sotto di me si allaga.

-"Ma guarda un po'."

La sua voce è incrinata dall'eccitazione.

-"La troietta tettona mi allaga il pavimento."

Quelle parole — troietta, allaga — sono un'ultima spinta. Il piacere mi strappa un urlo che nasce dal profondo del ventre e muore nella sua bocca che di nuovo mi cerca, le sue labbra che bevono il mio gemito mentre il suo cazzone ricomincia a scavarmi dentro.

-"Prendilo tutto, adesso."

Il suo fiato pesante mi esplode sul viso. Le sue cosce sbattono contro le mie, sempre più forti, sempre più disordinate.

-"Ti riempio vacca. Ti metto incinta troia. Sentirai la mia sborra calda nella pancia per giorni, tettona puttanaaaa."

E io lo sento. Il suo cazzo si gonfia, pulsa. Lui si spinge fino in fondo, il pube schiacciato contro il mio, e poi erutta. Fiotti densi, collosi, uno dopo l'altro, che mi inondano la cervice e riempiono ogni angolo della mia vagina. La quantità è troppa, lo sento colare fuori mentre lui spinge ancora, mescolando lo sperma dentro di me. La bocca mi ha catturato di nuovo, e tra le sue labbra io respiro il suo gemito animale mentre la mia fica stringe e spreme tutto quello che ha dato.
Il mondo è un ronzio ovattato. Non so dove finisco io e dove comincia il pavimento bagnato, il suo corpo che mi schiaccia ancora.

Lui solleva il viso. Mi guarda con occhi lucidi di trionfo. La canottiera gli è salita sopra la pancia, la pelle del suo ventre mi si appiccica al seno. Sorride, sempre quel ghigno.

-"Non ho finito, tettona"

Il suo cazzo è ancora dentro di me. E lo sento. Ancora duro.

Lui mi guarda, come una bestia guarda la sua preda catturata, sorride, sempre quel ghigno che sa di vino acido e trionfo. Il peso del suo corpo mi schiaccia contro il pavimento appiccicoso, e ogni mio respiro è una lotta contro la sua mole sudata.

-"Non ho finito,"

ripete. La voce è un grugnito roco.

Solleva il bacino. Il cazzone mi esce dalla fica con uno schiocco umido, lasciandomi un vuoto pulsante. Un rivolo di sperma denso mi cola lungo l'interno coscia, lento, caldo. Lui si mette in ginocchio tra le mie gambe aperte, enorme, la pancia che gli pende in avanti, il petto coperto di peli grigi e sudore.

Il peso del suo corpo che si solleva lentamente da me, mi lascia per un istante annegare nel mio stesso piacere e nel liquido caldo che continua a colare dalla mia fica e ancora dal mio culo.

Sono esausta, distrutta, ma il mio corpo è ancora in fiamme, vibrante di una sottomissione che non sapevo di possedere. Non ho nemmeno il tempo di riprendere fiato che sento la sua mano grossa e callosa afferrarmi per i capelli, tirandomi bruscamente verso l'alto.

-"Non pensare che abbiamo finito, troia,"

ringhia, la voce che sembra un grugnito animale.

-"Il mio cazzone è ancora affamato e tu devi servirlo."

Con un colpo secco, mi costringe a inginocchiarmi sul pavimento sporco. La posizione è umiliante, le mie ginocchia premono contro la polvere e i detriti della stanza, mentre le mie tettone enormi, ancora rosse e doloranti per la tortura che hanno subito, penzolano libere, oscillando a ogni mio respiro affannoso.

Davanti a me, quel mostro di carne venosa e pulsante si erge di nuovo, dritto e orgoglioso, ancora sporco di me e di lui. L'odore di sudore e sesso è così forte che mi stordisce, ma è proprio quella puzza di maiale che mi manda in corto circuito il cervello.

-"Leccalo. Ora. Pulisci ogni centimetro di questo cazzo, maledetta puttana,"

ordina con un tono che non ammette repliche

Obbedisco istantaneamente. Mi avvicino, sentendo il calore che emana quel membro enorme, e inizio a lambirlo con la lingua. Parto dalla base, risalendo lentamente lungo le vene gonfie, assaporando il sapore salato e metallico del sesso. Sento il suo respiro farsi più pesante sopra di me, sento il piacere che lo attraversa mentre mi vede ridotta a un tappetino umano ai suoi piedi.

Il suo cazzo ora mi punta il viso. È lucido, spesso, ancora coperto della nostra miscela di liquidi osceni — il mio liquido chiaro, il suo sperma bianco, le mie secrezioni. L'odore mi arriva prima di tutto: acre, salato, intimo. Il mio odore e il suo, mescolati. Una fitta mi attraversa il basso ventre.

-"Prendilo."

Ordina mentre le sue dita callose mi afferrano i capelli, tirano. Il gesto è brutale, ma il dolore al cuoio capelluto mi accende qualcosa. Le labbra mi si aprono da sole.

-"Guarda che troia. Ha ancora fame."

Le parole mi colpiscono come schiaffi. E come schiaffi, mi fanno bagnare. Sento la mia fica contrarsi, vuota, ancora grondante.

-"Guardami mentre lo prendi in bocca."

Alzo gli occhi. I suoi sono due fessure lucide, perse nel grasso del viso. Mi fissano con un misto di possesso e meraviglia oscena. La sua mano libera mi afferra una tettona, la sinistra, quella più gonfia dopo gli orgasmi e le violenze ricevute. Le sue dita tozze sprofondano nella mia morbida carne bianca. Stringe.
Il gemito mi scappa prima che possa trattenerlo.

-"Ti piace quando ti torturo le tettone, vero?"

Non rispondo. Non posso. Le sue dita attorcigliano il capezzolo, lo tirano, lo strizzano tra pollice e indice. Il dolore è un filo elettrico che mi corre dalla punta del seno fino al clitoride. La mia schiena si inarca, offrendo ancora di più le mie tettone alla sua mercé…

-"Apri la bocca, puttana"

Ubbidisco.
Il glande mi preme sulle labbra. È caldo, liscio, coperto di una patina viscida che sa di me e di lui. La lingua lo tocca prima che io possa decidere se voglio o no. Il sapore esplode — salato, amarognolo, aspro. Una combinazione che non dovrebbe piacermi, che mi riempie la testa di un ronzio spesso. È disgustoso. È perfetto. Apro di più.
Lui spinge.
Il cazzone mi entra in bocca, spesso, troppo spesso. La mascella mi duole subito, le labbra si stirano intorno alla sua circonferenza. Lui non aspetta. Affonda fino a toccare il fondo della gola, e il mio riflesso si attiva — un conato che mi scuote le spalle. Lui tira fuori quel tanto che basta per farmi respirare, poi spinge di nuovo.

-"Così, puttanella. Così, brava, prendilo tutto."

La mano sinistra mi tiene i capelli. La destra mi afferra l'altra tettona, quella destra, e la strizza con violenza. Le sue dita affondano nella carne, la sollevano, la lasciano ricadere. Il seno balla, pesante, e lui lo riprende, lo torce. Il capezzolo si indurisce fino a diventare un sassolino violaceo.

-"Queste tettone sono un'ossessione. Ogni volta che le vedo al bar impazzisco. E adesso sono mie, troia, vacca"

La sua voce mi arriva da lontano, attutita dal ronzio del sangue nelle orecchie. Annuisco con la testa, o forse è solo il movimento che lui imprime tirandomi i capelli. Il lurido cazzone scivola dentro e fuori dalla mia bocca, e il suono è umido, osceno, uno schioccare di saliva che si mescola ai suoi grugniti.
La mano destra lascia il seno solo per colpirlo. Uno schiaffo secco, a palmo aperto, sulla carne già arrossata. La fitta mi strappa un mugolio che muore intorno al suo cazzo.

-"Ti piace, eh? Ti piace quando ti picchio le tettone?"

Vorrei dire no. Ma il mio corpo non sa mentire. Le cosce mi tremano. La fica si contrae a vuoto, e un altro filo di sperma mi cola lungo la gamba fino al ginocchio. Lui lo vede. Lo vede e sorride.

-"Guarda qua. La troietta gode mentre le scopo la bocca."

Le dita mi lasciano i capelli solo per afferrare entrambi i seni. Le sue mani sono grandi, callose, sudate. Mi sollevano le tettone dal basso, le uniscono, le strizzano insieme come fossero un unico ammasso di carne. La pressione mi toglie il fiato. I capezzoli, turgidi e vergognosamente eccitati, si sfiorano l'uno contro l'altro, e la sensazione è così intensa che devo chiudere gli occhi.

-"Guardami puttana"

Li riapro.
Lui sorride. Sempre quel ghigno. Poi spinge.
Il cazzone mi riempie la gola fino in fondo. Il pube mi sbatte contro il naso, i peli ispidi mi solleticano le narici. L'odore di lui — sudore, sborra vecchia, frittura, il mio stesso liquido — mi riempie i polmoni. Non respiro per un istante. Poi lui si tira indietro, e l'aria mi entra in gola insieme al sapore di noi due.

-"Ancora, troia"

Spinge di nuovo. Le mani mi strizzano i seni a ritmo, seguendo il movimento del bacino. Spinta, strizzata. Spinta, strizzata. I miei capezzoli sono due punti di fuoco. La saliva mi cola dal mento, densa, filante, e si mescola allo sperma che ancora sgorga dalla mia fica. Sono bagnata dappertutto. La mia pelle è coperta da una patina appiccicosa — il suo sudore, il mio sudore, i suoi fluidi, i miei.

-"Adesso ti riempio la gola, tettona"

La sua voce è un grugnito spezzato. Le spinte si fanno più rapide, irregolari. Le mani mi lasciano i seni, mi afferrano la testa, la tengono ferma. Lui mi scopa la bocca con colpi brevi e profondi, il ventre che sbatte contro la mia fronte.
Il primo fiotto mi coglie in gola. È caldo, denso, un getto spesso che mi riempie la bocca e scivola giù prima che possa deglutire. Il secondo è più abbondante. Il terzo mi esplode sulle labbra, mi schizza il mento, mi cola sul petto. Lui si ritrae, prende il cazzo in mano, lo punta verso di me. E continua a venire.
Lo sperma è bianco, colloso, a grumi spessi che mi atterrano sul viso, sulle guance, sulla fronte. Un filo denso mi cola dal naso, mi arriva alle labbra. Apro la bocca per respirare e lo sento entrare — salato, amaro, caldo. Ne prendo ancora. Un altro fiotto mi centra la lingua, e questa volta deglutisco. La gola si contrae intorno alla massa viscida, e il sapore mi riempie la testa come una droga.
Lui si piega su di me. Mi prende il viso tra le mani. Le sue dita spalmano lo sperma sulle mie guance, sulla fronte, sulle labbra. Lo sento colare lungo il collo, fino ai seni. Me lo sta massaggiando sulla pelle come una crema oscena.

-"Così. Così ti voglio. Tutta sporca della mia sborra."

Le sue parole sono un soffio roco. Poi si china. La lingua mi lecca il mento, raccoglie il liquido denso, risale fino alle labbra. Mi bacia di nuovo. Un bacio sporco, aperto, dove mescoliamo lo sperma con la saliva. Il sapore di lui mi riempie la bocca mentre le sue mani riprendono i miei seni.

-"Adesso pulisci, vacca"

Mi spinge giù. La faccia contro il suo ventre molle, la guancia appiccicata alla pelle sudata della pancia. Il suo cazzo è ancora duro, lucido, coperto di sperma e saliva. Me lo sbatte sulle labbra.

-"Lecca tutto. Voglio che senti quanto sei sporca."

La lingua parte da sola. Lecco il glande, il solco, la base. Il sapore di noi tre — io, lui, e quella miscela oscena che abbiamo creato insieme — mi riempie la bocca. Le sue mani non lasciano i miei seni. Li strizzano, li torcono, li schiacciano l'uno contro l'altro mentre io lecco. Il dolore e il piacere si fondono in un'unica vibrazione che mi sale dalla pancia fino alla gola.

-"Ti piacciono le tue tettone sporche? Ti piace essere la mia puttanella?"

Stacco la bocca quel tanto che basta per rispondere. La voce mi esce roca, spezzata.

-"Sì."

Lui sorride. Sempre quel ghigno perverso.

Non ho nemmeno il tempo in qualche modo di riprendermi che sento di nuovo quelle dita callose e spesse afferrarmi con violenza per i capelli. Mi tira su con un colpo secco, costringendomi ad alzarmi in piedi mentre il mio corpo trema in modo incontrollabile. Sono un disastro: il sudore mi imperla la pelle, lo sperma denso e viscoso mi cola ancora dalle labbra, scivola lungo le cosce dalla fica e gocciola dall'ano, lasciando una scia lucida e sporca sul pavimento.

Mi alzo barcollando, le gambe molli, i piedi che scivolano sul pavimento bagnato di noi due.

-"In piedi, vacca."

La voce mi arriva da lontano, attutita dal ronzio del sangue, del mio cuore che batte forte forte, nelle orecchie. Il corpo mi trema tutto — cosce, pancia, seni. Lo sperma mi cola dalle labbra in un filo denso che mi scende sul mento, lungo il collo, fino alla piega tra le tettone. La fica mi gronda ancora, il liquido chiaro e il suo seme mescolati in una colata tiepida che mi segna l'interno coscia. Il culo — il buco mi pulsa, ancora aperto, e sento qualcosa di viscido uscirmi.

Lui mi guarda. Le sue fossette lucide mi scrutano dalla testa ai piedi, si soffermano sui seni che ballano a ogni mio tremito, sulla patina appiccicosa che mi copre la pelle.

-"Sporca tettona."

La mano mi lascia i capelli solo per afferrarmi una tetta, la sinistra, strizzarla fino a farmi gemere.

-"Guarda che schifo che fai, vacca tettona!"

urla il Vecchio Porco in faccia a me, il suo alito che puzza di tabacco e sesso.

-"Sei una troia oscena, una vacca in calore che non merita altro che essere punita. Sporca tettona, mi hai svuotato le palle per un po', ma adesso inizia il vero divertimento. Ora ti porto di là dove ho fatto venire un mio vecchio amico che si prenderà cura di te e di queste tue tettone mostruose, troia!"

Il fiato mi si blocca in gola.

Sento un brivido di terrore puro attraversarmi la schiena, ma è un terrore che si trasforma istantaneamente in un'eccitazione deviata. Mi vergogno da morire, sento l'umiliazione bruciarmi le guance, eppure i miei capezzoli, già gonfi e arrossati, si inturgidiscono ulteriormente, diventando due sassi durissimi che gridano il mio desiderio. Più mi sento degradata, più il mio corpo tradisce la mia mente, spingendo il sangue verso il basso, rendendo la mia fica un pozzo di desiderio liquido. Mi vergogno oltre ogni limite a realizzare che il mio corpo, e quindi io, ama essere trattato come un oggetto, come un pezzo di carne da usare e gettare.

La parola amico mi esplode nella testa. Un altro. Un altro vecchio porco. I capezzoli, già strizzati, continuano a tendersi ancora di più — due sassolini violacei che tradiscono ogni mia vergogna. Mi sento arrossire, le guance in fiamme sotto la maschera di sperma. La vergogna mi attanaglia lo stomaco. E più mi vergogno, più il basso ventre pulsa.
Lo sente. Lui lo sente. Il ghigno si allarga.
La mano mi strattona per un braccio, mi trascina. I piedi scalzi inciampano sul pavimento appiccicoso. La porta sul retro è una bocca scura. Lui mi spinge dentro.

[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
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2026-06-25
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